mercoledì 11 febbraio 2026

Buon giorno. Buon Mercoledì 11 febbraio 20t6

 

Buon giorno. Buon Mercoledì 11 febbraio 20t6

La Madonna di Lourdes – Sant’Elisa – San Castre

 

Dopo aver vissuto la giornata di ieri, la mattinata con trepidazioni di una spasmodica attesa per sbrigare le procedure ataviche del prericovero,  per effettuare il ricovero nella prossima settimana per la prevista terapia semestrale delle staminali, e la sera poi con la sconfitta ai rigori della squadra di calcio del Napoli contro il Como, ugualmente stamane vi posterò una mia curiosittà storica per  tener viva la nostra amicizia, care lettrici e stimatissimi lettori, a cui tengo tanto.                                                          La narrazione della curiosità storica, questa volta, non è sui vecchi mestieri napoletani soppressi,  ma su un vocabolo del dialetto napoletano, che era uno degli emblema del popolo partenopeo, come affrontava il suo stato di non grandi disponibilità finanziare, facendo sacrifici , senza sperperare quel poco, che riusciva ad ottenere con il proprio lavoro. ma saper risparmiare.

Dalle curiosità storiche di Sasà ‘o Professore

‘O Carusiello (il salvadanaio)

Il dialetto napoletano conosce molte parole, che hanno una storia davvero particolare: come quella del “Carusiello”. La parola “Carusiello” è detto così, perché la sua origine è spagnola, ed è diventato un vocabolo o termine nella parlata, per significare l’indispensabile oggetto, per il popolo, in passato, contava molto nel saper conservare i propri risparmi. Questo vocabolo poi, è presente anche nel vocabolario italiano, ma con un significato molto diverso..

Iniziamo col dire che alcune parole del dialetto napoletano è difficile ricostruire, come sono nate, anche perché alcune si confondono con altre, facendo perdere le tracce della loro vera origine.

Diciamo subito pertanto, che la lingua italiana e dialetto napoletano si confondono, e spesso si mischiano, come nel caso, ad esempio, del vocabolo “carusiello”: significati che si sovrappongono, avente un’origine poco chiara, e diventa una di quelle, come di tante altre parole, molto particolari.

Perché il "carusiello" a Napoli si chiama così? A Napoli il “carusiello” ha una funzione molto importante: si tratta, infatti, del tipico salvadanaio di terracotta dalla forma sferica, con solo un’apertura per infilare le monete e nient’altro. Per aprirlo, bisognava per forza romperlo: una dura prova per la volontà del risparmiatore.

In senso lato, il “carusiello” napoletanamente può indicare anche una piccola somma di denaro. mentre ‘o carusiello.in italiano è il “carosello” con un significato alquanto diverso.

infatti, che il “carosello” è entrato nel vocabolario della lingua italiana, seppur con significati, e si usi molto diversi dall'originale napoletano.

Il “carosello” italiano è qualcosa di molto diverso dal “carusiello” partenopeo: ormai poco usato, sta ad indicare i tornei storici di cavalieri impegnati in giochi di vario genere, gare di giovani e giochi e, per esteso, veniva utilizzato per definire qualcosa di disordinato e sfrenato.

Da "carosiello"si ritiene derivi da "caruso", quando Napoli era sotto la dominazione spagnola.

.E’ dubbia pure l’ipotesi della derivazione dal francese “carrousel” è ormai considerata sbagliata, poiché basata su una probabile etimologia latina, col la parola “carrum”, in riferimento appunto alle giostre e ai giochi di piazza, mentre altri al termine “cariosus”, che vuol dire “glabro, rasato”.

Ed è proprio quest’ultima ipotesi, quella che lega i due diversi significati che la parola ha in italiano e in dialetto napoletano: secondo molti studiosi, fra i quali compare anche Benedetto Croce, l’origine più probabile della parola “carusiello” è da rintracciare nel suo legame col “caruso”, ovvero con la “testa rasata” che anticamente oltre ad indicare uno specifico taglio di capelli era usata per chiamare un gioco molto, molto particolare.

Da menzionare, infine, il termine “ Carosello” in italiano, che fa riferiomento ad un programma televisivo pubblicitario italiano, andato in onda prima sul Programma Nazionale (la Rete 1), e poi su tutte le reti Rai, dal 3 febbraio 1957 al 1º gennaio 1977. Questo breve programma televisivo veniva trasmesso tutti i giorni, tranne il venerdì santo e il 2 novembre, originariamente dalle 20:50 alle 21:00.(dopo il telegiornale delle 20.

Le immagini sottostanti sono :

1) il salvadanaio di terracotta, ('o Carusiello),

2) come veniva rotto il saldanaio per il contenuto;

3) l'immagine del program,a telesivo " Carosello"

 




 

 

martedì 10 febbraio 2026

Buon giorno. Buon Martedì 10 febbraio 2026

 

Buon giorno. Buon Martedì 10 febbraio 2026

--- Sant’ Arnaldo – Santa Scolastica – Sant’Amanzio ---

 

Sembra un sogno irrealizzabile per aver un mondo migliore, anche attraverso una canzone, con i suoi versi, che diventa un tormentone nell’ascoltarla durante l’anno, o un riferimento nel tempo, per ricordare

 

 

 

 un’epoca passata, vissuta. serenamente, (possiamo ammettere), migliore dell’attuale realtà.

Con la riflessione, fatta ieri, sulla famosa gara canora nazionale “ il festival di Sanremo”, nella quale speravo  e auguravo che potesse far cessare i conflitti, anche con almeno un tregua,ancora in essere, per non rendere questo nostro meraviglioso pianeta, un mondo pieno di trepidazioni, che rendano la vita brutta e insopportabile.

Dopo il cortese saluto di buon inizio di settimana, vi posterò, prima di sottopormi ai previsti analisi preliminari prt il ricovero ospedaliero nella prossima settimana,  una mia narrazione delle curiosità storiche, questa volta, non più sui vecchi mestieri napoletani soppressi, ma su un vocabolo del dialetto Napoletano,

154^(centocinquantaquattro)puntata delle curiosità storiche di Sasà ‘o Professore

‘O Sanzaro

Tra i tanti gli antichi e suggestivi mestieri partenopei, oggi scomparsi o comunque "trasformati" in versioni più moderne. Tra questi merita una nota, un ricordo, anche "'O 'sanzaro".

Con questo termine, in origine, si indicava la persona che utilizzava un'ascia per lavorare tronchi in legno al fine di costruire barche o realizzare il loro .

In effetti, però “'o sanzaro” non era altro che "un mediatore", generalmente specializzato negli affitti delle case. 'O Sanzaro, in alcuni casi, poi interveniva da "mediatore" anche per appuntamenti romantici allo scopo di combinare matrimoni. Proprio per questo particolare tipo di "mediazioni" era solito indossare delle calze rosse, l'indumento distintivo che ha reso poi celebre il particolare mestiere, come era noto, il "professionista" del settore. Ancora oggi si fa scherzosamente riferimento alle calze rosse (te miso 'e cazette rosse?) quando qualcuno cerca di procurare occasioni d'incontro tra due persone.

--

‘O Sanzaro (Il sensale) era un mediatore in affari e contratti di vario tipo; fungeva da intermediario tra venditore e acquirente, nell'avvio, definizione e stipulazione di accordi, transazioni e contratti, specializzato in particolare nel settore dell'agricoltura e dell'allevamento.

Iniziamo col dire che: Il il sensale era già conosciuto dai persiani e dagli arabi, dove era denominato “sapsar” e “simsar”, mentre nell'antica Grecia il sensale era conosciuto con il termine proxenètes, dal quale trae origine la parola “Proxenèta”, utilizzata poi ufficialmente in epoca romana, e anche nel periodo medievale.

L'etimologia del termine (dall'arabo "simsar") è da collocarsi presumibilmente tra il 600 e l'800 d.C., periodo in cui l'Italia meridionale veniva conquistata dagli arabi.

Inizialmente la sua funzione consisteva nel mettere in contatto persone del luogo per soddisfare esigenze anche diverse da quelle di carattere commerciale, mentre successivamente, nell'antica Roma, il “proxenèta” assunse la figura di “intermediario di matrimoni” e di “conciliatore di dissidi familiari”. Solo successivamente, grazie allo sviluppo dell'impero romano, il sensale assunse la più importante funzione di “mediatore in affari commerciali”. Già ai tempi dei Romani la figura “Proxenèta” era giuridicamente conosciuta e codificata: a testimoniarlo è il Corpus Iuris Civilis o Corpus Iuris Iustinianeum.

In quel periodo, infatti, insieme alle attività commerciali si svilupparono anche quelle ausiliarie del commercio, come appunto quella del sensale che, come tutti gli aspetti della vita comunale, inizia ad essere puntualmente regolata dalle norme degli Statuti delle corporazioni e civici.

Occupiamoci intanto della particolare funzione del”Sensale di matrimonio”. Una figura specifica è quella del sensale di matrimonio, detto in piemontese "bacialè". L'usanza è sopravvissuta in Occidente e anche in Italia almeno fino agli anni 1960. Secondo il quotidiano "La Stampa", nel 2018 è mancato l'ultimo sensale della provincia di Cuneo all'età di 93 anni.

L'attività del Sensale è stata recuperata dalla moderna agenzia matrimoniale, con la differenza che solitamente sono gli sposi stessi e non le famiglie a rivolgersi a loro.

In Italia la figura del sensale entrò in vigore ill 1º gennaio 1866 secondo cui tale legislazione, i sensali divennero “mediatori” e vennero distinti in due categorie: quelli pubblici, i quali erano muniti di mandato, ovvero i sensali di merci, di assicurazione, per noleggio navi e quelli per trasporto per terra e acqua.

Dopo varie leggi, dal 20 marzo 1913, solo nel 1958 venne invece reintrodotto l'obbligo dell'iscrizione al ruolo della camera di commercio: agli iscritti per la prima volta venne attribuita la qualifica di “agenti ufficiali di affari in mediazione”.

 

 

 

lunedì 9 febbraio 2026

Buon giorno – Buon Lunedì 9 Febbraio 2026

 

Buon giorno – Buon Lunedì 9 Febbraio 2026

--- Sant’Apollonia --- San Sabino --- San Donato ---

 

In questo periodo si tiscontra che la terra, è soprattiitto abitata da popolazioni anziani, e una forte mancanza di nascite, rilevate specie nelle nazioni più evolute, per aver raggiunto un alto grado di civiltà con la convinzione di non poter garantire un futuro alle generazioni prossime le necessità fondamentali per vivere,anche esse una sana e buona esistenza.

Tale rilevazione non dovrebbe essere considerata una colpa, perché la raggiunta terza e quarta età, “la vecchiaia”, predomina e necessita di cure, di assistenza, utilizzando le poche risorse economiche finanaziarie, non più prodotte con il lavoro da questa (la vecchiaia).

Tutto questo,  non fa verificare quel perfetto avvicendamento, che crea per le future generazioni, quelle opportunità, che occorrono anche a loro, per vivere una giusta e serena esistenza come hanno fatto le generazioni, che le hanno precedute, raggiungendo l’attuale civiltà, e un così alto livello di conoscenze e di valori.

Insomma non è facile raggiungere per tutti gli esseri viventi la quarta età, senza brutte vicissitudini, in modo da tramandare la loro esperienza, insegnando che il sentimento più bello, è l’amore e non l’odio, che produce solo contrapposizioni e conflitti di interessi, solo per essere egemoni e comandare sugli altri. Operare, invece, sempre per difendere la pace, un’importante situazione, che permette tranquillità e il godere quanto più possibile, i pochi momenti di felicità, e poter affermare: “la vita è una cosa meravigliosa da vivere”.

Dopo questa mia  riflessione sulla popolazione, (che attualmente risiede sulla terra, con il monito di far cessare i conflitti ancora in essere, per non rendere questo nostro meraviglioso mondo, “invivibile”),

narrerò ancora una volta una mia curiosità storica, sui vecchi mestieri soppressi non solo a Napoli, dall’evoluzione, che nel leggerla, fa riflettere non poco.

Dalle curiosità storiche di Sasà ‘o Professore

‘O Gummista

‘O gummista, nell’italico idioma e detto Gommista, vocabolo, derivante dal termine gomma]

Il Gommista era, un tempo, l’artigiano, che eseguiva riparazioni o sostituzioni di pneumatici (camere d’aria e copertoni), e anche, quando li vendeva.

Generalmente per gomma d’auto, si intende impropriamente lo «pneumatico», che è l'insieme di una ruota, o cerchione, che in genere è composta da una lega metallica, da un tubo di gomma, detto “Camera d’aria compressa, con una valvola di ritegno, che permette di essere gonfiata e ne impedisce la fuori uscita. perché integrata con la camera d'aria, avvitata alla ruota.

Lo pneumatico (comunemente detto copertone o gomma) è l'elemento, che viene montato sulle ruote di un veicolo e che permette l'aderenza del veicolo stesso sulla strada, fermo o durante il moto, determinando, assieme al peso complessivo del veicolo e al tipo di fondo stradale, il suo attrito sul suolo. Il Gommista era colui, quindi, che riparava, smontava, sostituiva, rimontava e gonfiava gli pneumatici usurati, forati o danneggiati di automobili, moto, furgoni, camion, autobus e di ogni altro veicolo. come pure le bici.

Fra le sue mansioni, c’era anche quella di verificare l'equilibratura, regolare la convergenza e misurare la pressione delle gomme.(gli pneumatci)

Le immagini sottostanti sono: Il gommista nel esercitare il suo mestiereù



 

domenica 8 febbraio 2026

Buon giorno – Buona Domenica 8 Febbraio 2026

 

Buon giorno – Buona Domenica 8 Febbraio 2026

--- San Girolamo --- San Giacinto --- Santa Quinta ---

 

Le abitudini di comportamento di un tempo, a cui ci si teneva tanto, sono cambiate, non so se in meglio o peggio, poiché questa nuova tendenza di innovazione, invece di apportare migliorie, pare solo stravolgere quelle specifiche attività essenziali, come il lavoro, lo sport e persino lo svago in genere.

Si veste alla “Viene Tiempo”, (come diciamo a Napoli), si veste senza gusto ed eleganza, presentandosi e fregandosi del giudizio altrui,.

E’ il nuovo modo di vestire, anche se trasandato, imitando alcuni personaggi della società, che sono stati protagonisti di particolari o speciali avvenimenti per interessare il pubblico, che li osserva.

Dopo guesta considerazione di come l’evoluzione agisce sui tempi moderni, per ricordare a come si ricorreva specie nell’abbigliamento dei nostri tempi, vi postero un mesiere speciale  dei tanti soppressi di un tempo che fu

Dalle curiosità storiche di Sasà ‘o Professore

Il Modellista

Il Modellista era un antico mestiere napoletano, che progettava lo sviluppo del primo prototipo, a partire dalle indicazioni dello stilista dell’ abbigliamento femminile o maschile, nonché, come confezionare oltre gli abiti, anche, come calzare i piedi, con scarpe o sandali, per non far camminare scalzi, specie su pavimenti non sdrucciolevoli. Era una figura prevalentemente tecnica, che si rivelava fondamentale nell'industria della moda, e del calzaturificio, in quanto trasformava in realtà, ciò che lo stilista immaginava per far apparire l’essere umano, una persona ben vestita e con buone e perfette cazature.

Il modellista utilizzava un “Cartamodello” per Vestiti da Donna, con Collo, Maniche e Tasca Varianti, detto in napoletano dalle sartine con il termine“ ‘O Figurine” (modello di carta, che serviva alle sarte o a i sarti per confezionare abiti su misura o ai calzolai per fare calzature con pelle di vario colore e consistenza.

Attualmente il modellista si serve di tecnologie innovative e di software sofisticati, che gli consentono di sviluppare il modello. per confezionare il prototipo per sfilate principali e più importanti della moda,(sia femminile, che maschile.

Il modellista di abbigliamento, quindi traduce il disegno, fornito dallo stilista, in un capo campione attraverso l'utilizzo di tecniche tradizionali, che gli consentono di sviluppare il modello. Come si diventa un Modellista?

Attualmente per diventare modellista, non è sufficiente la passione per la moda, ma è necessario frequentare un corso di formazione in una scuola, che conferisca un'adeguata conoscenza, sia del settore della moda e allo stesso tempo permetta lo sviluppo di ampie competenze nel settore modellistico sia di tipo tradiziona, che per l' abbgliamento in voga.

Il modellista di calzature è, anch’esso, una figura professionale indispensabile nel settore della moda, sia che si tratti di artigianato per piccola distribuzione, per la grande distribuzione o per l’alta moda. E’ un po' artista e un po' tecnico, il modellista di calzature deve coniugare le varie fasi principali del suo lavoro, cioé la responsabilità, la competenza tecnica, perché possedendole, ha molte opportunità di lavoro. In definitiva, il modellista, sia di abbigliamento di Abiti o di calzature, non si possono definire un sarto o una sarta, (cusetore o cusitrice di vestiti), né calzolaio (scarparo, ciabattino), ma un artista, operante manualmente, creando Modelli (‘o Figurine). per confezionare vestiti o scarpe.

Le immagini sottostanti sono:

il modellista di abiti e uil modellista di scarpe.



  1.