mercoledì 17 giugno 2026

Buon Giorno Buon Mercoledì 17 Giugno 2026

 

Buon Giorno Buon Mercoledì 17 Giugno 2026

--- Sant’Imerio – Santa Daria -- San Basilio ---

 

Come si vede e si assiste attraverso la Tv, alla distruzione  di grandi opere e storici monumenti, pervenuteci dal passato,, come pure la distruzione con armi nucleari, di edifici pubblici. come ospedali, strutture scolastiche e civili abitazioni, che provocano tanti morti indiscriminatamente

Si spera in questo mese di giugno di giungere finalmente alla desiderata pace con la fine dei vari conflitti in essere, sia tra Russia e Ucraina e quelli mediorientali e gli Stati uniti ....

Le proficue  trattative serie diplomatiche pare sembrano risolvere le controversie territoriali per evitare oltre a disastri, e l’annientamento di popoli dei vari continenti,  per rendere la nostra esistenza, più serena, gioiosa senza trepidazioni

Oggi intanto, care amiche e affettuosi amici, dopo la mia riflessione sulla realtà, vi posterò una mia crtiosità storica rigurdante l’esilio e la fine dell’uktimo Re d’Italia, umberto ii° di Savoia.

Dalle Curiosità storiche di Sasà ‘o Professore

L'esilio e la morte - Umberto II di Savoia

 il buon Umberto, dopo il proclama di “Roma del 13 Giugno 1943, dove il risultato elettorale, anche se provvisorio, sanciva la vittoria alla Repubblica, era convinto che dopo un breve periodo di allontanamento dall’Italia, sarebbe ritornato dopo la ratifica dei risultati definitivi, che avrebbe dovuto pronunciare la Suprema Corte di Cassazione per il giorno 18 giugno1943".

(La ratifica era necessaria, dopo il controllo delle schede ritenute errate, nulle e quelle in bianco, perché, a seguito dei ricorsi presentati dal movimento dei monarchici, occorreva anche un’ulteriore giusta interpretazione della legge, per la quale aveva bisogna di una chiarificazione per come si doveva intendere il raggiungimento del quorum, se in base alla quantità dei votanti legittimi o dei voti validi espressi, compresi quelli errati e quelli senza alcuna indicazione)

Il dubbio fu sciolto definitivamente con la sentenza della stessa Suprema Corte di Cassazione emessa il 18 giugno 1946, che sancì con una votazione di dodici contro sette (La corte era composta di diciannove magistrati) una volta per tutte la nascita dello stato repubblicano.

La ratifica dei risultati definitivi fu pronunciata dalla Corte di Cassazione con una maggioranza assoluta dei due terzi rigettando i vari ricorsi e stabilendo che: per maggioranza degli elettori votanti, si doveva intendere maggioranza dei voti validi, e così fu ufficializzata la nascita definitiva della Repubblica Italiana.

Umberto era convinto che il suo allontanamento dall’amata Patria, si doveva ritenere un segnale significativo, come suo personale apporto alla pacificazione del popolo, e poi col suo ritorno, avrebbe contribuito fattivamente alla ricostruzione dopo gli avvenuti disastri della guerra.”

Umberto di Savoia, dopo aver perso il titolo di Re ed il potere, nell’esilio di Cascais in Portogallo assunse il titolo onorifico di “Conte di Sarre”, come già in precedenza, aveva fatto il suo antenato bisnonno, Carlo Alberto, quando abdicò a favore del foglio, Vittorio Emanuele II° dopo l’abdicazione.

Umberto non ci pensò mai, anzi era convinto che con l’aiuto del movimento monarchico nazionale italiano, che era stato presente sia nella Costituente, che poi nel Parlamento repubblicano, di tornare nella sua patria". Speranza, che perse dopo le fatidiche norme, approvate dall'Assemblea Costituente, che sancirono al Capoverso della XIII disposizione finale e transitoria, in appendice alla nuova Carta Costituzionale, che prevedevano il divieto ai membri ed ai discendenti di Casa Savoia di ricoprire uffici pubblici, né assumere cariche elettive. Infine agli ex re sabaudi, alle consorti ed ai loro discendenti maschi, si vietò l’ingresso ed il soggiorno nel territorio nazionale.

Fu un grave colpo per l’esule sabaudo e come risposta al divieto, per prima cosa, chiamò la casa, dove dimorò, poi, fino alla sua morte, “Villa Italia”, che divenne il suo unico rifugio, lontano dalle mondanità dell’epoca, ricevendo solo visite di connazionali a lui fedeli”.

Si dovettero aspettare parecchi anni, e solo alla moglie di Umberto II°, l’ultima regina d’Italia, Maria Josè, dopo la morte dell'ultimo Re Savoia, Umberto II°, avvenuta il 18 marzo 1983, fu permesso, grazie ad un collegio di giuristi di Padova, nel 1987 di poter ritornare in Italia". (Il suo ritorno avvenne esattamente il 1° marzo del 1988 per partecipare ed assistere ad un convegno storico, dedicato alla figura di Sant’Anselmo nella città d'Aosta).

Dopo la morte di Maria Josè, avvenuta il 27 gennaio 2001 a Ginevra, si deliberò infine, dopo vari rinvii, alla abolizione del divieto di poter far rientrare sul suolo italiano anche tutti i discendenti maschi del Re Savoia".

Le norme della proibizione hanno cessato i loro effetti con l’articolo unico della legge costituzionale .numero 1 del 23 ottobre 2002, come pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero, 26 del 26 ottobre 2002, che recita così.

“Il testo dei commi primo e secondo della XIII-disposizione transitoria e finale della Costituzione, i cui effetti si esauriranno a decorrere dalla data d'entrata in vigore della presente legge :

 

Re Umberto, a Cascais, anche sollecitato dai connazionali di fede monarchica, che erano pure presenti in parlamento ed al Senato della Repubblica, si ritirò a vita privata e si dette a collezionare cimeli sabaudi e si mise a scrivere un vasto volume sulla medaglistica, coniata dal suo casato, che è un’opera unica nel suo genere, nel suo esilio, Umberto II°, si adoperò ad aiutare indiscriminatamente e sostenne gli italiani, che n'avevano necessità, tramite i suoi rappresentanti in Italia. Rispondeva a chiunque gli scriveva e riceveva decine di migliaia di persone, che desideravano incontrarlo e conoscerlo direttamente senza mai negarsi. Osservava e richiedeva, che si osservasse una rigorosa etichetta, fu un vero gentiluomo, e veramente un uomo di alto lignaggio.”

Visse in piena solitudine nella sua dimora a Cascais, nella villa nascosta tra pini secolari, di fronte all’Oceano Atlantico, che denominò, come già detto “ Villa Italia “.

(Villa Italia, fu il regno incontrastato in esilio di re Umberto II e fu un centro turistico rinomato, fu un luogo simbolico, finché visse l’ex monarca sabaudo e poi quando lo stesso non ci fu più, fu abbandonata al degrado assoluto, fino a quando nel 1985 gli eredi la vendettero ad una catena alberghiera, che la trasformò in un primo momento in “un atelier di moda” e infine fu trasformata in una albergo di lusso, come lo è tuttora).

“L’Italia fu, per lui, la sua unica ossessione e o su una rivista o su giornale dell’epoca, che è spirato pronunciando per ultimo la parola “Italia”.

Umberto II e la sua famiglia senza soldi, né appannaggi, dopo la proclamazione della Repubblica, poiché il cospicuo patrimonio, appartenuto alla famiglia reale dei Savoia, fu confiscato dalla Repubblica all’atto dell’entrata in vigore della Costituzione, in base alla disposizione transitoria del 3 e 4

ando si leggevano sui vari giornali dell’epoca e poi su qualche libro, come quello scritpunto, dove era sancito che i beni dell’ex famiglia reale sabauda, che si trovavano sul territorio nazionale erano avocati allo Stato italiano, ed infine tutti gli atti inerenti a trasferimento di beni degli ex Savoia erano da considerare nulli dopo il referendum del 2 giugno 1946.

i Fatti storici sono riportati da Luciano Regolo,come    "il re signore", e sui portali "Cartantica.it " e "Crononologia della storia d'Italia " di Leonardo .it, sistemati in modo esatto, rispettando i tempi del loro accadimento, e dalle poche voci, che si apprendevano dai resoconti della radio). "Fatti commentati, poi, in famiglia e si può rispondere, che gli ultimi reali d’Italia in carica, Umberto II e Maria Josè, nonché quelli già in esilio, Vittorio Emanuele III° e sua Moglie Elena, non fecero “ ‘e Poze da’ Famme” ( Non sentirono i morsi della fame) anzi vissero sì la loro vita lontano dalla Patria, ma non si fecero mancare niente, anzi come dicevano alcuni, vissero in un esilio dorato.

Furono aiutati da amici di Nobili casati e dai parenti reali belgi di Maria Josè nei primi momenti, e poi, da aiuti ricevuti dal Vaticano".

(Aiuto consistente in un cospicuo prestito in contanti di vari milioni di Lire dell’epoca, concesso nell’ultima visita a Umberto II dal Papa Pacelli, Pio XII, la sera del 7 giugno 1946. Prestito, che fu elargito, per provvedere alle prime necessità dell’esilio, e fu consegnato in un pacchetto dallo stesso pontefice al Ministro della casa reale, marchese Falcone Lucifero con questo messaggio: - Lo consegni al re. La provvidenza pensa che sarà molto utile ).

Come contropartita, Re Umberto II, a garanzia del prestito accordato, fece trasferire, a sua volta, dal Quirinale in Vaticano, a titolo di deposito , varie casse dell’intera collezione di porcellane sabaude, giustificando il trasloco con l’intento per meglio preservarla.

Il prestito, in seguito, fu regolarmente restituito ed estinto senza interessi di sorta, dopo che Umberto, (divenuto coerede del padre, Vittorio Emanuele III, alla morte del quale, avvenuta il 27 dicembre 1947), intascò la sua quota parte dell’ingente somma, (parecchi miliardi) accumulata su un conto esistente in Gran Bretagna a Londra, quale corrispettivo di un’assicurazione spettante al proprio genitore. (Polizza assicurativa, stipulata 50 anni prima presso I Lloyds di Londra da suo nonno, il Re Umberto I, in caso di morte dopo il primo attentato subito a Napoli.

Evento verificatosi, poi, con l’uccisione di Umberto I, a seguito dei colpi d’arma da fuoco, sparatogli dal regicida, Bresci, a Monza il 29 luglio del 1900).

L’indennizzo dell’assicurazione, poiché non fu mai incassato da Vittorio Emanuele III, rimase giacente in un deposito acceso presso l’ Hambros Bank di Londra, denominato “Fondo Sabaudo” ed il suo valore in soldi lievitò annualmente, perché buona parte fu reinvestito regolarmente in azioni del “Prestito della Vittoria ” ed all’atto della sua liquidazione risultò ammontante di circa 3 miliardi di Lire lordi. La disponibilità della somma, previa il pagamento delle tasse di successione, previste ed i diritti di custodia, spettanti sia al Governo Inglese e sia alla banca tenutaria del deposito, avvenne nell’anno 1951, dopo che il giudice britannico Wyn Parry riconobbe le ragioni edotte (nella controversia per lo svincolo del conto) dagli eredi dei Savoia, rappresentati esplicitamente dai legali di : ( i figli di Mafalda di Savoia - i principi Maurizio ed Errico d’Assia - il primo anche tutore dei fratelli minori Ottone ed Elisabetta -, la contessa Jolanda Calvi di Bergolo, Giovanna di Savoia vedova di Boris di Sassonia, la principessa Maria Borbone ed anche se non presenti perché in esilio, l’ex re Umberto II di Savoia e la ex regina madre Elena di Montenegro) contro lo stato italiano e permise la svincolo del cosiddetto Conto “Fondo sabaudo “ senteziando anche che, la causa intentata dallo stato repubblicano italiano, era non giustificabile anzi “ Priva di fondamento giuridico e con intento persecutorio”.

Re Umberto e gli eredi di vitt. rem. iii° con quei soldi Se la passarono proprio bene,  quasi da nababbi  potetterò  accattare, pure, ‘la villa,

 Re Umberto  ringraziò ‘il cielo, perchè così fu più libero, senza essere più prigioniere e vivere rispettando l’etichetta, Senza più vesireì sempre in alta uniforme,

Umberto II con le tre figlie, poiché la moglie, la regina Maria Josè, per curarsi una malattia agli occhi.andò a vivere a Merlinge in Svizzera, visse a Cascais .

I primi tre anni, la famiglia reale ed il loro seguito vissero l'esilio abbastanza bene tenendo anche, un certo tenore nobiliare, grazie al prestito ricevuto dal vaticano e dalle rendite paterne di Maria Josè.

Quando le risorse finanziarie stavano per finire, per le troppe spese, si vendette anche qualche oggetto di valore familiare ancora rimasto in loro possesso.”

 “Quando poi acquisirono la disponibilità della somma del cosiddetto “Conto Sabaudo”, giacente a Londra, finirono le ristrettezze e pur rimanendo solo,poiché la moglie Maria Josè, avendo ‘na malattia agli occhi, dovette portarsi in svizzera per meglio curarsi, presso uno dei più noti specialista dell’epoca, l’oculista Franceschetti. Umberto e Maria Josè si separarono non per voluta separazione, ma solo per motivi d'alcune norme di una convenzione internazionale, per cui , Umberto II, ex re stando in esilio, non poteva risiedere per più di quindici giorni in un paese confinante con l’Italia.

Quindi Umberto viveva in Cascais in Portogallo e Maria Josè a Merlinge in Svizzera e quando era possibile s’incontravano rispettando sempre le leggi e le convenzioni .

Quindi si separarono, Maria Jose che si stabilì a Merlinge in Svizzera, come compagnia scelse di tenersi il piccolo Vittorio Emanuele IV, che visse con lei fino alla maggiore età. Umberto, rimase , invece , a Cascais con le tre figlie, che accudì facendole studiare secondo le loro inclinazioni e le tenne con sé, senza mai opprimerle fino a quando, divenute adolescenti, decisero singolarmente di intraprendere la strada del loro destino, lasciando la casa paterna di Cascais ed il loro genitore alla più drammatica solitudine e amara malinconia. La prima figlia, Maria Pia, lo lasciò, quando si sposò il 12 febbraio del 1955, Maria Gabriella,nel 1957 per andare a studiare a Parigi, mentre l’ultima, Maria Beatrice nel 1963 dopo un breve periodo trascorso ad Oxford raggiunse la sorella Maria Gabriella nella capitale francese".

"Rimasto solo all’età di 59 anni, Umberto si sentì rinascere, libero da impegni prettamente familiari e per combattere la forzata solitudine, intraprese una serie di viaggi, che lo portarono negli Stati Uniti ed in America latina , dove incontrò i generali Clark ed Eisenhower, che erano stati comandanti delle truppe alleate della Seconda Guerra Mondiale e visse così un periodo di apparente serenità misto a ricordi di un fulgido passato. Viaggiò in vari continenti. Visitò la Grecia, passando poi per il Montenegro, il paese d'origine della madre. Si recò in Africa, in Egitto, nella città di Alessandria per onorare la tomba del padre, che era lì sepolto, dopo la sua morte, avvenuta in esilio. Aveva sempre un comportamento elegante ed un atteggiamento regale e durante i vari spostamenti utilizzava un passapoto, rilasciato da Malta intestato al Conte Sarre". (Titolo utilizzato, Conte di Sarre, fra i molteplici di cui si poteva fregiare, lo stesso che già aveva usato il suo avo, il Re Carlo Alberto, quando abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II e lasciò il suo regno per andare volontariamente in esilio a Oporto in Portogallo). Passarono così gli anni sessanta e nel settanta, Umberto ingoiò un altro rospo, lui così ligio alle etichette ed alle tradizioni della Casa Savoia, dovette prendere atto che suo figlio Vittorio Emanuele IV, contro tutte le regole nobiliari, di casa Savoia si sposò con la bella giovane, Marina Ricolfi Doria, una ex campionessa olimpionica di sci, non di sangue reale. Non presenziando alla nozze accettò ugualmente il matrimonio del figlio con la bella Marina e fu presente invece, al battesimo del nipotino, Emanuele Filiberto, nel !972 , concedendo al piccolo nato il titolo di Principe di Venezia e regalando alla nuora contestata, in segno di riappacificazione familiare, un bellissimo gioiello Sabaudo. Qualche anno dopo siamo nel 1974,Umberto II , compie 70 anni ed è festeggiato da tutti i familiari più stretti di casa Savoia, moglie figli e nipoti, nella dimora di sua figlia , la principessa Maria Gabriella in Svizzera.

Fino agli anni Ottanta per Umberto fu un’alternanza di periodi sereni e sofferenti per un tumore osseo, malattia che gli procurava dolori insopportabili, che accettava con religiosa rassegnazione. Una delle ultime apparizioni in pubblico avvenne in occasione del passaggio per una visita pastorale del Papa, Giovanni Paolo II nella casa residenziale del Cardinale di Lisbona, anche se molto provato nel fisico. Si era nel maggio 1982, sempre speranzoso di ritornare nella sua amata patria, l’Italia, e dopo di allora si aggravò e fu ricoverato presso la London clinic del suo amic, Thompson, a Londra per un tumore osseo che lo stava pian pianino consumando e distruggendo. Per stare più vicino ai suoi più diretti familiari acconsentì a farsi trasferire all’ospedale cantonale di Ginevra , dove alle ore 15,35 del 18 marzo 1983 all’ottavo piano nella stanza n. 809 si spense l’ultimo Re d’Italia, senza lasciare alcun erede al trono ufficialmente, e come ultimo desiderio volle che il sigillo reale fosse sepolto con Lui.

(il Sigillo Reale era un grosso timbro recante, la sua immagine, che rappresentava la trasmissione del simbolo visibile della legittimità della linea dinastica, che avviene di generazione in generazione e che rappresentava nello stesso momento, il simbolo di gran maestro degli ordini cavallereschi di Casa Savoia).

Egli non abdicò mai e pertanto con lui finì l’ultimo rappresentante di un regno ormai finito senza appello, così come il comandante di una nave affonda con il veliero avviluppato ad un grandissimo macigno che precipita negli abissi del mare senza poter più emergere, scomparendo.

Le foto sosttostanti sono:

Umberto II di Savoia, in partenza da Ciampinoil 13 giugno 1943

Umberto II di Savoia eMaria Josè ed i loro 4 figli

Maria Jisè con il piccolo Vitt. Emanuele IV°

Umberto II di Savoia, in esilio a Cascais

Gli Ex reali d'Italia con i figli ad una festa con i reali del Belgio e rispettivi figli

Incontro del papa, Giovanni Paolo II, ed Umberto II, ex Re d'Italia in esilio

Effige del timbro ufficiale di Umerto II° , Re d'Italia 






 

 

 

 

 

Buon Giorno Buon Martedì 16 Giugno 2026

 

Buon Giorno Buon Martedì 16 Giugno 2026
--- Sant’Aureliano – Santa Giustina -- San Ferruccio ---
Servono a volte valori non materiali, come la dignità, l’onestà, la solidarietà, il rispetto delle buone norme del vivere civile, per dimostrare il proprio livello di civiltà, raggiunto, per i quali non occorrono risorse finanziare, per ottenerli nella vita e non costano nessun corrispettivo se non sono innati in ogni persona ritenuta perbene.
Tali valori sono imprescindibili, presenti in ogni persona, specie come l’educazione lnsegnata e ricevuta principalmente dai propri genitori. come lo sono anche i comportamenti,.
Anche stamane, care amiche e affettuosi amici, dopo la questa mia riflessione sulla realtà dei comportamenti di alcuni esseri umani, continuo a postarvi la continuazione della storica curiosità dell’epilogo di Umberto II° di Savoia, ricordato come il Re di Maggio. un esempio di stile gentile e dignitoso da imitare per esere ricordato con ammirazione dalle future generazioni
Dalle Curiosità storiche di Sasà ‘o Professore
La luogotenenza di Umberto II° di Savoia, prima di diventare il Re di Maggio
Si era alla fine di un’epoca, stava per finire un regno, si era alle ultime battute per cambiare registro in corso d’opera. Sembra di raccontare una commedia con tragiche avventure ed inattese ed insperate soluzioni
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Dopo la fuga del Governo Badoglio, (governo voluto e nominato dal Re, Vittorio Emanuele III°, (dopo la sfiducia al Duce del 25 luglio 1943 del Gran Consiglio del Regime, e il conseguente arresto di Mussolini), a Brindisi, che si ebbe con tutta l’intera famiglia reale, per mettersi al sicuro, al riparo delle truppe alleate, che intanto dopo lo sbarco in Sicilia, occuparono, conquistandola, buona parte dell’Italia meridionale.
Le forze politiche del CNL (Comitato di Liberazione Nazionale), rappresentante tutte le forze politiche antifasciste, riunitesi a Salerno per la prima volta, decisero di sbarazzarsi anche del vecchio Sovrano (Vittorio Emanuele III°), perché lo ritenevano colluso col fascismo di Mussolini e della sua politica razzista, che era stata avallata dallo stesso.
Questa decisione trovò l’opposizione del Comando delle truppe d’occupazione degli alleati e si rimandò il tutto ad una consultazione referendaria da tenersi appena l’Italia intera fosse stata liberata dall’occupazione nazista.
Intanto le prerogative reali del Sovrano (Vitt.Eman. III°) con un compromesso accettato da tutte le forze politiche e dal ( Comando delle truppe Alleate) ritennero che avrebbero dovuto passare al principe Umberto, che fu designato Luogotenente Generale del Regno d’Italia.
Tale Nomina, fu suggerita e caldeggiata dall’ex Presidente della Camera, Onorevole Enrico De Nicola, per convincere il vecchio sovrano, (Vittorio Eman: III °) a cedere al figlio le prerogative reali senza, tuttavia, perdere la dignità di Re e, mettersi da parte per un po’, per non far perdere definitivamente il potere di rappresentanza dello stato all’istituzione monarchica..
Non capacitatosi immediatamente, (Vittorio Eman: III °) andava profferendo in dialetto piemontese, quasi come una cantilena, che “in casa Savoia si comanda uno per volta ".
Forse fu la stagione primaverile, la speranza, che la bufera della guerra stava volgendo alla fine e si attendevano giorni migliori con un futuro più sereno, si rassegnò a trascorrere quel periodo transitorio nell’amena collina posillipina, a Napoli, a villa Rosebery nell’insolita veste di pescatore, qualcuno andava sussurrando “ ‘o Piscatore do’ mare ‘e Pusilleche”.
Intanto Umberto II° da Luogotenente del Regno si accordò con le forze politiche del CNL e firmò, anche, su pressione del comando delle truppe alleate americane ed inglesi, l’ormai, divenuto famoso, Decreto Legislativo Luogotenenziale numero 151 del 25 giugno 1944, che stabiliva che “ Dopo la liberazione del territorio nazionale, le forme istituzionali sarebbero state scelte dal popolo italiano, che a tal fine – avrebbe eletto – a suffragio universale, diretto e segreto, un’Assemblea Costituente per deliberare la nuova costituzione dello stato, dando per la prima volta il voto alle donne”.
Durante il periodo luogotenenziale, Umberto II° di Savoia, che va dal 2 giugno 1944 al 8 maggio 1946, fu anche istituita con la sua firma, una Commissione per redigere “ lo Statuto della Sicilia, che promulgherà in seguito, esattamente il 15 maggio 1946 quando dopo il 9 maggio 1946 divenne Re.
Statuto, che istituì l’autonomia della Regione Sicilia e permise i cardini e la legislazione isolana, che tuttora si fonda in esso.”
Era un momento particolare, non dimentichiamo che era appena finita la guerra di liberazione dai tedeschi, (c’erano stati molti morti nella popolazione) tenevamo ancora l’esercito d’occupazione degli Alleati nelle nostre città, c’era la fame più nera, si era quasi allo sfacelo generale, con macerie di palazzi bombardati dappertutto, c’era uno scoramento interiore, senza un minimo di speranza, il tessuto industriale era a pezzi senza materie prime per ricominciare. ( Basti pensare che molti bambini furono portati, perché poveri e da sfamare in famiglie dell'Emilia Romagna con i treni della ricostruzione e della solidarietà).
Insomma in quei momenti si viveva alla giornata. Nacque così un movimento di solidarietà nazionale spontaneo dal nord al sud e viceversa per ricominciare a vivere a riprendersi.
Il Sud sperava nel Re Umberto e si schierò per la monarchia, il Nord, che aveva conosciuto la lotta partigiana, per la Repubblica.
Vinse per pochi voti la Repubblica, che raccolse consensi per 12.717.923. voti , mentre quelli per la monarchia furono 10.719.284. si contarono poi voti non aggiudicati, perché ritenuti nulli durante la prima assegnazione nei seggi, una quantità di voti pari a 1.498.136.=”.
Non ci furono dubbi, vinse democraticamente la Repubblica! L’Italia con il Referendum aveva deciso sbarazzarsi dell’Istituto della monarchia e del suo Re!
Umberto II° di Savoia, se n'andò da Roma pacificamente senza fare resistenza, (come portano gli annali dell’epoca), accettò il verdetto delle urne (come si vede in qualche filmato dell’epoca) senza battere ciglia o contrastò la proclamazione ufficiale in attesa della verifica della regolarità dello svolgimento della consultazione fino all’ultimo momento”
,Si potè affermare che era ormai convinzione comune, che il popolo italiano aveva scelto lo Stato Repubblicano, il resto, le dicerie giornalistiche, finché, non si pronunciò la Corte di Cassazione, furono accantonate e poi abbandonate; e così tutte le insegne, le organizzazioni militari monarchiche sabaude furono abolite, o sciolte dalla sera alla mattina, tanto che si andò pronunciando in modo categorico il proverbiale detto
“ Te facce fà ‘a fine de’ guardie reggie”
(ti faccio fare la fine delle guardie regie)”
Nel senso che non sei più nessuno ormai, hai perso ogni potere, te ne devi solo andare, non fai più paura , non conti più niente.
Infine .“ dopo una notte travagliata, quella del 12 giugno 1946, Umberto II° di Savoia, preferì prendere atto della sconfitta e per evitare una guerra civile tra Monarchici e Repubblicani, che già era nell’aria, dopo i fatti di Napoli, dove s’erano verificati alcuni morti e per evitare al paese un’ulteriore disastrosa tragedia, alle ore 16,30 del 13 giugno del 1946 lasciò Roma dall’aeroporto di Ciampino, facendo diramare il famoso proclama, dove veniva indicato di un gesto rivoluzionario da parte del Consiglio dei Ministri, quello di non aver voluto attendere il 18 giugno, data prevista per la proclamazione definitiva da parte della Corte di Cassazione del risultato finale, dopo che avrebbe dovuto esaminare verbali di assegnazioni, reclami, il numero esatto dei votanti, i voti nulli ed il modo interpretativo di come si sarebbe dovuto calcolare la maggioranza per assegnare la vittoria.”
Una delle frasi pronunciate dal sovrano, prima del risultato referendario fu che (la Repubblica si può reggere col 51%, la Monarchia No. La monarchia non è un partito. E’ un istituto mistico, irrazionale. Capace di suscitare negli uomini incredibile volontà di sacrificio. Dev’essere un simbolo caro o non è nulla).
Dopo che lasciò Roma in aereo, se ne andò? In Portogallo, mentre Il padre se n’era andato in Egitto e lui non lo seguì nello stesso esilio.
Umberto II° di Savoia :” Scelse Cascais, in Portogallo, primo perché non era un paese confinante con L’Italia, secondo era un nazione dal clima temperato mediterraneo, terzo sperava di ritornare presto sul suolo patrio, dopo che le acque turbolente del clima ostile alla monarchia, si fosse spento, dopo il raggiungimento della pace ritrovata e la ripresa della normalità.
Con l’entrata in vigore della nuova Costituzione repubblicana il 1° gennaio 1948, questo recondito sogno di Umberto II°, l’ultimo Re d’Italia, svanì, perché il primo ed il secondo capoverso della XIII disposizione finale e transitoria vietarono ai membri ed ai discendenti di Casa Savoia di ricoprire uffici pubblici, né assumere cariche elettive. Agli ex Re Sabaudi, alle consorti ed ai loro discendenti maschi si vietò l’ingresso ed il soggiorno nel territorio nazionale.
Tali norme hanno cessato i loro effetti con l’articolo unico della legge costituzionale n. 1 del 23 ottobre 2002 come pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 26 del 26 ottobre 2002.”
.Quindi fu tutto regolare il referendum, la Repubblica è ciò che voleva il popolo! Non si parlò più di Umberto II° di Savoia, finché non morì il 18 marzo 1983,nel frattempo fu quasi ignorato, dimenticato,
Infine la famiglia del Re Umberto II, il Re di maggio".
fece questa fine : “ Maria Josè, la moglie di Re Umberto, in un primo momento risedette per un breve periodo pure Lei a Cascais, ma lasciò definitivamente il proprio consorte per vecchi dissidi e vedute diverse, mai appianate da lungo tempo, presenti già dalla loro unione e pertanto si trasferì a Merlinge, nei pressi di Ginevra con il piccolo Vittorio Emanuele. Le figlie Maria Pia, Maria Gabriella e Maria Beatrice, rimasero a Cascais col padre e per la loro vita sentimentale a volte tumultuosa, non pochi dispiaceri arrecarono all’illustre genitore".
Per la cronaca :
La principessa Maria Pia di Savoia sposò in prime nozze il 12 febbraio 1955
Alessandro Karadordevic, principe di Jugoslavia,
ha avuto 4 figli, due coppie di gemelli (Dimitri e Michele) (Elena e Sergio), si separò, divorziando il 1967 si è risposata il 16 maggio 2003 con il principe Michele di Borbone-Parma.
Maria Gabriella Principessa di casa Savoia
sposò Robert de Balkany, Ha divorziato (1990),
ha avuto una figlia Maria Elisabetta.
La Principessa Maria Beatrice di Savoia sposò
Luis Reyna Corvalan il 1 aprile 1970,
Rimase vedova di Luis Reyna Corvalan, che morì il 17 febbraio 1999 in circostanze misterose.
Ha avuto tre figli Raffaello, Patrizio ed una figlia Asaea.
Vittorio Emanu IV°, Principe di Napoli
Principe ereditario di Casa Savoia
ha avuto un figlio, Emanuele Filiberto
.
A questo punto mi viene quasi spontanea di fare una mia riflessione storica, che, poi, è questa : la fine della dinastie reali regnanti negli ultimi tempi nella Nazione Italia è quasi identica, (come quella dei Borboni e quella dei Savoia) si somigliano moltissimo!
Le foto sottostanti soo:
Umberto II° di Savoia.Re d’Italia. d’talia
Maria Losé del Belgio, regina d’Italia, sposa di Umberto
I capi fondatori della Repubblica Italiana
i Ministri del 1° Governo De gasperi 10 Dicembre 1945 (Nenni, Ruini, Vernocchi, De Gasperi, Togliatti)
Simboli dei partiti che rappresentavano il popolo alla prima elezione
del 1948 e furono così fino al 1972
On. Enrico De Nicola
Ex Presidente della Camera Prima del Fascismo
1° presidente della Repubblica Italiana
Re Umberto II di Savoia e la sua famiglia nel maggio 1946
Maria Pia, Principessa di Casa Savoia
Maria Gabriella, Principessa di casa Savoia
Maria Beatrice , Principessa di Casa Savoia,
Vittorio Emanuele IV*, Principe di Napoli, erede al trono di Casa Savoia.






lunedì 15 giugno 2026

-Buon Giorno Buon Lunedì15 Giugno 2026

 

-Buon Giorno Buon Lunedì15 Giugno 2026                          --- Santa Germana – San Vito -- San Modesto ---

, il costante cambiamento atmosferico, non deve  preoccupare, anche se la meteorologia prevede l’inizio dell’estate e la fine della primavera il 21 giugno, Quest’anno pare che si sia anticipato l’evento al 15 giugno..Questo anticipo climatico irregolare, non era previsto dalla meteorologia ufficiale.

 Le cause sono varie, una di esse è l’inquinamento, provocato principalmente dalla combustione nei motori, che utilizzano ancora prodotti fossili petroliferi, come la benzina e i gas, mentre si dovrebbe utilizzare  al meglio l’energia solare con impianti fotovoltaici e le auto elettriche, che è la strategia vincente e l'autoconsumo intelligente.

Ricaricare l veicolo nelle ore centrali della giornata (quando il sole è alto),  Questa regolerà la potenza assorbita in base all'energia solare prodotta, evitando prelievi dalla rete.

Dalle curiosità storiche di Sasà ‘o Prufessore

Villa Rosebery,

L’ospitalità del popolo napoletano,, viene esaltato in varie epoche del passato, ricevuta da tanti personaggi storici, quando vissero parte dello loro vita a Napoli.

come quella del -  Re di Maggio –Umberto II° di Savoia =

durante il “ Periodo Napoletano”

 Le dettagliate vicende, che portarono il principe Umberto II° a diventare il futuro Re d’Italia.  a risiedere a Napoli-

la giovane coppia reale dei principi di Piemonte, Umberto II° e Maria Josè si trasferirono a Napoli con il consenso favorevole del Re,Vittorio Emanuele III°, esattamente il 4 Novembre 1931.

“Dopo aver preso parte alla sfilata celebrativa del 4 novembre, (in ricordo della vittoria della 1^ guerra mondiale), che si tenne nello stupendo ed ampio piazzale, antistante la Reggia Real di Napoli, (l’attuale Piazza del Plebiscito), si ritirarono, dopo il celebrativo cerimoniale, nelle ampie sale del seicentesco palazzo reale borbonico e lì degustarono i prodotti tipici locali a base di pesce, e consumando un ricco dessert assistettero, poi, ad un caratteristico concerto musicale, eseguito da eccellenti suonatori di chitarre e mandolini, che al loro apparire intonarono, in loro onore, oltre alla marcia reale, la canzone “O sole mio” cantata da un anonimo posteggiatore..

 La prima giornata napoletana fu un impatto meraviglioso, che, i futuri coniugi reali ebbero con la città, che conservarono, poi, per tutta la vita nei loro cuori, in contrapposizione a com'erano stati trattati in modo scostante ed ipocrita durante il loro trascorso soggiorno in quel di Torino.

Il protocollo, dopo la solenne cerimonia religiosa, proseguì con un ricevimento, offerto dal Sindaco dell’epoca, (il podestà Giovanni De Reseis, Duca di Bovino) a Palazzo San Giacomo alla presenza di tutte le autorità politiche e religiose ed infine la giornata terminò con un serata di gala al Teatro San Carlo. dire.” Anche se tanto affetto ed entusiasmo, dal sapore prettamente partenopeo, fu apprezzato immensamente dalla coppia principesca, e non andò come si potesse pensare a priori, come una scelta volontaria, ma fu solo una coincidenza del destino e poi………..” 

“ Dopo alcuni giorni, esattamente un mese, Umberto e Maria Josè, lasciarono la sontuosa Reggia di Piazza del Plebiscito, che utilizzarono, poi, solo in occasione di ricevimenti ufficiali e si trasferirono stabilmente per il loro soggiorno napoletano nella panoramica “Villa Rosebery” sulla collina di Posillipo, che affacciava sul golfo di Napoli ed era dotata di una spiaggia privata, cinta da una muraglia di massi, che la protegge da occhi indiscreti e da flussi invadenti del mare antistante.

Fu un soggiorno nella città partenopea, vissuto dalla coppia dei Principi ereditari con una benevola rassegnazione, che durò fino al 28 ottobre del 1942, quando Umberto di Savoia fu nominato Maresciallo d'italia in occasione dell'anniversario della Marcia su Roma. In quello stesso periodo si traferì definitivamente con tutta la famiglia.

Descrivo intanto la storia di: “ Villa Rosebery, adibita a residenza di villeggiatura e ristrutturata con eleganti appartamenti in stile neoclassico dagl’architetti gemelli Stefano e Luigi Gasse agli inizi del 1800.

La Villa si chiamò “La Brasiliana”, quando ospitò Donna Januaria di Braganza, (figlia dell'Imperatore del Brasile - Pietro II°), consorte del conte d’Aquila, (Luigi di Borbone, zio del Re Francesco II° -noto come Francischiello, ammiraglio della Marina del regno di Napoli, fino al 1860).

Il conte Luigi di Borbone abbellì la tenuta e l’intero complesso della villa facendovi costruire anche un porticciolo per potervi meglio approdare dal mare.

Durante l’esilio a Parigi del conte Luigi di Borbone, dopo la caduta del regno delle Due Sicilie, la villa fu venduta al banchiere francese Gustavo Delahante, che nel 1907 la rivendette definitivamente all’importante uomo politico inglese, Archibald Philip Primrose, quinto conte di Rosebery .

Lo statista inglese, Lord Rosebery, elevò la villa a dimora di riposo, dopo le sue estenuanti attività politiche da Primo Ministro Inglese, facendola diventare un’oasi di pace e di tranquillità.

Nel 1909, rimasto solo, a causa delle troppe spese per la manutenzione, la donò all’ambasciata britannica e la splendida villa divenne sede diplomatica e villeggiatura privilegiata di rappresentanti politici del regno britannico.

In occasione della venuta a Napoli di Umberto e Maria Josè, la villa che era stata donata nel 1932 allo stato Italiano, diventò da quel momento la residenza abituale di tutta la famiglia Reale, che vi trascorreva annualmente la stagione estiva.

Villa Rosebery ebbe un'importanza fondamentale per la giovane coppia del Principi ereditari di Casa Savoia, in essa la bella principessa Maria Josè diede alla luce nel 1934 la prima figlia, con immensa gioia dei nonni paterni, che sfatava i tanti pettegolezzi sulla non capacità di procreazione di Umberto. La bimba fu battezzata “Maria Pia” e tale nome fu dato anche alla villa e rimase tale fino all’arrivo degli alleati, che quando la requisirono,  ripristinarono l’antico nome di “Villa Rosebery”.

Dopo la proclamazione della Repubblica Italiana con l’entrata in vigore della costituzione italiana il 1° gennaio 1948, la villa fu concessa all’Accademia Aeronautica, e solo dal 1952 è divenuta una delle residenze in dotazione al Presidente della “Repubblica Italiana”. (Le altre residenze sono: Il palazzo del Quirinale a Roma, dove risiede abitualmente; la tenuta di Castelporziano e la tenuta di Capocotta, ubicate nei pressi di Roma).

A Villa Rosebery, Maria Josè diede alla luce anche altri due figli , Vittorio Emanuele IV , (12 febbraio 1937 l’erede al trono e Maria Gabriella (24 febbraio 1940) mentre l’ultima figlia Maria Beatrice, la partorì a Roma il 2 febbraio 1943.

Quella villa mi ricorda la mia adolescenza.  Era l’anno 1957 e proprio, lì vicino, andavo a fare i bagni ai primi di giugno, la località era conosciuta come " 'a terra 'e Sabatiello". Ora che ricordo bene, per mezzo di un amico, che conosceva il guardiano della tenuta agricola di Villa Rosebery, che ci permetteva di penetrare nella zona agricola ed da lì attraverso un cancelletto si scendeva su una piccola insenatura difesa da un costone di tufo, che si spandeva come una mezzaluna sul mare azzurro di Posillipo, proprio a fianco della tenuta presidenziale.(la zona, nota come ‘a terra ‘e Sabatiello).

Su un lato della discesa, che portava a mare, v’era una casupola di pescatori, dove ci spogliavamo, che conteneva nient’altro che vari attrezzi per la pesca, quattro remi e vari scalmi.

Giù nella peschiera, delimitata dall’ampia scogliera, c’erano due barchette a remi, fissate ad una corda legata ad un masso, affondato in mare, come fosse un‘ancora. Sul Costone a mezzaluna c’erano tante cozze, come fossero una coperta nera, che con il risucchio del mare parevano parlare e lamentarsi, aprendo e chiudendo le due valve. In quell'amena rada imparai a nuotare ed a rendermi conto cosa fosse l’effetto dell’alta e bassa marea, a conoscere i granchi, i cosiddett “ Range Fellone e gli Scunciglie (le dolabelle) e cannelicchie.

Il pomeriggio poi, scendeva una bella ragazzina a prendere il sole, che mi faceva girare le cervella e battere fortemente il cuore, tanto era bella e abbronzata, che ho ancora un dolce ricordo nelle mie sbiadite rimembranze. Gli appartamenti e la villa vera e propria non lo mai visitata, anche, perché a quell'epoca era zona militare ed era occupata dall’accademia dell’Aeronautica Militare.

Insomma Villa Rosebery, in ogni modo, rimane un posto importante per la storia d’Italia, tra le sue stanze fu firmato il 9 maggio1946 l’atto di abdicazione di Vittorio Emanuele III a favore del figlio Umberto (già Luogotenente del Regno, con poteri sovrani dal 1944) alla presenza del notaio di Casa Reale, Nicola Angrisano, con studio a Napoli in via san Carlo 4, e non come prevedevano le prerogative delle attribuzioni del capo del governo, (in quel momento era il democristiano On. Alcide De Gasperi) se ne fece a meno a causa di una forte opposizione di molte forze politiche, che volevano l’abdicazione dopo i risultati del Referendum.

 

Le immaggini sottostanti sono:

Piazza del Plebiscito a Napoli

Villa Rosebery vista dal mare di posillipo,

Luigi di Borbone, il conte d’aquila,Zio di Francischiello,

IL conte Philip diRosebery

I figli di Umberto II e Maria Josè, nati a Villa Rosebery, Maria Pia. Vittorio Emanuele IV , Gabriella.

I risultati Ufficiali del Referendum del 2 giugno 1946

 

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Come sempre dopo una mia riflessione riguardante la realtà che si vive , continuo a postarvi la continuazione della storica curiosità dell’epilogo di Umberto II° di Savoia, ricordato come il Re di Maggio.e la fine del sistema governativo monarchico e la nascita di quello democratico Repubblicano,