lunedì 17 agosto 2026

Buon Lunedì 17 Agosto 2026

Buon Lunedì 17 Agosto 2026                                         Santa Beatrice – San Giacinto – San Eusebio

In questo  periodo di Ferragosto, c’è un caldo insopportabile già dal mattino da “Bollino Rosso”.eppure i meteorologi  avevano previsto una diminuzione del grado di calura+della temperatura, però non si è verificato, perchè  ugualmenteil caldo è fastidioso e fa sudare. Dopo una primavera piovosa e una estate col caldo insoportabile.  non sono più come prima:       le tanto belle stagioni come un tempo.

Intanto, oggi,dopo le festività di ferragosto, vi posterò, la continuazione della  curiosità  del Debito Pubblico con la 3^ puntata  con il perché dell’aumento esorbitante del debito, “

Dalle Curiosità Storiche di Sasà ‘O Professore

DEBITO PUBBLICO – 3^ puntata

 

 

Continuo, allora, carissimo amico Tore Castagna, ripresi a descrivere come si era giunti a questa tale massa di Debito Pubblico.

 

Alla normale scadenza negli anni ’70 per continuare ad approvvigionarsi di prestiti, con una vita a lungo o a  medio termin, per sopperire a spese straordinarie programmate, da farsi senza avere la copertura finanziaria dell’annuale Bilancio statale, si ricorse ai nuovi titoli obbligazionari dello Stato (anch’essi facenti parte del Debito Pubblico) denominati, questa volta non più BTN 5% ( i classici Buoni del Tesoro Novennali al tasso del 5%), ma BTP (Buoni del Tesoro Poliennali) con una scadenza varia, ma certa, e  diluita nel tempo ed un tasso di rendimento fisso, che variava a secondo l’esigenza del fabbisogno statale. Tutta questa specie di titoli erano emessi sempre  dalla Banca D’Italia, autorizzati dal Ministero del Tesoro, e si potevano acquistare direttamente presso le sue sedi provinciali  ed avevano durata poliennale (usualmente con scadenze di 3, 5, 10, 15, 30 o 50 anni) e presentavano cedole annuali pagate semestralmente (ad esempio, un BTP al 6% pagava due cedole semestrali del 3% l'una). Il rendimento generalmente di questi titoli era dato dal tasso fisso delle cedole e dalla differenza tra il prezzo di emissione ( inferiore di qualche punto percentuale del valore nominale del titolo)  e quello effettivo di rimborso.

Negli anni ‘80 e ’90 appaiono infine un tipo di titoli speciale, anche se già utilizzato nell’anteguerra, I noti  - CCT -  questa volta con alcune caratteristiche, che li rendono vantaggiosi e concorrenti agli altri titoli di credito al portatore dello stato, BOT e BTP, per la loro specialità che è : il rendimento a tasso variabile.

I certificati di credito del tesoro (CCT) sono quindi, titoli di Stato a medio - lungo termine, con un massimo di durata di 7 anni, emessi ora dal Ministero dell'Economia e delle Finanze per finanziare il debito pubblico.

 

Gli interessi  dei CCT sono corrisposti anch’essi tramite cedole semestrali posticipate ( in passato la cedola era unica annuale), il cui rendimento è pari al rendimento dei BOT semestrali nell'ultima asta, che precede il godimento della cedola, aumentato di uno “Spread”, che dal 1996 è stato fissato a 15 punti base (0,15%). Il rimborso del valore nominale dei CCT avveniva alla pari in un'unica soluzione alla scadenza. Agli acquirenti previsti dalla legge (banche, agenti di cambio)  era corrisposta, anche,  una  commissioni di collocamento  pari, in un primo momento, al  0,30% poi all’ 1 %, che era a carico del Tesoro. Si viene a conoscenza quindi con questi Titoli (CCT) di  un nuovo termine, l’inglese “Spread”=Divario=, che stava a significare la differenza di rendimento che esiste tra diversi titoli di Stato italiani (BTP a tasso fisso e CCT a tasso variabile) , come denota il divario tra il tasso fisso del rendimento di un titolo e quello  di un altro, che fa riferimento invece il tasso reale praticato dal mercato.

“ Grazie , per avermi spiegato tecnicamente e praticamente come si manifestava in quegli anni il Debito Pubblico, ma non mi avete detto come si sviluppò l’inflazione e l’ammontare della crescita, quasi incontrollata, di tale Debito che faceva lo Stato. Quali incentivi ed interessi spingevano ad accaparrarsi di tali titoli di credito statali il mondo dei  risparmiatori, quali cittadini comuni od imprese specializzate, come le bancarie o finanziarie, e sia quelle, che svolgevano attività  industriali ed artigianali ? “M’interruppe nella mia esposizione , il mio amico Tore Castagna,

Mi fermai un  istante per non apparire noioso e saccente e mi permisi di propinargli una mia riflessione di vita, dicendogli : “ ti sei dimenticato che negli anni 1966  si dovette finanziare

 “ l‘AIMA” (l’Azienda per Interventi sul Mercato Agricolo) e tanti altri enti statali  fatti nascere per permettere alla nostra nazione uno sviluppo sociale adeguato ai tempi.”

Ripresi, poi, affermando che In quegli anni i titoli del Debito Pubblico con i suoi interessi medi annui, ebbero un solido e incontrastato successo. Le rendite realizzate nell’acquisto di tali titoli (BOT, BTP e CCT), infatti, passarono velocemente  da un tasso percentuale del 7%  del 1972  al 10% nel 1975 e al 19-20% nel biennio 1981-82 .Tutto ciò avvenne nel corso degli anni della coalizione di maggioranza governativa del Pentapartito, guidato dal patto informale noto come C.A.F. (Craxi-Andreotti-Forlani), che di fatto fungeva da “motore immobile” della politica italiana.

 Il pentapartito per creare crescita si inventava i famosi lavori pubblici, quelli delle infrastrutture ed in questo modo  la spesa cresceva a dismisura ed il Debito Pubblico  raggiunse livelli non più controllabili. Tale politica fu realizzata . come dice il noto Detto Napoletano “ SURCO CUMMOGLIA A SURCO” .Cioè : solco copre un solco.

 

L’espressione nel suo significato sotteso vale: debito (nuovo)  copre, risana un debito (vecchio),  ci troviamo cioè in presenza della tipica spirale

 

dell’indebitamento, che comporta la necessità di contrarre un debito nuovo per risanarne uno precedente, in modo che il nuovo debito più grande  copre, cela, nasconde ed  occulta il tutto .

Le immagini sotostanti sono:

CCT al Portatore con allegate cedole semestrali

 BTP al portatore con allegate cedole semestrali.






La prossima puntata, l'ultima, sarà l'analisi dell'attuale situazione e la pecisazione del Debito Pubblico con la nuova valuta ECu e i relativi 



 

 

domenica 16 agosto 2026

Buona Domenica 16 Agosto 2026

 

  Buona Domenica 16 Agosto 2026                                                 Santa Serena - San Rocco – sant’Augusto\

In questo  periodo di Ferragosto, oggi è ritonato il caldo insopportabile da “Bollino Rosso”.i meteorologi  avevano previsto un abbassamento del grado di calore, ma il caldo è ugualmente fastidioso e fa sudare. Speriamo bene che finisca presto..

Intanto,anche oggi, vi posterò, non la continuazione della  curiosità  del Debito Pubblico con la 3^ puntata  con il perché dell’aumento esorbitante del debito, ma quella di un Dolce che è un antico semifreddo cremoso, che viene prodotto a Napoli.

“Dalle Curiosità varie di Sasà ‘O Professore

La Coviglia

La coviglia napoletana è un antico semifreddo cremoso simile a una mousse. I gusti classici più famosi sono al caffè o al cioccolato. La preparazione richiede di montare albumi e tuorli con lo zucchero, unire la panna montata e l'ingrediente aromatico, e fare riposare in freezer per 3 ore nei tipici bicchierini. 

La coviglia è un gelato semifreddo di produzione artigianale tipico della pasticceria tradizionale napoletana.

Nell'Ottocento il dolce entra nei caffè storici della città,ed è descritta da Matilde Serao nel libro Paese di Cuccugna ed è in qualche modo accostabile alla pànera alla genovese.

La coviglia è un antico gelato semifreddo artigianale tipico della tradizione napoletana. Il suo nome deriva dallo spagnolo cubillo (piccola botte o recipiente), che indicava la caratteristica coppetta di metallo o il bicchierino in cui veniva servito per mantenerlo fresco.

Le origini della Coviglia risalgono al Vicereame spagnolo a Napoli tra il Seicento e il Settecento.

Nel Settecento il celebre cuoco Vincenzo Corrado descriveva preparazioni simili a una spuma di cioccolata.

E’ un Dolce che è un semifreddo a metà via tra una mousse e un gelato cremoso.

I gusti tradizionali più noti sono il caffè e il cioccolato, affiancati oggi da nocciola e fragola.

·        Viene tradizionalmente servito in piccoli bicchieri monoporzione.al  Gran Caffè Gambrinus

.

La puoi trovare oggi ei caffè storici di Napoli

La versione più amata è quella al caffè o al cioccolato.

Ingredienti per la Coviglia al Caffè : 4 tuorli d'uovo, 3 albumi d'uovo, 140-200 g di zucchero,    2 tazzine di caffè ristretto (dolcificato), 350-400 ml di panna fresca liquida.

Come si procede : Monta i tuorli con gran parte dello zucchero fino a renderli chiari e spumosi, poi unisci il caffè freddo o a temperatura ambiente. Monta gli albumi a neve ferma con un cucchiaio di zucchero. Monta la panna fresca a parte. Unisci delicatamente la crema all'uovo e caffè con gli albumi montati, mescolando dal basso verso l'alto per non smontarli. Incorpora infine la panna montata con movimenti leggeri. Versa la crema ottenuta nei bicchieri o in coppette tradizionali e metti in freezer per almeno 3 o 4 ore prima di servire freddo.

L'immagine sottostante : sono coppette di Coviglia a caffè  


 

 

 

 

 

sabato 15 agosto 2026

Buon giorno Buon sabato 15 Agosto 2026

 

 

Buon giorno Buon sabato 15 Agosto 2026                           Assunzione di Maria Vergine                                               Sant’Alfredo- San Tarciso- San Stanislao

Dopo la tromba d’aria, dell’altro ieri, con un acquazione improvviso con un forte vento da rovesciare perfino il terreno dentro.i vasi dei fuori nel balconcino. In questo  periodo di Ferragosto spesso anche in passato avvenivano questi eventi tempestosi improvvisi, ma ieri ed oggi è ritonato il caldo insopportabile da “Bollino Rosso”.

Intanto, vi posterò, non la continuazione della  curiosità non mitologica, del Debito Pubblico che riguarda la cosiddetta “Economia moderna dello Stato”, ma quella di un “Culto Storico dei Napoletani” per un dipinto di una speciale Madonna in una chiesa del centro storico della città

Dalle Curiosità varie di Sasà ‘O Professore

La Madonna che scioglie i nodi

La Madonna che scioglie i nodi, è una devozione mariana cattolica, che  prende nome da un dipinto a olio del 1700 del pittore tedesco, Johann Georg Melchior Schmidtner, conservato ad Augusta, in Germania. nella chiesa di St. Peter am Perlach ad Augusta (Augsburg).

L'immagine mostra la Vergine Maria con le mani, che districano un nastro pieno di nodi, simbolo dei problemi della vita. La devozione è molto nota in tutto il mondo, anche grazie a Papa Francesco, che la diffuse in Argentina, quando era arcivescovo di Buenos Aires.

·        Il dipinto, originale su un  quadro, fu ispirato da una crisi matrimoniale del XVII secolo di una coppia nobile tedesca, salvata dalla separazione dopo le preghiere al Signore.

·        I nodi che scioglie la Madonna, rappresentano i peccati, i dolori, le crisi familiari, i problemi di lavoro e le difficoltà, che bloccano la vita delle persone.

·        Il messaggio di Maria Vergine è vista, come una madre, che ascolta le preghiere e aiuta a superare i pesi del cuore con pazienza e amore.

I fedeli recitano una novena, con una coroncina, dedicata a Maria Vergine per affidare un problema specifico, chiedendole di intercedere presso Gesù per risolverlo.

La Tela del dipinto sta, anche, in una Chiesa di Napoli, che si trova ed è in un crocevia di macchine rumore di claxon e vociare di gente nel cuore di Napoli e la parrocchia è un oasi di pace, di preghiera e di speranza

In definitiva  una copia del dipinto della Madonna che scioglie i nodi, si trova a Napoli nella Chiesa di Santa Maria dell'Incoronatella nella Pietà dei Turchini, ed è situata in Via Medina 19, a pochi passi da Piazza Municipio.

·        La riproduzione della tela, è posta all'interno della chiesa, diventata un punto di riferimento importante per i fedeli, che affidano alla Vergine le proprie difficoltà e i problemi familiari.

 

·        Per tanto copia di tale prestigioso dipinto si trova quindi nella Chiesa di Santa Maria della Incoronatella o della Pietà dei Turchini ,ed è una delle chiese monumentali di Napoli. Si trova al civico 19 di via Medina, e nacque tra il 1592 e il 1607 per volere della Congregazione dei Bianchi.                 Il nome "Turchini" deriva dal colore dei vestiti degli orfani accolti nell'istituto e nel conservatorio musicale annesso, dove studiarono maestri come Alessandro Scarlatti e Pergolesi.

·        La Congregazione dei Bianchi, quando nacque, iniziò a raccogliere i bambini abbandonati per la strada.

·        Il gruppo prese il nome originario da una cappella vicina (l'Incoronatella a Rua Catalana).

·        L'opera si spostò poi nella zona di via Medina, di fronte alla più antica chiesa trecentesca di Santa incoronata

·        La Chiesa è nota storicamente, perché accanto al tempio sacro, sorse un orfanotrofio trasformato presto in un famoso conservatorio di musica.

·        I suoi giovani allievi indossavano abiti di colore blu scuro (turchino).

·        In esso studiarono importanti compositori della scuola musicale napoletana, tra cui Giovanni Battista Pergolesi e Giovanni Paisiello.

·        La struttura iniziale  dela Chiesa aveva una sola navata con dieci cappelle laterali.

·        Tra il 1633 e il 1639 la chiesa fu ampliata con l'aggiunta del transetto, dell'abside e della cupola.

·        La facciata in stile rococò fu completata nel 1770 su progetto dell'architetto Bartolomeo Vecchione.:

·        Le opere d'arte della Chiesa, sono scampate ai danni della guerra

·        In definitiva La Chiesa della Pietà dei Turchini (Incoronatella) di Napoli – si trova tra il Centro storico e il mercato. di fronte alla Questura

·        E’ un edificio religioso di Napoli. dove c’è Il culto moderno della Madonna che scioglie i nodi.

 Limmagine sottostante è il quadro della Madona che scioglie i nodi