Buon Sabato 31 Ottobre 2026 San Lucilla – San
Volfango – San Quirino
Carissime
amiche lettrici e stimatissimi amici lettori”, vi posterò oggì una
curiosità storica e quali furono i primi indumenti indossati dagli esseri
umani, pure essendo i soli tra i mammiferi, che indossano vestiario, per non
subire freddo per il vento e altre intemperioie , come oltre al vestire,
anche il modo, che combina, questi ultimi, con altri elementi (trucco,
capigliatura, accessori), definendo l'aspetto esteriore di una persona o di un
insieme di persone o gruppo.
Dalle Curiosità culturali di Sasà ‘O Professore
L'abbigliamento
L'abbigliamento è ogni indumento indossato da qualcuno, e in generale il
modo di vestire, che combina questi ultimi con altri elementi (trucco,
capigliatura, accessori), definendo l'aspetto esteriore di una persona o di un
insieme di persone.
Gli esseri umani sono i soli tra i mammiferi, che indossano vestiario, a
eccezione degli animali domestici, talvolta vestiti dai loro
proprietari.
L'eleganza nell’abbigliamento, era sinonimo di
formalità assoluta e regole rigide, influenzate dalla nobiltà inglese.
Per l’Uomo: Il
caposaldo del guardaroba era il completo
a tre pezzi, composto da giacca lunga (o redingote), gilet sagomato e
pantaloni rigidi. La camicia bianca presentava un colletto extra alto e rigido.
Gli accessori fondamentali includevano l'orologio da taschino, il cilindro o la
bombetta e le ghette sulle scarpe.
Pe la Donna, invece era: La silhouette
dominante era a "S". Si utilizzavano corsetti strettissimi per spingere il busto in avanti e i fianchi
indietro. Gli abiti erano lunghi fino a terra, accollati, ricchi di pizzi e
decorati con cappelli monumentali coperti di piume.
Ciascun articolo d'abbigliamento
ha signifiato cultura sociale ed alcune
funzioni tramandate o evolutesi nel tempo:,come quella pratica legata alla
vestibilità e quella estetica legata al gusto dell'epoca e a canoni specifici delle
diverse comunitàed
infine a quella simbolica grazie alla quale l'abito può definire l'appartenenza
ad una particolare comunità e nello specifico identificare lo status
sociale, civile e religioso.
La storia dell'abbigliamento, ovvero
degli indumenti e accessori che hanno vestito la persona umana nel corso dei
secoli, può essere inquadrata sia da un punto di vista antropologico-etnografico,
dal momento che documenta l'evoluzione del costume, sia da un punto di vista socio-economico
come prodotto dell'industria tessile, legato allo sviluppo tecnologico,
della moda e del consumo.
L'abbigliamento nasce in tempi
preistorici per rispondere a esigenze di tipo utilitaristico. Gli esseri umani
sono infatti una delle poche specie di mammiferi
privi di peli,
e per questo i vestiti svolgono un ruolo importante nella protezione del corpo umano
dai pericoli ambientali, come freddo,
pioggia
e sole.
L'abbigliamento può anche fungere da barriera per insetti,
sostanze tossiche, armi
e altri rischi alla sicurezza personale.
A questo punto nella descrizione dell’abbigliamentoi ,
descriverò la”Prime apparizioni
Non vi sono prove dirette
dell'utilizzo di indumenti nel Pleistocene superiore e nelle epoche
precedenti: infatti le pelle di animali, che costituivano il materiale principale dei
primi oggetti di abbigliamento, si degradano rapidamente nel tempo. Alcuni
scavi archeologici effettuati in Marocco, presso la Grotta dei Contrabbandieri, hanno portato alla
luce circa 60 utensili in osso, oltre ad uno ricavato dalla dentatura di un cetaceo,
impiegati per la creazione di pelli e pellicce risalenti ad un periodo compreso
tra i 90 000 e i 120 000 anni fa. Questi strumenti non costituiscono
però una prova certa dell'utilizzo di indumenti, visto che le pelli venivano
utilizzate anche per altri usi. Ritrovamenti archeologici di punteruoli
e aghi
d'osso, rispettivamente a partire da 76 000–71 000 e
37 000–40 000 anni fa, rappresentano una prova più convincente della
manifattura di indumenti complessi da parte dei primi esemplari di homo sapiens.
Non è chiaro invece se gli uomini di Neandertal si servissero di vestiti,
e se indossassero solamente mantelli o anche altri indumenti.
La ragione fondamentale per cui gli esseri
umani cominciarono a lavorare le pelli, per poi indossarle, è da ricercarsi
nella necessità di coprire il corpo, nudo e più fragile rispetto ad altri
animali, dalle intemperie. Infatti, quando la temperatura dell'aria è inferiore
ai 35 °C, la superficie del corpo umano è più calda dell'ambiente
circostante e perciò rilascia calore.[
I vestiti rallentano questo processo,
creando un microclima di aria calda attorno al corpo. Alcuni studiosi ritengono
che l'invenzione dell'abbigliamento sia associata alla perdita del pelo da
parte dei primi esseri umani, cosa che li rese meno vulnerabili a pidocchi e altri parassiti.
Inizialmente i vestiti erano
semplici di struttura, formati da un solo strato di pelle o pelliccia indossato come un mantello.
Questo tipo di abbigliamento non era aderente al corpo e lasciava perciò il
corpo esposto al vento. Realizzati con raschietti di pietra o in alcuni casi da gusci di
animali, i vestiti di tipo semplice non venivano indossati tutto l'anno, ma
solamente in caso di basse temperature.
Le prime tracce di utensili atti
alla realizzazione di indumenti complessi, come lame,
punteruoli
e aghi,
apparvero in Africa meridionale all'incirca 75 000 anni
fa, durante uno stadio isotopico marino (ISM 4) che
comportò un forte raffreddamento delle temperature.[11]
Da qui il bisogno di realizzare indumenti aderenti, da indossare tutto l'anno e
composti da più strati, in modo da garantire un maggior isolamento termico.[12]
L'utilizzo di questo tipo di vestiti permise a homo sapiens
di spostarsi in regioni più fredde in Europa
e in Cina
settentrionale all'incirca 45 000 anni fa.[11]
Nel 1991 l'eccezionale ritrovamento
della mummia del Similaun,
risalente a 5 300-5 200 anni fa, rivelò che le pelli potevano anche
essere finemente lavorate (si veda la sopravveste a strisce di colori
contrastanti, unite da fitte e regolari cuciture fatte con tendini animali) e
declinate in capi d'abbigliamento ben differenziati: l'uomo del Similaun
possedeva un berretto,
dei pantaloni,
un perizoma,
delle calzature
imbottite a forma di stivale e forse addirittura una mantella parapioggia.
L'utilizzo di vestiti più complessi
portò a degli importanti cambiamenti anche a livello sociale e culturale:
infatti, le popolazioni che indossano saltuariamente indumenti semplici, come
gli aborigeni australiani, non attribuiscono
ai loro indumenti un significato culturale particolare, bensì decorano direttamente
il proprio corpo tramite pitture o scarificazioni
sulla pelle.[
Al contrario, le popolazioni che
iniziarono a indossare vestiti in maniera permanente, presero a ornare i propri
indumenti invece del loro corpo. In aggiunta, il sistema
termoregolatore umano si abituò alla presenza di vestiti, e a
livello culturale si sviluppò un senso del pudore
riguardo alla nudità
del corpo.
Dall'invenzione della tessitura si hanno le prime tracce dell'uso di che risalgono a 30 000 anni fa, grazie a un
ritrovamento di alcune fibre colorate di lino selvatico nella caverna di Dzudzuana in Georgia.
Attorno a quel periodo sono state anche ritrovate statuette, come la Venere di Willendorf o la Venere di Lespugue, che sembrano reffigurare
capi d'abbigliamento in tessuto. Tuttavia, i più antichi resti di
tessuti, trovati nella Cueva del Guitarrero in Perù, sono più recenti e
risalgono a 11 000 anni fa.[18]
Anche l’utilizzo del lino comune,fu
Il motivo per cui gli uomini del
Neolitico iniziarono a utilizzare le fibre di lino
e altre fibre
liberiane selvatiche e domestiche non è ancora completamente chiaro,
Esistono tuttavia varie spiegazioni: una ipotesi associa la lavorazione di
fibre e dei tessuti alla diffusione dell'agricoltura
e alla nascita di comunità stanziali. Un'altra ipotesi è che l'utilizzo di
fibre nella realizzazione di indumenti deriverebbe dal repentino passaggio
dall'ultima era glaciale all'Olocene,
che comportò un aumento delle temperature e dell'umidità: i vestiti in tessuto permettevano una
migliore evaporazione del sudore
rispetto alle pellicce.[20]
Inoltre, il cambio del clima causò l'estinzione o il declino di animali, come
il mammut lanoso,
la cui pelliccia veniva utilizzata per la fabbricazione di vestiti.
Inizialmente i fili utilizzati per i
tessuti venivano realizzati tramite intreccio invece che tramite macerazione
e filatura: le fibre venivano unite da un capo all'altro, con le estremità
sovrapposte, e venivano poi arrotolate a mano. Successivamente si affermò la filatura,
in cui una massa di fibre malleabili viene trasformata in un filato
da cui vengono poi tessuti gli indumenti.
Le prime prove archeologiche della filatura a
mano del lino provengono dalle montagne del Caucaso
a nord del Mar Nero,
e risalgono al 28 000 a.C., ma reperti relativamente più recenti
forniscono tracce della diffusione della filatura in varie regioni, tra cui Egitto,
Iraq (Ittiti),
Giappone,
Siria,
Turchia,
Sudan
e Svizzera.
Nel 12 000 a.C. emerse in Egitto
la tecnica del fuso a caduta, in cui il fuso
era tenuto con la mano destra e girato in direzione della torsione, mentre con
la mano sinistra i filamenti venivano tesi su una conocchia.[22][23]
Assieme alla filatura si sviluppò
anche la tessitura,
ossia la creazione di tessuti intrecciando i fili su un telaio.[24]
I primi telai apparvero a partire dal VI millennio
a.C. presso numerose popolazioni in diverse parti del mondo.[25]
Si ritiene che il più antico telaio sia il telao orizzontale a terra, il cui
uso è documentato in Egitto, Arabia, Africa settentrionale e Liberia,
ma venivano utilizzati anche il telaio a pesi
e il telaio a due bracci.[25][26]
Tuttavia, poiché raramente i telai stessi si conservano abbastanza a lungo per
essere ritrovati integri dagli archeologi, abbiamo principalmente prove
indirette del loro uso, come i loro pesi di metallo o argilla, e rimane difficile capire quali modelli
di telaio fossero effettivamente i più utilizzati.[25]
Nel Mondo antico l'abbigliamento era
costituito esclusivamente da oggetti filati di tessuto, e l'utilizzo di pelli
di animale fu ben presto superato nella maggior parte delle comunità già a
partire dal I millennio a.C. I tessuti utilizzati variano a seconda del luogo:
ad esempio in Cina era assai sviluppata la produzione della seta, in India la
canapa ed il cotone ed in Egitto il lino. In Europa occorre ricordare come i
Fenici furono i primi a praticare la tintura dei tessuti, grazie alla scoperta
del pigmento della porpora, ricavato dall'essiccazione del murice. A questo
punto dell'evoluzione umana l'abbigliamento non era più visto esclusivamente
come metodo per proteggersi da intemperie o altri agenti esterni, ma costituiva
soprattutto un simbolo di appartenenza ad un gruppo (economico, religioso, politico,
ecc.). I popoli mediterranei consideravano la porpora un bene di lusso ed i Fenici ottennero grossi
guadagni vendendola alle altre popolazioni. Tra gli altri tessuti utilizzati
nel mondo antico ricordiamo il cotone, la lana e il bisso.
L'Impero romano con la sua grande
espansione venne in contatto con gli usi ed i costumi di molte popolazioni,
dalle quali importò l'utilizzo di alcuni tessuti per il vestiario quotidiano o
riservato ai più ricchi. Vengono così confezionati abiti come la toga, la
tunica ed il pallio. Dopo Roma la filatura e la tessitura di seta, lino e lana
diventano comuni a gran parte delle comunità europee, in particolare quella
Bizantina, grazie ai suoi rapporti privilegiati (data la collocazione
geografica) con l'Oriente. Di queste tre fibre tessili la più diffusa in questo
periodo fu certamente la lana, sia per ragioni economiche (l'allevamento di
ovini era abbastanza diffuso) che funzionali (alta capacità termica della
stessa).
Abbigliamento del
settore tessile nel Medioevo, conosce un fermento, almeno per quanto riguarda
l'Europa, a partire dai primi secoli del I millennio d.C.,per cui In Italia l'importazione di tessuti era uno
dei fattori che produssero più ricchezza per le repubbliche marinare, anche se
assunse un certo rilievo anche il commercio interno, soprattutto per rifornire
le città più ricche (Firenze, Palermo, Lucca, ecc.). L'abbigliamento di lusso o
comunque con materiali pregiati rimase appannaggio delle classi nobiliari,
delle corti di re e imperatori e dei ceti più abbienti (grandi commercianti,
banchieri, ecc.). La qualità generale delle vesti comunque aumenta anche per le
fasce di popolazione meno agiate, anche grazie all'adozione di strumenti che
permettono una maggiore precisione nella sartoria: il ditale, gli aghi
d'acciaio, le forbici a lame incrociate. Un altro importante fattore è l'inizio
della diffusione, a partire dal XIV secolo, della biancheria.
Abbigliamento del XIV secolo.poi , seguendo una tendenza già presente in paesi come Francia ed Italia nei
secoli precedenti, dal Quattrocento le figure sociali legate all'abbigliamento
(sarti, tessitori, venditori di vestiti) acquisiscono sempre più potere
economico (e quindi anche politico). Sul mercato dell'abbigliamento compaiono
merletti, velluti pregiatissimi, calze, berretti, tessuti broccati, la cui
produzione aumenta di pari passo con la crescita economica e tecnologica. Dal
XVI secolo le corti di Francia e Spagna raggiungono e superano in splendore
quelle italiane (Este, Medici): il fasto dell'abbigliamento diventa
rappresentativo della ricchezza e del potere dei nobili. Il vestiario perde
sempre di più, nei ceti medi e alti, la funzione pratica, diventando spesso
puri ornamenti. Le corti seicentesche sono un esempio dell'evoluzione
dell'abbigliamento: non solo i principi, ma anche i poeti, i ciambellani, le
dame e le guardie vengono dotati di uniformi pregiatissime, colorate in modo
variopinto e fatte con tessuti costosissimi.[29][30][31]
Lo sviluppo dell'abbigliamento durante
la rivoluzione industriale e
l'Ottocento era andato di pari passo con quello della tecnologia
tessile, in particolare con lo sviluppo dei telai: nel 1790, nell'ambito della
Rivoluzione industriale, Joseph-Marie Jacquard inventa l'omonimo telaio, che
permette di aumentare sia la precisione sia la velocità di produzione dei
tessuti. L'evoluzione tecnologica si estende anche ai filatoi: tutto ciò
attribuisce il primato nell'industria tessile ai paesi che per primi sono
investiti dal fenomeno della rivoluzione industriale, tra tutti l'Inghilterra.
Il mercato del vestiario conosce una crescita continua: la produzione tessile
si meccanicizza e razionalizza assumendo notevoli dimensioni, rendendo
l'industria dell'abbigliamento la piùattiva e fiorente.
Tra la fine del Settecento e
l'Ottocento l'industria tessile è in grado di soddisfare le richieste, oltre
che delle classi più abbienti, anche della media e bassa borghesia. Durante il
XIX secolo cominciano ad apparire quei tipi di vestiti che sono utilizzati
ancora oggi: aderenti al corpo, con le maniche, leggeri o pesanti, con stoffe
prevalentemente scure. Il miglioramento delle condizioni igieniche, assieme a
quelle economiche, permette ad una buona parte della popolazione europea e
nordamericana di indossare la biancheria. Il 1842 è un'altra data fondamentale:
John J. Greenough brevetta la macchina per cucire, con la quale gli indumenti
possono essere confezionati con grande velocità, ed il risparmio di denaro che
ne deriva fa sì che la produzione può assumere dimensioni ancora più vaste.
L'industria dell'abbigliamento può adesso realizzare la produzione in serie dei
vestiti, favorendo la creazione di centri industriali tessili e di grandi
magazzini per la vendita dei loro prodotti. Successivamente, sia nell'Ottocento
che nel secolo successivo, il perfezionamento della macchina per cucire
permetterà di meccanizzare anche altre operazioni (ricamo, soprafilo, rammendo,
cucitura dei bottoni, ecc.).
L’abbigliamento intanto, conobbe, nel
XX secolo, una evoluzione straordinaria, ed una espansione produttiva e
tecnologica senza pari. I due conflitti mondiali, ed i relativi dopoguerra,
portano, dapprima, la crisi economica in molte nazioni: i materiali pregiati
diventano appannaggio di pochissimi, mentre si diffondono quelli di recupero
(lana riciclata, sughero per le scarpe). In seguito, con il miglioramento della
situazione economica, si ha un sempre maggiore sviluppo dell'industria del
vestiario, che introduce, oltre ad una grandissima scelta di nuovi prodotti (busti, tailleur, gonne,
jeans, tute
da sport tanto per citarne alcuni) anche la scelta
di nuovi materiali frutto della tecnologia come le fibre artificiali e
sintetiche, meno costose e adattabili a situazioni diverse (tecnofibra).[33]
Le grandi innovazioni
Mentre fino all'Ottocento solo le
famiglie più ricche potevano permettersi un guardaroba, che comunque era in
media ristretto a tre-quattro capi ciascuno, nel secolo successivo si ha un
cambiamento totale. L'industria dell'abbigliamento produce capi per le più
disparate situazioni: sport (abbigliamento tecnico
come tute da sci, da jogging, completi calcistici), alta società
(pellicce), lavoro (camici, tute da lavoro), relax e vita
quotidiana (pigiami)..
Le grandi case di moda
La vendita di prodotti di
abbigliamento con precisa destinazione per le classi privilegiate si realizza
nella nascita, in Francia ed Italia, delle case di moda: il fenomeno si allarga
sempre di più man mano che le fasce più ricche della popolazione si rendono
disponibili a spendere cifre altissime per un capo "firmato". Nascono
così i fenomeni dei grandi stilisti, per lo più nelle città di Milano, Firenze e Roma,
i cui capi sono contesi a cifre altissime durante le sfilate di moda, veri e
propri eventi mediatici che riscuotono anche l'attenzione degli strati medi
della società.[34]
La diffusione mondiale
Il capo alla moda assume quindi
importanza non solo come espressione di prestigio di pochi privilegiati, ma
anche come elemento di appartenenza ad una determinata classe sociale, ad un
determinato gruppo, ad una certa fascia di età. Benché la maggior parte della
popolazione mondiale non si possa permettere l'acquisto di capi non
strettamente necessari (ed una grossa fetta abbia difficoltà, o impossibilità,
anche in questo) il costo medio di un capo di abbigliamento cala di molto (con
il Prêt-à-porter), e la richiesta aumenta sempre di
più, permettendo ad una quantità sempre maggiore di persone di vestirsi con
comodità e di poter spendere in abbigliamento.
In Italia
Fenomeni di impoverimento etnografico, collegati alle mutate condizioni
socio-economiche e all'affermazione di nuovi modelli culturali nell'Italia del '900 hanno fatto sì che l'uso corrente dell'abito
tradizionale si affievolisse quasi a scomparire. Rimane ancora viva, in alcune
comunità italiane,
a consuetudine di vestire il costume
tradizionale, indumento che si indossa in particolari occasioni.