sabato 27 giugno 2026

Buon Giorno –Buona Domenica 27 giugno 2026

 

 

Buon Giorno –Buon Sabato 27 giugno 2026            -- San Cirillo - Santa Margherita - Santa Milena ---

Stiamo apprendendo e vedendo, per TV, il disastro del terremoto in Venezuela, che ha causato già quasi mille morti e 50mila dispersi e migliaia di feriti,

Intanto per questo nefasto evento sono in arrivo da 17 paesi , 1600 soccorritori specializzati. per aiutare e confortare  gli scampati ed  a trovare i dispersi

Il terremoto più disastroso, che la storia ricorda, col grado di 9,5  della scala Richter o della scala Mercalli fu quello  del 22-05-!960 a Valvidia in Cile.


Il terremoto, però, più distruttivo è ancora, fino ad oggi,  quello di San Francisco del 1906, con una magnitudo di 7,8, che provocò la morte di più di 3 000 persone anche a causa dei vasti incendi che si generarono in seguito e che distrussero l'80% della città.

Il terremoto documentato, prima di quello storico famoso del 79 d.c, (che seppellì sotto una coltre di cenere le tre città di Pompei ,Ercolano e Stabia) come si evince dai papiri di Ercolano ,che furono trovati nella storica villa dei Pisoni  ad Ercolano, fu quello del 5 febbraio del 62 d.c. che danneggiò alcuni monumenti di Pompei, di Ercolano nonché il famoso teatro romano di Napoli (l’odeon di via Anticaglia e via Cinque santi)

Dopo questa mia conoscenza storica nell’apprendere le notizie del terremoto in Venezuela, e per non pensare che può capitare anche a noi, come sempre vi posterò, carissime amiche e amici, una mia curiosità storica, speciale, questa volta, riguardante una rara varietà di pesche, la cui produzione è tipica delle pendici dell’Etna

.Dalle curiosità storiche di Sasà ‘O Professore

La pesca Tabacchiera

Con “tabacchiera” o “saturnina” si indica una rara varietà di pesche, la cui produzione è tipica delle pendici dell’Etna, originaria in particolare delle Valli del Simeto e dell'Alcantara. Il nome è dovuto alla forma, schiacciata sui due lati, che ricorda proprio quella di una tabacchiera o del noto pianeta del sistema solare. Sono molte le particolarità ed i pregi di questo frutto, purtroppo di limitata diffusione. E’ una pescadi taglia medio piccola, ha polpa bianca molto dolce e morbida. I tratti caratteristici sono il nocciolo molto piccolo - più di quello di un'albicocca- ed il profumo intenso tipico dei frutti appena colti e non sottoposti a trattamenti.           Per quanto buono e ricercato questo frutto è davvero una rarità. Non temete: trovare le pesche tabacchiere è difficile ma non impossibile! Nonostante questa cultura abbia origine sulle pendici dell’Etna, oggi la si coltiva, a livello amatoriale, anche in alcune parti dell’Italia del Nord, soprattutto in Romagna. La sua area di produzione tradizionale comprende i Comuni di Adrano, Biancavilla, Bronte, Maniace, Mojo Alcantara e Roccella Veldemone. Vi avverto però: quando la si trova al supermercato o dal fruttivendolo di fiducia, dopo la sorpresa, la prima variante che attira l’attenzione è il prezzo, giustificato, ma decisamente più alto della media. La distribuzione della pesca tabacchiera non è semplice. E’ innanzitutto un prodotto di nicchia, poco conosciuto la cui richiesta di mercato è bassa e la produzione di conseguenza limitata. Può conservarsi per soli 2 o 3 giorni dopo la raccolta. Infine, la forma caratteristica mal si adatta agli imballaggi tradizionali per le pesche. In ogni caso sfido chiunque l’abbia assaggiata a dire che non ne vale la pena...                                           La peschicoltura si diffuse sulle pendici dell’Etna ad iniziò 800 quando si conclusero i privilegi feudali, grazie all’approvazione della Costituzione del 1812. Fino a quel momento ai conduttori dei latifondi non era mai stata permessa la coltivazione arborea. Fu poi la riforma agraria del 1950 a dare la svolta definitiva all’economia siciliana sostituendo le colture annuali con quelle perenni. Ed ecco che sulle pendici dell’Etna, vicini dei famosissimi pistacchi di Bronte, incominciano a crescere altri prelibati frutti, come le pesche saturnine. Furono gli amministratori di una delle proprietà storiche della zona, la Duceadi Maniace, ad essere particolarmente attivi nell’opera di sperimentazione di nuovi cultivar di frutta e a scoprire nella pesca tabacchiera una delle più adatte al microclima etneo. La zona, già nota per essere stata donata nel 1799 da Ferdinando di Borbone all’ammiraglio inglese Orazio Nelson, come ricompensa dell’aiuto fornito per stroncare la rivoluzione di Napoli, si rivelò subito vocata alla frutticultura. Grazie ai suoi terreni ben drenati, l’abbondanza d’acqua e l’escursione termica del territorio le pesche risultarono buonissime e conquistarono subito il favore degli abitanti locali. Da diversi anni questa prelibatezza siciliana è diventata presidio Slow Food, con l’obiettivo di aiutarne la difficoltosa commercializzazione e preservarla dalle contaminazioni dell’agricoltura moderna.



 

 


venerdì 26 giugno 2026

Buon Giorno Buon Venerdì 26 Giugno 2026

 

Buon Giorno Buon Venerdì 26 Giugno 2026

--- San Rodolfo – San Massenzio -- San Raimondo –

 

Capire che solo con lo studio si può cambiare il proprio stato sociale, specie se si è nato povero e senza alcun privilegio  per occupare, poi, impieghi o per svolgere lavori  particolari speciali, che consentono una buona remunerata retribuzione, e riuscire così a soddisfare i bisogni primari della propria  sussistenza e non solo.                                                                 Osservando  la realtà con tante disuguaglianze  mi domando perché tante disparità nel genere umano senza colpa alcuna, come nel nascere povero o ricco con tanti  privilegi e il desiderarne ancora altri.

Per non pensare a questa mia riflessione, e distrarvi un po’, come sempre vi posterò, carissime amiche e amici, una mia curiosità storica, speciale, questa volta, riguarda il mondo vegetale, osservando una particolare pianta, che si aggrappa alle pareti o ai tronchi di alberi.

.Dalle curiosità storiche di Sasà ‘O Professore

L'edera

L'edera (Hedera helix) è una pianta rampicante sempreverde molto vigorosa, nota per le sue foglie cuoriformi e la straordinaria capacità di aggrapparsi a qualsiasi supporto.                                                                Le sue foglie e le sue bacche , anche se ricche di saponine e flavonoidi, è usata in erboristeria e cosmesi, sono tossiche e non vanno mai consumate.

Un tempo  veniva utilizzata in medicina, per la azione espettorante, fluidificante e sedativa per la tosse.          

È veniva somministrata con sciroppi farmaceutici per bronchiti e catarri.

.La pianta dell’edera resiste, sia al freddo che al caldo, e può crescere in ambienti con poca luce. Pur crescendo sugli alberi, non è un parassita. Crea un microhabitat vitale che protegge il suolo e fornisce cibo agli uccelli in inverno.

·          Le sue foglie tenaci che si avvinghiamento saldamente sono tradizionalmente il simbolo della fedeltà e dell'amore. In definitiva l’Edera ha proprietà officinali e benefici per la salute

Le capacità straordinarie dell’Edera hanno ispirato vari autoi di Canzoni come:

La più celebre canzone italiana intitolata all'Edera, che fu l'omonimo brano presentato al Festival di Sanremo nel 1958, che parla di un amore viscerale e totalizzante. Il pezzo fu portato al successo da Nilla Pizzi e Tonina Torrielli

La canzone più celebre, però, associata all'Edera fu cantata da Angela Luce nel brano classico napoletano "Presentimento". Inoltre, nel suo repertorio figurava una sua reinterpretazione del noto brano sanremese "L'edera" (portato al successo da Nilla Pizzi), che è incluso ne suo album musicale. 



 

 

giovedì 25 giugno 2026

Buon Giorno Buon Giovedì 25 Giugno 2026

 

Buon Giorno Buon Giovedì 25 Giugno 2026

--- San Guglielmo – San Prospero -- San Dorotea ---

 

.Sperando, nella fine dei conflitti bellici e l’avvio per una pace duratura, per far vivere anche alla generazione di questo inizio millennio, il ritorno alla  normalità di ina vita tranquilla, e a noi vivere, di nuovo, senza  più trepidazioni  con l’esistenza sconcertante e disagevole  

 Basta crederci che avvenga questo salutare evento, la pace,, poiché lo desiderano tutti i popoli del mondo, non implicati in queste guerre territoriali

L’attore e commediografo, Peppino De Filippo,  narrò nella commedia, scritta e interpretata da jui,               “Non è Vero, Ma ci Credo”.tutto perciò può verificarsi nella realtà. perchè non si può vivere, con queste trepidazioni.

Auguriomoci che è solo momentaneamente posticipato  l’accordo  della pace, evento,  tanto desiderato, poiché la speranza è l’ultima a morire.

Per farvi distrarre un po’,come sempre vi posterò, , carissime amiche e amici, una mia curiosità storica, speciale, questa volta, riguardante un palazzo monumentale di Napoli, ritornato ad essere utilizzato  come albergo di una eccelsa bellezza.

Dalle curiosità storiche di Sasà ‘O Professore                                 ……..Il palazzo Caracciolo di Santobuono                            Il Palazzo Caracciolo di Santobuono è un palazzo monumentale di Napoli, ubicato in via Carbonara.                                             L'edificio fu eretto dai principi di Caracciolo di Santobuono nel 1584, sul luogo in cui precedentemente era situato un castello urbano, donato dal re Roberto d'Angiò a Landolfo Caracciolo nei primi decenni del XIV° secolo.   

 

 Il palazzo, posizionato in un punto strategico, era utilizzato per la difesa cittadina: era infatti prossimo alla porta che serviva l'insula episcopale. Fu legato alla vicenda della Repubblica Napoletana di Masaniello; fu quindi saccheggiato e divenne poi sede ufficiale della Reale Repubblica di Napoli, retta dal duca di Guisa, Enrico II° di Lorena, quando  fu istaurata il 17 novembre del 1647 e durò fino al 5 aprile 1648.                                                Nel 1692 venne di nuovo restaurato, ospitando così una quadreria molto notevole.                                             All'inizio del secolo successivo qui fu ospite dei Caracciolo, il duca d’Elboeuf, l'iniziatore degli scavi delle città di Ercolano e Pompei, mentre nel 1799 il palazzo ospitò anche il generale francese, Jean Étienne Championnet.                                                                    Nel 1815 l'immobile fu abbandonato totalmente. Ospitò poi per un breve periodo gli uffici della Questura.

Il palazzo ha due altissimi portali dai quali si accede al cortile porticato con pilastri in piperno (il chiostro cinquecentesco) e un secondo cortile, oggi giardino all'aperto. Presenta quattro  piani e nel piano nobile sono rimaste alcune tracce di un soffitto affrescato.

Attualmente ospita un albergo, dove alleggiano generalmente le squadre di calcio straniere per disputare le gare di Champion leaga europee.

Le immagini sono:                                                                       Il cortile del Palazzo Caracciolo di Santobuono,   l’interno del Palazzo Caracciolo di Santobuono L’accesso con l’entrata n via Carbonara a Napoli del  Palazzo Caracciolo di Santobuono