mercoledì 24 giugno 2026

Buon Giorno Buon Mercoledì 24 Giugno 2026

 

Buon Giorno Buon Mercoledì 24 Giugno 2026

--- San Giovanni – Sant’Eros -- Sant’Ivano/a ---

 

Oggi a Chiaiano, quartiere a nord di Napoli, si festeggia, San Giovanni Battista, il patrono della comunità locale, ed è  iniziata quasi all’albala ricorrenza, specie da parte di alcuni parrocchiani disturbatori, a fartelo sapere, sparando  fuochi d’artificio.

Un tempo, oltre ai classici riti religiosi, l’associazione cattolica locale del santo, allestiva nella piazza principale del quartiere,(Miez’ ‘o Furno), un palco dove avvenivano esibizioni canori, musicali dei più noti artisti dell’epoca, che iniziavano la Domenica sera e finivano il martedì successivo. Era una ricorrenza con cui l’intera cittadinanza partecipava festosa, vivendo di gioia e di serenità quell'atmosfera.

Intanto stiamo vivendo in questo periodo il terribile incubo dei conflitti usando speciali armi, i Droni, (che distruggono monumentali edifici pubblici e la morte di innocenti), e che potrebbero causare l’estinzione dell’esistenza  di intere popolazioni su questo nostro meraviglioso pianeta, la terra.  

Auguriamoci che San Giovanni faccia, prevalere il buon senso ai responsabili di questa brutta situazione bellicistica, e che nei prossimi giorni albeggi prepotentemente la pace e  poter vivere di nuovo tutti in serenità.

Per farvi distrarre un po’, vi posterò, anche oggi, carissime amiche e amici, una mia ennesima curiosità storica, questa volta, riguardante la furbizia del popolo napoletano fin dall’antichità.

Dalle curiosità storiche di Sasà ‘o Professore

 

La Beffa del Grano

ll periodo in cui fu usato lo stratagemma della beffa del grano è il Medio Evo, esattamente quando Napoli era un Ducato Autonomo.

Siamo all’incirca nel 9^ secolo dopo Cristo, tra gli anni 834 e 840, la città di Napoli era retta dal Duca Andrea II, suocero del Duca Bono, che fu Duca dal 832 al 834, che si era a sua volta impossessato del Ducato napoletano con un colpo di mano, facendo uccidere il legittimo Duca, Stefano II° in una trappola mortale con un patto scellerato con il vicino nemico longobardo, che regnava a Benevento, il principe Sicone.

Il famoso Principe Sicone del Principato Longobardo di Benevento, passato alla storia come un maniaco collezionista di reliquie di santi, tanto che trafugò tra le tante, perfino le spoglie mutili di san Gennaro, e da Napoli le portò, come trofeo, nella sua Benevento durante un assedio alla città partenopea senza mai conquistarla.

Alla morte di Sicone nel Principato di Benevento succede suo figlio, Sicardo, che si propone di seguire le velleità paterne, tra cui quella di assoggettare Napoli e ridurla come territorio al servizio del Principato. Immantinente assedia la capitale del ducato Autonomo di Napoli attraversando ed occupando con il suo

poderoso esercito parte del territorio fuori dalle mura della città.

Non riuscendo, poi, mai a farla capitolar, Sicardo, esasperato dalla resistenza dei Napoletani pensava che la città ducale avesse fatto incetta di vettovaglie e, ma non sapendo la reale consistenza, per cui non si era sicuri se l’assedio potesse portare alla conquista del

 

 

Ducato autonomo o durare mesi, forse perfino anni tali da sfiancare le forze assedianti.

Riunito il consiglio dei capi assedianti ed sentito il loro parere, Sicardo stabilì di chiedere una tregua per permettere ad un suo ambasciatore di entrare in città con l’intento di trattare o meglio far finta di trattare di togliere l’assedio a certe condizioni, poi una volta dentro le mura, si doveva controllare, verificare, spiare e cercare di capire come fosse la reale situazione delle scorte, se stavano per finire o erano tali da sopportare ancora per molto l’assedio.

Il Duca napoletano, Andrea II°, si dichiarò disponibile a trattare con un ambasciatore avente pieni poteri per un duraturo accordo onorevole.

Sicardo nominò come ambasciatore il nobile e fido , Roffredo, che si presentò sotto le mura della città con una scorta di cavalieri.

Prima di farli entrare, le guardie ducali fecero loro lasciare le armi fuori la porta d’accesso della città con la scusante di non spaventare la gente del popolo. L’invito fu accettato e da loro stesso giustificato che era giusto, anche perché erano lì per trattare la pace.

Giunti dinanzi al Duca Andrea II, Roffredo, voleva subito dettare le condizioni, le garanzie per arrivare alla pace, che avrebbe soddisfatto sia gli assedianti, che gli assediati e poi sentenziò sia noi, che voi, pensiamoci

per qualche giorno, mentre io resterò nella vostra città per conoscerla meglio . A queste parole, il Duca, informato delle vere intenzioni dell’inviato beneventano, rispose: onore e piacere e subito impartì ordini ai suoi che il nobile Roffredo era suo ospite e che sia portato a

visitare la città, dove desiderava andare, ma solo da domani.

 

Il nobile ambasciatore beneventano riprese a dire: perché da domani? Gli fu risposto, da parte del Duca,: siete mio ospite ed in modo suadente gli sussurrò: ora vi ristorerete e poi vi riposerete.

Nel ritirarsi dallo schietto incontro con il Duca Andrea, Roffredo lungo il porticato del palazzo del Pretorio, dove risiedeva tutta la Corte ducale, trovò una bella tavola imbandita e sdraiato, poi, su un comodo giaciglio, gli fu servito un lauto pranzo, di polli e pesci arrostiti , infusi in una forte salsa di aglio e aceto, decorati con salvia, prezzemolo e timo e spruzzati di abbondante pepe. Ogni boccone fu seguito da sorsi di vino d’uva, bevuti da un capiente calice, che appena svuotato, puntualmente veniva riempito poiché serviva a spegnere l’arsura, derivata da cibo salato e pepato.

Il nobile Roffredo , dopo le abbondanti libagioni, fu accompagnato in una stanza areata, dove sprofondò in un letto di piume e s’addormentò come un bambino.

Dormì tanto che non s’accorse che fuori dal Palazzo, ci fu un viavai di gente che correva e si dava da fare con carri e buoi per tutta la città.

Svegliatosi l’indomani, già con il mattino iniziato, Roffredo con la sua scorta disarmata e con la guida messa a sua disposizione dal Duca di Napoli, iniziò a girovagare per la città , osservando case, gli orticelli ed i giardini ad essi annessi, strade con un selciato ben

compatto, botteghe, dove ferveva il lavoro dei tessitori, degli armieri, dei conciatori.

La sua attenzione fu attratta, però, da una serie di montagnole, che incontrava durante la sua attenta passeggiata e rivolto alla sua guida napoletana, domandò stupito il perché di tali accumuli di grano all’aperto per strada e nelle piazze.

 

Gli fu risposto : non sappiamo dove riporlo, poiché i granai sono strapieni, data l’abbondanza dei raccolti. Resosi conto dell’abbondanza delle risorse degli assedianti, Roffredo per portarsi velocemente dal suo Principe, si accomiatò senza profferire alcuna parola, lasciò Napoli e fece intendere che la pace sicuramente si sarebbe conclusa.

Nella stessa serata rientrò a Benevento dal suo principe Sicardo, e gli riferì che era meglio togliere l’assedio e venire a patti , poiché sarebbe stata solo una pazzia continuare tale scontro con il Ducato partenopeo, dato che le scorte di grano e l’insieme delle attività da lui osservate, avrebbero permesso una resistenza per ben oltre un anno.

La pace fu dunque firmata e l’assedio fu tolto mentre il duca Andrea, non fece passare molto tempo a far recuperare e rimuovere il grano, sparso sui cumuli di sabbia delle montagnole apparse ai Beneventani beffati, poiché non si doveva sprecarlo, dato che ne avevano solo una modesta riserva. Recuperato il grano, con gli stessi carri trainati dai buoi furono infine caricati con la sabbia che era stata prelevate notte tempo, quando il buon ed ingenuo Roffredo dormiva placidamente nel suo letto di piume nel palazzo Ducale e fu riposta sulla medesima spiaggia.

Un po' di furbizia a volte può più e meglio che con l'agire con armi o con il danaro

 

 

martedì 23 giugno 2026

 

‘Na Nuvela Passiggera

Nun jastemmà, ca te si' 'nfuse ‘nu poche,

te si’ arrifriscate e manche t’ ‘è sta buone!

‘Nun te preoccupà’,  è sule ‘na nuvela passiggera

’o ciele è ancora serene e l'arie pare cchiù liggera.

 

Te lamentave ca faceve caure assaje,

‘na staggione accussì, nun s’ere viste maje.

‘Nu poche d’acque, vi’ quanne suspire

Surave e chiammave ajute, pe fine a Die.

 

Mo! te siente ‘nfuse, ma nun fa niente

Nun jastemmà, tienele a mmente

‘na vota sure pe' lu sole ardente,
cocch'ata vota  te mbunne sulamente.

 

Quanne ce vo’, nce stà’ chi ce penze

S’arape ‘o ciele e l’acque scenne 

a campagne arza ‘o desirie. ‘nu poche d’acque
s'arrefresche l'arie, ca addevente doce e fine.

 

Se lavene ‘e piante, nascene po ‘e viole

Tutt’attuorne ‘a natura  se repiglie

pure  tu! Te siente ‘e nata  manera,  te vene  voglie

‘e  ripiglià  a faticà cu n’ata vota, a meglie a meglie.

Comm' è  belle quande chiove dint'a l'està 

’o munne pare ca  do suonne se vo' scetà
nun fa male, fa sule bene, l'arie è cchiù liggera
pecchè è sola 'na nuvele passeggera!

 

Buon Giorno Buon Martedì 23 Giugno 2026

 

 

Buon Giorno Buon Martedì 23 Giugno 2026

--- San Lanfranco – Sant’Agrippina -- San Valerio –

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Stasera, per tenere viva la tradizione,  e per non pensare all’attuale realtà, che stiamo vivendo con i conflitti ancora in corso, sperando di riuscire ad ottenere i famosi malli delle noci e dell’alcol distillato, mi accingerò con la mia consorte alla preparazione del famoso nostrano liquore “ ‘O Nucillo”, poiché è un ottimo digestivo, che era anticamente conosciuto e noto come “ ‘O Stomatiche ”. specie dopo un abbondante pasto, perché era un potente digestivo da gustare, per il suo effetto salutare,

Dopo avervi ricordato, come da tradizione, del liquore digestivo del nostro territorio,  e dopo la costatazione dell’attuale realtà un po’, vi posterò, care amiche e affettuosi amici, distraietevi un po', leggendo una mia storica curiosità, riguardante una gustosissima pietanza,  che viene consumata con un prodotto caseario campano, non solo a Napoli e in Campania ora anche in tutta italia. 

Dalle curiosità storiche di Sasà ‘o Professore

Un Prodotto caseario campano

Il mito della Mozzarella

 

Vuoi sapere come si ottenne per la prima volta la Mozzarella ?

Vi incuriosisce chi la scoprì e la propose per la prima volta?

Vi viene l’acquolina in bocca, non vi faccio più aspettare, ve lo dico prontamente

 

 

 

L’origine della Mozzarella

Un’antica leggenda, giunta fino ai nostri giorni, narra che Prometeo avrebbe predetto a Giove, che da lui sarebbe nata una figlia di nome “ Pale ” ed a Lei, il fato non potendole offrire l’immortalità, perché ninfa, in cambio le avrebbe donato, non solo una lunga e straordinaria giovinezza ed il potere di regnare su tutta la natura selvatica, ma anche affidato un grandissimo segreto, che non avrebbe mai dovuto rilevare ad alcuno, neanche agli dei.

Il sommo padre, Giove, temendo quella profezia, quando nacque Pale, per proteggerla, la trasferì in segreto presso una località incantevole, che allora era denominata “Campania Felix”, ed ordinò alle ninfe dei boschi di accudirla e di insegnarle come pascolare le bufale, che vivevano selvaggiamente.

All’alba di ogni giorno Pale così si dedicava alla mungitura delle bufale, che pascolavano allo stato selvatico nelle paludi, e la sera, dopo un laborioso e complesso procedimento, solo da lei conosciuto, si accingeva alla filatura della cagliata, che ella otteneva dal latte munto.

Il segreto della Mozzarella si è perduto nei secoli. Quello che noi riteniamo fosse quello originario, si può dire che consiste nel fatto che dal morbido impasto perlaceo della cagliata, Pale né “ mozzava “ dei pezzi di forma sferica ed otteneva la preziosa mozzata di bufala (l’antica denominazione della mozzarella di bufala).

La ninfa, poi dopo averla preparata con cura e riposta in canestri di vimini, la ornava con ramoscelli di mirto ed altre erbe aromatiche, che n' esaltavano il sapore: tale prelibatezza era riservata esclusivamente alla mensa degli Dei.

 

Le immagini sottostanti sono:

La mozzarella di Bufala ,tipica campana,;

Pietanza classica parteopea" La caprese "con noti ingredienti ( mozzarella, pomodoro e basilico)



 

lunedì 22 giugno 2026

Buon Giorno Buon Lunedì 22 Giugno 2026

 

 

Buon Giorno Buon Lunedì 22 Giugno 2026

--- San Paolino da Nola – Sant’ Eusebio -- San Flavio ---

 

Due anni fa, di questo periodo le tripidazioni erano rivolte al termine “MES” (Meccanismo Europeo di Stabilità), ex (Fondo Salva Stati dei paesi dell’Eurozona) con norme precise, da far rispettare a quei paesi, che stando in temporanee difficoltà finanziarie, non sanno come affrontarle e ne garantire la comune stabilità economica, specie come il nostro, con un alto tasso di debito pubblico, con il timore non fare la fine della Grecia subendo la TROIKA (organismo di controllo informale costituito): dalla Commissione Europea, dalla BCE (Banca Centrale Europea) e dal FMI (Fondo Monetario Internazionale

Pertanto  si è dovuto ratificare il MES e il finanziamento della spesa pubblica senza abolire le accise e continuare sui carburanti..

Questa ratifica da Palazzo Chigi  è stata accettata da parte di Bruxelles e dei mercati, che sono ugualmente preoccupati per la stabilità finanziaria e per una potenziale perdita di influenza in sede europea.

Stamane intanto continuano le trepidazioni per le notizie terrificanti dell’uso di armi termonucleari i droni,, utilizzate nei vari conflitti territoriali sia europei (tra Russia e Ucraina che nei paesi sud orientali (Israele, Palestina) ed ora anche dell’Iran.

Dopo la costatazione giornaliera dell’attuale realtà , care amiche e affettuosi amici vi posterò per non pensare al peggio, distraietevi, leggendo una mia storica curiosità,

come a Napoli  si suonavano Strumenti tradizionali popolari del Folkore Partenopeo per affrontare la quotidianetà della loro esistenza

 

Dalle curiosità storiche di Sasà ‘O Professore

 

Strumenti tradizionali del Folkore Partenopeo

 

Lo strumento popolare , più conosciuto è

1) ‘A Tammorra

….La Tammorra è un tamburo detto a cornice, costituito da una membrana di pelle d'animale (quasi sempre), in genere quello dei setacci per la farina, al quale sono fissati, a coppie, dischetti di latta detti Cicere oppure Cimbale, ricavati dai barattoli usati per le conserve. Il suo diametro è in genere compreso tra i 35 e i 65 centimetri.

2) ‘O Scetavajasse

…Lo Scetavajasse è uno strumento musicale , che consiste in un asse di legno che si appoggia alla spalla come un violino, e in una canna dentata, munita di dischetti di latta che, percorrendo l'asse come un archetto, emette un suono composito provocato dall'urto della dentellatura sul legno e dal tintinnìo dei dischetti.

3) ‘O Triccheballacche

….Il Triccheballacche è uno strumento musicale della tradizione popolare napoletana caratteristico), consistente in un telaio di legno nel quale scorrono due martelli anch’essi di legno, che il suonatore fa battere contro un terzo martello centrale e fissato al telaio: sulle facce esterne dei martelli sono inoltre fissati alcuni dischetti di latta che tintinnano a ogni colpo.

4) ‘A Caccavella", che per onomatopèa, assume nei ….popolani il nome di "Putipù".

 

 

Questo strumento, è considerato un tamburo a frizione e viene detto anche "Pernacchiatore", "Puti-puti", "Pignato", "Cute-cute", "Cupellone", =

 

Uno dei più originali strumenti creati dall’inventiva folkloristica, meridionale in generale e napoletana in modo particolare, è la "Caccavella", che per onomatopèa, assume nei popolani il nome di "Putipù".

La "Caccavella" (o "Putipù") è costituita da: una cassa acustica; una membrana di pelle; una canna di bambù.

La cassa acustica, ornata sul bordo con nastrini colorati, poteva essere: un tegame di terraglia, come nella "caccavella" e nel "pan-bomba"); (la terraglia che viene usata nel meridione d’Italia per la costruzione di vasi, piatti e pentole

 

5) ‘U Zirri zirru, meglio conosciuto come  Raganella o …..Tric Trac, è costituito da una scatoletta di legno a forma di parallelepipedo di cui una faccia viene trasformata in una lamina di legno fatta vibrare da una ruota dentata che gira attorno a un perno che funge anche da impugnatura dello strumento. In tal modo si produce un suono secco e prolungato udibile anche da notevole distanza. La tradizione ne attribuisce l’invenzione ad Archita di Taranto, filosofo, matematico e scienziato vissuto tra i V e il IV secolo avanti Cristo.

 

Le immagini sottostanti sono:

1) Tammorra naturale semplice;

2) Tammorra classica per le tarantelle;

3) Lo Scetavajasse;

4) Il Triccheballacche;

5) La Caccavella

6) La Caccavella  Putipù per spettacoli bandistici;

7) Lo Zirri Zirru o Tric Trac