giovedì 3 settembre 2026

Buon Giovedì 3 Settembre 2026

 

Buon  Giovedì 3 Settembre 2026                              San Gregorio Magno

 

Anche oggi, questo caldo afoso insopportabile, non da tregua, speriamo nella prossima settimana possa finire; come pure persiste ugualmente l’aumento dei carburanti petroliferi, causato dai conflitti tuttora esistenti, che rendono la vita difficile alle famiglie, enon si trovano rimedi adeguati, mentre ci si alterga a cambiare la legge eleerttorale per le prossime consultazioni nazionali

Care amiche lettrici e stimatissimi amici lettori, per tener viva la nostra amicizia, vi posterò  (dopo la storia dei 7 Castelli principali di Napol), alcuni detti napoletani più famosi, che     sono pietre miliari di saggezza millenaria, d'ironia e di filosofia di vita del popolo partenopeo da cui si può trarre ispirazione ancora oggi.

Dalle curiosità limguistiche partenopee, riportate nel      Dizionario Napoletano italiano di Sdasà ‘o Professore

 

I PROVERBI  NAPOLETANI

I più famosi proverbi, meglio dire “Detti popolari”, che sono pietre miliari del patrimonio partenopeo, e sono il frutto di un antico retaggio, tramandati di generazione in generazione, oltre a custodire framm+enti di storia,  Come la parola "mala"   



 

Nei detti e nei proverbi napoletani è (la malvagia, cattiva, o riferita alla sfortuna e malavita) sono modi di dire molto diffusi. Rispecchiano la saggezza popolare, l'ironia e la capacità di affrontare le avversità, come:

"A mala nzerta"

o   Significato: La cattiva stirpe (o cattiva razza).

o   Uso: Indica una famiglia o un gruppo di persone storicamente malvagie o inaffidabili.

o   "A mala erba cresce sùbbeto"

o   Significato: L'erba cattiva cresce in fretta.

o   Uso: Le cose negative o le persone malvagie si sviluppano più rapidamente di quelle buone.

🔵 Sulla sfortuna e le avversità ("Mala sciorta")

"A mala sciorta bussa pure a ’na porta nchiusa"

o   Significato: La cattiva sorte bussa anche a una porta chiusa.

o   Uso: Quando la sfortuna deve colpirti, ti trova ovunque, non c'è modo di blindarsi.

"Gira, vota e vota, facette ’a mala sciorta"

o   Significato: Gira e rigira, ha fatto una brutta fine.

o   Uso: Si usa quando, nonostante i tentativi di evitare un guaio, l'esito finale è comunque negativo.

o   "Mala nuttata e figlia femmena"

o   Significato: Nottata faticosa e, per giunta, è nata una figlia femmina.

o   Uso: Anticamente la nascita di una figlia era vista come un carico economico (per via della dote). Oggi si usa quando a una situazione già stressante si aggiunge un'ulteriore complicazione.

🟢 Sul comportamento e le apparenze

“Mala carne"

o   Significato: Carne cattiva.

o   “A Mala Nova ‘a porta ‘o viente” (la mala nova la porta il vento) Che significa : le cattive nitiezie giungono presto

o   “A Mala Pasca  ca te vatte (una cd attica pasqua ti venga) Imprecazione per direche un periodo che dovrebbe essere felice,invece –lo deve trascorrere malamente soffrendo

o   ‘A Malèrba squiglie sempe (La cattiava erba nasce sempre), che significa : il amale non ha bisogno di semi

o    

o   Fanne parte di un  “Modo di dire” dispregiativo rivolto a una persona di indole malvagia, aggressiva o di cui non ci si può fidare.

In poche parole, i detti napoletani sono  Ironici, diretti, d’impatto e profondo, non passano mai di moda, restando sempre attuali

mercoledì 2 settembre 2026

Buon Mercoledì 2 Settembre 2026

   Buon  Mercoledì 2 Settembre 2026           Sant’Elpidio

Anche oggi, questo clima, con questo caldo afoso, è insopportabile, anche se per alcuni lavoratori, che non hannno potuto fare vacanza, per godere delle famose ferie estive di agosto, potranno usufruire per fare anche loro una vacanza, andando ancora al mare e abbronzarsi sulle spiagge delle costiere meridionali. Intanto pure persiste ugualmente l’aumento dei carburanti petroliferi, causato dai conflitti tuttora esistenti, che rendono la vita difficile alle famiglie, che posseggono entrate  solo da stipendi, che non aumentano come l’inflazione. 

Care amiche lettrici e stimatissimi amici lettori, per tener viva la nostra amicizia, vi posterò la continuazione della storia dei 7 Castelli principali di Napoli. e dopo aver descritto quelli di (Sant’Elmo, di Vigliena, di Castel dell'Ovo, Castel Castel Nuovo” noto come (Maschio Angioino),  del Castel Capuano), del Cstel del Carmine, con il settimo Castello, quello di Nisida, che faceva parte anch’esso del sistema difensivo, per proteggere la città di Napoli e il suo golfo.

Dalle Curiosità storiche  di Sasà ‘O Professore             

Castello di Nisida:

Il Castello di Nisida è un edificio di Napoli situato a

Nisida, isolotto dell'arcipelago delle isole Flegree. e fu adibito a fortificazione di avvistamento contro le incursioni marittime

Il Castello di Nisida è una fortificazione cinquecentesca situata sull'omonimo isolotto vulcanico dell'arcipelago flegreo a Napoli, oggi sede dell'Istituto Penale per Minorenni. 

La costruzione del Castello risale probabilmente al XVI secolo, nel periodo angioino, quando regnava la Regina Giovanna, nipote di Roberto d’Angiò. Successivamente il Castello fungeva da caposaldo nel sistema difensivo della città, pianificato dal viceré don Pedro de Toledo, che si estendeva da Baia fino allo Sperone. Quindi il Castello fu ristrutturato per adattarsi a sistema di difesa, necessario soprattutto per contrastare le scorribande del pirata Barbarossa, molto attivo in quel periodo tra la Calabria e Ischia.

Nel 1626 fu adibito a lazzaretto durante la grave epidemia di peste. In seguito, durante il periodo borbonico, venne convertito in prigione. 

Nel XVIII secolo, sotto il dominio borbonico, il Castello perse la sua funzione difensiva e fu utilizzato come prigione nella quale venivano rinchiusi criminali e prigionieri politici, mentre con l’arrivo dei Savoia vi furono reclusi gli stessi funzionari dei Borbone.

Dal 1933° a tuttoggi, ospita il carcere minorile di Nisida, dipendente dal Ministero della Giustizia. 

L'isola e il castello non sono liberamente visitabili, perché ospitano la struttura penitenziaria minorile.

L'accesso al pubblico è consentito solo in occasioni di eventi speciali o visite guidate straordinarie organizzate da associazioni culturali (come il FAI o il Touring Club Italiano). 

Il Castello di Nisida, infatti  oggi, è in parte sede dell'Istituto Penitenziario per Minorenni di Napoli, e non è visitabile internamente, ma essendo uno dei Castelli più suggestivi della zona per la vista che offre e fa godere uno stupendo panorama nel magnifico arcipelago flegreo.

 

Le immagini dell'isolotto di Nisida 



 

martedì 1 settembre 2026

Buon Martedì 1 Settembre 2026

 

Buon  Martedì 1 Settembre 2026                           Sant’E|gidio – San Giosuè                                      Festa della Madonna di Montevergine

Abche oggi, questo inaspettato cambiamento climatico con questo caldo afoso insopportabile, sembra non finisca mai, e continua, non come avevano previsto i Meteologici, eppure siamo entrati nel mese di Settmebre, come pure persiste ugualmente l’aumento dei carburanti petroliferi, senza una via d’uscita dei conflitti, che li fanno lievitare, rendendo la vita difficile oprattutto ai meno abbienti, e alla famiglie dei lavoratori, che non hanno uno stipendo, che aumenta come l’inflazione. 

Quindi, come promesso, care amiche lettrici e stimatissimi amici lettori, per tener viva la nostra amicizia, vi posterò la continuazione  della storia dei 7 Castelli principali , di Napoli dopo aver descritto quelli di (Sant’Elmo, di Vigliena, di Castel dell'Ovo, Castel Castel Nuovo” noto come (Maschio Angioino),  del Castel Capuano), il sesto Castello, quello del Carmine,  che faceva parte anch’esso del sistema difensivo, che ornavano una rete strategica per proteggere la città Di Napoli e il suo golfo.

Dalle Curiosità storiche  di Sasà ‘O Professore    

Castello del Carmine

Il Castello del Carmine, Eretto nel XIV secolo, oggi è, in monumento storico gran parte demolito nel Novecento.

Il Castello del Carmine è stato un'importante fortezza storica di Napoli, nota soprattutto per il suo ruolo strategico e militare nel corso dei secoli.

  

Storicamente il Castello del Carmine  fu fatto erigere nel 1382 da Re Carlo III° di Durazzo per la difesa costiera ed estensione delle mura meridionali della città. Era situato nell'angolo sud-orientale delle mura, nei pressi della Basilica del Carmine. Fu il fulcro di storiche battaglie, tra cui la rivolta di Masaniello (1647) e la difesa della Repubblica Napoletana (1799).

l'edificio fu collocato volutamente all'angolo meridionale della cinta muraria cittadina come baluardo difensivo, in prossimità di un torrione chiamato “Sperone”, laddove un tempo proliferavano gli acquitrini della Palus neapolitana. Si tratta di una delle realizzazioni militari più recenti rispetto alle analoghe costruzioni della città di Napoli, dovute al ritardo nella conurbazione dell'area orientale ed alla necessità di difenderla dagli attacchi provenienti da oriente, sia via mare che da terra. A differenza, però, degli altri fabbricati (Castel Nuovo, Castel Capuano, etc.) non presentava arredi di lusso né sale regali, essendo esclusivamente adibito ad uso militare.

Il progetto originale, infatti, caratterizzava di due torri cilindriche, di un elevato torrione e di mura merlate congiunte da robusti blocchi di piperno.                          Il castello fu teatro non appena quattro anni dopo la sua costruzione della battaglia, che vedeva contrapposti Luigi II d'Angiò e Ladislao di Durazzo. In seguito, durante l'assedio di Alfonso V d'Aragona, che vide morire suo stesso fratello in battaglia, Pietro, sostenne la difesa degli angioini, ma non fu abbastanza per mantenere il regno.

Ulteriori modifiche furono realizzate nel 1484, quando le mura della città furono ampliate e modificate dagli aragonesi: per volere di Ferdinando I° d'Aragona, si decise di arricchire le mura partendo dal maggior torrione presente presso il castello del Carmine, prendendo spunto dall'ingegner Francesco Spinelli che fu preposto ai lavori e che appose una lapide in ricordo dell'evento:

Il "Risanamento", a fine Ottocento e i piani urbanistici iniziarono a modificare l'area costiera.e quindi, Castel del Carmine, fu  demolito  nel 1906 per rettificare l'asse stradale di Via Marina e fare spazio alla nuova viabilità e al porto. Infatti la perdita totale della struttura fortificata andò distrutta, cancellando una delle fortezze più caratteristiche di Napoli.                                   Atttualmente restano pochi resti del Castello del Carmine, in quanto camminando lungo Via Nuova Marina, è ancora possibile osservare pochi, ma significativi frammenti superstiti, come: Le due torri, che sono tuttora visibili, che somo\: la Torre Spinelli e la Torre Brava, e il tratto di mura, che è un breve mozzicone della cortina  muraria aragonese, che collega le strutture superstiti.

lunedì 31 agosto 2026

Buon Lunedì 31 Agosto 2026

 

Buon Lunedì  31 Agosto 2026                                              San Raimondo - S\an Nicodemo –

 Oggi purtroppo questo inaspettato cambiamento climatico con questo caldo afoso, insopportabile, sembra non finisca ancora, e non come  previsto dai metrologici, come anche persiste l’aumento dei carburanti petroliferi, che produce un’inflazione, quasi irrefrenabile, che non giova soprattutto ai meno abbienti, come pure ai tanti lavoratori, che vivono solo con lo stipendo, che non si allinea. 

Oggi, come promesso, care amiche lettrici e stimatissimi amici lettori, vi posterò la continuazione  della storia dei 7 Castelli principali , di Napoli dopo aver descritto quelli di Sant’Elmo, di Vigliena, di Castel dell'Ovo, Castel Castel Nuovo” noto come (Maschio Angioino),  con il quinto,  che  è Castel Capuano, che faceva parte anch’esso del sistema difensivo, che ornavano una rete strategica per proteggere la città e il golfo di Napoli.:

Dalle Curiosità storiche  di Sasà ‘O Professore     Castel Capuano

Castel Capuano: Costruito dai Normanni nel XII secolo vicino a Porta Capuana                                                  +Castel Capuano è, dopo il Castel dell'Ovo, il più antico castello di Napoli. Di origine normanna, è situato allo sbocco dell'attuale via dei Tribunali ed è stato sede della sezione civile e penale del tribunale di Napoli (che oggi sta al Centro direzionale). È sede operativa della Scuola Superiore della Magistratura dal 15 maggio 2023. Deve il suo nome al fatto di essere ubicato a ridosso di Porta Capuana, che si apre sulla strada che conduceva all'antica Capua.

.La sua costruzione fu avviata nel 1160 dall'architetto Buono per volere del re di Sicilia, Guglielmo I detto il Malo, figlio di Ruggero il Normanno. L’edificio aveva funzioni difensive, caratterizzato da robuste fortificazioni, dall'austerità degli ambienti e la sua vocazione naturale di presidio militare. Scavi effettuati nel XIX secolo hanno dimostrato che il castello fu eretto sull'area, in cui, nella Napoli romana, sorgeva una fortellezza presso il Gymnasium, trasformato in un cimitero nei secoli successivi, come è riportato nelle numerose tombe rinvenute.

Nel 1231, per iniziativa di Federico II, si ebbe il primo intervento di trasformazione del castello, che pur conservando le sue indispensabili fortificazioni, fu reso più ospitale e meglio rispondente ad ospitare momentaneamente il sovrano di passaggio da Napoli. Re Federico II°  nominò castellano ddel castello il suo uomo di fiducia, Dipoldo di Dragoni, e usò il castello per custodire importanti prigionieri politici.

Con l'avvento degli Angioini iniziò l'edificazione (1279-1282) di una nuova fortezza, Castel Nuovo (o Maschio Angioino), che divenne dimora dei sovrani di Napoli. Castel Capuano continuò ad ospitare fra le sue mura alcuni membri della famiglia reale nonché funzionari e altri illustri ospiti come Francesco Petrarca, che vi soggiornò nel 1370 in qualità di legato di Clemente VI. Durante il regno di Giovanna I (1343-1382) il castello fu sottoposto a nuovi restauri, +resi necessari dalle conseguenze del devastante saccheggio subìto ad opera delle truppe di Luigi I d'Ungheria, che furono poi costrette ad abbandonare la città per l'arrivo della peste nera. I restauri avvenuti sotto Giovanna I^, riguardarono la sostituzione delle merlature danneggiate, la fortificazione del castello nonché il suo ingentilimento, nelle parti interne, che davano al giardino interno, dove furono aperte nuove finestre ogivali in foggia gotica.

Pur rimanendo in secondo piano rispetto alla maestosa sede della corte reale, l'imponente Maschio Angioino, il castello capuano fece da cornice a molti importanti eventi, come lo sfarzoso matrimonio di Carlo di Durazzo, che tanta impressione suscitò negli osservatori del tempo. Fu proprio il figlio di Carlo, Ladislao il Magnanimo (1399-1414), a riprendere brevemente Castel Capuano come propria residenza, mentre sua sorella Giovanna II^ (1414-1435) fu costretta a rifugiarsi fra le sue mura durante lo scontro con Alfonso V d'Aragona, che aveva stabilito la propria corte in Castel Nuovo.

La fortezza subì in questo periodo l'assedio dell'Aragonese, che dovette però arrendersi di fronte all'inespugnabilità della residenza in cui Giovanna II^ aveva trovato riparo. Da qui, la sovrana partì poi alla volta di Aversa, dove nominò suo erede Luigi III° d'Angiò in opposizione al ripudiato Alfonso.

Sempre in Castel Capuano, il 23 agosto 1433 morì assassinato il favorito della regi, Sergianni Caracciolo, mandato a morte dalla stessa sovrana.

Castel Capuano in Epoca Aragonese prima delle trasformazioni vicereali. raffigura l'Intero golfo di Napoli, durante l'età Aragonese),

Nel periodo aragonese e trasformazione Castel Capuano da reggia a tribunale

Sotto il regno degli Aragonesi, il Castel Capuano venne inglobato dentro la nuova cinta muraria, perdendo il ruolo di baluardo difensivo. Negli anni successivi alla conquista della città, Alfonso d'Aragona, nell'attesa del completamento della ricostruzione del Castel Nuovo, lo usò come principale dimora dinastica, facendolo abbellire con cicli di affreschi commissionati al quotato pittore valenciano, Jacomart Baco, ed arazzi di foggia fiamminga. Il castello visse certamente la sua ora più splendida nella veste di edificio di rappresentanza tra gli anni '70 e '90 del XV secolo, quando Alfonso II di Napoli, duca di Calabria ed erede al trono, profuse enormi somme nel dare vita a un sistema di dimore di "svago" interconnesso nell'area orientale della città, comprendente anche le ville di Poggioreale e della Duchesca e il cui "fulcro" era proprio il grande maniero di fondazione normanna. L'architetto a cui fu affidato il compito di costruire le due ville (oggi non più esistenti) con i loro grandi giardini e la nuova Porta Capuana e di modificare ulteriormente il Castello fu probabilmente Giuliano da Maiano. La documentazione rinvenutaci sui molteplici interventi decorativi è purtroppo molto frammentaria, tuttavia è certo che vi lavorarono gli stessi artisti (Antonello del Perrino, Giacomo Parmense, Calvano da Padova, Luigi La Bella) attivi nell'adiacente Villa della Duchesca.

Con l'annessione del Regno di Napoli alla corona di Spagna e la sua costituzione in Vicereame (1503), tutte le dimore abitate in precedenza dai sovrani e dai principi aragonesi (castelli, palazzi e ville) andarono incontro a un inesorabile destino di decadenza. Per il Castel Capuano il canto del cigno nel suo ruolo da reggia lo si ebbe nel 1535, anno nel quale Carlo V d'Asburgo vi dimorò per alcuni mesi di ritorno dalla memorabile impresa della Riconquista di Tunisi, ricevendovi varie delegazioni da altri stati italiani e celebrandovi un ulteriore matrimonio sontuoso di quell'epoca, quello tra il principe di Sulmona, Filippo di Lannoy (a cui lo donò nel momento della partenza) e Isabella Colonna.

Un cambiamento di funzione, che inaugurò una nuova epoca nella storia dell'edificio, lo si ebbe nell'anno 1537, quando il viceré don Pedro de Toledo, dopo averlo confiscato al proprietario, decise di trasformarlo nel tribunale del Regno, riunendovi tutte le corti di giustizia sparse in diverse sedi in tutta la città: il Sacro Regio Consiglio, la Regia Camera della Sommaria, la Gran Corte Civile e Criminale della Vicaria e il Tribunale della Zecca. Per adattarlo al suo nuovo ruolo di grande palazzo di Giustizia, fu radicalmente modificato dagli architetti Ferdinando Manlio e Giovanni Benincasa: furono eliminate tutte le strutture tipicamente militari e fu ripensato nei suoi spazi interni, mentre i sotterranei furono destinati a prigione dotata di attrezzatissime camere di tortura.

Nella sua lunga storia, Castel Capuano ha subito numerosi interventi di trasformazione e restauro che ne hanno profondamente cambiato la fisionomia. Già sotto Federico II furono rifatte le mura esterne, con l'apertura delle finte finestre della facciata principale. Durante il periodo aragonese, come è stato detto sopra, venne inglobato dentro la nuova cinta muraria cittadina ed ebbe, prima sotto Alfonso il Magnanimo e poi sotto il duca di Calabria, consistenti interventi di abbellimento prettamente legati alle decorazioni dei saloni, delle logge dove furono aperte presumibilmente finestre a croce e del giardino. Il grande rifacimento commissionato da Don Pedro de Toledo utilizzò l'antico impianto della fabbrica, mantenendone la monumentalità, ma privandolo del giardino e di tutti gli abbellimenti decorativi e strutturali fatti appore dagli Aragonesi.

Nel '900 da un cassettonato ligneo) se ne occupò il solimenesco Leonardo Olivieri; nel 1770 Antonio Cacciapuoti affrescò insieme ad una squadra di pittori "ornamentisti" il Salone della Sommaria (oggi noto come Salone dei Busti).

Il Salone dei Busti che aveva perso gli affreschi della volta a causa di infiltrazioni d'acqua non contrastate per decenni, venne ridecorato (rispettando le parti superstiti) dai pittori pugliesi Biagio Molinaro e Ignazio Perricci. Dopo l'Unità d'Italia sulla facciata esterna fu affisso lo scudo di Casa Savoia, in sostituzione di quello borbonico. Nel corso di ulteriori e meno significativi lavori d'inizio Novecento furono eseguiti presso le fondazioni del castello alcuni scavi, che portarono alla luce dei frammenti di iscrizioni lapidee che hanno confermato la presenza nei pressi dell'antico Gymnasium. Da scavi effettuati nel 1913 sono emerse invece delle tombe con vasi in terracotta e lapidi con iscrizioni latine, che proverebbero il successivo adattamento dell'area alla funzione di cimitero.

Attualmente il castello è interessato da complessi restauri conservativi (finanziati da fondi europei), al termine dei quali verrà riaperto al pubblico.