domenica 8 marzo 2026

Buon giorno – Buona Domenica 8 Marzo 2025

 

Buon giorno – Buona Domenica 8 Marzo 2025

San Faustino – Sant’Apollonio – San Ponzio

--- Festa della Donna

Stamane, innanzitutto, desidero fare gli auguri a tutte le donne, asserendo che: “ ia donna è il dono, o meglio, il più bel regalo, che l’uomo riceve dalla vita “.

Insomma la donna è tutto per l’uomo, ma soprattutto è la compagna, che con te crea una famiglia, ti da la gioia dei figli e indirettamente quella dei nipoti, e ti fa compagnia nei momenti belli o brutti, assistendoti. Lasciatamelo dire: “ Viva la Donna “

 

Continuo, come da qualche giorno, a postarvi (La Quarta Parte del  8^ puntata del periodo del “Dopo il Processo di piazza del Plebescito

 

 (Il caro amico Castagna, dopo aver ascoltato il mio riferimento della terza parte della 7^puntata del fantastico Processo, riguardante i Savoia)

(Premesso che Mussolini, Dopo la liberazione dal Gran Sasso,  fonda la RSI, su imposizione tedesca, col tentativo di ritorno al Fascismo "Repubblicano" e "Socialista". Con la caduta  della RSI situata nel Nord, Mussolini cercò di fuggire in Svizzera travestito da soldato tedesco, ma fu riconosciuto e catturato a Dongo il 27 aprile 1945 e poi fucilato il 28) 

 Nel giugno del 1944 Vittorio Emanuele III° , screditato per l’appoggio fornito alla dittatura fascista, appena, dopo la liberazione di Roma, fu costretto dai partiti antifascisti a nominare il figlio, Umberto II° di Savoia, “Luogotenente generale del Regno”, nomina caldeggiata dall’Ex Presidente della Camera “ Enrico De Nicola “ per evitare l’immediata abdicazione e la fine della monarchia.

Umberto II° di Savoia, dopo la nomina, firmò il decreto legislativo luogotenenziale 151/1944, che stabiliva che «dopo la liberazione del territorio nazionale, le forme istituzionali» sarebbero state scelte dal popolo italiano, che a tal fine» avrebbe eletto «a suffragio universale, diretto e segreto, un'Assemblea Costituente per deliberare la nuova “Costituzione dello Stato”, dando per la prima volta il voto alle donne.

Intanto l’offensiva Alleata e l’insurrezione generale del paese,(iniziata da Napoli con le 4 giornate, dove il grande eroismo dei napoletani, compreso i suoi scugnizzi, scacciò l’orda nazista liberando la città) il 25 Aprile del 1945, guidata dal Comitato Nazionale di Liberazione sconfissero l’esercito germanico costringendolo alla resa, dichiarando la fine della guerra.

A Caserta il 28 aprile del 1945, in un salone di quel palazzo, che era stata la Reggia dei Borbone, il Capo di S.M. William Morgan de Rimeer con i vice Lemnitzer, americano, e Airey, britannico, e locali rappresentanti della Marina (Parker) e dell'Aeronautica (Cabel) ricevette alle ore 18:00 Schweinitz e Wenner, ai quali chiese di presentare le credenziali: il primo disse che la sua delega era condizionata al modo di intendere la resa da parte di Vietinghoff, mentre il secondo, privo di limitazioni da parte di Wolff, aggiunse che aveva anche la delega di Graziani.

La Luogotenenza durò fino al 9 maggio 1946, quando in vista delle elezioni il re, Vittorio Emanuele III°, fu indotto dai suoi consiglieri all' abdicazione e Umberto II° di Savoia fu proclamato “Re d’Italia” e tenne il trono meno di un mese, poiché il Referendum del 2 giugno 1946, a maggioranza sancì la vittoria “Della Forma Repubblicana dello Stato Italiano” e la sconfitta della Monarchia ponendo fine al Regno d’Italia.

Dopo l’abdicazione che fine fece Vittorio Emanuele III°, professore?” mi invocò di precisargli il buon Castagna. Gli risposi : “non fece una bella fine, dopo la svolta di Salerno si rintanò a Napoli sulla collina di Posillipo nella villa Rosebery e la mattina era solito mettersi sugli scogli antistante la villa a pescare, subendo lo sfotto dei pescatori napoletani, che lo sbeffeggiavano dicendogli, Vittò’ finarmente t’‘a si luvata chella curona ‘e merda ‘a capa!” Traduzione(Vittorio, finalmente te la sei tolta quella corona di cacca dalla testa!)

Dopo l’esito del Referendum nel “ giugno 1946” esiliò definitivamente ad Alessandria d’Egitto, ospite del re Faruk (regnante a quell’epoca del territorio egiziano). dove morì il 28 dicembre 1947 con il titolo di Conte di Pollenzo, esattamente 4 giorni prima dell’entrata in vigore della Costituzione Repubblicana, che avvenne il 1° gennaio 1948

Scusate l’impertinenza, Professore Sasà, perché Re Vittorio assunse il titolo di Conte di Pollenzo? ” Mi domandò il buon Castagna.

La risposta fu immediata per soddisfare la sua curiosità e gli spiegai :

il titolo di Conte di Pollenzo faceva riferimento ad un Feudo, acquistato da casa Savoia nel ‘700 ,nei pressi di “Bra” nel Piemonte, dove Carlo Alberto vi aveva fatto costruire uno splendido castello ed in esso Vittorio Emanuele III, era solito soggiornare, quando era re, e vi custodiva la sua celebre raccolta numismatica. Del resto c'era stato già un precedente dello stesso bisnonno, Carlo Alberto, che, quando abdicò dopo la battaglia di Novara a favore del figlio Vittorio Emanuele II°, assunse il nome di Conte di Sarre, anch'essa una residenza reale”

 

Le immagini sottostanti sono:

Re vittorio Emanuele III° di Savoia; Umberto II° di Savoia, (prima Luogotenenete da 13/10/43 a 9/5/46 E Re dal 9/5/46 al 2/6/1946)

Villa Roseberry sulla collina di Posillipo di Napoli; Il salone della reggia di Caserta, dove fu firmata la pace il 28/4/1945.

 

 





 

 

sabato 7 marzo 2026

Buon giorno – Buon Sabato 7 Marzo 2026

 

Buon giorno – Buon Sabato 7 Marzo 2026

Santa Perpetua – San Elpidio – San Basilio

 

Ottava Puntata delle Curiosità storiche di Sasà ‘O Professore

DOPO IL PROCESSO di piazza del Plebiscito

Seconfa parte di re Vittorio Em. III° di Savoia

 

il mio caro amico Tore Castagna mi chiese cosa fece di male.Re Vitt. Em.III°.

Immantinente replicai: “Se, non lo sai, te lo dico io! Nei suoi 46 anni di regno dette il proprio consenso a fare guerre in ogni continente, iniziando già dal 1911 con la guerra Italo/Turco, per conquistare la Libia (le immense regioni desertiche della Tripolitania e della Cirenaica) e nell’occupare alcune isole del Dodecanneso nel mare Egeo.”

Continuai affermando: “Non c’è lo con Casa Savoia, né con Vittorio Emanuele III° ”, Incalzai poi, affermando: “ eppure sono nato durante il suo regno, fortunatamente, però, quando era agli sgoccioli" .

"Insieme a te vorrei sapere, (che ritengo una persona riflessiva, onesta e giusta), ed analizzare la vita di quest’uomo, che da quando diventò Re, a me sembrò, che né abbia combinato tante, (‘nu cuofene come diciamo dalle nostre parti).

Le malefatte furono tante, a parte le guerre, ma, se pensiamo ai tradimenti ed agli spergiuri, stravolse trattati internazionali controfirmati con diversi stati, ed impose leggi razziali verso cittadini d'estrazione religiosa diversa dalla cattolica (come gli ebrei).”

Carissimo, mio Sasà ‘o professore”, rispose il mio interlocutore, (Tore Castagna): “Ti contraddico! Il buon Re Vittorio Emanuele III durante tutto il suo lungo regnare non fu solo un guerrafondaio, ma ebbe un atteggiamento politico rivolto, specie all’inizio, alla creazione della pace sociale. Attivò una legislazione, che superò l’ardente contrasto tra il capitale ed il lavoro. Ebbe come punto di forza della sua visione politica, quella di portare le classi popolari ad un alto livello intellettuale, morale ed economico, assicurando un’istruzione a tutti i cittadini”.

Continuò affermando: “ Nel periodo che va dal 1900 ed 1921 (non va dimenticato) promulgò leggi, come la tutela degli emigranti; la tutela del lavoro, istituì alcuni diritti fondamentali, specie per le donne lavoratrici e per i minori; fece adottare le misure contro la malaria; istituì l’Ufficio del Lavoro; quello per la realizzazione dell’Edilizia di Case Popolari; istituì, infine, l’assicurazione a garanzia degli infortuni sul lavoro. Promulgò l’obbligo del riposo settimanale, l’istituzione della Cassa nazionale delle assicurazioni sociali, quella per la maternità e l’assistenza a favore dei colpiti da disoccupazione involontaria, la mutualità scolastica e la meritoria Opera Nazionale Combattenti”.

“Per tutte queste leggi, da Lui fortemente volute ed ispirate, fu ritenuto come un Re Socialista, pronto e attento alle esigenze di progresso del Paese. Contribuì finanziariamente alla fondazione a Milano della prima Clinica di Medicina per il Lavoro d’Europa e di uno dei primi istituti per lo studio e la cura del cancro”.

“Va bene tutto ciò! “ Interloquii: “ come lo spieghi, allora, che non tutto il popolo era con lui? Nel marzo del 1912 ci fu un attentato alla sua persona, in Piazza del Pantheon a Roma e fortunatamente andò a vuoto. Fu un attentato a colpi di pistola per opera del ventenne muratore romano anarchico, Antonio D’alba, che fu prontamente arrestato e velocemente processato e condannato a 30 anni di galera in isolamento. Morì in un manicomio giudiziario, non potendo essere giustiziato, perché le nuove norme non prevedevano la pena capitale per il solo fatto che il suo gesto non ebbe le funeste conseguenze (il regicidio). Ci fu anche un altro attentato, nell’estate del 1941, durante una visita sul territorio appena conquistato, l’Albania, finito presto nel dimenticatoio per non pregiudicare l’alone di notorietà del piccolo Re, divenuto, non per sue grandi gesta eroiche militari, oltre a Re d’Italia ed Imperatore dell’Eritrea e della Somalia, anche Re d’Albania. “

Allora non era tutto oro quello che luccicava? “ m’interruppe, il buon Castagna, “la sua altezzosa ed austera regalità era solo una copertura istituzionale formale, come lo sono tutte i Re e le Regine di questo mondo, poiché giustamente il potere di governare un paese è delegato a un presidente del Consiglio, eletto direttamente o indirettamente dal popolo, con elezioni indette periodicamente sancite da costituzioni.“

In realtà in ogni paese civile così è esercitato il potere” ripresi a dire: “A quell’epoca, però, la nomina dei Capo dei governi e dei Ministri era esclusiva prerogativa del regnante, tanto che, i guai della nostra Nazione si possono facilmente addebitare a Lui, (nel nostro caso Vittorio Emanuele III°). Con pavido, ombroso e caparbio comportamento manifestò, la non grande personalità, specie, come durante la marcia su Roma delle squadracce fasciste. “

Allora Professore Sasà, volete affermare che era un inetto, che si faceva consigliare malamente dai suoi autorevoli collaboratoti della corona” mi contestò il caro Castagna e mi rintuzzò: che, se, si piegò e accettò la dittatura fascista dell’Onorevole Mussolini, fu per ben determinati motivi, specie tre, (come riportò lo storico Renzo De felice nella sua storiografia del fascismo), che si possono racchiudere in :

* La debolezza del governo in carica presiedutodall’onorevole Luigi facta;

* La paura dell’atteggiamento filofascista del Cugino, il Duca d’Aosta, che l'avrebbe potuto spodestare; * Le incertezze dei vertici militari nel contrastare la marcia su Roma, giustificando come una inutile guerra civile interna”..

“Non sono giustifiche plausibili, anche perché era noto a tutti che le preoccupazioni erano fuori luogo, sul fatto che, le forze militari dell’esercito di stanza nella capitale, erano di gran lunga come quantità superiori dell’orda fascista, che risultava mal equipaggiata ed ordinata”.

“Caro Castagna! Tengo a precisare che ho letto che il piccolo Re, tentò, ligio allo Statuto Albertino, di dare una parvenza costituzionale parlamentare, dando l’incarico di formare (dopo le dimissioni di Luigi Facta), un nuovo governo liberal-fascista, presieduto dal Duo (Salandra – Mussolini). Ipotesi prontamente bocciata dai fascisti e così si piegò a concedere l’investitura governativa al solo Mussolini.”.

“La sporca guerra subita per volontà fascista,

(Caro Castagna) la storia lo tramanda come anch’egli un Re Tentenna tentenna, come il suo avo. Carlo Alberto,di Savoia, volendo in cuor suo sbarazzarsi del Duce, ma, non ne era capace, né possedeva l’autorità”.

“Era, volete dirmi, un re fantoccio” riprese il buon Castagna” che, non contava niente, doveva solo apporre la firma di Re¸ (quale prima autorità della Nazione) ai documenti importanti, specifico, alle leggi, ai decreti, ai trattati internazionali diciamo alle questioni non solo formali e burocratiche, ma pure sostanziali senza potersi opporre”.

 Caro Castagna, non andò tutto così !” Gli risposi  con garbo, e continuai “ Dopo le sconfitte per le battaglie della difesa dei territori conquistati in terra d’Africa, si convinse che fosse giunto il momento di rompersi dello squadrista fascista ed approfittando del voto contrario del Gran Consiglio del Fascismo del 25 Luglio 1943 alla sua disastrosa politica, l'indomani nel riceverlo a palazzo Chigi, lo fece arrestare e contemporaneamente nominò nuovo capo del Governo il generale Pietro Badoglio

che il 3 settembre firma un armistizio con gli Alleati (reso noto solo l'8 Settembre, dopo che il 7 settembre fu fatto annunciare da radio Algeri dal generale Eisenhower con la minaccia di un bombardamento sulla capitale qualora non si procedesse alla proclamazione). L'esercito si ritrova allo sbando sotto i colpi delle numerose unità tedesche, inviate in Italia all'indomani della caduta di Mussolini.”

 Era finito il fascismo, allora Professò !” Istintivamente esultò il Castagna e proseguì tutto eccitato:

Le immagini sottostanti sono: Piazza municipio, come era nell’anno 2000 (con veduta della Banca d'Italia

il re Vittorio Emanuele III di Savoia

IL generale Pietro Badoglio

 

Continuerà Con la  terza parte con avvenimenti

riguardanti Vittorio Emanuele III° di Savoia., del  periodo del Dopo Processo, alla prossima

 



 


venerdì 6 marzo 2026

Buon giorno – Buon Venerdì 6 Marzo 2026

 

Buon giorno – Buon Venerdì 6 Marzo 2026

Sant’Agnese -- San Ciriaco – San Ezio

 

(Il caro amico Castagna, dopo aver ascoltato il mio riferimento della prima parte della 7^puntata dopo il fantastico Processo di piazza  Plebiscito)

fu invitato ii Castagna, a bere una tazzina di caffè (o meglio diciamola alla napoletana) (surziammece ‘na bella tazzulella ‘e cafè), e ci comodamente mettemmo a sedere al solito tavolino  a Piazza del Municipio difronte al nostro edificio di lavoro degli ultimi anni,ed approfittando che era una bellissima giornata settembrina napoletana, e guardando il maestoso castello del Maschio Angioino, mi venne in mente un aneddoto storico, che mi raccontava sempre mio padre, quando veniva in macchina con me la mattina accompagnandomi, mentre mi recavo al lavoro in Via Cervantes, per stare un po’ con me. ” Aneddoto da Lui vissuto nell’estate del 1917, insieme a suo padre (mio nonno Antonio), quest’ultimo durante una breve licenza militare ordinaria, prima di partire definitivamente per il fronte nella grande guerra (quella del 1915/1918), Così ripresi a raccontare i fatti di casa Savoia, da dove li avevo interrotto.

Raccontai per la cronaca l’aneddoto, che non narro in questa puntata per non farla lunga.

Però, da quel giorno mio padre, non rivedette più il proprio genitore, (mio nonno), perché fu ritenuto disperso al fronte e mai più ritornò, e visse la sua esistenza da orfano di guerra senza avere il conforto dell’assistenza e la guida paterna.

Il buon Castagna mi contrappose con tono autoritario:“ che 'nce azzeccà tutto questo con casa Savoia, mica la tua schiatta è d’origine nobile?”

No! Ma se tutto ciò avvenne, lo fu grazie a Vittorio Emanuele III° di Savoia, Il re Soldato, il Duce supremo e comandante in capo dell’Esercito Italiano”.

Ma chi era Vittorio Emanuele III° di Savoia?

 

Ripresi con tono pacato la continuazione.

 

Morto Umberto I, gli successe l’unico figlio, Vittorio Emanuele III°, che era stato già nominato, principe di Napoli, fin dalla nascita, perché nato in questa città, il 11 novembre 1869, e nel frattempo era stato designato erede al trono del Regno d’Italia.

Vittorio Emanuele III° di statura bassa e mingherlina, frutto della consanguineità dei suoi genitori, che erano cugini di primo grado. Pur essendo un po’ bruttino e di gracile costituzione, era dotato d’ingegno vivace e di una grande cultura umanistica, integrata da conoscenze scientifiche di primo ordine e da studi sul diritto civile amministrativo, costituzionale ed internazionale.

Aveva come hobby lo studio della numismatica, cui dedicava la maggior parte del suo tempo libero, inducendolo a scrivere una magistrale opera sull’argomento “ Corpus Nummorum Italicorum”.

Salì al trono, nei primi giorni d’agosto del 1900, dopo aver giurato fedeltà l' 11 dello stesso mese sullo statuto Albertino nell’aula del Senato, davanti all’allora Presidente del governo, Giuseppe Saracco.

Vittorio Emanuele III°, meglio noto a Napoli, come "Sciabulella ", per la piccola sciabola, che indossava, quando vestiva da militare e voleva apparire un Re soldato, mentre passava in rassegna le truppe schierate nelle manifestazioni ufficiali.

“Ti ringrazio per la dettagliata narrazione di storia, che ti confesso non conoscevo, anche perché non ci tenevo ad approfondirla”, in questo modo mi interruppe il caro Castagna, ma dimmi, "che ci azzecca con la cacciata dei Savoia ed il Referendum del 2 giugno del 1946 con la proclamazione della Repubblica?”

Se non fosse stata fatta questa premessa storica degli avvenimenti”. Continuai a dire: “ il mio ragionamento, come chiarimento dello sviluppo degli eventi, non avrebbe senso e le memorie storiche rimarrebbero annebbiate di non so che di misterioso ed inesplicabile

“Andiamo con ordine, però, altrimenti perdo il filo.Eravamo rimasti a quando Vittorio Emanuele III fu incoronato Re e pur non essendo amante delle arti marziali, fu costretto dagli avvenimenti e da una politica d’espansione ad intraprendere continuamente a fare guerre od a far partecipare l’esercito italiano in ogni continente, quello asiatico, africano, come guerre in terra di Russia, come la guerra in Albania e alla Grecia solo con lo scopo di dare prestigio al novello stato dei Savoia.

Continuerà con altre puntate sulla èersonalità di Vittorio Emanuele III° Re d’Italia

 

Le foto sottostanti sono:

Vittorio Emanuele III° Re d’Italia; Re Vittorio Emanuele III (detto “Sciabulella”