Buion
Sabato 17 Ottobre 2026
Sant’Ignazio- San Rufo –San Zosimo
Oggi per
non penare agli avvenimenti conflittuali di questa recente realtà, che stiamo vivendo, “Carissime amiche lettrici e Stimatissimi
amici lettori”, vi posterò una curiosità storica partenopea
riguardantela città mdetropolit ana di Napoli, da quali ex casaki diventati comuner e qualcuno anche quartiere
ora definita , Municipalità
Dalle curiosità storiche di
Sasà’O Professore
I Casali di Napoli
Cosa sono ed erano i cosiddetti “ Casali “ e cosa hanno a che fare con la città di
Napoli per essere ricordati nel famoso
detto: “ cammina Napoli e 36 casali” o “Gira pe’ Napule e pe’
36 casale”
Tale antico detto stava a significare una persona che
va in giro per tutta Napoli e sui 36
casali.
Il termine "Casale" deriva dal latino
medievale e sta ad indicare un gruppo di case rurali, un villaggio di case
coloniche rustiche formatosi, in zone di campagna dedite alla coltivazione di
cereali (grano, patate), ed
alla produzione di olio e vini.
Il termine
casale fu usato, anche, come elemento di toponimi famosi e tuttora esistenti
come città importanti in tutto il territorio italiano, le più note sono:
Casal
Monferrato (in provincia di Alessandria);
Casal
Pusterlengo (in provincia di Lodi);
Casal Grande
(in provincia di Reggio Emilia);
Casal
Bordino (in provincia di Chieti);
Casal di
Principe (in provincia di Caserta);
Casal Nuovo
(in provincia di Napoli);
Casal Buono
(in provincia di Salerno);
Casal Velino
(in provincia di Salerno);
L’origine dei casali è molto antica si può far risalire attorno al 100 a. C. o
addirittura all'epoca successiva alla seconda guerra punica, quando Roma
espropriò il fertile AGER CAMPANUS e fece sorgere su tutta la pianura
napoletana numerose ville rustiche,
dedite alla coltivazione di cereali e legumi ed in seguito anche alla
piantagione di piante per ottenere la
produzione di frutta varia, olive, uva per ottenerne, poi, olio ed eccellente
vino.
Il termine Casale, compare nel
Mezzogiorno esattamente nell’XI secolo ed in seguito nel XIII come conseguenza
dell’abolizione della servitù della gleba e l’introduzione del contratto
dell’enfiteusi ( cioè quando il proprietario di un terreno agricolo, non
desidera interessarsi direttamente e quindi lo cede ad altri il godimento,
ottenendo come contropartita l’obbligo di farsi pagare un canone e di
apportarne eventuali migliorie dall'affittuario). Tale antica organizzazione
prese corpo dalle forme di struttura di proprietà, introdotte dalle
comunità benedettine cistercensi, e consisteva in una organizzazione del
lavoro di tipo autarchico volto allo sfruttamento intensivo di grandi
estensioni di terreni agricoli .
I casali insomma erano delle case
sparse. Villaggi di fondi rustici vicini alle mura della città, mentre quando
erano insediamenti lontani erano detti “ oppida” o “Castra”, in quanto dovevano in qualche
misura assicurare sia pure per tempi
brevi, la difesa delle genti che li popolavano
Il numero dei casali non è stato mai fisso nel secoli,
perché alcuni,(quelli più piccoli) scomparivano in quanto assorbiti da quelli
più grandi, come avvenne per Arcus Pintus e villa Cantarelli, incorporati da
Afragola; Porzanum e Lanzasinum da Arzano; Pollanella e S. Severinum da Miano; Sirinum e S. Ciprianus da Barra;
Balusanum e Turris Marani da Marano; Tertium da Ponticelli; Malitelllum e
Carpignanum Da Melito (Malitum);
Grambanum e Capitanumad S. Jeogium, incorporati da S. Giorgio a Cremano;
Sola e Calastum da Turris Octava che
divenne poi Torre del Greco.
+Il primo documento che parla di quantità di casali di pertinenza del
territorio intorno a Napoli è un cedolare angioino riguardante la riscossione
delle imposizioni fiscali dette collette (tale imposta era dovuta secondo il
numero dei fuochi, cioè nuclei familiari, che risiedevano nell’insediamento
rustico ed era denominata per questo “
Focatico”) in cui sono registrati 43
casali secondo la trascrizione dello storico dell’epoca , il Chiarito.
Si dovrà giungere infine a poter affermare che la
definita istituzione dei Casali, fu il
26 febbraio 1266 , dopo che l’esercito francese di Carlo d’Angiò, sconfitti gli
Svevi nella battaglia di Benevento, ebbe la via libera per Napoli, e per
ringraziare la cittadinanza per l´aiuto e la devozione che gli fu dimostrata,
diede alla popolazione delle concessioni prima di partire per Palermo, (come è
riportato nella fonte storica “ Liber donationum “). Una di queste concessioni
fu quella di istituire i casali, che venivano detti anche “vichi” o “paghi”(dal
Latino) nell’antica divisione ed organizzazione del territorio romano.
Con l´avvento di Alfonso d´Aragona, il 28 febbraio
1443 questo Re dispose un censimento a fini fiscali detto numerazione dei
focolai. Da questo censimento vennero esonerati i casali, creati dagli
angioino, evitando cosí di pagare “li 42 carlini a fuoco”, previsti dal
censimento, godendo gli stessi privilegi, prerogative ed immunitá della cittá
di Napoli.
+Senza calcolare Torre del Greco, che nonostante
rientrasse nel territorio di Napoli, non era considerata casale ma castello ben
munito, i casali erano 36, e divisi in 4 zone: 8 lato mare, 10 entro terra, 10
nella montagna di Capodichino, e 8 appartenenti al monte Posillipo .
Pertanto i 36 casali, erano divisi in 4 zone \:
Quelli del lato mare – la costiera destra sotto il
Vesuvio erano - Torre Annunziata, Resina, Portici,
San Sebastiano, San Giorgio a Cremano, Ponticelli, Varra di Serino, San
Giovanni a Teduccio.
Quelli del lato terra – dell’entroterra -
Fraola, Casalnuovo, Casoria, San Pietro a Patierno,
Fratta Maggiore, Arzano, Casavatore, Grumo, Casandrino, Melito.
Quelli del lato montagna di Capodichino –Lato Nord-Est
Marano, Mongano, Panecuocuolo, Secondigliano,
Chiaiano, Calvizzano, Polvica, Piscinola, Marianella
Quelli del lato montagna di Posillipo –Lato Ovest
Antignano, Arenella, Vomero, Torricchio, Pianura, S.
Strato, Ancarano, Villa Posillipo.
I nomi di certi casali si riconoscono anche oggi, e
tra quelli che oggi sono quartiere di Napoli, cpme troviamo:
Varra di Serino, che oggi é il quartiere Barra.
S. Strato, borgo di Posillipo con la sua chiesa dedicata al Santo sulle rovine
di un vecchio tempio Romano, proprio nell´anno dell´istituzione dei casali,
1266.
Polvica o Pollica, la sua ubicazione é segnalata a occidente sul monte dei
Camaldolesi, quindi è stato incorporato come pure i Camaldoli nel quartiere di
Chiaiano.
Il Casale del Vomero invece, ci viene descritto come
una contrada sulla collina di Napoli verso oriente, dove i Napoletani nel mese
di ottobre concorrono in folle, per godere di quell´aria, della veduta, e del
vago orizzonte.
Piscinola, Piscinula sotto la corte Angioina, era
conosciuta per la sua produzione di lino, canape, vino, e frutta.
Secondigliano, addirittura segnalato in provincia di terra di Lavoro, come
casale, era conosciuto per la sua produzione di grano, legumi, canapa, e
pregiatissimi lini.
Pianura, villaggio con la popolazione dedita
all´agricoltura ed al trasporto di piperno.
Torricchio, che oggi é il quartiere Materdei, Gaetano Nobile nella sua
descrizione di Napoli, scrive che sino a cader del secolo XVI, questo luogo
veniva chiamato il Torricchio, da una piccola Torre Baronale, che sorgeva dalla
sommitá della contrada.
Tra i casali che sono diventati cittá autonome abbiamo
Fraola e Mongano, che diventano Afragola e Mugnano, mentre Panecuocuolo era un
villaggio, dove oggi sorge Villaricca
A. Summonte nella sua “Historia della Cittá e Regno di
Napoli” descriveva cosí i casali di Napoli:
“Questi casali sono abbondantissimi di frutti, dei quali se ne gode tutto
il tempo dell´anno, ancora sono fertilissimi di vini preziosi e delicati, di
frumento, di lino finissimo, e canapa di gran qualitá, di bellissime sete,
vettovaglie di ogni sorta, selve, nocellami, polli, uccelli,
In
definitiva, i casali, appartennero interamente al cosiddetto “ Regio Demanio”,
e godettero di esenzioni fiscali. Successivamente quando il regno di Napoli era
sotto la dominazione spagnola ed i Viceré presero l'abitudine di vendere i
casali demaniali per impinguare le casse dello stato iberico. Tale vessazione
vicereale ( la vendita dei casali) creò numerose proteste, fino a che Carlo V
sali al trono ed accordò nel 1536 lo " JUS PRAELATIONIS "(il diritto
di prelazione), ovvero la facoltà dei casali
di riscattarsi; tuttavia, l'ordinanza ebbe un effetto deleterio sulle
finanze locali e a molti casali mancò la possibilità economica di esercitare il
riscatto; altri invece furono costretti a rivendersi per liberarsi dai debiti
contratti.
+L'ordinanza di vendere i casali demaniali continuò
fino al 1637, quando vi furono
tante proteste armate, che esplosero
definitivamente unendosi, poi, alla storica rivolta di Masaniello, da parte prima tra
alcuni casali e poi in tutto il regno. Con l'abolizione del “Feudalesimo” i
casali divennero comuni autonomi, ma il legame con la città di riferimento rimase inalterato, con la
quale condivideva consumi ed osservava gli stessi obblighi giuridici e
amministrativi, divenendo così l’istituzione territoriale prima detta “
Provincia”..e poi della Città mretropolitana di Napoli con la Riforma Delrio, grazie
alla Legge 7 aprile 2014, n. 56 (conosciuta come Riforma Delrio), che
ha ridisegnato il governo locale in Italia e trasformato le vecchie province in
città metropolitane.
L'mmagini sottostante è la amappa dei casali di Napoli