mercoledì 15 aprile 2026

Buon Giorno Buon Mercoledì 15 aprile 2026

Buon Giorno Buon Mercoledì 15 aprile 2026

--- Sant’Annibale -- Sant’Anastasia -- San Teodoro ---

 

Si sta verificando quello previsto dal sistema aeronautico delle previsioni meteorologiche, che la settimana prossima, ci sarà un abbassamento di temperatura con freddo e vento di origine orientale. Questi sbalzi di temperatura procurano indirettamente, raffreddori, malanni articolari, che fanno ammalare e lasciano il loro segno.

E’ la terra , che fa sentire il suo disappunto, per il perdurare dei conflitti “nell’ Est Europeo” (Russo Ucraino), che “in Medio Oriente” (Palestina, Israele) e ultimamente (con l’Iran e il libano), che non rassicurano e non fanno vivere in serenità

Anche oggi per non preoccuparsi più di tanto, dopo la curiosità storica di ieri, sulla Nobiltà, vi posto un’altra mia curiosità di tipo storico. la Corona Ferrea e anche quella Reale dei Savoia

Dalle curiosità di Sasà ‘o Professore

La Corona Ferrea

La Corona Ferrea è un diadema regale, oggetto simbolo del potere imperiale ed è sempre stato a Monza, a parte alcuni piccoli viaggetti. La storia fondamentale della “Corona Ferrea” è legata a due Regine: “Elena e Teodolinda”. La prima Regina, “Elena”, che poi diventerà santa, era la madre dell’imperatore Costantino, che fece forgiare, la Corona Ferrea, con all’interno della stessa anche di un chiodo, quale reliquia della croce di Cristo, effigiandola su un elmo, che, secondo la leggenda, lo donò al figlio per proteggerlo durante la famosa vittoriosa battaglia di Ponte Milvio.

La seconda Regina, Teodolinda, invece, custodì la Corona Ferrea, a Monza, dopo averla ricevuta da Papa Gregorio Magno, per aver convertito il suo popolo,(i Longobardi), che era di religione Ariana, al Cattolicesimo.

La Corona Ferrea è stata sempre a Monza, e per meglio custodirla gli austriaci , essendo rimasti padroni della Lombardia dopo la definitiva sconfitta di Napoleone, la portarono nella più sicura fortezza di Mantova, per poi riportarla a Monza a guerra conclusa.

Durante la Seconda Guerra di Indipendenza (1859) la portarono direttamente a Vienna, dove rimase a lungo, dato che in quell’occasione gli austriaci persero la Lombardia. Bisognerà, infatti, attendere la Terza Guerra di Indipendenza (1866), perché la Corona Ferrea potesse essere restituita all’Italia, ritornando nella storica sede di Monza.

All’ Unità d’Italia realizzata, la Corona rimase simbolo dei re d’Italia, ma i Savoia non la utilizzarono nelle incoronazioni, sia perché rimaneva comunque simbolo della precedente dominazione austriaca, sia perché conservava ovviamente un forte valore religioso e, come risaputo, i rapporti tra i Savoia neo re d’Italia e la Chiesa non erano idilliaci.

La Corona Ferrea venne comunque esposta ai funerali di Vittorio Emanuele II° e di Umberto I°. per lo stesso motivo gli ultimi due Re d'Italia, Vittorio Emanuele III° e Umberto II°, non vollero alcuna cerimonia di incoronazione..

Nel Regno d'Italia non è mai esistita la cerimonia dell'incoronazione e, quindi, non si è mai resa necessaria la costruzione di una corona di Stato. Tuttavia viene considerata corona d'Italia la Corona Ferrea, utilizzata, però, soltanto come emblema e mai indossata dai re d'Italia di Casa Savoia. Nel 1861, *però, alla proclamazione dell'Unità d'Italia, Vittorio Emanuele II°, decise che la corona nazionale avrebbe dovuto essere la storica Corona Ferrea, che era stata per secoli la corona dei Re d'Italia. - Dietro all'insuccesso di vari progetti, mai realizzati, comunque, c'era la convinzione di Vittorio Emanuele II°, che la vera Corona d'Italia avrebbe dovuto essere quella Ferrea, anche se il sovrano dovette rinunciare a farsi incoronare con essa, volle che la corona ferrea fosse presente nei suoi ritratti ufficiali, come in quello realizzato da Paolo Emilio Morgari nel 1874 . Alla sua morte, nel 1878, la Corona Ferrea fu portata a Roma ed esposta al Pantheon.

La lapide sepolcrale del Re è decorata da una sua rappresentazione. Anche Umberto I°, figlio di Vittorio Emanuele II°, avrebbe voluto essere incoronato con la storica Corona Ferrea. Tuttavia il clima politico italiano nel 1878, quando ascese al trono, era tutt'altro che favorevole: non si erano sopiti, ancora, i forti contrasti fra Casa Savoia e la Chiesa, e in generale con i cattolici in Italia, a seguito della presa di Roma, e si ritenne quindi, che la scelta migliore sarebbe stata non utilizzare una reliquia per un'eventuale incoronazione, che infatti non ci fu.

Umberto I°, però, inserì la Corona Ferrea nello stemma reale, e nel 1896 la donò al duomo di Monza, città in cui amava risiedere, in una teca in vetro blindato, dove è tuttora custodita. Alle sue esequie, nel 1900, venne esposta la Corona Ferrea e la sua tomba al Pantheon ne reca, davanti, una copia bronzea.

Vittorio Emanuele III° e Umberto II° non vollero alcuna cerimonia di incoronazione, anche in considerazione delle circostanze luttuose in cui entrambi salirono al trono. Nel dicembre 2017, in occasione della cerimonia funebre per la tumulazione delle spoglie del re Vittorio Emanuele III° e della regina Elena , sua moglie, al santuario di Vicoforte, venne realizzata una corona Reale di Savoia. Si tratta della prima corona, mai forgiata in Italia a norma di quanto stabilito nel regio decreto del 1º gennaio 1890, Prima del 2017 era solamente raffigurata su disegni e documenti. fine a quando nel 1° luglio 2021 anche Emanuele Filiberto di Savoia fece realizzare una riproduzione della corona, che venne poi utilizzata per la tumulazione di Amedeo di Savoia-Aosta presso la cripta reale della basilica di Superga.

Si rammenta che Berengario I° quando si dichiarò Re d’Italia, quale Feudatario del territorio del Nord Italia, dal Piemonte al Veneto, s’incoronò Re d’Italia con la Corona Ferrea.

Napoleone Bonaparte (1805 a 1815) (Ebbe Due mogli e 1 solo figlio) , infine è stato l’ultimo personaggio storico nel 1805, che fu incoronato, come Re d’Italia con la Corona Ferrea, o meglio s’incoronò, con la frase “Dio me l’ha data e guai a chi la tocca”

La Corona Ferrea si tramanda che avesse anche il potere di castigare i malvagi, per effetto di una antica maledizione lanciata da Teodolinda, che l’ebbe in dono da papa, Gregorio Magno, per aver convertito i Longobardi al cattolicesimo e la lasciò in eredità al duomo di Monza. Scrive infatti Paolo Diacono nella Historia Langobardorum, che la regina maledisse chi in ogni tempo avesse, come Giuda fino al giorno del giudizio. In effetti il ladro, che nel trecento rubò la corona dal palazzo papale di Avignone, venne scoperto e giustiziato, e quello, che nel settecento trafugò da Parigi l’intero tesoro di Monza, venne rintracciato e morì in carcere soffocato dalle esalazioni di una stufa. Alcuni imperatori, poi, tra quelli che vollero incoronarsi a forza, fecero una misera fine – come il Barbarossa annegato in un torrente durante la crociata, Enrico IV° spodestato e imprigionato dal proprio figlio, o Carlo V°, che abdicò al trono per debolezza mentale, per finire con Napoleone relegato a Sant’Elena dagli inglesi a tradimento, e dulcis in fundo Adolf Hitler, il quale aveva mandato le sue SS a Roma per predarla verso la fine della seconda guerra mondiale, morto suicida nel bunker di Berlino

La Corona reale di Savoia. diversa dalla Corona Ferrea

è menzionata nel regio decreto del 1º gennaio 1890, che stabilisce che: Le Corone della Reale Famiglia Savoia hanno tutte la stessa base d'un cerchio d'oro coi margini cordonati, fregiato con otto grossi zaffiri (cinque visibili) attorniati ciascuno da dodici gemme, cioè: quattro diamanti alternati con altrettanti rubini ed altrettanti smeraldi: i zaffiri sono divisi da otto nodi di Savoia (quattro visibili) d'oro a sbalzo. Il cerchio è sormontato da quattro foglie d'acanto d'oro (tre visibili) caricate, in cuore, d'una perla; separate da quattro crocette di Savoia (due visibili) smaltate di rosa e ripiene di bianco, pomate con quattro perle ed accostate, ciascuna, da due perle collocate sopra una piccola punta; il tutto movente dal margine superiore del cerchio.

La Corona Reale di Savoia è chiusa da otto vette d'oro (cinque visibili) moventi dalle foglie e dalle crocette, riunite, con doppia curvatura, sulla sommità, fregiate all'esterno da grosse perle decrescenti dal centro e sostenenti un globo d'oro cerchiato, cimato come Capo e Generale Gran Maestro dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro da una crocetta d'oro, trifogliata, movente dalla sommità del globo.

 

Le foto sottostanti sono:

la Corona Ferrea , custodita a Monza                                 La Corona Reale di Savoia



 

 

martedì 14 aprile 2026

Buon Giorno – Buon Martedì 14 aprile 2026

 




Buon Giorno – Buon Martedì 14 aprile 2026

--- Sant’ Isabella -- San Valeriano -- Sant’ Abbondio ---

 

. Dalle notizie riguardanti i contionui bombardamenti del governo d’Israele sul territorio Libanese e il non accordo di pace tra gli Usa e l’Iran con il blocco dello stretto di Hormuz, che fanno aumentare i prezzi dei prodotti petroliferi, producendo effetti negativi nelle varie attività industriali e commerciali.

Come è possibile, non far prevalere la convivenza pacifica dell’essere umano nel nostro meraviglioso pianeta, nel terzo millennio?

Eppure agli inizi del millennio 2000, nel nostro Paese, il servizio di leva militare obbligatorio, fu sospeso, esattamente dal 1° gennaio 2005 ad opera della legge 23 agosto 2004, n. 226, perché si era convinti, che non ci sarebbero stati più conflitti armati con la nostra partecipazione attiva, poiché le spese occorrenti per gli eserciti, potevano essere utilizzati per progetti e fini sociali necessari, vigente ormai la pace e si evitava, così, una terza guerra mondiale.

.Intanto oggi come abitualmente faccio quotidianamente, vi  posto dopo la curiosità storica sulla “Discarica di Chiaiano”, un’altra delle mie curiosità storiche, che descrive casta del ceto Nobile.

Dalle curiosità storiche di Sasà ‘o Professore,

La Nobiltà

La Nobiltà vuoi sapere come nacquero e si distinguevano i Nobili, e quali corone cingevano per rappresentare il loro prestigio ?

I tipi di corone per simboleggiare il potere ed il dominio ebbe il suo periodo aureo nel Medioevo.

Notizie dell’esistenza di tale casta, se ne hanno già in periodo Greco, dove oltre alle famiglie Reali esistevano i Capostipiti, (il Lavos) il ceto dei Nobili-Guerrieri, che rappresentava l’aristocrazia, che esercitava la sovranità, per conto del sovrano, sui territori conquistati.

Famiglie aristocratiche greche furono gli Agiati e gli Euripontidi, che vantavano una genealogia divina.

A Roma la nobiltà era rappresentata dai Patrizi (Patres), che esercitavano funzioni pubbliche e ricoprivano tutte le cariche dello Stato.

La famiglia aristocratica romana era caratterizzata dalla provenienza del Capostipite, che doveva appartenere alla primordiale “Gens Romana”, che era individuata con il Nomen (quello gentilizio o agnatizio), dal Cognomen, che contraddistingueva la famiglia in seno alla Gens, preceduta da un Praenomen, che era il nome individuale. Esempio: (Quinto Fabio Massimo), dove Fabio si ricollegava alla Gens Fabia e Massimo era il nome della famiglia d’appartenenza Massimo, mentre  Quinto era il nome individuale).

I primi titoli nobiliari veri e propri sono assegnati da Carlo Magno, che conquistando nuove terre, n'affidava l’amministrazione ed il governo a propri comandanti fedeli, costituendo così i territori conquistati in distretti militari di confine, in province e città.

I principali Titoli nobiliari furono collegati generalmente al territorio posseduto e sono rappresentati da uno stemma sormontato da una corona, costituita da un cerchio da posare sul capo (Vera) sormontato da foglie d'acanto o fioroni d’oro, alternati da perle, disposte in gruppi piramidali.

Il più alto titolo nobiliare è quello di Principe, il quale governa un territorio, denominato Principato (Es. Il Principato di Monaco). La corona del Principe è caratterizzata da una (Vera) sormontata da otto foglie d'acanto o fioroni d’oro, di cui cinque visibili (le due laterali si vedono per metà) alternate da altrettante perle (4 visibili). ,

D'eguale importanza troviamo il titolo di Duca, costituito per la prima volta da Aboino, re dei Longobardi, quando nominò il nipote Gisulfo, Duca del Friuli, e poi in seguito con tale titolo furono nominati dei Duca, i governanti, dei territori man mano conquistati dei Longobardi che furono denominati Ducati, esempio.

(il Ducato di Benevento, di Puglia, di Napoli, di Calabria).

Cingevano lo stesso tipo di corona del Principe e nei loro territori erano battuta una propria moneta.

(il Ducato).

Il titolo di Marchese, la cui corona è cimata di quattro foglie d’acanto, di cui tre visibili (le due laterali si vedono per metà), alternate da dodici perle disposte in quattro gruppi piramidali, (ciascun gruppo è formato di tre perle), dei quali solo due visibili, era stato istituito da Carlo Magno, ed era concesso al comandante del Distretto militare di confine, la Marca.

Le Marche in tutto furono otto (la Marca di Bretagna, di Spagna, di Spoleto, del Friuli, dell’Istria, della Norbaldigia e le due della Baviera).

Titolo nobiliare importante fu il Conte ed il suo territorio di competenza era la Contea, dove poteva esercitare il suo potere, sia amministrativo, che giurisdizionale, ma avendo l’obbligo della fedeltà e di fornire armi e cavalieri, quando il sovrano n'aveva bisogno per la difesa delle conquiste. La corona del Conte è costituita da un cerchio d’oro cimato di sedici perle di cui nove visibili.

In Francia si ebbe la figura nobiliare del Visconte, un vicario del Conte, nominato da questo a rappresentarlo e poi a reggere una parte della contea. Il Visconte si poteva cingere di una corona cimata di quattro grosse perle, visibili solo tre, alternate da altrettante più piccole, di cui solo due visibili.

Infine durante l’Egemonia Normanna nasce il titolo di Barone, che, in principio, stava ad indicare genericamente il Feudatario ed il Vassallo del Sovrano, poi, con il disfacimento dell’impero carolingio i titoli nobiliari, tra cui anche il Barone, divennero personali e per questo diventarono ereditari. La corona baronale è un cerchio d’oro non cimato, con sei giri di un filo di perle, che gli gira attorno, del quale sono visibili solo 3 .

I più bassi titoli nobiliari s’identificano in Nobile, e Patrizio, il primo poteva cingersi di una corona cimata di solo otto perle di cui cinque visibili, mentre il secondo poteva cingersi di una corona d’oro senza perle, ma cimata di foglie piramidali intervallata da piccole protuberanze sferiche.

La Costituzione italiana ha abolito i titoli nobiliari e quindi qualunque prerogativa collegata ad essi, anche se non è vietato usarli.

Nel passato si è spesso considerata la nobiltà, che fosse stata ricevuta per grazia di Dio. In verità non è stata la grazia di Dio a permettere l’intraprendenza di un antenato a fare la fortuna di tutta la sua discendenza, ma alla circostanza di appartenere a quell’avo intraprendente, che ha avuto fortuna

La più importante corona del regno d'Italia, rimane sempre la Corona Ferrea, di cui si cinse la testa per la prima volta il primo Re d'italia "Berengario I° "

La Corona Ferrea, Museo e Tesoro del Duomo di Monza

La Corona Ferrea fu cinta anche da Napoleone I°, quando si proclamò Re d'italia.

La corona in realtà è un cerchio, composto di sei rettangoli d 'oro, uniti fra loro da cerniere nei quali sono incastonati complessivamente ventiquattro brillanti e ventidue gemme. Viene definita " Ferrea ", perchè all'interno di essa vi è una sottile lamina di ferro rozzamente battuta, e che la tradizione vuole che sia stata ricavata da uno dei chiodi della Croce di Gesù Cristo.

Le foto sono:

I vari tipi di corone della nobiltà 

la Corona Ferrea

La corona reale dei Savoia del regno d'Italia.




 

lunedì 13 aprile 2026

Buon Giorno Buon Lunedì 13 aprile 2026

 

Buon Giorno Buon Lunedì 13 aprile 2026
--- Sant’ Ida -- Sant’ Ermenegildo -- Sant’ Orsolina ---
Oggi Lunedì desisdero augurarVI, amiche e amici carissimi, un buon inizio di settimana pieno di serenità e di gioia dopo le festività della santa Pasqua, con la speranza, che si giunga presto alla pace nei tanti paesi dei conflitti territoriali, e che si possa vivere con tranquillità, soprattutto con una buona assistenza per i malanni, che non mancano mai. e con l’amore e l’affetto dei propri cari.
Intanto, dopo la curiosità storica della terza puntata del sogno dopo dieci anni dall’apertura “della Discaricaldei rifiuti silidi urbani cdi Chiaiano – Marano”, vi posto la quarta e ultima parte,, cioè il finale con la tombatura della discarica.
Dalle curiosità storiche di Sasà ‘o Professore,
Il FINALE
Quarta ed ultima parte del sogno di 10 anni dopo della apertura della “Discarica dei Rifiuti di Chiaiano”.
Dopo gli interventi dei vari patroni dell’aria peritiferica nord della città metropolitana di Napoli, e del creatore dela capanna del presidio, Vincenzo De falco.
I protagonisti della intera brutta vicenda, furono la gente comune partecipante di Chiaiano, di Marano e di Mugnano, che si ribellarono all’apertura della Discarica, divenuti noti, come “I brigantie le Brigantesse del
Presidio Chiaiano-Marano No Discarica”; nonché:
I Professionisti, noti come “gli Angeli della Discarica”, che si prodigarono nelle manifestazioni anti-apertura della Discarica.
I briganti e le brigantesse della Discarica furono : I cittadini di Chiaiano, Marano e Mugnano, che si ribellarono all'apertura della discarica, noti poi come i Briganti e brigantesse del "Presidio Chiaiano Marano No discarica ", con coraggio fronteggiarono le forze dell’ordine, preposte a far procedere alla “ Apertura della Discarica dei rifiuti solidi. urbani di Napoli”.
Tra i Professionisti, definiti, poi, gli Angeli dell’Antidiscarica, furono: Padre Alex Zanotelli dell'ordine dei missionari comboniani di Verona;
Prof. Ortolani, geologo che partecipò contro la discarica di Chiaiano;
Dott.Gerardo Ciannella, Dirigente Medico pnemologo
presso Ospedale Vincenzo Monaldi;
Dott.Antonio Marfella, Tossicologo ed oncologo
presso 'Istituto Pascale di Napoli ; On.le europea Monica Frassoni e l'on.le Franco Barbato, accompagnati dal Sindaco di Marano, in Visita alla cava della discarica per impedirne l’apertura;
Il Ferroviere macchinista, nonché fotografo, “ Kaiser Ferdinando”, che fu testimone e che immortalò con le sue foto, la storia della Discarica di Chiaiano –Marano. “
Vincenzo De Falco , il creatore della capanna, divenuta “Presidio antiapertura della Discarica”
Chi avrà modo di leggermi, spero di aver fatto un reportage, quanto più veritiero dell'avvenimento.
Mi perdonino coloro, ce n'erano tantissimi,
che non ho riportati per puro spazio.
In definitiva, dopo 10 anni nel 2018 venendo a conoscenza forse della definitiva “Tombatura della Discarica di Chiaiano”, i Briganti e le Brigantesse di Chiaiano-Marano, apposero una targa ricordo il 4 giugno 2018.
Alla targa manca un nome e lo aggiungo io:.
Professore Gerardo Ciannella e quello di Vincenzo De Falco. perchè morti appena dopo la tombatura della Discarica
Le immagini sono:
I briganti e le Brigantesse della rivolta antidiscarica;
Il geologo Ortolani;
Il dott. Marfella;
il DoTT. Gerando Ciramella;
Gli Onorevoli: Fassoni, e Giovanni Barbato
Ferdinado Kaiser;
Vincenzo De falco;
La targa apposta sulla tombatura della Discarica.










domenica 12 aprile 2026

Buon giorno Buona Domenica 12 aprile 2026

 

Buon giorno Buona Domenica 12 aprile 2026

--- San Giuseppe Moscati--San Damiano--San Zeno ---

 

In questo mese di aprile, sembra che la primavera, non sia per niente arrivata, il pomeriggio e la sera, infatti, il cielo è spesso pieno di nuvole grigie con un vento fastidioso.

Questo incerto clima non aiuta a vivere la nostra meravigliosa esistenza, in modo piacevole.

Intanto notizie malauguranti, come guerre territoriali, e quelle economiche, non finiscono purtroppo, (come l’aumento indiscriminato dei prezzi dei prodotti alimentari e petroliferi),.

Tali notizie fanno parte del percorso della vita di ogni essere umano. Importante è non abbattersi e saper reagire con pazienza,

Come ogni giorno, a salutarvi, vi propongo la terza parte della curiosità storica, riguardante il sogno che feci dieci anni dopo l’apertura della discarica di Chiaiano –Marano.

Dalle curiosità storiche di Sasà ‘O Professorà.

 

Terza parte del sogno dopo 10 anni dell’apertura

della ” Discarica di Chiaiano –Marano

 

San Gennaro. Rivolgendosi al segretario della riunione e dette poi la parola a San Biagio, quale rappresentante delle genti di Mugnano, che:

invocando le sue prerogative di protettore delle vie respiratorie e dell’apparato  otorino laringoiatra, insistette a dire e perorare un imminente rimedio “la chiusura della discarica, altrimenti di li a breve si sarebbero avute una quantità  incommensurabile di malattie all’apparato respiratorio con relative complicazioni bronco polmonari di non facile  cura e guarigione.

  Inoltre, si sta venendo meno al patto, che la discarica sarebbe servita (a detta del buffone di turno che governa la meravigliosa nazione , Italia, e  quelli della sua corte di irresponsabili ed incompetenti) per appena due anni e al terzo si passava alla sua bonifica per ripristinare il territorio e riqualificarlo. Nulla di tutto questo sta avvenendo, al contrario, si continua a sversare.  La spazzatura, intanto non è raccolta dalle strade e così si riesce a dare un’immagine di sporcizia, di rassegnazione  e  noncuranza del popolo napoletano, che non è vera,  come se la colpa di questa  inefficienza non fosse  esclusiva competenza di chi comanda la città. Pertanto assistiamo al solito scaricabarile, così assistiamo  alle varie  accuse tra di loro addossate ai vari gradi del potere, ( il comune accusa  la Provincia, a sua volta la Regione, e tutti indicano il colpevole,  il governo nazionale che non stanza i fondi per risolvere al meglio il servizio di nettezza urbana).

E’ veramente uno spettacolo vergognoso, dopo gli anni bui del laurismo, del paternalismo raccomadatorio democristiano, si ebbe  una tregua con il cosiddetto Rinascimento napoletano iniziato alla metà degli anni settanta con il  Sindaco comunista, Maurizio Valenzi, e poi dopo una transizione di vari Sindaci , che s’alternavano ogni quattro mesi , si giunse all’ascesa al potere del sindaco eletto direttamente dal popolo, Antonio Bassolino, ma è stato tutto un bluf, dopo la lavata di faccia della città in occasione  del G7 , poi divenuto G8, perché la città è stata abbandonata a se stessa, facendo imperare il motto “  tiramme annanze, tiramme a campà.”  San Biagio infine concluse :

“Vi sembra poco! Mie care anime presentii, mio caro presidente!  Pare che non ci sia via d’uscita!  Chi dovrebbe decidere, ha paura di farlo, e per non compromettere il consenso che gli deve arrivare alle prossime consultazioni elettorali,  quando, alla fine, decide  fa solo danni, e speriamo che non diventino irreversibili.”.

Dagli scranni delle anime presenti, come uditori, inizia  una rumorosa contestazione con grida assordanti ed applausi  per l’ultimo intervento, (quello di San Biagio, il patrono di Mugnano) che dicevano pressappoco così:  “ Chi si aspetta a chiudere questo sito di sversamento di rifiuti   (Tal Qual) con il fenomeno infernale di odori  maleodoranti, che minano la salute delle genti locali. Che deve succedere ancora? La gente di Chiaiano e Marano e Mugnano non si arrendono e non vogliono convivere con quel fetore e poi, c’è la possibilità prevedibile  dell’inquinamento della sottostante falda acquifera”.

 

Calma ,calma, non stiamo al mercato!” Fece rintronare la sua autorevole voce San Gennaro, che, fatto zittire tutti, chiese ai compatroni presenti, se c’erano altri testimoni  da ascoltare, poiché, se non ce ne fossero stati altri, si doveva  procedere  a stilare un apposito dettagliato documento da approvare e sancire cosi la decisione finale emersa dalla discussione, per sottoporlo  al giudizio  definitivo dell’Onnipotente, che avrebbe dato l’assenso per far procedere ad un’immediata chiusura della discarica del sito di Chiaiano.
Quando si stava quasi per chiudere ed iniziare a procedere alla stesura degli atti, con fare allarmante irrompe nella sala, quasi senza chiedere permesso, ed inizia a parlare ed a farsi ascoltare dicendo  :

“ vengo or ora dalla zona della discarica, non mi sono ancora presentato, scusate!- Sono deceduto stamattina, mi chiamo Vincenzo De falco, anzi sono noto come “ don Vicienzo ‘o creatore do’ presidie” per vostra conoscenza sono quello, che è stato l’artefice di aver realizzato dal nulla,  prima una capanna, con tubi innocenti, improvvisata, poi con l’aiuto di tutti  gli insorti, noti come i briganti dell’opposizione all'apertura della discarica,  ho realizzato un presidio permanente vero e proprio, consistente  in una casupola fatta da un cointainer ed un  recinto coperto, dove i miei compagni inarrendevoli, trovano riparo durante le riunioni  per difenderci dal vento e dalla pioggia nel periodo invernale.  La gente è sfiduciata, ma non rassegnata, siamo d'esempio per tutti coloro, che non desiderano subire sorprusi, siamo in collegamento via internet  con tutti coloro, che con manifestazioni pacifiche vogliono far vivere ancora una volta la democrazia, la libertà, la dignità offesa e calpestata dalla cattiva politica e dal malaffare. Siete ancora in tempo a rimediare prendendo una giusta soluzione, proponendo al Signore,  per sempre la chiusura delle discariche e suggerendo di far inculcare  a chi detiene il potere che un altro modo esiste per smaltire i rifiuti :  il riciclaggio, il compostaggio dell’umido per farne fertilizzante, la raccolta porta a porta   lo sbriciolamento delle materie non riciclabili, trattate, poi, per farne laminati per pavimentazioni od altro”.

 “Grazie del vostro contributo Signor De falco”,

Esclamò Il presidente dell’assemblea; San Gennaro.

“ i vostri suggerimenti sono veramente soddisfacenti, perciò San Giulià, avete annotato! Per alzata di mano  passiamo all’approvazione della soluzione invocato dal Santo patrono di Polvica , San Nicola “ la chiusura e la bonifica della selva dove è ubicata la discarica”. San Gennaro Gridò: “ Siamo tutti d’accordo. Contiamo! Invito i Compatroni presenti a verificare la conta e visto che tutti sono d’accordo all’unanimità, dichiaro approvato quanto discusso e formuliamo la delegazione per presentare la decisione a Chi Di Dovere.

In cuor mio, senza profferir parola, e tutto contento, mi svegliai e capii , però, che era solo un sogno. M'auguro che a breve diventi realtà non solo per continuare a respirare la frizzantina arietta, che proviene dalla collina dei Camaldoli , ma soprattutto per preservare la lussureggiante campagna collinare della  stupefacente bellezza del sottobosco della selva di  Chiaiano per i posteri.

Le foto sono:

San Biagio, patrono di Mugnano,

Vincenzo De falco, Il costrutore della capagnna del presidio

La capanna del presidio antidiscarica, creato da De Falco.