martedì 11 agosto 2026

Buon giorno Buona Martedì 11 Agosto 2026

 Buon giorno Buona Martedì 11 Agosto 2026       Santa Chiara  - Sanata Susanna

 Continua ancora, in questa seconda settimana di agosto   questo caldo eccessivo, mai sentito prima, che fa sudare enormente, diventando insopportabile. Speriamo che finisca presto!  

Oggi intanto, ugualmente vi posterò una interessante mia curiosità, non mitologica, nè storica, ma di una festa tradizionale campana, riguardante un evento speciale,  riguardante la deviazione dell’acqua di un fiume.

Dalle Curiosità della Campania di Sasà ‘O Professore

A Chiena Campana

 

‘A Chiena Campana è la storica festa dell'acqua,  in cui le acque del fiume “ Tenza “ vengono deviate per scorrere lungo il corso principale del centro storico abitato.

Cosa è festa dell'acqua. “ ‘A Chiena “

‘A Chiena, è uno degli eventi più rappresentativi della città di Campagna, che è una tradizione unica nel suo genere. Nel Secoli fa, fu un ingegnoso sistema per pulire le vie cittadine  di Campagna,  durante il periodo estivo. Attualmente l'edizione nel 2026 si svolge dal 19 luglio al 23 agosto, offrendo passeggiate nell'acqua, eventi culturali e le tradizionali "Secchiate" collettive.

 Nel tempo “’A Chiena” è diventata un simbolo dell’identità Campagnase, capace di coniugare storia, tradizione e convivialità.

Anche per l’edizione del  2026,  la “Pro Loco Città di Campagna” ha proposto un ricco programma di appuntamenti, che animerà il centro storico dal 19 lulgio 2026 al 23 agosto 2026:

Il calendario  prevede, infatti, eventi culturali, spettacoli, musiche, visite guidate e le immancabili “Secchiate”, momenti di festa, che coinvolgono grandi e piccoli in un’atmosfera autentica  e coinvolgente

L’edizione 2026 de “ ‘A Chiena” si svolgerà a Campagna (SA) dal 19 luglio al 23 agosto con questo calendario:

Domenica 19 luglio 2026
Domenica 26 luglio 2026
Domenica 2 agosto 2026
Domenica 9 agosto 2026
Domenica 23 agosto 2026

Per assistere sia alla passeggiata che si svolge alle ore 12, sia alle “Secchiate” delle ore 15,\30, occorre munirsi del biglietto per “l’Ingresso alla A Chiena” che è uno dei più rappresentativi eventi della città di Campagna,  (è una tradizione unica nel suo genere), per poter, poi, fruire anche dell’utilizzo dei servizi utili e necessari, messi a disposizione dei partecipanti.

 Vivere “ ‘A Chiena “ è un’esperienza unica, riscoprendo una tradizione, che continua a raccontare la storia, la cultura e  l’anima della città di Campagna.


 

lunedì 10 agosto 2026

Buon giorno Buona Lunedì 10 Agosto 2026

 

                                                                                                                          



Buon giorno Buona Lunedì 10 Agosto 2026

San Lorenzo

 

Dopo aver vissuto  e festeggiato con la mia famiglia più  intima, consorte, figlio, nuora e nipotino l’annuale ricorrenza del mio onomastico, inizio questa nuova setimana, ancora con questo caldo eccessivo , insopportabile, che fa sudare enormente.. ,  

Oggi intanto, ugualmente vi posterò una interessante mia curiosità, del passato, non mitologica, nè storica, ma di un mistero,  riguardante una delle tante credenza popolari partenopee, noto, come  la famosa e malinconica storia d’amore di una giovane sposa napoletana

Dalle Curiosità dei Misteri  della città di Napoli

La sposa di Capodimonte

Nelle serate di primavera, il suo spirito di una giovane sposa appare sulle scale della Basilica dell'Incoronata Madre del Buon Consiglio  di Napoli (detta "la Piccola San Pietro").

·        Il fantasma indossa un velo bianco e aspetta un amore che non arriverà mai.

Secondo la tradizione partenopea La storia fu riportata dalla celebre scrittrice e giornalista napoletana Matilde Serao ,nei  uoi racconti e i miti napoletani, tra cui spicca la fascinosa e malinconica storia legata alla Basilica dell’Incoronata del Buon Consiglio, che è una costruzione imponente che si trova su via Capodimonte n. 13- e ripresa poi da Marco Ilardi

Marco Ilardi un imprenditore digitale titolare di Micropedia, uno sviluppatore software

Che ne parla  in un suo  articolo:

La storia della sposa di Capodimonte

Iniziamo col dire che La Basilica di Capodimonte, detta la Basilica dell’Incoronata del Buon Consiglio è una costruzione imponente che si trova su via Capodimonte 13, nota ai più come “La Piccola San Pietro” per l’impronta architettonica che ricorda in parte la Basilica romana. All’interno custodisce dipinti di grande valore del Seicento napoletano, oltre alle tombe di alcune principesse di Casa Savoia e al celebre “quadro miracoloso” della Madonna del Buon Consiglio.

E’ facilmente raggiungibile con la tangenziale uscendo appunto a Capodimonte e si trova immediatamente sulla destra dopo la curva in tutta la sua imponenza.

Oltre alla chiesa è possibile visitare anche delle bellissime catacombe paleocristiane chiamate le catacombe di San Gennaro.

Una pietra commemorativa, posta all’ingresso, ricorda un evento singolare avvenuto durante il terremoto del 1980: la scultura mariana collocata sulla facciata crollò improvvisamente, dividendo la statua in due parti — il corpo con il Bambino e la testa della Vergine — senza provocare alcun danno ai fedeli, fatto che la gente del posto interpretò come un segno soprannaturale.

Ecco però “La storia della sposa di Capodimonte

Sui gradini di questa stessa Basilica aleggia la storia di una giovane donna, morta prima di pronunciare il fatidico “sì”. Non esiste documento che ne testimoni l’identità, né l’età precisa: per tutti è semplicemente «’a sposa ‘e Capodimonte». La tradizione popolare racconta che il suo spirito prenda forma nelle sere di primavera, quando l’aria ancora non è calda, e che si manifesti solo alle ragazze nubili. La figura appare con il volto coperto da un lungo velo bianco, mentre attende senza sosta l’arrivo dello sposo che non giungerà mai.

Dicono appaia soprattutto nelle sere di primavera,  forse lo stesso periodo in cui si spense per colpa della tubercolosi, malattia che secoli fa mieteva vittime nei ceti più poveri, aggravata da condizioni igieniche precarie e da una diffusa malnutrizione. La febbre, i deliri e l’assenza di cure adeguate la condussero all’ultimo respiro proprio quando stava per raggiungere l’altare. Il giorno successivo, i drappi e gli addobbi bianchi lasciarono spazio ai segni del lutto, mentre il parroco commemorava un funerale anziché celebrare un matrimonio.

Si racconta che la figura compaia solo nelle notti di luna piena alle ragazze nubili, immobile sulla scalinata, con il volto celato dal velo che il vento sembra muovere in modo innaturale. Non c’è mai traccia dello sposo che lei aspetta da un tempo indefinito, eppure i passanti riferiscono di uno sguardo intriso di speranza e malinconia. Qualcuno l’ha descritta mentre solleva appena il capo, come se volesse scorgere in lontananza chi non arriverà mai.

Altre versioni sulla sua morte dicono che avendo appreso della morte del suo amato sposo si suicidò su quegli stessi gradini. Un altra versione dice invece che dopo essere stata abbandonata sull’altare, si sia gettata dal dirupo che si affaccia sulle cave di tufo della Sanità.

In ogni caso la stessa maestosa chiesa, nota come “La Piccola San Pietro” per il rimando architettonico a San Pietro in Vaticano, avrebbe dovuto essere il luogo del sì e invece si trasformò in una tomba.

Per molti napoletani, la sposa in attesa rimane un’immagine dolorosa e romantica al tempo stesso: un simbolo di gioventù spezzata e di promesse non mantenute. Nessuno sa se sia leggenda popolare o un frammento di realtà tramandato da secoli, ma ancora oggi c’è chi passa davanti alla Basilica sperando di vederla, forse per un brivido di curiosità o per l’illusione di poterla consolare anche solo con uno sguardo silenzioso.


 

domenica 9 agosto 2026

Buon giorno Buona Domenica 9 Agosto 2026

 

 

  Buona Domenica 9 Agosto 2026                                                Santa Teresa  della Croce                                                               San Romano – Santa Candida

Dopo aver visto  pure essendo abbonato a Dazn, ho dovuto pagare per assistere in Tv alla gara amichevole tra il Napoli e il Celta-Vigo spagnolo, mi sono convinto che il Napoli non è una grande squadra, che  potrà competere nei prossimi tornei, calcistici sia nazionali , che europei pur ammirando l’impegno profuso dei suoi atleti giocatori. ,  

Oggi intanto vi posterò  una interessante mia curiosità, non mitologica, nè storica, ma economicamente territoriale

Dalle Curiosità mitologiche, storiche,                     geografiche e territoriali di Sasà ‘o Professore

La Città Metropolitana di Napoli,

A Proposito della Città Metropolitana di Napoli, che prima della sua istituzione ufficiale dal 1° gennaio 2015, si identificava con la precedente istituzione territoriale, nota come “la Provincia di Napoli”, e comprende i noti Comuni del Demanio, una volta, denominati Casali.

Il primo documento, che parla di quantità di casali di pertinenza del territorio intorno a Napoli, è un cedolare angioino riguardante la riscossione delle imposizioni fiscali dette  “Collette” (tale imposta era dovuta secondo il numero dei fuochi, cioè nuclei familiari, che risiedevano nell’insediamento rustico ed era  denominata per questo “ Focatico”), in cui erano registrati  43 casali secondo la trascrizione dello storico dell’epoca, Antonio Chiarito.

Si dovrà giungere infine a poter affermare che la definita  istituzione dei Casali, fu il 26 febbraio 1266 , dopo che l’esercito francese di Carlo d’Angiò, sconfitti gli Svevi nella battaglia di Benevento, ebbe la via libera per Napoli, e per ringraziare la cittadinanza per l´aiuto e la devozione, che gli fu dimostrata, diede alla popolazione delle concessioni prima di partire per Palermo, (come è riportato nella fonte storica “ Liber donationum “).

Una di queste concessioni ai Vichi” o “Paghi”(dal Latino) nell’antica divisione ed organizzazione del territorio romano.

 

 infatti sia i Vichi, che i Paghi, erano indicazioni antiche di un  territorio rurale, distante dal centro abitato della città.

( I Vichi , (dal latino Vicus) stava per «quartiere, borgata» e quindi «centro abitato, villaggio».             Tale termine è stato poi adoperato in riferimenti storici, come  elemento di parecchi toponimi (Vico Equense, Vico Pisano, Vicovaro , Lago di Vico , ecc.).

I Paghi, (dal latino Pagus)  – erano nell’antico territorio di Roma (e anche nel territorio gallico), dei distretti campagnoli; il pago era considerata l’unità territoriale fino a quando mantenne il suo  solo carattere  rurale..)

 

Con l´avvento di Alfonso d´Aragona, il 28 febbraio 1443 il Re dispose un censimento a fini fiscali detto numerazione dei focolai. Da questo censimento vennero esonerati i casali, creati dagli angioino, evitando cosí di pagare “li 42 carlini a fuoco”, previsti dal censimento, godendo gli stessi privilegi, prerogative ed immunitá della cittá di Napoli.

 

I casali erano 36, e divisi in 4 zone: “ 8 lato mare, 10 entro terra, 10 nella montagna di Capodichino, e 8 appartenenti al monte Posillipo”,\ senza calcolare Torre del Greco, che nonostante rientrasse nel territorio di Napoli, non era considerata casale ,ma castello ben munito.

I casali del lato mare – la costiera destra sotto il Vesuvio erano

 

Torre Annunziata, Resina, Portici, San Sebastiano, San Giorgio a Cremano, Ponticelli, Varra di Serino, San Giovanni a Teduccio.

 

Quelli del lato terra – dell’entroterra -

 

Fraola, Casalnuovo, Casoria, San Pietro a Patierno, Fratta Maggiore, Arzano, Casavatore, Grumo, Casandrino, Melito.

 

Quelli del lato montagna di Capodichino –Lato Nord-Est

 

Marano, Mongano, Panecuocuolo, Secondigliano, Chiaiano, Calvizzano, Polvica, Piscinola, Marianella

 

Quelli del lato montagna di Posillipo –Lato Ovest

 

Antignano, Arenella, Vomero, Torricchio, Pianura, S. Strato, Ancarano, Villa Posillipo.

 

I nomi di certi casali si riconoscono anche oggi, e tra quelli che oggi sono quartiere di Napoli, troviamo:

Varra di Serino, che oggi é il quartiere Barra.
S. Strato, borgo di Posillipo con la sua chiesa dedicata al Santo sulle rovine di un vecchio tempio Romano, proprio nell´anno dell´istituzione dei casali, 1266.
Polvica o Pollica, la sua ubicazione é segnalata a occidente sul monte dei Camaldolesi, quindi è stato incorporato come pure i Camaldoli nel quartiere di Chiaiano.

Il Casale del Vomero invece, ci viene descritto come una contrada sulla collina di Napoli verso oriente, dove i Napoletani nel mese di ottobre concorrono in folle, per godere di quell´aria, della veduta, e del vago orizzonte. 
Piscinola, Piscinula sotto la corte Angioina, era conosciuta per la sua produzione di lino, canape, vino, e frutta.
Secondigliano, addirittura segnalato in provincia di terra di Lavoro, come casale, era conosciuto per la sua produzione di grano, legumi, canapa, e pregiatissimi lini. 

Pianura, villaggio con la popolazione dedita all´agricoltura ed al trasporto di piperno.
Torricchio, che oggi é il quartiere Materdei, Gaetano Nobile nella sua descrizione di Napoli, scrive che sino a cader del secolo XVI, questo luogo veniva chiamato il Torricchio, da una piccola Torre Baronale, che sorgeva dalla sommitá della contrada.

Tra i casali che sono diventati cittá autonome abbiamo Fraola e Mongano, che diventano Afragola e Mugnano, mentre Panecuocuolo era un villaggio, dove oggi sorge Villaricca

A. Summonte nella sua “Historia della Cittá e Regno di Napoli” descriveva cosí i casali di Napoli:

“Questi casali sono abbondantissimi di frutti, dei quali se ne gode tutto il tempo dell´anno, ancora sono fertilissimi di vini preziosi e delicati, di frumento, di lino finissimo, e canapa di gran qualitá, di bellissime sete, vettovaglie di ogni sorta, selve, nocellami, polli, uccelli,

In definitiva, i casali, appartennero interamente al cosiddetto “ Regio Demanio”, e godettero di esenzioni fiscali. Successivamente quando il regno di Napoli era sotto la dominazione spagnola ed i Viceré presero l'abitudine di vendere i casali demaniali per impinguare le casse dello stato iberico. Tale vessazione vicereale  (la vendita dei casali) creò numerose proteste, fino a che Carlo V sali al trono ed accordò nel 1536 lo " JUS PRAELATIONIS "(il diritto di prelazione), ovvero la facoltà dei casali  di riscattarsi; tuttavia, l'ordinanza ebbe un effetto deleterio sulle finanze locali e a molti casali mancò la possibilità economica di esercitare il riscatto; altri invece furono costretti a rivendersi per liberarsi dai debiti contratti.

 L'ordinanza di vendere i casali demaniali continuò fino  al 1637, quando vi furono tante  proteste armate, che esplosero definitivamente  unendosi, poi, alla storica  rivolta di Masaniello, da parte prima tra alcuni casali e poi in tutto il regno. Con l'abolizione del feudalesimo i casali divennero comuni autonomi, ma il legame con la città  di riferimento rimase inalterato, con la quale condivideva consumi ed osservava gli stessi obblighi giuridici e amministrativi, divenendo così l’istituzione territoriale detta “ Provincia”..

 

IL Primo Sindaco della  città metropolitana di Napoli  è stato, Luigi De Magistris, mentre attualmente è Gaetano Manfredi   il Consiglio della città metropolitana  DI Napoli ed il suo rappresentale non sono Sindaci  dei comuni, che la comprendono


 

sabato 8 agosto 2026

Buon giorno Buon Sabato 8 Agosto 2026

 

Buon giorno Buon Sabato 8 Agosto 2026 San Domenico –San Ciriaco –Santa Bonifacia

In questo periodo sta furoreggiando nelle sale cinematografiche : Il kolossal Odissea, uscito a luglio 2026 e diretto da Christopher Nolan, che rilegge il mito omerico. Per noi italiani, noto, come Ulisse, che rappresenta l'eterno archetipo del reduce, la cui ricerca della patria e di se stesso, riflette le crisi esistenziali, il sradicamento e il bisogno di comunità nell'era contemporanea         

Quindi è necessario approfondire chi era Odisseo, noto da noi Italiani, come Ulisse, ma soprattutto che fine fece dopo il suo ritorno a ItacaPer tale motivo vi posterò una mia curiosità mitologica, riguardante Ulisse, che fu causa della nascita dell’italica gente.
Dalle Curiosità mitologiche di Sasà ‘o Professore  

La fine di Ulisse

Hai mai saputo come morì Ulisse ?

Ti incuriosisce la fine che fece?


 Le sue gesta eroiche sono giunte fino a noi come un mito, non la sua morte anche se Iniziamo a dire che,dopo tantissime avventure vissute durante il suo viaggio di ritorno, dopo venti anni ritornò finalmente nella sua Itaca. Infatti ne aveva trascorsi, 10 anni nell’ assedio e conquista di Troia, e 10 anni nel peregrinare per tutto il Mar Tirreno, compreso il tempo passato ad oziare presso Circe, che non voleva per nulla al mondo lasciarlo ripartire.

Come per tutti i naviganti la sua morte venne dal mare, incidentalmente per mano del proprio figlio “TELEGONO” (Figlio Nato lontano), nato dalla sua unione con la maga, Circe.
Una statua di Circe fu ritrovata nel 1932, con gioielli, corona, uno scettro, che sembra un lutio etrusco ed è nuda come una Venere. Che fosse davvero una Dea? Anche perchè alla base del monte Circeo c'è una stradina che è intitolata a un santuario di Venere.

Telegono, spinto dalla madre (Circe) alla ricerca del Padre, sbarcò a Itaca. Gettato dalla tempesta sull'isola di Itaca, credendo che fosse l'isola di Corcira (l'attuale Corfù), per sfamare l'equipaggio si diede a saccheggiare il paese e a razziare una parte del bestiame (non sapendo che  era di proprietà prettamente del signore dell'isola) ed ignaro di trovarsi proprio sulla terra del padre, incomincio a predare le greggi.
Ulisse venne informato della razzia da un servo, mentre riposava stanco dopo una giornata ormai dedita solo ai lavori nei campi. Inferocito, corse verso la riva per proteggere il bestiame e per punire il ladro, vi scagliò contro frecce con il suo arco d’argento. Telegono per difendersi vibrò a sua volta la sua lancia, che aveva ricevuto dalla madre, quale dono di Vulcano, la cui punta era fatta col pungiglione di una razza, e uccise il proprio genitore, 

Telegono riconosciuto il padre, lo pianse a lungo e tornò da Circe insieme a Penelope, portandosi dietro il cadavere di Odisseo. 

Trascorso in esilio l'anno prescritto dalla legge, Telegono sposò Penelope,  che anche con passare di tutti quegli anni era ancora giovane e piacente, tanto da far innamorare di Lei perfino il figliastro Telegono.  Circe, accettando la nuova unione  tra Telegono e Penelope,  come regalo di nozze, li invitò ad andare entrambi nelle Isole dei Beati, come previsto dalla profezia di Tiresia  a Ulisse.

Nel riportare il cadavere di ulisse  a Circe, Telegono e Telemaco  con loro c'era anche Penelope, e dopo un avventuroso. ma un breve viaggio infine giunsero ad Eea, l’isola incantata di Circe. Sull'isola incantata Telemaco s'innammorò, come il padre, della sempre giovane e seducente Circe e così i due fratelli formarono due coppie, Telemaco e Circe, Telegono e Penelope. Dall’unione di Telegono e Penelope nacque prima Italo, l'eroe eponimo dell'Italia, fondatore di Tusculo (oggi Frascati) e poi Preneste, che fondò a sua volta l'attuale Palestrina). (Si dice che da Preneste si ebbe, poi,  la stirpe della Italica gente) .

 Quindi noi residenti del Territorio. chiamato Italia, siamo un po' aboriggeni locali da parte di padre (Telegono) e un po' aventi origine Greca da parte di madre (Penelope)

 

Il significato di Ulisse oggi Da Noi, è:

·        Il reduce e la crisi del ritorno: Nell'epoca attuale, segnata da guerre globali, migrazioni e instabilità, Ulisse incarna la condizione del "ritornante", colui che ha visto la distruzione (Troia) e fatica a riconoscere o a ritrovare una casa e un'identità stabili.

·        La frammentazione interiore: L'eroe non è più soltanto l'astuto ingannatore o il dominatore dello spazio marino, ma un uomo lacerato dai ricordi e dal dolore per la perdita dei compagni, specchio delle insicurezze e dei "mostri" interiori dell'uomo moderno.

·        Il valore della memoria e della comunità: Di fronte a un mondo che si sgretola, il mito richiama l'urgenza di ricostruire legami autentici e ritrovare la propria "Itaca", intesa come senso di appartenenza e di ritorno a sé stessi.

·        il personaggio di Ulisse è stato riletto nella letteratura italiana ed europea (da Dante a Pascoli o Joyce), 

 

F La foto sttostante  è :

L'immagine della statua di Circe trovata nel 1932 


 

 

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