domenica 30 agosto 2026

Buona Domenica 30 Agosto 2026

 

 

Buona Domenica  30 Agosto 2026                                    San Felice - S\anta Santa Marta

 Oggi dovrebbe attenuarsi questo caldo afoso, insopportabile, come  previsto dai metrologici, purtroppo questo inaspettato il cambiamento climatico è dovuto oltre allo spostamento della terra rispetto al Sole, anche perché si inquna l’atmosferache circonda il nostro pianeta, ultilizzando carburanti petroliferi           estratti dal sottosuole della superfice terestre auguriamoci quindi, che finisca presto questa calura che non giova sia agli esseri umani che alla campgna e agli animali.. 

Oggi, come promesso, care amiche lettrici e stimatissimi amici lettori, vi posterò la continuazione  della storia dei 7 Ca\stelli principali , di Napoli dopo quelli di Sant’Elmo  e quello di Vigliena, di Castel dell'Ovo, il quarto è “Castel Castel Nuovo”noto come (Maschio Angioino), che faceva parte anch’esso del sistema difensivo, che ornavano una rete strategica per proteggere la città e il golfo:

Dalle Curiosità storiche  di Sasà ‘O Professore

Castel Nuovo (Maschio Angioino)

Il Maschio Angioino (chiamato ufficialmente Castel Nuovo) è uno storico castello medievale e rinascimentale ed è uno dei simboli più famosi della città di Napoli. Si trova in Piazza Municipio, nel cuore della città e vicino al porto.    Si chiama Castel Nuovo per distinguerlo dalle fortezze più antiche della città, come Castel dell'Ovo e Castel Capuano. Il nome popolare Maschio Angioino unisce il termine "maschio" (la torre principale o fortezza) alla dinastia angioina.

La sua costruzione del suo nucleo antico - oggi in parte riemerso in seguito ad interventi di restauro ed esplorazione archeologica - si deve all'iniziativa di Carlo I d’Angiò, che nel 1266, sconfitti gli Svevi, salì al trono di Sicilia e stabilì il trasferimento della capitale da Palermo alla città partenopea. Ai due castelli esistenti Castel Capuano e Castel dell'Ovo. gli Angioini aggiunsero il principale, Castel Nuovo (Chastiau neuf), che fu non solo fortificazione, ma soprattutto la loro grandiosa reggia.

La residenza reale di Napoli era stata fino ad allora Castel Capuano, ma l'antica fortezza normanna venne giudicata inadeguata alla funzione e il re volle edificare un nuovo castello in prossimità del mare.

Assegnato il progetto all'architetto francese Pierre de Chaule, i lavori per la costruzione del Castrum Novum presero il via nel 1279 per terminare appena tre anni dopo, un tempo brevissimo viste le tecniche di costruzione dell'epoca e la mole complessiva dell'opera. Il re tuttavia non vi dimorò mai: in seguito alla rivolta dei Vespri siciliani, che costò all'Angioino la corona di Sicilia, conquistata da Pietro III d'Aragona e ad altre vicende, la nuova reggia rimase inutilizzata fino al 1285, anno della morte di Carlo I.

l nuovo re Carlo II lo Zoppo si trasferì con la famiglia e la corte presso la nuova residenza, che fu da lui ampliata e abbellita. Durante il suo regno la Santa Sede fu particolarmente legata alla casa d'Angiò, in un rapporto turbolento, che anche negli anni successivi sarà scandito da pressioni, alleanze e rotture continue. Il 13 dicembre del 1294 la sala maggiore di Castel Nuovo fu teatro della celebre abdicazione di papa Celestino V, l'eremita Pietro da Morrone, dal trono pontificio, colui che fece, secondo Dante il gran rifiuto e il 24 dicembre successivo, nella stessa sala il collegio dei cardinali elesse pontefice Benedetto Caetani, che assunse il nome di Bonifacio VIII e trasferì immediatamente la sua sede a Roma per sottrarsi alle ingerenze della casata angioina.[2]

Con l'ascesa al trono di Roberto il Saggio, nel 1309, il castello, da lui ristrutturato e ampliato, divenne un notevole centro di cultura, grazie al suo mecenatismo e alla sua passione per le arti e le lettere: Castel Nuovo ospitò importanti personalità della cultura del tempo, come i letterati Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio nelle loro permanenze napoletane, mentre i più famosi pittori dell'epoca vennero chiamati ad affrescarne le pareti: Pietro Cavallini, Montano d'Arezzo, e soprattutto Giotto, che nel 1332, venne qui chiamato per la cappella Palatina.

Dal 1343 fu dimora di Giovnna I°, che nel 1347, in fuga verso la Francia, lo abbandonò agli assalti dell'esercito del re d'Ungheria Luigi I il Grande. Questi era giunto a vendicare la morte del fratello Andrea, il marito di Giovanna, ucciso da una congiura di palazzo che la stessa regina fu sospettata aver istigato. Il castello venne saccheggiato e al suo ritorno la regina fu costretta ad una radicale ristrutturazione. Durante la seconda spedizione di Luigi contro Napoli il castello, dove la regina aveva trovato rifugio, resistette agli assalti. Negli anni successivi la fortezza subì altri attacchi: in occasione della presa di Napoli da parte di Carlo III di Durazzo e successivamente di quella di Luigi II d'Angiò, che la sottrasse al figlio di Carlo III, Ladislao I. Quest'ultimo, riconquistato il trono nel 1399, vi abitò fino alla morte, nel 1414.

Giovanna II° successe al fratello Ladislao e ascese al trono come ultima sovrana angioina. La regina, dipinta come una donna dissoluta, lussuriosa, sanguinaria, avrebbe ospitato nella sua alcova amanti di ogni genere ed estrazione sociale, addirittura rastrellati dai suoi emissari fra i giovani popolani di bell'aspetto. Per tutelare il suo buon nome, Giovanna non avrebbe esitato a disfarsi di loro appena soddisfatte le sue voglie. Proprio a questo proposito si è narrato per secoli che la regina disponesse, all'interno del castello, di una botola segreta: i suoi amanti, esaurito il loro compito, venivano gettati in questo pozzo e divorati da mostri marini. Secondo una leggenda sarebbe stato addirittura un coccodrillo, giunto dall'Africa fino ai sotterranei del castello dopo aver attraversato il Mediterraneo, l'artefice dell'orrenda morte degli amanti di Giovanna.

Con l’avvento degli Aragonesi il castello fivenne ancora oiù famoso come lo fu con:

Alfonso d'Aragona, che aveva conquistato il trono di Napoli nel 1443, volle stabilire nel castello la funzione di centro del potere regale e una corte di magnificenza tale da competere con quella fiorentina di Lorenzo il Magnifico. La fortezza venne completamente ricostruita nelle forme attuali. Re Alfonso affidò la ristrutturazione della vecchia reggia-fortezza angioina ad un architetto aragonese, Guillem Sagrera, catalano originario di Maiorca, che la concepì in termini gotico-catalani.

Le cinque torri rotonde, quattro delle quali inglobavano le precedenti torri angioine a pianta quadrata, più adatte a sostenere i colpi delle bocche da fuoco dell'epoca, ribadivano il ruolo difensivo del castello. L'importanza dell'edificio come centro del potere regale venne invece sottolineata dall'inserimento in corrispondenza del suo ingresso dell'arco trionfale, capolavoro del Rinascimento napoletano ed opera di Francesco Laurana oltre a molti artisti di varia provenienza. I lavori si svolsero a partire dal 1453 e si conclusero solo nel 1479, dopo la morte del re.

Nella "sala dei Baroni" si svolse nel 1487 l'epilogo della famosa congiura dei baroni ordita contro re Ferdinando I, figlio di Alfonso, da numerosi nobili, capeggiati da Antonello II di Sanseverino, principe di Salerno, e da Francesco Coppola, conte di Sarno. Il re invitò tutti i congiurati in questa sala col pretesto di una festa di nozze che segnasse il superamento delle ostilità e la definitiva riconciliazione. I baroni accorsero, ma il re, dopo aver ordinato ai suoi soldati di sbarrare le porte, li fece arrestare tutti, punendo molti di loro, fra cui il Coppola e i suoi figli, con la condanna a morte.  Nella metà del secolo il castello fu immortalato nella celebre Tavola Strozzi, e più tardi anche nella Cronaca figurata del '400 che descrive l'inizio delle disastrose guerre d'Italia.

sabato 29 agosto 2026

Buon Sabato 29 Agosto 2026

 

Buon Sabato 29 Agosto 2026

San Giovanni Battista  - S\anta Sabina

 Anche oggi è una giornata di caldo afoso, come è stato previsto dai metrologici, auguriamoci che finisca presto forse nella prossima settimana al Sud Italia, che non è sopportato soprattutto dai più anziani, quand+o non hanno una giusta possibilità di difesa dalla calura.  Oggi, provando un po’di  frescura dei climatizzatori, care amiche lettrici e stimatissimi amici lettori, vi posterò una curiosità storica di Napoli, dopo aver fescritto la storia dei Castelli di Sant’Elmo  e quello di Vigliena, che facevano parte  di un sistema difensivo composto da sette castelli principali, tanto da essere storicamente definita la "città dei sette castelli, che ornavano una rete strategica per proteggere la città e il golfo:

Dalle Curiosità storiche  di Sasà ‘O Professore            Castel dell'Ovo

Il nome e le origini del Castel dell'Ovo a Napoli sono legati alla famosa leggenda medievale secondo cui il poeta latino “Virgilio” (considerato all'epoca un mago e un saggio benefattore) avrebbe nascosto un uovo magico La Profezia dell'Uovo

L'uovo fu chiuso dentro una caraffa di cristallo o di vetro piena d'acqua, messa a sua volta dentro una gabbia di ferro e appesa a una pesante trave di quercia nei sotterranei del castello. 

Secondo la profezia, le sorti del castello e dell'intera città di Napoli dipendevano da quell'uovo. Finché fosse rimasto integro, la città sarebbe stata protetta da sciagure e attacchi; se si fosse rotto, il castello sarebbe crollato e Nali sarebbe stata colpita da gravissime sventure.       Una versione più antica della prpfezia collega l'uovo alla stessa fondazione di Napoli è legato alla sirena Partenope, che arenatasi sull'isolotto di Megaride, avrebbe deposto un uovo prima di morire, poi ritrovato e custodito da Virgilio. 

Nel 1370, un violento terremoto danneggiò una parte del castello. Tra i cittadini si diffuse il panico perché temevano che l'uovo magico si fosse rotto. Per rassicurare il popolo e placare il panico collettivo, la regina Giovanna I^ d'Angiò dovette dichiarare ufficialmente di aver sostituito l'uovo con uno nuovo. 

Il proprietario attuale di Castel dell'Ovo è il Ministero della cultura

lI Castel dell'Ovo (castrum Ovi, in latino), è il castello più antico della città di Napoli, fu fortificata, come fortezza, dall'Imperatore Valentiniano III° all'inizio del V secolo, e nel 476 fu il luogo d'esilio dell'ultimo imperatore romano d'occidente, Romolo Augustolo.

Si ammira il Castel dell'Ovo dal lungomare, sull'antico Isolotto di Megaride ed è ritenuto uno dei castelli più antichi di Napoli, perrchè fu una fortezza di origine normanna.

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Dopo la descrizione anche del  Castel dell'Ovo: Il più antico della città, sorto sull'isolotto di Megaride.postera anche la storia degli altri.

venerdì 28 agosto 2026

Buon Venerdì 28 Agosto 2026

 

Buon Venerdì 28 Agosto 2026                           Sant’Agostino – Sant’Ermete  - San Giuliano

 

Questo caldo afoso, come previsto dai metrologici, aumenterà la prossima settimana specialmente al Sud Italia, auguriamoci che non sarà causa di malori e morte per i più anziani, senza una giusta possibilità di difesa dalla calura.

Verificatosi all'alba di sabato 22 agosto 2026  il cedimento di una porzione del muro perimetrale esterno della fortezza storica di Castel Sant'Elmo a Napoli, fortunatamente che non è crollata, ma  ha ceduto la parte della fortezza in tufo, situato nei pressi del cancello d'ingresso.

Oggi, per questo motivo, provando un po’di  frescura dei climatizzatori, care amiche lettrici e stimatissimi amici lettori, vi posterò una curiosità  storica di uno dei più rappresentativi monumenti storici di Napoli, appunto “Castel Sant’Elmo”

Dalle Curiosità della lingua napoletana                            di Sasà ‘O Professore

Castel Sant'Elmo

Castel Sant'Elmo è un Castello Medievale, adibito a museo, sito sulla collina del Vomero nei pressi di San Martino a Napoli. Un tempo era denominato Paturcium e sorge nel luogo dove vi era, a partire dal X secolo, una chiesa dedicata a Sant'Erasmo (da cui Eramo, Ermo e poi Elmo).

Questo possente edificio (il primo castello per estensione della città), in parte ricavato dalla viva roccia (tufo giallo napoletano), trae origine da una Torre d'osservazione Normanna, chiamata Belforte. Per la sua importanza strategica, il castello è sempre stato un possedimento molto ambito: dalla sua posizione (250 m s.l.m.) si può osservare tutta la città, il golfo di Napoli, e le strade che dalle alture circostanti conducono alla città.

Il castello, oltre che museo permanente (il "Napoli Novecento"), è anche sede di varie mostre temporanee, fiere e manifestazioni: dal 1998 fino al 2011 durante la primavera è stata la sede del Napoli Comicon (dal 2012 spostatosi alla Mostra d'Oltremare). Dal dicembre 2014 il Ministero per i beni e le attività culturali lo gestisce tramite il Polo museale della Campania, nel dicembre 2019 divenuto Direzione regionale Musei. Nel 2016 ha fatto registrare 199 233 visitatori[2].

Le prime notizie storiche sul castello risalgono al 1329, anno in cui Roberto il Saggio ordinò al reggente della Vicaria, Giovanni de Haya, la costruzione di un palazzo, il Palatium castrum, sulla sommità della collina di Sant'Erasmo. Gl+i architetti incaricati del lavoro furono Francesco de Vico e Tino di Camaino; alla morte di quest'ultimo, nel 1336, gli successe Attanasio Primario e dopo di lui, nel 1340, Balduccio de Bacza; i lavori furono ultimati nel 1343 sotto il regno di Giovanna I d'Angiò.

Il castello ha avuto una lunga storia di assedi: nel gennaio del 1348, dopo l'efferato omicidio di Andrea di Ungheria, ebbe il battesimo del fuoco con il suo primo assedio da parte di Luigi I d'Ungheria, giunto a Napoli per vendicare il fratello la cui uccisione si attribuiva all'uxoricidio da parte della regina Giovanna I d'Angiò. Dopo la resa della regina, il castello fu occupato da Carlo di Durazzo.

Nel 1416 la regina Giovanna II lo vendette per la somma di diecimilacinquecento ducati ad Alfonso d'Aragona. Il castello fu un ambito obiettivo militare quando francesi e spagnoli si contesero il Regno di Napoli. Don Pedro de Toledo lo fece ricostruire nel 1537 su sollecitazione dell'imperatore Carlo V. I lavori furono curati dall'architetto Pedro Luis Escrivà, il quale effettuò una fortificazion+e dell'intera altura di San Martino:

Nel 1587 un fulmine, caduto nella polveriera, fece saltare in aria buona parte della fortezza uccidendo 150 uomini: al suo interno distrusse la chiesa di sant'Erasmo, la palazzina del castellano e gli alloggi militari, arrecando anche danni al resto della città.

 Divenne poi un carcere nel quale furono prigionieri, tra gli altri, il filosofo Tommaso Campanella (dal 1604 al 1608[3]) e Giovanna di Capua, principessa di Conca, nel 1659.

Nel 1647, durante la rivoluzione napoletana, vi si rifugiò il viceré duca d'Arcos, organizzandovi la difesa assieme al castellano Martino Galiano.

 Il forte, uno degli obiettivi delle forze popolari, non poté tuttavia essere occupato a causa delle discordie insorte nel campo dei rivoltosi. Il duca di Arcos bombardò la città dal castello, infliggendo tuttavia danni relativamente circoscritti, che risparmiarono le aree centrali più densamente abitate di Napoli che erano il centro della rivolta.

Nel 1707 fu assediato dagli austriaci; nel 1734 dai Borbone. Al tempo della Rivoluzione francese il carcere ospitò alcuni patrioti filogiacobini: Mario Pagano, Giuliano Colonna, Gennaro Serra di Cassano, Ettore Carafa.

Durante i moti del 1799 fu preso dal popolo e poi occupato dai repubblicani, i quali durante l'assedio delle forze francesi, da qui bombardarono alle spalle i lazzari napoletani che erano insorti per opporsi all'occupazione della città. Spazzata via l'ultima resistenza[5], il 21 gennaio vi piantarono il primo albero della libertà e il 22 vi innalzarono la bandiera della “Repubblica Napoletana”

Alla caduta della Repubblica vi furono rinchiusi Giustino Fortunato, Domenico Cirillo, Francesco Pignatelli di Strongoli, Giovanni Bausan, Giuseppe Logoteta, Luisa Sanfelice e molti altri. Durante il Risorgimento ospitò il generale Pietro Colletta, Mariano d'Ayala, Carlo Poerio, Silvio Spaventa.

Fino al 1952 fu adibito a carcere militare. Nel frattempo la fortezza è passata al Demanio militare, ospitando anche alcuni marinai e le loro famiglie, fino al 1976, anno in cui ha avuto inizio un imponente intervento di restauro ad opera del Provveditorato alle Opere Pubbliche della Campania. Fu aperto al pubblico il 15 maggio 1988; il castello appartiene al Demanio Civile ed è adibito a museo.