lunedì 18 maggio 2026

Buon Giorno Buon Lunedì 18 Maggio 2026

 

Buon Giorno Buon Lunedì 18 Maggio 2026

-– San Venanzio – San Luciana – San Stanislao ---

 

La vita spesso non è solo trepidazioni, come in questo periodo causate per conflitti bellici, sia in Europa, tra Russia e Ucraina, che in Asia Minore, tra Israele e Palestina, e tra Usa e Iran, ma pure piena di cambiamentsi del clima improvisi con i suoi temporali  insoliti. in questo inizio di primavera.

In contrapposizione esistono, anche, piccoli momenti di gioia, come le vittorie sportive, che, rendono la nostra esistenza anche piacevole, in modo da farci affrontare e superare le sofferenze. che non mancano mai, per vivere un po’ in serenità  e in pace, su questo nostro meraviglioso mondo, la terra.

Dopo questa mia constatazione, provata nella realtà che stiamo vivendo, come la vittoria, che la squadra del Napoli contro il Pisa, che permetterà il prossimo anno ai napoletani di partecipare al Torneo europeo “Champion league"  e la prestigiosa  vittoria dell’ italiano, Simmer Yannìk, al torneo tennistico di Roma, dopo 50 anni,  vi posterò, come al solito, amiche ed amici una interessante curiosità mitologica, che riguarda la perversione sessuale, come la Pedofilia e chi fu il primo a subire tale sorpruso.

Dalle Curiosità mitologiche di Sasà ‘o Prufessore

Il mito di Ganimede

 Diciamo subito che Ganimede era un giovane eroe troiano, figlio della stirpe reale discendente da Dardano (il Re che fondò Troia).

Ganimede, infatti, era figlio di Troo e di Calliroe, fratello d'Ilo, di Cleopatra, d'Assaraco e nipote di Laomedonte, mentre suo nonno era considerato Erittonio, figlio di Dardano.

Già nella tenera età, fu avviato alla custodia ed al pascolo sulle montagne prospicienti la città di Troia delle sacre mandrie, mestiere già esercitato dal padre, che aveva quest’incarico di fiducia, quale facente parte della famiglia reale.

Adolescente, Ganimede, era già noto per la sua bellezza ed era considerato “ il più bello dei Mortali”, tanto da infiammare d’amore tutti coloro che l’incontravano o lo vedevano per la prima volta.

Non sfuggì alla sua bellezza e al suo fascino il più potente dei Dei olimpici, Il sommo Zeus (Giove), che, invaghitosi follemente, lo fece rapire facendoselo trasportare nel suo talamo, sull’Olimpo.

Giove, per ammirarlo continuamente e per godere delle sue grazie in ogni istante, lo nominò suo personale coppiere, sostituendo il pur bravo Ebe, (precedente coppiera, ritenuta la dea dell’eterna giovinezza), che svolgeva quel compito da sempre, vale a dire da quando gli "Dei olimpici" s’erano insediati, nel sapere mescere l’inebriante ambrosia (il nettare dell’eterna giovinezza).

Il fanciullino, Ganimede fu rapito, mentre si trovava al pascolo sulle pendici del monte Ida di Troiade nei pressi del borgo d’Arpago, (località il cui nome evoca l’idea di rapire).

La tradizione classica greca racconta che il rapimento fu effettuato direttamente dallo stesso Zeus (Giove), che prendendo le sembianze di un’aquila, come spesso accadeva, quando il Padre degli Dei, per soddisfare le sue passioni e voglie amorose, ricorreva a queste trasformazioni. (si ricorda il rapimento di Europa assumendo la forma di un toro o quando si trasformò in cigno per insidiare la bellissima Leda)

Ganimede, fu elevato a rango di Dio e risiedendo sull’Olimpo fu anche il prediletto di Zeus (Giove), oltre ad essere, come detto precedentemente il suo coppiere, fu designato custode ed il portatore del penetrante dardo (il Fulmine).

Zeus (Giove) fu aiutato, durante il rapimento del bel Ganimede, da suo figlio Tantalo, che era famoso per essere colui, che svelò ai mortali molti dei misteri divini, per questo fu punito a rimanere eternamente in bilico sotto un’enorme pietra nel baratro degli Inferi, dove fu relegato.

Anche questo rapimento, per dimostrare la sua magnificenza, Zeus (Giove) ricompensò il padre del fanciullo Ganimede (Troo) con una quadriglia di Cavalli divini ed una piantina di vite d’oro, opera d'Efesto (Vulcano).

Ganimede in astronomia, come tutti gli Dei Olimpici, ha una sua posizione di primo ordine nel firmamento, rappresenta il più importante satellite del pianeta Giove e forse il più grande di tutto il sistema solare. Questo mito sta significando che anche i soprusi sono giustificati da chi esercita il potere utilizzando anche strumenti subdoli.

Le immagini sottostanti sono:

 

Ganimede rapito da un aquila

Ganimede, coppiere e custode del fulmine di Giove

Il satellite di Giove , Ganimede 




 

domenica 17 maggio 2026

Buon Giorno – Buona Domenica 17 maggio 2026

 

 

Buon Giorno – Buona Domenica 17 maggio 2026

--San Pasquale Baylon–Santa Restituta -- San Vittore –

 

Il Raggiungere delle varie età, quella del 18esimo anno di vita, nota come la maturità, il compleanno dei 50 anni di età, come pure quella dell’anniversario delle proprie nozze, della nascita di un figlio o di un nipote, sono momenti di gioia, che si è solito con festeggiamenti condivisa con i propri cari, parenti e amici affettuosi.

Queste sensazioni, provate nel tempo vissuto, festeggiando queste ricorrenze con tanta gioia.

,Anche oggi, come al solito, vi posterò amiche ed amici una interessante e bella curiosità mitologica, che ci fa capire che con molta tenacia senza abbattersi. A tutto c’è rimedio, e nel leggerla, così impiegate un po’ del vostro tempo e vi auguro, intanto, una buona Domenica da vivere serenamente.

Dalle curisiota mitologiche di Sasà ‘O Professore

Il mito di Proteo

Proteo, era ministro di Poseidone, ed era condiderato il pastore delle greggi marine

Vuoi conoscere chi era Proteo, come trascorreva le sue giornate e come faceva le sue mitiche trasformazioni per sottrarsi, poiché era dotato del dono della profezia, a chi lo interrogava di non rilevargli il futuro?
                    EccoVi ……..accontentato.

Proteo era un Dio del mare, un profetico ministro di Nettuno, incaricato di far pascolare i branchi di foche ed altre greggi marine nei pressi dell’isola di Faro, vicino alla foce del fiume Nilo.



 Era noto anche come il vecchio del Mare, nato dalle acque il cui nome sembra una forma arcaica di Protogonos (nato per primo).
La moglie di Proteo fu Psamate, che era figlia di Nereo, che gli dette due figli,
Teoclimeno, che divenne anch’egli alla morte del padre un indovino e Idonea, conosciuta anche come Eidote, che svela a Menelao, come costringere il padre a svelargli dove era Elena e ad indicargli la strada del ritorno.
Proteo, come il suocero Nereo, era dotato del potere di trasformarsi in qualsiasi specie d’animale e di essere vivente, anche vegetale e prenderne le loro sembianze, pur di sottrarsi alle domande postegli dai mortali, che desideravano conoscere la verità ed il loro futuro.
Proteo era capace di creare anche fantasmi, come si diceva che vi riuscì, quando fece credere a Paride, di recare con se la bella Elena nel ritorno a Troia, mentre in realtà Elena non era altro che un magico fantasma, creato dallo stesso vecchio del mare e modellato da Giunone per punire il troiano per l’affronto fattele nello scegliere Venere, quale dea della bellezza.
L’originale di Elena, per voler di Mercurio, fu trattenuto sull’isola di Faro da Proteo, che fu ben lieto di punire in questo modo Paride, dopo, che aveva riservato agli insoliti amanti una benevole accoglienza.
Il suo ingannevole operare ebbe origine, perché rimase indignato per il tradimento perpetrato ai danni di Menelao, dopo che venne a coscienza della tresca tra Elena ed il suo rapitore.
Finita la guerra di Troia, Menelao, saputo della vera sorte della moglie Elena, si portò nei pressi dell’isola di Faro e grazie all’aiuto di Idonea, o Eidotea, figlia prediletta di Proteo, che era a conoscenza delle veloci trasformazioni del padre in vari esseri, gli suggerì di non spaventarsi ed afferrato una volta il vecchio re del mare, non doveva mollarlo e così avrebbe saputo dove era custodita Elena ed avrebbe potuto conoscere cosa fare per ritornare alla sua Sparta.
Il vecchio una volta immobilizzato, parlò e svelò a Menelao le incombenze da farsi, come quella di sacrificare a Giove e così avrebbe potuto abbracciare la sua sposa e fare un felice ritorno.

Questa leggenda mitologica ci fa capire che senza scervellarsi più di tanto, che per venire a capo della verità, bisogna superare ostacoli spesso di difficile soluzione, ma per risolverli basta  ragionare in modo semplice e con l’esperienza della propria esistenza e con molta tenacia senza abbattersi. A tutto c’è rimedio. 

 Le imagf+gini sono:

Il quadro di Potreo

e la digura della moglie del vecchp dio del mare             

 

LE 

 

 



 

venerdì 15 maggio 2026

Buon Giorno – Buon Venerdì 15 maggio 2026

 

Buon Giorno – Buon Venerdì 15 maggio 2026

--- San Torquato – Sant’ Isidoro -- San Vittorino ---

 

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La vita è un viaggio meraviglioso da essere vissuto, attraverso le varie fasi, come l’infanzia, la giovinezza, la maturità e infine la vecchiaia, anche se piena di eventi speciali , come le sofferenze, senza scelta, di malanni fisici. Malanni che bisogna  saperli affrontare con ottimismo e non lamentandosi, ritenendo che capitano solo a noi.

Unico rimedio, quindi, nella vita è quello che con la volontà, con tanta pazienza e molto coraggio, per superare  i malanni fisici,  necessita un buon aiuto di sanitari validi, ma soprattutto il conforto di parenti e amici affettuosi per andare avanti, sperando di avere, anche, qualche momento di gioia e di felicità, che fanno apprezzare così la nostra esistenza

Dopo questa mia riflessione sulla vita, oltre ad augurarvi una buona giornata, mi accingo a postarvi, gentili, amiche e amici che mi leggete, un’altra interessante curiosità mitologica, che mette in risalto che il termine della stagione di giovinezza, non dovrebbe mai finire per non preferire la morte per non più soffrire.

Dalle curiosità storiche mitologiche

di Sasà ‘O Professore

Il mito di Titono

Chi era “Titone", e perché è ricordato?

Titono, era un principe troiano, nato da Strimo (che era figlia del dio-fiume Scamandro - Troade-) e da Laomedonte, che era noto. come il fratello di Priamo (il famoso Re di Troia).

Titone era un giovane dalla straordinaria bellezza e, perciò venne notato da Eos (la dea dell'Aurora, nota pure, come la dea "dalle dita di rosa", che apriva le porte del cielo al carro del sole), che appena lo vjde, s'innamorò immediatamente del suo volto. tanto che dal desiderio di averlo tutto per sé, lo rapì e lo portò in Etiopia.

Eos ( la dea Aurora) pur amando Titone perdutamente, non era felice, anche se estasiata dallo stesso, per la rigogliosa bellezza, era comunque consapevole, che il suo amante, che era un mortale, ed era quindi destinato a morire, mentre lei, essendo dea, possedeva al contrario l'immortalità.

Intanto dalla loro unione vennero alla luce due figli: Emazione e Memnone (quest'ultimo tristemente ricordato per le note vicende legate alla guerra di Troia).

Memmone, infatti, perì per mano di Achille, ma la madre ne ottenne l'immortalità, per la qual cosa le lacrime versate da Lei, (la dea dell'Aurora) sono le gocce di rugiada, che si ammirano ogni mattino sulle foglie nei campi).

Eos (Aurora) chiese a Zeus per il suo compagno, Titone, la condizione di immortalità, dimenticando, però nella richiesta di fargli ottenere anche l'eterna giovinezza.

Zeus (Giove) acconsentì ed esaudì il desiderio di Eos, così mentre lei rimaneva identica, Titono, invece, viveva, certo, ma invecchiava giorno dopo giorno, anno dopo anno. Il suo vigoroso corpo si rattrappiva, la sua voce soave si incupiva, il bel ragazzo si trasformava pian piano in un uomo maturo, in un anziano piacente, in un vecchio cadente, e infine in un moribondo senza speranza di pace

Titone però, restava tuttavia un problema per Aurora, che, infine, lo trasformò in una cicala, al punto che fu necessario metterlo in un cestino di vimini per la conseguente infermità.

La trasformazione in cicala rappresenta l'elogio vivente ad una vita breve e gaudente.

Il rapimento di Titono da parte di Eos (la dea Aurora) dipendeva da una punizione inflitta alla stessa. perché un tempo unitasi ad Ares, aveva suscitato l'ira di Afrodite, che ne fece un'eterna innamorata.

Di tutta la vicenda Mimnermo coglie l'aspetto più tragico: l'immortalità senza giovinezza, dunque una vecchiaia eterna, e proprio la decadenza fisica e mentale per il poeta era il male incontrastabile della condizione umana,nonché il suo cruccio costante, infatti scriveva:

"ma poi quando si è dileguato il termine della stagione di giovinezza, allora la condizione di chi è morto è preferibile alla vita."

Le immagggini sottostanti sono:

Titone vecchio e la giovane ed eterna Aurora Titone vecchio,perché umano, e la giovane ed eterna Aurora 


 

 

 

giovedì 14 maggio 2026

Buon Giorno Buon Giovedì 14 Maggio 2026

 

Buon Giorno Buon Giovedì 14 Maggio 2026

-– San Mattia – San Bonifacio – Santa Giusta ---

 

 La crudeltà nel non far arrivare gli aiuti umanitari ai soccombenti paesi, (Palestinesi, Libanesi), che  sono coinvolti), come del cibo, dell’acqua e del necessario per evitare il decesso di bambini e persone innocenti, fa indignare nel ritenere che. le istituzione dei paesi dell’Occidente democratico, e di quelli dell’ONU, consentono questo scempio di vite e non agiscono nel difendere il diritto di esistere di questi innocenti dalla violenza di una guerra, specie per motivi territoriali.

Un tempo, con forza e vigore, si manifestava per far cessare questo immane processo di distruzione e per far ottenere subito, la pace, valore fondamentale per far sempre trionfare la liberta, la giustizia e la fratellanza senza disuguaglianze sia per. fattori economici, che etnici e religiosi.

.Dopo questa amara constatazione, oggi oltre ad augurarvi una buona giornata, vi posterò un’altra interessante curiosità mitologica, nel come gli antichi greci giustificavano i fenomeni delle scosse telluriche, delle lave vulcaniche e del bradisismo , quando avvengono e si percepiscono.

Dalle curiosità  mitologiche di Sasà ‘O Professore

Tifeo o Tifone (il Signore d'Ischia)

Origini dell’Isola d’Ischia e dei Campi Flegrei

Vuoi conoscere chi era Tifeo o meglio Tifone, il Drago simbolo della furia devastatrice del fuoco, che combatté contro Zeus (Giove) e sconfitto dallo stesso, fu punito a restarsene relegato, incatenato e nascosto sotto le montagne, (per lo più costiere) e sotto le grandi isole del mar Mediterraneo, specie quelle nel tratto noto come il Tirreno

Tali grandi isole celano vulcani, che periodicamente eruttano lava d'origine magmatica e sai perché ?

Sotto le isole del mar Tirreno) c’è il Titano Drago, TIFEO, che era un mostro primordiale, generato dalle primigenie divinità, la Terra (Gaia) e dal Baratro Infinito (il Tartaro), per conto della Dea Era (Giunone), che l’aveva richiesto, per vendicarsi del proprio consorte Zeus (Giove), che aveva creato senza il suo concorso (alla nascita) della Dea Minerva.

Era (Giunone), lo desiderò tanto, di fare altrettanto e la sua richiesta fu esaudita.

Toccando, infatti, la Tenta (Massa informe della primordiale superficie della terra) rimbalzò Tifeo, in mezzo ad un fetore pestilenziale.

Per vendicare lo spodestamento da parte di Zeus (Giove) del proprio padre Crono (il Tempo invocò  Saturno, che con l’aiuto dei suoi fratelli, i Titani; (primordiali esseri gigante dell’Universo) per sferrare una furibonda guerra contro l’usurpatore Olimpico con lo scopo di ridisistemare, l’ordine preesistente, basato sull’equilibrio della Terra, del cielo, del mare e dell’aria.

Nella Guerra Zeus (Giove) si fece aiutare dai Ciclopi e dai Centimani, anch’essi primordiali giganti, che liberò dagli abissi del profondo Tartaro, in cui erano stati incatenati dal Dio Urano. La guerra fu terribile senza limiti, che durò per dieci anni e più e che sconvolse l’intero Universo.

Durante la lotta si assistette a montagne sradicate, che scagliate nelle fiamme fremevano, intere selve crepitavano, mentre la terra, i flutti dell’oceano ed il mare immenso ribollivano.

Accadde, così, che, una bolgia infuocata producendo una vampa, salì fino all’etere ed avvolse l’intero popolo dei Titani, accecandoli.

I giganteschi Titani, nonostante il loro coraggio orgoglioso, non ressero la lotta e sconfitti, e vinti furono oppressi, incatenati e precipitati negli abissi, lontano, ma tanto lontano dalla superficie della terra, quanto distante è la Terra da Cielo.

Saturno, il principale avversario di Zeus (Giove), sconfitto, fu anch’esso incatenato, mentre la nuova gerarchia olimpica s’insediò con tutta la schiera di nuovi Dei, voluti e scelti o partoriti, per la maggior parte di loro dallo stesso Sommo Dio, Zeus (Giove), quando si accoppiava con donne mortali, generando semidei come nel caso d’Eracle (Ercole), Giasone e Minosse.

Gea (la Terra), intanto non aveva perdonato la sconfitta di Saturno e dei suoi fratelli Titani, e per vendicarsi istigò il figlio più giovane, il Drago Tifeo, a scagliarsi contro l’Olimpo. Il corpo di Tifeo, era immondo e pauroso, era ricoperto di penne irte, come lance acuminate, aveva le spalle, formate da cento teste di drago, ciascuna delle quali vibrava una lingua nera, mentre gli occhi delle stesse sprizzavano fiamme ininterrottamente a mo’ di lanciafiamme, che inceneriva ogni cosa ed era così enorme, che superava in altezza qualsiasi montagna e le sue mani erano capaci di toccare sia l’oriente, sia l’occidente, dalle cosce, infine, uscivano vipere velenose

In un primo momento gli Dei dell’Olimpo, fuggirono sbigottiti e furono costretti a trasformarsi in animali per non farsi catturare dell’invincibile Tifeo

Zeus (Giove) l’affrontò, ma ben presto ebbe il peggio, ed avvinto dalle serpi, cadde in potere del poderoso avversario, che gli recise i tendini delle mani e dei piedi e lo rinserrò nel proprio antro in Cilicia.

La storia non finisce qui, perché Ermes (Mercurio) scoprì la prigione di Zeus (Giove) e liberatolo, riuscì a ridargli forza e vigoria, dopo avergli sistemato i tendini recisi

Zeus (Giove) rimessosi in sesto, riprese la lotta contro Tifeo e questa volta riuscì a sconfiggerlo con, il "Folgore", costringendolo a nascondersi ed a rifugiarsi sotto le maggiori isole del Tirreno

La vittoria completa Zeus (Giove) l’ebbe, quando schiacciò, sul capo del gigante Tifeo, un’enorme montagna, l’Etna, e sul corpo delle numerose teste, scagliò addosso, come fossero sassi, le tante isole presenti, che attualmente s’ammirano nel mar Tirreno, tra le quali, Procida, Capri, Ischia. Stromboli e Vulcano.

Nonostante il peso di questi enormi macigni di pietra, cui soggiacciono le teste del mostro, esse sono ancora vive tanto, che ad intermittenza di anni eruttano lava incandescente come fosse il loro vomito.

L’addome del mostro finì, parte sotto il peso del monte Epomeo dell’Isola d’Ischia e parte sotto gli altipiani dei Campi Flegrei, e per questo il mostro, sfogandosi per la male sorte capitatogli, giornaliermente tentando di liberarsi dei pesanti macigni, si sfoga lamentandosi invocando la bella Afrodite (Venere),

Afrodite (Venere), impietosita da tante lagrime, intercedendo presso il padre Zeus (Giove) ottenne dal padre solo di poter tramutare gli assordanti rimbrotti e sbuffi del questulante, in fumarole, solfatare e sorgenti termali, sia nel mare acqua, dove soggiace, sia sulla terra ferma, rendendo così l’isola d’Ischia e tutta la costa flegrea, località dolci e piene di salubrità e con una perenne temperatura gradevole

Questo è Tifeo o Tifone, il Signore incontrastato del Mar Tirreno, che ha reso famoso nel mondo queste isole e le coste tirreniche per le loro benefiche sorgenti d'acque termali, che curano naturalmente malattie guaribili soltanto immergendovi in loro e ritemprano lo spirito, dallo stress della vita condotta in modo frenetico

Tifeo è anche l’artefice in questio periodo del bradismo nei campi flegrei con i suoi assordanti rimbrotti e sbuffi percepiti come scosse di terremoti.

Le imagini sottostanti sono: Tifeo imprigionato sotto l'isola d'Ischia; Mappa con l'isola di ischia ed i campi flegrei