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| Decreto Istitutivo del Comune " Chiaiano ed Uniti" |
Curiosità storiche e mitologiche. Posti e luoghi di Napoli. Mestieri antichi napoeltani. Poesie in Napoletano. Racconti dialogici tra i due alter-ego dell'autore del blog: Sasà (lo scansafatiche, l'es) e il professore (il saggio, il super-io) sullo sfondo di una Napoli con le sue bellezze e contraddizioni.
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venerdì 17 maggio 2019
martedì 11 dicembre 2018
Gli Incappucciati
I papute , chi erano ed esistevano una volta anche a Chiaiano?
Domanda fattami da un giovane studente di Chiaiano, mentre si stava discutendo di storia delle chiese parrocchiali del nostro amato Quartiere, Chiaiano, e quale funzione sociale delle stesse, avevano permesso la nascita dei rispettivi insediamenti abitativi di persone sui territori, noti fin dall’antichità, come casali di Chiaiano e Polvica, poiché erano solo zone agricole produttive di rigogliosa e squisita frutta, quali Mele, Noci, Pesche e le ciliegie, ma non di uva per ottenere degli ottimi ed eccellenti vini.
Immantinente risposi alla incuriosita richiesta, chiarendo affermativamente, ma precisando che la zona agricola e boschiva di Chiaiano fino al 1806 era rappresentata e divisa in due Casali differenti, ma ugualmente importanti, quali : Chiaiano e Polvica, perchè facevano parte del Demanio del Regno di Napoli.
Tali Casali erano in territori dislocati, lontano dalla città di Napoli, ma confinanti tra di loro, ed erano nati, come era d’uopo a quell’epoca , attorno soprattutto alle riconosciute chiese parrocchiali ed alle relative concreghe annesse, che nacquero come quella di Polvica, con la devozione del santo patrono, “ San Nicola di Bari “, mentre quella di Chiaiano con la devozione del suo patrono “ San Giovanni Battista”.
Il casale più antico è accertato era quello di Polvica come si legge nel Dizionario ragionato del regio archivio diocesano di Napoli, infatti era gia noto e registrato, (dopo la fine del glorioso Impero Romano d’Occidente dell’ultimo imperatore, Romolo Augustolo, datata 476 d.C ) ed anche, dopo, quando l’Italia Meridionale fu dominata dall’impero d’Oriente ed ai tempi dell’imperatore, Alessio Commeno, circa nell’anno 1100 e Polvica, era già conosciuta ed era denominata Polleca . poi Pollica ed infine riconosciuta come: il casale di Polvica.
Questa trascrizione, quindi, fa dedurre che Polvica, come casale, era stato già creato in età romana , come lo testimonia, pure la lapide del sarcofago romano, rinvenuto durante il restauro della Chiesa di San Nicola, negli anni ’50 del secolo scorso, ed attualmente si può ancora ammirare, perché custodita e murata nella parete della scala di accesso che porta al campanile ed al vano, un tempo, dell’organo che sovrasta l’entrata.
| Chiesa di San Nicola di Bari in Polvica |
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| Epigrafe roamana trovata nel Restauro della Chiesa di Polvica |
Tale epigrafe su un marmo salmastro, fu murata ed attualmente si può ammirare nell'accesso alle scale, che portano al campanile, e si legge a malapena quanto segue:
D M
POMPONIAE L F
SATVRNINAE ET
BLAESIANO F EIVS
ET PLOCAMO MARITO
LIBERTIS LIBERTABVSQ
ET [E]IS QVOS A PLOCAMO
MANUMITTI
VOLVIT
POMPONIAE L F
SATVRNINAE ET
BLAESIANO F EIVS
ET PLOCAMO MARITO
LIBERTIS LIBERTABVSQ
ET [E]IS QVOS A PLOCAMO
MANUMITTI
VOLVIT
«(Sacrum) D(is) M(anibus) Pomponiae L(iciniae) f(iliae) Saturninae et Blaesiano f(ilio) eius et Plocamo marito libertis libertasbusq[ue] et [e]is quos a Plocamo manumitti volvit»
La traduzione interpretativa dal latino di
(G. D’ISANTO, Scheda n. 8 in G. CAMODECA (a cura di), in «Puteoli Studi di Storia antica» VI (1982), pp. 153-156, fig. 7.)
«(Sacro) agli dei Mani di Pomponia Saturnina, figlia di Licinia. E a Plocamo suo marito e a suo figlio Blesiano, ai liberti e alle liberte la cui manomissione ella concede a Plocamo»
Negli anni poi del 1700, esattamente nel 1740, fu creata una confraternita, un’associazione di fedeli di vera civiltà cristiana con finalità di carità e di sentito culto alla Madonna, con la denominazione di “Congrega dell’Immacolata Sempre Vergine” eretta nella stessa chiesa parrocchiale di San Nicola del Casale di Pollica, (come si legge nell’atto originale, della Regola della Congrega dell’Immacolata su citata, presentato al re Carlo III di Borbone, registrato nel Regio archivio di Napoli il 13 luglio 1753.
Dopo tale premessa storica, entriamo nella descrizione del Termine “ Paputo ” e spieghiamo cosa centra con il borgo di Polvica di Chiaiano, così spero di dare una risposta esaustiva allo Studente incuriosito.
I “papute” erano personaggi, conosciuti durante la mia infanzia, che incutevano paura, infatti, si era solito, vederli durante i Funerali di qualche personaggio deceduto del casale, però iscritto e facente parte alla Congrega dei Confratelli dell’Immacolata Concezione, sita come, innanzi detto, nella Chiesa parrocchiale di San Nicola di Polvica in Chiaiano.
I Confratelli in realtà erano membri laici di una Confraternita o Arciconfraternita, una sorte di una associazione che sorgevano per vere e proprie esigenze della popolazione più povera e si occupavano principalmente nel dare una cristiana sepoltura a chi non poteva permettersela.
Questi confratelli nostrani , detti “ Paputi ” , precedevano i funerali dei confratelli deceduti, vestiti da Incappucciati , cioè vestiti con un camicione bianco e con un cappuccio di colore celeste-azzurro, ( i colori delle vesta della Madonna Immacolata), e sfilavano in processione ricordando la passione e la morte di Cristo, e portando inneggiando, come un vessillo, una croce di legno colorata di nero, rappresentando quella in cui fu crocefisso Gesù, e nel procedere intonavano litanie in coro e con canti ispirati alla passione del cristo ed alla sua resurrezione.
Il termine “ Paputo/i” deriva etimologicamente dalla parola greca (Pappos –ou) che significa = nonno, avo e con lo stesso significato fu riproposto anche in latino ( Pappus –i) uomo vecchio – nonno . – mentre nella lingua Napoletana, Paputo sta a significare: incappucciato, chi non vuole farsi riconoscere come un anonimo penitente che apparteneva ad una sorta di setta quasi segreta.
Il capo di questa associazione cristiana, detta Confraternita, era “ O Priore” che era il responsabile primario dell’organizzazione di questi fedeli, che di solito perseguivano finalità di carità e di culto. Il Priore era solitamente colui che ed aveva il compito di controllare il lavoro, che svolgeva l'amministrazione della confraternita e presenziava e controllava che tutto procedesse bene durante l'esumazioni nelle cappelle cimiteriali della stessa, (generalmente le cappelle si trovavano sotto la sala della Congrega, che era annessa alla Chiesa parrocchiale di riferimento) e partecipava di diritto agli incontri in curia per le decisioni diocesane.
Haime, negli anni di fine ’50 ed inizio ’60 del Novecento per volontà del sacerdote dell’Epoca della parrocchia di Polvica, un certo Don Angelo Ferrillo, proveniente dalla vicina Calvizzano, con idee di grandezza, nell’ambito del restauro della stessa Chiesa, sconvolse l’intero monumentale edificio, facendo incorporare i locali della Congrega e distruggendo tutto ciò che era in esso contenuto, ( quadri , scanni e mobili vari, ritenuti vetusti ed inutilizzabili), e nello spazio ricavato, vi impiantò la nuova sacrestia, mentre i locali sottostanti, che erano adibiti a cappelle di sotterramento delle salme dei confratelli, fu creato un salone per un parrocchiale cinematografo e dopo un poco, anche aule per l’insegnamento della scuola elementare, data la carenza, di quel periodo, di edifici scolastici adeguati alla generazione dei bambini del dopoguerra.
Il primo , Priore, della Congrega dell’Immacolata Concezione di Polvica, fu Bernardo De Cristofaro nel lontano 1740 , come è riportato nella regola della Confraternita presentata per ottenerne la formale autorizzazione reale , e registrato come atto notarile nell’archivio regio di Napoli il 13 luglio 1753. L’ultimo Priore della Confraternita fu , Gaetano Pennino, ricordato professionalmente come un grande maestro di stucco di pareti e facciate di palazzi e Chiese dell’epoca.
Qualche interessante norma della Regola della Congrega era che ci si poteva farne parte essendo frequentatori della parrocchia ed aver compiuto almeno 15 anni d’età, per l’effettiva iscrizione essere presentato da un già confratello, che garantiva l’onesta e la certezza del culto cristiano del novizio.
Altra norma non derogabile era la tassa di entratura di ciascun confratello, che era così disciplinata ed era tassativa da versare al tesoriere. ( quelli di età da 15 a 25 anni era di 5 carlini, quelli da 26 a 30 anni era di 8 carlini, quelli da 31 a 40 anni era di 10 carlini, mentre da 40 in sù non meno di 15 carlini.
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| il Carlino - Moneta usata al tempo di Re Carlo III Di Borbone |
Una tassa, infine, di appartenenza alla Confraternita, era richiesta ed era in questo modo stabilita dal Priore e dal consiglio degli assistenti protempore, in base all’età, alle disponibilità economiche ed alla salute del confratello, ed era versata ogni domenica da ciascun adepto nella misura di una " Cinquina ", che serviva alla comgregazione per assolvere ai vari compiti della stessa ed ad assolvere ai debiti contratti per gli interramenti e per l’esumazioni e per la fabbrica delle cappelle da farsi nel Cimitero dopo l’editto di Saint Cloud, emanato da Napoleone Bonaparte il 12 giugno 1804.,
sabato 4 agosto 2018
La madonna 'e Vasce 'o Ponte - a Chiaiano.
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| La madonna della " Pietà di Michelangelo Buonarroti" riprodotta nella cappella votiva a Chiaiano giù al ponte di via A, Cocchia |
Ad un esplicita richiesta fattami qualche giorno fa, da un carissimo amico Chiaianese, La richiesta era ; chi fece edificare la Cappella votiva, che si può ancora ammirare, nota come “ ‘a Maronna ‘e Vasce ‘o Ponte”, giù sotto il ponte di Via Aldo Cocchia, che prosegue poi per via della chiesa verso la parrocchia di San Giovanni Battista a Chiaiano; desidero sapere qualcosa di storico, di vero accertato ?
Facendo le dovute ricerche storiche e facendomi aiutare con meravigliose foto del mio amico , Ferdinando, e da mio figlio Vlady traccerò una attendibile scenografia della nascita della Cappella e chi la volle nel lontano 1724 per rendere, come biglietto da visita nell’ospitare nel proprio feudo; come era solito fare in quel periodo, mostrare la più perfetta devozione alla religione imperante, quella cattolica. Gli accoglienti visitatori del principesco palazzo della famiglia Caracciolo che avevano fatto costruire a Chiaiano per risiedervi e per potervi godere un’atmosfera rurale della fertilissima zona a Nord- est del capoluogo campano .
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| Via ponte Caraccilo di Castagneto visto da Via Chiesa di Chiaiano |
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Cappella votiva di Via Aldo Cocchia a Chiaiano raffigurante la Pietà di Michelangelo voluta dai Principi Caracciolo di Castagneto |
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| Via Aldo Cocchia con il Ponte Caracchiolo di Castagneto |
Il casale di Chiaiano era un rigoglioso terreno agricolo e come tutta la zona a nord est di Napoli, faceva parte dell’esteso territorio cosiddetto “ Demanio del Regno di Napoli “.
Tutto iniziò quando i casali del Demanio Reale del Regno di Napoli, furono messi in vendita dal Vicerè - il Conte di Monterrey, Manuel de Acevedo y Zuniga, (marito di Leonora Maria de Guzman) nel 1631 per ringraziarsi il potere insaziabile del Regno spagnolo. per sostenere le guerre di successione nei vari stati europei - di quel periodo storico, (come la famosa guerra del 30 anni tra la Francia e la Spagna), come ci è stato tramandato e come è stato riportato dettagliatamente da scritti, pubblicati da eminenti storici dell’epoca.
Di quel periodo, infatti, come il casale di Marano, fu venduto al Marchese di Cirella, Don Antonio Manriquez nel 1631, quello di Fratta(maggiore) al Medico Bruno, e nello stesso anno anche i casali di Miano e Mianello furono appannaggio della Contessa Gambatesa.
Il casale di Polvica, che comprendeva il territorio agricolo boschivo della Toscanella, Marianella fino ai Camaldoli, separato da quello di Chiaiano, fu acquistato dal Principe Giovan Battista Salernitano, mentre solo nel 1637 quello di Chiaiano, che era un territorio molto vasto e comprendeva un insieme di masserie sparse, come quelle di Campodisola, del tirone, del Torriciello, della Vialleta, confinanti coi i casali di Marano , Mugnano e Miano-Piscinola . fu infeudato alla famiglia nobile dei Caracciolo,
Dinastia dei Caracciolo di Castagneto. Padroni e Signori del feudo demaniale “ Chiaiano “Il primo Caracciolo, di cui si ha notizia , quale padrone di Chiaiano fu Don Francesco Caracciolo ( nato a Chiaiano Il 16- 4-1695 e morto il 6-6-1743) di cui è conservata la lapide sepolcrale dietro l’altare. maggiore della chiesa di San Giovanni Battista di Chiaiano. Fu lui che comprò il feudo di Castagneto, titolo derivante dalla moglie, donna Giuseppa d’Amato, che l’aveva ereditato dal padre Filippo, Signore di Castagneto e pertanto potè fregiarsi di tale onorificenza quale “ 1° Principe di Castagneto”, concessione ottenuta con diploma imperiale del 29-2- 1724. in quell'anno sicuramente fu fatta costruire la cappella votiva sotto il ponte, chiamato da quel momento- ponte di Castagneto-, che portava all'ingresso del palazzo dei Caracciolo.
Altri eredi in linea successoria che si potettero fregiare del titolo onorifico " Principe di Castagneto" furono :
Don Gaetano figlio di Francesco ( nato a Chiaiano il 18-1-1726 ed ivi morto il 13-6-1800) - fu il " 2° Principe di Castagneto dal 1744";Il casale di Polvica, che comprendeva il territorio agricolo boschivo della Toscanella, Marianella fino ai Camaldoli, separato da quello di Chiaiano, fu acquistato dal Principe Giovan Battista Salernitano, mentre solo nel 1637 quello di Chiaiano, che era un territorio molto vasto e comprendeva un insieme di masserie sparse, come quelle di Campodisola, del tirone, del Torriciello, della Vialleta, confinanti coi i casali di Marano , Mugnano e Miano-Piscinola . fu infeudato alla famiglia nobile dei Caracciolo,
Dinastia dei Caracciolo di Castagneto. Padroni e Signori del feudo demaniale “ Chiaiano “Il primo Caracciolo, di cui si ha notizia , quale padrone di Chiaiano fu Don Francesco Caracciolo ( nato a Chiaiano Il 16- 4-1695 e morto il 6-6-1743) di cui è conservata la lapide sepolcrale dietro l’altare. maggiore della chiesa di San Giovanni Battista di Chiaiano. Fu lui che comprò il feudo di Castagneto, titolo derivante dalla moglie, donna Giuseppa d’Amato, che l’aveva ereditato dal padre Filippo, Signore di Castagneto e pertanto potè fregiarsi di tale onorificenza quale “ 1° Principe di Castagneto”, concessione ottenuta con diploma imperiale del 29-2- 1724. in quell'anno sicuramente fu fatta costruire la cappella votiva sotto il ponte, chiamato da quel momento- ponte di Castagneto-, che portava all'ingresso del palazzo dei Caracciolo.
Altri eredi in linea successoria che si potettero fregiare del titolo onorifico " Principe di Castagneto" furono :
Don Nicola Caracciolo,figlio di Gaetano (nato a Chiaiano il 24-1-1758 ed ivi morto il 1-12-1821) - fu il 3° Principe di Castagneto dal 1800;
Don Nicola Caracciolo, figlio di Nicola ( nato a Chiaiano il 14-7-1809 - morto a Roma 20-11-1869) fu il 4° Principe di Castagneto dal 1821;
Don Gaetano Caracciolo, figlio di Nicola (nato a Napoli il 18-12-1837 , e morto il 20-3-1909)- fu il 5° Principe di Castagneto dal 1869;
Don Gaetano Caracciolo, figlio di Gaetano ( nato a napoli il 16-6-1879 - morto a Budapest-12-12-1923)-fu il 6°Principe di Castagneto dal 1909.
Don Carlo Caracciolo, figlio di Gaetano ( nato a Bruxelles il 27-2-1911 e morto a Napoli il 7-6-1938) e fu il 7° Principe di Castagneto dal 1923;
Don Filippo Caracciolo, figlio di Carlo ( nato a Napoli il 4-3-1903 e morto a Roma il 16-7-1965) - fu il 8° Principe di Castagneto dal 1938, sposò a Firenze Margaret Clarke l’ 8- 1-1925;
Don Carlo Caracciolo, figlio di Filippo ( nato a Firenze il 23-10-1925 ) e fu il 9° Principe di Castagneto dal 1965, Editore e celebre industriale, sposò il 1996 Donna Violante Visconte di Modrone.
Come non ricordare, lnfine, gli ultimi Caracciolo di Castagneto, che possono fregiarsi di tale titolo onorifico e sono tuttora viventi:
Donna Marella Caracciolo , figlia di Filippo Caracciolo di Castagneto, (nacque a Firenze il 4-5-1927) nel 19-11-1953 sposò a Stoffen il senatore della Repubblica Italiana, Giovanni Agnelli, il presidente della Fiat ( nato a Torino 12-3-1921 ed ivi morto il 24-1-2003).
Don Nicola Caracciolo , figlio di Filippo Caracciolo di Castagneto, (nacque a Firenze il 19-5-1931) nel 1963 sposò a Montreal Giuditta Trenholme, dopo aver divorziato si risposa con Rossella Sleiter.
Il Palazzo principesco dei Caracciolo di Castagneto, di via Aldo Cocchia a Chiaiano, raggiunse nel Settecento il massimo splendore ad opera e dalla grazia della duchessina De Julis, consorte di Don Gaetano Caracciolo, "2° Principe di Castagneto", che lo fece diventare un’oasi di serenità e di un confortevole ambiente rurale.
Tale palazzo inizialmente era costituito da un ampia corte centrale, dove s’affacciava dal primo piano tutto intorno un ballatoio che dava accesso a varie camere per gli ospiti. L’imponente mole dell’intero palazzo a forma circolare comprendeva nella sua struttura vari locali al piano terra, dove erano alloggiate la servitù e di fronte parallelamente stalle per gli animali da utilizzare per il traino di carrozze, mentre la parte alta terminale dello spazio della corte c’era l’appartamento dei Principi e la loro famiglia.
Il Palazzo , infine , aveva una piccola appendice, un ponticello che dava accesso ai giardini adiacenti il feudo, che portava prima all’edificio di servizio rurale, denominato “ ‘a Purchiera”, dove si allevavano i maiali e poi immetteva su uno stradone di ghiaia di circa 300 metri che portava al Casale di Campo d’Isola .
Fino al 1828 la Famiglia Caracciolo , risiedette nel principesco palazzo, dopo il suo abbandono , l’intera proprietà fu divisa in vari appartamenti che i vari proprietari ne hanno stravolto la bellezza per superfetazioni, che hanno guastato definitivamente l’aspetto estetico originale.
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| Edificio rurale detto " 'a Purchiera"- |
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| Casale di Campodisola |
Fino al 1828 la Famiglia Caracciolo , risiedette nel principesco palazzo, dopo il suo abbandono , l’intera proprietà fu divisa in vari appartamenti che i vari proprietari ne hanno stravolto la bellezza per superfetazioni, che hanno guastato definitivamente l’aspetto estetico originale.
martedì 27 febbraio 2018
madonna si santa maria di Cappella di Cangiano
giovedì 25 gennaio 2018
LA SICUREZZA A CHIAIANO
Perché Chiaiano non è più sicura?
La circoscrizione di Chiaiano fino al secolo scorso per quanto riguarda la sicurezza del territorio, non ha mai dato preoccupazioni tanto che la Prefettura di Napoli per eventuali interventi per risolvere qualche piccolo atto criminale o delinquenziale che si potesse verificare, eliminò negli anni ’80 perfino l’anacronistica caserma dei Carabinieri accorpandola a quella del Furlone e quindi si ebbe una unica territoriale caserma dei CC. dell’area Nord che comprendeva le sezioni di Chiaiano , Marianella-Piscinola e Furlone-San Rocco.
La Caserma dei Carabinieri di Chiaiano fu istituita nei primi anni del Novecento, quando Chiaiano era Comune a sé, e continuò la sua attività, anche quando dopo che lo stesso Comune fu inglobato nel territorio della Città capoluogo, Napoli, con l’intento di farla diventare, una Città metropolitana, durante il periodo fascista , poiché non poteva mancare sull’esteso territorio della zona una presenza del servizio di ordine pubblico dello Stato e per tanto ugualmente rimase la sua testimonianza.
La presenza della benemerita a Chiaiano ebbe la sua prima sede ubicata nel borgo di Polvica nei pressi della Piazza Nicola Romano fino agli anni ’60 esattamente dove ultimamente c’era il bar della “ Zi Maesta” e poi un negozio che vendeva prodotti di tinture varie e accessori per pitturare appartamenti, infissi e ringhiere.
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| Piazza Nicola Romano a Polvica |
Nel Dopoguerra i comandanti di quel periodo furono il maresciallo, Califano, originario di S.Maria C.V. ed il maresciallo Marchetti Giulio , originario di Palestrina.
Negli anni ’70 venne, infine, la caserma dei Carabinieri spostata sulla Via Pronviciale Santa Maria a Cubito di Chiaiano presso la palazzina Festa all’inizio del viale Bunel.
Per ridurre le spese onerose del fitto dei locali e la scarsa attività criminosa nel territorio, se non qualche furto all’ufficio postale, non essendoci nella vasta zona né banche, né uffici pubblici da vigilare, ritenuta negli ultimi tempi solo un territorio di periferia cittadina, detta dormitorio, poiché gli abitanti che vi risiedevano, svolgendo per lo più il loro lavoro al centro della città, nella metà degli anni ’70 tale presidio militare di ordine pubblico fu assorbito definitivamente dalla caserma dei CC, ubicata al Furlone in una palazzina sulla via Rocco di Torrepadula, quasi sul famoso incrocio con l’antica via Agnano Miano. Dopo il terremoto dell’80 e con il nuovo insediamento delle palazzine della legge 25/80 sulla zona della Toscanella poiché l’aumento della popolazione ebbe un incremento notevole, anche la circoscrizione di Chiaiano necessitò di una presenza di uno stazionamento di forze dell’ordine pubblico e così solo nel 1994 a seguito di varie manifestazioni e di un grande impegno delle istituzioni locali (il Consiglio di Quartiere) si ottenne il Commissariato di pubblica sicurezza, negli ex locali della Scuola Media Aliotta, che è ubicato nella via Raffaelli a Polvica.
Dopo gli avvenimenti della Baby gang alla stazione della Metro di Chiaiano“ c’è la necessità di ampliare la sede del territoriale Commissariato per risolvere i problemi di vigilanza e della sicurezza; perché, ormai Chiaiano, non più come un tempo, classificata “ Zona agricola pacifica” è ora accorpata nella VIII^ municipalità, perciò stretta da altre più ‘zone calde , come Scampia, Marianella Piscinola e Miano.”
mercoledì 20 dicembre 2017
la mitica Via barone a Polvica
Tracce archeologiche di tutto ciò non sono più visibili nel suo perimetro territoriale, ma sono state invece riscontrate in alcuni siti della confinante Città di Marano e nel quartiere vicinoro di Marianella Piscinola, quando si sono sterrati i terreni per nuove costruzioni, (sia nel Comune di Marano nelle contrade di S. Rocco, del cimitero), sia nel Quartiere di Piscinola, quando è stato costruito negli anni sessanta (1960), il rione della cosiddetta 167 .
I primi abitanti di Chiaiano costruirono le proprie abitazioni sfruttando Il metodo dei primi Colonizzatori greci, ossia perforando il sottosuolo ricco della pietra tufacea (sottostante il luogo da edificare) ed estraevano blocchi grandi per le mura e meno grandi per le pareti delle loro case. Il nucleo abitativo più antico di Chiaiano si regge per lo più su un territorio bucherellato con caverne, vasche sotterranee, pozzi artesiani per captare le sorgenti d’acqua. Testimonianze di queste affermazioni si possono ammirare scendendo attraverso i pozzi esistenti nel palazzo della Paratina nella contrada di Polvica
la vecchia immagine la trovi sil capitolo 1 della storia di Chiaiano

I primi abitanti di Chiaiano costruirono le proprie abitazioni sfruttando Il metodo dei primi Colonizzatori greci, ossia perforando il sottosuolo ricco della pietra tufacea (sottostante il luogo da edificare) ed estraevano blocchi grandi per le mura e meno grandi per le pareti delle loro case. Il nucleo abitativo più antico di Chiaiano si regge per lo più su un territorio bucherellato con caverne, vasche sotterranee, pozzi artesiani per captare le sorgenti d’acqua. Testimonianze di queste affermazioni si possono ammirare scendendo attraverso i pozzi esistenti nel palazzo della Paratina nella contrada di Polvica
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| Via barone come è attualmente |
la vecchia immagine la trovi sil capitolo 1 della storia di Chiaiano
Villa Paratina, a Polvica in via Barone (un tempo ospitava l'attività produttiva dello stilista, Livio De Simone) ora in completo stato di abbandono. |
e fino agli anni 1950 nel Palazzo del Barone al civico 19, ed in quasi tutte le vecchie abitazioni ubicate nel territorio. Tali vestigia attualmente sono andate perdute per distruzione per motivi di sicurezza e per cattiva opportunità abitativa abusiva (spesso giustificata da ingegnieri sprovveduti e senza cultura di amor patrio) eliminando spesso i pozzi e tutto ciò, che era antico con la scusante di vecchio ed inutile per la modernità.
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