martedì 3 marzo 2026

Buon giorno – Buon Martedì 3 Marzo 2026

 







Buon giorno – Buon Martedì 3 Marzo 2026

--- Santa Cunegonda -- San Marino – San Federico –


Dopo aver letto l’immaginario Strano Processo tenuto e svolto nella Piazza del Plebiscito a Napoli - ….

Sesta Puntata
Scritto dal mio amico, collega Sasà ‘o professore.
 Mi sono visto fermare-------- ?

Sono Tore Castagna, pensionato, come il mio ex collega  Sasà ‘O professore

 

Avevo appena concluso di sbrigare una pratica di tasse comunali presso gli sportelli degli uffici di Via Partenope a Napoli, e siccome era una bellissima giornata calda della cosiddetta estate di San Martino, decisi di portarmi a Piazza Municipio, per incassare un vecchio mandato presso la Banca d’Italia, facendomi una lunga e salutare passeggiata.
Dopo aver percorso Via Santa Lucia, intravedendo ogni tanto il mare tra i palazzi, situati parallelamente la costa, salendo pian pianino e tagliando, poi, Via Cesario Console,

Mancavo da diversi anni dal quel fantastico e magnifico complesso architettonico, (voluto dai Viceré di Spagna, abbellito dalla Dinastia Borbonica ed arricchito, infine, dalle grandiose Statue dei Re di Napoli, (capostipiti delle dinastie reali), che furono fatte scolpire e poste in delle grandi nicchie sulla facciata dell’immenso Palazzo reale dal re d’Italia, il savoiardo Umberto I°.) ed ero pronto a rimirare ed apprezzare e godermi il tutto senza fretta.
Questa premessa era d’obbligo per ciò, che racconterò, poi, che mi è capitato.
Andiamo con ordine, mi fermai un po’ lungo le aiuole esistenti sul marciapiede, che delimitano Via Cesario Console dal resto della strada, e così mi misi ad ammirare la statua di bronzo di Caio Giulio Cesare Ottaviano Augusto (100
– 44a.C). e lo Stelo recentemente collocato sulla zona verde, solo nel 2004 (in ricordo del marinaio italiano ucciso dalle truppe naziste durante l’occupazione tedesca nell’ultima guerra (nel settembre 1944), nei pressi dell’Università Federico II°, in Via Umberto I (strada meglio conosciuta come il Rettifilo).
Affacciatomi alla balaustra sulla sottostante Via Ammiraglio Ferdinando Acton, scorgevo il molo Siglio (noto ai napoletani come il Molo Beverello), dove sono ormeggiati i vaporetti, che collegano la città di Napoli (solcando le acque del suo naturale golfo) con le famose isole (Capri, Ischia e Procida).

Girando lo sguardo poi, verso Palazzo Reale intravidi il Giardino Pensile attiguo, (voluto e predisposto dal re, Gioacchino Murat, durante il suo regno e fatto arricchire, in seguito, con piante esotiche dal Re, Ferdinando II° di Borbone).

Giardino Pensile, che fu danneggiato da un incendio nel 1837 e successivamente restaurato nel 1838 per mano dell’architetto Gaetano Genovese, che l’ampliò senza stravolgerlo dall’originale, ottenendo l’ammirazione, dopo un secolo e mezzo, dai presidenti di tutto il mondo, in occasione del G 7 (poi divenuto G8 per la presenza della delegazione sovietica invitata a quell’Assise mondiale) tenuto a Napoli nel luglio del 1994.

Rivolgendomi quindi, la parola, m'intimò con tono imperioso con un marcato accento piemontese

Vi stavo aspettando, vi ho lasciato fare tutti i comodi vostri, non volevo disturbarvi, dato che stavate ammirando la magnifica statua di Augusto e lo Stelo (in ricordo del marinaio ucciso), nonché lo splendido panorama, che si gusta da quest’angolo del palazzo.”  

“Per carità non me ne volete! Anch’io ho letto del Processo, a parte che la sentenza finale non mi è piaciuta, ma vi anticipo che ricorrerò alla Corte Suprema di Giustizia dell’Aia per essere riconosciuto il mio diritto di risiedere in questa celebrazione rassegna dei Re di Napoli, perché è implicito che il re d’Italia e anche re di Napoli! Ne sentirete delle belle sulla questione !”.


Anche se, (senze ‘a sciabola, comm' ere strano, ere tale e quale a 'nu tappo, comm' ‘o nipote, (Vittorio Emanuele III°), ma, po’ guardannele buone, fra me pensai : (si è Isso, è proprie ‘o Re Vittorio Emanuele II°, chille da spada (ma, che va truvamme mò, ‘a me ?) (Avevene ragione chell’ati statue dint' a ‘sta piazza, nun ‘nce azzecche proprie!). Infusomi coraggio gli risposi: “Maistà! Scusateme, non v’aveve ricunusciute, nun sacce comme ve l’agge dicere, primme ‘e tutte, è 'nu grande onore, che me conciudite a potervi risponnere?”

Immantinente il mio fantastico interlocutore riprese a dire:“Non ha importanza, sono un liberale democratico, sono stato sempre vicino al popolo . Mi potete rivolgere la parola liberamente, anzi fatemi conoscere come la pensate su quello, che ha scritto il vostro amico, quello pseudo scrittore da strapazzo, che si fa chiamare Sasà ‘o professore, mica ha mai insegnato?”

 

 

Continuò il suo dire inveendo : “’Fategli sapere, appena lo vedete, che non sono rimasto a Napoli (con la Sede del mio regno dopo l’annessione del 1861), perché avevo da completare ancora l’unità d’Italia (con la conquista di Roma), che mi è riuscita solo dopo la presa di Porta Pia (il 20 settembre del 1870), e grazie al patriota sindaco di Napoli dell’epoca, (Paolo Emilio Imbriani), tale impresa fu ricordata e celebrata anche presso di Voi, cambiando nome alla vostra vetusta Via Toledo in Via Roma

 

Ditegli anche che senza la presenza della mia statua, come si potrà raccontare la storiella conosciuta ormai dappertutto (delle statue, che pare che dicano tra di loro :“chi ha pisciato cca ‘nterra”.(La storiella parla che una mattina la statua di Carlo V, con il dito indice rivolto verso il basso, pare che dica chi avesse urinato per terra. Carlo III di Borbone, la statua successiva, in tono pensoso pare che stia pronunciando : “non so, non me sono proprio accorto, pensavo altro, dobbiamo però indagare”; quella, poi; collocata nella nicchia successiva, la statua di re Gioacchino Murat pare che sussurri, invece, io non sono stato, tenendo la mano posata sul petto e soggiunge non so chi è stato.(come per dire lo giuro). Il finale della storiella è sintetizzato con la statua di Vittorio Emanuele II, che con la spada sguainata sta sul punto, come se stesse affermando, (non voglio sapere niente ….basta! Chi ha orinato per terra è uno scostumato, uno screanzato per ciò che ha fatto! Tagliammece. ‘o pesce, accussì nun ‘o fa’ cchiù”).


Maistà! Avete perfettamente ragione, non si può cambiare la storia, né le sue tradizioni, lo vedrò in settimana l’amico mio! “ “ Dovete sapere, che siamo entrambi in pensione, non ci frequentiamo spesso e c’incontriamo solo raramente in occasione d'appuntamenti speciali, quale può essere una votazione di qualche organismo, che ci deve rappresentare presso la nostra amministrazione.

 

Permettetemi, però, di dissentire il vostro non gradimento della sentenza pronunciata in questa piazza, che vi penalizza, perché, in fin dei conti, è stato il popolo, che vi ha condannato, che ha sancito (la rimozione della vostra statua) e non il mio amico! 
A me sembra che le accuse addebitatevi sono sacrosante per ciò che avete fatto o permesso per questa meravigliosa città. Da quando, governavate Voi, Napoli fu relegata come una delle ultime province d’Italia. 
Napoli, non più capitale, finì nel dimenticatoio, da tutti evitata, come una città sporca e pestilenziale, tanto che non venne nemmeno indicata più nei tour classici italiani, sia a turisti nostrani, che stranieri, perché ritenuta zona di sporcizia, piena di malattie e di rifiuti di ogni genere ! “

 

Per tutta risposta Incalzò il reale interlocutore:“Ho capito siete un repubblicano, un sovversivo anarchic, a cui non piace l’autorità costituita dalla monarchia del mio casato, titolo nobiliare conseguito dal coraggio dei suoi più illustri rappresentanti con meritate onorificenze e dalla volontà divina.

 

 

La mia risposta fu pronta e respingente: “Maistà! Non incominciate a classificare le persone senza conoscerle con qualifiche offensive! Non sono né repubblicano, né anarcoide! Sono solo uno, che ha imparato a leggere bene la storia, anzi la vera storia, non quella fatta scrivere da pennivendoli al servizio dei vincitori, come quella che c'è stata propinata a scuola fin dalla tenera età, impapognandoci di vostre grandi gesta eroiche, che non avete mai fatto”.

Nun parlammme, po’, dei Plebisciti d’Annessione, che come tutti i Referendum di quell’epoca, furono solo una farsa, anche perché non partecipò tutto il popolo alla consultazione e, da quanto ho letto, non fu una libera scelta volontaria, ma quasi un’imposizione sotto il controllo di soldataglia ungherese al comando del vostro pseudo generale Garibaldi, e a Napoli fu svolto sotto il controllo di scrutatori camorristi, che fungevano da forza dell’ordine pubblico”.

 

Continuai e gli feci notare e ricordare: “San Gennaro, nemmeno lui, fu entusiasta. Dagli annali del Vescovado di Napoli risulta che, alla vostra prima venuta a Napoli, coincisa con una fugace visita nella cattedrale, il sangue del Santo patrono (come Male Auspicio) non si liquefece. Napoli, che è il paese del sole per antonomasia, quando arrivaste Voi, ci fu ‘o pate pate ‘e l’acqua, perché anche la natura era dispiaciuta per la vostra usurpazione del regno al povero Re Fancischiello (Francesco II° di Borbone), Maistà, (vostro cugino)!”

 

Siete proprio uno sfrontato” (replicò Vittorio Emanuele II), “Vi state dimenticando che siete al cospetto di un Re, che merita rispetto, per ciò che ha fatto, che è stato capace di sfidare ed affrontare il Papa e di mettere fine al potere temporale della Chiesa. Ha organizzato uno stato (quell’Italiano) dal nulla. Vi state comportando da impertinente ad accusarmi, (voi della generazione di fine novecento)! Che ne sapete come si viveva ai miei tempi? Ho dovuto fare salti mortali per destreggiarmi tra i ricchi regnanti d'Europa dell’Ottocento “.
Per chi non mi conosce, è vero, passo come un sanguinario avventuriero assetato di conquiste di territori, nella realtà a me piaceva la vita di campagna all’aria aperta.”
Dal tono di come stava pigliando piega la conversazione contro-replicai un po’ stupito da tanta alterigia: “Avete finito Maestà! Non vi volevo assolutamente mancare di rispetto, ma l’avete voluto voi!” “Non mi sarei preso l’ardire di giudicarvi, anzi m'incuriosisce una cosa, una volta che m’avete interperlato!
“Perché mi avete aspettato? La verità v’infastidisce! Siete suscettibile! Non siate turbato! Tutto sommato vi è andata bene. La vita vi ha donato tante soddisfazioni, siete stato Re, vi hanno servito e riverito, vi hanno osannato, avete avuto molte belle donne a vostro diletto, avete fatto una vita senza stenti, né preoccupazioni.
 La sorte vi è stata molto benevola, specie se si dà credito alle dicerie, che circolavano gia nel ’800, che non siete il vero erede al trono di casa Savoia, il vero figlio del Re, Carlo Alberto, che morì, ancora in fascia, in un incendio con tutta la sua nutrice”.”
“(Si raccontava che siete un bimbo d’origine popolana, che foste sostituito all’infante reale, e siete figlio di un macellaio fiorentino della campagna toscana, tale Tanaca. E’ difficile credere, in effetti, che Voi di bassa statura, tracagnotto e sanguigno, potevate essere figlio di un padre (Re Carlo Alberto) magro, longilineo, alto 2 metri e 4 cm. ed avete evidenti disparità somatiche con i vostri genitori)”.
Inviperito e scocciato Vittorio Emanuele II° esclamò : “Ma dove avete trovato scritte queste corbellerie?: Non vi vergognate di ripeterle e farle credere come vere!
Mio figlio ( Re Umberto I) pose una mia imponente statua su questa facciata della grande a ben ragione, grandiosa Reggia,;
1° Perché sono il Primo Re della dinastia Savoia del Regno Unito d’Italia. “
2° Durante il mio regno, tutta la penisola dal nord al sud dello Stivale è divenuta terra italiana senza usurpare niente, perché era l’auspicio che tutti i suoi abitanti, che vi risiedevano.
3° Ero l’unico Re di uno stato d’Europa, che faceva osservare una costituzione liberal-democratica e parlamentare, grazie al cosiddetto Statuto Albertino,
concesso da mio padre (Re Carlo Alberto) e che non abolii, anzi continuai a farlo osservare, che sanciva dei valori  universali riconosciuti a tutti i cittadini,  quali, 

(la giustizia, la libertà), uguali per tutti in osservanza e rispetto della legge. “
Maistà! (Mi dovete scusare, perdonate!) (A me piace la verità!) I fatti non andarono proprio così! Foste proclamato primo re d’Italia, è vero! La completa unificazione però, avvenne, si può dire, solo dopo la vostra morte con la conquista e la liberazione di Trieste e Trento nel 1918. Avete affermato che si era tutti uguali durante il vostro regno, niente affatto! Non aboliste la nobiltà e poi c’era tutta la questione meridionale, che, (forse è meglio non parlarne), la avete così aggravata che stiamo andando verso il terzo millennio, ed è ancora irrisolta“
Arrabbiatissimo Vittorio Emanuele II, replicò:

 “State farneticando! Che ne sapete com’era ridotto il Sud? Era popolato da una massa d'ignoranti, sfaccendati senza iniziative, dediti solo al lavoro rurale e subordinato, creato dal latifondo nobile ecclesiastico dall’antica organizzazione del potere dei Regimi Vicereali Spagnoli e poi acuita dall’oscurantismo acquiescente di quello borbonico. Fatemi il piacere su certe cose, che non avete vissuto direttamente, Zittite! Evitate di aprire la bocca a vanvera solo per dire sciocchezze, che ripetete, apprese dai denigratori di Casa Savoia ed in special modo della mia onorata persona”

La mia replica fu immediata ed esplicita:

“Maistà! Mi state offendendo! Non sono un pappagallo, che ripete cose dette da altri! Vogliamo parlarne e va bene, diciamocela tutta, la verità! L’avete voluto voi! La questione Meridionale non si può trattare con faciloneria e con due sole parole; ignoranza, assistenza, che i meridionali sono acefali, senza voglia di darsi da fare, un popolo d’inetti, dei fannulloni e basta!”
Ci avete colonizzato con la scusa dell’Unità d’Italia e poi, ridotti a vostri quasi schiavi. A nostro danno avete condotto una fallimentare politica economica (sotto la vostra egida e continuata poi, dai vostri successori, quelli della vostra dinastia sabauda;) come lo spostamento dell'asse economico al Nord, che causò l'emigrazione di milioni di meridionali, (fenomeno assolutamente sconosciuto prima dell'Unità). Non parliamo poi, della barbara repressione della resistenza antiunitaria, bollata con l'appellativo di "brigantaggio"; di una politica fiscale oppressiva con le "tasse dei poveri" (come quella sul macinato); degli stati d'assedio (più di dieci in quaranta anni e le leggi speciali. Ci avete rubato ogni nostra organizzazione industriale, che era all’avanguardia per quei tempi. IL Sud (da Napoli in giù) era un laboratorio di un popolo in continua evoluzione, che sapeva creare. Era il paese, che produceva prodotti finiti in ogni settore, con un’industria ritenuta moderna per quei tempi. Erano in funzione i migliori cantieri navali, capaci di allestire grandiosi navi e officine meccaniche, che producevano motori che facevano  funzionare locomotive sia  a carboni, che elettrici per trainare e far muovere lunghi convogli: Non si può, infine dimenticare che solo al sud c’era la migliore tessitura della seta e del cotone, ( ricercatissima, perché ineguagliabile).(basti ricordare Gli Opifici di San Leucio a Caserta).

Vogliamo parlare, infine, (della industria agro alimentare), si confezionavano ed esportavano i miglior prodotti della terra e poi, esisteva un commercio marittimo, di primo ordine, che faceva accumulare valuta pregiata e tanto denaro circolante da far invidia a qualsiasi stato europeo dell’epoca. Insomma eravamo una nazione indipendente e ricca senza sottomissione economica a qualche stato dominante ed il popolo amava il suo Re fino a quando non siete arrivato Voi, preceduto da quell’avventuriero di Garibaldi.”.
Quasi scocciato il sovrano rintuzzò: “Mi state condannando un’altra volta, mi state definendo un ladro ed un usurpatore di territori, un restauratore di privilegi di latifondi rurali ed di quelli immobiliari a danno dei lavoratori sia della campagna, che delle città popolose del Sud.”
Maistà! Non me ne volete! E’ quello che pensano tutte le genti del meridione di Voi!” Con un tono più pacato ripresi : “ Vi posso assicurare che, anche se siete stato condannato e che, pure. se è stata emessa una sentenza, non se ne farà niente! Occorrerebbe solo una rivoluzione od un terremoto, perché si procedesse ad attuare l’esecuzione del provvedimento e poi, dopo quasi (centocinquanta anni) chi oserebbe cambiare la storia. Dormite sonni tranquilli! Maistà! A Napoli specie in questi ultimi tempi nessuno sarebbe capace di prendersi la briga di cambiare collocazione alla vostra statua! Ve lo dico per certezza ! (Né il Sindaco della città; né il presidente della Provincia, né il Presidente della Regione, e nemmeno quello della Repubblica)
Figuratevi Maistà! Che da mesi, da quando abbiamo avuto la sfortuna di avere una femmina, come Sindaco, non si riesce a togliere i rifiuti (‘a munnezza) dalle strade, per ciò, chi si permetterebbe di togliere la vostra gigantesca sembianza dalla nicchia di Palazzo Reale, in cui siete rappresentato.
State tranquillo!, Non accadrà nulla! Vi devo salutare, ora, devo andare altrimenti si farò tardi e troverò la banca chiusa, a risentirci e ne riparleremo”
A quel punto la sembianza di Vittorio Emanuele II, quasi come per incanto, sembrò risalire nella nicchia e dire: “Grazie, grazie tante, mi avete rassicurato! Allora potrò stare tranquillo, la storiella si potrà sempre raccontare con tutti i suoi personaggi fantastici ( Carlo v – Carlo III –Murat –Vittorio Emanuele II), quella che spero non si dovrà mai dimenticare e poter dire “ Chi ha pisciato cca ‘nterra ed io farò la mia parte).
 

Descrizione: https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEh3r3pNwaV9xghiTeYmlspQGz-Y-pN4n8DzPzDrAPwSfJIV75IwIxbojWyrYutoutqEaWE3QLY4YezipGG-zTDS7S0QmGywJbwNNoX-3EPXfbvsiDv4V1M3UgxW2QUb-VC-dXOGkp8_QEOa/s1600/storiella+delle+4+statue.jpg



 

 

lunedì 2 marzo 2026

Buon giorno – Buon lunedì 2 Marzo 2026

 

Buon giorno – Buon lunedì 2 Marzo 2026

--- San Prospero -- Sant’ Agnese

 

Oggi  2 marzo si celebra la Giornata mondiale del tennis, e in ambito religioso, nel 2026, si commemora Sant'Agnese di Boemia.ed in alcune località italiane eventi localim  si festeggia il Carnevale, come a Cervia o  ad Amalfi

Intanto continuerò a postarvi la quinta ed ultima puntata del fantastico processo di piazza del plebiscito

 

Dalle curiosità storiche di Sasà ‘o Professore

Quinta puntata

L’ultimo intervento speciale di un personaggio particolare prima della sentenza, dopo il “ Dibattimento fuori Palazzo Reale nella piazza”. del Processo fantastico delle 8 statue.

IL Verdetto

“Accussì ‘nce n’ascimme, Don Saviere mije!”Sussurrò all’orecchio dell’arzillo pensionato, Donna Concetta e poi continuò: “ passamme pe’ scansafatiche, pe’ ggente rassignate, pe’ chille ca campene cu ‘a mentalità do’ vivere alla jurnata, e dimane po’ se vede”.

Don Saverio,(il pensionato aministrativo statale) serio serio replicò: “ ‘nce avimme st’accorte, pecchè nuje stamme sotto l’uocchie vigile da’ muntagnna nosta, ‘O Vesuvio, ca, quando meno te l’aspiette, farà cagna’ ogni ccosa, ‘nce farà une è chilli mali servizie, comme già ha fatto po’ passato e ‘nce farà proprie scumparì. Sperammo ca nun capitarrà all’epoca nosta ‘stu disastre. Pirciò cu ‘na canzona, co’ campà’ ‘a jurnata, nun se risolvene ‘e prubbleme, chille rimmanene!. Mo ‘sta statua ca n’avimma fa’? S’adda luvà’, e chi ‘nce mettime ‘o poste suje, Donna Cunce’!”

” Non dobbiamo fare filosofia spicciola, stammece zitte! Aspettamme ‘o verdetto, ma po’ , ‘a levane o nun levane, a nuje nun ‘nce trase niente dint’a sacca. È sule pe’ fà’ giustizia a Storia.? ‘E Re, ‘e Riggine, e Nobbele,’e Scritture, l’Avvucate,’e Puliteche è ‘‘n’atu munne, ca nuje, gente do’ popole, nun putimme maje capì! ‘A jurnata llora è diversa da’ nosta, nuje avimme affannà’ pe’ tirà’ annanze, llore nun sanne, comm’hanne fa’, invece, pe’ passà’ ‘a jurnata.”

Ad ogni intervento gli astanti, presenti nella piazza, ora applaudivano, ora fischiavano, quando le argomentazione non erano di loro gradimento, ed erano tutti intenti ed attenti o ad ascoltare ed ad interpretare ciò, che era detto sull’argomento della rimozione della statua di Vittorio Emanuele II°. Quando si decise di procedere alla chiusura delle testimonianze per far sì che la Giuria potesse emettere il verdetto d’abbattimento o rimozione della statua in discussione, apparve, come per incanto, tra la folla Pulcinella, la maschera, il mito, che incarna, nel modo più vero, i Napoletani.

Pulcinella è l’impersonificazione, infatti, in primo momento dei napoletani, (che sono dotati di una furbizia eccezionale, mentre nella realtà rappresenta uomini semplici, forse i più deboli, che attraverso i loro istinti primitivi, le loro contraddizioni), incarna il desiderio di rivincita, dopo le continue avversità, e la voglia di vivere. Sa essere opportunista, ironico, critico e senza inimicarsi nessuno si schiera sempre e innanzi -tutto solo dalla parte della vita, perché “Lui” è la vita.

Dopo un primo stupore ed un rumoreggiare indistinto, c’era chi affermava : “ è meglio che ce n’andiamo, sta per finire in una carnevalata, e come tutte le cose,

che si fanno a napoli .

Pulcinella con voce pacata e seria, quasi come a declamare la recita di un copione, inizia a dire: “ Il mio verdetto, che consiglierei a questa emerita giuria, che qui autorevolmente è rappresentata, è questo:

– spostiamo la statua di Vittorio Emanuele II°, non è un Re di Napoli!

- 1° perché è un usurpatore, ‘nu mariuole, poi nun se dignate manche ‘e se fa chiammà’, Re di Piemonte, di Sardegna e di Napoli, anze ‘nce ha mise ‘o scuorne ‘nfaccia, facennece guvurnà a ‘nu suoje delegato governative.

- – 2° ‘ A nicchia vacanta spetta a ‘nu rignante sule ‘e Napule, pirciò sarrià accussì belle ammirà a chille poste ‘a cchiù granda reggina, c’ avimme avute a Napule, Maria Sofia, l’urdema Reggina ‘e Napule, s’ ‘o ‘merete, ha cumbattutte pe’ salvà ‘ o Regne ‘e Napule comma ‘nu (Lione).

- 3° Facimme pure ‘na cosa assaje giuste, tra tante uommene, na bella femmene ‘nce sta proprie buone e facimme pe’ ‘na vota ‘na sacrosanta giustizia. Facimme cuntente per le pari opportunità pure ‘e femministe.”

La Giuria accolse, dopo l’acceso dibattimento svoltosi nella Piazza, il consiglio di Pulcinella, che impersonificò il vero popolo sovrano di Napoli e decretò che tutti gli atti ed la rimozione della Statua fossero passati alla Corte Costituzione, al Governo, al Parlamento, al Consiglio Regionale della Campania , al Consiglio della Provincia di Napoli ed al Consiglio del Comune di Napoli per la sua applicazione definitiva e nell’attesa dell’esecuzione del verdetto si sperava che non passassero altri 100 e più anni.

 

Le immagini sottostanti sono:

1) il Vesuvio, il Vulcano di Napoli;


2) l’ottava statua, Re Vittorio Emanuele II° di Savoia;

3) Maria Sofia di Baviera (l’ultima reggina del Regno di Napoli




 

 

 

 

 

 

 

domenica 1 marzo 2026

Buon giorno – Buona Domenica 1 Marzo 2026

 




Buon giorno – Buona Domenica 1 Marzo 2026

--- San Silvio – Sant’Albino – San Leone ---

Carissimi e stimatissimi amici e amiche lettrici, apprezzo tanto che la mia commedia storica, ha suscitato tanto interesse, anche perché desiderate conoscere il finale del processo, e quale fu il verdetto del dibattimento, desiderato dalle 8 statue dei Re di Napoli.

 Vi  annuncio che il verdetto, o meglio la sentenza, è descritta, quando leggerai la parte finale della puntata del fantastico processo,. di piazza del Plebiscito.

parlando, dello speciale personaggio, diventato a ben ragione il simbolo, che incarna, nel modo più vero, i napoletani.-

Apprezzando la vittoria al Festival della canzone italiana di Sanremo, del cantante, attore e compositore di testi musicali, di un napoletano ,Sal Da VInci . continuo a postare la quarta puntata del mio fantastico processo a Piazza del Plebiscito di Napoli.

Quarta Puntata –

il continuo del dibattimento del fantastico Processo, svolto a piazza del Plebiscito.

 

L’indomani era una meravigliosa giornata di primavera con un venticello marino, che attutiva i caldi raggi del sole, per cui assistere al prosieguo del processo risultava cosa abbastanza piacevole ed interessante.
Vollero testimoniare per conto dell’accusa alcuni eminenti studiosi e storici come L’onorevole Francesco Saverio Nittiche pur non risultante un filo Borbone, iniziò col dire: “prendo la parola per dimostrare che spesso dalle apparenze e dalle errate convinzioni, bisogna stare molto attenti per poi emettere giudizi affrettati ed ingiusti. Gli avvenimenti storici vanno letti dall’angolazione prettamente economica, che è sempre poi quella, che muove il mondo. E come sempre ci troviamo al solito interrogativo “Cui Prodest”.
Non si può alcunché discutere che il Reame dei Borboni, nel 1860 ero lo stato più ricco di tutta la penisola, tenuto conto della quantità di circolante e del rapporto di conversione
Lira – Oro di 1 : 1 e non era secondo a nessuno in Italia per innovazioni industriali, commerciali, medico sociali, agricolo-manifatturiere. Insomma era uno stato all’avanguardia in Italia e in Europa. Non sto inventando nulla, ci sono documenti e scritti, che dicono ciò che sto affermando, le riserve del Banco di Napoli e quelle del Banco di Sicilia erano, di gran lunga, le più cospicue di tutti gli altri stati d’Italia messi insieme.
Il potere d’acquisto del Ducato (Moneta d’oro circolante a quel tempo nel regno delle Due Sicilie) valeva 4 volte e ½ la Lira (Moneta d’oro circolante nel regno di Sardegna).
La tassazione dei Borboni era permanente ricondotta alla fondiaria, a quella del registro, a quella sul lotto, alla posta e naturalmente quella delle tasse indirette che comprendevano i tabacchi, le carte da gioco, la dogana, la polvere da sparo per la caccia ed il sale.
La tassazione dei Savoia era insopportabile anzi se ne inventavano una al giorno, come quella sulla manomorta, sulla successione, sulla donazione, sui mutui, sulle adozioni, sull’emancipazioni, nonché quella sulle spese per la salute (ora si sarebbe chiamata tickets su farmaci, sulle analisi). Quindi ad onor del vero a conti fatti I sudditi del reame borbonico pagavano ogni anno a Francischiello 14 lire pro Capite, mentre i sudditi dei Savoia (piemontesi, liguri, sardi) almeno il doppio.
Tutto questo che sto dicendo è stato per un secolo e più tenuto nascosto e si è mistificato la realtà, perciò la verità, che coloro che credettero in buona fede, come il sottoscritto, alla favola dell’unità, fu scientemente coartata con protervia e acrimonia da quelli che machiavellicamente se ne servirono per gli interessi propri, occultando e facendo scomparire documenti contabili.”
On save’, avite viste sto ‘n’ata vota cca, stammatine! So ccose veramente ‘mpurtante, ca s’hanne sapè’! agge fatte venì’ pure a ‘sta amica mia, ca è ‘ngnurante, ‘a puverelle nun è jute maje ‘a scola, ma è assale ‘nteliggente e tene tanta curiosità ‘e conoscere ‘a storia e ‘a verità.” Il buon don Saverio sorridendo rispose: Avite fatte buone, cheste so cose ca s’hanne sapè’ e s’anne dicere pure all’ati ggente, nun s’hanne tenè’ nascoste!|

Mo stammece zitte! O si no, nun se capisce niente!.”
Anche se non fu un grande oratore, comunque fu un gran principe del foro, e per la sua onestà, umiltà e preparazione giuridica, fu scelto come primo presidente della nascente Repubblica Italiana, prima provvisorio durante i lavori dell'Assemblea Costituente e poi definitivo dopo l’approvazione della Costituzione repubblicana dal 1 gennaio 1948, italiana, fu invitato a rendere comprensibile il suo autorevole pensiero.
Penso che si era capito, si sta parlando

Descrizione: https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgddAaY_NgPXp0Q8YykvW6OBsrG01fd2LaBYfWg_g5Y4bysvlrK2ekJA26Zt6AAl37F0vsZNkYBZ3Q_VEKhsoTfzsHwOc6MkXgwb5cDF2A7ZoyOuJXqspP-t9_6uTmD4y5lghCQp5R7QhE5/s400/de+nicola.jpg

Il Primo Presidente della Repubblica
            Avv. Prof:.
Enrico De Nicola




                             

 

                                                
dell’Avv. Professore Enrico De Nicola, che subito esordì affermando :
“ Ho vissuto in prima persona il trapasso dalla Monarchia alla Repubblica e mi dovete credere ho dovuto sudare sette camice per convincere il vecchio re