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sabato 4 agosto 2018

La madonna 'e Vasce 'o Ponte - a Chiaiano.


La madonna della " Pietà di Michelangelo Buonarroti"
riprodotta nella cappella votiva  a Chiaiano
giù al ponte di via A, Cocchia








Ad un esplicita richiesta fattami qualche giorno fa, da un carissimo amico Chiaianese, La richiesta era ; chi fece edificare  la Cappella votiva, che si può ancora ammirare, nota come “ ‘a Maronna ‘e Vasce ‘o Ponte”,  giù sotto il ponte di Via  Aldo Cocchia, che prosegue poi  per via della chiesa verso la parrocchia di San Giovanni Battista a Chiaiano; desidero sapere qualcosa di storico, di vero accertato ?

Facendo le dovute ricerche storiche e facendomi aiutare con meravigliose foto del mio amico , Ferdinando, e da mio figlio Vlady  traccerò una attendibile scenografia  della  nascita della Cappella e chi la volle nel lontano 1724 per rendere, come biglietto da visita nell’ospitare nel proprio feudo; come era solito fare in quel periodo, mostrare la più perfetta devozione alla religione imperante, quella  cattolica. Gli accoglienti visitatori del principesco palazzo  della famiglia Caracciolo che avevano fatto costruire a Chiaiano     per risiedervi e per potervi godere un’atmosfera rurale della fertilissima zona a  Nord- est del capoluogo campano .

Via ponte Caraccilo di Castagneto visto da Via Chiesa di Chiaiano




Cappella votiva di Via Aldo Cocchia a Chiaiano
raffigurante la Pietà di Michelangelo voluta
 dai Principi Caracciolo di Castagneto



Via Aldo Cocchia con il Ponte Caracchiolo di Castagneto



Il casale di Chiaiano era un rigoglioso terreno agricolo e come tutta la zona a nord est di Napoli, faceva parte dell’esteso territorio cosiddetto     “ Demanio del Regno di Napoli “.
Tutto iniziò quando i casali del Demanio Reale  del Regno di Napoli, furono messi in vendita dal Vicerè - il Conte di Monterrey, Manuel de Acevedo y Zuniga, (marito di Leonora Maria de Guzman) nel 1631 per ringraziarsi il potere insaziabile del Regno spagnolo. per sostenere le guerre di successione nei vari stati europei - di quel periodo storico, (come la famosa guerra del 30 anni tra la Francia e la Spagna), come ci è stato tramandato e come è stato riportato dettagliatamente da scritti, pubblicati da eminenti storici  dell’epoca.
Di quel periodo, infatti, come il casale di Marano, fu venduto al Marchese di Cirella, Don Antonio Manriquez nel 1631, quello di Fratta(maggiore) al Medico Bruno, e nello stesso anno anche i casali di Miano e Mianello furono appannaggio della Contessa  Gambatesa. 

Il casale  di Polvica,  che comprendeva il territorio agricolo boschivo della Toscanella, Marianella fino ai Camaldoli, separato da quello di Chiaiano, fu acquistato dal Principe Giovan Battista Salernitano, mentre solo nel 1637 quello di Chiaiano, che era un territorio molto vasto e comprendeva un insieme di masserie sparse, come quelle di Campodisola, del tirone, del Torriciello, della Vialleta,  confinanti coi i casali di Marano , Mugnano e Miano-Piscinola . fu infeudato alla famiglia nobile dei Caracciolo, 



Dinastia dei Caracciolo di Castagneto. Padroni e Signori del feudo  demaniale “ Chiaiano “Il primo Caracciolo, di cui si ha notizia , quale padrone di Chiaiano fu Don Francesco Caracciolo ( nato a Chiaiano Il 16- 4-1695 e morto il 6-6-1743) di cui è conservata la lapide sepolcrale dietro l’altare. maggiore della chiesa di San Giovanni Battista  di Chiaiano. Fu lui che comprò il feudo di Castagneto, titolo derivante dalla moglie, donna Giuseppa d’Amato, che l’aveva ereditato dal padre Filippo, Signore di Castagneto e pertanto potè fregiarsi di tale onorificenza quale “ 1° Principe di Castagneto”, concessione ottenuta con diploma imperiale del 29-2- 1724. in quell'anno sicuramente fu fatta costruire la cappella votiva sotto il ponte, chiamato da quel momento- ponte di Castagneto-, che portava all'ingresso del palazzo dei Caracciolo.
 Altri eredi in linea successoria  che si potettero fregiare del titolo onorifico " Principe di Castagneto" furono   :

Don Gaetano figlio di Francesco ( nato a Chiaiano il 18-1-1726  ed ivi morto il 13-6-1800) - fu il " 2° Principe di Castagneto dal 1744";

Don Nicola Caracciolo,figlio di Gaetano (nato a Chiaiano il 24-1-1758 ed ivi morto il 1-12-1821)  - fu il 3° Principe di Castagneto dal 1800;

Don Nicola Caracciolo, figlio di Nicola ( nato a Chiaiano il  14-7-1809  - morto a Roma 20-11-1869) fu il 4° Principe di Castagneto dal 1821;

Don Gaetano Caracciolo, figlio di Nicola (nato a Napoli il 18-12-1837 , e morto  il 20-3-1909)- fu il 5° Principe di Castagneto dal 1869;

Don Gaetano Caracciolo, figlio di Gaetano ( nato a napoli il  16-6-1879 - morto a Budapest-12-12-1923)-fu il 6°Principe di Castagneto dal 1909.

Don Carlo Caracciolo, figlio di Gaetano ( nato a Bruxelles il  27-2-1911  e morto a Napoli il  7-6-1938) e fu il 7° Principe di Castagneto dal 1923;

Don Filippo Caracciolo, figlio di Carlo ( nato a Napoli il  4-3-1903  e morto a Roma il  16-7-1965) - fu il 8° Principe di Castagneto dal 1938, sposò a Firenze Margaret Clarke l’ 8- 1-1925;

Don Carlo Caracciolo, figlio di Filippo ( nato a Firenze il 23-10-1925 ) e fu il 9° Principe di Castagneto dal 1965, Editore e celebre industriale,  sposò il 1996 Donna Violante Visconte di Modrone.

Come non ricordare, lnfine, gli ultimi Caracciolo di Castagneto, che possono fregiarsi di tale titolo onorifico e sono tuttora viventi:

Donna Marella Caracciolo , figlia di Filippo Caracciolo di Castagneto, (nacque a Firenze il 4-5-1927) nel  19-11-1953  sposò a Stoffen il senatore della Repubblica Italiana, Giovanni Agnelli, il presidente della Fiat ( nato a Torino 12-3-1921 ed ivi morto il 24-1-2003).

Don Nicola Caracciolo , figlio di Filippo Caracciolo di Castagneto, (nacque a Firenze il 19-5-1931) nel  1963  sposò a Montreal Giuditta Trenholme, dopo aver divorziato si risposa con Rossella Sleiter.  

Il Palazzo principesco dei Caracciolo di Castagneto, di via Aldo Cocchia a Chiaiano, raggiunse nel Settecento il massimo splendore ad opera  e dalla grazia della duchessina De Julis, consorte di Don Gaetano Caracciolo, "2° Principe di Castagneto", che lo fece diventare un’oasi di serenità e di un confortevole ambiente rurale.
Tale palazzo inizialmente era costituito da un ampia corte centrale, dove  s’affacciava dal primo piano tutto intorno  un ballatoio che dava accesso a varie  camere per gli ospiti. L’imponente mole dell’intero palazzo a forma circolare comprendeva nella sua struttura vari locali al piano terra, dove erano  alloggiate la servitù e di fronte parallelamente stalle per gli animali da utilizzare per il traino di carrozze, mentre la parte alta terminale dello spazio della corte c’era l’appartamento dei Principi e la loro famiglia.






Edificio rurale detto " 'a Purchiera"-
Il Palazzo , infine , aveva una piccola appendice, un ponticello che dava accesso ai giardini adiacenti il feudo, che portava  prima all’edificio di servizio rurale, denominato “ ‘a Purchiera”, dove si allevavano i maiali e poi immetteva su uno stradone di ghiaia di  circa 300 metri che portava  al Casale di Campo d’Isola .

Casale di Campodisola


   Fino al 1828 la Famiglia Caracciolo , risiedette nel principesco palazzo, dopo il suo abbandono , l’intera proprietà fu divisa in vari appartamenti che i vari proprietari  ne hanno stravolto la bellezza per superfetazioni, che hanno guastato definitivamente l’aspetto estetico originale. 

venerdì 10 aprile 2015

Lo stemma della regione marche

Lo stenma della Regione Marche



Il vessillo della regione Marche


La bandiera della Marche, come quella di molte altre regioni italiane, fece la sua prima apparizione il 4 novembre 1995 (giornata delle Forze Armate) quando il presidente della repubblica Oscar Luigi Scalfaro volle esibire in una sala del Quirinale le bandiere delle regioni italiane

Lo stemma delle Marche rappresenta un picchio verdestilizzato, che si sovrappone in parte alla lettera maiuscola M, di colore nero, in campo bianco delimitato da una striscia verde in forma di scudo.
Il picchio è stato scelto in quanto esso era l'animale totemico dei Piceni, che nell'Età del ferro abitavano la maggior parte del territorio delle odierne Marche unificandone le culture, sino a quell'epoca diversificate

giovedì 16 ottobre 2014

Gonfalone della Regione Abruzzo




Gonfalone della Regione Abruzzo





Bandiera adottata con legge regionale del 21 maggio 1999, ma già apparsa nel 1995 (talora con la dicitura in oro "Regione Abruzzo" sopra lo stemma, non confermata dalla legge). Drappo di proporzioni 2/3, contornato da una bordura d'oro; nastro tricolore (qui non rappresentato) annodato sotto il puntale. Al centro del campo bordò (che vuol simboleggiare il tradizionale calore del popolo abruzzese) lo stemma regionale adottato insieme al gonfalone il 22 luglio 1986. Esso rispecchia la natura della regione: i monti innevati (i più elevati di tutto l'Appennino), le valli e le colline, il mare.

Bibliografia - Vexilla Italica, 1, 1987; 2, 2000


 


Stemma della Regione Abruzzo


Lo stemma della Regione Abruzzo è composto da a fascia bianca è posta in alto a sinistra, quella verde al centro e quella azzurra nella parte inferiore, riflettendo tale disposizione il susseguirsi dei monti, delle colline e del mare, secondo il naturale andamento geografico - morfologico del territorio regionale. Le tre fasce sono delimitate da unauno scudo sannitico stilizzato suddiviso in tre fasce trasversali di colore bianco, verde e azzurro, rappresentanti, nell'ordine, le vette innevate, i boschi e le colline ed il mare dell'Abruzzo. L bordatura color oro
Legge Regionale n. 26 del 22 luglio 1986







sabato 6 settembre 2014

il gonfalone della provincia di Milano

stemma della Provincia di Milano









La Provincia che utilizza tale Gonfalone è  La Provincia di Milano
L’attuale stemma della Provincia di Milano è il frutto di un attento studio, che ha trovato approvazione da parte del Consiglio provinciale il 29 gennaio 1998, ottenendo il decreto di concessione del Presidente della Repubblica a meno di tre mesi di distanza.
La disposizione legislativa in materia di stemmi degli enti territoriali è un regio decreto del 1896, seguito da un altro regio decreto del 1929, che ha chiarito inequivocabilmente che gli stemmi delle Province devono obbligatoriamente rispettare la cosiddetta forma “sannitica”, cioè la forma all’incirca rettangolare dello scudo, sovrastato da una corona arricchita da due rami, uno di alloro l’altro di quercia.
Lo stemma della Provincia di Milano è composto da due elementi: il segno grafico, cioè il simbolo, e la scritta, ovvero il logotipo. I due elementi sono inscindibili e devono sempre essere utilizzati insieme, pur potendo riprodurre lo stemma in diversi modi: verticale o orizzontale (logotipo laterale o sotto al simbolo), colori o toni di grigio o versione monocromatica, dimensioni variabili, ma sempre proporzionate.
All’interno dello scudo, una croce rossa in campo argenteo (simbolo della città di Milano), sovrasta un sole raggiante arricchito da una falce di luna. Un elemento questo, che, seppur semplificato, riprende l’emblema raffigurato sui capitelli dei chiostri dell’abbazia di Mirasole, scelto dalla Provincia di Milano per rappresentare il suo territorio
Lo sfondo blu intenso è invece la caratteristica di tutti gli emblemi delle istituzioni dell’Europa Unita.
Lo stemma e il gonfalone
Gonfalone della Provincia di Milano

 
Questa la "blasonatura", ovvero la descrizione in termini araldici, del nuovo stemma della Provincia di Milano.
È sole. Ma è anche luna. E poi contiene il passato, il simbolo della resistenza del popolo milanese all'invasione straniera, ma anche il futuro, il blu, il colore dell'Europa che si unifica.
Sono questi gli elementi fondamentali del nuovo stemma della Provincia di Milano, cioè dell'emblema che si prepara a rappresentare nel terzo millennio la tradizione dell'istituzione territoriale milanese che ripenserà la propria struttura come Città metropolitana, Grande Milano regione autonoma, o altro ancora. Tratto dal simbolo dell'abbazia di Mirasole, antica sede dell'ordine degli Umiliati che sorge vicino a Opera, il nuovo stemma della Provincia è sovrastato dalla croce rossa in campo bianco (simbolo della città di Milano) e circondato dal blu intenso che caratterizza tutti gli emblemi delle istituzioni europee.

Blasonatura: d'azzurro, al sole d'oro, non figurato, con otto raggi ondeggianti, alternati da sedici raggi acuti, due a due, esso sole caricato a destra dalla falce di luna, di argento, con i corni riuniti nel punto in corrispondenza della base del raggio ondeggiante posto in sbarra a sinistra: il tutto sotto il capo d'argento, caricato dalla croce di rosso




mercoledì 3 settembre 2014

Gonfalone della Provincia di Roma

Gonfalone della Provincia di Roma





sabato 25 gennaio 2014

Gonfalone e stemma della regione Umbria








Gonfalone della Regione Umbria


Il Gonfalone regionale della Regione Umbria è il simbolo regionale rappresenta infatti i tre ceri di Gubbio che, ogni 15 maggio, facendo rivivere una tradizione antichissima, vengono portati fino al Monte Ingino nella famosa "Corsa dei Ceri"; una corsa dal fascino magico che per la sua fama è divenuta ormai anche un evento mediatico noto in Italia e nel mondo.








Stemma della Regione Umbria

Lo stemma della Regione Umbria raffigurai in sintesi grafica i tre ceri di Gubbio, di colore rosso, delimitati da strisce bianche, in campo argento di forma rettangolare

La bandiera dell'Umbria prende spunto dal gonfalone disegnato dagli architetti Anselmi, vincitori del concorso nel 1971, che descrissero il simbolo con queste parole:
« Ci premeva [...] che stemma e gonfalone divenissero segnali di quel territorio [l'Umbria, ndr], e che quindi rispecchiassero lo spirito, le tensioni, l'atmosfera, i colori di quei luoghi che ancora vivono di profonde valenze medievali. »
Il simbolo della bandiera rappresenta i tre ceri della Corsa dei Ceri che si tiene ogni anno a Gubbio in provincia di Perugia il 15 maggio di ogni anno in onore di Sant'Ubaldo Baldassini, la bandiera è entrata ufficialmente in vigore con la L.R. 18 maggio 2004, n.5.
Lo stemma e la bandiera della regione sono ufficialmente definite dai seguenti articoli:
« Lo Stemma della Regione è costituito da elementi geometrici raffiguranti in sintesi grafica i tre ceri di Gubbio, di colore rosso, delimitati da strisce bianche, in campo argento di forma rettangolare, come rappresentato nel bozzetto allegato, che forma parte integrante della presente legge. »
(L.R. 18 maggio 2004, n.5 art.2)
« La Bandiera della Regione è formata da un drappo di forma rettangolare, del colore del Gonfalone, con al centro lo Stemma di cui all' articolo 2, di dimensioni pari a tre quinti dell'altezza della Bandiera stessa, con la scritta "Regione Umbria" in rosso nel quinto inferiore. »






domenica 12 gennaio 2014

Gonfalone e stemma della Regione Calabria




Stemma della Regione Calabria


Lo stemma della Regione Calabria, raffigurato nel immagine sovrastante, è racchiuso in una cornice ovale, è inquartato in croce di Sant'Andrea, con le seguenti figure disposte con riferimento a chi le guarda: nel quarto alto il pino laricio, poggiante si una linea dritta; nel quarto in basso una colonna con capitello dorico, poggiante su una linea ondulata; nel quarto di sinistra la croce bizantina; nel quarto di destra una croce potenziata. I colori delle singole raffigurazioni sono: verde in campo d'oro per il pino, azzurro in campo d'oro per la colonna, nero in campo d'argento per le due croci.
Legge Regionale n. 6 del 15 giugno 1992
 Origini e Simbologia dello Stemma calabrese : Il pino laricio rappresenta le bellezze naturali della regione. La colonna ricorda l'età della Magna Grecia. La Croce Bizantina, ricorda l'impero bizantino di cui la Calabria ha fatto parte. La Croce Potenziata, già presente negli stemmi della Calabria Citra e della Calabria Ultra, ricorda il valore dei crociati calabresi durante la prima crociata



Gonfalone della Regione Calabria



 
Gonfalone della Calabria esposto in Regione


Il Gonfalone della Regione Calabria, invece è raffigurato su un drappo di colore blu, con la scritta "REGIONE CALABRIA" in colore oro e reca al centro lo stemma,  di cui sopra, della Calabria. Ha una foggia regolare movimentata alla base da una doppia curvatura, prima concava e poi convessa. All'innesto del puntale sull'asta del gonfalone è annodato un nastro con i colori della bandiera nazionale.

sabato 11 gennaio 2014

Gonfalone e stemma della Regione Sardegna





Gonfalone ufficiale della Regione Autonoma  della Sardegna


Il



IL Gonfalone e lo stemma della Sardegna è un drappo d'argento con la croce di rosso accantonata con quattro teste di moro, cornice ovale dorata ed è accompagnato da un cartiglio " Gonfalone e lo stesso con il nome ufficiale della regione.





Bandiera dei quattro mori, diventata dal 1999
 la bandiera ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna.




La Bandiera dei quattro mori (Sos battor moros in sardo logudorese, Is cuattru morus in sardo campidanese Li quattru mori in sassarese e gallurese, Els quatre moros in catalano, I càtru mori in tabarchino) è la bandiera ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna..
« campo bianco crociato di rosso con in ciascun quarto una testa di moro bendata sulla fronte rivolta in direzione opposta all'inferitura. »
(Legge Regionale 15 aprile 1999, n. 10; Art. 1)
Storicamente invece la fronte è rivolta verso l'inferitura. Di origine medievale, è composta dalla Croce di San Giorgio e da quattro teste di moro bendate, rappresentanti i 4 re musulmani sconfitti dagli aragonesi durante la battaglia di Alcoraz avvenuta in Spagna.
È storicamente legata alla bandiera dell'Aragona e alla bandiera Testa Mora, della vicina isola della Corsica.

Durante i secoli i mori furono raffigurati in diverso modo: senza benda, con benda sugli occhi o sulla fronte, a destra o a sinistra, o coronati. 

Alla metà del settecento invece si stabilì l'iconografia che continuò a perdurare fino al 1999: bandiera di San Giorgio, con in ogni quarto una testa di moro, con benda negli occhi, in direzione dell'inferitura.

Bandiera tradizionalista della Sardegna fino al 1999


 Forse il significato di ciò potrebbe relazionarsi agli atteggiamenti del governo piemontese verso la popolazione isolana. Nel 1952 lo scudo dei quattro mori bendati negli occhi divenne bandiera ufficiale della Regione autonoma ed ornava in oltre il suo gonfalone (decreto del Presidente della Repubblica del 5 luglio 1952).
Una legge regionale apposita nel 1999 portò, dopo studi approfonditi, a cambiare la bandiera dei quattro mori dalla versione del Regno Sardo-Piemontese a quella che orna tuttora un quarto dello stemma d'Armi della Provincia spagnola di Aragona ma con i mori opposti all'inferitura (significato: I sardi non devono più guardare e piangere, senza dimenticare, il passato ma pensare a costruire un futuro migliore per la Sardegna).
Il Partito Sardo d'Azione adotta la bandiera come proprio simbolo, secondo il modello Savoia su drappo quadrato. Sardigna Natzione riprende invece solo la croce, nera in campo bianco.
IL SIGNIFICATO della bandiera dei quattro mori, però, ha poco a che vedere con le sue origini. È infatti più plausibile che l'effige del moro decapitato stia ad indicare la vittoria dei sardi sui saraceni. Gli arabi infatti erano il terrore del mondo occidentale e come un'onda inarrestabile conquistavano l'intero mediterraneo, sconfitti solo da Carlo Martello a Poitiers e dai sardi in Sardegna. Testimonianza di ciò è anche il fatto che, in versioni precedenti, ai mori venisse posta la benda sugli occhi, proprio a voler sottolineare il loro status di sconfitti.



venerdì 10 gennaio 2014

Gonfalone della regione Sicilia



La Sicilia, prima regione ad ottenere uno statuto di speciale autonomia, è stata l'ultima a dotarsi il 28 luglio 1990 di stemma e gonfalone ufficiali. La bandiera predisposta nel 1995 aveva al centro uno stemma ricalcante il modello definito da una proposta di legge del 1982 (poi decaduta), inquartato con le armi normanna (1°) e sveva (2°) della Sicilia, la triquetra (3°) e l'arma aragonese (4°). Esso è simile ma non uguale a quello che compare sul gonfalone adottato nel 1990 differenziandosi solo per l'ultimo quarto (Sicilia aragonese con pali e aquile anziché Aragona con i soli pali). Tale bandiera, ancorché usata dalle istituzioni, non ebbe grande seguito e nel 2000 fu definitivamente sostituita dalla più fortunata versione seguente.

Stemma e gonfalone erano stati adottati con la legge regionale n. 12 del 1990, approvata dall'Assemblea regionale siciliana, su proposta del parlamentare regionale e storico Giuseppe Tricoli.


Gonfalone ufficiale della Regione Sicilia


Bandiera armeggiata riproducente lo stemma regionale, adottato con la succitata legge del 28 luglio 1990,  in uso fin dal 1990, confermata e resa ufficiale dalla legge regionale del 4 gennaio 2000. Proporzioni 2/3. La triquetra, con la testa della Medusa, tre gambe rotanti e spighe di grano, è emblema tradizionale siciliano, comparso a più riprese sulle bandiere (ad es. sui vessilli dei napoleonidi del Regno di Napoli, sui tricolori siciliani del 1848, sulle insegne degli indipendentisti nel secondo dopoguerra). È antichissimo simbolo siculo risalente al IV secolo a.C. che appariva sulle monete delle città liberate dai tiranni.



Bandiera  con lo stemmo della Triquetra ( simbolo della Sicilia)


La Trìscele (Triskele o Triskell, conosciuta anche con il nome grecizzato di Triskelion, in araldica Triquetra, sebbene con significato più particolare, a volte erroneamente Trinacria) è una raffigurazione di un essere con tre gambe (dal greco τρισκελής), più generalmente tre spirali intrecciate, o per estensione qualsiasi altro simbolo con tre protuberanze ed una triplice simmetria rotazionale


Triquetra siciliana ritrovata aPalma di Montechiaro (Ag)



Questa Triscele di terracotta di quel periodo è conservata nel Museo Archeologico di Agrigento. L’isola fu quindi chiamata Triquetra, Trichelia, Trinakìa con un solo significato: terra con tre alti promontori (Peloro, Pachino e Lilibeo) a raffigurazione triangolare.
La triscele, come simbolo della Sicilia, era inizialmente la testa della Gòrgone (o della più specifica Medusa), i cui capelli sono serpenti, dalla quale si irradiano tre gambe piegate all'altezza del ginocchio. La Gòrgone è un personaggio mitologico, che secondo il poeta greco Esiodo era ognuna delle tre figlie di Forco e Ceto: Medusa (la gòrgone per antonomasia), Steno (la forte), Euriale (la spaziosa).

Versione con serpenti e ali (1910). Intorno è presente la legenda ΠΑΝΟΡΜΙΤΑΝ (panormitan) in greco
Un'altra versione della testa è quella di una donna, forse di una dea, in taluni casi raffigurata con le ali per indicare l'eterno trascorrere del tempo, contornata da serpenti per indicare la saggezza. I serpenti in seguito sono stati sostituiti da spighe di frumento, a voler significare la fertilità della terra dell'Isola (i serpenti furono sostituiti con spighe di grano dai Romani per simboleggiare il suo status di "granaio" di Roma).

giovedì 9 gennaio 2014

Gonfalone della Regione Emilia Romagna

Gonfalone della Regione Emilia Romagna


Il gonfalone della Regione Emilia Romagna
Legge Regionale regola anche la forma, le dimensioni e il colore del gonfalone:
"Il gonfalone della Regione Emilia-Romagna consiste in un drappo di seta di un metro e un metro per settanta centimetri, di colore bianco, contornato in oro, terminante a punta rivolta verso il basso. All'interno è riprodotto lo stemma della Regione con sotto evidenziata la scritta "Regione Emilia-Romagna" sormontata da una lista di colore rosso".

mercoledì 8 gennaio 2014

Gonfalone della regione Lombardia





Gonfalone  della Regione Lombardia




Bandiera introdotta verso il 1978 e mai resa ufficiale per legge, nonostante sia molto popolare e largamente usata dalle istituzioni regionali. I colori sono d'ispirazione naturalistica. L'emblema centrale rappresenta la trasposizione grafica della "rosa camuna", frequente nelle incisioni rupestri della Val Camonica e vuol collegare la cultura lombarda all'Europa poiché analoghe forme rupestri - di significato ancora incerto - si ritrovano anche in altre zone del continente. La bandiera ricalca lo stemma regionale, quadrato, stabilito con legge regionale il 12 giugno 1975 insieme al gonfalone (sul quale la rosa camuna è rappresentata insieme a una complessa raffigurazione del Carroccio.

Gonfalone ufficiale della Regione Lombardia





Questa è la rosa camuna, è una delle più famose incisioni rupestri risalente a una antica civiltà quella dei Camuni che vissero durante l'Età del Ferro.
Questo simbolo si trova nel Riserva nazionale delle Incisioni Rupestri a Capo di Ponte in ValCamonica,  che gli ha dato poi il nome
Il simbolo ufficiale della Regione è una Rosa camuna bianca in campo verde ed è la stilizzazione di un'incisione rupestre ritrovata sulle rocce della Valcamonica, lasciata dalla civiltà dei Camuni, che testimonia la storia millenaria e la cultura antica della regione. L'utilizzo e le caratteristiche del simbolo e del logo "Regione Lombardia" sono regolamentati da un'apposita legge regionale.  Il motto ufficiale della Lombardia è: "Una regione per fare".