venerdì 8 maggio 2026

Buon Giorno Buon Venrtdì 8 Maggio 2026









Buon Giorno Buon Venrtdì 8 Maggio 2026 -– San Acacio – Sant’Ulrica – San Vittore --- Sperando che l’incontro tra il papa, Leone XiV e il segretario di stato USA, sia l’auspicio, che possa creare i presupposti per far giungere facilmente la pace e la fine dei tanti conflitti, che fano trepidare gli esseri umani di questo nostro meraviglioso pianeta. Vivere serenamente, come meglio ci aggrada, con il sentimento più bello, l’Amicizia, che consente di vivere questa nostra esistenza con rispetto, lealtà, giustizia e tanta solidarietà con i meno fortunati, come pure rispettando la natura e l’ambiente, che ci circonda, evitando di lamentarci o imprecando quando si verifica l’imprevisto e l’improbabile. Stamane intanto vi posterò una mia curiosità storica, come si evince da scritti del passato, riguardante appunto il sentimento gratificante, che è l’amicizia. Dalle curiosità storiche mitologiche IL mito dell’amicizia L’AMARANTO LA PIANTA DELL’AMICIZIA L’Amaranto non è solo un colore dei fiori di una pianta, ma da sempre, come dicevano i Greci, rappresenta un mito intramontabile, che raffigura il sentimento dell’amicizia, che si fonda sulla stima reciproca degli esseri viventi, specie quando è veramente sentita e nulla riesce a farla affievolire, né a farla appassire. L’amicizia, per questo, è ritenuta una dell’esperienza fondamentale dell’umanità ed è stata elevata ad una sorta di santificazione in ogni epoca da tutte le religioni, che si sono succedute. In quella greca l’amicizia era portata ad esempio, come quella rappresentante, che esisteva fra Oreste e Pilade, i cugini, che, vivendo insieme fin da bambini, furono abituati ad avere uguali interessi, a godere delle stesse sensazioni del piacere ed a sentire identico affetto per il prossimo, vivendo quasi come in una perfetta simbiosi. In quella romana, l’amicizia era considerata un rapporto molto pratico della vita e fu enfatizzata con il concetto di solidarietà fra individui, che furono definiti “Sodales”, valeva a dire accomunati da uno stesso scopo pratico da raggiungere e perciò s'impegnavano tutti uniti in campagne di conquista. In concreto l’amicizia fu rappresentata e quindi la simboleggiarono con i fiori di amaranto, che ritenevano una sorta di talismano contro l’invidia e le avversità della vita. Nel medio Evo, con l’amaranto di solito, si ornava il capo con ghirlande e si cingeva le vesti con grandi inserti di questo vivo fiore, sperando così ottenere l’altrui benevolenza ed una protezione duratura del benessere fisico. Il mito dell’Amaranto nasce dal fatto che per raggiungere lo scopo della vera amicizia occorre che ci fossero, secondo Aristotele, tre presupposti: 1) Quando si hanno gli stessi godimenti sul piacere …..comune; 2) Quando esiste un interesse reciproco; 3) Quando si basa sulla bontà reciproca. La percezione dell’amicizia diventa sentimento e logica di vita, come detto da Aristosseno, e dopo di lui Cicerone (De off. 3.45), ed infine Diodoro Siculo (10.4), e altri, intorno al 4 ° secolo a.C., nella famosa storia narrata negli scritti: “di Pizia e del suo amico Damone, entrambi seguaci del filosofo Pitagora “. La storia racconta che un giorno Pizia recatosi a Siracusa, (a quella epoca regno della Magna Grecia, dove imperava il Tiranno Dionisio), fu ingiustamente accusato di aver partecipato ad un complotto a causa delle sue idee per abbattere il sovrano (il Tiranno Dionisio). Scoperto, fu deciso che doveva essere punito per questo infame crimine alla pena di morte. Questo il fatto ma la storia diventa emozionante ed è ricordata come : “la storia di Damone e Pizia”, grandi amici, che vivevano mettendo in comune ogni loro avere e condividendo il pensiero filosofico pitagorico della reciproca assistenza, fu messa in evidenza il giorno in cui fu scoperto l’attentato contro Dionisio, e per questo motivo Pizia fu accusato di aver partecipato alla congiura. Non potendo provare la sua innocenza, Pizia accettò la condanna, ma prima di essere giustiziato, chiese di poter tornare alla propria casa per l’ultima volta, per risolvere i suoi affari e congedarsi definitivamente dalla propria famiglia. Il tiranno Dionisio in un primo momento rifiutò la proposta pensando che una volta rilasciato libero, Pizia non sarebbe più tornato e lui fosse stato ritenuto uno stolto ed un credulone. Allora Pizia chiamò il suo amico, Damone, e gli chiese di prendere il suo posto in prigione in attesa della esecuzione della condanna, mentre si recava dalla sua famiglia per salutarla. Dioniso, a quel punto, accettò la proposta dello scambio e concesse a Pizia un periodo di tempo per sistemare le sue cose. Dionisio allora fece imprigionare Damone al posto di Pizia, che avrebbe pagato con la sua vita se l'amico Pizia non si fosse presentato il giorno stabilito per l’esecuzione. Arrivato il giorno fatale e avvicinatasi l’ora stabilita, nessuno aveva notizie del condannato, Pizia, e mentre la gente dubitava, Damone non smise di credere nella lealtà dell’amico. Pizia, infatti, arrivò all’ultimo momento e, abbracciato il compagno, che era pronto ad avviarsi verso il patibolo, e si scusò per il ritardo, opera di un involontario contrattempo, dovuto al sequestro della sua nave da parte di feroci pirati, che dopo averlo catturato e sequestrato la sua nave, lo buttarono in mare senza pietà. Riavutosi nelle acque gelide del mare Egeo lungo la costa siracusana, a nuoto raggiunse la riva con gran fatica, sperando in cuor suo di giungere in tempo per mantenere il suo impegno e la parola data. Il tiranno Dionisio, stupito e colpito dalla fiducia riposta da due amici e dalla loro lealtà, si sentì autorizzato a graziare Pizia e liberare il suo amico Damone, tenuto in ostaggio, e nello stesso tempo li nominò sue persone di massima fiducia ed onorabilità e li elevò a suoi consulenti. Chiese Infine di essere ammesso al loro speciale sodalizio, come terzo membro nella loro relazione. Così, come la vicenda di Damone e Pizia insegna, l’amicizia sincera non si spegne con il trascorrere del tempo, sfida ogni difficoltà, supera ciascun ostacolo senza paura ed affronta con serenità le prove a cui la vita ogni giorno la sottopone. L’amicizia educa il cuore dell’uomo a saper convivere. I custodi dell’amicizia vera sono i giovani. In una società che insegue valori sempre più effimeri, abbagliata dalla materialità dilagante, questa narrazione aiuta a scoprire l’essenza della vita, ciò che la rende davvero degna di essere vissuta. Non per altro Aristotele riconosceva l’amicizia come «il sentimento più necessario per vivere». L'Amaranto è un’erbacea annuale, originaria dell’America latina dell’Africa centrale e dell’Asia meridionale ; Appartiene al genere Amaranthus , alcune delle quali sono commestibili e sono coltivate per l’alimentazione in molte regioni del centro equatoriale. Ha un arbusto eretto, e fusti molto ramificati, che raggiunge i 90-100 cm d'altezza; le grandi foglie, ovali o lanceolate, sono di colore verde scuro, opaco, ma il colore più bello dell'amaranto si trova in alcune varietà, famoso è il colore rossastro o porpora, che rimane tale per tutta l’estate, fino ai primi freddi autunnali. L’amaranto produce particolari infiorescenze allungate, pendule, piumose, di colore rosso, arancio o giallo, contenenti numerosissimi piccoli semi scuri. Queste piante si possono coltivare in giardino, come bordure, ma sono anche molto adatte ad essere poste a dimora in contenitore, per meglio rappresentare il suo aspetto pendulo delle infiorescenze. Le infiorescenze della pianta dell'amaranto sono utilizzate come fiori recisi e anche essiccate. Le immagini sottostanti sono: 1)La Pianta dell’amaranto 2) Manifesto del film "Damone e Pizia" che rappresentanp i giovasni ….dell'amicizia e della lealtà 3) ii colore Amaranto



 

giovedì 7 maggio 2026

Buon Giorno Buon Giovedì 7 Maggio 2026

 

Buon Giorno Buon Giovedì 7 Maggio 2026

-– Santa Flavia – Santa Gisella – Sant’Alberto –

 

le non buone notizie per giungere alla pace sono  disattese ancora dal continui conflitti, Israele - Palestina,e Usa - Iran, che tanto preoccupano per i decessi, e per la denutrizione per mancanza di cibo, per la popolazione di Gaza, che vorrebbe vivere in santa pace per sopravvivere.

Intanto la città di Napoli in questo periodo, sta vivendo di un crescente turismo,, che affolla il lungomare e tutti gli spazi monumentali, sia per l’accogliente popolo partenopeo, pieno di creatività, generosità e di estro da vendere, che dall’esistente territorio, godibile e piacevole, considerato, come una delle poche meraviglie del mondo, ancora, da visitare. Sia per la possibilità di godere questa speciale località,  anche, se pochi, si permettono di poter affermare: “Che tutto sommato, la nostra esistenza è bella da vivere”.

Oggi, come promesso e preannunciato. ieri, posterò una curiosità dellidioma partenopeo, che descrive cosa è la sorte , relativa alla nascita, che è indicata in napoletano, con il termine “Ciorta”.

Dalle curiosità storiche di Sasà ‘O Professore

‘A Ciorta

La sciorta (o ciorta) napoletana è la sorte, intesa sia come fortuna sfacciata, che come destino avverso. Deriva dal latino sors e indica un fato imprevedibile che può cambiare rapidamente, spesso descritta come una ruota che gira: "'A sciorta è na rota: mentre ggira, po s'avota".

La parola “Ciorta” in napoletano e spesso viene usata per indicare, sia la buona che la cattiva sorte.              Esiste un  proverbio che può essere pronunciato in vari contesti: con speranza, con rassegnazione o anche con ironia, a seconda della situazione.                                  Vari detti esistono con il termine Ciorta;……………… Agge  Ciorta e minete a mare, ………............ ………………..come per dire abbi fortuna e dormi…….. ‘A Ciorta d’‘o piecuro, nasce curnuto e more ………………………… .scannato: ………………………….Riferito a chi ha una sfortuna accanita, ………………….nato per soffrire………………………. Ma Il detto completo, con il terrmine”Ciorta”, usato per indicare una ” Jella incredibile”, recita solitamente… "'A sciorta 'e Cazzetta: jette a piscià e se ne carette ", è questa una celebre espressione idiomatica napoletana, che descrive una sfortuna nera, comica e paradossale. e significa: La sfortuna di "Cazzetta" (personaggio fittizio creato per fare la rima) è tal, che, nel momento più banale e intimo (andare a urinare), gli accade una disgrazia.

Si usa in modo autoironico o per commentare una serie di eventi sfortunati, che sembrano non avere fine, spesso collegati alla scaramanzia napoletana………….  Il detto evidenzia come a volte la sorte sia misteriosamente punitiva.  I  napoletani, Infatti, per raccontare il loro destino, perennemente incerto, hanno scelto di rimanere attaccati ad una sola parola: la “ciorta”, che a Napoli è qualcosa di molto più complesso della semplice “fortuna”.

Si tratta infatti di un termine, che in italiano si risolve con la differenziazione fra fortuna nel senso di “sorte felice”, e sfortuna, il suo tragico opposto. Ma la “Ciorta” è anche qualcosa di più: un popolo che crede fortemente nella scaramanzia, ciò che in italiano chiameremmo semplicemente “destino”.

Il fatto che però il napoletano abbia scelto la forma “ciorta” anziché quella tradizionale, creando così una parola unica nel suo genere,  che ha poi caratterizzato in molti aspetti la parlata italiana, era già presente il termine “sorta” che, probabilmente a causa della tendenza del dialetto napoletano a pronunciare le consonanti inziali in modo indistinto, è stata trascritta ed è entrata nell’uso comune come “ciorta”.                   La ciorta, quindi,  non si sceglie: la si aspetta

PiNO DANIELE, in una delle sue canzoni, più intimamente e dolorosamente dedicate a Napoli, usa la Ciorta per raccontare di una città costretta da sempre a bastare a se stessa, perché “Napul è na carta sporca, e nisciuno se ne mporta. E ognuno aspetta a’ ciorta”. Si tratta, a ben vedere, di un sentimento strano, una complessa forma di volizione: non si può in alcun modo intervenire sulla ciorta, ed è necessario prendere atto del fatto che esiste qualcosa di più grande e forte di noi.

 

 

 

mercoledì 6 maggio 2026

Buon Giorno Buon Mercoledì 6 Maggio 2026

 

Buon Giorno Buon Mercoledì 6 Maggio 2026
– San Domenico Savio – San Mariano – San Giacomo ---
in questo speciale periodo del terzo millennio necessita manifestare in continuazione, fino a quando non ci sarà la pace, per far vivere ad ogni essere umano con le proprie aspirazioni e con la partecipazione attiva e solidale per superare e saper affrontare dissapori e disuguaglianze, per rendere la vita esistenziale, più serena e accettare la realtà per andare avanti.
Oggi, come al solito, vi posterò un’altra interessante curiosità storica della civiltà romana, per tenere viva la nostra amicizia, care amiche e affezionati amici, che fa riferimento all’attualità, che stiamo vivendo, come il riformismo populista in contrapposizione al sovranismo capitalistico. della nostra realtà sociale-
Dalle curiosità storiche di Sasà ‘O Professore
I fratelli Gracchi
I Fratelli Gracchi, talvolta anche indicati brevemente come i Gracchi, furono importanti figure politiche,della storia di Roma, ed erano dalla parte dei populares della Repubblica Romana.
I Fratelli Gracchi appartenevano alla “Gens Sempronia” del ramo plebeo. I Fratelli Gracchi sono stati definiti i precursori del socialismo, detto populismo democratico
I due più noti Gracchi, erano “Tiberio Sempronio Gracco” (163-132 a.C.) e “Gaio Sempronio Gracco (154-121 a.C.).
Ai Gracchi o al nome Gracchi sono legati anche: Cornelia, madre dei Gracchi; Publio Cornelio Scipione Africano, padre di Cornelia; Tiberio Sempronio Gracco, padre dei Gracchi; Sempronia, sorella dei Gracchi; Publio Cornelio Scipione Emiliano, sposo di Sempronia. Cornelia, seconda figlia di Publio Cornelio Scipione detto l'Africano, Tiberio Sempronio Gracco, abile stratega ed eccellente governatore di colonie, ebbero undici figli maschi e una femmina,.Nove dei dodici discendenti morirono prematuramente, rimasero in vita solo Tiberio, nato nel 163 a.C., Gaio, più giovane di nove anni, e la sorella Sempronia. La madre, Cornelia; adorava i due maschi e li educò entrambi ad ambire a grandi traguardi. La leggenda narra che, indispettita dalle vanità di una matrona romana in una riunione di un circolo scipionico, replicò all'esaltazione delle vesti e dei monili della rivale, mostrandole i due figli ed esclamando con orgoglio: "Questi sono i miei gioielli". Più che figlia dell'Africano, desiderava essere nominata come "madre dei Gracchi". Alla morte di Tiberio, ucciso al Campidoglio in occasione della carneficina ordinata mediante la formula del tumultus dal pontefice massimo Publio Cornelio Scipione Nasica Serapione, Cornelia non si rassegnò alla perdita del figlio trentenne e incitò l'altro figlio Gaio affinché proseguisse l'azione in difesa del popolo. Ma la sorte riservò una tragica fine anche a Gaio. Dopo aver fatto approvare tramite plebisciti le "Leges Semproniae" in difesa dei diritti della plebe, il suo tentativo di opporsi al potere esercitato dal senato romano e dall'aristocrazia fu soffocato dal console Opimio, eletto dal partito oligarchico, che lo assediò assieme ai suoi sostenitori sull'Aventino. L'ex tribuno, rimasto quasi solo, si fece uccidere dal suo schiavo Filocrate. Cornelia, dopo la morte di entrambi i figli, lasciò Roma per stabilirsi presso Misenum dove proseguì il suo stile di vita: riceveva visite di artisti, di letterati greci e di sovrani d'Oriente che le rendevano omaggio con doni preziosi. Agli interlocutori che accennavano in maniera discreta alla tragica scomparsa dei figli, rispondeva rievocandone le imprese senza lacrime, come se si trattasse di eroi mitologici. Mentre Cicerone vedeva i Gracchi come dei ribelli eversivi al pari di Catilina, Tuttavia, le istanze di riforma agraria verranno fatte proprie da altri Populares quali Gaio Mario e Giulio Cesare.
Chi ne esaltò le figure dei Gracchi fu Plutarco con le Vite paralle le che contribuì, più di due secoli dopo la loro vita, a riabilitare i Gracchi come riformatori, mettendoli a paragone con gli spartani Agide e Cleomene. Secondo Plutarco, Tiberio Gracco "lottava per un'idea bella e giusta con un’eloquenza che avrebbe adornato perfino una causa abietta". Cornelia d'altro canto fu sempre molto rispettata, ed è citata come esempio positivo anche da Dante.
I Gracchi divennero col tempo un esempio di virtù messa al servizio del popolo e della Repubblica, e furono un emblema rivoluzionario, e come Spartaco in ambito socialista . Durante la rivoluzione francese molti simpatizzanti di estrazione montagnarda e giacobina si aggiungevano al proprio nome, a volte cambiandolo, riferimenti a personaggi illustri Gracchus in onore dei due Gracchi, come Robespierre, rivoluzionario protocomunista
Benché riformisti, anche la storiografia di ideologia marxista riservò elogi ai Gracchi.
A proposito della nascita, come è definita nel liguaggio napoletano. ma sarà la curiosità che posterò a prte per non farla lunga..

martedì 5 maggio 2026

Buon Giorno Buon Martedì 5 Maggio 2026

 

Buon Giorno Buon Martedì 5 Maggio 2026

-– Sant’Irene – Sant’Ilario – San Gottardo ---

 

Quest’anno, in questo inizio di maggio, noi napoletani non stiamo vivendo un particolare momento, perché la squadra di calcio della nostra città, il Napoli, non ha vinto il titolo di Campione d’Italia, essendo seconda dietro quella dell’Inter di Milano.

intanto, il nuovo papa, fa sperare con il suo carisma, il ritorno alla normalità per farci vivere un po’ di serenità, con un futuro migliore, senza conflitti, che non cessano ancora, e provocano solo morti e disastri,

Conflitti, che procurano anche trepidazioni ,che fanno male allo spirito ed al cuore.

Oggi desidero, però, per tenere viva la nostra amicizia, dopo la curiosità napoletana di ieri, della “Santarello dei quartieri di Napoli, santa Maria Francesca”, vi posterò, care amiche e affezionati amici, una mia curiosità, questa volta, mitologica,  che sicuramente conoscerete, è quella del mito di Arianna Teseo e il Minotauro

Dalle curiosità mitologiche di Sasà ‘O Professore

Il Mito di Arianna e Teseo ed il Minotauro

Arianna è diventata famosa per aver aiutato Teseo, donandogli un gomitolo di filo, che srotolandolo gli fece ritrovare la strada del ritorno nel labirinto, in cui era rinchiuso il Minotauro, noto anche come Asterio. (mostro dal corpo da uomo e con la testa da toro).

Dai greci, Arianna, era chiamata anche “Aridela”

(la visibile da lontano), “Egle” (la luminosa), e“Fedra” (la splendente) per significare che era la luce, che aiuta nelle tenebre,

Arianna era sorellastra del Minotauro, perché anch' Ella era figlia di Minosse e di Pasifae.

Per sfuggire alla vendetta del padre, Minosse, per aver permesso all’Ateniese, Teseo, la vittoria sul temutissimo mostro fratellastro, che si cibava di carne umana, Arianna lasciò, poi, l’isola di Creta con Lui, anche perché se n’era innamorata violentemente.

Teseo, infatti, con le vesti macchiate di sangue, emerse dal labirinto, (noto come il famoso labirinto di Dedalo) e trovò Arianna, che lo abbracciò appassionatamente e guidò il gruppo di tutti gli Ateniesi al porto.

Salirono in fretta sulla nave e si allontanarono rapidamente a forza di remi.

Alcuni giorni dopo, sbarcato nell'isola allora chiamata Dia, e ora nota col nome di Nasso, Teseo abbandonò Arianna, quando la poverina dormendo profondamente, al risveglio e si trovò sola ed abbandonata.

Per Teseo non ci fu un vero amore per la fanciulla, anzi alla prima occasione, appena approdò nell'isola di Nasso, se ne liberò velocemente.

Piangendo Arianna fu ritrovata dal Dio “Dioniso”, (Bacco), che, per caso, si fermò con suo carro, trainato da pantere, sull’isola ed innamoratosi perdutamente di Lei, la sposò e la condusse, poi, con un corteo di Baccanti, Sileni e Satiri a festeggiare sull’Olimpo.

Dioniso (Bacco) le regalò come dono nuziale, un diadema d’oro, opera di “Efesto” (Vulcano), che in seguito diventò una costellazione.

Dall’unione con Dioniso, Arianna, ebbe quattro figli, Toante, Stafilo, Enopione, e Pepareto.

Arianna, però, fu uccisa da “Artemide” (Diana) sull’isola di Nasso per gelosia, poiché s’era invaghita anche ella di Dioniso e mal sopportava quella unione felice e serena.

L’amore è, spesso, causa di grandi dispiaceri e delusioni, e quando appare sereno e duraturo, conduce alla sopportazione ed è oggetto d’invidia e di gelosia, per cui non esiste la piena felicità.

 

Quante cose c'insegna la mitologia, quindi, si può dedurre che ogni cosa, che facciamo e viviamo, non è la ,prima volta, altri prima di noi, l'hanno già vissuto.

 

Le immagini sittostanti sono: 1) La scultura rappresenta l’uccisione del Minotauro da parte di Teseo; 2) Dipinto di Arianna mentre dona un gomitolo di filo di lana a Teseo; 3) Dioniso (Bacco) ed Arianna sull'isola di Naxos (Nasso); 4) Labirinto di Dedalo ( che si trova sull'isola di Creta a Cnosso)

 

 

 

238^ puntata delle curiosità di Sasà ‘O Professore

Il filo di Arianna

Il mito di Arianna e Teseo ed il Minotauro

Arianna è diventata famosa per aver aiutato Teseo, donandogli un gomitolo di filo, che srotolandolo gli fece ritrovare la strada del ritorno nel labirinto, in cui era rinchiuso il Minotauro, noto anche come Asterio (mostro dal corpo da uomo e con la testa da toro).

Dai greci, Arianna, era chiamata anche “Aridela” (la visibile da lontano), “Egle” (la luminosa), e“Fedra” (la splendente) per significare che era la luce, che aiuta nelle tenebre,

Arianna era sorellastra del Minotauro, perché anch' Ella era figlia di Minosse e di Pasifae.

Per sfuggire alla vendetta del padre, Minosse, per aver permesso all’Ateniese, Teseo, la vittoria sul temutissimo mostro fratellastro, che si cibava di carne umana, Arianna lasciò, poi, l’isola di Creta con Lui, anche perché se n’era innamorata violentemente.

Teseo, infatti, con le vesti macchiate di sangue, emerse dal labirinto, (noto come il famoso labirinto di Dedalo) e trovò Arianna, che lo abbracciò appassionatamente e guidò il gruppo di tutti gli Ateniesi al porto. Salirono in fretta sulla nave e si allontanarono rapidamente a forza di remi.

Alcuni giorni dopo, sbarcato nell'isola allora chiamata Dia, e ora nota col nome di Nasso, Teseo abbandonò Arianna, quando la poverina dormendo profondamente, al risveglio e si trovò sola ed abbandonata.

Per Teseo non ci fu un vero amore per la fanciulla, anzi alla prima occasione, appena approdò nell'isola di Nasso, se ne liberò velocemente.

Piangendo Arianna fu ritrovata dal Dio Dioniso, (Bacco) che, per caso, si fermò con suo carro, trainato da pantere, sull’isola ed innamoratosi perdutamente di Lei, la sposò e la condusse, poi, con un corteo di baccanti, Sileni e Satiri a festeggiare sull’Olimpo.

Dioniso le regalò come dono nuziale, un diadema d’oro, opera di Efesto (Vulcano), che in seguito diventò una costellazione.

Dall’unione con Dioniso, Arianna, ebbe quattro figli, Toante, Stafilo, Enopione, e Pepareto.

Arianna, però, fu uccisa da Artemide (Diana) sull’isola di Nasso per gelosia, poiché s’era invaghita anche ella di Dioniso e mal sopportava quella unione felice e serena.

L’amore è, spesso, causa di grandi dispiaceri e delusioni e quando, appare sereno e duraturo, conduce alla sopportazione ed è oggetto d’invidia e di gelosia, per cui non esiste la piena felicità.

Quante cose c'insegna la mitologia, quindi, si può dedurre che ogni cosa, che facciamo e viviamo, non è la ,prima volta, altri prima di noi, l'hanno già vissuto.

Le immagini sittostanti sono: 1) La scultura rappresenta l’uccisione del Minotauro da parte di Teseo; 2) Dipinto di Arianna mentre dona un gomitolo di filo di lana a Teseo; 3) Dioniso (Bacco) ed Arianna sull'isola di Naxos (Nasso); 4) 

Labirinto di Dedalo ( che si trova sull'isola di Creta a Cnosso)




 

 

 

lunedì 4 maggio 2026

Buon Giorno. Buon Lunedì 4 Maggio 2026

 

Buon Giorno. Buon Lunedì 4 Maggio 2026
-– San Ciriaco – San Fortunato – San Silvano ---
Dopo aver vissuto, ieri, una meravigliosoa domenica nel festeggiare non solo il cinquantunesimo compleanno di mio figlio, ma anche il ”Triplete”, (come dicono gli spagnoli), per la concomitanza dei compleanni anche della consorte, e del nipotino, con la partecipazioni di parenti come la famigliola del fratello di mia nuora e di quella di un compagno di scuola del periodo liceale di mio figlio.. Sono momenti, che aiutano a farti amare la vita, specie per chi desidera vivere in pace, avendo lavorato incessantemente con lo scopo di avere migliorie per affrontare la propria e altrui esistenza. senza vivere trepidazioni per i continui conflitti territoriali e per i rincari del costo dei beni primari, del terzo millennio. che non cessano...
Come promesso ieri, per tener sempre viva la nostra amicizia, vi posterò, care amiche e affezionati amici, un’altra mia curiosità, che fa riferimento ad una prodigiosa chiesetta nei Quartieri di Napoli.
Dalle curiosità di Sasà ‘O Professore
La Santarella dei Quartieri Spagnoli di Napoli Santa Maria Francesca
Conosciuta dai napoletani con il nome di Santa Maria Francesca delle cinque piaghe, e non era altro che Anna Maria Rosa Nicoletta Gallo, che nacque a Napoli il 25 marzo del 1715, in una casa del quartiere Montecalvario, da Francesco Gallo e Barbara Basinsi.
Morì il 6 ottobre del 1791, fu dichiarata beata nel 1843 da Papa Gregorio XVI, il 29 giugno del 1867, fu Canonizzata da Papa Pio IX.
E’ Stata l’unica donna napoletana elevata alla Santità, a sedici anni si consacrò al Signore con la regola del terz'Ordine Francescano secondo lo spirito di penitenza di S. Pietro d'Alcantara.
E’ definita la Santa dei quartieri spagnoli ed è Compatrona della città di Napoli dal 1901 ed il suo corpo riposa nella chiesa di S. Lucia al Monte, sita al Corso Vittorio Emanuele (NA) sin dalla data della sua morte, avvenuta nella dimora dell' attuale casa-chiesa di vico Tre Re a Toledo, dove visse gli ultimi suoi anni di vita terrena, dedicando la sua esistenza alla preghiera ed alla costante assistenza di coloro, che chiedevano la sua operosa missione cristiana.
Viene ricordata Santa Maria Francesca comunemente dalla gente come la " Santa Vergine delle stimmate" ed è invocata particolarmente dalle donne sterili e dalle future mamme, che chiedono la sua intercessione per ottenere la sua benedizione per la grazia richiesta.
La vita di questa santa è ricca di aneddoti, che riportano le sue prodigiose e miracolose intercessioni, anche se è descrittam come una semi-analfabeta arricchita di carismi spirituali, come la profezia, la visione, l'estasi.
A Lei si rivolgevano importanti uomini di cultura e Principi della chiesa nell'essere aiutati a sciogliere i dubbi degli studi teologici e nel rafforzamento della Fede Cattolica.
A quasi due secoli dalla sua scomparsa la gente dei Quartieri Spagnoli continua ad osannare questa grande figura di Santità citando le innumerevoli opere di questa Suora Santa, la quale era solita implorare il Signore nel sconfiggere il demonio e raccomandare la gente con alcune sue esternazioni, di cui tra le tante ne riportiamo solo due: "Per carità non offendete Dio, non merita altro che amore". "Siate veri devoti di Maria e raccomandatevi costantemente a Lei, così avrete ogni grazia che desiderate”
Al numero 13 del Vico tre Re a Toledo nei quartieri spagnoli di Napoli, c'è un Santuario, minuscolo e aggraziato, dedicato a questa Santa,nata a Napoli, unica donna dell'Italia Meridionale peninsulare canonizzata.
Si tratta di alcuni locali adattati a chiesetta attaccati alla cas, dove suor Maria Francesca visse per trentotto anni e dove morì il sei ottobre 1791.
Nella sacra casa, secondo una pia tradizione, le persone in attesa di grazie usano sedere sulla sedia di santa Maria Francesca, la miracolosa.
Da oltre cent'anni attendono alla cura della Casa le "Figlie di Santa Maria Francesca".
La Congregazione ebbe inizio il 3 gennaio 1884 ad opera di Brigida Cuocolo, su richiesta del Cardinale Guglielmo Sanfelice. Oggi le religiose svolgono attività varie di apostolato e di educazione dei fanciulli e delle giovani, tra la povera gente.
Le immagini sono:
La statua di Maria Francesca;
La chiesetta di vico tre re a via toledo di Napoli;
La sedia propriaziatoria dove sedeva la santa



 
 

domenica 3 maggio 2026

Buon Giorno Buona Domenica 3 Maggio 2026

 

Buon Giorno Buona Domenica 3 Maggio 2026

-– San Filippo – San Giacomo -- Santa Viola –-

 

Per evitare l’inflazione, provocata un po’ dai  conflitti, oin essere  ma anche  per colpa del depauperamento dellescorte di riserve di prodotti petroliferi, che non arrivano più dai paesi produttori, perché non riescono ad attraversare lo stretto di Hormuz, che è bloccato  a seguito della controversia Usa e Iran necessita saper spèndere le proprie risorse economiche al meglio.  

Intanto, la povertà, aumenta e molte attività, cessano con effetti indesiderabili, come la disoccupazione, l’indigenza, la violenza e financo un alcuni casi, la morte.

oggi, come consuetudine vi posterò, care amiche e affezionati amici, un’altra mia curiosità storica , questa volta mitologica,  che parla di un avvenimento storico, la guerra di troia, che abbiamo conosciuto e studiato su i libri scolastici, provocata non come conseguenza del rapimento di Elena, moglie di Agamennone, mentre la causa fu quella del rapimento di Esione, figlia del re di Troia, Laomedonte,

.   Dalle curiosità storiche di Sasà ‘O Professore

Paride, il principe troiano,

protagonista della guerra di Troia

 

Paride, molti si domandano, essendo il principale protagonista dell'arcinota ”Guerra di Troia”, che è conosciuta nello studio dei poemi del grande Aedo greco, ”Omero”, dove si apprende la storia dell’età antica, chi fosse e rappresentasse per scatenare quel tale conflitto? Approfondimento effettivo dei fatti avvenuti in quella parte dei paesi del mondo antico, avviene, quando si leggono i testi denominati “Iliade e Odissea”, dove sono riportate le gesta dei valorosi guerrieri, sia greci, sia troiani, a seguito della guerra sanguinosa di Troia per riscattare l’oltraggio subito dal Re greco Menelao, perché gli era stata portata via la sua bella consorte, Elena, dal principe troiano, Paride.

Iniziamo col dire che il troiano, Paride, era il secondogenito dell’allora Re di Troia, Priamo e della consorte Ecuba, poiché era nato dopo l’altro figlio, Ettore, che fu un eroe, quasi invincibile nella durissima lotta, trai combattenti troiani e greci.

Paride, appena neonato fu portato sul monte “Ida” da Agelao, un fedele servitore di Ecuba, sua madre, per non farlo uccidere, ma abbandonarlo nei boschi, come aveva pure voluto e deciso suo marito Priamo,

(Il Re di Troia), da quando apprese il nefasto vaticinio, la fine del suo regno, dall’altro suo figlio, Esaco, che era chiaroveggente, avuto con una sua concubina, Arisbe. La crudele e sanguinosa predizione della fine di Troia, fu confermata anche da sua figlia legittima, Cassandra, nota anche ella, come oracola, che conosceva il futuro.

Il neonato, piccolo principe Paride, fu, quindi, portato da Agelao, sul monte “Ida”, e cambiandogli il nome, in Alessandro, lo affidò ad alcuni pastori residenti in quei boschi, che lo allevarono e lo protessero. Divenuto un bellissimo e fortissimo giovane, Paride, era ammirato per la sua prestanza fisica e prontezza decisionale, perché sapeva far pascolare e difendere il gregge, a lui affidato, per non farlo rubare dai ladri. Partecipando e vincendo alle gare di giuochi funebri, svolte per volere del re Priamo, per onorare e ricordare il figlio, che riteneva morto, appunto Paride, mise come premio un grande toro al vincitore.

Paride sconfiggendo tutti i partecipanti, tra i quali alcuni suoi fratelli, si presentò alla reggia di Troia per ritirare il premio spettandogli, un toro, in qualità di vincitore. Riconosciuto da sua sorella Cassandra, (chiaroveggente), nel tempio di Zeus-Giove, dove Paride si era rifugiato per sfuggire alla vendetta di Deifobo, un suo fratello, che desiderava ucciderlo con le sue guardie, dopo la sconfitta, subita nelle gare funebri. Infine il bel giovane Paride fu riconosciuto e accolto da sua madre Ecuba, poiché riconobbe il sonaglio, che portava appeso gelosamente sulle sue vesti, come quello, che aveva attaccato sulle fasce del suo neonato, quando lo fece abbondare dal suo servitore, Agesilao nei boschi del monte Ida.

Convinto sia da sua moglie Ecuba, che da sua figlia Cassandra, anche Priamo accettò l’identità di Paride, assegnandogli il suo posto nella corte reale, come principe, poiché fu felice di aver ritrovato quel figlio, che riteneva morto, da quando lo aveva fatto abbandonare in balia degli animali selvatici, che infestavano i noti boschi dell’Ida.

Prima del riconoscimento di Priamo ed Ecuba, un giorno, mentre pascolava le sue mandrie sul monte Gargaro, la cima più alta del monte Ida, il nostro principe troiano, Paride, vide avvicinarsi a lui tre bellissime donne, che erano le Dee (Era, Atena, Afrodite) scortate dal Dio, Ermes-(Mercurio), il quale gli consegnò la mela d’oro, per ordine di Zeus (Giove), destinata a suo inappellabile giudizio, simboleggiante chi fosse la più bella delle tre.

Tale formale richiesta divina, imposta al bel giovane mandriano, Paride, era scaturita, perché, quando tutti gli Dei erano radunati per festeggiare le nozze di “Teti e Peleo”, la Dea “Eris”, quella della discordia, poiché era stata esclusa dalla festa nuziale, lanciò un pomo d’oro (la mela dorata) in mezzo ai festeggianti, partecipanti divini, con lo scopo di doverlo accordare a chi fosse ritenuta la più bella delle tre presenti Dee, (Era-Giunone, Atena-Minerva e Afrodite-Venere). Per farsi scegliere le tre Dee proposero a Paride, delle facoltà onnipotenti per l’essere umano con delle caratteristiche speciali, come quella da parte di Era-(Giunone), che l’avrebbe fatto diventare l’uomo più potente del mondo, mentre la Dea Atena-(Minerva), gli prospettava che se avesse scelto lei, sarebbe diventato l’uomo più sapiente del mondo; infine Afrodite-(Venere), gli garantiva il possesso della donna più bella, che mai si fosse

 Paride, dopo le lusinghiere promesse da parte delle tre Dee, scelse di consegnare il Pomo d’oro, ad Afrodite-(Venere), perché riteneva di essere già un forte e valoroso giovane, e consapevole di un’innata saggezza, perché incuriosito di conoscere la più bella donna, esistente dell’epoca, e possederla con l’aiuto divino. Vivendo alla corte del regno di Troia, il giovane principe Paride, partecipò anche lui a un nuovo concilio, indetto da suo padre Priamo, per esaminare le pacifiche condizioni, offerte dai vari regnanti greci, consegnate da un loro inviato,che era il re di Sparta, Menelao.

Tale pacifiche condizioni erano proposte per evitare il nuovo conflitto tra i regni greci e Troia, che si affacciavano nel mare Egeo, per ottenere la restituzione di Esione, sorella del re Priamo, rapita e fatta prigioniera dal greco “Telamone”, Re di Salamina

Il rapimento di Esione accadde durante un'incursione armata di Telamone, che aveva fatto sotto le mura di Troia, dopo aver ucciso suo padre, Laomedonte e preso come prigionieri, i suoi fratelli maschi.

Tale avvenimento dell’incursione armata avvenne a seguito del rifiuto del ricchissimo re, Laomedonte ma, spergiuro, che non volle pagare il lavoro svolto da suo padre Eaco, che aveva partecipato a costruire con l’aiuto degli Dei, Apollo e Poseidone, le mura della cittadella fortificata di Troia. Telamone si prese come ricompensa della partecipazione al conflitto vinto, oltre i 7' figli maschi dello spergiuro re troiano, Laomedonte, anche la bella figlia, Esione, perché. attratto dalla bellezza della fiera principessa troiana, promise di sposarla, se avesse accettato la sua richiesta, avrebbe, potuto riscattare la libertà di uno solo dei fratelli, suoi diventati prigionieri. Esione, accettò il compromesso, dando come riscatto per la liberazione di uno solo dei suoi fratelli, perfino il suo velo dorato con cui era coperta. Esione, quindi, scelse il fratellino Podarce, che da quel momento prese il nome di Priamo, che significa appunto ”Riscattato”, e seguì il suo nuovo compagno, Telamone, sull’isola di Salamina, dove gli diede il figlio Teucro.