lunedì 31 agosto 2026

Buon Lunedì 31 Agosto 2026

 

Buon Lunedì  31 Agosto 2026                                              San Raimondo - S\an Nicodemo –

 Oggi purtroppo questo inaspettato cambiamento climatico con questo caldo afoso, insopportabile, sembra non finisca ancora, e non come  previsto dai metrologici, come anche persiste l’aumento dei carburanti petroliferi, che produce un’inflazione, quasi irrefrenabile, che non giova soprattutto ai meno abbienti, come pure ai tanti lavoratori, che vivono solo con lo stipendo, che non si allinea. 

Oggi, come promesso, care amiche lettrici e stimatissimi amici lettori, vi posterò la continuazione  della storia dei 7 Castelli principali , di Napoli dopo aver descritto quelli di Sant’Elmo, di Vigliena, di Castel dell'Ovo, Castel Castel Nuovo” noto come (Maschio Angioino),  con il quinto,  che  è Castel Capuano, che faceva parte anch’esso del sistema difensivo, che ornavano una rete strategica per proteggere la città e il golfo di Napoli.:

Dalle Curiosità storiche  di Sasà ‘O Professore     Castel Capuano

Castel Capuano: Costruito dai Normanni nel XII secolo vicino a Porta Capuana                                                  +Castel Capuano è, dopo il Castel dell'Ovo, il più antico castello di Napoli. Di origine normanna, è situato allo sbocco dell'attuale via dei Tribunali ed è stato sede della sezione civile e penale del tribunale di Napoli (che oggi sta al Centro direzionale). È sede operativa della Scuola Superiore della Magistratura dal 15 maggio 2023. Deve il suo nome al fatto di essere ubicato a ridosso di Porta Capuana, che si apre sulla strada che conduceva all'antica Capua.

.La sua costruzione fu avviata nel 1160 dall'architetto Buono per volere del re di Sicilia, Guglielmo I detto il Malo, figlio di Ruggero il Normanno. L’edificio aveva funzioni difensive, caratterizzato da robuste fortificazioni, dall'austerità degli ambienti e la sua vocazione naturale di presidio militare. Scavi effettuati nel XIX secolo hanno dimostrato che il castello fu eretto sull'area, in cui, nella Napoli romana, sorgeva una fortellezza presso il Gymnasium, trasformato in un cimitero nei secoli successivi, come è riportato nelle numerose tombe rinvenute.

Nel 1231, per iniziativa di Federico II, si ebbe il primo intervento di trasformazione del castello, che pur conservando le sue indispensabili fortificazioni, fu reso più ospitale e meglio rispondente ad ospitare momentaneamente il sovrano di passaggio da Napoli. Re Federico II°  nominò castellano ddel castello il suo uomo di fiducia, Dipoldo di Dragoni, e usò il castello per custodire importanti prigionieri politici.

Con l'avvento degli Angioini iniziò l'edificazione (1279-1282) di una nuova fortezza, Castel Nuovo (o Maschio Angioino), che divenne dimora dei sovrani di Napoli. Castel Capuano continuò ad ospitare fra le sue mura alcuni membri della famiglia reale nonché funzionari e altri illustri ospiti come Francesco Petrarca, che vi soggiornò nel 1370 in qualità di legato di Clemente VI. Durante il regno di Giovanna I (1343-1382) il castello fu sottoposto a nuovi restauri, +resi necessari dalle conseguenze del devastante saccheggio subìto ad opera delle truppe di Luigi I d'Ungheria, che furono poi costrette ad abbandonare la città per l'arrivo della peste nera. I restauri avvenuti sotto Giovanna I^, riguardarono la sostituzione delle merlature danneggiate, la fortificazione del castello nonché il suo ingentilimento, nelle parti interne, che davano al giardino interno, dove furono aperte nuove finestre ogivali in foggia gotica.

Pur rimanendo in secondo piano rispetto alla maestosa sede della corte reale, l'imponente Maschio Angioino, il castello capuano fece da cornice a molti importanti eventi, come lo sfarzoso matrimonio di Carlo di Durazzo, che tanta impressione suscitò negli osservatori del tempo. Fu proprio il figlio di Carlo, Ladislao il Magnanimo (1399-1414), a riprendere brevemente Castel Capuano come propria residenza, mentre sua sorella Giovanna II^ (1414-1435) fu costretta a rifugiarsi fra le sue mura durante lo scontro con Alfonso V d'Aragona, che aveva stabilito la propria corte in Castel Nuovo.

La fortezza subì in questo periodo l'assedio dell'Aragonese, che dovette però arrendersi di fronte all'inespugnabilità della residenza in cui Giovanna II^ aveva trovato riparo. Da qui, la sovrana partì poi alla volta di Aversa, dove nominò suo erede Luigi III° d'Angiò in opposizione al ripudiato Alfonso.

Sempre in Castel Capuano, il 23 agosto 1433 morì assassinato il favorito della regi, Sergianni Caracciolo, mandato a morte dalla stessa sovrana.

Castel Capuano in Epoca Aragonese prima delle trasformazioni vicereali. raffigura l'Intero golfo di Napoli, durante l'età Aragonese),

Nel periodo aragonese e trasformazione Castel Capuano da reggia a tribunale

Sotto il regno degli Aragonesi, il Castel Capuano venne inglobato dentro la nuova cinta muraria, perdendo il ruolo di baluardo difensivo. Negli anni successivi alla conquista della città, Alfonso d'Aragona, nell'attesa del completamento della ricostruzione del Castel Nuovo, lo usò come principale dimora dinastica, facendolo abbellire con cicli di affreschi commissionati al quotato pittore valenciano, Jacomart Baco, ed arazzi di foggia fiamminga. Il castello visse certamente la sua ora più splendida nella veste di edificio di rappresentanza tra gli anni '70 e '90 del XV secolo, quando Alfonso II di Napoli, duca di Calabria ed erede al trono, profuse enormi somme nel dare vita a un sistema di dimore di "svago" interconnesso nell'area orientale della città, comprendente anche le ville di Poggioreale e della Duchesca e il cui "fulcro" era proprio il grande maniero di fondazione normanna. L'architetto a cui fu affidato il compito di costruire le due ville (oggi non più esistenti) con i loro grandi giardini e la nuova Porta Capuana e di modificare ulteriormente il Castello fu probabilmente Giuliano da Maiano. La documentazione rinvenutaci sui molteplici interventi decorativi è purtroppo molto frammentaria, tuttavia è certo che vi lavorarono gli stessi artisti (Antonello del Perrino, Giacomo Parmense, Calvano da Padova, Luigi La Bella) attivi nell'adiacente Villa della Duchesca.

Con l'annessione del Regno di Napoli alla corona di Spagna e la sua costituzione in Vicereame (1503), tutte le dimore abitate in precedenza dai sovrani e dai principi aragonesi (castelli, palazzi e ville) andarono incontro a un inesorabile destino di decadenza. Per il Castel Capuano il canto del cigno nel suo ruolo da reggia lo si ebbe nel 1535, anno nel quale Carlo V d'Asburgo vi dimorò per alcuni mesi di ritorno dalla memorabile impresa della Riconquista di Tunisi, ricevendovi varie delegazioni da altri stati italiani e celebrandovi un ulteriore matrimonio sontuoso di quell'epoca, quello tra il principe di Sulmona, Filippo di Lannoy (a cui lo donò nel momento della partenza) e Isabella Colonna.

Un cambiamento di funzione, che inaugurò una nuova epoca nella storia dell'edificio, lo si ebbe nell'anno 1537, quando il viceré don Pedro de Toledo, dopo averlo confiscato al proprietario, decise di trasformarlo nel tribunale del Regno, riunendovi tutte le corti di giustizia sparse in diverse sedi in tutta la città: il Sacro Regio Consiglio, la Regia Camera della Sommaria, la Gran Corte Civile e Criminale della Vicaria e il Tribunale della Zecca. Per adattarlo al suo nuovo ruolo di grande palazzo di Giustizia, fu radicalmente modificato dagli architetti Ferdinando Manlio e Giovanni Benincasa: furono eliminate tutte le strutture tipicamente militari e fu ripensato nei suoi spazi interni, mentre i sotterranei furono destinati a prigione dotata di attrezzatissime camere di tortura.

Nella sua lunga storia, Castel Capuano ha subito numerosi interventi di trasformazione e restauro che ne hanno profondamente cambiato la fisionomia. Già sotto Federico II furono rifatte le mura esterne, con l'apertura delle finte finestre della facciata principale. Durante il periodo aragonese, come è stato detto sopra, venne inglobato dentro la nuova cinta muraria cittadina ed ebbe, prima sotto Alfonso il Magnanimo e poi sotto il duca di Calabria, consistenti interventi di abbellimento prettamente legati alle decorazioni dei saloni, delle logge dove furono aperte presumibilmente finestre a croce e del giardino. Il grande rifacimento commissionato da Don Pedro de Toledo utilizzò l'antico impianto della fabbrica, mantenendone la monumentalità, ma privandolo del giardino e di tutti gli abbellimenti decorativi e strutturali fatti appore dagli Aragonesi.

Nel '900 da un cassettonato ligneo) se ne occupò il solimenesco Leonardo Olivieri; nel 1770 Antonio Cacciapuoti affrescò insieme ad una squadra di pittori "ornamentisti" il Salone della Sommaria (oggi noto come Salone dei Busti).

Il Salone dei Busti che aveva perso gli affreschi della volta a causa di infiltrazioni d'acqua non contrastate per decenni, venne ridecorato (rispettando le parti superstiti) dai pittori pugliesi Biagio Molinaro e Ignazio Perricci. Dopo l'Unità d'Italia sulla facciata esterna fu affisso lo scudo di Casa Savoia, in sostituzione di quello borbonico. Nel corso di ulteriori e meno significativi lavori d'inizio Novecento furono eseguiti presso le fondazioni del castello alcuni scavi, che portarono alla luce dei frammenti di iscrizioni lapidee che hanno confermato la presenza nei pressi dell'antico Gymnasium. Da scavi effettuati nel 1913 sono emerse invece delle tombe con vasi in terracotta e lapidi con iscrizioni latine, che proverebbero il successivo adattamento dell'area alla funzione di cimitero.

Attualmente il castello è interessato da complessi restauri conservativi (finanziati da fondi europei), al termine dei quali verrà riaperto al pubblico.

 

domenica 30 agosto 2026

Buona Domenica 30 Agosto 2026

 

 

Buona Domenica  30 Agosto 2026                                    San Felice - S\anta Santa Marta

 Oggi dovrebbe attenuarsi questo caldo afoso, insopportabile, come  previsto dai metrologici, purtroppo questo inaspettato il cambiamento climatico è dovuto oltre allo spostamento della terra rispetto al Sole, anche perché si inquna l’atmosferache circonda il nostro pianeta, ultilizzando carburanti petroliferi           estratti dal sottosuole della superfice terestre auguriamoci quindi, che finisca presto questa calura che non giova sia agli esseri umani che alla campgna e agli animali.. 

Oggi, come promesso, care amiche lettrici e stimatissimi amici lettori, vi posterò la continuazione  della storia dei 7 Ca\stelli principali , di Napoli dopo quelli di Sant’Elmo  e quello di Vigliena, di Castel dell'Ovo, il quarto è “Castel Castel Nuovo”noto come (Maschio Angioino), che faceva parte anch’esso del sistema difensivo, che ornavano una rete strategica per proteggere la città e il golfo:

Dalle Curiosità storiche  di Sasà ‘O Professore

Castel Nuovo (Maschio Angioino)

Il Maschio Angioino (chiamato ufficialmente Castel Nuovo) è uno storico castello medievale e rinascimentale ed è uno dei simboli più famosi della città di Napoli. Si trova in Piazza Municipio, nel cuore della città e vicino al porto.    Si chiama Castel Nuovo per distinguerlo dalle fortezze più antiche della città, come Castel dell'Ovo e Castel Capuano. Il nome popolare Maschio Angioino unisce il termine "maschio" (la torre principale o fortezza) alla dinastia angioina.

La sua costruzione del suo nucleo antico - oggi in parte riemerso in seguito ad interventi di restauro ed esplorazione archeologica - si deve all'iniziativa di Carlo I d’Angiò, che nel 1266, sconfitti gli Svevi, salì al trono di Sicilia e stabilì il trasferimento della capitale da Palermo alla città partenopea. Ai due castelli esistenti Castel Capuano e Castel dell'Ovo. gli Angioini aggiunsero il principale, Castel Nuovo (Chastiau neuf), che fu non solo fortificazione, ma soprattutto la loro grandiosa reggia.

La residenza reale di Napoli era stata fino ad allora Castel Capuano, ma l'antica fortezza normanna venne giudicata inadeguata alla funzione e il re volle edificare un nuovo castello in prossimità del mare.

Assegnato il progetto all'architetto francese Pierre de Chaule, i lavori per la costruzione del Castrum Novum presero il via nel 1279 per terminare appena tre anni dopo, un tempo brevissimo viste le tecniche di costruzione dell'epoca e la mole complessiva dell'opera. Il re tuttavia non vi dimorò mai: in seguito alla rivolta dei Vespri siciliani, che costò all'Angioino la corona di Sicilia, conquistata da Pietro III d'Aragona e ad altre vicende, la nuova reggia rimase inutilizzata fino al 1285, anno della morte di Carlo I.

l nuovo re Carlo II lo Zoppo si trasferì con la famiglia e la corte presso la nuova residenza, che fu da lui ampliata e abbellita. Durante il suo regno la Santa Sede fu particolarmente legata alla casa d'Angiò, in un rapporto turbolento, che anche negli anni successivi sarà scandito da pressioni, alleanze e rotture continue. Il 13 dicembre del 1294 la sala maggiore di Castel Nuovo fu teatro della celebre abdicazione di papa Celestino V, l'eremita Pietro da Morrone, dal trono pontificio, colui che fece, secondo Dante il gran rifiuto e il 24 dicembre successivo, nella stessa sala il collegio dei cardinali elesse pontefice Benedetto Caetani, che assunse il nome di Bonifacio VIII e trasferì immediatamente la sua sede a Roma per sottrarsi alle ingerenze della casata angioina.[2]

Con l'ascesa al trono di Roberto il Saggio, nel 1309, il castello, da lui ristrutturato e ampliato, divenne un notevole centro di cultura, grazie al suo mecenatismo e alla sua passione per le arti e le lettere: Castel Nuovo ospitò importanti personalità della cultura del tempo, come i letterati Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio nelle loro permanenze napoletane, mentre i più famosi pittori dell'epoca vennero chiamati ad affrescarne le pareti: Pietro Cavallini, Montano d'Arezzo, e soprattutto Giotto, che nel 1332, venne qui chiamato per la cappella Palatina.

Dal 1343 fu dimora di Giovnna I°, che nel 1347, in fuga verso la Francia, lo abbandonò agli assalti dell'esercito del re d'Ungheria Luigi I il Grande. Questi era giunto a vendicare la morte del fratello Andrea, il marito di Giovanna, ucciso da una congiura di palazzo che la stessa regina fu sospettata aver istigato. Il castello venne saccheggiato e al suo ritorno la regina fu costretta ad una radicale ristrutturazione. Durante la seconda spedizione di Luigi contro Napoli il castello, dove la regina aveva trovato rifugio, resistette agli assalti. Negli anni successivi la fortezza subì altri attacchi: in occasione della presa di Napoli da parte di Carlo III di Durazzo e successivamente di quella di Luigi II d'Angiò, che la sottrasse al figlio di Carlo III, Ladislao I. Quest'ultimo, riconquistato il trono nel 1399, vi abitò fino alla morte, nel 1414.

Giovanna II° successe al fratello Ladislao e ascese al trono come ultima sovrana angioina. La regina, dipinta come una donna dissoluta, lussuriosa, sanguinaria, avrebbe ospitato nella sua alcova amanti di ogni genere ed estrazione sociale, addirittura rastrellati dai suoi emissari fra i giovani popolani di bell'aspetto. Per tutelare il suo buon nome, Giovanna non avrebbe esitato a disfarsi di loro appena soddisfatte le sue voglie. Proprio a questo proposito si è narrato per secoli che la regina disponesse, all'interno del castello, di una botola segreta: i suoi amanti, esaurito il loro compito, venivano gettati in questo pozzo e divorati da mostri marini. Secondo una leggenda sarebbe stato addirittura un coccodrillo, giunto dall'Africa fino ai sotterranei del castello dopo aver attraversato il Mediterraneo, l'artefice dell'orrenda morte degli amanti di Giovanna.

Con l’avvento degli Aragonesi il castello fivenne ancora oiù famoso come lo fu con:

Alfonso d'Aragona, che aveva conquistato il trono di Napoli nel 1443, volle stabilire nel castello la funzione di centro del potere regale e una corte di magnificenza tale da competere con quella fiorentina di Lorenzo il Magnifico. La fortezza venne completamente ricostruita nelle forme attuali. Re Alfonso affidò la ristrutturazione della vecchia reggia-fortezza angioina ad un architetto aragonese, Guillem Sagrera, catalano originario di Maiorca, che la concepì in termini gotico-catalani.

Le cinque torri rotonde, quattro delle quali inglobavano le precedenti torri angioine a pianta quadrata, più adatte a sostenere i colpi delle bocche da fuoco dell'epoca, ribadivano il ruolo difensivo del castello. L'importanza dell'edificio come centro del potere regale venne invece sottolineata dall'inserimento in corrispondenza del suo ingresso dell'arco trionfale, capolavoro del Rinascimento napoletano ed opera di Francesco Laurana oltre a molti artisti di varia provenienza. I lavori si svolsero a partire dal 1453 e si conclusero solo nel 1479, dopo la morte del re.

Nella "sala dei Baroni" si svolse nel 1487 l'epilogo della famosa congiura dei baroni ordita contro re Ferdinando I, figlio di Alfonso, da numerosi nobili, capeggiati da Antonello II di Sanseverino, principe di Salerno, e da Francesco Coppola, conte di Sarno. Il re invitò tutti i congiurati in questa sala col pretesto di una festa di nozze che segnasse il superamento delle ostilità e la definitiva riconciliazione. I baroni accorsero, ma il re, dopo aver ordinato ai suoi soldati di sbarrare le porte, li fece arrestare tutti, punendo molti di loro, fra cui il Coppola e i suoi figli, con la condanna a morte.  Nella metà del secolo il castello fu immortalato nella celebre Tavola Strozzi, e più tardi anche nella Cronaca figurata del '400 che descrive l'inizio delle disastrose guerre d'Italia.