venerdì 22 maggio 2026

 

'Na jurnata 'e sole

Ca bella cosa è ‘na jurnata ‘e sole
Quante te scite e niente te fa male
Nun tiene penziere ca t’affliggene
Nun tiene obblighi ca t’assillene.


Ca bella cosa è ‘na jurnata ‘e sole
Si tiene rendite e trasute’e denare
Ca te permettene ‘e tenè ‘a panza all’arie
Senza sudà, pe t’abbuscà ‘nu piezze ‘e pane

Ca bella cosa è ‘na jurnata ‘e sole
Quanne nisciune te cumanne o te ‘nquiete
E può fa’ ‘e cose ca te piace surtante
E accussì te siente ‘nu vere pataterne.

Ca bella cosa è ‘na jurnata ‘e sole
‘a vita t’appare ‘e ‘n’ata manera.
Te pare ca può risolvere ogne ccosa
Senza affanne, senza  ca te preoccupà chiù ‘e tante

Ca bella cosa è ‘na jurnata ‘e sole
Te scuorde de malanne
Te scuorde de l’affanne
E tiene ‘a voglia ’e nun fa niente

Ca bella cosa è ‘na jurnata ‘e sole
si durasse sempe pe ‘na vita ‘ntera
Ma nun po’ essere ‘na cosa vera
E sule ‘nu sonne, e sule ‘na chimera.

 

Buon Giorno – Buon Venerdì 22 maggio 2026

 

Buon Giorno – Buon Venerdì 22 maggio 2026

--- Santa Rita – San Casto -- Sant’ Emilio ---

 

Abbiamo vissuto direttamente le ultime scosse telluriche del Bradisismo, della zona Flegrea. di oeri,  che procurano sempre momenti di paura immensa, come pure le immagini, viste  attraverso la TV, dei cruenti conflitti, per motivi territoriali, tra la Russia e l’Ucraina e Israele e la Palestina e tra Usa e Iran dove  si spera di arrivare alla pace e alla desiderata normalità, del vecchio secolo precedente. il 1900.

Non si può vivere con.questo clima di trepidazioni continue  l’attuale realtà, anche se purtroppo necessita adeguarsi, a un difficile e incerto futuro, pieno di incogniti avvenimenti..

La vita, comunque, con tutte queste incertezze, è bella a viverla, godendo quei pochi attimi di gioia piacevoli, che vorremo non finissero mai.

, intanto, vi posterò, come di consueto, amiche ed amici una altra intrigante curiosità mitologica, che insegna a non essere presuntosi, e vi auguro buona giornata,

Dalle Curiosità mitologiche di Sasà ‘o Prufessore

Il Mito di Capo Miseno

Tra i Promontori più belli, della Costa Campana, che s'incontrano lungo le placide e azzurre acque dei golfi di Pozzuoli, di Napoli, di Salerno fino a quello di Policastro, si scorge prepotentemente quello di Capo Miseno, che a forma di un alto tumulo, dà la sensazione di trovarsi innanzi ad una gran tomba, eretta per conservare nei secoli i resti dell’eroe troiano “ Miseno” il trombettiere d'Enea, che morì annegato nei pressi di quella montagna.

Il mito di Capo Miseno deve il suo nome alla figura di Miseno, secondo l’epopea omerica, era un compagno di Ulisse, suonava il corno per allietare i vogatori sulla nave nelle lunghe peregrinazioni, quando durante la traversata di quella zona, per il sopraggiungere di una tempesta, cadde in mare ed annegò. Ritrovato il corpo sugli scogli del promontorio, i compagni lo tumularono sotto la montagna.

Secondo la leggenda virgiliana, era ricordato come il trombettiere d'Enea, era figlio di Eolo (il Re dei Venti) e poiché sfidò follemente gli Dei, asserendo che nessun essere mortale o immortale poteva superarlo, quando suonava la sua sublime musica, che era una dolce melodia, che placava ogni malinconia e rendeva sereni gli animi. Per questa sua alterigia, e presunzione irritò un Tritone, un essere marino soprannaturale, che mal sopportò la sfida, e così dando fiato alla sua gigantesca conchiglia, generò una tromba d’aria marina tale, che lo trascinò in mare, facendolo annegare. Raccolte le sue spoglie l’indomani lungo la spiaggia del promontorio, Enea coi suoi compagni gli diede una degna sepoltura sulla montagna, facendo innalzare un tumulo di grossi macigni, sotto il quale fu seppellito il suo remo, le armi e la sua tromba, per far ricordare eternamente quel piccolo eroe.

Dalla forma con cui appare il promontorio, quasi come una gobba della montagna da quel momento fu chiamata Capo Miseno, in onore del povero suonatore naufrago, Miseno. Sulla collina del promontorio fu costruita poi una villa sontuosa, che appartenne nel II sec. a.C. a Cornelia, la madre dei Gracchi, poi fu acquistata da Mario e ceduta infine a Lucullo per 10 milioni di sesterzi, che la trasformò come residenza di lusso grandioso. La villa fu incamerata in demanio imperiale e nel 37 d.C. (come ricorda Tacito) vi morì l’imperatore Tiberio.

Esiste anche una nota dello scrittore greco Stradone, che identifica il promontorio di Capo Miseno, come il paese dei Lestrigoni, esseri giganteschi, che assalirono Ulisse ed i suoi compagni, lanciando dei massi contro la sua nave, uccidendone uno, Miseno.

Qusto mito insegna che “la Modestia” e non “La presunzione”, che è una forma di autostima patologica, spesso associata a comportamenti arroganti e presuntuosi, che si manifestano come un complesso di superiorità, (ed è la più grande nemica di una persona), a volte può procurare effetti negativi imprevedibili,

Le immagini sottostanti sono:

1) La spiaggia di Miliscola con il promontorio di Capo Miseno

2) La scultura del tritone del Bernini;

3) La fontana del tritone di piazza Cavour a Napoli,

4) Il promontorio di Capo Miseno visto dal mare. 





 

giovedì 21 maggio 2026

Buon Giorno Buon Giovedì 21 Maggio 2026


 

Buon Giorno Buon Giovedì 21 Maggio 2026

-– San Vittorio – San Cristoforo – San Timoteo ---

 

in questo inizio del nuovo millennio, non si può stare, come diciamo a Napoli: (‘Nu Poche Quiete), dope il Covid19, i conflitti tra la Russia e l’ Ucraina in Europa, che quelli tra la Palestina e Israele, e la controversia tra gli Usa e L’Iran  nel territorio costiero, afro mediterraneo, dove si  verificano devastazioni di territori e la morte di innocenti dei locali residenti, nonchè il fenomeno del Bradisismo nei Campi Flegrei, (, con scosse frequenti telluriche, che  procurare solo danni ad edifici pubblici e privati...,

Sperando che tutto questo termine presto. affinché la nostra esistenza sia serena e degna di essere vissuta, poiché pare che sia, in questo periodo, piena di  trepidazioni..

Dopo questa mia riflessione, che stiamo provando nella realtà che stiamo  vivendo, vi posterò, come al solito, amiche ed amici, che mi leggete, una altra interessante curiosità mitologica, per non pensarci più del dovuto. che insegna a non tradire la fiducia della persona amata. e augurandovi, come sempre : buona e serena giornata. Evitare di essere pessimista.

 

Dalle Curiosità mitologiche di Sasà ‘o Prufessore

La fine di Ercole

 

(Ti incuriosisce come morì Ercole e che fine fece)?

Diciamo subito le gesta eroiche di Ercole sono un mito, specie le dodici fatiche, (le tratterò a parte, ognuna con uno speciale episodio mitologico), e non la sua morte anche se rappresenta l’espiazione terrena per spogliarsi degli elementi mortali, dovuti dalla madre Alcmena (che era una mortale) per diventare, poi, per volere di Giove, (suo padre) un dio olimpico.

Ma chi era veramente Ercole, conosciuto come eroe semidio,

infatti, il suo nome. Èracle, che (in greco antico: Ἡρακλῆς?, Hēraklḕs, composto da Ἥρα, Era, e κλέος, "gloria", quindi "gloria di Era") è un eroe e semidio della mitologia greca, corrispondente alla figura della mitologia etrusca Hercle e a quella della mitologia romana Ercole. Era figlio di Alcmena e di Zeus, quest'ultimo bisnonno della stessa Alcmena, poiché padre di Perseo e nonno di Elettrione. Egli nacque a Tebe ed era dotato di una forza sovrumana.

Il patronimico poetico, che lo definisce è Alcide, derivante da Alceo, suo nonno paterno putativo.

Ora trattiamo della fine di Ercole, che fu causata da un atto di Gelosia, che Deianira (la sposa dell’eroe) fu presa, quando venne a conoscenza da Lica (compagno di Ercole), che suo marito (Ercole) stava per tradirla con Iole, dimenticandosi di Lei .

Lica in verità era andato da Deianira per ordine di Ercole, per farsi consegnare un vestito nuovo da indossare per la cerimonia della consacrazione di un altare al sommo padre Giove in ringraziamento della vittoria su Eurito e la conquista di Ecalia.

Prima di consegnare la tunica richiesta, Deianira la immerse nel filtro d’amore, che aveva confezionato su consiglio di Nesso (il Centauro),, che tentò di stuprarla e che venne ucciso da Ercole) dal sangue delle sue ferite aggiungendovi il seme sparso dallo stesso durante il tentativo di violenza

Ercole, non sospettando niente, indossò la tunica, che al contatto del suo corpo fece sprigionare un veleno, cosi violento, che faceva si che il tessuto s’incollava al suo corpo e la carne veniva via a brandelli.

Il dolore era insopportabile e con una nave fu trasportato a Trachis da Deianira, che compreso ciò che era accaduto per la disperazione si uccise.

Ercole a causa di quella tunica ai raggi del sole si sarebbe incendiato, per cui si gettò in un ruscello annegando.

Il ruscello da quel momento era rimasto caldo e dette origini alle Termopili, dove c’è ancora una sorgente calda.

La gelosia, quindi è uno stato emotivo, che nasce quando si avverte la minaccia di perdere l'affetto della persona amata e pertanto si può definire quel sentimento, che può, scatenare reazioni emotive, come rabbia, quel senso di vendetta provocando azioni negative a volte con atti violenti e cruenti.

Le immagini sottostanti sono:

1) La statua marmarea di Ercole (nota cpme l’Ercole Farnese.) che fu ….portata a Napoli dai Borboni e ora l’origi..nale sta nel Museo ….Archeologico di Napoli, mentre una copia è posta nella stazione ….museo della nuova Metro napoletana;.

2) Dipinri di Ercole bambino , che strozza i serpenti sotto lo sguardo di ….Giove e Alcmena;

3) Ercole e lica ( gruppo marmoreo di Antonio Canova); 4) Ercole e Deianira (scultura di Filippo Tagliolini);

5) Dipinto di Deianira, rapita dal Centauro Nesso);

6) Scultura di Ercole che lotta contro il centauro Nesso 7) La foto del Ruscello delle Termopili, in cui annegò Ercole, …..che è una paluse con acqua calda. 







 

 

 

mercoledì 20 maggio 2026

 

Dopo'avervi postato la cutiosità mitoligica della fine di Ulisse, eccovi anche una mia poesiola , dedicata ad mia amica lettrice con tanto affetto.
A Speranaza
‘Na luce forte ‘nta l’oscurità,
cu l’uocchie ‘a siegue senza cammenà,
pecchè spiere senza vulè
e truvà addo stà ‘a verità.
Te pare ‘nu miragge
Te pare ‘na chimera
‘nu reffriggerie doce
a ‘sta fronte ca te coce.
Nun essere restive
Nun essere rassignate
è ‘na luce ca nun scumpare
è ‘na luce ca te dà calore.
‘Stu munne pare fernute pe’ sempe,
ma ‘sta luce ‘nta ‘stu silenzie
te pare ‘o risveglie do’ tiempe
ma po’ si ce pienze…………………
tene sule ' nu nomme………” ‘a speranze”.

Buon Giorno Buon Mercoledì 20 Maggio 2026

 

Buon Giorno Buon Mercoledì 20 Maggio 2026

-– San Bernardino – Santa Lidia – Sant’ Anastasio ---

 

Non bisogna mai abbattersi, poiché quando pare che tutto è negativo, senza via di uscita. occorre avere tanta pazienza e coraggio, senza perdere mai, quel valore inestimabile, che è la speranza. che non si deve mai  perdere..

Dopo questa mia riflessione, suila realtà che stiamo  vivendo, vi posterò, come al solito, amiche ed amici una altra interessante curiosità mitologica, che insegna a non essere pessimista, perché si riesce sempre a superare sperando tempi migliori.

Dalle Curiosità mitologiche di Sasà ‘o Prufessore

La fine di Ulisse

Hai mai saputo come morì Ulisse ?

Ti incuriosisce la fine, che fece Ulisse?

Le sue gesta eroiche sono giunte fino a noi, come un mito, non la sua morte, che, fu causa della nascita dell’italica gente.

Iniziamo a dire che la storia, della vita di Ulisse, non finì come la conosciamo, dopo le tantissime avventure vissute durante il suo viaggio di ritorno, (dopo venti anni ritornò finalmente nella sua Itaca).

Infatti ne aveva rascorsi, 10 nell’ assedio e la conquista di Troia, e 10 nel peregrinare per tutto il Mar Tirreno compreso il tempo passato ad oziare presso Circe, che non voleva per nulla al mondo lasciarlo ripartire.

Come per tutti i naviganti la sua morte venne dal mare, incidentalmente per mano di suo figlio “TELEGONO” (Figlio Nato lontano), nato dalla sua unione con Circe.

TELEGONO, spinto dalla madre (Circe) alla ricerca del Padre (Ulisse), sbarcò a Itaca ed ignaro di trovarsi proprio sulla terra del padre incomincio a predare le greggi, che pascolavano quasi sulla costa..

Ulisse venne informato della razzia da un servo, mentre riposava dopo una giornata, ormai dedita solo ai lavori nei campi.

Inferocito, corse verso la riva per proteggere il bestiame e per punire il ladro, scagliandovi contro frecce con il suo arco d’argento.

TELEGONO, per difendersi vibrò a sua volta la sua lancia, che aveva ricevuto dalla madre (Circe), quale dono di Vulcano, la cui punta era fatta col pungiglione di una razza, e uccise il proprio genitore (Ulisse).

Quando TELEGONO riconobbe il padre fu troppo tardi , ma non troppo tardi, perché riconoscesse anche il fratello, TELEMACO.

I 2 fratelli, TELEGONO e TELEMACO, portarono il cadavere di Ulisse a Penelope, che, anche col passare di tutti quegli anni, era ancora giovane e piacente, tanto da far innamorare di Lei perfino il giovane TELEGONO.

I due Fratelli decisero infine di partire per Eea, l’isola incantata di Circe e formarono due coppie, (Telemaco e Circe, Telegono e Penelope) e dall’unione da quest’ultima coppia nacque Italo, il fondatore di Tuscolo, e da cui poi si ebbe la “Italica gente”

Le immagini sottostanti sono:

1) Ulisse e Circe nel Promontorio dek Circeo;

2) La statua marmorea di Circe

3) La statua di marmorea si TELEGONO;

4) La maga Circe nrel suo regno affatato;

5) Telemaco (figlio di Ulisse e Penelope) con Circe

6) la città di Tuscolo ,secondo Ovidio, fondata da Telegono;

7) Il tempio della Fortuna, scoperto al Tuscolano; Descrizione: 😎la città di Palestrina attuale nel tuscolano.,