venerdì 6 novembre 2026

 

La Madonna di Cappella Cangiani

 

La Chiesa di  Cappella Cangiani (ufficialmente Parrocchia di Santa Maria di Costantinopoli a Cappella Cangiani) è una storica chiesa cattolica situata nella zona del Rione Alto a Napoli, precisamente in Via Mariano Semmola 15.

Le origini della cappella dei Cangiani

La cappella attorno a cui si formò il primo nucleo della chiesa risale al 1575, quando Antonio Cangiano (appartenente ad una famiglia che possedeva vasti possedimenti in zona, tanto che il luogo era noto appunto come Cangiani) costruì una cappella attorno ad una immagine votiva di origine bizantina da lui ritrovata e considerata miracolosa, dedicandola alla Vergine di Costantinopoli con la celebrazione di una messa festiva per sé e per i contadini dei dintorni[1].

Alla morte di Cangiano, per disposizione testamentaria dello stesso, la chiesetta con le case adiacenti passarono al Seminario Napoletano, con l'onore della messa festiva. Una lapide rinvenuta nel Novecento, durante i lavori per la costruzione della Polisportiva Pro Cangiani, informa che con "instrumento per notar Pietro Capasso ed assenso apostolico del 4 ottobre 1676 ed atti fatti nella rev.ma Curia Arcivescovile di Napoli per lo scrivano Don Giacinto Pazzaneto, le case sopraddette in territorio adiacente ad uso della cappella detta di S. Maria di Costantinopoli, senza cura, furono concesse dal Seminario Napoletano in enfiteusi perpetua a Don Benedetto Cuomo, segretario della Gran Corte della Vicaria per sé, suoi figli legittimi e naturali maschi e femmine ed eredi successori con il peso di annui ducati sette a beneficio di detto reverendo seminario e di far celebrare a sue spese una messa in ogni giorno di festa e di precetto, e di mantenere gli utensili necessari, con l'obbligo di rinnovare l'investitura di detta concessione ogni ventinove anni, da registrare negli atti della Curia di Napoli".

Dopo la morte di Cuomo, tuttavia, gli eredi non rinnovarono la concessione, e la curia affidò la gestione della cappella ad un sacerdote che abitava la casa sovrastante.

Carlo Celano, nel suo "Notizie del bello dell'antico e del curioso della città di Napoli" scrive: "Non ci resta che salire alla cima dei colli, traversando il piccolo casale dei Cangiani, nella cui chiesetta è da vedere una devota immagine di S. Maria di Costantinopoli". Anche D'Aloe nel suo "Catalogo di tutti gli edifizi sacri della città di Napoli 1863" dice: "La Cappella dei Cangiani si trova detta a volte all'Infrascata o ad Antignano".

+Maio, trentenne da poco ordinato sacerdote a Parigi, la chiesa, in pessime condizioni, fu restaurata e decorata; e il 17 dicembre 1904 fu acquistata dal marchese di Busceni, don Alfonso Tufarelli, assieme ad un suolo di fianco all'antica chiesa, ove fu costruito un nuovo luogo di culto, consacrato il 1º ottobre 1914. Pur non essendo di grandissime dimensioni (composta di una sola navata con soffitto a volta illuminato da sei finestroni), e nonostante l'importanza dell'area crescesse per la creazione del nuovo ospedale moderno di Napoli, la nuova chiesa (che, nel 1925, divenne parrocchia autonoma) soddisfaceva pienamente le esigenze della zona[4].

Il boom edilizio del dopoguerra e la costruzione del moderno complesso parrocchiale

Ma tra gli anni sessanta e gli anni settanta del XX secolo lo sviluppo edilizio indiscriminato che portò alla costruzione del Rione Alto rese insufficiente la vecchia chiesa. Ne fu perciò costruita una terza, ad opera dell'architetto Alberto Izzo, che realizzò un vero e proprio complesso parrocchiale, in un terreno alle spalle della vecchia. La nuova chiesa fu costruita tra il 1969 e il 1974 e consacrata nel 1976 dal cardinale Corrado Ursi.

La nuova struttura di Izzo è caratterizzata da una struttura semplice e dinamica, scevra da ogni rigidezza compositiva, che mitiga la dirompente altezza degli edifici fiancheggianti la chiesa lungo via Mariano Semmola imponendosi non per mole o monumentalità, ma per il suo impianto attraverso particolari scorci prospettici capaci di riscattare l'intera zona[5].

Il fronte della chiesa è preceduto dal piazzale del grande sagrato. Il passaggio dalla città alla chiesa è graduato dal sagrato e dalla leggera rampa d'ingresso. Sulla destra svetta l'alto campanile (con le campane sistemate altrove) composto da due sottili e slanciati pilastri a L.

All'interno, la chiesa si articola in due aule assembleari sovrapposte. L'illuminazione naturale della navata è realizzata attraverso la grande apertura triangolare della facciata principale con una lunga vetrata multicolore. L'illuminazione è completata dalle alte feritoie da un lato e da piccole finestre dal lato opposto.

Il Crocifisso, opera di Michelangelo Naccherino è stato trasferito a Cappella Cangiani dalla trecentesca chiesa dell'Incoronata in via Medina.

Il complesso parrocchiale, fungendo anche da centro di aggregazione, ospita anche un cineforum, un piccolo teatro, un campo di basket e la sede della Polisportiva Pro-Cangiani.

Cappella Cangiani durante la Resistenza

Cappella Cangiani è anche un luogo legato ad un episodio della Resistenza: il 22 agosto del 1943, infatti, si svolse nei pressi di essa (allora zona di aperta campagna) una riunione di 79 antifascisti[6] di varie tendenze politiche (comunisti, socialisti, anarchici, membri del Partito d'Azione, liberali, soldati, marinai) per stringere le file del movimento clandestino ed organizzare la distribuzione del giornale Il Proletario, che si risolse con l'arresto di 49 dei partecipanti, denunciati al Tribunale Militare (che sotto Badoglio aveva sostituito il Tribunale Speciale)

 La polizia era stata informata da alcuni delatori.

L'assise di San Giacomo dei Capri-Cappella Cangiani (che rappresentò, comunque, la sfida più clamorosa alle Autorità della città) era stata infatti avversata dal Partito Comunista ufficiale, che la boicottò e si rifiutò anche di soccorrere gli arrestati, difesi invece dal Partito Socialista e dal Partito d'Azione. Adriano Reale e Rocco D'Ambra (membri del P.d'A.) riuscirono ad ottenere per gli arrestati l'ordine di scarcerazione, che fu riemesso a loro carico due giorni dopo. La maggior parte degli imputati riuscì a far perdere le proprie tracce, ma cinque di loro (Matania, Morano, Focone, Canevaro e Perillo) furono deportati dai tedeschi, per non tornare mai più

Circa un mese dopo, durante le celebri Quattro giornate di Napoli, la zona fu teatro di scontri armati. A Cappella Cangiani il sergente di Marina Giuseppe Maenza, siciliano, rifiutò di obbedire al centurione della Milizia che voleva fargli abbandonare la 106ª batteria contraerea; rimasto solo a difenderla, uccise tre dei tedeschi che avanzavano e morì sotto il fuoco delle mitragliatrici; alla sua memoria è stata assegnata la Medaglia d'argento

 


 

Buon Venerdì 6 Novembre 2026

 

 

Buon Venerdì 6 Novembre 2026                

San Beatrice - San Leonardo - San Severo

Dopo il bellissimo successo negli USA con,l’onda blu democratica, sia alla Camera, che  al Senato, si spera di un  po’ di tranquilittà, in qunato ci sia una vera  tregua dei confliii in essere, e tanta  serenità anche sel nostro paese per affrontare meglio l’Inflazione, che persiste ancora, e fa’ aumentare i prodotti di prima necessità, (pasta , latte,frutta etc).  mentre  non  sono  aumenati adeguatamente gli stipendi e le  pensioni  per andare avanti e vivere dignitosamente la nostra esistenza. Intanto ” Carissime amiche lettrici e stimatissimi amici lettori”, ugualmente oggi vi  posterò  questa volta una mia altra curiosità storica, riguardante il culto della” Madonna” in Campnia, specie a Napoli.

Dalle curiosità storiche di Sasà ‘O Professore

La Madonna di Piedigrotta

La storia e la leggenda.del culto di tale culto

Alcune volte nel mese di settembre si verificano delle improvvise.tempeste, Come avvenne un giorno, esattamente l'otto settembre di un anno, tanto lontano da non poter dire quale.
Frate Bernardino ritornò precipitosamente in chiesa.

Fuori imperversava il diluvio, il frate non ebbe nemmeno il tempo di riprendersi per la pioggia scampata che rimase di sasso vedendo che la statua della Madonna non era più al suo posto. Trafelato chiamò l'Abate e subito si pensò ad un furto.
Ma non sempre le cose più non sempre le cose più probabili son per questo vere e quando Bernafino nel

dare una ricontrollata stava davvero per rimanerci secco.
Vide, infatti, la Madonna ritornare al suo posto col mantello bagnato per essere apparsa in salvataggio ad alcuni marinai che l'avevano invocata impauriti dall'eccezionale tempesta.
Alla Vergine mancava una scarpetta: l'aveva tolta perché piena di sabbia e non aveva fatto in tempo a rimetterla.
L'Abate in persona constatò che il mantello della Madonna era bagnato e che mancava una scarpetta. Così prese la sabbia contenuta nella scarpetta mancante, e la conservò ai piedi della statua in due ampolle. Anche la donna Carmela ricordava la leggenda e circa trent'anni fa aveva 'o scarpunciello perso sulla spiaggia dalla Madonna e ritrovato all'alba da alcuni pescatori. Fu proprio lì dove trovarono la scarpetta che essi scavarono finché ritrovarono la statua di legno raffigurante la Madonna di Piedigrotta e fu l'inizio del culto. 

La devozione per la Madonna ha spinto, non possiamo dire con esattezza quando, un artista a scolpire la splendida statua della Madonna con il Bambino. Essa presenta il Bambino seduto sulle ginocchia della Madre e con lo sguardo rivolto ai fedeli. Proprio a causa di questa posizione alcuni storici dell’arte la ritengono molto antica perché nel XII secolo fu introdotto l’uso di rappresentare il Bambino serrato tra le braccia della Vergine e volto verso di Lei. Altri, invece, la datano al XIV secolo. Sulla probabile paternità si è divisi tra la maniera di Tino da Camaino e la scuola senese di Goro di Gregorio, che visse a Napoli dal 1329 al 1333.

 

L’immagine sottostante è la statua lignea  della Madonna di Piedigrotta


 

giovedì 5 novembre 2026

Buon Giovedì 5 Novembre 2026

 

Buon Giovedì 5 Novembre 2026   


             

San Guido –San Zaccaria– San Valentino

Dopo il bellissimo successo negli USA con,l’onda blu democratica, sia alla Camera, che al Senato,

si spera in un  po di tr anquilittà in qunatoi ci sia un po’ di tregua dei confliii  in essere,  per vivere in  serenità anche sel nostro paese  l’Inflazione, persiste facendo aumentare  l costi prer la sanità r lìistruzionde pubblica, nonché i prodotti di prima necessità , me ntre gli stipendi e le  pensioni sono ferme  e non ve ngomo adeguaute per assorbire questi aumenti improvvisi, per andare avanti e vivere la nostra esistenz.

Intanto “dopo la sconvolgente disfatta della squadra di calcio del Napoli contro il porto di ieri sera,” Carissime amiche lettrici e stimatissimi amici lettori”, ugualmente oggi vi  posterò  questa volta una mia curiosità storica, riguardante il culto della Madonna in Campnia, specie a Napoli.

 Dalle curiosità storiche di Sasà ‘O |Professore

La Madonna delle Mosche

 Una prima Chiesetta, dove si venerava Anticamente, sin dal XVI secolo  un' immagine di S.Maria di Costantinopoli. per la presenza di alcuni allevamenti di bufali nelle Paludi Napoletane, una località, ora coperta dalla sede ferroviaria, fu denominata: "acqua della Bufola ( o Bufala ) " ;

 proprio qui in questo luogo l' antica chiesetta che custodiva tale immagine, apparteneva alla nobile famiglia "Delli Zaccaria", e prima del 1700 andò distrutta (forse a causa di un incendio o del terribile terremoto nel Beneventano del 5 giugno 1688, (che danneggiò gravemente numerosi edifici della città di Napoli ).

 

La prima immagine della Madonna di Costantinopoli, custodita allora nell' antica chiesetta, andò distrutta in epoca imprecisata. Al suo posto, verso il 1850, ne fu dipinta in tela un' altra con alcune mosche, donde il titolo " S. Maria di Costantinopoli, volgarmente detta delle Mosche ".

 

Questo titolo è giustificato da un' antica e graziosa tradizione. Circa tre secoli e mezzo addietro avvenne una grande invasione di grosse mosche nelle Paludi Napoletane al Pascone,(zona nei pressi dell’attuale stazione ferroviaria) e gli ortolani, spaventati già dalle numerose epidemie di quel secolo, nella loro pietà si rivolsero alla Vergine di Costantinopoli per essere liberati da quegli insetti tanto molesti alle persone e dannosi ai campi, ed avendo ottenuta la grazia, si adoperarono di tramandare il prodigio ai loro posteri, i quali, quando sorse la necessità di soppiantare il primo quadro distrutto, fecero dipingere l' attuale immagine con delle mosche ( 9 per la precisione ) per ricordare in futuro il favore ottenuto.

In realtà il titolo “Madonna delle Mosche ”  dovette affermarsi fin dai primi anni successivi al famoso prodigio, perché tale denominazione la  troviamo citata  in un documento del 1837.

 

La tela ritrae la Madre di Dio, come colei che indica la via che è Cristo Signore; infatti  il pittore ha voluto mettere in risalto questo significato dipingendo la mano destra di Maria,che indica decisamente il Bambino Ges, che, a sua volta, ha la mano destra in atteggiamento di benedire l' umanità e la sinistra che regge una sfera sormontata da una croce, simbolo di Cristo Salvatore del mondo e Signore dell' Universo. La Vergine è mostrata anche come Regina degli Angeli e dei Santi per il fatto che due angeli reggono la sua corona regale nelle mani.

 

E' da notare anche le mura con torri della città di Costantinopoli sotto il trono della Madonna e tra i due santi, Antonio da Padova e Francesco d' Assisi. 

 

Infine tra il gruppo dei Santi e della Madonna col Bambino, si trovano dipinte 9 mosche, alcune sulla nuvoletta che sorregge il trono, altre nel cielo oscurato .

 

Questo quadro gravemente danneggiato dall' incursione aerea del 1943, fu restaurato dalla paziente opera del professor Giglio Mormile.

 

Attualmente l’ immagine della Madonna delle mosche si può ammirare nella chiesetta all' angolo di via Benedetto Brin e via S. Maria di Costantinopoli alle Mosche, sorta lì proprio per ricordare l' esistenza dell' antica chiesetta posta più avanti, . dopo aver peregrinato per oltre 20 anni in 5 cappelle provvisorie, a seguito della costruzione della linea ferroviaria.

 L’icona di S. Maria di Costantonopoli che si venera a Napoli non è altro che una copia della Madonna di Itria o Odigitria, cioè della Madre che indica nel Figlio la Via da seguire, portata a Costantinopoli da Antiochia nel V secolo d.C.,  fu posta dall’imperatrice Pulcheria in una chiesa da lei edificata nel quartiere di Santa Sofia. La devozione dell'icona si diffuse rapidamente da Costantinopoli  in tutte le regioni d’ influenza bizantina e non è quindi un caso che i “pii Christi fideles siculi” di Napoli si mettessero sotto la protezione della Vergine venerata con questo titolo. 
 Dal famoso dipinto della Madonna delle Mosche, alias S.Maria di Costantinopoli nacque il  detto napoletano:     " ’a Maronna t’accumpagna " che si addice quindi pienamente al titolo della Madonna di Costantinopoli, detta volgarmente delle Mosche, perché esprime visivamente la sua missione di Madre che vigila sul cammino dei suoi figli.