venerdì 16 ottobre 2026

 

Buion Sabato 17 Ottobre 2026                                   Sant’Ignazio- San Rufo –San Zosimo

I Casali di Napoli

 

Cosa sono ed erano i cosiddetti “ Casali “ e  cosa hanno a che fare con la città di Napoli  per essere ricordati nel famoso detto:   
 “ cammina Napoli e 36 casali” o “Gira pe’  Napule e pe’  36 casale”

Tale antico detto stava a significare una persona che va in giro  per tutta Napoli e sui 36 casali. 
Il termine "Casale" deriva dal latino medievale e sta ad indicare un gruppo di case rurali, un villaggio di case coloniche rustiche formatosi, in zone di campagna dedite alla coltivazione di cereali  (grano, patate),  ed alla produzione di olio e vini.
 Il termine casale fu usato, anche, come elemento di toponimi famosi e tuttora esistenti come città importanti in tutto il territorio italiano, le più note sono:

Casal Monferrato (in provincia di Alessandria);

Casal Pusterlengo (in provincia di Lodi);

Casal Grande (in provincia di Reggio Emilia);

Casal Bordino (in provincia di Chieti);

Casal di Principe (in provincia di Caserta);

Casal Nuovo (in provincia di Napoli);

Casal Buono (in provincia di Salerno);

Casal Velino (in provincia di Salerno);

  L’origine dei casali è molto antica si può far risalire attorno al 100 a. C. o addirittura all'epoca successiva alla seconda guerra punica, quando Roma espropriò il fertile AGER CAMPANUS e fece sorgere su tutta la pianura napoletana  numerose ville rustiche, dedite alla coltivazione di cereali e legumi ed in seguito anche alla piantagione di piante per  ottenere la produzione di frutta varia, olive, uva per ottenerne, poi, olio ed eccellente vino.

Il termine Casale, compare nel Mezzogiorno esattamente nell’XI secolo ed in seguito nel XIII come conseguenza dell’abolizione della servitù della gleba e l’introduzione del contratto dell’enfiteusi ( cioè quando il proprietario di un terreno agricolo, non desidera interessarsi direttamente e quindi lo cede ad altri il godimento, ottenendo come  contropartita l’obbligo di farsi pagare un canone e di apportarne eventuali migliorie dall'affittuario). Tale antica organizzazione prese corpo dalle forme di struttura di proprietà,  introdotte dalle comunità benedettine cistercensi, e consisteva in  una organizzazione del lavoro di tipo autarchico volto allo sfruttamento intensivo di grandi estensioni di terreni agricoli .

 

I casali insomma  erano delle case sparse. Villaggi di fondi rustici vicini alle mura della città, mentre quando erano insediamenti lontani erano detti “ oppida” o  “Castra”, in quanto dovevano in qualche misura  assicurare sia pure per tempi brevi, la difesa delle genti che li popolavano

 

Il numero dei casali non è stato mai fisso nel secoli, perché alcuni,(quelli più piccoli) scomparivano in quanto assorbiti da quelli più grandi, come avvenne per Arcus Pintus e villa Cantarelli, incorporati da Afragola; Porzanum e Lanzasinum da Arzano; Pollanella e S. Severinum  da Miano; Sirinum e S. Ciprianus da Barra; Balusanum e Turris Marani da Marano; Tertium da Ponticelli; Malitelllum e Carpignanum  Da Melito (Malitum); Grambanum e Capitanumad S. Jeogium, incorporati  da S. Giorgio a Cremano; Sola e Calastum  da Turris Octava che divenne poi Torre del Greco.

 

 

Il primo documento che parla di quantità di casali di pertinenza del territorio intorno a Napoli è un cedolare angioino riguardante la riscossione delle imposizioni fiscali dette collette (tale imposta era dovuta secondo il numero dei fuochi, cioè nuclei familiari, che risiedevano nell’insediamento rustico ed era  denominata per questo “ Focatico”) in cui sono registrati  43 casali secondo la trascrizione dello storico dell’epoca , il  Chiarito.

Si dovrà giungere infine a poter affermare che la definita  istituzione dei Casali, fu il 26 febbraio 1266 , dopo che l’esercito francese di Carlo d’Angiò, sconfitti gli Svevi nella battaglia di Benevento, ebbe la via libera per Napoli, e per ringraziare la cittadinanza per l´aiuto e la devozione che gli fu dimostrata, diede alla popolazione delle concessioni prima di partire per Palermo, (come è riportato nella fonte storica “ Liber donationum “). Una di queste concessioni fu quella di istituire i casali, che venivano detti anche “vichi” o “paghi”(dal Latino) nell’antica divisione ed organizzazione del territorio romano.

 

 infatti sia i vichi, che i Paghi, erano indicazioni antiche di un  territorio rurale, distante dal centro abitato della città.

 

( I Vichi , (dal latino Vicus) stava per «quartiere, borgata» e quindi «centro abitato, villaggio»]Tale termine è stato poi adoperato in riferimenti storici, come  elemento di parecchi toponimi ( Vico Equense , Vico Pisano, Vicovaro , Lago di Vico , ecc.).

 

I Paghi, (dal latino Pagus)  – erano nell’antico territorio di Roma (e anche nel territorio gallico), dei distretti campagnoli; il pago era considerata l’unità territoriale fino a quando mantenne il suo  solo carattere  rurale..)

 

 

Con l´avvento di Alfonso d´Aragona, il 28 febbraio 1443 il Re dispose un censimento a fini fiscali detto numerazione dei focolai. Da questo censimento vennero esonerati i casali, creati dagli angioino, evitando cosí di pagare “li 42 carlini a fuoco”, previsti dal censimento, godendo gli stessi privilegi, prerogative ed immunitá della cittá di Napoli.

 

Senza calcolare Torre del Greco, che nonostante rientrasse nel territorio di Napoli, non era considerata casale ma castello ben munito, i casali erano 36, e divisi in 4 zone: 8 lato mare, 10 entro terra, 10 nella montagna di Capodichino, e 8 appartenenti al monte Posillipo .

 

i 36 casali erano divisi in 4 zone in questo modo\:
Quelli del lato mare – la costiera destra sotto il Vesuvio erano - Torre Annunziata, Resina, Portici, San Sebastiano, San Giorgio a Cremano, Ponticelli, Varra di Serino, San Giovanni a Teduccio.

Quelli del lato terra – dell’entroterra -

Fraola, Casalnuovo, Casoria, San Pietro a Patierno, Fratta Maggiore, Arzano, Casavatore, Grumo, Casandrino, Melito.

 

Quelli del lato montagna di Capodichino –Lato Nord-Est

Marano, Mongano, Panecuocuolo, Secondigliano, Chiaiano, Calvizzano, Polvica, Piscinola, Marianella

 

Quelli del lato montagna di Posillipo –Lato Ovest

Antignano, Arenella, Vomero, Torricchio, Pianura, S. Strato, Ancarano, Villa Posillipo.

I nomi di certi casali si riconoscono anche oggi, e tra quelli che oggi sono quartiere di Napoli, troviamo:

Varra di Serino, che oggi é il quartiere Barra.
S. Strato, borgo di Posillipo con la sua chiesa dedicata al Santo sulle rovine di un vecchio tempio Romano, proprio nell´anno dell´istituzione dei casali, 1266.
Polvica o Pollica, la sua ubicazione é segnalata a occidente sul monte dei Camaldolesi, quindi è stato incorporato come pure i Camaldoli nel quartiere di Chiaiano.

Il Casale del Vomero invece, ci viene descritto come una contrada sulla collina di Napoli verso oriente, dove i Napoletani nel mese di ottobre concorrono in folle, per godere di quell´aria, della veduta, e del vago orizzonte. 
Piscinola, Piscinula sotto la corte Angioina, era conosciuta per la sua produzione di lino, canape, vino, e frutta.
Secondigliano, addirittura segnalato in provincia di terra di Lavoro, come casale, era conosciuto per la sua produzione di grano, legumi, canapa, e pregiatissimi lini. 

Pianura, villaggio con la popolazione dedita all´agricoltura ed al trasporto di piperno.
Torricchio, che oggi é il quartiere Materdei, Gaetano Nobile nella sua descrizione di Napoli, scrive che sino a cader del secolo XVI, questo luogo veniva chiamato il Torricchio, da una piccola Torre Baronale, che sorgeva dalla sommitá della contrada.

Tra i casali che sono diventati cittá autonome abbiamo Fraola e Mongano, che diventano Afragola e Mugnano, mentre Panecuocuolo era un villaggio, dove oggi sorge Villaricca

A. Summonte nella sua “Historia della Cittá e Regno di Napoli” descriveva cosí i casali di Napoli:

“Questi casali sono abbondantissimi di frutti, dei quali se ne gode tutto il tempo dell´anno, ancora sono fertilissimi di vini preziosi e delicati, di frumento, di lino finissimo, e canapa di gran qualitá, di bellissime sete, vettovaglie di ogni sorta, selve, nocellami, polli, uccelli,


In definitiva, i casali, appartennero interamente al cosiddetto “ Regio Demanio”, e godettero di esenzioni fiscali. Successivamente quando il regno di Napoli era sotto la dominazione spagnola ed i Viceré presero l'abitudine di vendere i casali demaniali per impinguare le casse dello stato iberico. Tale vessazione vicereale ( la vendita dei casali) creò numerose proteste, fino a che Carlo V sali al trono ed accordò nel 1536 lo " JUS PRAELATIONIS "(il diritto di prelazione), ovvero la facoltà dei casali  di riscattarsi; tuttavia, l'ordinanza ebbe un effetto deleterio sulle finanze locali e a molti casali mancò la possibilità economica di esercitare il riscatto; altri invece furono costretti a rivendersi per liberarsi dai debiti contratti.

 L'ordinanza di vendere i casali demaniali continuò fino  al 1637, quando vi furono tante  proteste armate, che esplosero definitivamente  unendosi, poi, alla storica  rivolta di Masaniello, da parte prima tra alcuni casali e poi in tutto il regno. Con l'abolizione del feudalesimo i casali divennero comuni autonomi, ma il legame con la città  di riferimento rimase inalterato, con la quale condivideva consumi ed osservava gli stessi obblighi giuridici e amministrativi, divenendo così l’istituzione territoriale detta “ Provincia”..

 

 

Buon Venerdì 16 ottobre 2026

 

Buon Venerdì 16 ottobre 2026                                        Santa Margherita -San Gerardo–San Edvige – San Vitale

Dopo la  sconfitta  del Napoli e della Roma nellr gartite di coppa dei Campioni Europei, nelle gare invece di “Europa League, la Juventus e il Milano, hanno vinto con succcesso.   ed oggi, si rivive  il torneo nostrano  calcistico nazionale, quello dello scudetto. Rileviamo intanto che  in alcuni stati esisste  ancora la pena di morte, come nella democraica civile America e in molti stati islamici dei Medio Oriente,        

Dopo questa mia  constatazione della recente realtà, “Carissime amiche lettrici e Stimatissimi amici lettori”,  vi posterò  una curiosità storica partenopea riguardante il litorale sinistro del “Goldo di Napoli..                                                                                                     Dalle curiosità storiche di Sasà’O Professore

Il Litorale Orientale (sinistro) del Golfo di Napoli

Il litorale orientale (sinistro) del Golfo di Napoli, che va da San Giovanni a Teduccio fino a Ercolano (passando per Portici), è caratterizzato da spiagge di sabbia scura/volcanica e scogliere frangiflutto, interessato negli ultimi anni da progetti di riqualificazione e bonifica. +

Tra le Principali spiagge ci sono :                                  Spiaggia di San Giovanni a Teduccio / Pietrarsa (Napoli) caratteristiche arenile lungo e stretto con sabbia grigia e scura, protetto da scogliere frangiflutti, dispone di un tratto di spiaggia attrezzata (con ombrelloni, sdraio, sedie per disabili, docce e servizi igienici) e di una passeggiata lungomare riqualificata vicino al Museo di Pietrarsa.

o   La zona ha affrontato anni di divieti di balneazione per inquinamento, ma è stata oggetto di interventi di bonifica e miglioramento ambientale.]

·        Spiaggia Libera "Franceschiello" (San Giovanni a Teduccio)

o   Caratteristiche: Una piccola spiaggia libera e tranquilla in Strada Boccaperti, spesso dotata di ombrelloni e sedie di base e docce.

Spiaggia delle Mortelle (Portici),caratteristica e popolare spiaggetta pubblica di natura vulcanica a Portici, molto frequentata dai residenti della zona e facilmente accessibile.

o   dispone di docce, servizi igienici e spogliatoi.

o   L'ambiente circostante e la pulizia dell'acqua possono variare a seconda delle correnti e del periodo estivo. Spiaggia Libera di Ercolano (Via Marittima)

o    situata a pochi minuti a piedi dagli scavi archeologici di Ercolano, è una spiaggetta di sabbia nera vulcanica frequentata dai locali.

o   L'area è vicina a zone di rimessaggio/scarico di barche e i parcheggi nelle vicinanze sono perlopiù privati.

o   A Portici  esiste il "Lido Dorato” che  e la spiaggia principale di Portici. Lido Arturo,  delle Mortelle                                                          Il Lido Dorato è una lunga spiaggia caratterizzata da sabbia scura di origine vulcanica mista a ciottoli. Si trova nella zona costiera della città ed è consigliato l'uso di scarpette da scoglio per entrare in acqua. Esiste inoltre una struttura vicina denominata Lido Dorato Beau

·        Lido Arturo: È uno stabilimento balneare attrezzato che offre servizi come ombrelloni, lettini, un bar          S ty Farm in Corso Giuseppe Garibaldi.

·        Spiaggia: delle spiagge che è libera, più nota e riqualificate di Portici, con sabbia nera a grana grossa, vista sul Golfo di Napoli e servizi dedicati anche all'accesso per disabili motori.

 

Nei miei ricordi adoscenziali con le mie sorelle e  i miei fratellini, si  andava a bagnarvi nella spiaggetta del Lido Forato, che era  una piccolissima ma splendida spiaggetta, e lungo un vialone per ad accedervi , c’era  una gabbia con un pavone che al nostro apssaggio , apriva  la meraviglioisa coda (un vero spettacolo).

La spiaggeta del lido è dominata da una scogliera che la protegge dall onde tumiltose..

A proposito ricordo che negli anni ’60  per raggiungere il lido Dorat di Porttici si prendeva il Tram da piaza Garibaldi fino al arrivare a piazza San cCiro d i Portici

Le immagini sono :

Spiaggia Libera "Franceschiello" (San Giovanni a Teduccio

La spiaggia del libo dorato di Portici.



 

 

giovedì 15 ottobre 2026

Buin Giovedì 16 ottobre 2026





 

Buin Giovedì 15 ottobre 2026                               Santa Teresa – Santa Tecla – San Leonardo

 Dopo la  sconfitta della squadra del Naèpli nella gara di coppa dei Campioni Europei con il Villareal, anche la squadra della Roma è stata sconfita con il riscultato di 4 a 3  dop che era andata in vantaggio, 3 a 1, contro la spagnola, Real Madrid Ugualmente si va avanti e si vive la nostra esistenza calcistica; bisogna accettare tuttto con tanto coraggiio, ma soprattutto saper superare questi eventi, che fannno parrte delle vicissitudini della vita, non sempre favorevoli.

Dopo questa mia  riflesssione della recente realtà, “Carissime amiche lettrici e Stimatissimi amici lettori”,  vi posterò  una curiosità storica partenopea , dopo quella mitologica di Europa e della moneta “Euro”.                                                                            Dalle curiosità storiche di Sasà’O Pfrofessore

Ville di Posillipo di Napoli

La rinomata bellezza del golfo di Napoli sin dall'antichità, è stata scelta per la costruzione di innumerevoli, ricchi e vasti impianti di ville.           Fin dal tempo dei Romani possedere una dimora per gli “otia” in città, come Napoli, era sinonimo di grande potere e successo sociale. Oggi le loro rovine sono riscontrabili prevalentemente lungo la costa di Posillipo

Intanto le terribili speculazioni edilizie, che caratterizzarono soprattutto gli anni cinquanta del Novecento, minacciarono e distrussero vari impianti di ville, in varie zone della città, soprattutto a Posillipo e anche al Vomero; mentre quelle sopravvissute alle demolizioni persero in parte il pregio di essere completamente immerse nel verde.  Oggi il loro numero è comunque particolarmente elevato e rappresentano un elemento aggiuntivo al patrimonio architettonico e naturalistico della città. Alcune di esse sono dunque scomparse e presenti soltanto in vecchie cartine o raffigurazioni della città, mentre altre ancora sono state mutilate degli ampi spazi verdi.

Tra le più visibili e ancora esistenti c’è  “Villa Volpicelli”

Villa Volpicelli è una struttura monumentale di Napoli; è sita nel quartiere di Posillipo.                                            La villa è già presente nella veduta di Baratta del 1629, nella quale è chiaramente riconoscibile l'alta torre cilindrica della struttura fortificata del palazzo di Pietro Santacroce, poi dei Gagliardi come lo narra il canonico letterato Carlo Celano napoletano, in seguito, divenne bene demaniale e fu soprannominata il "fortino" o "torretta", tant'è che nella mappa di Giovanni Carafa del 1775, appare come "Cas. di Schitella e Fortino appresso", in ricordo dell'uso da parte dei principi di Ischitella. Nel 1884 venne acquistata da Raffaele Volpicelli, facoltoso commerciante di carboni, il quale ben presto ordinò dei lavori di ristrutturazione, che avrebbero dovuto ridarle il suo primissimo aspetto.     La villa oggi è tra le più belle di Posillipo; è particolarmente interessante il suo vasto giardino, che è nascosto da un muro di cinta: esso si distende verso

Le immagini sono :

Villa Volpicelli  lato esterno,

la spiaggetta di Riva Fiorita protetta dalla scogliera.