venerdì 28 agosto 2026

Buon Venerdì 28 Agosto 2026

 

Buon Venerdì 28 Agosto 2026                           Sant’Agostino – Sant’Ermete  - San Giuliano

 

Questo caldo afoso, come previsto dai metrologici, aumenterà la prossima settimana specialmente al Sud Italia, auguriamoci che non sarà causa di malori e morte per i più anziani, senza una giusta possibilità di difesa dalla calura.

Verificatosi all'alba di sabato 22 agosto 2026  il cedimento di una porzione del muro perimetrale esterno della fortezza storica di Castel Sant'Elmo a Napoli, fortunatamente che non è crollata, ma  ha ceduto la parte della fortezza in tufo, situato nei pressi del cancello d'ingresso.

Oggi, per questo motivo, provando un po’di  frescura dei climatizzatori, care amiche lettrici e stimatissimi amici lettori, vi posterò una curiosità  storica di uno dei più rappresentativi monumenti storici di Napoli, appunto “Castel Sant’Elmo”

Dalle Curiosità della lingua napoletana                            di Sasà ‘O Professore

Castel Sant'Elmo

Castel Sant'Elmo è un Castello Medievale, adibito a museo, sito sulla collina del Vomero nei pressi di San Martino a Napoli. Un tempo era denominato Paturcium e sorge nel luogo dove vi era, a partire dal X secolo, una chiesa dedicata a Sant'Erasmo (da cui Eramo, Ermo e poi Elmo).

Questo possente edificio (il primo castello per estensione della città), in parte ricavato dalla viva roccia (tufo giallo napoletano), trae origine da una Torre d'osservazione Normanna, chiamata Belforte. Per la sua importanza strategica, il castello è sempre stato un possedimento molto ambito: dalla sua posizione (250 m s.l.m.) si può osservare tutta la città, il golfo di Napoli, e le strade che dalle alture circostanti conducono alla città.

Il castello, oltre che museo permanente (il "Napoli Novecento"), è anche sede di varie mostre temporanee, fiere e manifestazioni: dal 1998 fino al 2011 durante la primavera è stata la sede del Napoli Comicon (dal 2012 spostatosi alla Mostra d'Oltremare). Dal dicembre 2014 il Ministero per i beni e le attività culturali lo gestisce tramite il Polo museale della Campania, nel dicembre 2019 divenuto Direzione regionale Musei. Nel 2016 ha fatto registrare 199 233 visitatori[2].

Le prime notizie storiche sul castello risalgono al 1329, anno in cui Roberto il Saggio ordinò al reggente della Vicaria, Giovanni de Haya, la costruzione di un palazzo, il Palatium castrum, sulla sommità della collina di Sant'Erasmo. Gl+i architetti incaricati del lavoro furono Francesco de Vico e Tino di Camaino; alla morte di quest'ultimo, nel 1336, gli successe Attanasio Primario e dopo di lui, nel 1340, Balduccio de Bacza; i lavori furono ultimati nel 1343 sotto il regno di Giovanna I d'Angiò.

Il castello ha avuto una lunga storia di assedi: nel gennaio del 1348, dopo l'efferato omicidio di Andrea di Ungheria, ebbe il battesimo del fuoco con il suo primo assedio da parte di Luigi I d'Ungheria, giunto a Napoli per vendicare il fratello la cui uccisione si attribuiva all'uxoricidio da parte della regina Giovanna I d'Angiò. Dopo la resa della regina, il castello fu occupato da Carlo di Durazzo.

Nel 1416 la regina Giovanna II lo vendette per la somma di diecimilacinquecento ducati ad Alfonso d'Aragona. Il castello fu un ambito obiettivo militare quando francesi e spagnoli si contesero il Regno di Napoli. Don Pedro de Toledo lo fece ricostruire nel 1537 su sollecitazione dell'imperatore Carlo V. I lavori furono curati dall'architetto Pedro Luis Escrivà, il quale effettuò una fortificazion+e dell'intera altura di San Martino:

Nel 1587 un fulmine, caduto nella polveriera, fece saltare in aria buona parte della fortezza uccidendo 150 uomini: al suo interno distrusse la chiesa di sant'Erasmo, la palazzina del castellano e gli alloggi militari, arrecando anche danni al resto della città.

 Divenne poi un carcere nel quale furono prigionieri, tra gli altri, il filosofo Tommaso Campanella (dal 1604 al 1608[3]) e Giovanna di Capua, principessa di Conca, nel 1659.

Nel 1647, durante la rivoluzione napoletana, vi si rifugiò il viceré duca d'Arcos, organizzandovi la difesa assieme al castellano Martino Galiano.

 Il forte, uno degli obiettivi delle forze popolari, non poté tuttavia essere occupato a causa delle discordie insorte nel campo dei rivoltosi. Il duca di Arcos bombardò la città dal castello, infliggendo tuttavia danni relativamente circoscritti, che risparmiarono le aree centrali più densamente abitate di Napoli che erano il centro della rivolta.

Nel 1707 fu assediato dagli austriaci; nel 1734 dai Borbone. Al tempo della Rivoluzione francese il carcere ospitò alcuni patrioti filogiacobini: Mario Pagano, Giuliano Colonna, Gennaro Serra di Cassano, Ettore Carafa.

Durante i moti del 1799 fu preso dal popolo e poi occupato dai repubblicani, i quali durante l'assedio delle forze francesi, da qui bombardarono alle spalle i lazzari napoletani che erano insorti per opporsi all'occupazione della città. Spazzata via l'ultima resistenza[5], il 21 gennaio vi piantarono il primo albero della libertà e il 22 vi innalzarono la bandiera della “Repubblica Napoletana”

Alla caduta della Repubblica vi furono rinchiusi Giustino Fortunato, Domenico Cirillo, Francesco Pignatelli di Strongoli, Giovanni Bausan, Giuseppe Logoteta, Luisa Sanfelice e molti altri. Durante il Risorgimento ospitò il generale Pietro Colletta, Mariano d'Ayala, Carlo Poerio, Silvio Spaventa.

Fino al 1952 fu adibito a carcere militare. Nel frattempo la fortezza è passata al Demanio militare, ospitando anche alcuni marinai e le loro famiglie, fino al 1976, anno in cui ha avuto inizio un imponente intervento di restauro ad opera del Provveditorato alle Opere Pubbliche della Campania. Fu aperto al pubblico il 15 maggio 1988; il castello appartiene al Demanio Civile ed è adibito a museo.

giovedì 27 agosto 2026

Buon Giovedì 27 Agosto 2026

 

Buon Giovedì 27 Agosto 2026                                                    Santa Monica –Sant’Amedeo  - San Gerardo

Questo  caldo afoso la prpssima settimana raggiogerò, decondo i metrolgici,  specie in alcune città delle regioni Meridionali e Insulari, il picco più alto da “ Bollino Rosso”.

Oggi, ugualmente, con la frescura dei climatizzatori, care amiche lettrici e stimatissimi amici lettori, vi posterò una curiosità  su alcuni termini e detti utilizzati spesso dai napoletani

Dalle Curiosità della lingua napoletana                            di Sasà ‘O Professore

"‘a priezza"

In napoletano, "‘a priezza" indica una profonda gioia, una grande contentezza o una felicità intima e smisurata

Il suo significato in Italiano è:

Gioia immensa: Uno stato d'animo di allegria e appagamento totale.

·        Piacere intimo: La soddisfazione di vivere un momento bello, spesso legato a piccole cose o a un sollievo improvviso.

·        il ternine Prieza si trova spesso in canti classici napoletani, come nella celebre canzone  'O marinariello”, scritta nel 1893, da Gennaro Ottaviano, e musicata Salvatore Gambardella, dove si dice «pe' 'a priezza, stongo a murì (!e sto muorendò di felicità).

Indica quella contentezza che riempie il cuore e si riflette sul viso..

·         

Secondo il saggista storico napoletano , Raffaele Bracardi, detto Lello Brak :                       “ ’a  Priezza” è gioia, allegria molto intensa,soprattutto spirituale spesso accompagnata da manifestazioni esteriori. In napoletano si può rendere con priezza.

Traduzione di "priezza" in italiano è gioia ma non è, come il termine. priezza  sentito dai napoletani.

Con tale termine è citato anche nel proverbio napoletano: “CHI SÉMMENA 'MMIEZ' Ê LLÁCREME, ARRECOGLIE 'MMIEZ' Â PRIEZZA” Chi sémmena 'mmiez'ê llácreme arrecoglie 'mmiez'â  priezza...

Questo famoso proverbio napoletano  significa: "Chi semina tra le lacrime, raccoglie nella gioia"

 

 

Un altro modo di dire napoletano spesso usato per indicare due persone inseparabili, che sono grandi amiche o che stanno sempre insieme.è :  “Stann' cazz' e cocchiaro”, non è un'espressione volgare, perché letteralmente significa “stanno come il secchio per la calcina e.la cucchiaia

mercoledì 26 agosto 2026

Buon Mercoledì 26 Agosto 2026

 Buon Mercoledì 26 Agosto 2026

   Sant’Alessandro – Sant’Oronzo – San Massimiliano

Continuando il caldo afoso in questo periodo, che non da tregua, specie nelle regioni Meridionali e Insulari, intanto c’è il ritorno,  dopo le ferie estive al quotidiano lavoro per la maggior parte dei vacanzieri.

Oggi, ugualmente, stando a casa con la frescura dei climatizzatori, care amiche lettrici e stimatissimi amici lettori, vi posterò un’altra curiosità sull’attualità, che riguarda un termine italiano,(l’accisa), che viene profferito in TV e che la non abolizione fa aumentare l’inflazione, causando polemiche e critiche all’attuale governo italiano                                                                                                                                                              Dalle Curiosità Fiscali di Sasà ‘O Professore              

          Accisa

L'Accisa è un'imposta indiretta applicata sulla fabbricazione, sulla produzione o sulla vendita di specifici beni di consumo.                                                                   Precisamente l'Accisa è un termine di imposta  applicata su specifici prodotti, quali carburanti, alcolici e tabacchi, nonché sull'energia elettrica.

L’accisa si calcola sulla quantità del bene (per esempio al litro o al chilogrammo) e non sul suo valore o prezzo ed il suo pagamento viene versata all'inizio dal produttore o dall'importatore, ma il suo costo viene incluso nel prezzo finale pagato dal consumatore.

L'Accisa, quindi, è (un'imposta indiretta sulla produzione e sui consumi, applicata a determinate tipologie di prodotti), che sorge in un determinato momento.

·        L’accisa,è simile e l’altra imposta indiretta, nota e detta “IVA” (imposta Valore Aggiunto), che è una tassa generale percentuale sul valore del prodotto, mentre l'Accisa è un importo fisso applicato solo a determinate categorie merceologiche e su alcuni beni, come i Carburanti (Benzina, Gasolio e Oli minerali), l’Energia (Gas naturale ed Energia elettrica), gli Alcolici (Vino, Birra e Superalcolici).e i Tabacchi (Sigarette e prodotti derivati). viene pagata su questi prodotti.

 

Lo Stato Italiano usa “le Accise” per garantire entrate fiscali fisse e immediate, ma anche per disincentivare il consumo di prodotti considerati dannosi per la salute o per l'ambiente.

Generalmente “le Accise” nel corso della storia, sono state introdotte o aumentate per finanziare emergenze eccezionali o crisi varie.

La differenza esatta tra accisa e altre tasse sulle bollette o sui carburanti e che le accise possonoi essere mobili o con i rimborsi per le aziende

·        La prima “Accisa” sui carburanti in Italia per compensare una spesa straordinaria fu introdotta nel 1935 da Benito Mussolini per finanziare la guerra d'Etiopia (guerra d'Abissinia).

La storia delle “Accise”,    specie quelle straordinarie, comprende varie esisigenze per eventi imprevisti.

Quindi l'origine del’Accisa eisale  al 1935:perchè Il governo fascista l’impose  con un rincaro sul prezzo della benzina per sostenere lo sforzo bellico.

·        Nel corso di vari decenni, molti altri governi hanno aggiunto nuove accise per far fronte a eventi eccezionali, come il disastro del Vajont (1963), l'alluvione di Firenze (1966), il terremoto dell'Irpinia (1980) e il terremoto dell'Aquila (2009).

·        Attualmente Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy ha dichiarato che il deficit del bilancio del suo stato (Ucraina) ha raggiunto i 27 miliardi di Dollari  per l'anno in corso, rendendo necessarie ulteriori richieste di sostegno finanziario internazionale

·         

Le Accise, sebbene nate come contributi temporanei legati a una specifica emergenza, quasi tutte queste imposte sono state prorogate nel tempo e in seguito accorpate in un unico prelievo fiscale.

·        Le attuali Accise sui carburanti, come le accise mobili, sono state infatti introdotte con la legge finanziaria 2008 ai tempi del secondo governo Prodi.

Intanto per calmierare l’Inflazione, specie sui prodoti o servizi fondamentati per un esistenza serena, dovrebbero essere abolite le accise.

Ma è diventato solo un pio desiderio non ancora applicato, anche se auspicato durante le consultazioni elettorali nazionali.