domenica 10 maggio 2026

Buon Giorno Buona Domenica 10 Maggio 2026

 

Buon Giorno Buona Domenica 10 Maggio 2026

- Santa Beatrice - Sant’Alfio - San Cirino –

 

Noi, gente semplice di buona volontà, ogni giorno ci auguriamo che si possa raggiungere al più presto la pace, con la fine dei vari conflitti, come quello tra la  Russo - Ucraina, israele - Palestina, nonché quest’ultimo, appena iniziato tra Israele - Usa e Iran, che provocano solo, con gli ultimi ritrovati mezzi distruttivi, i Droni, decessi, specie, d'innocenti, come sta avvenendo nella striscia di Gaza, o nel Libano, impedendo di avere una serena e fattiva esistenza sul nostro pianeta ,la terra.

Si stanno vivendo in questo modo momemti di trepidazioni e non di felicità per godere le bellezze, che la natura offre.

Nemmeno le esortazioni del pontefice, Leone XIV, che invita a dialogare, oer raggiungere l’auspicata  pace, hanno  avuto l’effetto sperato..

Eppure dopo l’ultimo conflitto mondiale. i vincitori si resero conto che solo con la pace si potevano raggiungere traguardi scientifici importanti, che avrebbero prodotto tante migliorie all’esistenza del genere umano e a tutto l’ambiente, che lo circonda.

 

Oggi, come di consueto, prima di augurare una buona festa della Mamma,  e vivere una buona Domenica, vi posterò. una mia curiosità storica, mitologica, dopo quella sull’Amicizia ,quella dell’ Amore superiore.

Il mito di Pigmalione,

Dalle curiosità storiche di Sasà ‘o Professore:

 

 

Pigmalione - il mito dell'amore superiore

Pigmalione - il mito dell'amore superiore

Chi era “ Pigmalione , e perché è ricordato ? Vi piace saperne di più ?

Pigmalione mitico re di Cipro ed insigne scultore, riuscì a riprodurre una statua d’avorio tutta nuda, che egli stesso aveva chiamata " Galatea " ( dal greco Gala, Galaktos che significa Latte) della quale si era innamorato, considerandola, come tutti gli innamorati, il proprio ideale femmimile , superiore a qualunque donna, anche in carne ed ossa, tanto da dormire accanto ad essa sperando in un giorno che si animasse.

Pigmalione si riteneva in essere superiore, e disprezzava l'amore, per vendicarsi di quest'arroganza, Afrodite lo fece innamorare follemente della sua statua,pigliandone le sembianze.

Nel suo spasmodico amore Pigmalione invocò la dea della bellezza,Afrodite (Venere), affinché tramutasse l’eburnea statua in una fanciulla vivente.

Afrodite, impietositasi di lui e commossa da tanto amore per lei, fece vivere il simulacro e rese possibili le sue nozze con lo stesso.

Dall’unione nacque Pafo, il cui figlio Cinira, fondò in onore del padre l’omonima città (Pafo) e vi fece erigere Conoscendo la sua storia, un sontuoso santuario sacro ad Afrodite e da quel momento, in tutta l’isola di Cipro iniziò il culto per la dea della bellezza e del suo amante Pigmalione.

Tale vicenda rappresenta il simbolo dell’amore vivificante dell’artista per la sua creazione, o quello della forza dell’amore, che eleva la persona amata a un piano di vita superiore.

La foto sottostante è:

La Statua marmorea raffigurante Pigmalione e Galatea

realizzata da Etienne Maurice Falconet nel (1763)

 

 

Questa storia non finisce così, ha un seguito, perché è collegata ad Adone, altro amante di Afrodite(Venere), è sarà la curiosità della prossima volta. 


 

sabato 9 maggio 2026

Buon Giorno Buon Sabato 9 Maggio 2026

Buon Giorno Buon Sabato 9 Maggio 2026

-– San Pacomio – Sant’Isaia – San Tommaso ---

 

. Ascoltando il saluto del nuovo papa, Leone XIV, che inella sua visita a napoli e a Pompei che nvitava i popoli di tutto il mondo a trovare insieme la strada della pace,, come la diplomazia e non con la supremazia delle armi. per vivere un esistenza serena con l’aiuto di dio.con l’intercessione della Madonna.

Dopo questa breve constatazione,.auguro una Buona giornata, a voi amiche e amici, che mi leggete, e, come di consueto, vi posterò. una mia curiosità storica ,questa volta, su antichi archeologici monumentali di Napoli., dopo quella sull’amicizia,

Dalle curiosità storiche di Sasà ‘o Professore:

Le Porte di Napoli

. Napoli è stata per gran parte della sua storia una vera e propria città-fortezza, protetta da un complesso sistema di alte mura difensive ed accessibile solo attraverso un numero di varie porte controllate.                 Nel corso dei secoli, le cinte murarie si sono stratificate, passando dai greci ai romani, dai bizantini agli aragonesi, fino alle fortificazioni spagnole.                       :Originariamente, la città contava circa 25 porte e 28 torri difensive, che fungevano da accessi sorvegliati.

Delle Porte Storiche, che permettevano l’accesso al suo interno ,  oggi ne rimangono visibili solo quattro, che sono::

o    Porta Capuana che è Il maestoso ingresso rinascimentale, parte del circuito aragonese.

o    Porta Nolana, che è caratterizzata dalle due torri gemelle, "Fede" e "Speranza".

o    Porta San Gennaro, che è considerata la più antica, già esistente nel X secolo.

o    Porta Alba  , che fu aperta nel XVII secolo per facilitare il passaggio.

·         Mura Greche e Romane: Resti delle imponenti mura in tufo del VI-IV secolo a.C. sono ancora visibili in vari punti, come in Piazza Bellini e nei pressi di Castel Capuano.

·         La Mure erano strutture, che servivano a proteggere la città, considerata un punto strategico ambito nel Mediterraneo, garantendo la sicurezza contro le invasioni (specialmente dai Saraceni).

Nel corso del XVIII e XIX secolo, con l'espansione della città, molte di queste mura furono abbattute o inglobate negli edifici, ma la struttura della città antica rimane leggibile attraverso le antiche aperture, le porte..

Napoli conserva ancora oggi quattro delle sue antiche porte principali, testimonianze storiche dell'accesso alla città murata, che sono Porta Capuana, Porta Nolana, Porta San Gennaro (la più antica) e Port'Alba. Sebbene in epoca medievale fossero circa 25, queste quattro sono quelle rimaste visibili e storicamente rilevanti

Attualmente, le porte storiche di Napoli ancora visibili e integre sono quattro, specificatamente                                                               Porta Capuana: Situata vicino al Castel Capuano, è una delle più imponenti,Porta Nolana: Conosciuta per le sue due torri, è vicina alla stazione centrale.              Porta San Gennaro,La più antica, situata in via Foria Porta Alba: Situata vicino a piazza Dante e al centro storico.

In passato, la città contava oltre 25 porte per difendere le mura cittadine, molte delle quali furono demolite tra il XVIII e il XX secolo durante il risanamento urbano, in particolare quelle lungo la costa. Porta San Gennaro è la più antica porta della città di Napoli, menzionata già in documenti risalenti all'anno  928, quando era dilagata la paura dei Saraceni che avevano già distrutto la città di Taranto. 

Le 21  (Ventuno) Porte dIstrutte sono:

Porta di Costantinopoli - Originariamente posta nei pressi del conservatorio di San Pietro a Majella, fu edificata nel X secolo e conosciuta con il nome di Porta Donnorso o Orsitana. Successivamente, fu spostata prima dagli Angioini, che le diedero il nome di porta Sant'Antonello, poi da Don Pedro, che la spostò nei pressi di via Santa Maria di Costantinopoli, da cui trasse il nome e Fu abbattuta nel 1852

Porta Carbonara - Situata nei pressi di largo Donnaregina, era chiamata anche porta Santa Sofia o porta Pusterla ed era già attestata in epoca tardo antica. Venne abbattuta nel 1537 per volere di Don Pedro di Toledo per l'allargamento della cinta muraria1

Porta del Carmine - Costruita per volere di Ferrante d'Aragona nel 1484, era situata tra via Sopramuro e il castello del Carmine: quta porta tuttavia ne sostituiva una precedente, chiamata Portanova, che a sua volta ne aveva sostituita una greca chiamata porta di Mare. Fu demolita nel 1862 o nel 1864; era anche denominata porta del Mercato.

Porta Medina - Situata a Montesanto, venne costruita nel 1640, andando a sostituire un'apertura realizzata abusivamente nel 1597. Venne demolita nel 1873. A ricordo della sua memoria è posta una targa su un palazzo nei pressi della stazione di Montesanto.

Porta dello Spirito Santo - Edificata nel XIII secolo con il nome di porta Cumana, fu spostata e ricostruita nel 1536 nei pressi di piazza del Gesù Nuovo, assumendo la denominazione di porta Reale, per poi essere chiamata porta dello Spirito Santo a seguito della costruzione dell'omonima basilica nel 1562; venne abbattuta nel 1775. È raramente attestata anche con i nomi di porta dell'Olio e porta Toledo.

Porta di Massa - Era situata nei pressi del porto dove attraccavano le imbarcazioni mercantili provenienti da Massa Lubrense, da cui ne deriva la denominazione.

Porta della Conceria - Situata nei pressi di piazza del Mercato, deve il suo nome alla presenza, nelle sue vicinanze, di una bottega dedita alla concia delle pelli.

Porta di Santa Maria a Parete - Posizionata lungo la linea di costa, era situata nei pressi di una strada non più esistente, ossia via Santa Maria a Parete al Mercato.

Porta della Mandra - Prendeva il nome da una strada non più esistente, via del Mandrone, dove, con ogni probabilità, sbarcavano le mandrie destinate al macello. Era posizionata lungo la linea costiera.

Porta del Pesce - Situata in prossimità del borgo Orefici, prende il nome dal luogo in cui veniva scaricato il pesce.

Porta Caputo - Prende il nome da una famiglia di origine amalfitana che aveva trovato fortuna a Napoli e che probabilmente possedeva un proprio molo per il commercio. Era posizionata lungo la linea costiera[5].

Porta d'Olivares - Fu edificata lungo la costa nel XVI secolo per volere di Arrigo Gusman, conte d'Olivares, arricchitosi grazie al commercio.

Porta dei Tornieri - Era situata nei pressi dell'incrocio tra via Duomo con via Marina. Si conserva l'arco in piperno, utilizzato come ingresso di un'attività commerciale.

Porta Posillipo - Porta d'accesso al villaggio di Posillipo, era ubicata nei pressi di via Manzoni, vicino alla stazione della funicolare di Mergellina[5].

Porta Pertuccia - Venne edificata nel XIV secolo: successivamente fu spostata a seguito dell'estensione della cinta muraria e denominata porta Santo Spirito. Demolita nel 1563, venne ricostruita durante un nuovo ampliamento delle mura assumendo il nome di porta di Chiaia o Pertuccia, per poi essere definitivamente abbattuta nel 1782[5].

Porta dello Sperone del Sale - Era posizionata lungo la linea costiera.

Porta di Mezzo - Era posizionata lungo la linea costiera.

Port000000a Sant'Andrea - Era posizionata lungo la linea costiera.

Porta della Marina del Vino - Era posizionata lungo la linea costiera.

Porta del Molo Piccolo - Era posizionata lungo la linea costiera.

Porta della Calce - Era posizionata lungo la linea costiera.

Porta delle Pulci - Era posizionata lungo la linea costiera

Spero di essere stato preciso nel descrivere quali sono le attuali porte rimaste e il nome di delle 21 abbattute.

 

venerdì 8 maggio 2026

Buon Giorno Buon Venrtdì 8 Maggio 2026









Buon Giorno Buon Venrtdì 8 Maggio 2026 -– San Acacio – Sant’Ulrica – San Vittore --- Sperando che l’incontro tra il papa, Leone XiV e il segretario di stato USA, sia l’auspicio, che possa creare i presupposti per far giungere facilmente la pace e la fine dei tanti conflitti, che fano trepidare gli esseri umani di questo nostro meraviglioso pianeta. Vivere serenamente, come meglio ci aggrada, con il sentimento più bello, l’Amicizia, che consente di vivere questa nostra esistenza con rispetto, lealtà, giustizia e tanta solidarietà con i meno fortunati, come pure rispettando la natura e l’ambiente, che ci circonda, evitando di lamentarci o imprecando quando si verifica l’imprevisto e l’improbabile. Stamane intanto vi posterò una mia curiosità storica, come si evince da scritti del passato, riguardante appunto il sentimento gratificante, che è l’amicizia. Dalle curiosità storiche mitologiche IL mito dell’amicizia L’AMARANTO LA PIANTA DELL’AMICIZIA L’Amaranto non è solo un colore dei fiori di una pianta, ma da sempre, come dicevano i Greci, rappresenta un mito intramontabile, che raffigura il sentimento dell’amicizia, che si fonda sulla stima reciproca degli esseri viventi, specie quando è veramente sentita e nulla riesce a farla affievolire, né a farla appassire. L’amicizia, per questo, è ritenuta una dell’esperienza fondamentale dell’umanità ed è stata elevata ad una sorta di santificazione in ogni epoca da tutte le religioni, che si sono succedute. In quella greca l’amicizia era portata ad esempio, come quella rappresentante, che esisteva fra Oreste e Pilade, i cugini, che, vivendo insieme fin da bambini, furono abituati ad avere uguali interessi, a godere delle stesse sensazioni del piacere ed a sentire identico affetto per il prossimo, vivendo quasi come in una perfetta simbiosi. In quella romana, l’amicizia era considerata un rapporto molto pratico della vita e fu enfatizzata con il concetto di solidarietà fra individui, che furono definiti “Sodales”, valeva a dire accomunati da uno stesso scopo pratico da raggiungere e perciò s'impegnavano tutti uniti in campagne di conquista. In concreto l’amicizia fu rappresentata e quindi la simboleggiarono con i fiori di amaranto, che ritenevano una sorta di talismano contro l’invidia e le avversità della vita. Nel medio Evo, con l’amaranto di solito, si ornava il capo con ghirlande e si cingeva le vesti con grandi inserti di questo vivo fiore, sperando così ottenere l’altrui benevolenza ed una protezione duratura del benessere fisico. Il mito dell’Amaranto nasce dal fatto che per raggiungere lo scopo della vera amicizia occorre che ci fossero, secondo Aristotele, tre presupposti: 1) Quando si hanno gli stessi godimenti sul piacere …..comune; 2) Quando esiste un interesse reciproco; 3) Quando si basa sulla bontà reciproca. La percezione dell’amicizia diventa sentimento e logica di vita, come detto da Aristosseno, e dopo di lui Cicerone (De off. 3.45), ed infine Diodoro Siculo (10.4), e altri, intorno al 4 ° secolo a.C., nella famosa storia narrata negli scritti: “di Pizia e del suo amico Damone, entrambi seguaci del filosofo Pitagora “. La storia racconta che un giorno Pizia recatosi a Siracusa, (a quella epoca regno della Magna Grecia, dove imperava il Tiranno Dionisio), fu ingiustamente accusato di aver partecipato ad un complotto a causa delle sue idee per abbattere il sovrano (il Tiranno Dionisio). Scoperto, fu deciso che doveva essere punito per questo infame crimine alla pena di morte. Questo il fatto ma la storia diventa emozionante ed è ricordata come : “la storia di Damone e Pizia”, grandi amici, che vivevano mettendo in comune ogni loro avere e condividendo il pensiero filosofico pitagorico della reciproca assistenza, fu messa in evidenza il giorno in cui fu scoperto l’attentato contro Dionisio, e per questo motivo Pizia fu accusato di aver partecipato alla congiura. Non potendo provare la sua innocenza, Pizia accettò la condanna, ma prima di essere giustiziato, chiese di poter tornare alla propria casa per l’ultima volta, per risolvere i suoi affari e congedarsi definitivamente dalla propria famiglia. Il tiranno Dionisio in un primo momento rifiutò la proposta pensando che una volta rilasciato libero, Pizia non sarebbe più tornato e lui fosse stato ritenuto uno stolto ed un credulone. Allora Pizia chiamò il suo amico, Damone, e gli chiese di prendere il suo posto in prigione in attesa della esecuzione della condanna, mentre si recava dalla sua famiglia per salutarla. Dioniso, a quel punto, accettò la proposta dello scambio e concesse a Pizia un periodo di tempo per sistemare le sue cose. Dionisio allora fece imprigionare Damone al posto di Pizia, che avrebbe pagato con la sua vita se l'amico Pizia non si fosse presentato il giorno stabilito per l’esecuzione. Arrivato il giorno fatale e avvicinatasi l’ora stabilita, nessuno aveva notizie del condannato, Pizia, e mentre la gente dubitava, Damone non smise di credere nella lealtà dell’amico. Pizia, infatti, arrivò all’ultimo momento e, abbracciato il compagno, che era pronto ad avviarsi verso il patibolo, e si scusò per il ritardo, opera di un involontario contrattempo, dovuto al sequestro della sua nave da parte di feroci pirati, che dopo averlo catturato e sequestrato la sua nave, lo buttarono in mare senza pietà. Riavutosi nelle acque gelide del mare Egeo lungo la costa siracusana, a nuoto raggiunse la riva con gran fatica, sperando in cuor suo di giungere in tempo per mantenere il suo impegno e la parola data. Il tiranno Dionisio, stupito e colpito dalla fiducia riposta da due amici e dalla loro lealtà, si sentì autorizzato a graziare Pizia e liberare il suo amico Damone, tenuto in ostaggio, e nello stesso tempo li nominò sue persone di massima fiducia ed onorabilità e li elevò a suoi consulenti. Chiese Infine di essere ammesso al loro speciale sodalizio, come terzo membro nella loro relazione. Così, come la vicenda di Damone e Pizia insegna, l’amicizia sincera non si spegne con il trascorrere del tempo, sfida ogni difficoltà, supera ciascun ostacolo senza paura ed affronta con serenità le prove a cui la vita ogni giorno la sottopone. L’amicizia educa il cuore dell’uomo a saper convivere. I custodi dell’amicizia vera sono i giovani. In una società che insegue valori sempre più effimeri, abbagliata dalla materialità dilagante, questa narrazione aiuta a scoprire l’essenza della vita, ciò che la rende davvero degna di essere vissuta. Non per altro Aristotele riconosceva l’amicizia come «il sentimento più necessario per vivere». L'Amaranto è un’erbacea annuale, originaria dell’America latina dell’Africa centrale e dell’Asia meridionale ; Appartiene al genere Amaranthus , alcune delle quali sono commestibili e sono coltivate per l’alimentazione in molte regioni del centro equatoriale. Ha un arbusto eretto, e fusti molto ramificati, che raggiunge i 90-100 cm d'altezza; le grandi foglie, ovali o lanceolate, sono di colore verde scuro, opaco, ma il colore più bello dell'amaranto si trova in alcune varietà, famoso è il colore rossastro o porpora, che rimane tale per tutta l’estate, fino ai primi freddi autunnali. L’amaranto produce particolari infiorescenze allungate, pendule, piumose, di colore rosso, arancio o giallo, contenenti numerosissimi piccoli semi scuri. Queste piante si possono coltivare in giardino, come bordure, ma sono anche molto adatte ad essere poste a dimora in contenitore, per meglio rappresentare il suo aspetto pendulo delle infiorescenze. Le infiorescenze della pianta dell'amaranto sono utilizzate come fiori recisi e anche essiccate. Le immagini sottostanti sono: 1)La Pianta dell’amaranto 2) Manifesto del film "Damone e Pizia" che rappresentanp i giovasni ….dell'amicizia e della lealtà 3) ii colore Amaranto



 

giovedì 7 maggio 2026

Buon Giorno Buon Giovedì 7 Maggio 2026

 

Buon Giorno Buon Giovedì 7 Maggio 2026

-– Santa Flavia – Santa Gisella – Sant’Alberto –

 

le non buone notizie per giungere alla pace sono  disattese ancora dal continui conflitti, Israele - Palestina,e Usa - Iran, che tanto preoccupano per i decessi, e per la denutrizione per mancanza di cibo, per la popolazione di Gaza, che vorrebbe vivere in santa pace per sopravvivere.

Intanto la città di Napoli in questo periodo, sta vivendo di un crescente turismo,, che affolla il lungomare e tutti gli spazi monumentali, sia per l’accogliente popolo partenopeo, pieno di creatività, generosità e di estro da vendere, che dall’esistente territorio, godibile e piacevole, considerato, come una delle poche meraviglie del mondo, ancora, da visitare. Sia per la possibilità di godere questa speciale località,  anche, se pochi, si permettono di poter affermare: “Che tutto sommato, la nostra esistenza è bella da vivere”.

Oggi, come promesso e preannunciato. ieri, posterò una curiosità dellidioma partenopeo, che descrive cosa è la sorte , relativa alla nascita, che è indicata in napoletano, con il termine “Ciorta”.

Dalle curiosità storiche di Sasà ‘O Professore

‘A Ciorta

La sciorta (o ciorta) napoletana è la sorte, intesa sia come fortuna sfacciata, che come destino avverso. Deriva dal latino sors e indica un fato imprevedibile che può cambiare rapidamente, spesso descritta come una ruota che gira: "'A sciorta è na rota: mentre ggira, po s'avota".

La parola “Ciorta” in napoletano e spesso viene usata per indicare, sia la buona che la cattiva sorte.              Esiste un  proverbio che può essere pronunciato in vari contesti: con speranza, con rassegnazione o anche con ironia, a seconda della situazione.                                  Vari detti esistono con il termine Ciorta;……………… Agge  Ciorta e minete a mare, ………............ ………………..come per dire abbi fortuna e dormi…….. ‘A Ciorta d’‘o piecuro, nasce curnuto e more ………………………… .scannato: ………………………….Riferito a chi ha una sfortuna accanita, ………………….nato per soffrire………………………. Ma Il detto completo, con il terrmine”Ciorta”, usato per indicare una ” Jella incredibile”, recita solitamente… "'A sciorta 'e Cazzetta: jette a piscià e se ne carette ", è questa una celebre espressione idiomatica napoletana, che descrive una sfortuna nera, comica e paradossale. e significa: La sfortuna di "Cazzetta" (personaggio fittizio creato per fare la rima) è tal, che, nel momento più banale e intimo (andare a urinare), gli accade una disgrazia.

Si usa in modo autoironico o per commentare una serie di eventi sfortunati, che sembrano non avere fine, spesso collegati alla scaramanzia napoletana………….  Il detto evidenzia come a volte la sorte sia misteriosamente punitiva.  I  napoletani, Infatti, per raccontare il loro destino, perennemente incerto, hanno scelto di rimanere attaccati ad una sola parola: la “ciorta”, che a Napoli è qualcosa di molto più complesso della semplice “fortuna”.

Si tratta infatti di un termine, che in italiano si risolve con la differenziazione fra fortuna nel senso di “sorte felice”, e sfortuna, il suo tragico opposto. Ma la “Ciorta” è anche qualcosa di più: un popolo che crede fortemente nella scaramanzia, ciò che in italiano chiameremmo semplicemente “destino”.

Il fatto che però il napoletano abbia scelto la forma “ciorta” anziché quella tradizionale, creando così una parola unica nel suo genere,  che ha poi caratterizzato in molti aspetti la parlata italiana, era già presente il termine “sorta” che, probabilmente a causa della tendenza del dialetto napoletano a pronunciare le consonanti inziali in modo indistinto, è stata trascritta ed è entrata nell’uso comune come “ciorta”.                   La ciorta, quindi,  non si sceglie: la si aspetta

PiNO DANIELE, in una delle sue canzoni, più intimamente e dolorosamente dedicate a Napoli, usa la Ciorta per raccontare di una città costretta da sempre a bastare a se stessa, perché “Napul è na carta sporca, e nisciuno se ne mporta. E ognuno aspetta a’ ciorta”. Si tratta, a ben vedere, di un sentimento strano, una complessa forma di volizione: non si può in alcun modo intervenire sulla ciorta, ed è necessario prendere atto del fatto che esiste qualcosa di più grande e forte di noi.