martedì 17 marzo 2026

Buon giorno – Buon Martedì 17 marzo 2026

 

Buon giorno – Buon Martedì 17 marzo 2026                     –-- San Patrizio – San Gertrude – San Corrado ---

Apprendendo (per mezzo dei canali televisivi e consultando l’applicazione  sui moderni apparecchi  telefonici del cobtinuo notiziario di Gogoal), che  i conflitti in essere non cessano, anzi procurano ancora tanti decessi di innocenti, che creano tante prepidazioni e momenti di sconforto al nostro animo, grazie alle menti bacate di vari governanti degli attuali paesi egemoni, provvisti di armi nucleare.

Per non pensare  a tutto ciò, anche oggi, come promesso vi posterò una curiosità storica, da quelle di Sasà ‘o Professore, rigurdante la storia della Dinastia dei Savoia.

Dopo il processo di Piazza Plebiscito.Storia di Casa Savoia --

Ottava puntata:

l ritorno in Italia dei Savoia,

Il 15 marzo 2003 Vittorio Emanuele IV° di Savoia  e suo figlio Emanuele Filiberto atterrarono a Napoli dopo 57 anni di esilio

Infatti Ventitre anni fa, il 15 marzo 2003, i Savoia tornarono in Italia dopo 57 anni d’esilio. Il 15 luglio dell’anno prima. da quando, era stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge costituzionale, approvata con due votazioni a maggioranza assoluta da entrambe le camere, che annullava gli effetti del primo e del secondo comma della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione: fu così che agli eredi maschi venne consentito il rientro in Italia.

Il testo della XIII disposizione transitoria e finale (la XII è quella che vieta la riorganizzazione del partito fascista) diceva:

I membri e i discendenti di Casa Savoia non sono elettori e non possono ricoprire uffici pubblici né cariche elettive. Agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi sono vietati l’ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale.              I beni, esistenti nel territorio nazionale, degli ex re di Casa Savoia, delle loro consorti e dei loro discendenti maschi, sono avocati allo Stato. I trasferimenti e le costituzioni di diritti reali sui beni stessi, che siano avvenuti dopo il 2 giugno 1946, sono nulli.

Con l’entrata in vigore della legge costituzionale venivano quindi abrogati i primi due commi, mentre è rimasto valido, ed è tuttora nella Costituzione, il comma che riguarda i beni dei Savoia.

Descrizione: https://track.adform.net/adfserve/?bn=84260602;1x1inv=1;srctype=3;ord=1773654679.0596In parlamento avevano votato contro l’abolizione dei primi due commi Rifondazione Comunista, il Partito dei Comunisti Italiani, parte dei Verdi e alcuni deputati e senatori della Margherita e dei Democratici di Sinistra (i due partiti, che poi si sarebbero uniti per formare il Partito Democratico). La Lega si astenne, perché all’epoca era ancora convintamente federalista e critica nei confronti dell’unificazione nazionale.                  L’ultimo voto al Senato avvenne il 15 maggio del 2002, mentre quello alla Camera l’11 luglio. In questa votazione il risultato fu 347 voti per il sì, 69 per il no e 44 astenuti. Un anno prima il governo, allora presieduto da Silvio Berlusconi, aveva espresso ufficialmente il suo parere favorevole al rientro dei Savoia. E il 4 febbraio 2002 Vittorio Emanuele IV° di Savoia, (figlio dell’ultimo re Umberto II °), diffuse questo comunicato dalla Svizzera: Mio figlio [Emanuele Filiberto, ndr] ed io con la presente diamo formale assicurazione circa la nostra fedeltà alla Costituzione repubblicana ed al nostro presidente della Repubblica.

Essendo stata approvata con meno della maggioranza dei due terzi, la legge di modifica costituzionale avrebbe potuto essere sottoposta a referendum confermativo, cosa che non avvenne, perché nessuno ne fece richiesta e raccolse le firme: (il referendum viene indetto quando lo richiedano un quinto dei membri di una delle due camere o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali).

Il 15 marzo 2003, alle 14:45, un aereo Falcon 900 proveniente da Ginevra atterrò all’aeroporto napoletano di Capodichino. A bordo c’erano Vittorio Emanuele di Savoia, la moglie Marina Doria e il figlio Emanuele Filiberto. Scelsero Napoli, perché l’ultimo re d’Italia, Umberto II°, era molto legato alla città e visse lì dal 1931. Lo stesso Vittorio Emanuele IV° nacque a Napoli, nel 1937. Inoltre a febbraio del 1944, poco prima della fine della Seconda guerra mondiale, tutti i rappresentanti del governo italiano e della monarchia si trasferirono in Campania, a Salerno, che divenne di fatto capitale del Regno. L’anno prima il re Vittorio Emanuele III e il governo erano fuggiti da Roma a Brindisi, in Puglia, in seguito all’armistizio di Cassibile dell’8 settembre e agli intensi bombardamenti degli Alleati angloamericani su Roma.

Quando ci fu il referendum per stabilire se l’Italia dovesse restare una monarchia o diventare un repubblica, il 2 giugno 1946, a Napoli la monarchia ottenne il 79 per cento dei voti, mentre a livello nazionale vinse la repubblica con il 54 per cento.

Appena atterrato a Capodichino, Vittorio Emanuele lesse una dichiarazione, in cui tra le altre cose disse:

La storia delle nazioni e degli individui non procede secondo atteggiamenti incomprensibili ma è sempre il frutto di quello che antiche radici hanno saputo produrre. A questa storia, nel bene e nel male non possiamo che inchinarci, consapevoli del nostro impegno a difesa e a testimonianza dei valori più alti e autentici.

All’aeroporto c’erano più che altro sostenitori monarchici, che accolsero i Savoia con applausi. Ci furono tensioni con alcuni giornalisti, spintonati e insultati dai più esagitati tra quei sostenitori. Poi era previsto che i tre membri dell’ex famiglia andassero al Duomo di Napoli per una messa, ma fuori ad attenderli per contestarli c’erano esponenti della Fiamma Tricolore e neoborbonici. I primi accusavano i Savoia di aver tradito il fascismo, i secondi sono tradizionalmente ostili alla monarchia sabauda, perché unificò l’Italia e mise fine al regno dei Borboni nel Mezzogiorno.

Poi i Savoia andarono all’albergo Vesuvio, sul lungomare, e lì trovarono di nuovo gruppi di manifestanti divisi tra contestatori e sostenitori. Poi si spostarono al Circolo Canottieri Napoli per incontrare la sindaca della città, Rosa Russo Iervolino, il presidente della Regione, Antonio Bassolino, e dopo ancora l’arcivescovo Michele Giordano.

Il 16 dicembre 2017 rientrò in Italia anche la salma di Vittorio Emanuele III°, che era sepolta nella cattedrale di Santa Caterina ad Alessandria d’Egitto, dove il re era andato in esilio dopo aver abdicato in favore del figlio Umberto II°. Qualche giorno prima era arrivata in Italia anche la salma della moglie, la regina Elena, che invece era sepolta a Montpellier. Umberto II° e sua moglie, Maria Josè, sono sepolti nell’abbazia reale di Hautecombe, nella Savoia francese.

Nonostante il ritorno in Italia, Vittorio Emanuele IV° e la moglie Marina Doria continuano a vivere a Vésenaz, vicino a Ginevra. Il figlio, Emanuele Filiberto, vive con la sua famiglia a Montecarlo. Negli ultimi anni ha fatto frequenti comparsate in televisione, partecipando a trasmissioni popolari come Ballando con le stelle, L’isola dei famosi, Pechino Express, Tale e quale show. Nel 2010 partecipò anche al Festival di Sanremo, classificandosi secondo insieme a Pupo, con la canzone “Italia amore mio”.

-Nel 2008 si candidò alle elezioni politiche con la lista “Valori e Futuro con Emanuele Filiberto”: ottenne lo 0,4 per cento. L’anno dopo si candidò alle elezioni europee con l’Unione di Centro, ma non venne eletto. Nel 2020 ha fondato il movimento politico Realtà Italia.

Leimagini sottostanti sono:

I Savoia, che si affacciano sul balcone della suite dell'Hotel Vesuvio a Napoli dopo il rientro in Italia;

il ritorno dei savoia presso il duomo di Napoli;

Vittptio rmsnulr IV° Savoia. 




 

lunedì 16 marzo 2026

Buon giorno – Buon Lunedì 16 marzo 2026

 

Buon giorno – Buon Lunedì 16 marzo 2026
--- Sant’Ilario – Sant’Eriberto – Santa Eusebia --
Dalle Curiosità storiche di Sasà ‘o Professore
Dopo il processo di Piazza Plebiscito.
Storia di Casa Savoia -- Umberto II° di Savoia
Sesta Puntata Seconda Parte
(L’ Esilio –La Morte)
Quindi si separarono, Maria Jose che si stabilì a Merlinge in Svizzera, come compagnia scelse di tenersi il piccolo Vittorio Emanuele IV, che visse con lei fino alla maggiore età. Umberto, rimase , invece , a Cascais con le tre figlie, che accudì facendole studiare secondo le loro inclinazioni e le tenne con sé, senza mai opprimerle fino a quando, divenute adolescenti, decisero singolarmente di intraprendere la strada del loro destino, lasciando la casa paterna di Cascais ed il loro genitore alla più drammatica solitudine e amara malinconia. La prima figlia, Maria Pia, lo lasciò, quando si sposò il 12 febbraio del 1955, Maria Gabriella,nel 1957 per andare a studiare a Parigi, mentre l’ultima, Maria Beatrice nel 1963 dopo un breve periodo trascorso ad Oxford raggiunse la sorella Maria Gabriella nella capitale francese".
"Rimasto solo all’età di 59 anni, Umberto si sentì rinascere, libero da impegni prettamente familiari e per combattere la forzata solitudine, intraprese una serie di viaggi, che lo portarono negli Stati Uniti ed in America latina , dove incontrò i generali Clark ed Eisenhower, che erano stati comandanti delle truppe alleate della Seconda Guerra Mondiale e visse così un periodo di apparente serenità misto a ricordi di un fulgido passato. Viaggiò in vari continenti. Visitò la Grecia, passando poi per il Montenegro, il paese d'origine della madre. Si recò in Africa, in Egitto, nella città di Alessandria per onorare la tomba del padre, che era lì sepolto, dopo la sua morte, avvenuta in esilio. Aveva sempre un comportamento elegante ed un atteggiamento regale e durante i vari spostamenti utilizzava un Passaporto, rilasciato da Malta, intestato al Conte Sarre". (Titolo utilizzato, Conte di Sarre, fra i molteplici di cui si poteva fregiare, lo stesso che già aveva usato il suo avo, il Re Carlo Alberto, quando abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II° e lasciò il suo regno per andare volontariamente in esilio a “Oporto” in Portogallo). Passarono così gli anni sessanta e nel settanta, Umberto ingoiò un altro rospo, lui così ligio alle etichette ed alle tradizioni della Casa Savoia, dovette prendere atto, che suo figlio Vittorio Emanuele IV, contro tutte le regole nobiliari, di casa Savoia si sposò con la bella giovane, Marina Ricolfi Doria, una ex campionessa olimpionica di sci nautico, non di sangue reale. Non presenziando alla nozze accettò ugualmente il matrimonio del figlio, Vitt.Emanuele IV°, con la bella Marina e fu presente, invece, al battesimo del nipotino, Emanuele Filiberto, nel !972 , concedendo al piccolo nato il titolo di “Principe di Venezia” e regalando alla nuora contestata, in segno di riappacificazione familiare, un bellissimo gioiello Sabaudo. Qualche anno dopo siamo nel 1974,Umberto II° , compie 70 anni ed è festeggiato da tutti i familiari più stretti di casa Savoia, moglie figli e nipoti, nella dimora di sua figlia , la principessa Maria Gabriella in Svizzera.
Fino agli anni Ottanta per Umberto fu un’alternanza di periodi sereni e sofferenti per un tumore osseo, una
malattia, che gli procurava dolori insopportabili, che accettava con religiosa rassegnazione. Una delle ultime apparizioni in pubblico avvenne in occasione del passaggio per una visita pastorale del Papa, Giovanni Paolo II nella casa residenziale del Cardinale di Lisbona, anche se molto provato nel fisico.
Si era nel maggio 1982, sempre speranzoso di ritornare nella sua amata patria, l’Italia, e dopo di allora si aggravò e fu ricoverato presso la London clinic del suo amico Thompson a Londra per un tumore osseo, che lo stava pian pianino consumando e distruggendo. Per stare più vicino ai suoi più diretti familiari, acconsentì a farsi trasferire all’ospedale cantonale di Ginevra , dove alle ore 15,35 del 18 marzo 1983 all’ottavo piano nella stanza n. 809 si spense l’ultimo Re d’Italia, senza lasciare alcun erede al trono ufficialmente, e come ultimo desiderio volle che il sigillo reale fosse sepolto con Lui. (Il Sigillo reale è un grosso timbro, recante, la sua immagine, che rappresentava la trasmissione del simbolo visibile della legittimità della linea dinastica, che avviene di generazione in generazione e che rappresentava nello stesso momento, il simbolo di gran maestro degli ordini cavallereschi di Casa Savoia). Egli non abdicò mai, e pertanto con lui finì l’ultimo rappresentante di un regno, ormai finito senza appello, così come il comandante di una nave affonda con il veliero avviluppato ad un grandissimo macigno, che precipita negli abissi del mare senza poter più emergere, scomparendo.
Le immagini sotttostanti sono:
Re Umberto IIà di Savoia all’età di 70 anni;
Incontro del papa, Giovanni Paolo II, ed Umberto II, in esilio nella Casa residenziale del Cardinale di Lisbona; Gli ex Reali d’Italia, Re Umberto e Maria Josè, con i 4 figli, ad una festa con i Reali ddel Belgio e rispettivi figli, il Sigillo reale di Umberto II° con la sua effigei
E' gradito un commento, se la curiosità è ritenuta interessante.
E' utile per continuare con un'altra curiosita sui Savoia, la prossima volta.

 





 

domenica 15 marzo 2026

Buon giorno Buona Domenica 15 marzo 2026

Buon giorno Buona Domenica 15 marzo 2026

--- San Zaccaria – Santa Luisa -- Sant’Artemide ---

 

Sesta puntata  l’esilio di Umberto II° di Savoia

La ratifica dei risultati definitivi fu pronunciata dalla Corte di Cassazione con una maggioranza assoluta dei due terzi rigettando i vari ricorsi e stabilendo che: per maggioranza degli elettori votanti, si doveva intendere maggioranza dei voti validi, e così fu ufficializzata  la nascita definitiva  della Repubblica Italiana.

In Esilio "Era convinto, Umberto, che il suo allontanamento dall’amata Patria, si doveva ritenere un segnale significativo, come suo personale apporto alla pacificazione  del popolo,  e poi col suo ritorno,  avrebbe contribuirto fattivamente alla ricostruzione dopo gli avvenuti disastri della guerra.”
 Risposi poi alle altre domande informando il mio amico interlocutore che: "Umberto di Savoia, dopo aver perso il titolo di Re ed il potere, nell’esilio di Cascais in Portogallo assunse il titolo onorifico di “Conte di Sarre”, come già in precedenza, aveva fatto il suo antenato bisnonno, Carlo Alberto, quando abdicò a favore del figlio Vittorio Emanuele II.  Per ciò che riguardò l’abdicazione, Umberto non ci pensò mai, anzi era convinto che con l’aiuto del movimento monarchico nazionale italiano, che era stato presente sia nella costituente, che poi nel Parlamento repubblicano, di tornare nella sua patria". Speranza che perse dopo le fatidiche norme, approvate dall'Assemblea Costituente, che sancirono  al Capoverso della XIII disposizione finale e transitoria, in appendice alla nuova Carta Costituzionale,  che prevedevano il divieto ai membri ed ai discendenti di Casa Savoia di ricoprire uffici pubblici, né assumere cariche elettive. Infine agli ex re sabaudi, alle consorti ed ai loro discendenti maschi, si vietò l’ingresso ed il soggiorno nel territorio nazionale.
Fu un grave colpo per l’esule sabaudo e come risposta al divieto, per prima cosa, chiamò la casa, dove dimorò, poi, fino alla sua morte, “Villa Italia”, che divenne il suo unico rifugio, lontano dalle mondanità dell’epoca, ricevendo solo visite di connazionali a lui fedeli”.
Mio caro professor Sasà, se non sbaglio tale anacronistiche, norme sono state poi abrogate! Mi sapete dire, quando?” Interloquì il caro Castagna, al mio dire e come sempre gli risposi :
Si dovettero aspettare parecchi anni, e per non farla lunga, posso informarti che solo alla moglie di Umberto II, l’ultima regina d’Italia, Maria Josè, dopo la morte diell'ultimo  Re  Savoia, Umberto II, avvenuta il 18 marzo 1983, fu permesso, grazie ad un collegio di giuristi di Padova, nel 1987 di poter ritornare in Italia". (Il suo ritorno avvenne esattamente il 1° marzo del 1988 per partecipare ed assistere ad un convegno storico, dedicato alla figura di Sant’Anselmo nella città d'Aosta).
"Dopo la morte di Maria Josè, avvenuta il 27 gennaio 2001 a Ginevra, si deliberò infine, dopo vari rinvii, alla abolizione del divieto di poter far rientrare sul suolo italiano anche tutti i discendenti maschi  del  Re Savoia".

Le norme della proibizione hanno cessato i loro effetti con l’articolo unico della legge costituzionale n. 1 del 23 ottobre 2002 , come pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 26 del 26 ottobre 2002,
che recita così”:
“Il testo dei commi primo e secondo della XIII-disposizione transitoria e finale della Costituzione, i cui effetti si esauriranno a decorrere dalla data d'entrata in vigore della presente legge è il seguente:
"XIII. - I membri e i discendenti di Casa Savoia non possono ricoprire cariche elettive.
Agli ex re di Casa Savoia, alle relative consorti e ai loro
discendenti maschi sono vietati l'ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale.".

“Si dovettero attendere quasi 60 anni per porre fine al divieto dell’esilio dei discendenti maschi degli ultimi re del casato dei Savoia? Erano così pericolosi? Facevano tanta paura? Me lo spiegate, professò! Non sono monarchico e so che anche voi non lo siete, ma in tutti questi anni, quali motivi di contrasto allo “Stato Repubblicano” furono procurati dagli ultimi reali d’Italia? Perché tanto rancore e livore nei loro confronti?  Mi pare, se ho letto bene la storia,  e spero di non sbagliare proprio Re Umberto e la regina Maria Josè non avevano simpatie con il regime fascista e si erano adoperati, sia ufficialmente sia segretamente, per abbatterlo?”
 “Non so cosa dirti! Non so risponderti, mio caro Tore Castagna, anche perché si può dire, è storia recente!”.
Risposi, alla precisa domanda postami, intanto ripresi a dire:
“ Re Umberto, a Cascais, anche sollecitato dai connazionali di fede monarchica, che erano pure presenti in parlamento ed al Senato della Repubblica, si ritirò a vita privata e si dette a collezionare cimeli sabaudi e si mise a scrivere un vasto volume sulla medaglistica  coniata dal suo casato, che è un’opera unica nel suo genere. Caro mio Castagna, nel suo esilio, Umberto II si adoperò ad aiutare indiscriminatamente e sostenne gli italiani, che n'avevano necessità tramite i suoi rappresentanti in Italia. Rispondeva a chiunque gli scriveva e riceveva decine di migliaia di persone, che desideravano incontrarlo e conoscerlo direttamente senza mai negarsi. Osservava e richiedeva, che si osservasse una rigorosa etichetta, fu un vero gentiluomo, e veramente un uomo di alto lignaggio.”
Allora volete dirmi, professò, che non meritava l’esilio definitivo per come si comportò dopo la proclamazione della nascita della Repubblica italiana?”
M’interruppe il mio contradditore amico ed  io prosegui la mia enunciazione dei fatti, come li avevo appreso da quel poco, che trapelava dalla stampa amica dell’ultimo Re d’Italia, Umberto II, il re di maggio.
Visse in piena solitudine nella sua dimora a Cascais, nella villa nascosta tra pini secolari, di fronte all’Oceano Atlantico, che denominò, come già detto “ Villa Italia “.
(Villa Italia, fu il regno incontrastato in esilio di re Umberto II e fu un centro turistico rinomato, fu un luogo simbolico, finché  visse l’ex monarca sabaudo e poi quando lo stesso non ci fu più, fu abbandonata  al degrado assoluto, fino a quando nel 1985 gli eredi  la vendettero ad una catena alberghiera, che la trasformò in un primo  momento in un atelier di moda e infine fu trasformata in una albergo di lusso, come lo è tuttora).
“L’Italia fu, per lui, la sua unica ossessione e mi parve di aver letto su una rivista o su giornale dell’epoca, che è spirato pronunciando per ultimo la parola “Italia”. “Che cosa sapete in merito Professò? Non mi sono mai incuriosito, poi di sapere, come sono vissuti, Umberto II e la sua famiglia senza soldi, né appannaggi, dopo la proclamazione della Repubblica, che fine fece il cospicuo patrimonio, appartenuto alla famiglia reale dei Savoia? Patrimonio, per quel che ho saputo, fu confiscato dalla Repubblica all’atto dell’entrata in vigore della Costituzione, in base alla disposizione transitoria del 3 e 4 punto, dove era sancito che i beni dell’ex famiglia reale sabauda, che si trovavano sul territorio nazionale erano avocati allo Stato italiano, ed infine tutti gli atti inerenti a trasferimento di beni degli ex Savoia erano da considerare nulli dopo  il referendum del 2 giugno 1946. Sapete dirmi qualcosa in merito, Professò’, se si, me lo dite?  Vorrei conoscere come facessero a vivere e chi li aiutò?“
Gli risposi con la dovuta cautela : "Mio caro, Castagna, in verità, hai fatto una domanda, molto complicata, perché implica una serie di concause, compromessi, per il fatto che in quei momenti accaddero molti fatti incidentalmente, che spinsero a prendere decisioni affrettate ed inequivocabili, che forse in altri contesti non sarebbero state prese". "Andiamo con ordine, intanto, in ogni caso spero d'essere chiaro nella mia esposizione dei fatti" ( Fatti storici riportati, rileggendo qua e là sui vari giornali dell’epoca e poi su qualche libro, come quello scritto da Luciano Regolo, "il re signore", e sui portali  "Cartantica.it " e "Cronologia della storia d'Italia " di Leonardo .it, sistemati  in modo esatto, rispettando i tempi del loro accadimento,  e dalle poche voci, che si apprendevano dai resoconti della radio).  "Fatti commentati, poi, in famiglia e si può rispondere, che  gli ultimi reali d’Italia in carica, Umberto II° e Maria Josè, nonché quelli già in esilio, Vittorio Emanuele III° e sua Moglie Elena, non fecero “ ‘e Poze da’ Famme” ( Non sentirono i morsi della fame) anzi vissero sì la loro vita lontano dalla Patria, ma non si fecero mancare niente, anzi come dicevano alcuni, vissero  in un esilio dorato.
"Furono aiutati da amici di Nobili casati e dai parenti reali belgi di Maria Josè nei primi momenti, e poi, da aiuti ricevuti dal Vaticano".
(Aiuto consistente in un cospicuo prestito in contanti di vari milioni di Lire dell’epoca,  concesso nell’ultima visita a Umberto II° dal Papa Pacelli, Pio XII° la sera del 7 giugno 1946. Prestito, che fu elargito, per provvedere alle prime necessità dell’esilio, e fu consegnato in un pacchetto dallo stesso pontefice al Ministro della casa reale, marchese Falcone Lucifero con questo messaggio: -  Lo consegni al re. La provvidenza pensa che sarà molto utile -).
 Come contropartita, Re Umberto II°, a garanzia del prestito accordato, fece trasferire, a sua volta, dal Quirinale in Vaticano, a titolo di deposito, varie casse dell’intera collezione di porcellane sabaude, giustificando il trasloco con l’intento per meglio preservarla. Il prestito, in seguito, fu regolarmente restituito ed estinto senza interessi di sorta, dopo che Umberto II°, (divenuto coerede del padre, Vittorio Emanuele III°, alla  morte  del quale avvenuta il 27 dicembre 1947),  intascò la sua quota, parte dell’ingente somma, (parecchi miliardi) accumulata su un conto esistente in Gran Bretagna a Londra, quale corrispettivo di un’assicurazione spettante al proprio genitore. (Polizza assicurativa, stipulata  50 anni prima presso I Lloyds di Londra da suo nonno,  il Re Umberto I°, in caso di morte dopo il primo attenato subito a Napoli. Evento verificatosi con l’uccisione di Umberto I°, a seguito dei colpi d’arma da fuoco sparatogli dal regicida Bresci a Monza il 29 luglio del 1900).
 L’indennizzo dell’assicurazione, poiché non fu  mai incassato da Vittorio Emanuele III°, rimase giacente in  un deposito acceso presso l’ Hambros Bank di Londra, denominato “Fondo Sabaudo” ed il suo valore in soldi lievitò annualmente, perché  buona parte fu reinvestito regolarmente in azioni  del “Prestito della Vittoria ” ed all’atto della sua liquidazione risultò ammontante di circa 3 miliardi di Lire lordi.  

La disponibilità della somma, previa il pagamento delle tasse di successione previste ed i diritti di custodia, spettanti sia al Governo Inglese e sia alla banca tenutaria del deposito, avvenne nell’anno 1951, dopo che il giudice britannico Wyn Parry  riconobbe le ragioni edotte (nella controversia per lo svincolo del conto) dagli eredi dei Savoia, rappresentati esplicitamente dai legali  dei : ( i figli di Mafalda di Savoia  -  i principi Maurizio ed Errico d’Assia - il primo anche tutore dei fratelli minori  Ottone ed Elisabetta -, la contessa Jolanda Calvi di Bergolo, Giovanna  di Savoia vedova di Boris di Sassonia, la principessa Maria Borbone ed anche se non presenti, perché in esilio, l’ex re Umberto II° di Savoia e la  ex regina madre Elena di Montenegro) contro lo stato italiano  e permise la svincolo del cosiddetto Conto “Fondo sabaudo “ senteziando  anche che, la causa intentata dallo stato repubblicano italiano, era  non giustificabile anzi “ Priva di fondamento giuridico e con intento persecutorio”.
“Professò? Scusate! Se la passarono proprio bene, allora quasi da nababbi! Se putettere accattà, pure, ‘na villa, è overe! Re Umberto forze ringraziaje ‘o ciele, pecchè accussì fuje cchiù libbere, senza essere cchiù priggiuniere  e vivere rispettanne l’etichette, ‘o prutecolle?  Senza cchiù vestì sempre in alta uniforme, con medaglie, fregi? Diciteme, professò, come passave po’ ‘e jurnate?”

 

Perdonate la lungaggine della puntata. ci sarà il continuo con altre vicene dopo l'esilio di Unberto II di savoia che posterò somani. sprero tanto che sia interessante per voi, come lo fu per il sottoscritto.






 

sabato 14 marzo 2026

Buon giorno Buon Sabato 14 marzo 2026

 

Buon giorno Buon Sabato 14 marzo 2026

--- San Lazzaro – Santa Matilde -- San Leone ---

 

Dalle Curiosità storiche di Sasà ‘o Professore

Dopo il processo di Piazza Plebiscito.

Storia di Casa Savoia -- Umberto II° di Savoia

Quinta Puntata

(La Luogotenenza - IL Re di Maggio)

Infine ripetetti.al mio interlocutore, il buon Tore Castagna. “ dopo una notte travagliata, quella del 12 giugno 1946, Umberto di Savoia, preferì prendere atto della sconfitta e per evitare una guerra civile tra Monarchici e repubblicani, che già era nell’aria, dopo i fatti di Napoli, dove s’erano verificati alcuni morti, e per evitare al paese un’ulteriore disastrosa tragedia, alle ore 16,30 del 13 giugno del 1946 lasciò Roma dall’aeroporto di Ciampino. Facendo diramare il famoso proclama, dove veniva indicato di un gesto rivoluzionario da parte del Consiglio dei Ministri, quello di non aver voluto attendere il 18 giugno, data prevista per la definitiva proclamazione da parte della Corte di Cassazione del risultato finale, dopo che avrebbe dovuto esaminare verbali di assegnazioni, reclami, il numero esatto dei votanti, i voti nulli ed il modo interpretativo di come si sarebbe dovuto calcolare la maggioranza per assegnare la vittoria.”

Una delle frasi pronunciate dal sovrano, prima del risultato referendario fu che (la Repubblica si può reggere col 51%, la Monarchia No. La monarchia non è un partito. E’ un istituto mistico, irrazionale. Capace di suscitare negli uomini incredibile volontà di sacrificio. Dev’essere un simbolo caro o non è nulla).

(La partenza in esilio di sua maestà Umnerto di Savoia)

Con l’entrata in vigore della nuova Costituzione repubblicana il 1° gennaio 1948, questo recondito sogno di Umberto II, l’ultimo Re d’Italia, svanì, perché il primo ed il secondo capoverso della XIII disposizione finale e transitoria vietarono ai membri ed ai discendenti di Casa Savoia di ricoprire uffici pubblici, né assumere cariche elettive. Agli ex re Sabaudi, alle consorti ed ai loro discendenti maschi si vietò l’ingresso ed il soggiorno nel territorio nazionale.

Tali norme hanno cessato i loro effetti con l’articolo unico della legge costituzionale n. 1 del 23 ottobre 2002 come pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 26 del 26 ottobre 2002.”

A quest’ultima spiegazione, il Buon Castagna proferì: “M’avete tolto un peso dallo stomaco. Allora fu tutto regolare il referendum, la Repubblica è ciò che voleva il popolo! Non si parlò più di Umberto II di Savoia, finché non morì il 18 marzo 1983,nel frattempo fu quasi ignorato, dimenticato, è vero? Pruvessò, che fine facero i figli e la moglie, Maria Josè? Raccontatemelo subito, professò, a prossima volta che ci rivediamo,dobbiamo attaccare parlando della figura del figlio,Vitt.Emanuele IV°, che m’intriga moltissimo, perciò fatemi la cortesia datemi un risposta succinta, ma esauriente, che fine fece la famiglia del Re Umberto II, il Re di maggio".

M’impegnai a non farla lunga e ripresi a dire: “ Maria Josè, la moglie di Re Umberto, in un primo momento risedette per un breve periodo pure Lei a Cascais, ma lasciò definitivamente il proprio consorte per vecchi dissidi e vedute diverse, mai appianate da lungo tempo, presenti già dalla loro unione e pertanto si trasferì a Merlinge, nei pressi di Ginevra con il piccolo Vittorio Emanuele. Le figlie Maria Pia, Maria Gabriella e Maria Beatrice, rimasero a Cascais col padre e per la loro vita sentimentale a volte tumultuosa, non pochi dispiaceri arrecarono all’illustre genitore".

Per la cronaca :

La principessa Maria Pia di Savoia sposò in prime nozze il 12 febbraio 1955

Alessandro Karadordevic, principe di Jugoslavia,

ha avuto 4 figli, due coppie di gemelli (Dimitri e Michele) (Elena e Sergio), si separò, divorziando il 1967 si è risposata il 16 maggio 2003 con il principe Michele di Borbone-Parma.

Maria Gabriella Principessa di casa Savoia

sposò Robert de Balkany, Ha divorziato (1990),

ha avuto una figlia Maria Elisabetta. Maria Beatrice di savoia,

La Principessa Maria Beatrice di Savoia sposò

Luis Reyna Corvalan il 1 aprile 1970,

Rimase vedova di Luis Reyna Corvalan, che morì il 17 febbraio 1999 in circostanze misterose.

Ha avuto tre figli Raffaello, Patrizio ed una figlia Asaea.

Vittorio Emanuele IV°, Principe di Napoli

Principe ereditario di Casa Savoia

sposò Maria Ricolfi Doria l’11 gennaio 1970,

ha avuto un figlio, Emanuele Filiberto

“Site state ‘e parola, professò, mi avete spiegate succintamente e chiaramente come sono andate le cose dopo l’esilio volontario dell’Ultimo re D’Italia.

A questo punto mi viene quasi spontanea di fare una riflessione storica, che, poi, è questa : la fine della dinastie reali regnanti negli ultimi tempi nella Nazione Italia è quasi identica, (come quella dei Borboni e quella dei Savoia) si somigliano moltissimo!

 

Le immagini sottostanti sono: Il 1° Governo Repubblicano (Nenni, Ruini; de Gasperi, Togliatti) Re Umberto II°; La foto della famiglia di Umberto II nel maggio 1946;

La viila dI Cascais in Portogallo ( residenza dell’rsilio); Merlinge, nei pressi di Ginevra residenza in esiliodi MariaJosé.

Le foto sottostanti sono: Maria Pia (principessa di Casa Savoia);

Maria Gabriella (principessa di Casa Savoia);

Vittorio Emanuele IV, Principe di Napoli (Principe ereditario di Savoia)

Maria Beatrice (principessa di Casa Savoia);