domenica 6 settembre 2026

Buona Domenica 6 Settembre 2026

 

 

Buona Domenica  6 Settembre 2026                               

San Zagaria ta - Sant’ Eva –Sant’Eleuterio

Anche oggi,il caldo afoso insopportabile,dovrebbe,  terminare la prossima settimana. Intanto i prezzi dei prodotti, del carrello alimentafre, necessari per cibarsi e andare,avanti, aumentano e rendono la vita difficile alle famiglie.

Ugualmente però, anche oggi, care amiche lettrici e stimatissimi amici lettori, per tener viva la nostra amicizia, vi posterò oggi.una curiosità storics speciale, che rigurda il traffico della città di NapoliI.

Dalle curiositàpartenopee di Sasà ‘o Professore

la Tangenziale di Napoli.

La principale "autostrada metropolitana" di Napoli è l'Autostrada A56, universalmente nota come la “Tangenziale di Napoli”.

La storia della Tangenziale di Napoli riporta che la sua realizzazione  era un collegamento viario, veloce, tra la zona orientale ed occidentale della città parte da oltre 150 anni: ...

La Tangenziale di napoli era un'idea borbonica per l'esigenza di un collegamento veloce tra est e ovest e risale al 1853, quando Ferdinando II° di Borbone ordinò la costruzione di una strada a mezza costa (l'odierno Corso Vittorio Emanuele) per unire le aree in espansione.

Con una legge speciale negli anni '60, grazie a una legge speciale per Napoli del 1962, arrivarono i fondi statali per la costruzione di una moderna autostrada

Il cantiere dei lavori del primo tratto partì il 31 gennaio1968 che prese il nome di ..Autostrada A56 -

( faceava pafrte delle autostrade italiane).

L’8 luglio 1972. ci fu l’apertura del primo tratto dalla Domitiana allo svincolo di Fuorigrotta.

·        Dal 1973 al 1977avvenne l’apertura progressiva degli altri snodi chiave come il Vomero, i Camaldoli, l'Arenella, Capodichino, Corso Malta e Capodimonte.

·        Il 26 maggio 1992ci fu l’ Inaugurazione dello svincolo della Zona Ospedaliera.] Oggi

La gestione della “ A56” è affidata alla società Tangenziale di Napoli (gruppo Autostrade per l'Italia). È diventata la prima “Smart Road” certificata d'Italia, dotata di sensori e tecnologie digitali avanzate per la sicurezza del traffico.

Attualmente arriva fino a Pozzuoli e si collega con laltra autostada costiera fino a Licola, Lago di patria, Castdelvòturno. Maddaloni, Gaeta fino a Roma.

La Tangenziale di Napoli (autostrada A56) si paga perché fu concepita e realizzata negli anni '60 tramite una concessione privata e societaria (la società Infrasud, poi confluita nel gruppo di), nata per coprire i costi di costruzione dell'opera attraverso il rimborso dei pedaggi (pedaggio di ammortamento

·        In definitiva: Negli anni '60 fu creata la società Infrasud per costruire l'asse autostradale urbano. I costi iniziali lievitarono rispetto alle stime. [

·        La natura giuridica: A differenza di altre tangenziali italiane gestite da enti pubblici o Comuni, l'A56 è classificata come autostrada ed è interamente data in concessione di gestione.

Perché si continua a pagareun pedaggio?

Il pedaggio, che inizialmente doveva coprire i costi di realizzazione dell'opera ed estinguersi nel tempo, è stato prorogato nei decenni successivi.

·        La gestione attuale: L'infrastruttura è gestita da, società del gruppo, e i proventi del pedaggio servono (secondo i piani tariffari e di concessione) a coprire le spese di manutenzione straordinaria, sicurezza, personale e gestione del traffico.

È rimasta un'anomalia nel panorama italiano ed europeo: un'arteria di scorrimento cittadino a pedaggio fisso e continuo anziché una strada urbana gratuita di competenza comunale o statale

 

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sabato 5 settembre 2026

Buon Sabato 5 Settembre 2026

 

Buon  Sabato 5 Settembre 2026                               

Santa Teresa di Calcutta-Sant’Alberto-San Prosper

Anche oggi, ancors questo caldo afoso insopportabile, , speriamo che termini la prossima settimana. Intanto i prezzi dei prodotti alimentari necessari per cibarsi e andare,avanti, aumentano e rendono la vita difficile alle famiglie. Ugualmente però, care amiche lettrici e stimatissimi amici lettori, per tener viva la nostra amicizia, vi posterò oggi.una curiosità speciale, che Insegna a leggere, a scrivere e a far  di conto

Dalle curiositàpartenopee di Sasà ‘o Professore

La Scuola

Premdesso che la scuola è come l’altare per conoscere il bene ed il sapere, perché essa è fondamentale e trasmette le conoscenze di base, insegna a pensare con la propria testa e prepara a vivere insieme agli altri.           La scuola Insegna a leggere, a scrivere,  a ar di conto e conoscere la storia, la scienza e la geografia. Aiuta a stare in gruppo, a rispettare le regole e a fare amicizia fuori dalla famiglia. Ti fa crescere  clome cittadini e ti forma come persone libere, autonome e capaci di capire il mondo per partecipare alla vita della società.                        Fa viluppare il pensiero critico: Insegna a ragionare con logica e a non credere a tutto senza prima verificare                                               Dà pari opportunità: Offre a tutti gli strumenti per costruirsi un futuro migliore e trovare un lavoro.                                                                  Fa scoprire il valore della diversità e dell'inclusione stando a contatto con persone differenti.                                                                     È un luogo protetto dove si impara ad affrontare le sfide e a superare gli errori.

La storia della scuola inizia nel 3500 a.C. in Mesopotamia con i Sumeri, che crearono le prime strutture per formare i funzionari dello Stato.

·        Infatti I Sumeri inventarono le prime scuole, chiamate "Case Delle Tavolette", per insegnare la scrittura cuneiforme. Nell'antica Grecia, poi,  Atene e Sparta usavano metodi diversi: Sparta formava soldati con l'educazione rigida, mentre Atene insegnava lettere, musica e filosofia.

·        In Italia nel Medioevo, l'istruzione passò soprattutto attraverso le scuole monastiche e vescovili legate alla Chiesa cattolica.

·        Nel 1859, la Legge Casati pose le basi del sistema scolastico nazionale piemontese, poi esteso a tutto il Regno d'Italia.

·        Nel 1877, la Legge Coppino portò l'obbligo scolastico elementare a nove anni di età.

·        Nel 1923, la Riforma Gentile riorganizzò i cicli di studio e innalzò l'obbligo a 14 anni.

·        Nel 1962, nacque la scuola media unificata, che rese l'istruzione uguale e obbligatoria per otto anni.

Infine, durante il XI secolo sorsero le università; la prima fu quella di Bologna.

Alla fine del Duecento le scuole religiose, pur rimanendo essenziali per la preparazione del clero, persero ogni importanza per l'istruzione dei laici: riacquisteranno un ruolo importante in questo settore solo all'epoca della Controriforma.

Nei giorni festivi, il cui scopo principale era l'insegnamento del catechismo ai ragazzi del popolo; poiché insieme al catechismo vi si insegnava anche a leggere e scrivere esse dettero un contributo alla riduzione dell'analfabetismo.

Anche nel Regno di Napoli la gestione delle scuole ricadeva in buona parte sugli istituti religiosi, ma l'amministrazione statale borbonica iniziò ad istituire un'istruzione pubblica. Furono Carlo III e suo figlio Ferdinando ad organizzare la prima istruzione scolastica pubblica nei Regni di Napoli e di Sicilia.

Già nel 1766, poco prima dell'espulsione dei gesuiti, un piano di riforma che prevedeva l'istituzione di scuole pubbliche gratuite anche per i figli dei contadini fu preparato da Antonio Genovesi, su richiesta del ministro Tanucci e parzialmente attuato

Nel 1769, voluta dal re sabaudo Carlo Emanuele III di Savoia, venne inoltre inaugurata la Scuola di Veterinaria di Torino la prima in Italia e la quarta nel mondo.

 

venerdì 4 settembre 2026

Buon Venerdì 4 Settembre 2026

 

Buon  Venerdì 4 Settembre 2026                                                     Santa Rosalia

Anche oggi, questo caldo afoso insopportabile, non da tregua, speriamo nella prossima settimana possa finire; come pure persiste ugualmente l’aumento dei carburanti petroliferi, causato dai conflitti tuttora esistenti, che rendono la vita difficile alle famiglie, mentre ci si alterga a cambiare la legge elettorale per le prossime consultazioni nazionali

Care amiche lettrici e stimatissimi amici lettori, per tener viva la nostra amicizia, vi posterò altri “Detti Napoletani”, tra i più celebri in assoluto, anch’essi pietre miliari di saggezza millenaria, d'ironia e dilosofia di vita, divemtati famosi anche da canzoni di Pino Daniele o da commedie di Eduardo De Filippo, da cui si può trarre ispirazione ancora oggi.                                                Dalle curiosità partenopee di Sasà ‘o Professo..………..                                             …….Ancora Detti dal dna napoletano,

 Questi tesori di saggezza riescono a spiegare in poche parole anche situazioni complicate, trasmettendo insegnamenti profondi. Conoscerli significa entrare nella mentalità di chi li pronunccco ancora una raccolta di detti napoletanoi tra i più celebri in assoluto:                                                         “Ogni scarrafone è bello ‘a mamma soja”             (Ogni scarafaggio è bello per la propria madre).

Reso ancora più noto dalla canzone di Pino Daniele    “O scarrafone”, questo detto esprime l’idea che una madre tenda a vedere chi ama perfetto, sotto una luce positiva che ne minimizza difetti e imperfezioni.          Ogni mamma considera il proprio figlio bello indipendentemente dal suo aspetto e dalle sue qualità oggettive. Questo proverbio ci fa riflettere su come l’affetto possa influenzare il giudizio, rendendo la valutazione delle persone a noi care meno imparziale.

“Chi pecora se fa, ‘o lupo s’ ‘o magna”             

(chi si fa pecora, il lupo se lo mangia.” Tra i detti napoletani più celebri e diretti, questo proverbio mostra come chi appare debole, troppo remissivo o incapace di difendere i propri interessi rischia di essere sfruttato da chi è più prepotente e forte. La metafora della pecora e del lupo richiama il contrasto tra chi subisce in modo passivo e chi si approfitta della situazione traendone vantaggio. La capacità di porre dei limiti è uno strumento fondamentale per difendere il proprio valore e la propria posizione.

“Co ‘a vocca chiusa nun traseno mosche”

(Con la bocca chiusa non entrano le mosche).  Semplice, diretto e pragmatico, questo celebre detto napoletano è un elogio della prudenza e del silenzio. La mosca viene usata come metafora per sottolineare qualcosa di fastidioso che riesce a penetrare solo se gli lasciamo il varco aperto. Il proverbio sottolinea come spesso tacere sia la strategia migliore per evitare di dire la cosa sbagliata al momento sbagliato. È un invito esplicito a pesare le parole e a ricordarci che il controllo di ciò che diciamo è una difesa contro malintesi e problemi. 

“O pesce fete d’ ‘a capa”
(Il pesce puzza dalla testa). Secondo questo proverbio napoletano il marcio nasce sempre dall’origine. Il significato è che i problemi dipendono spesso da chi sta al vertice o da come tutto ha avuto inizio. Il detto suggerisce come per comprendere la natura e le qualità di qualcuno basta osservare le fondamenta ovvero i suoi primi segnali, le scelte iniziali e l’ambiente da cui proviene..

“Dicette o pappice vicino a’ noce, ramm’ o tiemp’ ca te spertose.”

(Disse il verme alla noce e dammi tempo che ti perforo). Questo proverbio mette in scena un’immagine semplice ma potente: il verme, apparentemente debole e insignificante rispetto alla durezza della noce, rappresenta pazienza, costanza e capacità di agire nel tempo. Il significato è che chi appare fragile può con perseveranza e continuità superare ostacoli all’apparenza insormontabili. Non è una forza improvvisa a vincere, ma la determinazione che lavora lentamente, senza fretta, e in modo incessante. Inoltre, il proverbio richiama anche una lettura più ironica: la vendetta non arriva subito, ma si costruisce nel tempo, fino al momento in cui è inevitabile.

“Aniello ‘ca nun se pava nun se stima”

(Un anello che non si paga non si stima). Questo proverbio napoletano allude al fatto che l’anello, simbolo di valore e preziosità, perde parte del suo significato quando viene ricevuto senza sacrificio. Ciò significa che ciò che si ottiene facilmente, senza impegno o fatica, tende a essere meno apprezzato. Al contrario, quando un obiettivo viene raggiunto attraverso il lavoro, la costanza e la fatica, assume un valore più duraturo e profondo.

“A meglio parola è chella ca nun se dice”

(La miglior parola è quella che non si dice.). Questo antico proverbio napoletano è un inno alla riservatezza e alla diplomazia. Ci spinge a restare in silenzio, evitando di dire ogni cosa di noi. Un proverbio sempre attuale che suggerisce di riflettere di più prima di aprire bocca: non è sempre necessario esprimere il proprio pensiero, rispondere a ogni provocazione o condividere ogni dettaglio della nostra vita. 

“Chi nun sta ‘a sentì a mamma e pate va a murì addò nun sape”

(Chi non ascolta la mamma e il padre muore dove non sa). Questo proverbio napoletano sottolinea l’importanza di ascoltare i consigli dei genitori, che sono visti come figure sagge e protettive. Ignorarli può portare a scelte sbagliate, conseguenze negative e situazioni rischiose, finendo lungo il cammino della vita in luoghi sconosciuti senza sapere come affrontarli. Il detto ci invita a non sottovalutare l’esperienza di coloro che ci vogliono bene. 

“Chi tène tiempo nun aspetta tiempo.” 

(Chi ha tempo non aspetta tempo). Questo detto napoletano consiglia di non rimandare la risoluzione delle nostre incombenze, anche quando sembra esserci tanto tempo a disposizione. Queste parole ci invitano a non sprecare le occasioni.

“Vene cchiù ‘ntra n’ora, che’n cient’anne.”

(Possono accadere più cose in un’ora che in cento anni). Il proverbio napoletano sottolinea come certi eventi, cambiamenti e conseguenze possono arrivare all’improvviso e in modo rapido, anche quando sembrano lontani e impossibili. Il tempo non è sempre prevedibile e ciò che tarda ad arrivare può manifestarsi tutto insieme, in maniera improvvisa e inattesa.

“Adda passa’ ’a nuttata”

(Deve passare la nottata). Si tratta di uno dei detti napoletani più famosi, pronunciato dal protagonista della commedia Napoli milionaria! di Eduardo De Filippo. Questo proverbio indica come, nei momenti di sofferenza e difficoltà, bisogna avere pazienza perché solo il tempo può guarire le ferite. Prima o poi la situazione migliorerà e si vedrà la luce in fondo al tunnel.

“Chi parla areto ‘o culo ‘o risponne”

(Chi parla alle spalle, il sedere gli risponde). Questo proverbio napoletano si riferisce a chi parla male degli altri alle spalle, diffondendo pettegolezzi e agendo in modo subdolo e vigliacco. Il messaggio è chiaro: chi usa la parola in modo meschino e scorretto finirà per avere conseguenze negative, sotto forma di figuracce e perdita di credibilità. Il detto ci invita a essere corretti e diretti nel rapporto con il prossimo e sottolinea come la maldicenza e l’ipocrisia tendano a ritorcersi contro chi le pratica. 

“L’amico è comme’ ‘o ‘ombrello: quanno chiove nun o truove maje”

(L’amico è come l’ombrello: quando piove non lo trovi mai). Questo detto paragona l’amico all’ombrello. Come quando piove mentre siamo fuori casa e non abbiamo l’ombrello può succedere che un amico non sia disponibile proprio nel momento del bisogno. Il proverbio ci fa riflettere su quanto trovare un vero amico non sia facile.

“È asciuto pazzo ‘o patrone!”

(Il padrone è diventato pazzo).\ È un’espressione tipica napoletana che viene usata quando qualcuno offre da bere o da mangiare a tutti, spendendo senza parsimonia, come se avesse perso il controllo delle sue spese. 

“Chi chiagne fotte a chi ride”

(Chi piange frega chi ride). Questo detto napoletano, molto attuale e diffuso, mette in evidenza un meccanismo umano ricorrente: chi si mostra sofferente oppure in difficoltà a volte può ottenere più attenzione, vantaggi e comprensione. Il proverbio ci invita a riflettere sul fatto che non sempre le apparenze corrispondono alla realtà e che alcune persone tendono a enfatizzare i propri problemi, talvolta inconsciamente, per ricevere sostegno, considerazione e compassione. 

“E deritte moreno pe’ mmane d’ ‘e fessi”

(Gli intelligenti muoiono per mano degli stupidi).  Questo proverbio mette guardia sulle persone con cui ci si accompagna: frequentare gli stupidi può arrecare danni agli intelligenti. Il detto ci invita a scegliere con attenzione le nostre compagnie e a non sottovalutare le conseguenze dell’ingenuità altrui. Inoltre, insegna che spesso non è la forza dell’intelligenza a prevalere, ma la pericolosità dell’imprudenza.

“Storta va e deritta vene”

(Storta va, dritta viene). È un noto proverbio napoletano che esprime ottimismo e sottolinea come anche quando le cose sembrano andare male, alla fine si sistemeranno. Queste parole ci aiutano a prendere le cose con più leggerezza e avere fiducia nella vita.

“O sparagno nun è maje guadagno”

(Il risparmio non è mai guadagno). Il detto napoletano sottolinea come privilegiare il risparmio non sempre è la cosa migliore. A volte spendere meno non è sempre un vero risparmio: ci sono casi in cui spendere di più può essere un investimento che porta un vantaggio reale nel lungo periodo.

“A gatta pe’ ghi e pressa facett e’ figlie cecate”

(La gatta, per andare di fretta, fece i figli ciechi). Queste parole fanno riflettere su come le cose fatte di fretta spesso non vengono bene, richiedendo invece tempo per essere fatte al meglio. Il proverbio invita quindi alla calma e alla pazienza nelle azioni quotidiane. La fretta, infatti, può portare a errori difficili da correggere in seguito.-

“A vita è nu surrise, chi nu rire more accise”

(La vita è un sorriso, chi non ride muore ucciso).

Il proverbio ci dice che la vita è un sorriso e nelle difficoltà il sorriso è sempre un nostro alleato. Il detto ci invita a non lasciarci sopraffare dalla tristezza, cercando sempre un motivo per andare avanti: il sorriso diventa una forma di resistenza e forza interiore