giovedì 28 maggio 2026

Buon Giorno Buon Giovedì 28 Maggio 2026

 

Buon Giorno Buon Giovedì 28 Maggio 2026

-– Sant’Emilio – San Priamo – San Ladislao ---

 

Oltre al sentimento dell’amore occorre anche  quello dell’amicizia, che serve per vivere la nopstra esistenza e che vale, a volte, più della parentela, perché riflette un concetto semplice, specie quando  prevede che ci sia  una scelta, comune e reciproca, con persone, che condividono gli stessi valori, interessi e affinità, creando un legame profondo e autentico e spesso diventa più forte del legame della stessa parentela, che è legata solo da vincoli di sangue..

 Infatti l'amicizia, quando nasce, si prova e si consolida spontaneamente nel cuore, e può durare per sempre, specie senza fini reconditi o economici,

.In definitiva l’amicizia fa  provare momenti belli e conforta nelle brutte vicissitudini durante la nostra esistenza

Dopo questa affermazione. nel  salutarvi con il mio abituale quotidiano “ buon Giorno”  auguro a tutte le amiche e amici, che avranno modo di leggermi, una serena e gioiosa giornata, in quanto serve a scambiarsi le riflessioni di una vita vissuta, ugualmente  però, vi posterò anche oggi un’altra curiosità mitologica, che parla  di come accettare la vita senza abbattersi mai con tenacia e pazienza

Dalle Curiosità mitologiche Sasà ‘o Prufessore.

come era  prevalente la cultura .egiziana-greca di quel periodo antico.

La Sfinge

Chi era la Sfinge, come trascorreva le sue giornate e che fine fece ?

Il vocabolo Sfinge è sinonimo di un indovinello difficile o anche di un breve componimento detto Enigma, con allusione di non facile comprensione e soluzione.

La Sfinge rappresenta il rinomato mostro egiziano, raffigurato con un viso di donna e con il petto, le zampe e la coda di leone, e nelle leggende Tebane era provvisto d'ali, come un uccello da preda ed aveva la coda da serpente.

La Sfinge era figlia d’Echidna, che la partorì accoppiandosi con il proprio figlio, il cane Ortro ed era dunque sorella del Leone di Nemea e dell’Idra di Lerna (mitici mostri d'alcune fatiche d'Ercole).

Questo mostro fu inviato da Giunone (Era) per esaudire l’invocazione di Pelope, che chiedeva giustizia e vendetta al fine di punire la città di Tebe, dove regnava, Laio, reo di aver rapito suo figlio Crisippo, dopo averlo sedotto ed amandolo spasmodicamente, costringendolo a fare l’amore contro natura.

Questo mostro, (la Sfinge) s’insediò su una rupe presso Tebe e sconvolgeva l’intero paese, quando entrava nella piazza del mercato e sgozzava e divorava i passanti, che non sapevano risolvere gli enigmi, che proponeva cantando sotto forma d'oracolo.

Soltanto Edipo riuscì a rispondere esattamente ai difficili quesiti, tanto che costrinse il mostro, indispettito a precipitarsi dall’alto della roccia sulla quale era appollaiato e perse la vita.

Quali erano gli indovinelli, che faceva la Sfinge?

Siete “ Curiosi “ eccoveli:

1) Sulla Terra esiste un animale, che può avere quattro, due o anche tre gambe ed è sempre chiamato con lo stesso nome. E’ l’unico essere vivente, che muta natura. Quando cammina, appoggiato al maggiore numero di piedi, è più debole e la velocità delle sue estremità è minore.

2) Esistono un fratello ed una sorella, dei quali l’uno genera l’altra e dei quali la seconda, a sua volta, è generata dal primo.

3) Qual’ è quella vacca, che cambiava di colore tre volte al giorno: da bianca essa diventava rossa, poi nera e ricominciava lo stesso ciclo l’indomani.

A tutti piace cimentarsi nella soluzione d'indovinelli, specie se molto intricati e difficili, ed ora grazie alla televisione sono chiamati Quiz, e come diceva una canzoncina “ La vita è tutto un quiz “

Questa leggenda mitologica ci fa capire che senza scervellarsi più di tanto, gli ostacoli della vita si possono risolvere ragionando in modo semplice e con l’esperienza della propria esistenza e con molta tenacia senza abbattersi. A tutto c’è rimedio.

Le immmagini sottostanti sono:

La Sfinge come è rappresentata nella piana di Ghiza in Egitto;

La Sfinge, come era immaginata dai Greci

La sfinge a colloquio con Edipo

L’immagine di Re Edipo immaginata dai greci.




 

 

 

mercoledì 27 maggio 2026

Buon Giorno Buon Mercoltedì 27 Maggio 2026

 

Buon Giorno Buon Mercoltedì 27 Maggio 2026

-– Sant’Agostino – Santa Restituta – Sant’Attanasio ---

 

Un tempo bastava leggere un libro per migliorare le proprie conoscenze, per acquisire  nuovi termini linguistici, che consentivano poi una più forte capacità di analizzare  sia eventi storie, che avevamo appreso con lo studio e vivendo la propria esistenza o anche  attraverso le applicazioni computerizzate.              Attualmente con l'intelligenza artificiale (IA), tale sistema di conoscenze è stato superato, come pure tante attività, che sostituirà completamente l'uomo e ne trasformerà radicalmente il ruolo.

 L'IA però potrà affiancarci e automatizzare i compiti ripetitivi, ma non  il pensiero critico, la creatività e la sfera emotiva, aspetti in cui l'essere umano rimane insostituibile.  Dopo questa mia riflessone,  che  mette in risalto l’importanza della lettura per favorire e migliorare la nostra vita, come al solito, anche stamane, vi posto, care amiche e amici, oltre ad augurarvi una buona giornata, un’altra curiosità mitologica, che parla di avvenimenti speciali, che non devono verificarsi, in quanto non producano altro che confusione, vendette e risentimenti per giustificare il torto ricevuto.                                                                       La Curiosità parla di un prodotto fruttifero di ottima qualità e dal gusto inimitabile, prodotti soprattutto nel nostro meridione, vanto della nostra attività storica ortofrutticola e vendute, apprezzata in tutto il mondo...

Dalle Curiosità storiche mitologiche ortofrutticole

di Sasà ‘o Prufessore.

I Mitici Frutti del Giardino delle Esperidi

Quali frutti del Giardino dell’Esperidi sono giunti fino a noi,chiamati nell’antichità anche Pomi D'Oro ?

Diciamo subito che le Esperidi erano note, come le “Ninfe del Tramonto” e furono generate da NYX (la dea della Notte) e da un Titano (il gigante Atlante), e vivevano nei pressi dell’isola dei Beati sulla riva, dove si riteneva iniziasse l’Oceano ai piedi di un monte, dove risiedeva anche il loro genitore, dal quale prese il nome (il monte Atlante).

Il Titano Atlante, fu lì relegato, perché condannato da Giove, dopo la sconfitta della sua stirpe (i Giganti) contro gli Dei Olimpici, a reggere sulle spalle la volta del cielo.

Le Esperidi erano conosciute come le guardiane del Giardino degli Dei, dove crescevano i Pomi d’oro, dono di nozze di Gaia (la dea Terra) ad Era (Giunone) quando questa si sposò con Zeus (Giove).

Erano assistite a svolgere la loro funzione da un Drago, Ladone (figlio dei Mostri primordiali Tifone ed Echidna), che era raffigurato come un mostro, avente la coda ed il corpo di un serpente con due e più teste, che emettevano suoni diversi, come latrati spaventosi di una giovane cagna per tener lontano chi voleva trafugare i Pomi d’oro dal Giardino degli Dei.

Le Esperidi erano quattro e stavano a ricordare coi loro nomi le fasi del passaggio dalla luce del giorno all’oscurità piena della Notte, che cela in sé frutti d’oro.

Difatti si chiamavano una Egle, (la luce), la seconda Eritia o Eritide (la rossastra), la terza Esperia (la serale) e la quarta Aretusa (l’imbrunire ed il sorgere della notte).

I cosiddetti Pomi d’oro non erano altro che le ARANCE, che apparivano come mele dalla buccia aurea e con l’aiuto delle Esperidi, da cui le arance presero il nome, Ercole riuscì ad impadronirsene, sorprendendo il suo guardiano, il drago Ladone, il serpente sempre desto, che aveva il compito di non far avvicinare ai pomi divini nessuno, nemmeno le stesse esperidi.

Una volta che furono trafugate i pomi d’oro le Esperidi, rimaste sole e senza più la compagnia del Drago Ladone, iniziano a piangere ad alta voce e nel loro dolore furono trasformate in alberi, in un primo momento come pioppi neri, olmi, salici piangenti, davanti agli occhi degli Argonauti, quando approdarono sull’isola del beati e poi quando Ercole restituì i frutti d’oro ai loro legittimi proprietari, gli dei Zeus (Giove) ed Era (Giunone), divennero soltanto piante d'agrumi (Arance, limoni, mandarini) acquietandosi.

Se la curiosità è piaciuta, fatevi una spremuta di arance alla mia salute e ricordate che state mangiando un frutto dedicato alla maestà degli Dei olimpici.

Le immagini sottostanti sono:

1) L'Esperidi : le ninfe del tramonto, le guardiane del giardino degli Dei

2) Il Titano, il gigante Atlante,come è raffigurato in una statua nel museo 

….archeologico di Napoli 



 

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martedì 26 maggio 2026

Buon giorno - Buon Martedì 26 Maggio 2026

Buon giorno - Buon Martedì 26 Maggio 2026

-– San Filippo – San Desiderio – San Berengario ---

 

Da qualche giorno, specie la mattina il sole con  i suoi benefici raggi, che rappresentano la dolce stagione della Primavera, fa presagire il bel clima atmosferico del mese di maggio.

Sempre meglio della temperatura invernale con venti impetuosi e pioggia incessanti, che provocano  spesso allagamenti e straripamenti di fiumi.

Anche se la natura si vorrebbe ribellare, perché non accetta  il continuare dei conflitti su buona parte del globo terrestre..

Le nuove generazioni, per il perdurare di questi tristi eventi ,( le guerre territoriali), che fanno solo trepidare, manifestano e invocano la pace, perché si rispetti la natura, senza sconvolgere territori,  con conflitti distruttivi e devastanti,

Dopo questa constatazione della realtà, come al solito, vi posto, care amiche e amici, oltre ad augurarvi una buona giornata, una altra interessante curiosità storica paesaggistica campana sulla costa cilentana, che è anche essa una delle tante bellezze naturali  .

Dalle Curiosità storiche paesaggistiche di Sasà ‘o Prufessore.

Storia di Palinuro

Il nome di Palinuro deriverebbe, secondo alcuni dallo sfortunato nocchiero di Enea, che vinto dal sonno, cadde nel mare tirandosi dietro il timone, mentre altri tragggono la sua etimologia dal greco: Palinouros composto da due parole: palin e ouros; la seconda parola, nell'Odissea di Omero ha il significato di bufera, e in generale vuol dire «vento», mentre palin oltre alla comune accezione «di nuovo», esprime anche l'idea di «contrario», «che gira, che torna indietro».

Palinuro è, in definitiva, una designazione della tempesta. In effetti anche oggi si può constatare come il vento domini spesso impetuoso a Capo Palinuro, causando violente tempeste; ed è perciò probabile che il nome gli sia stato dato dai più antichi navigatori Greci che costeggiavano il Tirreno.

La presenza di una civiltà a Palinuro è testimoniata anche dalle scoperte archeologiche fatte sul posto, alcune delle quali (come quelle riguardanti monete antiche, gli Stateri d'argento incisi con la scritta "PAL-MOL", che fanno riferimento al promontorio di Palinuro e al villaggio di Molpa.), che sono state catalogate al VI secolo a. C., ed altre al secolo IV, come si può desumere, pure, da un cippo sepolcrale venuto alla luce nel 1933 sulla costa di Palinuro, nel luogo detto le Saline.

Le immagini sottostanti sono:

1) Le spiagge ed il promontorio di Pailinuro con i' arco naturale

2) monete antiche greche gli Stateri d’argento con scritta   …“PalMol”

3) Cenofalio di Palinuro, scoperto il 1933 lungo la costaroverta ….canzanella 





 

 

lunedì 25 maggio 2026

Buon Giorno – Buon Lunedì 25 maggio 2026

 

Buon Giorno – Buon Lunedì  25 maggio 2026

--- Santa Beda – San Dionigi -- San Gregorio ---

 

La nostra esistenza è piena di eventi negativi, pieni di trepidazioni, oltre alle conseguenze derivanti dai conflitti, che stanno subendo  non solo i popoli dell’Ucraina della Palestina. e quelli del Libano, ma soprattutto  dai paesi europei, come l’Italia, ,, per l’aumento del costo delle materie prime, gli idrocarburi, che ne è priva, necessari per la produzione di energia, che serve per le attività industriali e non solo.

Si dovrebbe invece vivere come. dopo il bel periodi di benessere, il famoso il “Bum-economico”, dopo il dopoguerra, quando si ebbero le tantissime evoluzioni tecnologiche, grazie allo studio e alla ricerca nei vari campi della scienza.

intanto, auguriamoci che questo inizio trepidante periodo del terzo millennio con i conflitti  possa finire presto, e che si giunga alla pace, per ritornare ad una esistenza serena, soprattutto per le prossime generazioni, che dovranno far primeggiare sempre solo l’amore, la concordia, la giustizia, senza discriminazioni razziali, con la perfetta uguaglianza di genere, per ottenere con esse, l’esistenza degli uomini su questo meraviglioso pianeta , la terra..

Dopo questa mia osservazione della realtà, come al solito, vi posto, care amiche e amici, oltre ad augurarvi un buon inizio di settimana,  una interessante curiosità non mitologica, ma stavolta storica paesaggistica sulla città di Napoli che mette in mostra le sue meravigliose naturali bellezze. .

Dalle Curiosità storiche  di Sasà ‘o Prufessore.

Napoli : Capo Posillipo

'Ncoppe 'o Cape 'e Pusilleche Addiruse

(La traduzione della località,  in italiano è, Sul capo di Posillipo profumato (il promontorio profumato)

Posillipo è il promontorio di rara bellezza, che chiude ad ovest il territorio della città di Napoli e si prolunga verso il mare dividendo la baia di Napoli da quella di Pozzuoli. Le sue gialle pareti di tufo si innalzano ripide sul mare ma degradano dolcemente verso il centro della città, offrendo una affascinante e multiforme combinazione di scorci panoramici sulla costa, che ha sempre attirato grandi personalità della nobiltà e dell'arte, che qui sono venute a costruire le proprie ville rifugio o a ispirarsi.

Il termine deriva da "Pausylipon" che in greco significa "Pausa dal dolore" e che era il nome della sontuosa villa romana, che sorgeva proprio su Capo Posillipo e di cui restano oggi visibili i resti del teatro, dell'Odeon, delle terme e di un ninfeo. La villa apparteneva a Publio Vedio Pollione, uno dei principali sostenitori di Ottaviano Augusto e protagonista della vita politica di Roma nel periodo della sua transizione verso l'impero. Alla sua morte la villa passò sotto la proprietà dell'imperatore e divenne una delle più belle e ricche tra quelle conosciute.

La villa del Pausylipon si estendeva tra Marechiaro e Nisida, che oggi delimitano l'oasi naturale protetta del "Parco sommerso della Gaiola", dal nome degli isolotti al centro dell'area, proprio sulla punta estrema meridionale del promontorio.

Marechiaro è un affascinante piccolo borgo marinaro rivolto verso il centro del Golfo di Napoli, il Vesuvio e la Penisola Sorrentina, che ha ispirato una delle più belle canzoni classiche napoletane, "A Marechiaro" scritta da Salvatore Di Giacomo. Alle spalle del borgo si trova la caratteristica chiesetta di Santa Maria del Faro, che contiene alcuni resti della villa romana e che la tradizione vuole sorgesse sul luogo dell'antico faro romano.

Di fronte al versante di Posillipo, che guarda i Campi Flegrei, chiamato Coroglio, a cui è collegata Nisida, che è una piccola isola di origine vulcanica, da un istmo lungo circa 300 metri. In epoca romana era un luogo privilegiato, jnfatti in una villa di Nisida fu organizzato il quartiere generale di Bruto e Cassio durante la congiura contro Cesare e le lotte che seguirono.

Durante il Medio Evo fu adibita a luogo di riposo per la Regina Giovanna d'Angiò prima e poi dei Duchi di Amalfi. Nisida fu riserva di caccia per Murat,e  quando passò ai Borboni fu trasformata in colonia penale. Ancora oggi, pur nel timido riaffacciarsi di una nuova fruizione turistica, ospita il Carcere Minorile.

Ma il punto panoramico più spettacolare di Posillipo è sicuramente il Parco Virgiliano, (noto anche come Parco della Rimembranza) sulla sommità della collina dove, tra alberi e strutture sportive, è possibile spaziare con lo sguardo su tutto il Golfo di Napoli e sui Campi Flegrei. La magnificenza di questo panorama era tale che influenzò la produzione artistica di una intera generazione di pittori paesaggisti dell'Ottocento, conosciuti proprio con l'etichetta di "Scuola di Posillipo" e che tanto ha contribuito a diffondere nella aristocrazia europea il mito delle bellezze di Napoli e del suo Golfo.

Alle spalle della collina di Posillipo (e all'inizio dei Campi Flegrei) si trova infine il litorale di Bagnoli, estremo lembo occidentale della città di Napoli, che oggi è al centro di un imponente piano di recupero e riconversione, teso a restituirle la straordinaria bellezza che aveva prima che qui fosse insediata una acciaieria durante gli anni della industrializzazione e del boom economico. Al posto di alcuni capannoni della vecchia acciaieria si trova oggi la Città della Scienza, un tentativo di rinnovare la tradizionale idea di esposizione museale e rivolto principalmente agli studenti per avvicinarli alle nuove tecnologie

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Le immagini sottostanti sono:

1) Posillipo . visto dalla Baia di Mergellina

2) La villa romana di Publio Vedio Pollione,

3) La casa di Publio Vedio Pollione a Marechiaro …. ….(Nota coma la ….casa degli spiriti)

4) L'isolotto della " Gaiola" (ìn italiano gabbia per …..uccelli) sulla punta …..estrema del Capo di Posillipo

5) La finestra che ispirò al poeta Salvatore Di ….Giacomo….la famosa …canzone " Marechiaro"

6) l'isola di Nisida vista dal parco Virgiliano di ….Posillipo

7) Squarcio del parco Virgiliano ….

……detto anche delle …..Rimembranze)

8) Gli arenili delle spiaggia di Bagnoli,