Buon Giorno Buon Mercoledì 17 Giugno
2026
--- Sant’Imerio – Santa Daria -- San
Basilio ---
Come si vede e si assiste attraverso la Tv, alla
distruzione di grandi opere e storici
monumenti, pervenuteci dal passato,, come pure la distruzione con armi
nucleari, di edifici pubblici. come ospedali, strutture scolastiche e civili
abitazioni, che provocano tanti morti indiscriminatamente
Si spera in questo mese di giugno di giungere finalmente
alla desiderata pace con la fine dei vari conflitti in essere, sia tra Russia e
Ucraina e quelli mediorientali e gli Stati uniti ....
Le proficue trattative
serie diplomatiche pare sembrano risolvere le controversie territoriali per
evitare oltre a disastri, e l’annientamento di popoli dei vari continenti, per rendere la nostra esistenza, più serena,
gioiosa senza trepidazioni
Oggi intanto, care amiche e affettuosi amici, dopo la
mia riflessione sulla realtà, vi posterò una mia crtiosità storica rigurdante l’esilio
e la fine dell’uktimo Re d’Italia, umberto ii° di Savoia.
Dalle Curiosità storiche di Sasà ‘o Professore
L'esilio e la morte - Umberto II di
Savoia
il buon
Umberto, dopo il proclama di “Roma del 13 Giugno 1943, dove il risultato
elettorale, anche se provvisorio, sanciva la vittoria alla Repubblica, era
convinto che dopo un breve periodo di allontanamento dall’Italia, sarebbe
ritornato dopo la ratifica dei risultati definitivi, che avrebbe dovuto
pronunciare la Suprema Corte di Cassazione per il giorno 18 giugno1943".
(La ratifica era necessaria, dopo il controllo delle
schede ritenute errate, nulle e quelle in bianco, perché, a seguito dei ricorsi
presentati dal movimento dei monarchici, occorreva anche un’ulteriore giusta
interpretazione della legge, per la quale aveva bisogna di una chiarificazione
per come si doveva intendere il raggiungimento del quorum, se in base alla
quantità dei votanti legittimi o dei voti validi espressi, compresi quelli
errati e quelli senza alcuna indicazione)
Il dubbio fu sciolto definitivamente con la sentenza
della stessa Suprema Corte di Cassazione emessa il 18 giugno 1946, che sancì
con una votazione di dodici contro sette (La corte era composta di diciannove
magistrati) una volta per tutte la nascita dello stato repubblicano.
La ratifica dei risultati definitivi fu pronunciata
dalla Corte di Cassazione con una maggioranza assoluta dei due terzi rigettando
i vari ricorsi e stabilendo che: per maggioranza degli elettori votanti, si
doveva intendere maggioranza dei voti validi, e così fu ufficializzata la
nascita definitiva della Repubblica Italiana.
Umberto era convinto che il suo allontanamento
dall’amata Patria, si doveva ritenere un segnale significativo, come suo
personale apporto alla pacificazione del popolo, e poi col suo ritorno, avrebbe
contribuito fattivamente alla ricostruzione dopo gli avvenuti disastri della
guerra.”
Umberto di Savoia, dopo aver perso il titolo di Re ed
il potere, nell’esilio di Cascais in Portogallo assunse il titolo onorifico di
“Conte di Sarre”, come già in precedenza, aveva fatto il suo antenato bisnonno,
Carlo Alberto, quando abdicò a favore del foglio, Vittorio Emanuele II° dopo
l’abdicazione.
Umberto non ci pensò mai, anzi era convinto che con
l’aiuto del movimento monarchico nazionale italiano, che era stato presente sia
nella Costituente, che poi nel Parlamento repubblicano, di tornare nella sua
patria". Speranza, che perse dopo le fatidiche norme, approvate
dall'Assemblea Costituente, che sancirono al Capoverso della XIII disposizione
finale e transitoria, in appendice alla nuova Carta Costituzionale, che
prevedevano il divieto ai membri ed ai discendenti di Casa Savoia di ricoprire
uffici pubblici, né assumere cariche elettive. Infine agli ex re sabaudi, alle
consorti ed ai loro discendenti maschi, si vietò l’ingresso ed il soggiorno nel
territorio nazionale.
Fu un grave colpo per l’esule sabaudo e come risposta
al divieto, per prima cosa, chiamò la casa, dove dimorò, poi, fino alla sua
morte, “Villa Italia”, che divenne il suo unico rifugio, lontano dalle
mondanità dell’epoca, ricevendo solo visite di connazionali a lui fedeli”.
Si dovettero aspettare parecchi anni, e solo alla moglie
di Umberto II°, l’ultima regina d’Italia, Maria Josè, dopo la morte dell'ultimo
Re Savoia, Umberto II°, avvenuta il 18 marzo 1983, fu permesso, grazie ad un
collegio di giuristi di Padova, nel 1987 di poter ritornare in Italia".
(Il suo ritorno avvenne esattamente il 1° marzo del 1988 per partecipare ed
assistere ad un convegno storico, dedicato alla figura di Sant’Anselmo nella
città d'Aosta).
Dopo la morte di Maria Josè, avvenuta il 27 gennaio
2001 a Ginevra, si deliberò infine, dopo vari rinvii, alla abolizione del
divieto di poter far rientrare sul suolo italiano anche tutti i discendenti
maschi del Re Savoia".
Le norme della proibizione hanno cessato i loro
effetti con l’articolo unico della legge costituzionale .numero 1 del 23
ottobre 2002, come pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero, 26 del 26
ottobre 2002, che recita così.
“Il testo
dei commi primo e secondo della XIII-disposizione transitoria e finale della
Costituzione, i cui effetti si esauriranno a decorrere dalla data d'entrata in
vigore della presente legge :
Re Umberto, a Cascais, anche sollecitato dai
connazionali di fede monarchica, che erano pure presenti in parlamento ed al
Senato della Repubblica, si ritirò a vita privata e si dette a collezionare
cimeli sabaudi e si mise a scrivere un vasto volume sulla medaglistica, coniata
dal suo casato, che è un’opera unica nel suo genere, nel suo esilio, Umberto
II°, si adoperò ad aiutare indiscriminatamente e sostenne gli italiani, che
n'avevano necessità, tramite i suoi rappresentanti in Italia. Rispondeva a
chiunque gli scriveva e riceveva decine di migliaia di persone, che
desideravano incontrarlo e conoscerlo direttamente senza mai negarsi. Osservava
e richiedeva, che si osservasse una rigorosa etichetta, fu un vero gentiluomo,
e veramente un uomo di alto lignaggio.”
Visse in piena solitudine nella sua dimora a Cascais,
nella villa nascosta tra pini secolari, di fronte all’Oceano Atlantico, che
denominò, come già detto “ Villa Italia “.
(Villa Italia,
fu il regno incontrastato in esilio di re Umberto II e fu un centro turistico
rinomato, fu un luogo simbolico, finché visse l’ex monarca sabaudo e poi quando
lo stesso non ci fu più, fu abbandonata al degrado assoluto, fino a quando nel
1985 gli eredi la vendettero ad una catena alberghiera, che la trasformò in un
primo momento in “un atelier di moda” e infine fu trasformata in una albergo di
lusso, come lo è tuttora).
“L’Italia fu, per lui, la sua unica ossessione e o su
una rivista o su giornale dell’epoca, che è spirato pronunciando per ultimo la
parola “Italia”.
Umberto II e
la sua famiglia senza soldi, né appannaggi, dopo la proclamazione della
Repubblica, poiché il cospicuo patrimonio, appartenuto alla famiglia reale dei
Savoia, fu confiscato dalla Repubblica all’atto dell’entrata in vigore della
Costituzione, in base alla disposizione
transitoria del 3 e 4
ando si leggevano sui vari giornali dell’epoca e poi
su qualche libro, come quello scritpunto, dove era sancito che i beni dell’ex
famiglia reale sabauda, che si trovavano sul territorio nazionale erano avocati
allo Stato italiano, ed infine tutti gli atti inerenti a trasferimento di beni
degli ex Savoia erano da considerare nulli dopo il referendum del 2 giugno
1946.
i Fatti storici sono riportati da Luciano Regolo,come "il re signore", e sui portali
"Cartantica.it " e "Crononologia della storia d'Italia " di
Leonardo .it, sistemati in modo esatto, rispettando i tempi del loro
accadimento, e dalle poche voci, che si apprendevano dai resoconti della
radio). "Fatti commentati, poi, in famiglia e si può rispondere, che gli
ultimi reali d’Italia in carica, Umberto II e Maria Josè, nonché quelli già in
esilio, Vittorio Emanuele III° e sua Moglie Elena, non fecero “ ‘e Poze da’
Famme” ( Non sentirono i morsi della fame) anzi vissero sì la loro vita lontano
dalla Patria, ma non si fecero mancare niente, anzi come dicevano alcuni,
vissero in un esilio dorato.
Furono aiutati da amici di Nobili casati e dai parenti
reali belgi di Maria Josè nei primi momenti, e poi, da aiuti ricevuti dal
Vaticano".
(Aiuto
consistente in un cospicuo prestito in contanti di vari milioni di Lire
dell’epoca, concesso nell’ultima visita a Umberto II dal Papa Pacelli, Pio XII,
la sera del 7 giugno 1946. Prestito, che fu elargito, per provvedere alle prime
necessità dell’esilio, e fu consegnato in un pacchetto dallo stesso pontefice
al Ministro della casa reale, marchese Falcone Lucifero con questo messaggio: -
Lo consegni al re. La provvidenza pensa che sarà molto utile ).
Come contropartita, Re Umberto II, a garanzia del
prestito accordato, fece trasferire, a sua volta, dal Quirinale in Vaticano, a
titolo di deposito , varie casse dell’intera collezione di porcellane sabaude,
giustificando il trasloco con l’intento per meglio preservarla.
Il prestito, in seguito, fu regolarmente restituito ed
estinto senza interessi di sorta, dopo che Umberto, (divenuto coerede del
padre, Vittorio Emanuele III, alla morte del quale, avvenuta il 27 dicembre
1947), intascò la sua quota parte dell’ingente somma, (parecchi miliardi)
accumulata su un conto esistente in Gran Bretagna a Londra, quale corrispettivo
di un’assicurazione spettante al proprio genitore. (Polizza assicurativa,
stipulata 50 anni prima presso I Lloyds di Londra da suo nonno, il Re Umberto I,
in caso di morte dopo il primo attentato subito a Napoli.
Evento verificatosi, poi, con l’uccisione di Umberto
I, a seguito dei colpi d’arma da fuoco, sparatogli dal regicida, Bresci, a
Monza il 29 luglio del 1900).
L’indennizzo dell’assicurazione, poiché non fu mai
incassato da Vittorio Emanuele III, rimase giacente in un deposito acceso
presso l’ Hambros Bank di Londra, denominato “Fondo Sabaudo” ed il suo valore
in soldi lievitò annualmente, perché buona parte fu reinvestito regolarmente in
azioni del “Prestito della Vittoria ” ed all’atto della sua liquidazione
risultò ammontante di circa 3 miliardi di Lire lordi. La disponibilità della
somma, previa il pagamento delle tasse di successione, previste ed i diritti di
custodia, spettanti sia al Governo Inglese e sia alla banca tenutaria del
deposito, avvenne nell’anno 1951, dopo che il giudice britannico Wyn Parry
riconobbe le ragioni edotte (nella controversia per lo svincolo del conto)
dagli eredi dei Savoia, rappresentati esplicitamente dai legali di : ( i figli
di Mafalda di Savoia - i principi Maurizio ed Errico d’Assia - il primo anche
tutore dei fratelli minori Ottone ed Elisabetta -, la contessa Jolanda Calvi di
Bergolo, Giovanna di Savoia vedova di Boris di Sassonia, la principessa Maria
Borbone ed anche se non presenti perché in esilio, l’ex re Umberto II di Savoia
e la ex regina madre Elena di Montenegro) contro lo stato italiano e permise la
svincolo del cosiddetto Conto “Fondo sabaudo “ senteziando anche che, la causa
intentata dallo stato repubblicano italiano, era non giustificabile anzi “
Priva di fondamento giuridico e con intento persecutorio”.
Re Umberto e gli eredi di vitt. rem. iii° con quei
soldi Se la passarono proprio bene,
quasi da nababbi potetterò accattare, pure, ‘la villa,
Re Umberto ringraziò ‘il cielo, perchè così fu più
libero, senza essere più prigioniere e vivere rispettando l’etichetta, Senza
più vesireì sempre in alta uniforme,
Umberto II con le tre figlie, poiché la moglie, la
regina Maria Josè, per curarsi una malattia agli occhi.andò a vivere a Merlinge
in Svizzera, visse a Cascais .
I primi tre anni, la famiglia reale ed il loro seguito
vissero l'esilio abbastanza bene tenendo anche, un certo tenore nobiliare,
grazie al prestito ricevuto dal vaticano e dalle rendite paterne di Maria Josè.
Quando le risorse finanziarie stavano per finire, per
le troppe spese, si vendette anche qualche oggetto di valore familiare ancora
rimasto in loro possesso.”
“Quando poi
acquisirono la disponibilità della somma del cosiddetto “Conto Sabaudo”,
giacente a Londra, finirono le ristrettezze e pur rimanendo solo,poiché la
moglie Maria Josè, avendo ‘na malattia agli occhi, dovette portarsi in svizzera
per meglio curarsi, presso uno dei più noti specialista dell’epoca, l’oculista
Franceschetti. Umberto e Maria Josè si separarono non per voluta separazione,
ma solo per motivi d'alcune norme di una convenzione internazionale, per cui ,
Umberto II, ex re stando in esilio, non poteva risiedere per più di quindici giorni
in un paese confinante con l’Italia.
Quindi Umberto viveva in Cascais in Portogallo e Maria
Josè a Merlinge in Svizzera e quando era possibile s’incontravano rispettando
sempre le leggi e le convenzioni .
Quindi si separarono, Maria Jose che si stabilì a
Merlinge in Svizzera, come compagnia scelse di tenersi il piccolo Vittorio
Emanuele IV, che visse con lei fino alla maggiore età. Umberto, rimase , invece
, a Cascais con le tre figlie, che accudì facendole studiare secondo le loro
inclinazioni e le tenne con sé, senza mai opprimerle fino a quando, divenute
adolescenti, decisero singolarmente di intraprendere la strada del loro
destino, lasciando la casa paterna di Cascais ed il loro genitore alla più
drammatica solitudine e amara malinconia. La prima figlia, Maria Pia, lo
lasciò, quando si sposò il 12 febbraio del 1955, Maria Gabriella,nel 1957 per
andare a studiare a Parigi, mentre l’ultima, Maria Beatrice nel 1963 dopo un
breve periodo trascorso ad Oxford raggiunse la sorella Maria Gabriella nella
capitale francese".
"Rimasto solo all’età di 59 anni, Umberto si
sentì rinascere, libero da impegni prettamente familiari e per combattere la
forzata solitudine, intraprese una serie di viaggi, che lo portarono negli
Stati Uniti ed in America latina , dove incontrò i generali Clark ed
Eisenhower, che erano stati comandanti delle truppe alleate della Seconda
Guerra Mondiale e visse così un periodo di apparente serenità misto a ricordi
di un fulgido passato. Viaggiò in vari continenti. Visitò la Grecia, passando poi
per il Montenegro, il paese d'origine della madre. Si recò in Africa, in
Egitto, nella città di Alessandria per onorare la tomba del padre, che era lì
sepolto, dopo la sua morte, avvenuta in esilio. Aveva sempre un comportamento
elegante ed un atteggiamento regale e durante i vari spostamenti utilizzava un
passapoto, rilasciato da Malta intestato al Conte Sarre". (Titolo
utilizzato, Conte di Sarre, fra i molteplici di cui si poteva fregiare, lo
stesso che già aveva usato il suo avo, il Re Carlo Alberto, quando abdicò in
favore del figlio Vittorio Emanuele II e lasciò il suo regno per andare
volontariamente in esilio a Oporto in Portogallo). Passarono così gli anni
sessanta e nel settanta, Umberto ingoiò un altro rospo, lui così ligio alle
etichette ed alle tradizioni della Casa Savoia, dovette prendere atto che suo
figlio Vittorio Emanuele IV, contro tutte le regole nobiliari, di casa Savoia
si sposò con la bella giovane, Marina Ricolfi Doria, una ex campionessa
olimpionica di sci, non di sangue reale. Non presenziando alla nozze accettò ugualmente il
matrimonio del figlio con la bella Marina e fu presente invece, al battesimo
del nipotino, Emanuele Filiberto, nel !972 , concedendo al piccolo nato il
titolo di Principe di Venezia e regalando alla nuora contestata, in segno di
riappacificazione familiare, un bellissimo gioiello Sabaudo. Qualche anno dopo
siamo nel 1974,Umberto II , compie 70 anni ed è festeggiato da tutti i
familiari più stretti di casa Savoia, moglie figli e nipoti, nella dimora di
sua figlia , la principessa Maria Gabriella in Svizzera.
Fino agli anni Ottanta per Umberto fu un’alternanza di
periodi sereni e sofferenti per un tumore osseo, malattia che gli procurava
dolori insopportabili, che accettava con religiosa rassegnazione. Una delle
ultime apparizioni in pubblico avvenne in occasione del passaggio per una
visita pastorale del Papa, Giovanni Paolo II nella casa residenziale del
Cardinale di Lisbona, anche se molto provato nel fisico. Si era nel maggio
1982, sempre speranzoso di ritornare nella sua amata patria, l’Italia, e dopo
di allora si aggravò e fu ricoverato presso la London clinic del suo amic,
Thompson, a Londra per un tumore osseo che lo stava pian pianino consumando e
distruggendo. Per stare più vicino ai suoi più diretti familiari acconsentì a
farsi trasferire all’ospedale cantonale di Ginevra , dove alle ore 15,35 del 18
marzo 1983 all’ottavo piano nella stanza n. 809 si spense l’ultimo Re d’Italia,
senza lasciare alcun erede al trono ufficialmente, e come ultimo desiderio
volle che il sigillo reale fosse sepolto con Lui.
(il Sigillo
Reale era un grosso timbro recante, la sua immagine, che rappresentava la
trasmissione del simbolo visibile della legittimità della linea dinastica, che
avviene di generazione in generazione e che rappresentava nello stesso momento,
il simbolo di gran maestro degli ordini cavallereschi di Casa Savoia).
Egli non abdicò mai e pertanto con lui finì l’ultimo
rappresentante di un regno ormai finito senza appello, così come il comandante
di una nave affonda con il veliero avviluppato ad un grandissimo macigno che
precipita negli abissi del mare senza poter più emergere, scomparendo.
Le foto sosttostanti sono:
Umberto II di Savoia, in partenza da Ciampinoil 13
giugno 1943
Umberto II di Savoia eMaria Josè ed i loro 4 figli
Maria Jisè con il piccolo Vitt. Emanuele IV°
Umberto II di Savoia, in esilio a Cascais
Gli Ex reali d'Italia con i figli ad una festa con i
reali del Belgio e rispettivi figli
Incontro del papa, Giovanni Paolo II, ed Umberto II,
ex Re d'Italia in esilio
Effige del timbro ufficiale di Umerto II° , Re
d'Italia