sabato 31 ottobre 2026

 

 

La Moda italiana

Nel secondo dopoguerra, la moda ha rappresentato una delle più eccezionali attività di rinascita per l'Italia, trasformando un Paese ferito dal conflitto nel punto di riferimento mondiale dello stile e gettando le basi per il fenomeno globale del Made in Italy. -Mentre l'Europa intera ridefiniva la propria identità,

L'abbigliamento maschile e femminile ha vissuto una metamorfosi radicale, segnata dal passaggio dall'austerità della guerra al lusso e alla produzione industriale.

L'Abbigliamento Femminile:divenne qualcosa  tra Sogno e Praticità. Infatti nel dopoguerra la moda donna abbandona le spalle squadrate e le gonne ridotte dovute al razionamento dei tessuti bellici per abbracciare una nuova e prorompente femminilità. Il "New Look" Europeo: Nel 1947, il designer francese Christian Dior lancia a Parigi il New Look. La silhouette cambia drasticamente: la vita diventa strettissima (a vespa), le spalle morbide e arrotondate, e le gonne si fanno lunghissime e ampissime, utilizzando metri e metri di tessuto in un esplicito inno alla fine delle privazioni.

·        L'Italia risponde con o Stile Italiano e le "Maggiorate":  al lusso parigino con un'eleganza più solare, sensuale e accessibile. È l'epoca del cinema di Cinecittà e delle dive del neorealismo (come Sophia Loren e Gina Lollobrigida). L'abbigliamento valorizza le forme: scollature generose, gonne a matita aderenti e abiti da cocktail in tessuti pregiati (come la seta di Como).

·        Accanto all'Alta Moda, l'Italia eccelle con l'invenzione della moda Boutique e nella creazione di abiti da giorno eleganti ma pratici, adatti alle donne, che iniziano a muoversi in Vespa o in Fiat 500. L’Abbigliamento Maschile, invece, vede: Il Trionfo del Taglio Italiano: Se prima della guerra il punto di riferimento mondiale per l'uomo era l'austero stile sartoriale di Savile Row a Londra, il dopoguerra consacra la sartoria italiana per la sua leggerezza e disinvoltura. La destrutturazione della giacca: Sarti visionari come Domenico Caraceni a Roma e le grandi scuole sartoriali napoletane e milanesi alleggeriscono la struttura della giacca maschile. Vengono eliminate le imbottiture rigide anglosassoni, utilizzando tessuti freschi e tagli che assecondano il corpo.

·        Con il look da "Dolce Vita": L'uomo abbandona la rigidità formale. Diventano popolari gli abiti monopetto con pantaloni senza pinces leggermente più stretti, le camicie con colletti aperti (lo stile battezzato poi da Marcello Mastroianni) e gli accessori iconici come gli occhiali da sole scuri e il cappello Borsalino portato con disinvoltura.

🇮🇹 L'Attività Eccezionale Italiana: La Nascita del Made in Italy

 La vera operazione eccezionale dell'Italia fu sfidare il monopolio dell'Alta Moda di Parigi e vincere la sfida grazie a un mix unico di artigianato e intuizione commerciale. L'eccezionalità italiana risiedette nella nascita delle "confezioni" e dei distretti artigianali (in Toscana, Lombardia ed Emilia-Romagna): piccole realtà che lavoravano in rete e che riuscivano a esportare negli Stati Uniti abiti di altissima qualità sartoriale a prezzi competitivi rispetto a quelli francesi. Questa struttura industriale-artigianale ha permesso, a partire dagli anni successivi, l'ascesa dei grandi designer che oggi dominano la moda mondiale.

La storia specifica di una casa di moda o di un designer di quel periodo furono (es. le Sorelle Fontana, Emilio Pucci, Brioni)

Come i tessuti italiani (come la seta o la lana) hanno conquistato il mercato internazionale

·        Il ruolo del cinema hollywoodiano nel lanciare la moda italiana nel mondo

·        Infatti gli Anni '50 e '60: l'affermazione del Made in Italy come simbolo di raffinatezza. Il dopoguerra rappresenta un momento cruciale per la moda italiana...

Buon Sabato 31 Ottobre 2026

 Buon Sabato 31 Ottobre 2026                                           San Lucilla – San Volfango – San Quirino

Carissime amiche lettrici e stimatissimi amici lettori”,  vi posterò oggì una curiosità storica e quali furono i primi indumenti indossati dagli esseri umani, pure essendo i soli tra i mammiferi, che indossano vestiario, per non subire freddo per il vento e altre intemperioie , come oltre al vestire, anche il modo, che combina, questi ultimi, con altri elementi (trucco, capigliatura, accessori), definendo l'aspetto esteriore di una persona o di un insieme di persone o gruppo.

Dalle Curiosità culturali  di Sasà ‘O Professore    

L'abbigliamento

L'abbigliamento è ogni indumento indossato da qualcuno, e in generale il modo di vestire, che combina questi ultimi con altri elementi (trucco, capigliatura, accessori), definendo l'aspetto esteriore di una persona o di un insieme di persone.

Gli esseri umani sono i soli tra i mammiferi, che indossano vestiario, a eccezione degli animali domestici, talvolta vestiti dai loro proprietari.

L'eleganza nell’abbigliamento, era sinonimo di formalità assoluta e regole rigide, influenzate dalla nobiltà inglese.

Per l’Uomo: Il caposaldo del guardaroba era il completo a tre pezzi, composto da giacca lunga (o redingote), gilet sagomato e pantaloni rigidi. La camicia bianca presentava un colletto extra alto e rigido. Gli accessori fondamentali includevano l'orologio da taschino, il cilindro o la bombetta e le ghette sulle scarpe.

Pe la Donna, invece era: La silhouette dominante era a "S". Si utilizzavano corsetti strettissimi per spingere il busto in avanti e i fianchi indietro. Gli abiti erano lunghi fino a terra, accollati, ricchi di pizzi e decorati con cappelli monumentali coperti di piume.

Ciascun articolo d'abbigliamento ha  signifiato cultura sociale ed alcune funzioni tramandate o evolutesi nel tempo:,come quella pratica legata alla vestibilità e quella estetica legata al gusto dell'epoca e a canoni specifici delle diverse comunitàed infine a quella simbolica grazie alla quale l'abito può definire l'appartenenza ad una particolare comunità e nello specifico identificare lo status sociale, civile e religioso.

La storia dell'abbigliamento, ovvero degli indumenti e accessori che hanno vestito la persona umana nel corso dei secoli, può essere inquadrata sia da un punto di vista antropologico-etnografico, dal momento che documenta l'evoluzione del costume, sia da un punto di vista socio-economico come prodotto dell'industria tessile, legato allo sviluppo tecnologico, della moda e del consumo.

L'abbigliamento nasce in tempi preistorici per rispondere a esigenze di tipo utilitaristico. Gli esseri umani sono infatti una delle poche specie di mammiferi privi di peli, e per questo i vestiti svolgono un ruolo importante nella protezione del corpo umano dai pericoli ambientali, come freddo, pioggia e sole. L'abbigliamento può anche fungere da barriera per insetti, sostanze tossiche, armi e altri rischi alla sicurezza personale.

A questo punto nella descrizione dell’abbigliamentoi , descriverò la”Prime apparizioni

Non vi sono prove dirette dell'utilizzo di indumenti nel Pleistocene superiore e nelle epoche precedenti: infatti le pelle di animali, che costituivano il materiale principale dei primi oggetti di abbigliamento, si degradano rapidamente nel tempo. Alcuni scavi archeologici effettuati in Marocco, presso la Grotta dei Contrabbandieri, hanno portato alla luce circa 60 utensili in osso, oltre ad uno ricavato dalla dentatura di un cetaceo, impiegati per la creazione di pelli e pellicce risalenti ad un periodo compreso tra i 90 000 e i 120 000 anni fa. Questi strumenti non costituiscono però una prova certa dell'utilizzo di indumenti, visto che le pelli venivano utilizzate anche per altri usi. Ritrovamenti archeologici di punteruoli e aghi d'osso, rispettivamente a partire da 76 000–71 000 e 37 000–40 000 anni fa, rappresentano una prova più convincente della manifattura di indumenti complessi da parte dei primi esemplari di homo sapiens. Non è chiaro invece se gli uomini di Neandertal si servissero di vestiti, e se indossassero solamente mantelli o anche altri indumenti.

 La ragione fondamentale per cui gli esseri umani cominciarono a lavorare le pelli, per poi indossarle, è da ricercarsi nella necessità di coprire il corpo, nudo e più fragile rispetto ad altri animali, dalle intemperie. Infatti, quando la temperatura dell'aria è inferiore ai 35 °C, la superficie del corpo umano è più calda dell'ambiente circostante e perciò rilascia calore.[  I vestiti rallentano questo processo, creando un microclima di aria calda attorno al corpo. Alcuni studiosi ritengono che l'invenzione dell'abbigliamento sia associata alla perdita del pelo da parte dei primi esseri umani, cosa che li rese meno vulnerabili a pidocchi e altri parassiti.

Inizialmente i vestiti erano semplici di struttura, formati da un solo strato di pelle o pelliccia indossato come un mantello. Questo tipo di abbigliamento non era aderente al corpo e lasciava perciò il corpo esposto al vento. Realizzati con raschietti di pietra o in alcuni casi da gusci di animali, i vestiti di tipo semplice non venivano indossati tutto l'anno, ma solamente in caso di basse temperature.

Le prime tracce di utensili atti alla realizzazione di indumenti complessi, come lame, punteruoli e aghi, apparvero in Africa meridionale all'incirca 75 000 anni fa, durante uno stadio isotopico marino (ISM 4) che comportò un forte raffreddamento delle temperature.[11] Da qui il bisogno di realizzare indumenti aderenti, da indossare tutto l'anno e composti da più strati, in modo da garantire un maggior isolamento termico.[12] L'utilizzo di questo tipo di vestiti permise a homo sapiens di spostarsi in regioni più fredde in Europa e in Cina settentrionale all'incirca 45 000 anni fa.[11]

Nel 1991 l'eccezionale ritrovamento della mummia del Similaun, risalente a 5 300-5 200 anni fa, rivelò che le pelli potevano anche essere finemente lavorate (si veda la sopravveste a strisce di colori contrastanti, unite da fitte e regolari cuciture fatte con tendini animali) e declinate in capi d'abbigliamento ben differenziati: l'uomo del Similaun possedeva un berretto, dei pantaloni, un perizoma, delle calzature imbottite a forma di stivale e forse addirittura una mantella parapioggia.

L'utilizzo di vestiti più complessi portò a degli importanti cambiamenti anche a livello sociale e culturale: infatti, le popolazioni che indossano saltuariamente indumenti semplici, come gli aborigeni australiani, non attribuiscono ai loro indumenti un significato culturale particolare, bensì decorano direttamente il proprio corpo tramite pitture o scarificazioni sulla pelle.[  Al contrario, le popolazioni che iniziarono a indossare vestiti in maniera permanente, presero a ornare i propri indumenti invece del loro corpo. In aggiunta, il sistema termoregolatore umano si abituò alla presenza di vestiti, e a livello culturale si sviluppò un senso del pudore riguardo alla nudità del corpo.

Dall'invenzione della tessitura si hanno le prime tracce dell'uso di che risalgono a 30 000 anni fa, grazie a un ritrovamento di alcune fibre colorate di lino selvatico nella caverna di Dzudzuana in Georgia. Attorno a quel periodo sono state anche ritrovate statuette, come la Venere di Willendorf o la Venere di Lespugue, che sembrano reffigurare capi d'abbigliamento in tessuto. Tuttavia, i più antichi resti di tessuti, trovati nella Cueva del Guitarrero in Perù, sono più recenti e risalgono a 11 000 anni fa.[18]

Anche l’utilizzo del lino comune,fu  Il motivo per cui gli uomini del Neolitico iniziarono a utilizzare le fibre di lino e altre fibre liberiane selvatiche e domestiche non è ancora completamente chiaro, Esistono tuttavia varie spiegazioni: una ipotesi associa la lavorazione di fibre e dei tessuti alla diffusione dell'agricoltura e alla nascita di comunità stanziali. Un'altra ipotesi è che l'utilizzo di fibre nella realizzazione di indumenti deriverebbe dal repentino passaggio dall'ultima era glaciale all'Olocene, che comportò un aumento delle temperature e dell'umidità: i vestiti in tessuto permettevano una migliore evaporazione del sudore rispetto alle pellicce.[20] Inoltre, il cambio del clima causò l'estinzione o il declino di animali, come il mammut lanoso, la cui pelliccia veniva utilizzata per la fabbricazione di vestiti.

Inizialmente i fili utilizzati per i tessuti venivano realizzati tramite intreccio invece che tramite macerazione e filatura: le fibre venivano unite da un capo all'altro, con le estremità sovrapposte, e venivano poi arrotolate a mano. Successivamente si affermò la filatura, in cui una massa di fibre malleabili viene trasformata in un filato da cui vengono poi tessuti gli indumenti.

 Le prime prove archeologiche della filatura a mano del lino provengono dalle montagne del Caucaso a nord del Mar Nero, e risalgono al 28 000 a.C., ma reperti relativamente più recenti forniscono tracce della diffusione della filatura in varie regioni, tra cui Egitto, Iraq (Ittiti), Giappone, Siria, Turchia, Sudan e Svizzera.

 Nel 12 000 a.C. emerse in Egitto la tecnica del fuso a caduta, in cui il fuso era tenuto con la mano destra e girato in direzione della torsione, mentre con la mano sinistra i filamenti venivano tesi su una conocchia.[22][23]

Assieme alla filatura si sviluppò anche la tessitura, ossia la creazione di tessuti intrecciando i fili su un telaio.[24] I primi telai apparvero a partire dal VI millennio a.C. presso numerose popolazioni in diverse parti del mondo.[25] Si ritiene che il più antico telaio sia il telao orizzontale a terra, il cui uso è documentato in Egitto, Arabia, Africa settentrionale e Liberia, ma venivano utilizzati anche il telaio a pesi e il telaio a due bracci.[25][26] Tuttavia, poiché raramente i telai stessi si conservano abbastanza a lungo per essere ritrovati integri dagli archeologi, abbiamo principalmente prove indirette del loro uso, come i loro pesi di metallo o argilla, e rimane difficile capire quali modelli di telaio fossero effettivamente i più utilizzati.[25]

Nel Mondo antico l'abbigliamento era costituito esclusivamente da oggetti filati di tessuto, e l'utilizzo di pelli di animale fu ben presto superato nella maggior parte delle comunità già a partire dal I millennio a.C. I tessuti utilizzati variano a seconda del luogo: ad esempio in Cina era assai sviluppata la produzione della seta, in India la canapa ed il cotone ed in Egitto il lino. In Europa occorre ricordare come i Fenici furono i primi a praticare la tintura dei tessuti, grazie alla scoperta del pigmento della porpora, ricavato dall'essiccazione del murice. A questo punto dell'evoluzione umana l'abbigliamento non era più visto esclusivamente come metodo per proteggersi da intemperie o altri agenti esterni, ma costituiva soprattutto un simbolo di appartenenza ad un gruppo (economico, religioso, politico, ecc.). I popoli mediterranei consideravano la porpora un bene di lusso ed i Fenici ottennero grossi guadagni vendendola alle altre popolazioni. Tra gli altri tessuti utilizzati nel mondo antico ricordiamo il cotone, la lana e il bisso.

L'Impero romano con la sua grande espansione venne in contatto con gli usi ed i costumi di molte popolazioni, dalle quali importò l'utilizzo di alcuni tessuti per il vestiario quotidiano o riservato ai più ricchi. Vengono così confezionati abiti come la toga, la tunica ed il pallio. Dopo Roma la filatura e la tessitura di seta, lino e lana diventano comuni a gran parte delle comunità europee, in particolare quella Bizantina, grazie ai suoi rapporti privilegiati (data la collocazione geografica) con l'Oriente. Di queste tre fibre tessili la più diffusa in questo periodo fu certamente la lana, sia per ragioni economiche (l'allevamento di ovini era abbastanza diffuso) che funzionali (alta capacità termica della stessa).

Abbigliamento del settore tessile nel Medioevo, conosce un fermento, almeno per quanto riguarda l'Europa, a partire dai primi secoli del I millennio d.C.,per cui  In Italia l'importazione di tessuti era uno dei fattori che produssero più ricchezza per le repubbliche marinare, anche se assunse un certo rilievo anche il commercio interno, soprattutto per rifornire le città più ricche (Firenze, Palermo, Lucca, ecc.). L'abbigliamento di lusso o comunque con materiali pregiati rimase appannaggio delle classi nobiliari, delle corti di re e imperatori e dei ceti più abbienti (grandi commercianti, banchieri, ecc.). La qualità generale delle vesti comunque aumenta anche per le fasce di popolazione meno agiate, anche grazie all'adozione di strumenti che permettono una maggiore precisione nella sartoria: il ditale, gli aghi d'acciaio, le forbici a lame incrociate. Un altro importante fattore è l'inizio della diffusione, a partire dal XIV secolo, della biancheria.

Abbigliamento del XIV secolo.poi , seguendo una tendenza già presente in paesi come Francia ed Italia nei secoli precedenti, dal Quattrocento le figure sociali legate all'abbigliamento (sarti, tessitori, venditori di vestiti) acquisiscono sempre più potere economico (e quindi anche politico). Sul mercato dell'abbigliamento compaiono merletti, velluti pregiatissimi, calze, berretti, tessuti broccati, la cui produzione aumenta di pari passo con la crescita economica e tecnologica. Dal XVI secolo le corti di Francia e Spagna raggiungono e superano in splendore quelle italiane (Este, Medici): il fasto dell'abbigliamento diventa rappresentativo della ricchezza e del potere dei nobili. Il vestiario perde sempre di più, nei ceti medi e alti, la funzione pratica, diventando spesso puri ornamenti. Le corti seicentesche sono un esempio dell'evoluzione dell'abbigliamento: non solo i principi, ma anche i poeti, i ciambellani, le dame e le guardie vengono dotati di uniformi pregiatissime, colorate in modo variopinto e fatte con tessuti costosissimi.[29][30][31]

Lo sviluppo dell'abbigliamento durante la rivoluzione industriale e l'Ottocento era andato di pari passo con quello della tecnologia tessile, in particolare con lo sviluppo dei telai: nel 1790, nell'ambito della Rivoluzione industriale, Joseph-Marie Jacquard inventa l'omonimo telaio, che permette di aumentare sia la precisione sia la velocità di produzione dei tessuti. L'evoluzione tecnologica si estende anche ai filatoi: tutto ciò attribuisce il primato nell'industria tessile ai paesi che per primi sono investiti dal fenomeno della rivoluzione industriale, tra tutti l'Inghilterra. Il mercato del vestiario conosce una crescita continua: la produzione tessile si meccanicizza e razionalizza assumendo notevoli dimensioni, rendendo l'industria dell'abbigliamento la piùattiva e fiorente.

Tra la fine del Settecento e l'Ottocento l'industria tessile è in grado di soddisfare le richieste, oltre che delle classi più abbienti, anche della media e bassa borghesia. Durante il XIX secolo cominciano ad apparire quei tipi di vestiti che sono utilizzati ancora oggi: aderenti al corpo, con le maniche, leggeri o pesanti, con stoffe prevalentemente scure. Il miglioramento delle condizioni igieniche, assieme a quelle economiche, permette ad una buona parte della popolazione europea e nordamericana di indossare la biancheria. Il 1842 è un'altra data fondamentale: John J. Greenough brevetta la macchina per cucire, con la quale gli indumenti possono essere confezionati con grande velocità, ed il risparmio di denaro che ne deriva fa sì che la produzione può assumere dimensioni ancora più vaste. L'industria dell'abbigliamento può adesso realizzare la produzione in serie dei vestiti, favorendo la creazione di centri industriali tessili e di grandi magazzini per la vendita dei loro prodotti. Successivamente, sia nell'Ottocento che nel secolo successivo, il perfezionamento della macchina per cucire permetterà di meccanizzare anche altre operazioni (ricamo, soprafilo, rammendo, cucitura dei bottoni, ecc.).

L’abbigliamento intanto, conobbe, nel XX secolo, una evoluzione straordinaria, ed una espansione produttiva e tecnologica senza pari. I due conflitti mondiali, ed i relativi dopoguerra, portano, dapprima, la crisi economica in molte nazioni: i materiali pregiati diventano appannaggio di pochissimi, mentre si diffondono quelli di recupero (lana riciclata, sughero per le scarpe). In seguito, con il miglioramento della situazione economica, si ha un sempre maggiore sviluppo dell'industria del vestiario, che introduce, oltre ad una grandissima scelta di nuovi prodotti (busti, tailleur, gonne, jeans, tute da sport tanto per citarne alcuni) anche la scelta di nuovi materiali frutto della tecnologia come le fibre artificiali e sintetiche, meno costose e adattabili a situazioni diverse (tecnofibra).[33]

Le grandi innovazioni

Mentre fino all'Ottocento solo le famiglie più ricche potevano permettersi un guardaroba, che comunque era in media ristretto a tre-quattro capi ciascuno, nel secolo successivo si ha un cambiamento totale. L'industria dell'abbigliamento produce capi per le più disparate situazioni: sport (abbigliamento tecnico come tute da sci, da jogging, completi calcistici), alta società (pellicce), lavoro (camici, tute da lavoro), relax e vita quotidiana (pigiami)..

Le grandi case di moda

La vendita di prodotti di abbigliamento con precisa destinazione per le classi privilegiate si realizza nella nascita, in Francia ed Italia, delle case di moda: il fenomeno si allarga sempre di più man mano che le fasce più ricche della popolazione si rendono disponibili a spendere cifre altissime per un capo "firmato". Nascono così i fenomeni dei grandi stilisti, per lo più nelle città di Milano, Firenze e Roma, i cui capi sono contesi a cifre altissime durante le sfilate di moda, veri e propri eventi mediatici che riscuotono anche l'attenzione degli strati medi della società.[34]

La diffusione mondiale

Il capo alla moda assume quindi importanza non solo come espressione di prestigio di pochi privilegiati, ma anche come elemento di appartenenza ad una determinata classe sociale, ad un determinato gruppo, ad una certa fascia di età. Benché la maggior parte della popolazione mondiale non si possa permettere l'acquisto di capi non strettamente necessari (ed una grossa fetta abbia difficoltà, o impossibilità, anche in questo) il costo medio di un capo di abbigliamento cala di molto (con il Prêt-à-porter), e la richiesta aumenta sempre di più, permettendo ad una quantità sempre maggiore di persone di vestirsi con comodità e di poter spendere in abbigliamento.

In Italia

Fenomeni di impoverimento etnografico, collegati alle mutate condizioni socio-economiche e all'affermazione di nuovi modelli culturali nell'Italia del '900 hanno fatto sì che l'uso corrente dell'abito tradizionale si affievolisse quasi a scomparire. Rimane ancora viva, in alcune comunità italiane,

a consuetudine di vestire il costume tradizionale, indumento che si indossa in particolari occasioni.

venerdì 30 ottobre 2026

Buon Venerdì 30 Ottobre 2026

 

Buon Venerdì 30 Ottobre 2026                                                          San Germano – San Marcello – San Gerardo

 

Carissime amiche lettrici e stimatissimi amici lettori”,  vi posterò oggì una curiosità storica di un complesso monuomentale della cultura di Napoli, noto per il suo patrimonio sia artistico che archedologico e oggi ammirato dopo un necessario  e definitivo restauro.

Dalle Curiosità culturali  di Sasà ‘O Professore        

ll Complesso Monumentale e Biblioteca dei Girolamini

Il Complesso Monumentale e Biblioteca dei Girolamini (situato in Via Duomo 114, a Napoli) è uno dei più importanti scrigni d'arte, storia e cultura della città, fondato alla fine del XVI secolo.

Ma co:s'è e rapprsenta il Complesso dei Girolamini

       Il Complesso fu costruito a partire dal 1586 dai Padri Oratoriani (seguaci di San Filippo Neri, chiamati popolarmente Girolamini) perché il loro primo luogo di riunione a Roma era la chiesa di San Girolamo della Carità).

    La Chiesa di San Filippo Neri: Conosciuta come la "Domus Aurea" per via delle sue sfarzose decorazioni in oro, marmi e madreperla, è un capolavoro del barocco napoletano e custodisce opere di artisti come Luca Giordano e Guido Reni.

      Il complesso contiene una ricca galleria d’arte, che raccoglie dipinti di scuola napoletana e grandi maestri dal Cinquecento al Settecento. E’costituito anche da “ Chiostri con Spazi architettonici monumentali e silenziosi inseriti nel cuore del centro antico di Napoli..

Ha un pimato quasi assoluto come  Biblioteca Statale Oratoriana perchè: è labiblioteca pubblica più antica di Napoli e la seconda aperta al pubblico in Italia (dopo la Malatestiana di Cesena).

Il suo Patrimonio culturale è importante , perchè: conserva circa 159.700 volumi tra manoscritti medievali, 94 incunaboli, 5.000 cinquecentine, un vasto archivio musicale operistico e il celebre Fondo Valletta (circa 18.000 volumi), acquisito nel Settecento anche grazie al consiglio del filosofo Giambattista Vico, che frequentava assiduamente il luogo.                                           Le sue sale del Guglielmelli, presentano scaffalature originali in legno di noce, che arrivano fino al soffitto e affreschi di Pietro Bardellino.

Attualmente il Complesso dei Girilomini,  dopo un periodo di gravi criticità e chiusure legate a furti e degrado,  è stato restaurato e riaperto al pubblico come ente Istuto Autonomo del Ministero dei beni della Coltura Italiana.

 




 

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