domenica 24 maggio 2026

Buon Giorno Buona Domenica 24 Maggio 2026

 

Buon Giorno Buona Domenica 24 Maggio 2026

-– San Davide – Sant’Amalia – Sant’Agata ---

 

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  in questo periodo, Napoli sta avendo una folta massa di turisti, che vengono, a Napoli, per godere le sue bellezze naturali, nonché le capacità del suo popolo, ospitale senza ombra di discriminazione, e per partecipare anch’essi alla gioia di vivere , dimenticando, soprusi, spiacevoli accadimenti, come malanni e amare sofferenze e trepidazioni della vita., come i continui conflitti territoriali, che potrebbero procurare  la terza  guerra mondiale.

Dopo questa mia constatazione, come al solito, anche oggi, non mi resta altro che postarvi, care amiche e amici, oltre ad augurarvi una buona Domenica, una interessante curiosità mitologica, che insegna che: bisogna aver fiduciosa attesa di un risultato positivo, come la pace, che, quanto più auspicata, serve a vivere la nostra esistenza in questo meraviglioso pianeta, la Terra., in quanto : "nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”! .

Dalle Curiosità  Mitologiche di Sasà ‘O Prufessore

Il Vaso di Pandora - Il mito

Chi era “Pandora”, e cosa conteneva il suo Vaso ?

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Diciamo subito che PANDORA rappresenta nella mitologia antica greca la prima donna mortale.

Fu creata dalla partecipazione di tutti gli Dei olimpici , ed alla sua realizzazione con il fine di placare l’ira del Dio supremo dell’Olimpo (Giove), dopo l’affronto ricevuto da parte del titano Prometeo, che lo ingannò avendo donato la luce del fuoco agli uomini.

Il primo fu Vulcano ( Efesto ), che presa della creta dalla madre terra, mescolatala con acqua, creò così l’immagine di una pudica fanciulla simile all’aspetto alle dee immortali. e Atena (Minerva), insegnò alla fanciulla l’arte del tessere, del saper tendere alla quiete familiare e la ornò di una cintura e di una veste.

Afrodite (Venere), poi, oltre a cingerle la testa di un’aurea le donò un bellissimo viso con il fascino amoroso e la capacità di desideri struggenti.

Mercurio infine le pose nel petto la menzogna, le lusinghe e l’inganno e le conferì la voce meliosa, mentre le Ore la inghirlandarono con fiori primaverili, e le Cariti le misero al collo una collana d’oro.

Questa era Pandora e fu inviata sulla terra, come un dono divino ad Epimeteo, (fratello di Prometeo), che divenne poi suo sposo, portando con sè un vaso chiuso, dove erano accumulati tutti i mali, che affliggono l’umanità.

Epimeteo, dimenticando il consiglio di Prometeo di non accettare alcun dono dall’olimpo, fu lusingato dalla bellezza di Pandora e incuriosito del contenuto del vaso inconsciamente l’aprì ; e subito uno sciame di mali e malattie si diffusero, (quali la vecchiaia, la morte, la pazzia, le malattie più nefaste) ricordando agli uomini, che erano mortali e che erano sottoposti al volere degli Dei immortali.

Solo Elpis (la Speranza), che è pure la traduzione di sanscrito, rimase dentro, perché incagliata sotto l’orlo del vaso e non volò fuori. Per questo la Speranza rimasta nel fondo del vaso di Pandora, ha in realtà un senso negativo, che lo avvicina più al significato italiano della parola "Aspettativa", che sta ad indicare che forse è il più terribile dei beni e il più dolce dei mali.

Nella lingua greca Pandora, in primo luogo, significa - (tutta in dono) oppure (ricca di doni) od altresì (colei che dona tutto)

In definitiva “La speranza” è il solo bene, che è comune a tutti gli uomini, e anche la fiduciosa attesa di un risultato positivo, che, quanto più auspicato, tanto più riempie l'aspettativa di paura per la sua mancata realizzazione.

le immagini sottostanti sono;

1) Il Vaso DI PANDORA;

2) Il Titano Prometeo, punito da Giove a portare sulle spalle il …..mondo

3) Il Dio Vulcano (Efesto), che creò Pandora

4) La Dea Atena che veste Pandora;

5) il Titano Epimeteo, fratello di Prometeo e sposo di Pandora

6) La mortale Pandora, che versa il contenuto del vaso, ….ricevuto come Dono dagli Dei Olimpici

 








 

sabato 23 maggio 2026

Buon Giorno Buon Sabato 23 Maggio 2026

 

Buon Giorno Buon Sabato 23 Maggio 2026

–– San Desiderio – San Lucio – Sant’Efebo ---

 

Non si può dimenticare anche se son passati circa 20 anni  dalla apertura della famosa “Discarica di Chiaiano”, iniziata con con la protesta pacifica dal 23 maggio 2008, per evitare quella sciagura, con la deforestazione di un bosco secolare,, come una Discarica, accumulando i rifiuti urbani metropolitani ed anche regionali.

Perdonate questa mio ricordo indimenticabile nel poter affermare che il rispetto dell’ambiente deve essere soprattutto il bene essenziale, per evitare danni e disavventure, in cui i rimedi dopo diventano spesso inutili o impossibili per un vivere sereno per una naturale convivenza.

Ed ora, pensiamo a vivere la realtà, innanzitutto, sperando nell’imminente accordo tra Usa e Iran e la fine dei vari conflitti Russia Ucraina, Israele.

Palestina di Gaza  e della Cisgiordania, e del Libano: contro le postazioni e i miliziani di Hezbollah

Intanto come di consueto, care amiche e amici, nell’augurare, come sempre, una serena e buona giornata, vi posto, una altra interessante curiosità mitologica, che insegna a non essere possessivi con il sentimento dell’amore,

Dalle Curiosità mitologiche di Sasà ‘o Prufessore

La Morosa di Polifemo

 

Lo sapevate che POLIFEMO era innamorato?

Volete sapere di chi era innamorato ?

Diciamo subito che POLIFEMO, era noto come

il Ciclope che, Omero rese celebre nell’Odissea, quando lo descrive come un gigante con un solo occhio, accecato da Ulisse,

POLIFEMO  era figlio di Poseidone e di Toosa., quindi figlio di un Dio e di una Nereide, e come tutti gli esseri viventi, anche lui, fu colpito dal dardo di EROS ( il Dio dell’Amore), per cui s’innammorò della Ninfa GALATEA, (figlia di NEREO e dell’ Oceanina DORIDE,) che tutta nuda appariva sulle onde del mare, ed era molto somigliante alla Dea VENERE, per la sua bellezza. GALATEA respinse i corteggiamenti del rude ciclope, Polifemo, perché amava nascostamente ACI, un pastore, figlio del Dio Italico FAUNO, ( per i greci PAN ) e della Ninfa SIMETIDE.

Venuto a conoscenza della tresca, POLIFEMO andò su tutte le furie, ed accecato dalla gelosia, andò in cerca del suo rivale per campi e boscaglie.

Trovatolo e, afferrato un grosso macigno, glielo scagliò addosso sfracellandolo.

GALATEA per il dolore si trasformò in una fonte, ed invocò il padre GIOVE (ZEUS) di far rivivere, sotto forma di fiume, il suo amato ACI. Così avvenne e tale fiume si identificò con vari corsi d’acqua, che poi hanno dato origine a vari centri della Sicilia, come ACIREALE, ACITREZZA; ACICASTELLO, etc. etc.

Queste sono attualmemte le tre città di ACi:

Questo bel mito dell'amore, desiderato e non appagato, spinge a gesti inconsulti, perciò dimostra che spesso l'amore non conosce limiti, non ammette la non corresponsione del prescelto amante ed è causa di eventuali efferatezze ingiustificate

Le immagini sottostanti sono:

1) Il Gigante Polifemo con un occhio solo;

2) La Nereide,Toosa (madre di Polifemo);

3) Il Dio del mae, Poseidone (Netttuno) (padre di Polifemo);

4) Raffigurazione della ninfa Galatea, (somigliante alla dea Venere);

5) Il pastorello “ACE”, figlio del Dio Italico “FAUNO”, (per i greci PAN) ….e della Ninfa “SIMETIDE”,.mentre amoreggia con la sua amata … Galatea, (seducendola (con le dolci note suonate col suo zufolo);

6) Il Ciclope Polifemo, mentre scaglia un enorme verso Aci;

7) Acireale (la città considerata uno dei tanti capolavori di Giove);.

8) Acitrezza ( ia riviera della città di Catania)..

9) Acicastello (il maniero normanno eretto nella città di Catania.










 

venerdì 22 maggio 2026

 

'Na jurnata 'e sole

Ca bella cosa è ‘na jurnata ‘e sole
Quante te scite e niente te fa male
Nun tiene penziere ca t’affliggene
Nun tiene obblighi ca t’assillene.


Ca bella cosa è ‘na jurnata ‘e sole
Si tiene rendite e trasute’e denare
Ca te permettene ‘e tenè ‘a panza all’arie
Senza sudà, pe t’abbuscà ‘nu piezze ‘e pane

Ca bella cosa è ‘na jurnata ‘e sole
Quanne nisciune te cumanne o te ‘nquiete
E può fa’ ‘e cose ca te piace surtante
E accussì te siente ‘nu vere pataterne.

Ca bella cosa è ‘na jurnata ‘e sole
‘a vita t’appare ‘e ‘n’ata manera.
Te pare ca può risolvere ogne ccosa
Senza affanne, senza  ca te preoccupà chiù ‘e tante

Ca bella cosa è ‘na jurnata ‘e sole
Te scuorde de malanne
Te scuorde de l’affanne
E tiene ‘a voglia ’e nun fa niente

Ca bella cosa è ‘na jurnata ‘e sole
si durasse sempe pe ‘na vita ‘ntera
Ma nun po’ essere ‘na cosa vera
E sule ‘nu sonne, e sule ‘na chimera.

 

Buon Giorno – Buon Venerdì 22 maggio 2026

 

Buon Giorno – Buon Venerdì 22 maggio 2026

--- Santa Rita – San Casto -- Sant’ Emilio ---

 

Abbiamo vissuto direttamente le ultime scosse telluriche del Bradisismo, della zona Flegrea. di oeri,  che procurano sempre momenti di paura immensa, come pure le immagini, viste  attraverso la TV, dei cruenti conflitti, per motivi territoriali, tra la Russia e l’Ucraina e Israele e la Palestina e tra Usa e Iran dove  si spera di arrivare alla pace e alla desiderata normalità, del vecchio secolo precedente. il 1900.

Non si può vivere con.questo clima di trepidazioni continue  l’attuale realtà, anche se purtroppo necessita adeguarsi, a un difficile e incerto futuro, pieno di incogniti avvenimenti..

La vita, comunque, con tutte queste incertezze, è bella a viverla, godendo quei pochi attimi di gioia piacevoli, che vorremo non finissero mai.

, intanto, vi posterò, come di consueto, amiche ed amici una altra intrigante curiosità mitologica, che insegna a non essere presuntosi, e vi auguro buona giornata,

Dalle Curiosità mitologiche di Sasà ‘o Prufessore

Il Mito di Capo Miseno

Tra i Promontori più belli, della Costa Campana, che s'incontrano lungo le placide e azzurre acque dei golfi di Pozzuoli, di Napoli, di Salerno fino a quello di Policastro, si scorge prepotentemente quello di Capo Miseno, che a forma di un alto tumulo, dà la sensazione di trovarsi innanzi ad una gran tomba, eretta per conservare nei secoli i resti dell’eroe troiano “ Miseno” il trombettiere d'Enea, che morì annegato nei pressi di quella montagna.

Il mito di Capo Miseno deve il suo nome alla figura di Miseno, secondo l’epopea omerica, era un compagno di Ulisse, suonava il corno per allietare i vogatori sulla nave nelle lunghe peregrinazioni, quando durante la traversata di quella zona, per il sopraggiungere di una tempesta, cadde in mare ed annegò. Ritrovato il corpo sugli scogli del promontorio, i compagni lo tumularono sotto la montagna.

Secondo la leggenda virgiliana, era ricordato come il trombettiere d'Enea, era figlio di Eolo (il Re dei Venti) e poiché sfidò follemente gli Dei, asserendo che nessun essere mortale o immortale poteva superarlo, quando suonava la sua sublime musica, che era una dolce melodia, che placava ogni malinconia e rendeva sereni gli animi. Per questa sua alterigia, e presunzione irritò un Tritone, un essere marino soprannaturale, che mal sopportò la sfida, e così dando fiato alla sua gigantesca conchiglia, generò una tromba d’aria marina tale, che lo trascinò in mare, facendolo annegare. Raccolte le sue spoglie l’indomani lungo la spiaggia del promontorio, Enea coi suoi compagni gli diede una degna sepoltura sulla montagna, facendo innalzare un tumulo di grossi macigni, sotto il quale fu seppellito il suo remo, le armi e la sua tromba, per far ricordare eternamente quel piccolo eroe.

Dalla forma con cui appare il promontorio, quasi come una gobba della montagna da quel momento fu chiamata Capo Miseno, in onore del povero suonatore naufrago, Miseno. Sulla collina del promontorio fu costruita poi una villa sontuosa, che appartenne nel II sec. a.C. a Cornelia, la madre dei Gracchi, poi fu acquistata da Mario e ceduta infine a Lucullo per 10 milioni di sesterzi, che la trasformò come residenza di lusso grandioso. La villa fu incamerata in demanio imperiale e nel 37 d.C. (come ricorda Tacito) vi morì l’imperatore Tiberio.

Esiste anche una nota dello scrittore greco Stradone, che identifica il promontorio di Capo Miseno, come il paese dei Lestrigoni, esseri giganteschi, che assalirono Ulisse ed i suoi compagni, lanciando dei massi contro la sua nave, uccidendone uno, Miseno.

Qusto mito insegna che “la Modestia” e non “La presunzione”, che è una forma di autostima patologica, spesso associata a comportamenti arroganti e presuntuosi, che si manifestano come un complesso di superiorità, (ed è la più grande nemica di una persona), a volte può procurare effetti negativi imprevedibili,

Le immagini sottostanti sono:

1) La spiaggia di Miliscola con il promontorio di Capo Miseno

2) La scultura del tritone del Bernini;

3) La fontana del tritone di piazza Cavour a Napoli,

4) Il promontorio di Capo Miseno visto dal mare.