Buon giorno – Bun Venerdì 6 Febbraio 2026
--- Santa Dorotea --- Santa Maria Vergine di Montevergine ---
Il giorno 6 di questo mese di Febbraio, dopo la cruenta protesta delle manifestazioni di Torino, oggi si festeggia la ricorrenza della “Madonna Nera”, detta “la Madonna Schiavona, ed è la Madonna di Monte Vergine”, facendo un pellegrinaggio annuale, nel santuario di Monte Vergine a Mercogliano. La madonna di Monte Vergine è considerata protettrice dei più deboli e degli emarginati, come è tramandata in un’antica leggenda per aver salvato da morte sicura, due giovani gay, condannati a morte, perché si baciavano in pubblico, (reato per la società di quell’epoca).
Tale pellegrinaggio è denominato: “la Juta dei Femmenielli”, cioè l’andata degli omosessuali, e per questo motivo è diventata la loro festa.
Carissimi e stimatissimi amici e amiche mie lettrici, poiché mi ritenete una fonte preziosa, di curiosità storiche dei vecchi mestieri del passato, svolti a Napoli.
Dopo aver ricordata la festa di oggi della Madonna di Montevergine, narrerò stamane una delle mie curiosità storiche, che m fanno ricordare i tempi belli, vissuti nella fine del secolo scorso.con il mio genitore paterno, un bravo ecccelente suonatore di vari strumenti, che si dilettava per hobby ad esercitare tale mestiere.
150^( centocinquanta) puntata delle coriosità storiche di Sasà ‘o professore
‘O Liutajo
Il liutaio è un artigiano altamente specializzato, che realizzava, riparava e restaurava tutti gli strumenti musicali ad arco (Violini, Viola, Violoncelli ecc.) e quelli a pizzico (Chitarre, Bassi, Contrabasso e Mandolini), unendo le antiche tecniche, tramandate nel tempo, senza le moderne tecnologie.
L’arte del liutaio non si insegna più come mestiere artigianale e quindi va scomparendo e non incontra l’interesse dei giovani, perché è sinonimo di pazienza, di precisione, di amore, di sentimento e tanto tanto lavoro, che poi non è ben remunerato.
Uno degli strumenti creato, come il liuto napoletano, era il mandolino, che non è un prodotto da poter industrializzare e fa parte di quei lavori tradizionali, (come la costruzione dei pastori per il presepe) per cui necessita un lavoro costante delle mani per saper forgiare dal legno grezzo uno strumento, quale è il mandolino, che potrà far vibrare il cuore di chi lo suona e di chi ascolta le sue melodiose note.
Quando si parla del Mandolino, come lo strumento più noto e rappresentativo di Napoli, è considerato uno degli emblema della città di Partenope, conosciuto tanto all’estero, forse più della lingua napoletana e della stessa pizza. e si è pienamente d'accordo dell’affermazione, anche perché la celeberrima canzone napoletana “ ‘O Sole Mio” , se non è accompagnata e suonata da questo inimitabile strumento, sarebbe poca cosa, perché priva della dolcezza delle note, che esso sprigiona e che sanno parlare al cuore, più di ogni altro strumento musicale. (Con il mandolino canta Napoli). Nella Storia di questo strumento incontriamo tantissimi artisti virtuosi, uno su tutti, poco noto ai napoletani, ma tanto lustro ebbe fuori della sua Napoli, Mario Di Pietro, che ebbe l’onore di intrattenere i soldati inglesi nell’ultima guerra prima che si accingevano a partire per il fronte italiano, allietandoli con le melodie, che sapeva far emettere dal suo mandolino. Nelle grandi orchestre fu relegato a strumento di secondo ordine e non fu mai insegnato al Conservatorio musicale e utilizzato solo dai cosiddetti complessini, noti come la “ Pusteggia”. Quindi il Mandolinista (il suonatore di Mandolino) è sinonimo di pustiggiatore, suonatore per intrattenimento nei ristoranti, o ambulante nelle osterie o per la strada. Parliamo un po’ della sua costruzione, era un’arte nobile, la cosiddetta Liuteria, che rimane viva ancora oggi, grazie al costruttore Raffaele Calace, che continua una vecchia tradizione di famiglia.
Nell’Ottocento ed all’inizio del Novecento erano noti molti Liutai, come i fratelli Vinaccia, (che inventarono la cosiddetta meccanica per stringere le corde, mentre prima si accordavano con i piroli), e il maestro liutajo Antonio Notorio, il maestro liutajo Vacca Vincenzo, che ci hanno lasciato strumenti validissimi e ancora oggi apprezzati per la loro sonorità e mussicalità.
Nel duemila resiste a costruire Mandolini a Napoli, Mastro Salvatore Masiello, che organizza le famose passeggiate musicali col mandolino per le strade di Napoli
Le immagini sottostanti sono:
Mandolino classico Napoletano
Chitarra classica napoletana
Mandolino napoletano del 1976, Vincenzo Vacca











