venerdì 15 maggio 2026

Buon Giorno – Buon Venerdì 15 maggio 2026

 

Buon Giorno – Buon Venerdì 15 maggio 2026

--- San Torquato – Sant’ Isidoro -- San Vittorino ---

 

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La vita è un viaggio meraviglioso da essere vissuto, attraverso le varie fasi, come l’infanzia, la giovinezza, la maturità e infine la vecchiaia, anche se piena di eventi speciali , come le sofferenze, senza scelta, di malanni fisici. Malanni che bisogna  saperli affrontare con ottimismo e non lamentandosi, ritenendo che capitano solo a noi.

Unico rimedio, quindi, nella vita è quello che con la volontà, con tanta pazienza e molto coraggio, per superare  i malanni fisici,  necessita un buon aiuto di sanitari validi, ma soprattutto il conforto di parenti e amici affettuosi per andare avanti, sperando di avere, anche, qualche momento di gioia e di felicità, che fanno apprezzare così la nostra esistenza

Dopo questa mia riflessione sulla vita, oltre ad augurarvi una buona giornata, mi accingo a postarvi, gentili, amiche e amici che mi leggete, un’altra interessante curiosità mitologica, che mette in risalto che il termine della stagione di giovinezza, non dovrebbe mai finire per non preferire la morte per non più soffrire.

Dalle curiosità storiche mitologiche

di Sasà ‘O Professore

Il mito di Titono

Chi era “Titone", e perché è ricordato?

Titono, era un principe troiano, nato da Strimo (che era figlia del dio-fiume Scamandro - Troade-) e da Laomedonte, che era noto. come il fratello di Priamo (il famoso Re di Troia).

Titone era un giovane dalla straordinaria bellezza e, perciò venne notato da Eos (la dea dell'Aurora, nota pure, come la dea "dalle dita di rosa", che apriva le porte del cielo al carro del sole), che appena lo vjde, s'innamorò immediatamente del suo volto. tanto che dal desiderio di averlo tutto per sé, lo rapì e lo portò in Etiopia.

Eos ( la dea Aurora) pur amando Titone perdutamente, non era felice, anche se estasiata dallo stesso, per la rigogliosa bellezza, era comunque consapevole, che il suo amante, che era un mortale, ed era quindi destinato a morire, mentre lei, essendo dea, possedeva al contrario l'immortalità.

Intanto dalla loro unione vennero alla luce due figli: Emazione e Memnone (quest'ultimo tristemente ricordato per le note vicende legate alla guerra di Troia).

Memmone, infatti, perì per mano di Achille, ma la madre ne ottenne l'immortalità, per la qual cosa le lacrime versate da Lei, (la dea dell'Aurora) sono le gocce di rugiada, che si ammirano ogni mattino sulle foglie nei campi).

Eos (Aurora) chiese a Zeus per il suo compagno, Titone, la condizione di immortalità, dimenticando, però nella richiesta di fargli ottenere anche l'eterna giovinezza.

Zeus (Giove) acconsentì ed esaudì il desiderio di Eos, così mentre lei rimaneva identica, Titono, invece, viveva, certo, ma invecchiava giorno dopo giorno, anno dopo anno. Il suo vigoroso corpo si rattrappiva, la sua voce soave si incupiva, il bel ragazzo si trasformava pian piano in un uomo maturo, in un anziano piacente, in un vecchio cadente, e infine in un moribondo senza speranza di pace

Titone però, restava tuttavia un problema per Aurora, che, infine, lo trasformò in una cicala, al punto che fu necessario metterlo in un cestino di vimini per la conseguente infermità.

La trasformazione in cicala rappresenta l'elogio vivente ad una vita breve e gaudente.

Il rapimento di Titono da parte di Eos (la dea Aurora) dipendeva da una punizione inflitta alla stessa. perché un tempo unitasi ad Ares, aveva suscitato l'ira di Afrodite, che ne fece un'eterna innamorata.

Di tutta la vicenda Mimnermo coglie l'aspetto più tragico: l'immortalità senza giovinezza, dunque una vecchiaia eterna, e proprio la decadenza fisica e mentale per il poeta era il male incontrastabile della condizione umana,nonché il suo cruccio costante, infatti scriveva:

"ma poi quando si è dileguato il termine della stagione di giovinezza, allora la condizione di chi è morto è preferibile alla vita."

Le immagggini sottostanti sono:

Titone vecchio e la giovane ed eterna Aurora Titone vecchio,perché umano, e la giovane ed eterna Aurora 


 

 

 

giovedì 14 maggio 2026

Buon Giorno Buon Giovedì 14 Maggio 2026

 

Buon Giorno Buon Giovedì 14 Maggio 2026

-– San Mattia – San Bonifacio – Santa Giusta ---

 

 La crudeltà nel non far arrivare gli aiuti umanitari ai soccombenti paesi, (Palestinesi, Libanesi), che  sono coinvolti), come del cibo, dell’acqua e del necessario per evitare il decesso di bambini e persone innocenti, fa indignare nel ritenere che. le istituzione dei paesi dell’Occidente democratico, e di quelli dell’ONU, consentono questo scempio di vite e non agiscono nel difendere il diritto di esistere di questi innocenti dalla violenza di una guerra, specie per motivi territoriali.

Un tempo, con forza e vigore, si manifestava per far cessare questo immane processo di distruzione e per far ottenere subito, la pace, valore fondamentale per far sempre trionfare la liberta, la giustizia e la fratellanza senza disuguaglianze sia per. fattori economici, che etnici e religiosi.

.Dopo questa amara constatazione, oggi oltre ad augurarvi una buona giornata, vi posterò un’altra interessante curiosità mitologica, nel come gli antichi greci giustificavano i fenomeni delle scosse telluriche, delle lave vulcaniche e del bradisismo , quando avvengono e si percepiscono.

Dalle curiosità  mitologiche di Sasà ‘O Professore

Tifeo o Tifone (il Signore d'Ischia)

Origini dell’Isola d’Ischia e dei Campi Flegrei

Vuoi conoscere chi era Tifeo o meglio Tifone, il Drago simbolo della furia devastatrice del fuoco, che combatté contro Zeus (Giove) e sconfitto dallo stesso, fu punito a restarsene relegato, incatenato e nascosto sotto le montagne, (per lo più costiere) e sotto le grandi isole del mar Mediterraneo, specie quelle nel tratto noto come il Tirreno

Tali grandi isole celano vulcani, che periodicamente eruttano lava d'origine magmatica e sai perché ?

Sotto le isole del mar Tirreno) c’è il Titano Drago, TIFEO, che era un mostro primordiale, generato dalle primigenie divinità, la Terra (Gaia) e dal Baratro Infinito (il Tartaro), per conto della Dea Era (Giunone), che l’aveva richiesto, per vendicarsi del proprio consorte Zeus (Giove), che aveva creato senza il suo concorso (alla nascita) della Dea Minerva.

Era (Giunone), lo desiderò tanto, di fare altrettanto e la sua richiesta fu esaudita.

Toccando, infatti, la Tenta (Massa informe della primordiale superficie della terra) rimbalzò Tifeo, in mezzo ad un fetore pestilenziale.

Per vendicare lo spodestamento da parte di Zeus (Giove) del proprio padre Crono (il Tempo invocò  Saturno, che con l’aiuto dei suoi fratelli, i Titani; (primordiali esseri gigante dell’Universo) per sferrare una furibonda guerra contro l’usurpatore Olimpico con lo scopo di ridisistemare, l’ordine preesistente, basato sull’equilibrio della Terra, del cielo, del mare e dell’aria.

Nella Guerra Zeus (Giove) si fece aiutare dai Ciclopi e dai Centimani, anch’essi primordiali giganti, che liberò dagli abissi del profondo Tartaro, in cui erano stati incatenati dal Dio Urano. La guerra fu terribile senza limiti, che durò per dieci anni e più e che sconvolse l’intero Universo.

Durante la lotta si assistette a montagne sradicate, che scagliate nelle fiamme fremevano, intere selve crepitavano, mentre la terra, i flutti dell’oceano ed il mare immenso ribollivano.

Accadde, così, che, una bolgia infuocata producendo una vampa, salì fino all’etere ed avvolse l’intero popolo dei Titani, accecandoli.

I giganteschi Titani, nonostante il loro coraggio orgoglioso, non ressero la lotta e sconfitti, e vinti furono oppressi, incatenati e precipitati negli abissi, lontano, ma tanto lontano dalla superficie della terra, quanto distante è la Terra da Cielo.

Saturno, il principale avversario di Zeus (Giove), sconfitto, fu anch’esso incatenato, mentre la nuova gerarchia olimpica s’insediò con tutta la schiera di nuovi Dei, voluti e scelti o partoriti, per la maggior parte di loro dallo stesso Sommo Dio, Zeus (Giove), quando si accoppiava con donne mortali, generando semidei come nel caso d’Eracle (Ercole), Giasone e Minosse.

Gea (la Terra), intanto non aveva perdonato la sconfitta di Saturno e dei suoi fratelli Titani, e per vendicarsi istigò il figlio più giovane, il Drago Tifeo, a scagliarsi contro l’Olimpo. Il corpo di Tifeo, era immondo e pauroso, era ricoperto di penne irte, come lance acuminate, aveva le spalle, formate da cento teste di drago, ciascuna delle quali vibrava una lingua nera, mentre gli occhi delle stesse sprizzavano fiamme ininterrottamente a mo’ di lanciafiamme, che inceneriva ogni cosa ed era così enorme, che superava in altezza qualsiasi montagna e le sue mani erano capaci di toccare sia l’oriente, sia l’occidente, dalle cosce, infine, uscivano vipere velenose

In un primo momento gli Dei dell’Olimpo, fuggirono sbigottiti e furono costretti a trasformarsi in animali per non farsi catturare dell’invincibile Tifeo

Zeus (Giove) l’affrontò, ma ben presto ebbe il peggio, ed avvinto dalle serpi, cadde in potere del poderoso avversario, che gli recise i tendini delle mani e dei piedi e lo rinserrò nel proprio antro in Cilicia.

La storia non finisce qui, perché Ermes (Mercurio) scoprì la prigione di Zeus (Giove) e liberatolo, riuscì a ridargli forza e vigoria, dopo avergli sistemato i tendini recisi

Zeus (Giove) rimessosi in sesto, riprese la lotta contro Tifeo e questa volta riuscì a sconfiggerlo con, il "Folgore", costringendolo a nascondersi ed a rifugiarsi sotto le maggiori isole del Tirreno

La vittoria completa Zeus (Giove) l’ebbe, quando schiacciò, sul capo del gigante Tifeo, un’enorme montagna, l’Etna, e sul corpo delle numerose teste, scagliò addosso, come fossero sassi, le tante isole presenti, che attualmente s’ammirano nel mar Tirreno, tra le quali, Procida, Capri, Ischia. Stromboli e Vulcano.

Nonostante il peso di questi enormi macigni di pietra, cui soggiacciono le teste del mostro, esse sono ancora vive tanto, che ad intermittenza di anni eruttano lava incandescente come fosse il loro vomito.

L’addome del mostro finì, parte sotto il peso del monte Epomeo dell’Isola d’Ischia e parte sotto gli altipiani dei Campi Flegrei, e per questo il mostro, sfogandosi per la male sorte capitatogli, giornaliermente tentando di liberarsi dei pesanti macigni, si sfoga lamentandosi invocando la bella Afrodite (Venere),

Afrodite (Venere), impietosita da tante lagrime, intercedendo presso il padre Zeus (Giove) ottenne dal padre solo di poter tramutare gli assordanti rimbrotti e sbuffi del questulante, in fumarole, solfatare e sorgenti termali, sia nel mare acqua, dove soggiace, sia sulla terra ferma, rendendo così l’isola d’Ischia e tutta la costa flegrea, località dolci e piene di salubrità e con una perenne temperatura gradevole

Questo è Tifeo o Tifone, il Signore incontrastato del Mar Tirreno, che ha reso famoso nel mondo queste isole e le coste tirreniche per le loro benefiche sorgenti d'acque termali, che curano naturalmente malattie guaribili soltanto immergendovi in loro e ritemprano lo spirito, dallo stress della vita condotta in modo frenetico

Tifeo è anche l’artefice in questio periodo del bradismo nei campi flegrei con i suoi assordanti rimbrotti e sbuffi percepiti come scosse di terremoti.

Le imagini sottostanti sono: Tifeo imprigionato sotto l'isola d'Ischia; Mappa con l'isola di ischia ed i campi flegrei 



 

 

 (poesia scritta e letta da Sasà Vacca, in occasione del
dell'incontro nel 44^ 'anniversario con lei ex alunne e alunni coetanei  dell'istituto  A Diaz, nell’ano 2002- )

Non so Voi

Non so Voi, ma stasera sto provando
una sensazione di gioia, di felicità
un piacere immenso per questo evento
sperando che ce ne saranno ancora tanti.

Come è bello leggervi negli occhi
i ricordi più belli, che insieme abbiamo vissuto,
I dubbi per il futuro, che speravamo
potessero con il diploma, poi svanire.

Le speranze di un avvenire migliore,
frutto del nostro impegno nello studio.
La consapevolezza di riuscire
come lo desideravano i nostri genitori.

Ormai ne son passati di anni,
se non sbaglio più di quaranta
siamo maturi, siamo stanchi,
ma fieri di averli vissuti con tanti sacrifici, anche.

Stasera non deve essere un rimembrare,
ma l’inizio di un rivederci ancora.
Per confrontare le nostre esperienze
rafforzando di più le nostre conoscenze

Siamo stati una fortunata generazione,
non conosciamo né guerre, né rivoluzioni,
ma col nostro quotidiano impegno
abbiamo cambiato i vetusti comportamenti, al meglio.

La mia non vuole essere una commemorazione,
ma la più intensa partecipazione
a vivere questa non più giovane età
aprendo il cuore, la mente alle novità
sapendo che la passata gioventù
ci ha dato tante gioie, tante amarezze
ma non torna………………….. più.

mercoledì 13 maggio 2026

Buon Giorno Buon Mercoledì, 13 Maggio 2026

 

Buon Giorno Buon Mercoledì, 13 Maggio 2026

– Santa Gemma – Sant’Agnese – Sant’Andrea ---

 

Tra i problemi in questo periodo c’è da risolvere soprattutto quello del Lavoro. e la sua giusta retribuzione, anche, se la nostra Costituzione recita all’art. 36: “Il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

Purtroppo la retribuzione di un qualsiasi lavoro, svolto in ogni attività, non è giustamente corrisposto dagli enti, sia pubblici che privati, soprattutto per l’aumento,  del costo della vita, causato dall’inflazione per i conflitii territoriali, che  aumenta e procura squilibri economici e.sociali. Occorre, pertanto, una buona riforma innovativa del lavoro, iniziando da quello minimo, come previsto  dalla “Uniione Europea” per garantire salari minimi dignitosi, promuovendo la contrattazione collettiva per l'adeguatezza del minimo legale.

Intanto in Italia non ha un salario minimo legale,

poiché oltre il 97% dei lavoratori è coperto da contratti collettivi, superando la soglia dell'80% indicata dalle norme UE.  

Difendere non solo il lavoro, che è un valore insostituibile, ma pure, la libertà, la dignità, la giustizia dell’essere umano, che sono valori necessari per un esistenza adeguata per andare avanti. .

Dopo questa sacrosanta constatazione , oggi posterò un altra curiosità mitologica , riguardante una altra forma del sentimento più importante dela nostra esistenza, l’amore.

Dalle curiosità mitologiche di Sasà ‘O Profeessore

Il Mito di NARCISO

Chi era “ Narciso, e che rappresenta ?

Diciamo subito che Narciso, personaggio mitico dell’antica Grecia (conosciuto anche come Narcisso) era figlio del fiume Cefisio e della Ninfa Liriope.

Era un bellissimo fanciullo dai lineamenti così perfetti, che nessuna ninfa potè sfuggire al suo fascino.

La Ninfa Eco, poi, innamoratasi di lui perdutamente, ma vistasi da questi derisa e disprezzata, scappò via delusa vergognandosi ed avvilendosi nel folto bosco, vivendo poi in perfetta solitudine con un solo pensiero nella mente, la sua passione per il bellissimo Narciso

Questo amore struggente la portò a non interessarsi più del suo corpo, che deperì vistosamente col tempo, finchè scomparve del tutto, rimanendo solo la sua voce. La presenza della ninfa "Eco" si manifestò, in seguito, solo con la voce, che continuò a ripetere le ultime parole, che le venivano rivolte.

Nemesi, Dea della Giustizia e della Vendetta, che impietositasi della fine di Eco, decise di punire Narciso per l’indifferenza e la non curanza dimostrata nei confronti di chi gli offriva amore ricevendone, come compenso, solo disprezzo.

La punizione consistette nel fatto che Narciso, scorgendo per la prima volta la sua immagine, riflessa nell’acqua, all’età di sedici anni, quando curvandosi su di una delle tante sorgenti dell’Elicona, nella regione della Tespia in Boezia, se ne innamorò morbosamente.

Volendo soddisfare l’amore che destava la sua passione, cercò invano di afferrare quel volto, che appariva nell’acqua ( la propria immagine) ed affogò.

Le Naiadi e Driadi , accortesi dell’accaduto tentarono di prendere il suo corpo inerme, ma nel tirarlo su dall’acqua per collocarlo sul rogo funebre, s’accorsero con grande stupore ( dalla parola Narke in greco) che il cadavere era stato trasformato in un fiore per volontà degli dei dell’Olimpo.

Narciso, secondo gli antichi, rappresenta l’esaltazione del proprio Io, sia fisicamente che interiormente, che disprezzando il mondo esterno e non si considera parte integrante. In fondo ,anch'egli va in cerca di una cosa sola, l'amore, come ogni creatura, che popola questa terra.

le immagini sottostanti sono: Narciso ed eco, il fiore acquatico del Narciso