venerdì 26 giugno 2026

Buon Giorno Buon Venerdì 26 Giugno 2026

 

Buon Giorno Buon Venerdì 26 Giugno 2026

--- San Rodolfo – San Massenzio -- San Raimondo –

 

Capire che solo con lo studio si può cambiare il proprio stato sociale, specie se si è nato povero e senza alcun privilegio  per occupare, poi, impieghi o per svolgere lavori  particolari speciali, che consentono una buona remunerata retribuzione, e riuscire così a soddisfare i bisogni primari della propria  sussistenza e non solo.                                                                 Osservando  la realtà con tante disuguaglianze  mi domando perché tante disparità nel genere umano senza colpa alcuna, come nel nascere povero o ricco con tanti  privilegi e il desiderarne ancora altri.

Per non pensare a questa mia riflessione, e distrarvi un po’, come sempre vi posterò, carissime amiche e amici, una mia curiosità storica, speciale, questa volta, riguarda il mondo vegetale, osservando una particolare pianta, che si aggrappa alle pareti o ai tronchi di alberi.

.Dalle curiosità storiche di Sasà ‘O Professore

L'edera

L'edera (Hedera helix) è una pianta rampicante sempreverde molto vigorosa, nota per le sue foglie cuoriformi e la straordinaria capacità di aggrapparsi a qualsiasi supporto.                                                                Le sue foglie e le sue bacche , anche se ricche di saponine e flavonoidi, è usata in erboristeria e cosmesi, sono tossiche e non vanno mai consumate.

Un tempo  veniva utilizzata in medicina, per la azione espettorante, fluidificante e sedativa per la tosse.          

È veniva somministrata con sciroppi farmaceutici per bronchiti e catarri.

.La pianta dell’edera resiste, sia al freddo che al caldo, e può crescere in ambienti con poca luce. Pur crescendo sugli alberi, non è un parassita. Crea un microhabitat vitale che protegge il suolo e fornisce cibo agli uccelli in inverno.

·          Le sue foglie tenaci che si avvinghiamento saldamente sono tradizionalmente il simbolo della fedeltà e dell'amore. In definitiva l’Edera ha proprietà officinali e benefici per la salute

Le capacità straordinarie dell’Edera hanno ispirato vari autoi di Canzoni come:

La più celebre canzone italiana intitolata all'Edera, che fu l'omonimo brano presentato al Festival di Sanremo nel 1958, che parla di un amore viscerale e totalizzante. Il pezzo fu portato al successo da Nilla Pizzi e Tonina Torrielli

La canzone più celebre, però, associata all'Edera fu cantata da Angela Luce nel brano classico napoletano "Presentimento". Inoltre, nel suo repertorio figurava una sua reinterpretazione del noto brano sanremese "L'edera" (portato al successo da Nilla Pizzi), che è incluso ne suo album musicale. 



 

 

giovedì 25 giugno 2026

Buon Giorno Buon Giovedì 25 Giugno 2026

 

Buon Giorno Buon Giovedì 25 Giugno 2026

--- San Guglielmo – San Prospero -- San Dorotea ---

 

.Sperando, nella fine dei conflitti bellici e l’avvio per una pace duratura, per far vivere anche alla generazione di questo inizio millennio, il ritorno alla  normalità di ina vita tranquilla, e a noi vivere, di nuovo, senza  più trepidazioni  con l’esistenza sconcertante e disagevole  

 Basta crederci che avvenga questo salutare evento, la pace,, poiché lo desiderano tutti i popoli del mondo, non implicati in queste guerre territoriali

L’attore e commediografo, Peppino De Filippo,  narrò nella commedia, scritta e interpretata da jui,               “Non è Vero, Ma ci Credo”.tutto perciò può verificarsi nella realtà. perchè non si può vivere, con queste trepidazioni.

Auguriomoci che è solo momentaneamente posticipato  l’accordo  della pace, evento,  tanto desiderato, poiché la speranza è l’ultima a morire.

Per farvi distrarre un po’,come sempre vi posterò, , carissime amiche e amici, una mia curiosità storica, speciale, questa volta, riguardante un palazzo monumentale di Napoli, ritornato ad essere utilizzato  come albergo di una eccelsa bellezza.

Dalle curiosità storiche di Sasà ‘O Professore                                 ……..Il palazzo Caracciolo di Santobuono                            Il Palazzo Caracciolo di Santobuono è un palazzo monumentale di Napoli, ubicato in via Carbonara.                                             L'edificio fu eretto dai principi di Caracciolo di Santobuono nel 1584, sul luogo in cui precedentemente era situato un castello urbano, donato dal re Roberto d'Angiò a Landolfo Caracciolo nei primi decenni del XIV° secolo.   

 

 Il palazzo, posizionato in un punto strategico, era utilizzato per la difesa cittadina: era infatti prossimo alla porta che serviva l'insula episcopale. Fu legato alla vicenda della Repubblica Napoletana di Masaniello; fu quindi saccheggiato e divenne poi sede ufficiale della Reale Repubblica di Napoli, retta dal duca di Guisa, Enrico II° di Lorena, quando  fu istaurata il 17 novembre del 1647 e durò fino al 5 aprile 1648.                                                Nel 1692 venne di nuovo restaurato, ospitando così una quadreria molto notevole.                                             All'inizio del secolo successivo qui fu ospite dei Caracciolo, il duca d’Elboeuf, l'iniziatore degli scavi delle città di Ercolano e Pompei, mentre nel 1799 il palazzo ospitò anche il generale francese, Jean Étienne Championnet.                                                                    Nel 1815 l'immobile fu abbandonato totalmente. Ospitò poi per un breve periodo gli uffici della Questura.

Il palazzo ha due altissimi portali dai quali si accede al cortile porticato con pilastri in piperno (il chiostro cinquecentesco) e un secondo cortile, oggi giardino all'aperto. Presenta quattro  piani e nel piano nobile sono rimaste alcune tracce di un soffitto affrescato.

Attualmente ospita un albergo, dove alleggiano generalmente le squadre di calcio straniere per disputare le gare di Champion leaga europee.

Le immagini sono:                                                                       Il cortile del Palazzo Caracciolo di Santobuono,   l’interno del Palazzo Caracciolo di Santobuono L’accesso con l’entrata n via Carbonara a Napoli del  Palazzo Caracciolo di Santobuono




 

mercoledì 24 giugno 2026

Buon Giorno Buon Mercoledì 24 Giugno 2026

 

Buon Giorno Buon Mercoledì 24 Giugno 2026

--- San Giovanni – Sant’Eros -- Sant’Ivano/a ---

 

Oggi a Chiaiano, quartiere a nord di Napoli, si festeggia, San Giovanni Battista, il patrono della comunità locale, ed è  iniziata quasi all’albala ricorrenza, specie da parte di alcuni parrocchiani disturbatori, a fartelo sapere, sparando  fuochi d’artificio.

Un tempo, oltre ai classici riti religiosi, l’associazione cattolica locale del santo, allestiva nella piazza principale del quartiere,(Miez’ ‘o Furno), un palco dove avvenivano esibizioni canori, musicali dei più noti artisti dell’epoca, che iniziavano la Domenica sera e finivano il martedì successivo. Era una ricorrenza con cui l’intera cittadinanza partecipava festosa, vivendo di gioia e di serenità quell'atmosfera.

Intanto stiamo vivendo in questo periodo il terribile incubo dei conflitti usando speciali armi, i Droni, (che distruggono monumentali edifici pubblici e la morte di innocenti), e che potrebbero causare l’estinzione dell’esistenza  di intere popolazioni su questo nostro meraviglioso pianeta, la terra.  

Auguriamoci che San Giovanni faccia, prevalere il buon senso ai responsabili di questa brutta situazione bellicistica, e che nei prossimi giorni albeggi prepotentemente la pace e  poter vivere di nuovo tutti in serenità.

Per farvi distrarre un po’, vi posterò, anche oggi, carissime amiche e amici, una mia ennesima curiosità storica, questa volta, riguardante la furbizia del popolo napoletano fin dall’antichità.

Dalle curiosità storiche di Sasà ‘o Professore

 

La Beffa del Grano

ll periodo in cui fu usato lo stratagemma della beffa del grano è il Medio Evo, esattamente quando Napoli era un Ducato Autonomo.

Siamo all’incirca nel 9^ secolo dopo Cristo, tra gli anni 834 e 840, la città di Napoli era retta dal Duca Andrea II, suocero del Duca Bono, che fu Duca dal 832 al 834, che si era a sua volta impossessato del Ducato napoletano con un colpo di mano, facendo uccidere il legittimo Duca, Stefano II° in una trappola mortale con un patto scellerato con il vicino nemico longobardo, che regnava a Benevento, il principe Sicone.

Il famoso Principe Sicone del Principato Longobardo di Benevento, passato alla storia come un maniaco collezionista di reliquie di santi, tanto che trafugò tra le tante, perfino le spoglie mutili di san Gennaro, e da Napoli le portò, come trofeo, nella sua Benevento durante un assedio alla città partenopea senza mai conquistarla.

Alla morte di Sicone nel Principato di Benevento succede suo figlio, Sicardo, che si propone di seguire le velleità paterne, tra cui quella di assoggettare Napoli e ridurla come territorio al servizio del Principato. Immantinente assedia la capitale del ducato Autonomo di Napoli attraversando ed occupando con il suo

poderoso esercito parte del territorio fuori dalle mura della città.

Non riuscendo, poi, mai a farla capitolar, Sicardo, esasperato dalla resistenza dei Napoletani pensava che la città ducale avesse fatto incetta di vettovaglie e, ma non sapendo la reale consistenza, per cui non si era sicuri se l’assedio potesse portare alla conquista del

 

 

Ducato autonomo o durare mesi, forse perfino anni tali da sfiancare le forze assedianti.

Riunito il consiglio dei capi assedianti ed sentito il loro parere, Sicardo stabilì di chiedere una tregua per permettere ad un suo ambasciatore di entrare in città con l’intento di trattare o meglio far finta di trattare di togliere l’assedio a certe condizioni, poi una volta dentro le mura, si doveva controllare, verificare, spiare e cercare di capire come fosse la reale situazione delle scorte, se stavano per finire o erano tali da sopportare ancora per molto l’assedio.

Il Duca napoletano, Andrea II°, si dichiarò disponibile a trattare con un ambasciatore avente pieni poteri per un duraturo accordo onorevole.

Sicardo nominò come ambasciatore il nobile e fido , Roffredo, che si presentò sotto le mura della città con una scorta di cavalieri.

Prima di farli entrare, le guardie ducali fecero loro lasciare le armi fuori la porta d’accesso della città con la scusante di non spaventare la gente del popolo. L’invito fu accettato e da loro stesso giustificato che era giusto, anche perché erano lì per trattare la pace.

Giunti dinanzi al Duca Andrea II, Roffredo, voleva subito dettare le condizioni, le garanzie per arrivare alla pace, che avrebbe soddisfatto sia gli assedianti, che gli assediati e poi sentenziò sia noi, che voi, pensiamoci

per qualche giorno, mentre io resterò nella vostra città per conoscerla meglio . A queste parole, il Duca, informato delle vere intenzioni dell’inviato beneventano, rispose: onore e piacere e subito impartì ordini ai suoi che il nobile Roffredo era suo ospite e che sia portato a

visitare la città, dove desiderava andare, ma solo da domani.

 

Il nobile ambasciatore beneventano riprese a dire: perché da domani? Gli fu risposto, da parte del Duca,: siete mio ospite ed in modo suadente gli sussurrò: ora vi ristorerete e poi vi riposerete.

Nel ritirarsi dallo schietto incontro con il Duca Andrea, Roffredo lungo il porticato del palazzo del Pretorio, dove risiedeva tutta la Corte ducale, trovò una bella tavola imbandita e sdraiato, poi, su un comodo giaciglio, gli fu servito un lauto pranzo, di polli e pesci arrostiti , infusi in una forte salsa di aglio e aceto, decorati con salvia, prezzemolo e timo e spruzzati di abbondante pepe. Ogni boccone fu seguito da sorsi di vino d’uva, bevuti da un capiente calice, che appena svuotato, puntualmente veniva riempito poiché serviva a spegnere l’arsura, derivata da cibo salato e pepato.

Il nobile Roffredo , dopo le abbondanti libagioni, fu accompagnato in una stanza areata, dove sprofondò in un letto di piume e s’addormentò come un bambino.

Dormì tanto che non s’accorse che fuori dal Palazzo, ci fu un viavai di gente che correva e si dava da fare con carri e buoi per tutta la città.

Svegliatosi l’indomani, già con il mattino iniziato, Roffredo con la sua scorta disarmata e con la guida messa a sua disposizione dal Duca di Napoli, iniziò a girovagare per la città , osservando case, gli orticelli ed i giardini ad essi annessi, strade con un selciato ben

compatto, botteghe, dove ferveva il lavoro dei tessitori, degli armieri, dei conciatori.

La sua attenzione fu attratta, però, da una serie di montagnole, che incontrava durante la sua attenta passeggiata e rivolto alla sua guida napoletana, domandò stupito il perché di tali accumuli di grano all’aperto per strada e nelle piazze.

 

Gli fu risposto : non sappiamo dove riporlo, poiché i granai sono strapieni, data l’abbondanza dei raccolti. Resosi conto dell’abbondanza delle risorse degli assedianti, Roffredo per portarsi velocemente dal suo Principe, si accomiatò senza profferire alcuna parola, lasciò Napoli e fece intendere che la pace sicuramente si sarebbe conclusa.

Nella stessa serata rientrò a Benevento dal suo principe Sicardo, e gli riferì che era meglio togliere l’assedio e venire a patti , poiché sarebbe stata solo una pazzia continuare tale scontro con il Ducato partenopeo, dato che le scorte di grano e l’insieme delle attività da lui osservate, avrebbero permesso una resistenza per ben oltre un anno.

La pace fu dunque firmata e l’assedio fu tolto mentre il duca Andrea, non fece passare molto tempo a far recuperare e rimuovere il grano, sparso sui cumuli di sabbia delle montagnole apparse ai Beneventani beffati, poiché non si doveva sprecarlo, dato che ne avevano solo una modesta riserva. Recuperato il grano, con gli stessi carri trainati dai buoi furono infine caricati con la sabbia che era stata prelevate notte tempo, quando il buon ed ingenuo Roffredo dormiva placidamente nel suo letto di piume nel palazzo Ducale e fu riposta sulla medesima spiaggia.

Un po' di furbizia a volte può più e meglio che con l'agire con armi o con il danaro