Buon giorno Buon Venerdì 1 Maggio 2025
– San Clemente – San Sigismondo ----
– Festa dei Lavoratori
, Senza un effettiva garanzia di sicurezza, sui posti di lavoro, causando tanti decessi ( note come le Morti Bianche), che privano la dignità, il piacere e la libertà, del lavoro. Tali Circostanze, previste e sancite nel Primo Articolo della Costituzione Italiana, che recita: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul Lavoro”
Il primo maggio, insomma, oltre ad essere una ricorrenza festiva e gioiosa del lavoro, è un’esigenza fondamentale degli esseri umani (i)avoratori), che si sentono protagonista del benessere creativo e produttivo dell’intera collettività,
Non sono mai mancato a questa ricorrenza, sfilando con il mio gruppo chiaianese, del 1° maggio dal 1960 tranne il quello del 1975, perché nacque mio figlio.
Dopo questa attenta riflessione sul lavoro, che spesso è precario e procura la morte degli operatori per mancanza di sicurezza, desidero festeggiare ugualmente, almeno tramite il Computer, postandovi, care amiche e affezionati amici, una mia curiosità storica, che parla di un avvenimento storico, che turbò, non poco, il popolo napoletano per l’ottusa caparbia di un sindaco , che volle imporre, con il suo potere dominante dell’epoca, per il suo volere e tornaconto. assoggettato al potere del regnante savoiardo dell’epoca.
Dalle curiosità di Sasà ‘O Professore
La Toponomastica storica di Napoli
Via Roma - già Via Toledo
Sfogliando la toponomastica della nostra città (Napoli) mi ha incuriosito e mi ha colpito, come è possibile, che il servilismo più becero fino alla sottomissione dell’autorità del regnante di turno, arrivi a far ridicolizzare una carica elettiva pubblica autonoma, come quella di Sindaco, imponendo il proprio farnetico punto di vista, fregandosene del parere contrario dell’intero Consiglio Comunale e della comunità partenopea. dei vari letterati ed insigni storici.
Questo avvenne il 10 ottobre 1870 quando il Sindaco di Napoli in carica era, l’Onorevole. Paolo Emilio Imbriani,
(a seguito del cannoneggiamento del 20 settembre 1870 delle mura Aureliane a Roma ed il loro abbattimento, che aprì la famosa breccia di Porta Pia, mentre i fanti ed i bersaglieri dell’esercito del re Savoia, Vittorio Emanuele II°, conquistarono la città, e posero così fine al potere temporale del Papato e l’unità d’Italia fu ultimata con quell’atto, e l’annessione ufficiale avvenne il 2 ottobre 1870 con un plebiscito), il Sindaco Imbriani esultò non poco e dopo un aspro dibattito, durato diversi giorni, decise con un ignobile compromesso, pur di averla vinta, di cambiare la strada cittadina, Via Toledo, (l’emblema della passeggiata tipica dei napoletani), che la consideravano e, come lo è ancora tutt’oggi, la strada principale e più caratteristica della città, in Via Roma già Via Toledo
La decisione sulla soluzione adottata spaccò l’intera cittadinanza e nacquero in tutta la città diversi comitati per ottenere il ripristino della vecchia intitolazione. In accesi contraddittori scesero in lizza personaggi letterati ed insigni storici di fama mondiale, come il professore Bartolomeo Capasso, che era sicuramente contrario, ritenendo pazzesco cancellare ben 334 anni di storia patria napoletana.
Via Toledo, infatti, era stata inaugurata il 1536 dal Viceré spagnolo, Don Alvarez de Toledo, marchese di Villafranca, governando il re spagnolo, Carlo V°., convinto assertore della magnificenza architettonica, ricca di una concezione e di un vivo desiderio di vedere abbellita ed ingrandita la città di Napoli, che era la capitale del Vicereame, da lui governata, anche per attrarvi e farvi insediare le nuove grandi famiglie feudali.
Lo stesso Sindaco Imbriani; non poté fare a meno di riconoscere i meriti del Viceré spagnolo, anche se la sua proposta suffragata da una caparbia ostinazione deliberò il cambiamento, consegnando così il nome all’oblio toponomastico.
In città per evitare furiosi disordini, a seguito della sostituzione delle vecchie targhe stradali, (Via Toledo) con quelle nuove (Via Roma già Via Toledo) si rese necessario far piantonare la notte l’intero tracciato stradale da guardie municipali.
Il Sindaco, Paolo Emilio Imbriani, restò tale per pochi mesi ancora, fino alla sua morte fu apostrofato col seguente motto:
“ un detto antico e proverbio si noma,
dice : tutte le vie menano a Roma;
Imbriani, la tua molto diversa,
non mena a Roma, ma mena ad Aversa.”
La toponomastica cittadina della Via Roma a Napoli tornò ad essere Via Toledo nel 1980, dopo un periodo di quasi 110 anni, in cui la strada era stata chiamata così in onore della capitale del Regno d'Italia.
La decisione di riportare alla strada il suo nome originale fu presa dalla commissione toponomastica dell'amministrazione comunale, retta dal Sindaco, Maurizio Valenzi.
Sintetizzando quindi::
1870: Via Toledo diventa Via Roma per volontà del sindaco Imbriani.
1980: Via Roma torna ad essere Via Toledo per volere della Giunta Valenzi.




