domenica 3 maggio 2026

Buon Giorno Buona Domenica 3 Maggio 2026

 

Buon Giorno Buona Domenica 3 Maggio 2026

-– San Filippo – San Giacomo -- Santa Viola –-

 

Per evitare l’inflazione, provocata un po’ dai  conflitti, oin essere  ma anche  per colpa del depauperamento dellescorte di riserve di prodotti petroliferi, che non arrivano più dai paesi produttori, perché non riescono ad attraversare lo stretto di Hormuz, che è bloccato  a seguito della controversia Usa e Iran necessita saper spèndere le proprie risorse economiche al meglio.  

Intanto, la povertà, aumenta e molte attività, cessano con effetti indesiderabili, come la disoccupazione, l’indigenza, la violenza e financo un alcuni casi, la morte.

oggi, come consuetudine vi posterò, care amiche e affezionati amici, un’altra mia curiosità storica , questa volta mitologica,  che parla di un avvenimento storico, la guerra di troia, che abbiamo conosciuto e studiato su i libri scolastici, provocata non come conseguenza del rapimento di Elena, moglie di Agamennone, mentre la causa fu quella del rapimento di Esione, figlia del re di Troia, Laomedonte,

.   Dalle curiosità storiche di Sasà ‘O Professore

Paride, il principe troiano,

protagonista della guerra di Troia

 

Paride, molti si domandano, essendo il principale protagonista dell'arcinota ”Guerra di Troia”, che è conosciuta nello studio dei poemi del grande Aedo greco, ”Omero”, dove si apprende la storia dell’età antica, chi fosse e rappresentasse per scatenare quel tale conflitto? Approfondimento effettivo dei fatti avvenuti in quella parte dei paesi del mondo antico, avviene, quando si leggono i testi denominati “Iliade e Odissea”, dove sono riportate le gesta dei valorosi guerrieri, sia greci, sia troiani, a seguito della guerra sanguinosa di Troia per riscattare l’oltraggio subito dal Re greco Menelao, perché gli era stata portata via la sua bella consorte, Elena, dal principe troiano, Paride.

Iniziamo col dire che il troiano, Paride, era il secondogenito dell’allora Re di Troia, Priamo e della consorte Ecuba, poiché era nato dopo l’altro figlio, Ettore, che fu un eroe, quasi invincibile nella durissima lotta, trai combattenti troiani e greci.

Paride, appena neonato fu portato sul monte “Ida” da Agelao, un fedele servitore di Ecuba, sua madre, per non farlo uccidere, ma abbandonarlo nei boschi, come aveva pure voluto e deciso suo marito Priamo,

(Il Re di Troia), da quando apprese il nefasto vaticinio, la fine del suo regno, dall’altro suo figlio, Esaco, che era chiaroveggente, avuto con una sua concubina, Arisbe. La crudele e sanguinosa predizione della fine di Troia, fu confermata anche da sua figlia legittima, Cassandra, nota anche ella, come oracola, che conosceva il futuro.

Il neonato, piccolo principe Paride, fu, quindi, portato da Agelao, sul monte “Ida”, e cambiandogli il nome, in Alessandro, lo affidò ad alcuni pastori residenti in quei boschi, che lo allevarono e lo protessero. Divenuto un bellissimo e fortissimo giovane, Paride, era ammirato per la sua prestanza fisica e prontezza decisionale, perché sapeva far pascolare e difendere il gregge, a lui affidato, per non farlo rubare dai ladri. Partecipando e vincendo alle gare di giuochi funebri, svolte per volere del re Priamo, per onorare e ricordare il figlio, che riteneva morto, appunto Paride, mise come premio un grande toro al vincitore.

Paride sconfiggendo tutti i partecipanti, tra i quali alcuni suoi fratelli, si presentò alla reggia di Troia per ritirare il premio spettandogli, un toro, in qualità di vincitore. Riconosciuto da sua sorella Cassandra, (chiaroveggente), nel tempio di Zeus-Giove, dove Paride si era rifugiato per sfuggire alla vendetta di Deifobo, un suo fratello, che desiderava ucciderlo con le sue guardie, dopo la sconfitta, subita nelle gare funebri. Infine il bel giovane Paride fu riconosciuto e accolto da sua madre Ecuba, poiché riconobbe il sonaglio, che portava appeso gelosamente sulle sue vesti, come quello, che aveva attaccato sulle fasce del suo neonato, quando lo fece abbondare dal suo servitore, Agesilao nei boschi del monte Ida.

Convinto sia da sua moglie Ecuba, che da sua figlia Cassandra, anche Priamo accettò l’identità di Paride, assegnandogli il suo posto nella corte reale, come principe, poiché fu felice di aver ritrovato quel figlio, che riteneva morto, da quando lo aveva fatto abbandonare in balia degli animali selvatici, che infestavano i noti boschi dell’Ida.

Prima del riconoscimento di Priamo ed Ecuba, un giorno, mentre pascolava le sue mandrie sul monte Gargaro, la cima più alta del monte Ida, il nostro principe troiano, Paride, vide avvicinarsi a lui tre bellissime donne, che erano le Dee (Era, Atena, Afrodite) scortate dal Dio, Ermes-(Mercurio), il quale gli consegnò la mela d’oro, per ordine di Zeus (Giove), destinata a suo inappellabile giudizio, simboleggiante chi fosse la più bella delle tre.

Tale formale richiesta divina, imposta al bel giovane mandriano, Paride, era scaturita, perché, quando tutti gli Dei erano radunati per festeggiare le nozze di “Teti e Peleo”, la Dea “Eris”, quella della discordia, poiché era stata esclusa dalla festa nuziale, lanciò un pomo d’oro (la mela dorata) in mezzo ai festeggianti, partecipanti divini, con lo scopo di doverlo accordare a chi fosse ritenuta la più bella delle tre presenti Dee, (Era-Giunone, Atena-Minerva e Afrodite-Venere). Per farsi scegliere le tre Dee proposero a Paride, delle facoltà onnipotenti per l’essere umano con delle caratteristiche speciali, come quella da parte di Era-(Giunone), che l’avrebbe fatto diventare l’uomo più potente del mondo, mentre la Dea Atena-(Minerva), gli prospettava che se avesse scelto lei, sarebbe diventato l’uomo più sapiente del mondo; infine Afrodite-(Venere), gli garantiva il possesso della donna più bella, che mai si fosse

 Paride, dopo le lusinghiere promesse da parte delle tre Dee, scelse di consegnare il Pomo d’oro, ad Afrodite-(Venere), perché riteneva di essere già un forte e valoroso giovane, e consapevole di un’innata saggezza, perché incuriosito di conoscere la più bella donna, esistente dell’epoca, e possederla con l’aiuto divino. Vivendo alla corte del regno di Troia, il giovane principe Paride, partecipò anche lui a un nuovo concilio, indetto da suo padre Priamo, per esaminare le pacifiche condizioni, offerte dai vari regnanti greci, consegnate da un loro inviato,che era il re di Sparta, Menelao.

Tale pacifiche condizioni erano proposte per evitare il nuovo conflitto tra i regni greci e Troia, che si affacciavano nel mare Egeo, per ottenere la restituzione di Esione, sorella del re Priamo, rapita e fatta prigioniera dal greco “Telamone”, Re di Salamina

Il rapimento di Esione accadde durante un'incursione armata di Telamone, che aveva fatto sotto le mura di Troia, dopo aver ucciso suo padre, Laomedonte e preso come prigionieri, i suoi fratelli maschi.

Tale avvenimento dell’incursione armata avvenne a seguito del rifiuto del ricchissimo re, Laomedonte ma, spergiuro, che non volle pagare il lavoro svolto da suo padre Eaco, che aveva partecipato a costruire con l’aiuto degli Dei, Apollo e Poseidone, le mura della cittadella fortificata di Troia. Telamone si prese come ricompensa della partecipazione al conflitto vinto, oltre i 7' figli maschi dello spergiuro re troiano, Laomedonte, anche la bella figlia, Esione, perché. attratto dalla bellezza della fiera principessa troiana, promise di sposarla, se avesse accettato la sua richiesta, avrebbe, potuto riscattare la libertà di uno solo dei fratelli, suoi diventati prigionieri. Esione, accettò il compromesso, dando come riscatto per la liberazione di uno solo dei suoi fratelli, perfino il suo velo dorato con cui era coperta. Esione, quindi, scelse il fratellino Podarce, che da quel momento prese il nome di Priamo, che significa appunto ”Riscattato”, e seguì il suo nuovo compagno, Telamone, sull’isola di Salamina, dove gli diede il figlio Teucro.

sabato 2 maggio 2026

Oggi cche è sabato, dopo la giornata festiva di ieri

 

Oggi cche è sabato, dopo la giornata festiva di ieri , la festa dei lavoratori vi postero anche curiosità storica interessante , perche noi napolwtano parliano in Dialetto e non nel idioma nazionale ufficiale, l’italiano.

Dalle curiosità di Sasà ‘O Professore

La Lingua Napoletana

La Lingua Napoletana è stata relegata a definirsi “Dialetto”, a causa della contrapposizione, intercorsa fra il Re (di Napoli e di Sicilia), Federico II° di Svevia, e il Papa dell’epoca, Innocenzo IV° nel 1245.

La vicenda storica narra che, a seguito del rifiuto di Re Federico II°, avvenuto nel 1212 quando divenne Imperatore di Germania, di non voler procedere ad un’ulteriore Crociata, voluta da Papa, Innocenzo IV°, dopo avervi partecipato da protagonista nella Sesta, e pertanto fu da quest’ultimo scomunicato, e nei cedolari legislativi, nelle bolle Statali e nei libri, che s'incominciano a diffondere, intimò ai sudditi di tutta la penisola italiana, e dell’allora cristianità, di non utilizzare il linguaggio usato, il Napoletano, dallo scomunicato Sovrano, e di servirsi di quello fiorentino, il cosiddetto “Volgare”.

Quest’avvenimento non ha precluso al Napoletano, la sua lingua parlata, imperante fino al 1860 in tutto il meridione nel regno, appartenuto ai Borboni, di essere una delle lingue più conosciute al mondo, grazie alla diffusione delle sue meravigliose canzoni, che, varcando oceani, superando interi continenti, vengono cantate con parole solamente in napoletano e senza bisogno di traduzione.

Il Napoletano è una lingua, che trae origini dal latino, ma prima ancora dall’Osco-Sabellico, dal Greco, dal linguaggio dei Fenici, dal Bizantino, dal Francese, dallo Spagnolo, negli ultimi tempi si è arricchito di vocaboli dall’Inglese e perfino dall’Americano, durante la seconda guerra mondiale e la conseguente occupazione delle truppe alleate. di Napoli

Una caratteristica del Napoletano parlato è che spesso le vocali, se non toniche, (quando cioè non cade l’accento) e quelle utilizzate in fine di parola, non vengono pronunziate distintamente, anzi acquistano un suono indistinto, che viene definito dall’alfabeto fonico internazionale “Schwa” (temine antico ebraico per dire insignificante) e viene trascritto col simbolo ə (una e capovolta) per indicare che è una vocale semimuta alla francese.

 

Le immagini sottostanti sono:

Federico II° di Svevia ( Re di Napoli, di Germania e del Sacro Impero d’Occidente)

Il Papa Innocenzo IV°

 

 

Lo Schwa (Simbolo del significato di “Insignificante


 

Buon Giorno. Buon Sabato 2 Maggio 2026

 

Buon Giorno. Buon Sabato 2 Maggio 2026

-Sant’ Attanasio-San Flaminia-San Ciriaco-San Cesare---

 

. “l’Orgoglio e la Dignità “, sono sentimenti, che producono effetti speciali, come reazioni ad un torto ricevuto, e fanno  dispiacere al proprio animo, facendo apparire. chi li esprime, un soggetto, che ha un comportamento di superbia, di supremazia di se stesso nel senso di autostimarsi,

Non sempre tali atteggiamenti, producono effetti positivi, perché necessita, a volte, per vivere la quotidianità, essere umili e saggi per saper affrontare altri soggetti, specie i propri genitori, quando, sono irremovibili e risoluti, che li condannano, imponendo le loro ragioni.

Da buon napoletano si dovrà utilizzare, in questi casi, un termine partenopeo : ” ‘A Cazzimma” cioè : (Fare buon viso a cattivo gioco).

Gli atteggiamenti di superbia e di supremazia sono spesso provocatori nel senso di autostimarsi fuori luogo, credendo quasi sempre di avere ragione, e non capire le altrui convinzioni.

Intanto stamane, come faccio quotidianamente, cari amici e amiche, che mi leggete. vi posterò una mia  curiosità storica, che parla di un avvenimento storico, che fa affermare il concetto di donna, definito ancor oggi,  una donna, che reca solo guai, che  è :
 “Bella come il Diavolo di Mergellina”.

 

Dalle curiosità di Sasà ‘O Professore

'0 Diavule 'E Mergellina

Finalmente ci sono riuscito ad andarlo a vedere da vicino, il famoso volto della donna raffigurante

“il Diavolo di Mergellina”, dipinto su tela del pittore Leonardo Grazia da Pistoia. 
E’ stata una calda domenica d’agosto, la città era quasi deserta e quindi si potette facilmente attraversare l’amata metropoli (la mia città Napoli) da un capo e all’altro senza ingorghi, e cosi senza fretta , perchè avevo necessità di non fare tardi per la visita prefissatami (andare a vedere il famoso quadro                “ ’o diavole ‘e Mergellina “), per il fatto che si trattava di far visita in una chiesa, che aveva un orario fisso da rispettare per la celebrazione delle messe domenicali. 
Faceva molto caldo fin dalle prime ore del mattino, era una di quelle domeniche soleggiate dell’estate napoletana, che invitano ad andare al mare e sdraiarsi su qualche arenile ad abbronzarsi a prendere il sole.

Il desiderio di osservare da vicino il bellissimo viso del diavolo di Mergellina era tanto, che mi sobbarcai anche l’onere di  sopportare quel caldo torrido, che sfiorava la temperatura di 36 – 38 gradi, ma ne valse la pena. 

 

Il quadro è esposto nella cinquecentesca chiesetta di Santa Maria del Parto, ubicata su una panoramica terrazza, nei pressi della celebre baia di Mergellina, (come punto di riferimento i famosi chioschi, divenuti poi di tipo di bar, e noti ora come gli chalet del celeberrimo borgo di Mergellina).

Non dissertiamo, andiamo al dunque, stiamo dicendo della famosa tela raffigurante- ‘o Diavole ‘e Mergellina “.

Dopo aver parcheggiato con il grattino di un'ora e più nelle apposite striscie blue la macchina nell’omonima via Mergellina, senza  saperlo mi trovavo proprio  sotto la chiesetta e mediante un’ ascensore, che era posto proprio sulla  stessa strada qualche metro più avanti, al civico 9/bis, si accedeva direttamente nell’androne della famosa chiesa, che custodiva oltre alla celebre tela, anche, il magnifico sepolcro e tomba del poeta Jacopo Sannazaro, che era stato proprietario dell’immobile, che aveva desiderato testamentariamente  essere sepolto nella  chiesa da lui voluta ed edificata e poi intitolata, dal suo poema , “De Partus Virginis” , (Il parto della Vergine da cui la chiesetta prende il nome).

Guardando il quadro “ il diavolo di Mergellina” si rimane estasiati dalla bellezza voluttuosa del bel viso con il quale il pittore Leonardo da Pistoia , seppe raffigurare il diavolo con l’aspetto di un orribile mostro con il corpo a somiglianza di un immondo drago.

 

La storia inerente il quadro è presto narrata, e si rifà ad una leggenda napoletana relativa ad una storia veramente avvenuta, riportata e scritta dalla giornalista e scrittrice, Matilde Serao e ripresa poi dal letterato e storico, filosofo Benedetto Croce, per affermare il concetto e per definire ancor oggi  una donna che reca solo guai  è :
 “Bella come il Diavolo di Mergellina”.

La leggenda o meglio la storia, narra che:il vescovo di Ariano, Diomede Carafa, ottenne una schiacciante vittoria sulla tentazione di una nobildonna napoletana identificata in donna Isabella, Vittoria d’Avalos. Messer Diomede era follemente innamorato di donna Isabella, bellissima nobile della Corte Vicerale, per la quale scriveva infuocate lettere d’amore, ma lei cha aveva fama di donna crudele e disamorata non faceva che sorridere delle sue lettere, giocava con lui come il gatto col topo, lo illudeva, lo blandiva con le sue arti, poi d’impeto lo cacciava nel più profondo sconforto “abituata a questi sottili e malvagi godimenti, ella si compiaceva stringere quel cuore in una mano di ferro,lo soffocava a poco a poco e poi ridandogli la vita carezzandolo con mano leggiera e vellutata, si dilettava a far sussultare di dolore quell’anima, gittandola bruscamente nella disperazione……Il mondo le maledice, le disprezza, ma il mondo le ama, l’uomo le ama, così è, sempre, così, sempre, sarà” (cosi descrive la storia la Serao).

 Donna Isabella dopo un anno di schermaglie disse di amarlo e al povero Diomede sembrò di raggiungere l’estasi, ma breve fu la stagione dell’amore, poco tempo dopo lo abbandonò per altri uomini. Diomede, cieco pazzo d’amore non comprendeva, soffriva e si ubriacava di quella sofferenza. La passione lo dilaniava, giorno e notte; alla fine si decise ad ordinare un quadro al suo amico pittore Leonardo grazia da Pistoia, che avrebbe dovuto dipingere un mostro orribile con il volto  angelico della sua Isabella, insieme  ad un immondo demone tentatore,

 e così ogni volta che l’avesse guardata avrebbe  provato solo ribrezzo ed orrore, e così guarì. Sotto la tela vi fece apporre il motto ”Et fecit vittoriam halleluja” alludendo sia al trionfo di San Michele che al suo.

 Il viso della donna è dipinto  così bene da apparire bello ed  con un aspetto tanto voluttuoso che i napoletani, come riporta Benedetto Croce in “Storie e Leggende Napoletane” edito nel 1919, ne rimasero affascinati a tal punto che ancor oggi  definiscono una donna, che reca solo guai è  “Bella come il Diavolo di Mergellina”. Una copia della tavola, attribuita allo stesso Leonardo da Pistoia, è esposta presso il Museo – Convento di San Francesco dei Frati Minori Conventuali di Folloni frazione di Montella in provincia di Avellino


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Diomede Carafa, era vescovo di Ariano Irpino divenne in seguito cardinale , perchè nominato da papa Paolo IV (suo zio), che  l'elevò al tale rango, (Cardinale-prete del titolo di San Martino ai Monti nel Concistoro del 20 Dicembre 1555). Morì  a Roma l'11 dicembre 1568 e lì fu sepolto nel suo titolo..

Dimenticavo:

Dopo aver visto ed ammirato il dipinto del ”il Diavolo di Mergellina”, poiché s’era fatto l’ora del pranzo, decisi con mia moglie di andare a Riva Fiorita di Posillipo, nel noto ristorante Di GIuseppone a Mare, perchè non ero mai potuto andarci a pranzare, quando da giovane andavo a fare i bagni in quella 

baia di “Riva Fiorita”.                  Pranzammo varie specialità marinare, ma la sorpresa fu in conto da pagare, che fu salatissimo, ma, avendolo potuto permettere, ero ugualmente contento di aver gustato i vari piatti con prodotti marinari del nostro meraviglioso golfo di Napoli.





 

 

 

venerdì 1 maggio 2026

Buon giorno Buon Venerdì 1 Maggio 2025 – San Clemente – San Sigismondo ---- – Festa dei Lavoratori

 

Buon giorno Buon Venerdì 1 Maggio 2025
– San Clemente – San Sigismondo ----
– Festa dei Lavoratori
, Senza un effettiva garanzia di sicurezza, sui posti di lavoro, causando tanti decessi ( note come le Morti Bianche), che privano la dignità, il piacere e la libertà, del lavoro. Tali Circostanze, previste e sancite nel Primo Articolo della Costituzione Italiana, che recita: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul Lavoro”
Il primo maggio, insomma, oltre ad essere una ricorrenza festiva e gioiosa del lavoro, è un’esigenza fondamentale degli esseri umani (i)avoratori), che si sentono protagonista del benessere creativo e produttivo dell’intera collettività,
Non sono mai mancato a questa ricorrenza, sfilando con il mio gruppo chiaianese, del 1° maggio dal 1960 tranne il quello del 1975, perché nacque mio figlio.
Dopo questa attenta riflessione sul lavoro, che spesso è precario e procura la morte degli operatori per mancanza di sicurezza, desidero festeggiare ugualmente, almeno tramite il Computer, postandovi, care amiche e affezionati amici, una mia curiosità storica, che parla di un avvenimento storico, che turbò, non poco, il popolo napoletano per l’ottusa caparbia di un sindaco , che volle imporre, con il suo potere dominante dell’epoca, per il suo volere e tornaconto. assoggettato al potere del regnante savoiardo dell’epoca.
Dalle curiosità di Sasà ‘O Professore
La Toponomastica storica di Napoli
Via Roma - già Via Toledo
Sfogliando la toponomastica della nostra città (Napoli) mi ha incuriosito e mi ha colpito, come è possibile, che il servilismo più becero fino alla sottomissione dell’autorità del regnante di turno, arrivi a far ridicolizzare una carica elettiva pubblica autonoma, come quella di Sindaco, imponendo il proprio farnetico punto di vista, fregandosene del parere contrario dell’intero Consiglio Comunale e della comunità partenopea. dei vari letterati ed insigni storici.
Questo avvenne il 10 ottobre 1870 quando il Sindaco di Napoli in carica era, l’Onorevole. Paolo Emilio Imbriani,
(a seguito del cannoneggiamento del 20 settembre 1870 delle mura Aureliane a Roma ed il loro abbattimento, che aprì la famosa breccia di Porta Pia, mentre i fanti ed i bersaglieri dell’esercito del re Savoia, Vittorio Emanuele II°, conquistarono la città, e posero così fine al potere temporale del Papato e l’unità d’Italia fu ultimata con quell’atto, e l’annessione ufficiale avvenne il 2 ottobre 1870 con un plebiscito), il Sindaco Imbriani esultò non poco e dopo un aspro dibattito, durato diversi giorni, decise con un ignobile compromesso, pur di averla vinta, di cambiare la strada cittadina, Via Toledo, (l’emblema della passeggiata tipica dei napoletani), che la consideravano e, come lo è ancora tutt’oggi, la strada principale e più caratteristica della città, in Via Roma già Via Toledo
La decisione sulla soluzione adottata spaccò l’intera cittadinanza e nacquero in tutta la città diversi comitati per ottenere il ripristino della vecchia intitolazione. In accesi contraddittori scesero in lizza personaggi letterati ed insigni storici di fama mondiale, come il professore Bartolomeo Capasso, che era sicuramente contrario, ritenendo pazzesco cancellare ben 334 anni di storia patria napoletana.
Via Toledo, infatti, era stata inaugurata il 1536 dal Viceré spagnolo, Don Alvarez de Toledo, marchese di Villafranca, governando il re spagnolo, Carlo V°., convinto assertore della magnificenza architettonica, ricca di una concezione e di un vivo desiderio di vedere abbellita ed ingrandita la città di Napoli, che era la capitale del Vicereame, da lui governata, anche per attrarvi e farvi insediare le nuove grandi famiglie feudali.
Lo stesso Sindaco Imbriani; non poté fare a meno di riconoscere i meriti del Viceré spagnolo, anche se la sua proposta suffragata da una caparbia ostinazione deliberò il cambiamento, consegnando così il nome all’oblio toponomastico.
In città per evitare furiosi disordini, a seguito della sostituzione delle vecchie targhe stradali, (Via Toledo) con quelle nuove (Via Roma già Via Toledo) si rese necessario far piantonare la notte l’intero tracciato stradale da guardie municipali.
Il Sindaco, Paolo Emilio Imbriani, restò tale per pochi mesi ancora, fino alla sua morte fu apostrofato col seguente motto:
“ un detto antico e proverbio si noma,
dice : tutte le vie menano a Roma;
Imbriani, la tua molto diversa,
non mena a Roma, ma mena ad Aversa.”
La toponomastica cittadina della Via Roma a Napoli tornò ad essere Via Toledo nel 1980, dopo un periodo di quasi 110 anni, in cui la strada era stata chiamata così in onore della capitale del Regno d'Italia.
La decisione di riportare alla strada il suo nome originale fu presa dalla commissione toponomastica dell'amministrazione comunale, retta dal Sindaco, Maurizio Valenzi.
Sintetizzando quindi::
1870: Via Toledo diventa Via Roma per volontà del sindaco Imbriani.
1980: Via Roma torna ad essere Via Toledo per volere della Giunta Valenzi.
Le immagini sottostanti sono:
la targa di via Roma ex via Toledo (apposta nel 1870 dal sindaco imbriani)
On. Paolo Emilio Imbriani, Sindaco di Napoli
Manicomio di Aversa
Don Pedro Alvarez de Toledo (Marchese di Villafranca) On. Maurizio Valenzi – Sindaco di Napoli