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giovedì 8 giugno 2023

Il mito della Mozzarella

Vuoi sapere come si ottenne per la prima volta la Mozzarella ?

Vi incuriosisce chi la scoprì e la propose per la prima volta?

Vi viene l’acquolina in bocca, non vi faccio più aspettare, ve lo dico prontamente.





Mozzarella di bufala Campana

L’origine della Mozzarella

Un’antica leggenda, giunta fino ai nostri giorni, narra che Prometeo avrebbe predetto a Giove, che da lui sarebbe nata una figlia di nome Pale ed a Lei, il Fato non potendole offrire l’immortalità, perché ninfa, in cambio le avrebbe donato, non solo una lunga e straordinaria giovinezza ed il potere di regnare su tutta la natura selvatica, ma anche affidato un grandissimo segreto, che non avrebbe mai dovuto rilevare ad alcuno, neanche agli dei.
Il sommo padre Giove, temendo quella profezia, quando nacque Pale, per proteggerla, la trasferì in segreto presso una località incantevole, che allora era denominata Campania Felix, ed ordinò alle ninfe dei boschi di accudirla e di insegnarle come pascolare le bufale, che vivevano selvaggiamente.
All’alba d' ogni giorno Pale così si dedicava alla mungitura delle bufale, che pascolavano allo stato selvatico nelle paludi, e la sera, dopo un laborioso e complesso procedimento, solo da lei conosciuto, si accingeva alla filatura della cagliata, che ella otteneva dal latte munto.
Il segreto della Mozzarella si è perduto nei secoli. Quello che noi riteniamo fosse quello originario, si può dire che consiste nel fatto che dal morbido impasto perlaceo della cagliata, Pale né “ mozzava “ dei pezzi di forma sferica ed otteneva la preziosa mozzata di bufala (l’antica denominazione della mozzarella di bufala).
La ninfa, poi dopo averla preparata con cura e riposta in canestri di vimini, la ornava con ramoscelli di mirto ed altre erbe aromatiche, che n' esaltavano il sapore: tale prelibatezza era riservata esclusivamente alla mensa degli dei.

Mozzarella di bufala campana






Pietanza  "  La caprese "  (a base di mozzarella e pomodoro)

domenica 21 aprile 2019

'A Pastiera napoletana



La Pastiera Napoletana



La pastiera è il dolce per eccellenza pasquale, ed è realizzata nelle case napoletane da una ricetta che si tramanda da madre in figlia esclusivamente il giovedì o il venerdì santo, per essere pronta per gustarla a fine pranzo della domenica del giorno della santa Pasqua, accompagnata da un buon limoncello, liquore fatto anchesso in modo artigianale.
La tradizione prevede un rito particolare, in occasione di questa ricorrenza, consistente nel modo seguente: prima di iniziare il cosiddetto ”Pranzo Pasquale”, il capo famiglia o il più vecchio dei commensali impartisce una formale benedizione, un rituale, che si fa con un rametto d'ulivo, simboleggiante la pace, bagnato nell'acqua benedetta, ritirati precedentemente la Domenica delle Palme nella Chiesa territoriale di appartenenza, e solo dopo si passa alla degustazione delle varie portate dei cibi preparati per la festa di Pasqua, compreso il dolce finale ( la Pastiera).

  La pastiera napoletana. è, quindi una squisita leccornia, definita una specialità o meglio una squisitezza , per cui qualsiasi dolce pasquale impallidisce  al suo confronto per la sua fragranza e dolcezza.

La sua nascita è legata ad un’antica leggenda di Origini pagane.

Il mito della Pastiera Napoletana, era noto già dall’epoca romana o forse addirittura greca, quando, secondo la leggenda, sj celebrava un misterioso culto, durante il quale la popolazione locale delle cosiddette Fratrie, ( i primi agglomerati di famiglie residenti sulla nascitura “Neapolis”), portava alla sirena Partenope i  7 (sette) doni più preziosi che possedevano per ringraziarla per le sue esibizioni canori. .

 La leggenda , Infatti, narra che :

Parthenope, la sirena greca, che sulle sponde del Golfo di Napoli aveva fissato  la sua definitiva dimora per la mitezza del clima e della meravigliosa visione della bellezza della sua costa,  ad ogni primavera, appariva stesa  sull’isolotto di  Megaride al popolo di “Neapolis” e lo allietava con la sua voce incantatrice, con canti d'amore e di gioia di vivere,


La sirena Partenope nel golfo di Napoli













Il canto della Sirena era così soave e generoso di emozioni che i “ Neapolitani” la vollero ringraziare per questo prezioso dono, offrendole quanto di più prezioso essi possedevano.
I sette doni di ringraziamento per le melodiose prestazioni canore della sirena,  come  propiaziatrice  di un futuro pieno  di amore  e di una persistente gioia di vivere, erano portati da Sette fra le più belle giovani della Città, in rappresentanza delle sette principali "fratrie", alla bellissima Parthenope.
 




La Sirena Parthenope, felice di questi 7 doni, li portò al cospetto degli Dei per mostrare loro la Generosità e l'Amore del popolo napoletano e questi, inebriati essi stessi dal canto soave della Sirena, mescolarono i doni e crearono la Pastiera


Sicuramente vorrete conoscere quali furono i 7 (Sette) doni che mescolati diedero vita alla famosa Pastiera Napoletana. e sono poi divenuti i suoi principali ingredienti, nonché sono il simbolo di ciò che sa offrire il popolo napoletano, l’amore,la gioia di vivere, grazie alla prodigalità della natura  e saperlo dividere con chiunque.   
I suoi ingredienti fondamentali, quindi, per aversi una buona Pastiera napoletana, di  questa specialità di Napoli,  sono:
 latte, ricotta di pecora,uova, chicchi di grano,  frutta candita,e scorza d’arancia e di limone, acqua di fiori d’arancio, spezie, varie in polvere. Il tutto da sormontare con le striscioline di frolla e poi da cuocere in forno, con spolverata di zucchero a velo finale., che  simboleggiano :
la farina, ( la forza e l'abbondanza della campagna);
la ricotta, (l’omaggio dei pastori e delle pecore che pascolavano libere nei campi);
le uova, (il simbolo di vita che sempre si rinnova);
il grano tenero, bollito nel latte (come simbolo dorato della vita germogliante e rafforzato dal primo alimento della vita);
l'acqua di fiori d'arancio,( l'omaggio più profumato della Terra);
le spezie, ( l’omaggio dei popoli più diversi, che a Neapolis sempre trovano accoglienza);
lo zucchero, (per esprimere la dolcezza che il canto di Parthenope, ora la canzone napoletana) racchiude e che dona all'Universo.


La decorazione, infine, sulla pastiera  quella ufficiale, quasi come fosse la firma della città di Napoli, sta nel mettere  delle  striscioline di frolla, che sormontano l’impasto trasversalmente e devono essere complessivamente in numero di sette  (quattro in senso verticale e tre in quello orizzontale  formando una grata  a croce greca, che rappresenta la planimetria della città di “Neapolis”, così come ancora oggi si presenta con i tre Decumani e con i Cardini che li attraversano in senso trasversale; rappresentando così, in maniera simbolica, l'offerta alla Sirena Parthenope e agli Dei, dell'intera Città stessa, come sublime e collettivo atto di devozione.





La Pastiera Napoletana nella sua forma ufficiale









Mappa di neapolis  ( antica Napoli Greca) ,la firma sulla Pastiera,




La pastiera napoletana è in definitiva un dono divino, che solo Napoli, da quel tempo lontano e per sempre nei secoli avvenire, ha il privilegio di riprodurre tale squisitezza dolciaria da condividere anche con il Mondo intero.
!
E, come e da sempre risaputo, alle origini della Storia o leggenda c'è sempre un fondo di verità dei popoli.





giovedì 13 luglio 2017

Enea - il primo emigrante mediterraneo



Il primo emigrante della storia che attraversò il mare mediterraneo fu:                    - il Troiano Enea -
Enea fu, dunque, uno dei primi profughi mediterranei, un fuggiasco che abbandonò la sua città natale,Troia, martoriata dalle fiamme e dalla violenza degli Achei per salvare la propria vita e quella della sua famiglia. Dopo varie peripezie, come narrò Virgilio, giunse a Cartagine dove la regina Didone, emigrata a sua volta da Tiro, accolse gli stanchi migranti.
Qui, il troiano visitando il tempio di Giunone all’interno del quale era raffigurata la distruzione della sua città. Enea si commosse ed affermò:
«sunt lacrimae rerum et mentem mortalia tangunt» (Eneide, I: 462).
Le lacrime delle cose, o meglio le lacrime provocate dalla vista di oggetti, altro non sono che la sofferenza e l’ineluttabilità della storia. Sono quelle stesse lacrime che suscita la visione dei relitti, usati per la traversata dei migranti, abbandonati in mare o nelle spiagge; sono le lacrime che emanano i tanti oggetti quotidiani, pezzi di vita spezzata, che i migranti lasciano per mare e che a volte riaffiorano sulle nostre coste
Per tali motivi l’Eneide non è solo il poema nazionalista del mondo romano, ma è riconoscibile come poema fondante l’Europa o meglio il modello sociale, prima che modello economico, che l’Unione Europea vorrebbe o, meglio, dovrebbe incarnare. L’Eneide come poema universale, come classico, dunque, che pur esaltando i principi guida e l’identità di un popolo antico, inconsapevolmente già nel I sec. a. C., gettava le fondamenta per la futura comunità europea oltre che per la nuova società augustea. In effetti, nel Preambolo del progetto della Carta dei diritti si legge: «i popoli europei nel creare tra loro un’unione sempre più stretta hanno deciso di condividere un futuro di pace fondato su valori comuni» come: dignità umanità, libertà, giustizia, uguaglianza.
La famiglia di Enea , viene rappresentata come nelle statue del Bernini nella galleria di Villa Borghese a Roma, con l’eroe troiano Enea, con il padre Anchise sulle spalle, mentre reca per mano il figlioletto Ascanio. Non è presenta Creusa, la moglie e madre di Ascanio, che morì durante la fuga.


Enea, anchise e ascanio (statua del Bernini)





Enea anchise e ascanio e Creusa, fuga da Trouia(Carlos Ruiz Zafón))





Dopo molte peripezie sul mare, Enea nella sua fuga da Troia, giunse a Cartagine, dove  fu accolto da Didone, che fu sua amante, fino a che restò sul suolo africano.

 
Didone ed Enea






Alla nascosta partenza del giovane principe Troiano, Didone, abbandonata si suicidò e  sua sorella, Anna Perenna, come riportata da Ovidio, rimasta sola e sconsolata, anch'essa lasciò Cartagine e si rifugiò sull'isola di Malta. presso il re Batto, per sfuggire al fratello dispotico , Pigmalione.


 
Didone ed Anna Perenna






Ovidio scrisse una bella curiosità sulla fine di, Anna Prenna (sorella quasi gemella di Didone) , che fu nuovamente costretta a prendere il mare dall’isola di Malta e naufragò con la sua nave sulle coste del Lazio, dove incontrò, Enea , che in un primo momento la scambiò per Didone e per farsi perdonare l'ospitò amorevolmente. 
Ben presto Anna Prenna suscitò la gelosia della moglie laziale di Enea, Lavinia, che la sottoponeva a continue vessazioni, tanto che la poveretta avendo sognata la sorella Didone una notte, fuggì di nuovo e questa volta trovò riparo tra gli antri del fiume Numicio che la nascose e ne fece di lei una Ninfa, rendendola immortale. E da qual momento si chiamò Anna Perenna. 

Enea sul suolo italico dopo varie avventure sposò la giovane figlia del re dei Latini, Latino, la bella Lavinia, che divenne la sua seconda moglie.

 
Lavinia da una miniatura del codice De mulieribus claris di Giovanni Boccaccio








Enea e Lavinia fondarono una nuova città sui colli albani, che chiamarono Alba Longa, dove vissero fino alla loro morte.
La città fu governata, dopo la loro morte, in un primo momento da Ascanio, (figlio di Enea e Creusa) e poi dal fratellastro, Silvio, (figlio di Enea e Lavinia), da cui scaturì “la Gens Iulia”,  per giungere fino a Romolo, (il primo Re di Roma) e poi ad  arrivare alla nascita di Gaio Giulio Cesare (uno dei personaggi più importanti ed influenti della storia di tutti i tempi).

domenica 17 aprile 2016

La mitica Cynara, traformata in carciofo. ,


La mitica Cynara




. La storia del carciofo è legata ad una antica leggenda  dell’antica Grecia, da dove nasce poi un grazioso mito. Il carciofo, infatti, secondo la mitologia è uno dei tanti desideri amorosi avuti  da Zeus.(Giove)
Si racconta che  ai piedi del monte Olimpo nella boscaglia vivesse una bellissima ninfa di nome Cynara, la quale era bellissima perchè aveva la particolarità di avere degli occhi bellissimi dalle delicate sfumature verdi e viola. Giove (Zeus) appena s'accorse di tanta bellezza se ne innamorò ed iniziò a corteggiare la bella ninfa. 
Cynara, la meravigliosa ninfa, oltre ad essere di animo buono e dolce era anche molto orgogliosa e, non accettando la corte incessante del Padre degli Dei, rifiutò ogni sua avance.









Giove non si perse d’animo e ritentò svariate volte pur di conquistare il cuore della bella Cynara, che puntualmente però  lo respingeva.
Un giorno, infine, Giove si arrabbiò per i continui rifiuti della ninfa e non potendo più tollerare tale situazione decise di punirla trasformandola nell’ortaggio che più le somigliava.

 

Il carciofo in fiore, ortaggio sano e dal cuore tenero

D











Tale vegetale doveva avere una scorza dura e spinosa, come il carattere e l’atteggiamento dimostrati da Cynara verso il re dell’Olimpo, e al contempo un cuore tenero e dolce come di fatto era l’animo della bella ninfa.

 
Il cuore è la parte più buonae tenera del carciofo










Campo coltivatocon carciosi sardi con spine




Per quanto riguarda i colori, questi sarebbero stati il verde ed il viola come gli occhi di Cynara, dalla quale, alla fine, nacque il carciofo.
I carciofi più buoni sono quelli sardi che più rappresentano il mito di Cynara .



mercoledì 13 aprile 2016

Dracme greche


Dracme - monete greche



 Tetradracme ( 4 dracme) moneta dell'antica grecia
 Con l'effige incisa della civetta e della dea Atena





Moneta greca  da  1 euro ( simbolo la civetta)





L’emblema della Civetta fu ed è  l’emblema ed il simbolo di Atena, dea greca della saggezza, e patrona dell'antica città di Atene e da cui ci giungono le prime testimonianze e gli stessi attributi di cui sotto erano immagini della sapienza e della intelligenza della Dea, nonchè della capacità di “vedere oltre”, di prestare attenzione, di saper intuire, portatrice di saggezza dunque arte e conoscenza; (ed è per questo motivo che sulla moneta da quattro dracme era incisa l’immagine di questo rapace ed attualmente è la civetta  è incisa sulla moneta di €  1).


L'effige di questo uccello prevale in moltissime statue o raffigurazioni di Atena, posta indistintamente sulla mano destra o su quella sinistra. La civetta viene accostata sia al mondo lunare e misterioso della notte, alla chiaroveggenza, alle arti magiche, alle visioni, che alla capacità di illuminare le tenebre dell’ignoranza umana con la luce del raziocinio.

venerdì 16 gennaio 2015

Il mito di Cadmo ed Armonia



Il mito di Cadmo ed Armonia






Il mito di Cadmo ed Armonia e la loro trasformazione in serpenti




 Iniziamo a dire che Cadmo è una figura della mitologia greca, figlio di Agenore re di Tiro e di Telefassa e fratello di Europa ed è considerato il fondatore della città greca di Tebe.
Armonia: anch'ella è una figura della mitologia greca, figlia di Ares, (per i romani, il Dio Marte) e di  Afrodite, (venerata a Roma come Venere).
 Le nozze dei due personaggi mitici, (Cadmo e Arianna) furono volute da. Zeus (Giove, il padre di tutti gli dei olimpici) ed la cerimonia ufficiale si svolse sulla Cadmea (la cittadella di Tebe); e fu tanto importante, in quanto furono ricordate come le prime nozze di mortali cui assistettero gli Dei olimpi. 


Le nozze di Cadmo ed Armonia




 La leggenda prende spunto, dopo il rapimento di Europa (sorella di Cadmo) da parte  di Zeus, ed il padre Agenore, che inviò sia Cadmo, che i suoi fratelli, Fenice e Calice, e la moglie Telefassa alla sua ricerca, ordinando di non tornare prima d'averla trovata.

Cadmo iniziò la ricerca, ma dopo la morte della madre (Telefassa), si recò presso l'oracolo di Delfi per avere informazioni e consigli. L'oracolo interpellato, gli suggerì di interrompere la ricerca della sorella, poiché era stato destinato a fondare  una nuova città, nella località indicata nel seguire una vacca, fino a quando questa non si fosse accasciata a terra, perché stanca  e prostrata dalla fatica  dopo il molto peregrinare.

Di lì a poco Cadmo e i suoi compagni incrociarono una vacca diretta a oriente, che portava su entrambi i fianchi il segno della luna (un disco bianco, che ricordava la luna piena) e la seguirono. L'animale si fermò solo al centro della Boezia: cui Cadmo decise di edificare la nuova città. Nel frattempo volle sacrificare la vacca alla dea Atena (Minerva), ma nel mentre i suoi compagni stavano per attingere l'acqua presso una fonte sorgiva lì vicina, chiamata “Sorgente di Ares (Marte)”. La sorgente era custodita da un drago, sacro ad Ares (Marte), che uccideva chiunque  si avvicinasse per approvvigionarsi dell’acqua divina.


Cadmo mentre uccide il drago della fonte di Ares ( Marte)





Nell’attingere la sacra acqua i compagni di Cadmo furono uccisi da un grande serpente, il drago di Ares, che custodiva la fonte.

 Cadmo, allora protetto da Atena, affrontò  l'orrida bestia
con le sue tre teste e l’uccise affondandogli la spada in una delle tre gole, inchiodandola  al tronco di una delle querce situata nei pressi.
 Seguendo, poi, le indicazioni della stessa Atena, che gli fece seminare i denti del serpente/drago, da cui nacquero degli uomini armati, che vennero chiamati gli Sparti (cioè gli uomini seminati)  che, combattendosi senza alcuna ragione data la loro ferocia, si uccisero tra di loro. Di questi uomini armati, i cosiddetti Sparti, ne sopravvissero solo cinque, che furono identificati, come gli abitanti della nuova città.






Dopo l’uccisione del Drago , sacro ad Ares (il dio Marte) e dopo aver espiato il sacrilego misfatto con una pena di ben otto anni di schiavitù al servizio dello stesso Dio e dell’intero Olimpo, Cadmo  per volere divino e della sua diretta protettrice la dea Atena   divenne infine  re di Tebe.

Assurto a tale dignità regale Cadmo, ricevette da Zeus (Giove), (il potente re di tutti gli dei olimpici),  come sposa, Armonia, che  era la figlia di Ares ( Marte) e di Afrodite ( Venere),  quale suffragio per il rapimento di Europa , sorella di Cadmo, da lui operato sulla spiaggia  di Sidone nella regione Siria .



Alla cerimonia nuziale di Cadmo ed Armonia parteciparono tutti gli dèi dell’Olimpo, che vi  presero parte su un cocchio trainato da fiere e guidato dal Dio  Apollo.la festa , poi, fu allietata dall'intervento canoro delle Muse.

Ciascun dio olimpico portò doni preziosi, tra cui una veste meraviglliosa con uno sfarzoso  mantello, un peplo celestiale, tessuti dalle Cariti;  e soprattutto una collana d'oro, che Afrodite (Venere), madre della sposa aveva consegnato a Cadmo (lo sposo) e che lo stesso appuntò al collo della sposa, che era stata realizzata dalle mani di Efesto (Vulcano), il dio fabbro.

 Da Cadmo e Armonia nacquero quattro figlie, tutte destinate ad un tragico destino (Semele, Agave, Autonoe e Ino) e un solo figlio maschio, Polidoro, da cui sarebbe discesa la dinastia di Edipo, anch’essa destinata a una sorte fatale e tragica.

Verso la fine della loro vita  Cadmo e Armonia, abbandonarono  Tebe e lasciarono il trono al nipote, Penteo, figlio di Agave, che aveva sposato a sua volta  Echione, uno dei cinque sopravvissuti degli Sparti ( i fondatori della città).

Cadmo,infine, chiese di poter espiare tutte le sue colpe e di essere trasformato in serpente; per non essere divisa dal marito, Armonia chiese di poter subire la stessa sorte. Di nuovo uniti, i due si rifugiarono poi in un bosco.

 Secondo il poeta latino, Ovidio, Cadmo e Armonia, ormai vecchi, furono trasformati dagli dèi in serpenti per completare la loro espiazione della morte del mostro serpente  e, secondo una tradizione mitica, trasportati da Zeus nell’isola dei Beati.



Trasformazione di Cadmo ed Armonia in serpenti

mercoledì 1 ottobre 2014

Europa - Il mito greco fenicio




Il Ratto di Europa, tratto da un mosaico di Sparta del III secolo d.C.,
è stato scelto dalla Grecia per decorare la faccia nazionale
 della moneta da 2 €.


A proposito dell’ EUROPA. Volete saperne di più
su    “ Europa, il mito greco- fenicio. “?


Eccovi accontentato.
Prima di tutto diciamo che gli antichi credettero nel mito di Europa, come ad una figura, che aveva la funzione di riuscire            ad unire geneticamente realtà - culturali, come quella dei fenici, dei cretesi e dei greci (Europei).
Europa era figlia di Fenice e di (Perimede o Agenore), re di Fenicia e Telefassa.
Il significato etimologico di Europa rappresenta              “Colei che ha gli occhi ampi, Colei che ha il volto largo.”
Il suo mito è noto per il modo del tutto insolito in cui convolò a nozze con Zeus (per i Greci) Giove (per i Romani), che qui a poco sarà raccontato.
Un giorno, mentre la giovine Europa si bagnava con le proprie ancelle presso la costa fenicia (attuale litorale libanese-siriano) apparve sulla collina adiacente l’arenile un toro non comune con un bel viso da umanoide e con un alito inebriante, che emanava il profumo dello zafferano. Il toro era la sembianza, (che Giove aveva preso per sfuggire all’ira di Giunone, la sua adorata sposa, che mal sopportava i continui tradimenti), per sedurre la dolce Europa, di cui s’era perdutamente invaghito.


Europa trasportata  sul mare da Giove 
con sembianze di un toro




Europa soggiogata dalle grazie del toro, si sedette volentieri sul suo dorso e si lasciò trasportare attraverso il mare, fino a raggiungere l’isola di Creta. Per unirsi al mascherato Dio, Europa con l’aiuto di Artemide, si fece costruire una vacca artificiale nascondendovisi, ed ingannando il dio toro ebbe con lui innumerevoli rapporti amorosi.
Dall’unione nacquero Minosse, Radamente e Sarpedonte, adottati dal Re dell’isola Asterione, che fu poi sposo legittimo di Europa.
Scoperta la tresca Giunone si volle vendicare del tradimento di Giove e così ad Europa fece partorire un figlio con il corpo di bambino e la testa di toro ( Il toro Minos, il leggendario minotauro ) chiamato Asterio.

 
Teseo mentre uccide il minotauro ( Asterio)


Solo quello che non si fà, non si viene a sapere, financo i tradimenti, i più nascosti  e meglio camuffati, prima o poi vengono scoperti, come si dice che : tutti i nodi vengono
 prima o poi  al pettine.

 Infine  l'immagine della principessa Europa la ritroviamo nelle nuove banconote del taglio da 5 euro e da 10 euro; l'immagine è stata catturata da un vaso di fattura pestana (tipico cratere greco), rappresentante il mito del “Ratto di Europa” e conservato oggi nel Museo Louvre di Parigi,  ritrovato in alcuni scavi dell'Italia meridionale. La novità grafica di maggior rilievo, che si rileva nella nuova banconota è la presenza del ritratto di Europa, nell'ologramma e nella filigrana delle nuove banconote, da cui il nome di  "serie Europa".  Il tema architettonico e il colore delle banconote restano gli stessi della prima serie. 
La nuova banconota da  5 euro è stata emessa in circolazione il 2 maggio 2013 mentre quella 10 euro è stata messa in circolazione il 23 settembre 2014.


                                        Vaso( cratere greco) con limmagine di Europa)







                      l'immagine di Europa ripresa dal cratere greco