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domenica 20 novembre 2016

Come si preparava l'evento natalizio




Nel periodo di fine novembre ci si preoccupava di come allestire il simbolo più importante dell'annuale avvenimento natalizio, il presepe. Stiamo parlando degli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso. prima dell’avvento della plastica,con accessori preconfezionati come si è solito fare attualmente,  nei giorni antecedenti le festività natalizie, per allestire ed adornare i presepi, si andava nella selva a raccogliere erbe particolari, come le felci, dette ‘a restina , I pungitopi, detta ’a ruscata, pianticelle con foglioni sempre verdi e con infiorescenze a palline di colore rosso, a strattapare dall'umido terreno, ‘o pellicce, muschio fresco di colore verde scuro per rappresentare viottoli e selciati nel simulare i luoghi sul presepe, dove nacque Gesù. 
 
'A restina (foglie di lelci)







'A ruscata  ( rametti di fiori di pungitopo  )



 
'O pelliccio ( piccoli cespugli di muschio)



 
Statuine rappresentati la sacra famiglia



Il presepe si costruiva con  poco e con statuine di terracotte  creati da maestri artigiani detti  'e pasturare che li preparavano fabbricandoli tutto l'anno.

martedì 15 novembre 2016

La ricchezza naturale di Chiaiano






Prima dello scempio, che fu operato nel Parco delle Colline a Nord di Napoli, nella selva dei Camaldoli  - zona Chiaiano –  la notte del 17 febbraio 2009 alle ore 2,30, con l’apertura di una discarica di rifiuti solidi urbani  della città di Napoli, era considerato un territorio da preservare per i posteri per la sua unicità e salubrità.

 
Veduta aerea della discarica di Chiaiano

Basti pensare che famigliole intere del quartiere e non solo, s’inoltravano per il passato nella Selva di Chiaiano,(‘a severa) per trascorrere una giornata all’aria aperta, era una vacanza necessaria per ritemprarsi in qualsiasi periodo dell’anno, tranne quello invernale, perché l’intera boscaglia diventava una sorta di fiumiciattoli, che invadevano le straducole e le mulattiere, mentre in autunno era bello  cimentarsi a raccogliere castagne, cadute dagli alberi nei loro scrigni acuminati, (i cardi)  od ad estirpare daò manto soffice del sottobosco   violette profumatissime, di cui se ne facevano dei bei mazzetti, erano i ciclamini odorosissimi, da noi chiamati “spaccatiane”.

Discarica di Chiaiano

 

 

particolare della selva di Chiaiano

 

 

,

Si può annoverare che infinite generazioni hanno beneficiato dell’ossigeno salubre proveniente dal fogliame sempre verde dei castagneti ammirando la bellezza della natura, che, senza chiedere nulla, ogni anno si rinnova e dona i suoi migliori prodotti, quali :          (i funghi, le castagne, la legna, frutti variopinti di bosco, fragole e more ed alcune erbe medicinali).

fungo porcino ( 'o capenire)






castagne nel cardo



 
Ciclamino della selva di Chiaiano (spaccatiane)


 
E’ uno spettacolo sublime (specie in autunno inoltrato) vedere la nascita di un prelibato fungo nostrano (il porcino)  da noi chiamato (‘o capenire), che appartiene alla famiglia dei funghi boleti, il cui nome scientifico ‘o altisonante è “Boletus aereus”. (per lo più i porcini, s’incominciano ad intravedere, quando fanno capolino tra i raggi di un tiepido sole autunnale sotto le latifoglie largamente presenti nel territorio della Selva di Chiaiano.) Che dire poi degli altri funghi tutti per lo più commestibili, anche se non di prelibata qualità, come le fungecchie, dette anche ‘e peperinie, quelle, con gambo e cappella bianche, nome scientifico agarici e russulelle (le rossole) e manelle ‘e Gesù Criste (spugnole bianche o rossastre).
 Il dono più concreto del bosco della selva era, infine, la legna che si ricavava dal taglio degli alberi di castagno più vecchi, che erano utilizzati  per fare  travi,  travetti,  botti,  tini,  travicelle , le famose       " ‘e chiancarelle ", in italiano  sono dette panconcelli  (chiancarelle) piú o meno sottili assi trasversali di legno di castagno, assi che poste di traverso sulle travi portanti facevano da supporto ai solai e alle pavimentazione delle stanze .

Con i rami secchi degli alberi di castagno infine s’intrecciavano al fine di fare degli inserti da ardere, le note fascine per alimentare il fuoco nel forno per fare il pane e per cuocere pizze o torte speciali e  particolari . 


 
Panconcelli (chiancarelle) per solai





Fascine di rami secchi di alberi di bosco

























 




lunedì 7 novembre 2016

Il tesoro della selva di Chiaiano



Il tesoro della Selva di Chiaiano, è rappresentato dall’immenso  dono naturale dei suoi prodotti tipici, quali,“ i funghi, le castagne, le tante erbe medicinali ed i frutti di bosco” che si possono trovare e raccogliere nel sottobosco dove annualmente nelle sue lussureggianti colline si sviluppano spontaneamente durante tutte le stagioni dell’anno.
 Distruggere questo patrimonio naturale è da criminali, ma è mia convinzione sempre più, che la natura non perdona, farà sì che questi scellerati pagheranno il loro misfatto, implorando inutilmente comprensione.




Porcino ('o capenire)
 
(castagne nel cardo)


Tante generazioni, eppure, hanno potuto godere i benefici, provenienti dal fogliame sempre verde dei castagneti durante le stagioni estive fino all’autunno inoltrato, facendo lunghe passeggiate ossigenandosi ed ammirando la bellezza della natura, che, senza chiedere nulla, ogni anno si rinnova e dona i suoi migliori prodotti, che furono la ricchezza meravigliosa del suo territorio e dei residenti, ( durante e appena dopo l’ultimo conflitto mondiale).
Tra le perle di questo tesoro annoveriamo i Funghi, come sono meglio definiti e detti "‘e funge, ‘e fungetielle, e fungecchie, ‘e peperinie, ‘e ruocele, ‘e cerefoglie, ‘e tasse, ma i più interessanti e quelli più ricercati sono " 'e Capenire " come implorati nella filastrocca :
“Madonna de’ Gesine, famme truvà ‘nu capenire, Madonna de’Janneste fammene truvà na bella ceste, tu ca si tante putente, m’abbasta pure sule ‘na ‘nzerta, famme contente.
Grazie madunnella mia”
 (la traduzione in italiano è “ Madonna della Masseria delle Cesinelle, fammi trovare un porcino, Madonna delle Ginestre fammene trovare un intero cesto, tu che sei tanto potente, accontentami, mi basta anche se me ne fai trovare uno soltanto, che infilzerò in un inserto di felce, Grazie madonnina mia.
.
Famigliole intere s’inoltravano per il passato nella Selva di Chiaiano, per trascorrere una giornata all’aria aperta, era una vacanza necessaria per ritemprarsi in qualsiasi periodo dell’anno, tranne quello invernale, perché l’intera boscaglia diventava una sorta di fiumiciattoli, che invadevano le straducole e le mulattiere, mentre in autunno ci si cimentava a raccogliere castagne, cadute dagli alberi nei loro scrigni acuminati, (i cardi),    e le violette profumatissime, di cui se ne facevano dei bei mazzetti di ciclamini odorosissimi, detti pure “spaccatiane”.  
 La gioia più grande dell’intera escursione nel bosco rimaneva sempre quella di portarsi a casa i deliziosi doni della selva, i gustosissimi funghi porcini e dulcis in fundis anche gli ovuli. (‘e ruocele).
 I funghi nostrani, per lo più i porcini, s’incominciano ad intravedere, quando fanno capolino tra i raggi di un tiepido sole autunnale sotto le latifoglie largamente presenti nel territorio della Selva di Chiaiano.
E’ uno spettacolo sublime vedere la nascita di un prelibato porcino (‘o capenire), che appartiene alla commestibile famiglia, dei funghi boleti, il cui nome scientifico ed altisonante è “Boletus aereus”.
Nei giorni antecedenti le festività natalizie, si andava nella selva a raccogliere erbe particolari, come le felci dette ‘a restina ed ‘a ruscata (il pungitopo), pianticelle con fogliame sempre verdi e con infiorescenze a palline di colore rosso, e ‘o pellicce, muschio fresco di colore verde scuro per rappresentare viottoli e selciati per adornare il presepe nel simulare i luoghi, dove nacque Gesù


Felci ( 'a restina)



Pungitopo ( 'a ruscata)





Il tesoro più concreto. però, era la legna che si ricavava dal taglio degli alberi di castagno più vecchi, che erano utilizzati per fare travi, travetti, botti, tini, travicelle, le cosiddette “ ‘e chiancarelle”, in italiano dette panconcelli  (chiancarelle) piú o meno sottili assi trasversali di legno di castagno, assi che poste di traverso sulle travi portanti facevano da supporto ai solai ed alle pavimentazione delle stanze.
Con il taglio, infine, degli alberi più giovani “ ‘e vaccelle” ridotti a sfoglie, si costruivano un’infinità di contenitori (cesti, panari, sporte, sportoni, connole, terzaroli, fescene)  con i rami secchi, che s’intrecciavano al fine di fare degli inserti da ardere, le note fascine per alimentare il fuoco nel forno. Altri prodotti che si potevano ricavare nel sottobosco della Selva erano, le Erbe e Radici per preparare medicinali, Cipolline selvatiche, fragoline di bosco e le more.
More di bosco

Fragoline di bosco











venerdì 4 novembre 2016

foto della selva di chiaiano e discarica




Selva di Chiaiano( la cava del Brigante)











Selva di Chiaiano( entrata verso la folta selva di Chiaiano)

Zona della selva di Chiaiano diventata discarica)



mercoledì 26 ottobre 2016

I carcofi violetti di Castellammare

I carciofi viletti di Castellammare

 I Carciofi Violetti di Castellammare, non sono altroche un prodotto ortofrutticolo della Agricoltura vesuviana, noti  pure come:                                   “ I Carciofi  do’ Pignatiello  ( dove pignatiello sta per piccolo cappuccio  o coppettina di terracotta, che si mette sul frutto durante la crescita  per proteggerlo dai raggi solari e dalle piogge incessanti ).

Carciofo do'  pignatiello
 (Carciofo con piccolo cappuccio  o coppettina di terracotta,



In mancanza del pignatiello in questi ultimi tempi i carciofi sono protetti da una scatola di latta di pomodoro, facilmente reperbili.
I carciofi violetti di Castellammare hanno la caratteristica di essere coltivati a pieno campo (senza alcuna serra o telone) e di essere poi protetti uno ad uno da un pignatiello di terracotta. 



I carciofi della famiglia dei “Violetti di Castellammare” sono raccolti  e consumati in tre modi : i più grandi, dette “ ‘e mamme” , (da non confonderle dai loro cugini romaneschi  >’e mammarelle<) e poi tradizionalmente cucinate alla brace, ripiene di prezzemolo, aglio e a volte un pezzettino di formaggio; sono quelle che si vedono “fumare” in questi periodi per le strade della zona tra Castellammare, Sant’Antonio Abate e paesi limitrofi e che non possono mancare nei pic-nic del lunedì di pasquetta, mangiati rigorosamente con le mani, foglia a foglia;
 i carciofi più piccoli, detti  ‘e figli “sono utilizzati  per fare una gustosissima parmigiana;  gli ultimi  carciofi che si raccolgono sono  i cosiddetti “ ‘e nipoti “, che essendo gli ultimi raccolti, sono i più piccoli e per lo più sono conservati sott’olio.





Fascio di carciofi violetti con il produttore




domenica 9 ottobre 2016

'o puzzo d' 'a pazzaria

'o Puzzo d' 'a pazzaria



Ospedale d. Maria del popolo degli Incurabili di Napoli
Il grande portale di ingresso in piperno vesuviano






Diciamo subito che : “ ‘O Mastuggiorge”

Non è altro che : il Castigamatti. Il Castigatore.

E’ l’antico mestiere o meglio è il compito dell’infermiere degli ex manicomi (‘e Pazzarie ) di sorvegliare i malati di mente, affinchè non provocassero danni a se stessi ed ad altri.

Tale vocabolo deriverebbe da un noto Castigamatti del Seicento un certo, Dottor Giorgio Cattaneo, detto Mastro Giorgio Cattaneo, che pretendeva di curare le persone fuori di senno picchiandoli con un bastone ( il Castigamatti)

Questo stravagante dottore era convinto che la follia  fosse dovuta alla concentrazione di nervi nelle tempie, per cui  per i più esagitati oltre alla frusta, li faceva legare ad una immensa  e pesantissima ruota e li costringeva a girare fino allo sfinimento.
Per i più aggressivi il dottor Giorgio Cattaneo spesso li  faceva calare sul fondo del pozzo che era situato all’interno dell’ospedale degli incurabili a Caponapoli, e lasciati lì,  semi sommersi nell’acqua fredda, al buio. Tale terapia era considerata una sorta di elettrochoch, ma  procurava solo una sorta di terrore prolungato.

 
immagine del pozzo dei pazzi degli incurabili




Per evitare tale invalidante cura mortificante i folli nei loro momenti di lucidità, s’ingegnarono,  come dice il detto, a far provare anche al cosiddetto Mastuggiorge il terrore del pozzo dell’ospedale degli incurabili, dove esisteva il reparto della Pazzaria, ( non si sa, forse se non vi riuscirono). 

 
il pozzo dei pazzi (oggi coperto da un blocco di pietra)










Altra ipotesi di Mastuggiorge è quella, che tale mestiere deriverebbe da quello greco Mastigophoros (Fustigatore colui che usa la frusta per placare o punire i più agitati).

 

mercoledì 5 ottobre 2016

'O Baglive ( Antico mestiere napoletano)


La bagliva era il primo gradino della giustizia
nell'Italia meridionale

IL Simbolo della  Bagliva era la Stadera








Senza farvi lambiccare il cervello l'antico mestiere, noto con il termine   < 'O  Baglive > , è esistito.
 “ ‘O Baglive” = il Baglivo, ( o Balio) non è altro che: il Vecchio Magistrato, noto come Giudice Conciliatore, che amministrava la giustizia, in materia di cause civili, sanzionando contravvenzioni, piccoli risarcimenti ed emettendo sentenze di 1° grado.
Tale istituzione fu sospesa durante il ventesimo secolo a causa delle ripetute guerre  e solo a volte,  parzialmente svolta,  per delega, dai Giudici Onorari di Tribunale o dai Vice Procuratori Onorari.
Quindi ‘O Baglive è l’attuale Giudice di Pace, che svolge la funzione del vecchio Giudice Conciliatore.
Solo con la legge 21 novembre 1991 n. 374 fu sancito la figura del Giudice di Pace, che prese il posto del vecchio Giudice Conciliatore. Con tale Legge fu stabilita l'organico dei Giudici di Pace, distribuito sul territorio nazionale in 845 sedi. Attualmente, vi sono 2.206 Giudici di Pace.
Si dovette aspettare, dopo l’impegno e la lotta insistente dell’Associazione Nazionale dei primi Giudici di Pace, che l'entrata in funzione dell'istituto venne fissato ufficialmente Il 1° maggio 1995 dopo che fu più volte procrastinata l’avvio.

Ufficio del Giudice di Pace

 Anticamente  questo tipo di Giudice è sempre esistitio ed era indicato come giudici inferiori (nell'Italia meridionale) e messi o notificatori di tribunale (nell'Italia centrale). Nel 1537 il vicerè don Pedro de Toledo riunì tutti i Tribunali operanti nella Città di Napoli in Castel Capuano.

 
Don Alvarez Pedro de Toledo ( Vicere de regbo di Napoli)



CASTEL CAPUANO







La Gran Corte della Vicaria era divisa in quattro ruote, due civili e due criminali. Le Ruote della Giustiza Civile erano
: la Regia Camera della Sommaria, che si interessava della Gran Corte Civile della Vicaria e del Tribunale della Zecca. Le Ruote della Giustizia Criminale erano :  l Sacro Regio Collegio,  la Gran Corte Criminale della Vicaria .

La Regia Camera della Sommaria era competente per le cause finanziarie e fiscali: il patrimonio Reale, l'erario pubblico, le liti tra feudatari e quelle tra i baroni e i lori sudditi. Il Tribunale della Zecca provvedeva al bollo delle unità di misura.
La Giustizia in prima istanza era presieduta dal Tribunale della Bagliva che trattava le cause minori civili di risarcimento danni.







Castel Capuano nel XVII secolo



 La Bagliva o Baliva era una tassa prelevata dalla Autorità pubblica preposta all’ applicazione di bolli alle bilance, alle stadere e alle caraffe, in base alle unità di misura usate nel luogo. Tale tassa, non sempre periodica, era associata al controllo da parte della Pubblica Amministrazione degli attrezzi utilizzati per il peso degli aridi, il volume dei liquidi e ciò a salvaguardia dei diritti dei consumatori nei confronti dei venditori e reciprocamente.
   Con questo termine si intendeva anche una circoscrizione territoriale, e per certi versi, amministrativa, che racchiudeva nel suo perimetro due o più Casali contermini, assumendo il nome del casale principale.
   La Bagliva era anche una  Magistratura di grado inferiore. Istituita da Ruggero II nel 1140, essa era composta da un Baglivo di nomina regia, per le terre demaniali e di nomina baronale, per le terre feudali, da un Giudice e da un Mastrodatti, detto anche Mastro d'atti.
   Questo, nell'antico Regno di Napoli, era il funzionario che, originariamente addetto alla redazione e custodia degli atti, ebbe, in seguito, anche funzioni giudiziarie come supplente dei giudici. I Baglivi svolgevano compiti di polizia urbana e rurale, riscuotevano vari diritti, imponevano multe ai proprietari di animali che avessero arrecato danni ai fondi altrui o da quanti avessero fatto uso di falsi pesi e misure. La Bagliva si occupava anche delle cause criminali di lieve importanza come quelle per offese, bestemmie e piccoli furti. In quel tempo, la bestemmia veniva considerata una piaga sociale e, pertanto, fortemente combattuta con tutti i mezzi. Un articolo dello Statuto della bagliva recitava:
Se qualcuno abbia bestemmiato il nome di Dio onnipotente o della Vergine Maria paghi alla Curia un augustale, e per gli altri Santi due Tareni. Si concede solo per la prima volta. Se, invero, la bestemmia sia stata ripetuta si osservi il tenore della Costituzione e delle Prammatiche del Regno.
      Le Prammatiche Aragonesi del 1481 e del 1483 prevedevano, per i bestemmiatori incalliti, la recisione della lingua e il sequestro di 1/3 dei beni.
      Le baglive vennero abolite con legge 22.5.1808, n°153.

lunedì 22 luglio 2013

Un posteggiatore bizzarro e poeta degli anni recenti




Esisteva negli anni che vanno dal dopoguerra fino agli anni settanta un cantastorie d’altri tempi “ GEGE’  ‘E  GIUGLIANE”  al secolo Eugenio Pragliola, nativo di Giugliano, che, senza saperlo, componeva e cantava “Monorimi “ ( ossia componimenti di tipo giullaresco di carattere satirico, che erano composti da versi eterometrici, con i quali si ripeteva una  medesima rima) accompagnato dalla fisarmonica, che portava sempre con sé, che, emettendo una musichetta a mo di sfottò, per dire che era sempre la stessa musica, anche se i tempi (i suonatori) cambiavano, faceva da preludio e da stacco alle varie strofe.



Non era un mendicante, non era un suonatore ambulante, che asceva p’ ‘a campata, era come diceva Lui, ( uno  che era l’elemosina che lo cercava) e  a chi gli chiedeva  del suo saper suonare la fisarmonica,  sorridendo rispondeva ,( io non la suono , la straviso)

Spesso veniva richiesta una sua esibizione a qualche matrimonio o per allietare festicciole private, ricevendo un piccolo compenso ed una magnata.  Questo era il suo lavoro, il suo impiego e non se ne doleva, perché tutto sommato era contento, aveva un suo pubblico che lo appezzava, lo amava e lo definiva “ Eugè! Si ‘nu buchè ‘e  cunfiette! – Si ‘na cascia ‘e brillante “..

 Ma come erano questi Monorimi di Eugenio ‘e Giugliano, vi domanderete sono andati perduti, no grazie ad un esimio giornalista( Roberto De Simone ) che li ha riportati in un articolo giornalistico eccoli a ripropoverli. Sieti pronti, eccoveli.









Un Posteggiatore, sui generis, che uscì dal circuito tradizionale di trattorie e ristoranti, ed a questo genere si rifaceva per tramandare la canzone la poesia napoletana ai contemporanei ed  ai posteri con arguta ed amara consapevolezza accompagnato dal suo emblematico strumento, un piccola fisarmonica che suonava e che accompagnava  con ritmo le sue filastrocche improvvisate con versi quasi sempre ironici.
Questo era, "Eugenio cu' 'e lente", o meglio Gegè 'e Giugliane"detto anche " Cucciariello "; al secolo  Eugenio Pragliola di Giugliano,.(Eugenio Pragliola (nato a Rio 1907 da emigranti giuglianesi, morto a Giugliano prov. di Napoli il 1989): posteggiatore (oggi si direbbe "artista di strada").

Negli anni del dopoguerra fino agli anni settanta 
;  ‘Nu Pustiggiatore speciale, bizzarro ;
Viveva del ricavato abbastanza copioso della questua, che faceva dopo la sua esibizione con il cappello, che il pubblico gli donava senza esitazione per il ringraziamento per i momenti, di distrazione e d’ilarità, ricevuti.
Il suo pubblico era fatto per lo più di lavoratori, studenti, massaie, gente, che dalla periferia dell’entroterra dei Comuni limitrofi a Napoli ogni giorno si recava in città o da essa se ne ritornava, prendendo posto su un tram, su un pulman o sul tram provinciale (‘o Vapuncielle) che collegava Napoli (piazzale antistante la Pretura a Porta Capuana) con Melito, Giugliano, Mugnano, Marano, Villaricca.
A prima vista ed al primo sentore le sue filastrocche 
('e gliuommere) potevano sembrare quasi tutte uguale ma, poi, ci si accorgeva che non era così, perché Eugenie era un’artista, sapeva fare la rima con tutto ciò, che vedeva o che gli capitava all’improvviso davanti, nonché sapeva fare della satira con rima degli ultimissimi avvenimenti politici o spettacolari.
Fortunatamente sono stato un suo esterrefatto ascoltatore o meglio un suo fans, tanto che ricordo con tanto amore quei versi, che mi sono rimasti impressi nella mente e, che quando mi è capitato per quel che ricordavo, li ho ripetuti ad amici per fargli omaggio come ad un gran mattatore o meglio ad un Aedo della sua epoca e forse della mia gioventù.




Compose pure qualche canzonetta satirico , ironica nota con il nome di Trapenarella , poi poi al successo dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare e dall'attore . artistista  cantante comico. Peppe Barra.


 
  


 il seguito della canzone " tammurriata nera," quello dove si parla delle 'e signurine 'e capodichine , fanne ammore cu 'e marrucchine etc. non era altro che rime da lui elaborate operando sulla canzone americana del cantante, Bing Crosby che gli alleati durante l'occupazione degli alleati a Napoli nel 1944, la famosa "Pistol packin' Mama"  ascoltavano e che divenne un tormetone canoro di quel periodo.


la famosa canzone di bing Crosby - Pisol packin Mama-













la parte finale della canzone " tammuriata nera "
si rifà alla canzone di Bing Crosby -Pistol packin Mama-
Elaborata in napoletano coò titolo " allere e pissudda "









venerdì 19 luglio 2013

 Il Pulcinella musicale consta di un cono di cartone sul quale vi è attaccato, con colla vinilica, della carta colorata da regalo, dal quale fuoriesce una testa in terra cotta di un Pulcinella che veste di panno-cencio rigorosamente bianco.
La testa del Pulcinella è attaccata da un’estremità ad un filo di ferro zincato passando attraverso il cono di cartone e fuoriuscendo dall’estremità opposta della strettoia inferiore dello stesso cono di cartone, grazie ad un foro praticato.
Quest’ultima estremità è piegata su se stessa in modo da essere facilmente impugnata con l’indice e il pollice della mano destra e mossa con movimenti simultanei e cadenzati dal basso verso l’alto e viceversa. In tal modo la piccola marionetta di Pulcinella entra ed esce ripetutamente dal cono facendo sì che essa appaia e scompaia. 

Venditore di Pulcinella dint' o cuppetiello











Questo è un personaggio incredibile precedeva le processioni nel paesi portando addosso su una stramba imbragatura  con centinaia di fischietti. Erano ffati con dei coni di cartone con dentro un pupazzetto (pulcinella) che si animava con un bastoncino, il tutto naturalmente fischiando.
Passava tra la gente urlando "Signori, Pulcinella! Solo un euro per Pulcinella!" e vi posso assicurare ne vendeva moltissimi.





Venditore di Pulcinella dint' o cuppetiello
 cu 'a trumbettella












sabato 13 luglio 2013

Napoli..Trombetta di Pulcinella.dint' o cuppetiello



 Il Pulcinella musicale consta di un cono di cartone sul quale vi è attaccato, con colla vinilica, della carta colorata da regalo, dal quale fuoriesce una testa in terra cotta di un Pulcinella che veste di panno-cencio rigorosamente bianco.
La testa del Pulcinella è attaccata da un’estremità ad un filo di ferro zincato passando attraverso il cono di cartone e fuoriuscendo dall’estremità opposta della strettoia inferiore dello stesso cono di cartone, grazie ad un foro praticato.
Quest’ultima estremità è piegata su se stessa in modo da essere facilmente impugnata con l’indice e il pollice della mano destra e mossa con movimenti simultanei e cadenzati dal basso verso l’alto e viceversa. In tal modo la piccola marionetta di Pulcinella entra ed esce ripetutamente dal cono facendo sì che essa appaia e scompaia. 

Venditore di Pulcinella dint' o cuppetiello











Questo è un personaggio incredibile precedeva le processioni nel paesi portando addosso su una stramba imbragatura  con centinaia di fischietti. Erano ffati con dei coni di cartone con dentro un pupazzetto (pulcinella) che si animava con un bastoncino, il tutto naturalmente fischiando.
Passava tra la gente urlando "Signori, Pulcinella! Solo un euro per Pulcinella!" e vi posso assicurare ne vendeva moltissimi.





Venditore di Pulcinella dint' o cuppetiello
 cu 'a trumbettella