domenica 11 ottobre 2026

Buona Domenica 11 Ottobre 2026-

 

Buona Domenica 11 Ottobre 2026-                                       –       San Giovanni 23° - Sant’anastasio – San firmino                       Ricordando la figura del grande \papa Giovanni XXIII nella ricorrenza della sua incoronazione  e della sua camonizzazioner come santo , a ben ragione definitivo il Papa Buono,, che predica la bontà , unico mezzo per redimire gli essri umani ad amarisi e  non combattersi.

Dopo questa mia  riflesssione nel ricordare una recente nostra vissuta realtà, o, “Carissime amiche lettrici e Stimatissimi amici lettori”, comunque si va avanti.anche se pare che attaulmente non ce ne sia.  Intanto  vi posterò per non pensarci più di tanto,  la curiosità storica, riguardante il prosieguo della monumentale Chiesa basilica di Napoli, nota come “del Gesù Nuovo, o della Trinità Maggiore”.con i vari misteri, che sono imprerssi sul “Bugnato” della facciata del maestoso edificio religioso. .

Dalle curiosità storiche di Sasà’O Pfrofessore

ll mistero dei segni sul bugnato della facciata   della  Basilica “ del Gesù Nuovo di Napoli

Nel Rinascimento esistevano a Napoli alcuni maestri della pietra che si credeva fossero in grado di caricarla di energia positiva per tenere lontane le energie negative. Gli strani segni incisi che si riconoscono sulla facciata ai lati delle bugne "a punta di diamante" (disposti in modo che sembrasse si ripetessero secondo un ritmo particolare che lasciasse intuire una “chiave” di lettura occulta) hanno dato luogo ad una curiosa leggenda.

La leggenda vuole che chi fece edificare il palazzo (che a questo punto bisogna presupporre sia stato Roberto Sanseverino), avesse voluto servirsi in fase di costruzione di maestri pipernieri che avevano anche conoscenza di segreti esoterici, segreti tramandati solo oralmente e sotto giuramento dai maestri agli apprendisti, capaci di caricare la pietra di energia positiva. I segni misteriosi graffiti sulle piramidi della facciata, secondo la leggenda, avevano a che fare con queste arti magiche o conoscenze alchemiche; essi dovevano convogliare tutte le forze positive e benevole dall'esterno verso l'interno del palazzo. Per imperizia o malizia dei costruttori, queste pietre segnate non furono piazzate correttamente, per cui l'effetto fu esattamente opposto: tutto il magnetismo positivo veniva convogliato dall'interno verso l'esterno dell'edificio, attirando così ogni genere di sciagure sul luogo.

Questa sarebbe la ragione per cui nel corso dei secoli tante sventure si sono abbattute su quell'area: dalle confische dei beni ai Sanseverino, alla distruzione del palazzo, dall'incendio della chiesa, ai ripetuti crolli della cupola, alle varie cacciate dei Gesuiti, e così via.

Nel 2010 però, lo storico dell'arte Vincenzo De Pasquale e i musicologi ungheresi Csar Dors e Lòrànt Réz hanno identificato nelle lettere aramaiche incise sulle bugne, note di uno spartito costituito dalla facciata della chiesa, da leggersi da destra verso sinistra e dal basso verso l'alto. Si tratta di un concerto per strumenti a plettro della durata di quasi tre quarti d'ora, cui gli studiosi che l'hanno decifrato hanno dato il titolo di Enigma. In questo lavoro certosino, allo storico dell'arte sono stati di supporto le conoscenze matematiche di Assunta Amato, quelle architettoniche di Tullio Pojero e quelle legali di Silvano Gravina.

 Questa interpretazione è stata messa in discussione dallo studioso di ermetismo e simbologia esoterica Stanislao Scognamiglio, che ha sostenuto che i segni sulle bugne non siano caratteri dell'alfabeto aramaico, ma che invece possano essere sovrapponibili ai simboli operativi dei laboratori alchemici in uso fino al Settecento.

 

sabato 10 ottobre 2026

Buon Sabato 10 Ottobre 2026

 

 

Buon  Sabato 10 Ottobre 2026

San Daniele–San Vittore–San Probo-Santa Cdelestina

In attesa delle prossime consultazioni nazionali; e dpo che il Parlamento ha approvato  la legge  per cambiare il nuovo sistema di scelta dei candidati e dopo la consulta della corte costituzionale per la sua applicazioneper, intanto i problemi della convivenza civile, per vivere serenamente, continuano  a non essere risolti.

Dopo questa mia  constatazione sulla realtà, o, “Carissime amiche lettrici e Stimatissimi amici lettori”, comunque si va avanti. Intanto  vi posterò per non pensarci più di tanto,  la curiosità storica, riguardante una speciale monumentale Chiesa basilica di Napoli, nota come “del Gesù Nuovo, o della Trinità Maggiore”..

Dalle curiosità storiche di Sasà’O Pfrofessore

La chiesa del Gesù Nuovo                                o della Trinità Maggiore

La chiesa del Gesù Nuovo, o della Trinità Maggiore, è una chiesa basilicale di Napoli, sita nel quartiere San Giuseppe, in piazza del Gesù Nuovo di fronte allo obelisco dell'Immacolata e alla basilica di Santa Chiara.Si tratta di una delle più importanti e vaste chiese della città, tra le massime concentrazioni di pittura e scultura “Barocca”, alla quale hanno lavorato alcuni dei più influenti artisti della scuola napoletana.           All'interno è custodito il corpo di “San Giuseppe Moscati”, canonizzato da papa Giovanni Paolo II° nel 1987.  In origine insisteva in quell'area (invece dell’attuale Chiesa Basilica ddel Gesù Nuovo) il palazzo antico dei Sanseverino, progettato e ultimato nel 1470 da “Novello da San Lucano” per espresso volere di “Roberto Sanseverino”, principe di Salerno, come è riportato su una targa al centro del Bugnato della facciata, l'epigrafe marmorea posta nella facciata dallo stesso Novello.                                                              L’epigrafe marmorea è scritta in (latino) come segue: «Novellus de Sancto Lucano Architector Egregius Obsequio Magisquam Salario Principi Salernitano Suo Et Domino Et Benefactori Precipuo Has Aedes Edidit Anno MCCCCLXX»  Dal significato tradotto in italiano
«Novello da San Lucano, architetto egregio, per più ossequio che per mercede innalzò questo palazzo al Principe di Salerno, suo signore e precipuo benefattore, l'anno 1470.»

Da Roberto I° poi, l'edificio passò al figlio Antonello che, per contrasti con la Corte aragonese (essendosi posto a capo della Congiura dei baroni fu costratto ad andare in esilio.

Ai tempi del figlio di Roberto II*, “Ferrante Sanseverino, e della moglie Isabella Villamarina”, il palazzo era celebre per la bellezza dei suoi interni, le sale affrescate e lo splendido giardino. Era inoltre un punto di riferimento per la cultura napoletana rinascimentale nella persona di ”Bernardo Tasso”, segretario di don Ferrante Sanseverino.

Ferrante, reduce che aveva partecipato alla spedizone delle imprese d'Africa con  Re Carlo V°(con la conquista di Tunisi), (quando nel 1536 lo stesso re.Carlo V°venne a Napoli)  lo accolse nel suo palazzo, organizzando in suo onore una festa sfarzosissima rimasta celebre nelle cronache dell'epoca.

Ma durante il viceregno di “Don Pedro di Toledo”, nel 1547, (quando Napoli era dominata dagli Spagnoli,) fu tentato di introdurre a Napoli “ l'inquisizione spagnola”. Il popolo si ribellò e Ferrante Sanseverino sostenne l'opposizione popolare e pur riuscendo ad impedire questa grave iattura per Napoli, tuttavia egli non poté evitare la vendetta degli spagnoli, che gli confiscarono tutti i beni e lo obbligarono nel 1552 ad andare in esilio.

Quindi i beni dei Sanseverino (almeno riguardo al ramo dei principi di Salerno), passarono allora al fisco e furono messi in vendita per volontà di Re Filippo II°

Per questo motivo nel 1584 il palazzo con i suoi giardini fu acquistato dai “Gesuti”, grazie anche all'interessamento del nuovo viceré spagnolo, don Pedro Girón, duca di Osuna.  I gesuiti, tra il 1584 ed il 1601, riadattarono l'edificio civile a chiesa, istituendo poi, in quell'area, la cosiddetta "insula gesuitica", cioè il complesso di edifici ospitanti la compagnia di Gesù, composta, oltre che dalla chiesa, anche dal Palazzo delle Congregazioni (1592) e dalla Casa Professa dei Padri Gesuiti (1608).

Entrati in possesso del palazzo, i gesuiti incaricarono della ristrutturazione di tutto il complesso i loro confratelli Giuseppe Valeriano e Pietro Provedi. Essi sventrarono completamente il sontuoso palazzo, non risparmiando né le splendide sale né i giardini; le uniche parti che si salvarono furono la facciata a bugne (riadattata alla chiesa) ed il portale marmoreo rinascimentale. I lavori furono finanziati dalla principale benefattrice dei gesuiti di Napoli: Isabella Feltria Della Rovere, principessa di Bisignano (in quanto moglie di Niccolò Bernardino Sanseverino, ultimo esponente del ramo dei Sanseverino principi di Bisignano). Il nome della principessa, insieme a quello di Roberto I Sanseverino, è ricordato nell'iscrizione racchiusa in un cartiglio marmoreo presente sull'architrave del portale principale. Il cartiglio fu apposto nel 1597, come indica la data in fondo alla stessa iscrizione, che corrisponde all'anno in cui la chiesa fu aperta al culto.

La consacrazione avvenne invece il 7 ottobre 1601 e la chiesa fu intitolata alla Madonna Immacolata, patrona del casato del viceré don Pedro Girón, come riconoscimento per la sua mediazione nella vendita dell'antico palazzo ai gesuiti.

Tuttavia, la nuova chiesa fu fin da subito chiamata correntemente "del Gesù Nuovo", per distinguerla dall'altra già esistente, divenuta ormai "del Gesù Vecchio".

.Tra il 1693 e il 1695 si procedette così ai lavori di ricostruzione e completamento della chiesa:dopo che  la cupola interna dela chiesa crollò causata dal terremoto del 1688 e fu ricostruita da Arcangelo Guglielmelli.

Inoltre, nel 1695, l'originale portale marmoreo rinascimentale fu arricchito con due colonne, un frontone spezzato, quattro angeli e lo stemma della Compagnia di Gesù.

Nel 1717 tutto il complesso fu rinforzato su progetto di Ferdinando Fuga, con l'erezione di contropilastri e sottarchi.[5] Paolo De Matteis inoltre dipinse nell'intradosso della cupola ricostruita una Gloria della Vergine, affresco che, tuttavia, fece rimpiangere il perduto Paradiso del Lanfranco. Nel 1725 il cantiere del Gesù Nuointerna della chiesdavo si può dire concluso.

Nel 1767, dopo che i gesuiti furono banditi dal regno di Napoli, la chiesa passò ai francescani riformati, provenienti dai conventi di Santa Croce e della Trinità di Palazzo[6], che diedero alla chiesa il nome di Trinità Maggiore[7]. I francescani, però, rimasero poco a causa dell'incerta statica dell'edificio. Infatti, nel 1774, in seguito ad un secondo parziale crollo della cupola, questa fu totalmente abbattuta, mentre la chiesa rimase chiusa per circa trent'anni. Nel 1786 l'ingegnere Ignazio di Nardo si dedicò alla nuova copertura della chiesa: la cupola fu sostituita con una falsa cupola a calotta schiacciata ("scodella") che oggi si presenta dipinta con un trompe l'oeuil a cassettonato prospettico. Le navate ed il transetto invece furono provviste di un tetto a capriate.

Nel 1804 i gesuiti furono riammessi nel Regno, ma nuovamente espulsi durante il periodo napoleonico, dal 1806 al 1814. Rientrati i Borbone, nel 1821 la chiesa tornò in possesso della Compagnia di Gesù. Tuttavia, nel 1848 e 1860 i gesuiti furono nuovamente allontanati. L'8 dicembre del 1857, l'altare maggiore ideato dal gesuita Ercole Giuseppe Grossi fu ultimato e la chiesa dedicata all'Immacolata Concezione. Nel 1900 l'ordine dei gesuiti poté rientrare definitivamente.

La chiesa subì gravi danni durante gli attacchi aerei su Napoli della seconda guerra mondiale. Durante uno di questi bombardamenti, una bomba cadde proprio sul soffitto della navata centrale rimanendo miracolosamente inesplosa. Oggi la bomba, resa inerte, è esposta nei locali attigui alla navata destra della chiesa, dedicati a san Giuseppe Moscati.

 

Esterno

La caratteristica facciata di palazzo Sanseverino fu conservata quale facciata della sovrimposta chiesa. Essa è caratterizzata da particolari bugne in forma di massicce piramidi aggettanti (dette "diamanti"), consuete nel Rinascimento veneto. Le piramidi presentano dei criptici segni incisi dai tagliapietra napoletani addetti alla sagomatura del piperno, durissima pietra locale, segni interpretati come identificativi delle diverse squadre di lavoro[8].

Anche la parte centrale del portale marmoreo appartiene al vecchio palazzo Sanseverino e risale agli inizi del XVI secolo. Tuttavia, nel 1695 i gesuiti apportarono alcune modifiche aggiungendo bassorilievi barocchi alle mensole su cui poggia il fregio superiore e al cornicione: prolungando la cornice del portale, essi aggiunsero lateralmente al portale due colonne corinzie di granito rosso e, sopra, un frontone spezzato sormontato dallo stemma della Compagnia di Gesù - con due cherubini in marmo nell'atto di sorreggere lo stemma - e altri due angeli più grandi, sempre in marmo, uno su ciascun lato del frontone. Ciascuno di questi due angeli tiene un braccio alzato e poggia l'altro braccio sul frontone. L'angelo di sinistra tiene alzato il braccio sinistro con la mano aperta, quasi in segno di saluto, mentre l'angelo di destra tiene alzato il braccio destro, indicando con l'indice lo stemma dei gesuiti. Gli angeli e il frontone furono realizzati da Pietro e Bartolomeo Ghetti. L'emblema dei gesuiti all'interno di uno scudo ovale, comprende la croce con la famosa abbreviazione "IHS" del nome di Gesù[9] e, al di sotto di essa, i tre chiodi della crocifissione di Cristo. Al centro del frontone, appena sotto il basamento dello stemma gesuitico, che è ornato da volute, vi è una decorazione marmorea in altorilievo, raffigurante una testa di cherubino con ai lati due grandi ali. Alle ali sono sovrapposte delle volute, che racchiudono la testa dell'angioletto, mentre immediatamente sotto ciascuna ala si trova un motivo decorativo in forma di mucchio di frutta. Il fregio è poi completato lateralmente da volute molto più grandi. Fu inoltre scolpita una testa di cherubino con due piccole ali su ciascuno dei due basamenti che sorreggono il frontone, e che poggiano su altri due basamenti, a loro volta sovrapposti ai capitelli corinzi delle colonne. Sui due stipiti del portale, accanto ai capitelli delle due colonne, furono apposti gli stemmi dei Sanseverino e dei Della Rovere che, in dimensioni maggiori, sono riprodotti anche

sulla sommità dell'estremo margine destro e sinistro della facciata, nelle parti prive di bugne, mentre sull'architrave fu aggiunto un altro fregio con cinque testine che sorreggono quattro festoni di frutta. Da ogni testina si dipartono dei nastri che formano curve e volute, mentre i quattro festoni sono sormontati da altrettanti emblemi, corrispondenti sempre agli stemmi dei Della Rovere e dei Sanseverino (ma in versione ridotta), alternati da due corone (la testina centrale, purtroppo, è ormai completamente scomparsa).

I finestroni e le porte minori furono disegnati da un altro architetto gesuita, il Provedi. Il Valeriano, del palazzo patrizio, riuscì a preservare solo la facciata a bugne, sacrificando il cortile porticato, le ricche sale affrescate e i giardini. È da notare come la superfetazione barocca del portale della chiesa, sebbene di pregio, non armonizzi con l'eccezionale bellezza del raro bugnato a diamanti dell'antico palazzo rinascimentale; la combinazione degli elementi determina un duplice effetto architettonico: disomogeneo sul piano puramente formale, ma estremamente originale sul piano dell'esito artistico

Le fotp sotsost anti sono:

la C hiesa del Gesù Nuovo a napoli 

Il Portone di dentrata sulla facciat a ester ma de lla chiesa.

 


 

giovedì 8 ottobre 2026

Buon Venerdì 9 ottobre 2026


Buon Venerdì 9 ottobre 2026                                                          San Dionigi- Sant’Abramo -,San Bernard o –San Diodoro

il Parlamento ha approvato  la legge  per cambiare il nuovo sistema di scelta dei candidati per le prossime consultazioni nazionali; ed intanto per la sua applicazione si  deve attendere il responso della corte costituzione, perché non travolga le previste norme costituzionali, mentre ugualmente i problemi della convivenza civile conitinuano e non vengono risolti.

Dopo questa mia  constatazisoloone sulla realtà, che stiamo vivendo, “Carissime amiche lettrici e Stimatissimi amici lettori”, comunque si va avanti e  vi posterò per non pensarci più di tanto la curiosità storica, riguardante un “Ospedale speciale”, che esiste forse solo a Napoli, che cura sclusivamente  “le Bambole”..

Dalle curiosità storiche di Sasà’O Pfrofessore

Ospedale delle Bambole

L'Ospedale delle Bambole di Napoli è un luogo unico e storico, fondato nel 1895 da Luigi Grassi in Via San Biagio dei Librai (Palazzo Marigliano).

l'Ospedale delle bambole di Napoli è un vero laboratorio artigianale di restauro ed un museo vivente attivo da oltre un secolo.

L'Ospedale delle Bambole oggi non è più soltanto un'antica bottega di artigiani, un posto dove rivivere la gioia di un momento unico dei ricordi.. degli oggetti a te più cari.

Sembra retorico affermare che dal 1800 ad oggi, attraverso quattro generazioni, l’Ospedale delle Bambole prosegua un discorso artigianale nato dall’amore per il bello, per tutto ciò almeno che bello era ma che il tempo e altro hanno sconvolto e che proprio in virtù di questo amore ritorna ai fasti di un tempo. Il restaurare oggetti, Santi, pastori bambole diventa nell’ospedale artigianato di qualità, diventa arte proprio perché le quattro generazioni citate si sono tramandate, oltre a tutti i segreti del mestiere, l’amore, la passione e il desiderio di restituire il sorriso a chi in fila, davanti alla porta di questa singolare bottega attende, come in un ambulatorio il proprio turno; ci sono adulti, bambini, tutti per lo stesso motivo: ritrovare nei propri oggetti lo splendore perduto.

Quindi “ l'Ospedale delle Bambole” si trova a Napoli in Via San Biagio dei Librai 39 (all'interno di Palazzo Marigliano), nel cuore del centro storico e della zona di Spaccanapoli.

L'Ospedale delle Bambole oltre ad essere un celebre laboratorio artigianale ed anche un museo storico

 Fu fondato  nel 1895 dallo scenografo e artigiano Luigi Grassi e oggi gestito dalla quarta generazione della famiglia Grassi. Il laboratorio di "cura": Funziona esattamente come un vero ospedale. I clienti portano bambole, orsetti, peluche o statue sacre rotte per una "diagnosi" e un preventivo. I pezzi vengono divisi in reparti come ortopedia, oculistica e parruccheria per essere restaurati con tecniche tradizionali.

·        Ha Il museo accanto al laboratorio dove si trova uno spazio espositivo che raccoglie giocattoli d'epoca, bambole di porcellana, legno, cartapesta e Barbie storiche, con filmati e percorsi multimediali sulla storia del giocattolo.

·        Si può visitare attualmente in Via San Biagio dei Librai, 39, Napoli “Biglietto d'ingresso: Circa 5 €”