venerdì 1 maggio 2026

Buon giorno Buon Venerdì 1 Maggio 2025 – San Clemente – San Sigismondo ---- – Festa dei Lavoratori

 

Buon giorno Buon Venerdì 1 Maggio 2025
– San Clemente – San Sigismondo ----
– Festa dei Lavoratori
, Senza un effettiva garanzia di sicurezza, sui posti di lavoro, causando tanti decessi ( note come le Morti Bianche), che privano la dignità, il piacere e la libertà, del lavoro. Tali Circostanze, previste e sancite nel Primo Articolo della Costituzione Italiana, che recita: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul Lavoro”
Il primo maggio, insomma, oltre ad essere una ricorrenza festiva e gioiosa del lavoro, è un’esigenza fondamentale degli esseri umani (i)avoratori), che si sentono protagonista del benessere creativo e produttivo dell’intera collettività,
Non sono mai mancato a questa ricorrenza, sfilando con il mio gruppo chiaianese, del 1° maggio dal 1960 tranne il quello del 1975, perché nacque mio figlio.
Dopo questa attenta riflessione sul lavoro, che spesso è precario e procura la morte degli operatori per mancanza di sicurezza, desidero festeggiare ugualmente, almeno tramite il Computer, postandovi, care amiche e affezionati amici, una mia curiosità storica, che parla di un avvenimento storico, che turbò, non poco, il popolo napoletano per l’ottusa caparbia di un sindaco , che volle imporre, con il suo potere dominante dell’epoca, per il suo volere e tornaconto. assoggettato al potere del regnante savoiardo dell’epoca.
Dalle curiosità di Sasà ‘O Professore
La Toponomastica storica di Napoli
Via Roma - già Via Toledo
Sfogliando la toponomastica della nostra città (Napoli) mi ha incuriosito e mi ha colpito, come è possibile, che il servilismo più becero fino alla sottomissione dell’autorità del regnante di turno, arrivi a far ridicolizzare una carica elettiva pubblica autonoma, come quella di Sindaco, imponendo il proprio farnetico punto di vista, fregandosene del parere contrario dell’intero Consiglio Comunale e della comunità partenopea. dei vari letterati ed insigni storici.
Questo avvenne il 10 ottobre 1870 quando il Sindaco di Napoli in carica era, l’Onorevole. Paolo Emilio Imbriani,
(a seguito del cannoneggiamento del 20 settembre 1870 delle mura Aureliane a Roma ed il loro abbattimento, che aprì la famosa breccia di Porta Pia, mentre i fanti ed i bersaglieri dell’esercito del re Savoia, Vittorio Emanuele II°, conquistarono la città, e posero così fine al potere temporale del Papato e l’unità d’Italia fu ultimata con quell’atto, e l’annessione ufficiale avvenne il 2 ottobre 1870 con un plebiscito), il Sindaco Imbriani esultò non poco e dopo un aspro dibattito, durato diversi giorni, decise con un ignobile compromesso, pur di averla vinta, di cambiare la strada cittadina, Via Toledo, (l’emblema della passeggiata tipica dei napoletani), che la consideravano e, come lo è ancora tutt’oggi, la strada principale e più caratteristica della città, in Via Roma già Via Toledo
La decisione sulla soluzione adottata spaccò l’intera cittadinanza e nacquero in tutta la città diversi comitati per ottenere il ripristino della vecchia intitolazione. In accesi contraddittori scesero in lizza personaggi letterati ed insigni storici di fama mondiale, come il professore Bartolomeo Capasso, che era sicuramente contrario, ritenendo pazzesco cancellare ben 334 anni di storia patria napoletana.
Via Toledo, infatti, era stata inaugurata il 1536 dal Viceré spagnolo, Don Alvarez de Toledo, marchese di Villafranca, governando il re spagnolo, Carlo V°., convinto assertore della magnificenza architettonica, ricca di una concezione e di un vivo desiderio di vedere abbellita ed ingrandita la città di Napoli, che era la capitale del Vicereame, da lui governata, anche per attrarvi e farvi insediare le nuove grandi famiglie feudali.
Lo stesso Sindaco Imbriani; non poté fare a meno di riconoscere i meriti del Viceré spagnolo, anche se la sua proposta suffragata da una caparbia ostinazione deliberò il cambiamento, consegnando così il nome all’oblio toponomastico.
In città per evitare furiosi disordini, a seguito della sostituzione delle vecchie targhe stradali, (Via Toledo) con quelle nuove (Via Roma già Via Toledo) si rese necessario far piantonare la notte l’intero tracciato stradale da guardie municipali.
Il Sindaco, Paolo Emilio Imbriani, restò tale per pochi mesi ancora, fino alla sua morte fu apostrofato col seguente motto:
“ un detto antico e proverbio si noma,
dice : tutte le vie menano a Roma;
Imbriani, la tua molto diversa,
non mena a Roma, ma mena ad Aversa.”
La toponomastica cittadina della Via Roma a Napoli tornò ad essere Via Toledo nel 1980, dopo un periodo di quasi 110 anni, in cui la strada era stata chiamata così in onore della capitale del Regno d'Italia.
La decisione di riportare alla strada il suo nome originale fu presa dalla commissione toponomastica dell'amministrazione comunale, retta dal Sindaco, Maurizio Valenzi.
Sintetizzando quindi::
1870: Via Toledo diventa Via Roma per volontà del sindaco Imbriani.
1980: Via Roma torna ad essere Via Toledo per volere della Giunta Valenzi.
Le immagini sottostanti sono:
la targa di via Roma ex via Toledo (apposta nel 1870 dal sindaco imbriani)
On. Paolo Emilio Imbriani, Sindaco di Napoli
Manicomio di Aversa
Don Pedro Alvarez de Toledo (Marchese di Villafranca) On. Maurizio Valenzi – Sindaco di Napoli




 

giovedì 30 aprile 2026

Buon Giorno Buon Giovedì 30 aprile 2026

 

Buon Giorno Buon Giovedì 30 aprile 2026

– Santa Sofia – San Ludovico – San Pomponio ---

 

In questo periodo è aumentato notevolmente il costo di molte derrate alimentari, perché è legato ai rincari dei prodotti di prima necessità, causato dalla combinazione tra la crisi energetica e l'incremento dei costi delle materie prime, che ha innescato una reazione a catena su tutta la filiera agroalimentare. Questo fenomeno ha portato a un aumento della spesa alimentare di circa il 25% tra il 2021 e il 2025.

Per fronteggiare questo forte disagio  causato principalmente dal conflitto USA e IRAN , occorre convincersi che si deve investire e incentivare forme di energia alternativa, come il fotovoltaico, sfruttano fonti rinnovabili e inesauribili (sole, vento, acqua, calore terrestre), che generano elettricità pulita in corrente continua, utilizzabile per l'autoconsumo domestico o industriale, riducendo le spese di produzione.

Intanto ugualmente la vita sarà meno pesante, se si accettano anche questi non previsti eventi.

Dopo questa amara la constatazione del rincaro di costi, oggi posterò una mia curiosità storica,

che esalta vecchi miti e leggende, creduti e immaginati in passato dal popolo napoletano.

Dalle curiosità di Sasà ‘O Professore

Mjti e leggende di credenza popolare della Campania. Specie A Napoli, come :

'A BELLA 'MBRIANA.

'A Bella 'Mbriana, rappresenta lo spirito benigno della casa..   E’ una sorta di anti - Munaciello o della Janara , che sono spiritelli malefici della quiete familiare.

Avere “ 'A ‘Mbriana” nelle case significa avere benessere e salute per l’intera famiglia. 'A Bella 'Mbriana è immaginata, come una bella donna molto ben vestita, paragonabile alla fata delle favole dei bambini. 'A Bella 'Mbriana è anche detta “Meriana” oppure “ “ 'Mmeriana”. La derivazione etimologica proviene dal latino "meridiana", da  cui meriana, che indica l'ombra quasi a rappresentare un'ombra, sotto cui ripararsi oppure indica il significato etereo dell'essere.

A Napoli questa figura, e' molto cara tanti, che alcuni personaggi storici hanno il cognome “ Imbriani” derivante, appunto, da 'Mbriana. (Paolo emilio Imbriani, il sindaco di Napoli dell’unità d’Italia). Questa è la Bella ‘Mbriana, la fata buona protettrice della casa: viene invocata in tutte le situazioni difficili, che compromettono la serenità familiare. Secondo il credo popolare napoletano questa entità benefica è il buon angelo del focolare, che veglia sulla casa ed è portatrice di fortunati eventi.                                                           Il suo nome, etimologicamente, deriva da Meridiana, simbolo del sole e del calore positivo, che porta luce e prosperità nelle case, nei posti più ameni e la sia ben accetta.

La leggenda narra che la Bella ‘Mbriana ami stare solo nelle case, in cui gli occupanti le portino rispetto e per questo, nell'antiche case di Napoli si lasciava una sedia sempre libera per lei.

Spesso la Bella ‘Mbriana stanca e desiderosa di sedersi per riposare e, quindi, se tutte le sedie fossero occupate la nostra Amica “ ‘ A Bella ‘Mbriana “potrebbe andare via e procurare varie sciagure, derivanti dalla mancata ospitalità. Ancora oggi le persone più anziane, quelle del popolo, in segno di rispetto, ogni qualvolta entrano o escono dalla propria residenza, le rivolgono un saluto, un ossequio. Talvolta, quando si è costretti a dover cambiare casa, per non farla arrabbiare, preoccupare, se né parla solo all’esterno dell'eventuale trasloco. Anche se la modernizzazione delle metropoli sta allontanando il mito della “Bella ‘Mbriana” dalle case (" ma nuje ricimme, comm 'a PINO DANIELE nella sua popolare canzone):

"BONASERA BELLA 'MBRIANA MIA...'CCA' NISCIUNE TE' JETTE FORA., FAJE PARTE D’ ‘A FAMIGLIA”

Se ne deduce che nella tradizione popolare napoletana, la Bella 'Mbriana viene spesso associata alla forma di una farfalla, o a volte anche a un geco, quando si manifesta. Quindi è lo spirito protettore della casa, e quando qualcuno la

osserva, la bella ‘Mbriana si trasforma in 

uno di quegli animali volatili, per evitare di essere vista


 

Le immagini sottostanti sono:

La bella ‘Mbriana, come la immagginano i napoletani di un tempo ( la fata bella e buona della casa);

mercoledì 29 aprile 2026

Buon Giorno. Buon Mercoledì 29 aprile 2026

 

Buon Giorno. Buon Mercoledì 29 aprile 2026

-– Santa Caterina – Sant’Ugo – San Severo ---

Oggi per me è un giorno speciale, poiché ricorre il compleanno della mia consorte, che festeggerò per omaggiarla, per tutto l’amore profondo, che mi ha dato e continua a darmi.

Intanto sperando, almeno di vivere questa nostra esistenza con un po’ di serenità, senza trepidazione, con la fine dei conflitti territoriali con una duratura pace, si va avanti.

Oggi vi posterò una mia curiosità storica, o meglio un detto napoletano.che fa riflettere.

Dalle curiosità di Sasà ‘O Professore, un celebre proverbio napoletano

"Chi bella vo' parè, guaie e pene adda patè"       

E’ un celebre proverbio napoletano, che significa "Chi vuole apparire bella/bello deve sopportare pene e guai". Sottolinea che la bellezza richiede sacrifici, spesso fisici, come indossare tacchi scomodi o sopportare trattamenti di bellezza, estendendosi al concetto, che ottenere ciò che si desidera, comporta sempre delle difficoltà. 

Tale proverbio fa parte della Tradizione popolare campana e meridionale, spesso citato anche in varianti locali.

Il Senso letterale è: Per essere attraenti bisogna subire disagi (pene e guai).

Il Senso figurato è: un invito alla rassegnazione: per raggiungere un obiettivo o mantenere un certo aspetto esteriore, il sacrificio è inevitabile.

 Una versione in italiano  simile è "Chi bello vuole apparire, male deve patire". 

In sintesi, il proverbio evidenzia il legame tra la cura dell'immagine e la sofferenza fisica o psicologica, che ne deriva.

martedì 28 aprile 2026

Buon Giorno. Buon Martedì 28 aprile 2026

 



Buon Giorno. Buon Martedì 28 aprile 2026

– Santa Valeria – San Vitale – Sant’ Eusebio ---

. Nel salutare e augurare il buon giorno agli amici ai colleghi, ai parenti affezionati, che mi leggono, è diventato un rito, che mi fa sentire vivo, partecipando con gioia, alla realtà del presente.

Dopo, purtroppo constato  che  il mio paese, l’Italia, è l’intero mondo agisce al contrario, senza far sperare che possa trionfare finalmente la pace, facendo terminare i conflitti territoriali, che producono morti e devastazioni di opere monumentali,vi posto una delle tante mie curiosità storiche riguradante una festa religiosa, diventata una festa tradizionale napoletana.

 

Dalle curiosità di Sasà ‘O Professore

La Madonna di Piedigrotta

Tra storia e leggenda.

Alcune volte nel mese di settembre  si verificano delle tempeste nel golfo di Napoli..
Come avvenne un giorno esattamente l'otto settembre di un anno tanto lontano da non poter dire quale.
Frate Bernardino ritornò precipitosamente in chiesa. Fuori imperversava il diluvio. Il frate non ebbe nemmeno il tempo di riprendersi per la pioggia scampata che rimase di sasso vedendo che la statua della Madonna non era più al suo posto.
Trafelato chiamò l'Abate e subito si pensò ad un furto.
Ma non sempre le cose più probabili son per questo vere e quando Bernardino decise di dare una ricontrollata stava davvero per rimanerci secco.
Vide, infatti, la Madonna ritornare al suo posto col mantello bagnato per essere apparsa in salvataggio ad alcuni marinai che l'avevano invocata impauriti dall'eccezionale tempesta.
Alla Vergine mancava una scarpetta: l'aveva tolta perché piena di sabbia e non aveva fatto in tempo a rimetterla.
L'Abate in persona constatò che il mantello della Madonna era bagnato e che mancava una scarpetta. Così prese la sabbia contenuta nella scarpetta mancante, e la conservò ai piedi della statua in due ampolle. Anche la donna Carmela ricordava la leggenda e circa trent'anni fa aveva 'o scarpunciello perso sulla spiaggia dalla Madonna e ritrovato all'alba da alcuni pescatori. Fu proprio lì dove trovarono la scarpetta che essi scavarono finché ritrovarono la statua di legno raffigurante la Madonna di Piedigrotta e fu l'inizio del culto. 

La devozione per la Madonna ha spinto, non possiamo dire con esattezza quando, un artista a scolpire la splendida statua della Madonna con il Bambino. Essa presenta il Bambino seduto sulle ginocchia della Madre e con lo sguardo rivolto ai fedeli. Proprio a causa di questa posizione alcuni storici dell’arte la ritengono molto antica, perché nel XII secolo fu introdotto l’uso di rappresentare il Bambino serrato tra le braccia della Vergine e volto verso di Lei. Altri, invece, la datano al XIV secolo. Sulla probabile paternità si è divisi tra la maniera di Tino da Camaino e la scuola senese di Goro di Gregorio, che visse a Napoli dal 1329 al 1333.

la festa  del 8settembre della madonna di Piedigrotta era allietata dalla “Sfilata dei Carri Allegorici” a partire dal 1835 fino  agli anni 1960.quando fu abbolita.

La festa era famosa per la sfilata di carri allegorici in cartapesta, che rappresentavano scene di vita popolare, folklore e storia napoletana, come Pulcinella, Masaniello e San Gennaro. I carri venivano spesso distrutti o "saccheggiati" dal popolo a fine parata, in un atto di gioia caotica.                                                               La tradizione era accompagnata da strumenti tradizionali come mandolini, chitarre, putipù, triccabballacche e scetavajasse, con le caratteristiche "trummettelle" (coni di latta strombazzanti).       Storicamente la festa fu la culla del Festival della Canzone Napoletana,con il primo  Festival della Canzone, noto come (o Festival di Piedigrotta), luogo in cui venivano presentate le nuove canzoni, che poi diventavano celebri in tutto il mondo.                  Attualmente la Processione avviene in Mare: Un evento raro e solenne, talvolta ripreso in occasioni speciali (come nel 2025 per il Giubileo), è la processione della statua della Madonna che viene imbarcata su una motovedetta della Guardia Costiera per una traversata del golfo di Napoli da Mergellina verso il Castel dell'Ovo, rievocando la tradizione marinara              Dopo un periodo di declino, la festa è stata rivalutata negli ultimi anni, con il sostegno della Regione Campania, per preservare questo prezioso patrimonio

 

lunedì 27 aprile 2026

Buon Giorno Buon Lunedì 27 aprile 2026

 

Buon Giorno Buon Lunedì 27 aprile 2026

-– Santa Zita – San Simeone – San Lorenzo ---

 

La precarietà. del lavoro è tuttora esistente, per cui Il lavoro precario, quando c’è, non garantisce una efficace tutela per i lavoratori a tempo, specie se è determinato, come stagionale o occasionale.

Apposita legge, indatti, sancita dagli organi governativi, ha superato e sconvolto il vecchio sistema di lavoro sicuro, indeterminato, conquistato con tante lotte con lo statuto del lavoratori e dalla nostra Costituzione

Eppure le direttive comunitarie europee, prevedono norme, che eliminano la precarietà, con risorte finanziarie con l’attuazione dello PNRR, (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) perché sarebbe una santa e giusta conquista per consentire un avanzamento della giustizia sociale per tutti i lavoratori dei popoli non solo dei paesi della comunità europea, ma del mondo intero.

Con questa considerazione, un proverbio napoletano mette in risalto non solo l’alimentazione ma soprattutto il lavoro, quando è presente ("ce") ed esista ed è faticoso.

Dalle curiosità di Sasà ‘O Professore.

 

Un detto napoletano. riguarda il lavoro, afferma che:

'A Carne Fa Carne, 'O Vino fa 'O Sango e 'A Fatica Fa Jettà 'O Sango,  

 anche 'a carna fa sango e a fatica fa ittà o sango.

 

E’ un'antica massima popolare, che viene utilizzata per commentare le alterne situazioni della vita o la durezza di un lavoro manuale faticoso e riflette in modo brutale e realistico la nostra esistenza, come la salute, l'alimentazione e il lavoro

 

specie quello duro manuale. 

Infatti 'A carne fa carne:che Significa che mangiare carne irrobustisce il corpo, nutre i tessuti e dà forza fisica.

'O vino fa 'o sango (o sango): significa che Il vino, se consumato con moderazione, è considerato benefico per la circolazione e la salute cardiovascolare, generando "buon sangue" e vitalità.

'A fatica fa jettà 'o sango, dove lil termine  jettà = gettare/perdere): Il lavoro duro (la "fatica"), termine che a Napoli indica spesso lavori fisici pesanti) consuma le energie e distrugge il corpo, portando a perdere il sangue che si era acquistato con la buona alimentazione.

In definitiva il detto è  una Semplice constatazione del fatto che il lavoro si contrappone in maniera netta ai piaceri della vita. affernado che "La carne fà carne, il vino fa sangue e il lavoro uccide"