venerdì 29 maggio 2026

Buon Giorno – Buon Venerdì 29 maggio 2026

Buon Giorno – Buon Venerdì 29 maggio 2026

--- San Riccardo – San Rolando -- San Paolo VI –

 

Come è bello provare un grandissimo piacere e tanta gioia, nel ricordare la nostra passata esistenza. come la fanciullezza, l’adolescenza, la maturità, specie quando  incontri coetanei di vecchia data, di ambo i sessi., facendo, poi, il raffronto con essi, delle nuove generazioni, che sono molto diverse dalla nostra,

Infatti, mentre noi eravamo poveri, con poche disponibilità, ma eravamo ricchi di stima, di inventiva e ci si voleva un sacco di bene e ci si aiutava, quando necessitava; quella attuale, avendo tutto senza sforzarsi, non pensa a vivere al meglio  il futuro.

Ai nostri tempi, per incontrare l’altro sess,  inventammo “i balletti fatti in casa”, non essendoci né discoteche, né sale da ballo, comprendendo  però  che solo con lo studio, saremmo stati capaci di affrontate e vivere il futuro nel modo migliore..

Non si può accendere la tv, specie quando si viene a conoscenza “all’ennesimo femminicidio:, fenomeno, che sta dilagando e aumentando velocementein questi ultimi tempi, e non capendo, che la vita è bella e non sciuparla con atti violenti per imporre il proprio desiderio di amore di chi con te, non vuole condividerlo.

 Dopo questa amara riflessione e constatazione vi posterò anche oggi una curiosità mitologica, riguardante appunto il sentimento meraviglioso, che è l’amore, e le sue iante storie finite in tragedie.

Dalle Curiosità mitologiche di Sasà ‘o Prufessore, .

La Leggenda dell'albero del Gelso, che mette in risalto “l’amore con  la storia d'amore di Tisbe e Piramo

Agli albori della Civiltà nei pressi della Città di Babilonia, tanto, ma tanto tempo fa, in due case contigue nacquero, Piramo, un bambino bellissimo, e Tisbe, una splendida bimba.

 I due bimbi, data la vicinanza, ebbero modo di conoscersi e tra loro nacque una fraterna amicizia.      Col tempo l’amicizia si tramutò pian pianino in amore e si sarebbero uniti sicuramente in giuste nozze, se non ci fosse stata la proibizione dei loro padri.

La proibizione non riuscì ad allontanarli, anzi più forte nacque tra i due un’infatuazione reciproca, che divampò in un amore irrefrenabile.

Non potendo amarsi liberamente alla luce del sole i due giovani s’accontentavano di parlarsi a cenni ed a gesti, quando si scorgevano da lontano.   La notte, poi, comunicavano attraverso una fessura, che esisteva nel muro, che separava le loro case.

Tale fessura fu scoperta dai due innamorati (cosa non scopre l’amore) e, attraverso essa comunicavano il loro amore con dolci frasi e languide parole appena appena sussurrate. Non potendo darsi baci, se la prendevano col muro dicendo : “ Muro cattivo, perché ostacoli il nostro amore, perché non ci permetti di unirci con tutto il corpo? “.Una sera, infine, dopo il consueto incontro amoroso e dopo un’effusione di baci (che non sarebbe mai arrivata di là della fessura), che ciascuno dei due innamorati dava sulla sua parte di muro, decisero l’indomani di lasciare le loro abitazioni durante la notte, quando le loro famiglie si fossero addormentate.

Decisero, poi, che si sarebbero incontrati lontano dall’abitato nei pressi del sepolcro di Nino, che era stato un vecchio patriarca molto onorato dalla loro gente, dove c’era anche un albero di gelso sull’orlo di una freschissima fonte.

Non appena calò la notte, Tisbe, avvolto il viso con un velo, lasciò la propria abitazione e con una torcia s’incamminò verso la meta stabilita. Giunta per prima, si sentiva ardimentosa, ma all’improvviso nella vicina boscaglia intravide una leonessa, che dopo aver fatto strage di buoi, si dirigeva verso la fonte, che le stava accanto. Incominciò ad aver paura e senza capire più nulla, pensò di fuggire e nascondersi nel sepolcro lì accanto. Nella fuga perse il velo, che fu preso dalla leonessa, che v’inciampò sopra e strappandolo lo sporcò con il sangue, che gli sgorgava dalle fauci. Piramo, giunto poco dopo, scorse anch’egli la leonessa, che stava allontanandosi e riconoscendo il velo di Tisbe, strappato, pensò che la fanciulla fosse stata sbranata e mangiata, perciò folle di dolore, invocò la terra e l’albero di gelso di accogliere anche il proprio sangue. Giacché non era stato capace di difendere il suo amore, si cacciò nella pancia il pugnale che portava al fianco e cadde supino sprizzando in alto il suo sangue, che finì sul suolo e sull’albero antistante.

I frutti della pianta, spruzzati di sangue da bianchi, divennero scuri, mentre le radici si tinsero di rosso. Tisbe, ignara di ciò che era avvenuto, calmata la paura, tornò sui suoi passi ed appena s’accorse della tragedia e capendo il perché a causa del velo insanguinato, iniziò a piangere ininterrottamente riempiendo la ferita di Piramo, che stava morendo, di lacrime struggenti, che si mescolarono al sangue caldo del suo amato

A questo punto Tisbe baciandosi il suo Piramo morente. Invocando anch’essa la morte, disse : "La mano e quell’amore che ti hanno ucciso, daranno la forza anche a me di seguirti per sempre anche nella morte", e così brandito lo stesso pugnale, si uccise.

Il sangue di Tisbe si mescolò a quello di Piramo e penetrò nelle radici della pianta e gli dei commossi fecero sì che i frutti di gelso da bianchi, quando diventano maturi sono neri , come se fossero a lutto e grondante di rosso, come il sangue quando si consumano.

Questa antichissima leggenda orientale divenne ai tempi dei romani un classico trattato nelle famose metamorfosi di Ovidio e fu ripreso nel Medio Evo come un classico letterario, da cui attinse sicuramene, Shakespeare, per il  romanzo " Giulietta e Romeo

Per completezza sull’albero del gelso (In napoletano è detto : “l’albero de Ceveze”) riporto anche un'altra antichissima leggenda sul gelso, ambientata nel Salento:

Quando alla fine del 1400 i turchi sbarcarono a Hidruntum e fecero strage di Cristiani, un gruppo di questi riuscì a sfuggire riparando nell'entroterra dove rigogliosi crescevano antichissimi alberi di gelso. Sopravvisero per alcune settimane cibandosi dei dolci frutti bianchi, finché scoperti da alcuni Saraceni in perlustrazione, furono massacrati senza pietà- Da quel momento i gelsi cominciarono a dare frutti rosso bruno. Tuttora i gelsi mori otrantini sono tra i migliori per dolcezza grossezza, succosità.

Essi ricordano nel nome un capitolo doloroso della storia di Otranto, quella dell'assalto dei Mori, appunto, e nel succo sanguigno il martirio dei pacifici e innocenti idruntini.

Sono tante le storie tragiche di innamorati che morivano entrambi per amore. Peccato che ora siano più frequenti i casi in cui uno (quasi sempre una) muore ucciso dall'altro "per amore".

 

 Le immagini sottostanti sono:

1) Tiscbe amoreggia attraverso la fessura nella parete

2) La città di Babilonia coi i suoi minareti all'epoca della leggenda ….di Tisbe e Piramo fuori le mura, si scorge la leonessa, che ….va verso la fonte per abbeverarsi

3) Dipinto di Tisbe e Piramo sotto l'albero di Gelso

4) l'albero di gelso nella prima fioritura prima della tragedia di …..Tisbe e Piramo

5) Frutti di gelso diventati maturi per essere mangiati






 

 

 

Penziere

Pecchè stasere me turmente ‘stu penziere
pare ca nun vo’ essere cchiù priggiuniere,
e guardanne ‘stu ciele serene
‘stu core vulesse nun suffrì’ cchiù ‘sti pene.

Nun se vo’ arrennere
Nun se vo’ capacità
ca è passate ‘a covèta
s’adda rassignà'.

Pare ‘na frennesìa, ca nun te vo’ lassà',
‘nu suonne doce, ca te dà felicità.
Pare ‘na fantasie, ca cummoglie ‘a rialtà
e pe’ ‘n’attime ‘o munne attuorne scurdà'.

Nun suspirà, nun te fà purtà' luntane
e sule ‘nu penziere
ca nun vo’ essere cchiù priggiuniere.
ca nun ‘o può caccià',........ t’appartene.

 

E' una mia poesiola scritta in napoletano per esprimere   un desiderio inconscio, non realizzabile.

 

giovedì 28 maggio 2026

Buon Giorno Buon Giovedì 28 Maggio 2026

 

Buon Giorno Buon Giovedì 28 Maggio 2026

-– Sant’Emilio – San Priamo – San Ladislao ---

 

Oltre al sentimento dell’amore occorre anche  quello dell’amicizia, che serve per vivere la nopstra esistenza e che vale, a volte, più della parentela, perché riflette un concetto semplice, specie quando  prevede che ci sia  una scelta, comune e reciproca, con persone, che condividono gli stessi valori, interessi e affinità, creando un legame profondo e autentico e spesso diventa più forte del legame della stessa parentela, che è legata solo da vincoli di sangue..

 Infatti l'amicizia, quando nasce, si prova e si consolida spontaneamente nel cuore, e può durare per sempre, specie senza fini reconditi o economici,

.In definitiva l’amicizia fa  provare momenti belli e conforta nelle brutte vicissitudini durante la nostra esistenza

Dopo questa affermazione. nel  salutarvi con il mio abituale quotidiano “ buon Giorno”  auguro a tutte le amiche e amici, che avranno modo di leggermi, una serena e gioiosa giornata, in quanto serve a scambiarsi le riflessioni di una vita vissuta, ugualmente  però, vi posterò anche oggi un’altra curiosità mitologica, che parla  di come accettare la vita senza abbattersi mai con tenacia e pazienza

Dalle Curiosità mitologiche Sasà ‘o Prufessore.

come era  prevalente la cultura .egiziana-greca di quel periodo antico.

La Sfinge

Chi era la Sfinge, come trascorreva le sue giornate e che fine fece ?

Il vocabolo Sfinge è sinonimo di un indovinello difficile o anche di un breve componimento detto Enigma, con allusione di non facile comprensione e soluzione.

La Sfinge rappresenta il rinomato mostro egiziano, raffigurato con un viso di donna e con il petto, le zampe e la coda di leone, e nelle leggende Tebane era provvisto d'ali, come un uccello da preda ed aveva la coda da serpente.

La Sfinge era figlia d’Echidna, che la partorì accoppiandosi con il proprio figlio, il cane Ortro ed era dunque sorella del Leone di Nemea e dell’Idra di Lerna (mitici mostri d'alcune fatiche d'Ercole).

Questo mostro fu inviato da Giunone (Era) per esaudire l’invocazione di Pelope, che chiedeva giustizia e vendetta al fine di punire la città di Tebe, dove regnava, Laio, reo di aver rapito suo figlio Crisippo, dopo averlo sedotto ed amandolo spasmodicamente, costringendolo a fare l’amore contro natura.

Questo mostro, (la Sfinge) s’insediò su una rupe presso Tebe e sconvolgeva l’intero paese, quando entrava nella piazza del mercato e sgozzava e divorava i passanti, che non sapevano risolvere gli enigmi, che proponeva cantando sotto forma d'oracolo.

Soltanto Edipo riuscì a rispondere esattamente ai difficili quesiti, tanto che costrinse il mostro, indispettito a precipitarsi dall’alto della roccia sulla quale era appollaiato e perse la vita.

Quali erano gli indovinelli, che faceva la Sfinge?

Siete “ Curiosi “ eccoveli:

1) Sulla Terra esiste un animale, che può avere quattro, due o anche tre gambe ed è sempre chiamato con lo stesso nome. E’ l’unico essere vivente, che muta natura. Quando cammina, appoggiato al maggiore numero di piedi, è più debole e la velocità delle sue estremità è minore.

2) Esistono un fratello ed una sorella, dei quali l’uno genera l’altra e dei quali la seconda, a sua volta, è generata dal primo.

3) Qual’ è quella vacca, che cambiava di colore tre volte al giorno: da bianca essa diventava rossa, poi nera e ricominciava lo stesso ciclo l’indomani.

A tutti piace cimentarsi nella soluzione d'indovinelli, specie se molto intricati e difficili, ed ora grazie alla televisione sono chiamati Quiz, e come diceva una canzoncina “ La vita è tutto un quiz “

Questa leggenda mitologica ci fa capire che senza scervellarsi più di tanto, gli ostacoli della vita si possono risolvere ragionando in modo semplice e con l’esperienza della propria esistenza e con molta tenacia senza abbattersi. A tutto c’è rimedio.

Le immmagini sottostanti sono:

La Sfinge come è rappresentata nella piana di Ghiza in Egitto;

La Sfinge, come era immaginata dai Greci

La sfinge a colloquio con Edipo

L’immagine di Re Edipo immaginata dai greci.




 

 

 

mercoledì 27 maggio 2026

Buon Giorno Buon Mercoltedì 27 Maggio 2026

 

Buon Giorno Buon Mercoltedì 27 Maggio 2026

-– Sant’Agostino – Santa Restituta – Sant’Attanasio ---

 

Un tempo bastava leggere un libro per migliorare le proprie conoscenze, per acquisire  nuovi termini linguistici, che consentivano poi una più forte capacità di analizzare  sia eventi storie, che avevamo appreso con lo studio e vivendo la propria esistenza o anche  attraverso le applicazioni computerizzate.              Attualmente con l'intelligenza artificiale (IA), tale sistema di conoscenze è stato superato, come pure tante attività, che sostituirà completamente l'uomo e ne trasformerà radicalmente il ruolo.

 L'IA però potrà affiancarci e automatizzare i compiti ripetitivi, ma non  il pensiero critico, la creatività e la sfera emotiva, aspetti in cui l'essere umano rimane insostituibile.  Dopo questa mia riflessone,  che  mette in risalto l’importanza della lettura per favorire e migliorare la nostra vita, come al solito, anche stamane, vi posto, care amiche e amici, oltre ad augurarvi una buona giornata, un’altra curiosità mitologica, che parla di avvenimenti speciali, che non devono verificarsi, in quanto non producano altro che confusione, vendette e risentimenti per giustificare il torto ricevuto.                                                                       La Curiosità parla di un prodotto fruttifero di ottima qualità e dal gusto inimitabile, prodotti soprattutto nel nostro meridione, vanto della nostra attività storica ortofrutticola e vendute, apprezzata in tutto il mondo...

Dalle Curiosità storiche mitologiche ortofrutticole

di Sasà ‘o Prufessore.

I Mitici Frutti del Giardino delle Esperidi

Quali frutti del Giardino dell’Esperidi sono giunti fino a noi,chiamati nell’antichità anche Pomi D'Oro ?

Diciamo subito che le Esperidi erano note, come le “Ninfe del Tramonto” e furono generate da NYX (la dea della Notte) e da un Titano (il gigante Atlante), e vivevano nei pressi dell’isola dei Beati sulla riva, dove si riteneva iniziasse l’Oceano ai piedi di un monte, dove risiedeva anche il loro genitore, dal quale prese il nome (il monte Atlante).

Il Titano Atlante, fu lì relegato, perché condannato da Giove, dopo la sconfitta della sua stirpe (i Giganti) contro gli Dei Olimpici, a reggere sulle spalle la volta del cielo.

Le Esperidi erano conosciute come le guardiane del Giardino degli Dei, dove crescevano i Pomi d’oro, dono di nozze di Gaia (la dea Terra) ad Era (Giunone) quando questa si sposò con Zeus (Giove).

Erano assistite a svolgere la loro funzione da un Drago, Ladone (figlio dei Mostri primordiali Tifone ed Echidna), che era raffigurato come un mostro, avente la coda ed il corpo di un serpente con due e più teste, che emettevano suoni diversi, come latrati spaventosi di una giovane cagna per tener lontano chi voleva trafugare i Pomi d’oro dal Giardino degli Dei.

Le Esperidi erano quattro e stavano a ricordare coi loro nomi le fasi del passaggio dalla luce del giorno all’oscurità piena della Notte, che cela in sé frutti d’oro.

Difatti si chiamavano una Egle, (la luce), la seconda Eritia o Eritide (la rossastra), la terza Esperia (la serale) e la quarta Aretusa (l’imbrunire ed il sorgere della notte).

I cosiddetti Pomi d’oro non erano altro che le ARANCE, che apparivano come mele dalla buccia aurea e con l’aiuto delle Esperidi, da cui le arance presero il nome, Ercole riuscì ad impadronirsene, sorprendendo il suo guardiano, il drago Ladone, il serpente sempre desto, che aveva il compito di non far avvicinare ai pomi divini nessuno, nemmeno le stesse esperidi.

Una volta che furono trafugate i pomi d’oro le Esperidi, rimaste sole e senza più la compagnia del Drago Ladone, iniziano a piangere ad alta voce e nel loro dolore furono trasformate in alberi, in un primo momento come pioppi neri, olmi, salici piangenti, davanti agli occhi degli Argonauti, quando approdarono sull’isola del beati e poi quando Ercole restituì i frutti d’oro ai loro legittimi proprietari, gli dei Zeus (Giove) ed Era (Giunone), divennero soltanto piante d'agrumi (Arance, limoni, mandarini) acquietandosi.

Se la curiosità è piaciuta, fatevi una spremuta di arance alla mia salute e ricordate che state mangiando un frutto dedicato alla maestà degli Dei olimpici.

Le immagini sottostanti sono:

1) L'Esperidi : le ninfe del tramonto, le guardiane del giardino degli Dei

2) Il Titano, il gigante Atlante,come è raffigurato in una statua nel museo 

….archeologico di Napoli 



 

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