Buon giorno – Buona Domenica 1 Marzo 2026
--- San Silvio – Sant’Albino – San Leone ---
Carissimi e stimatissimi amici e amiche lettrici, apprezzo tanto che la mia commedia storica, ha suscitato tanto interesse, anche perché desiderate conoscere il finale del processo, e quale fu il verdetto del dibattimento, desiderato dalle 8 statue dei Re di Napoli.
Vi annuncio che il verdetto, o meglio la sentenza, è descritta, quando leggerai la parte finale della puntata del fantastico processo,. di piazza del Plebiscito.
parlando, dello speciale personaggio, diventato a ben ragione il simbolo, che incarna, nel modo più vero, i napoletani.-
Apprezzando la vittoria al Festival della canzone italiana di Sanremo, del cantante, attore e compositore di testi musicali, di un napoletano ,Sal Da VInci . continuo a postare la quarta puntata del mio fantastico processo a Piazza del Plebiscito di Napoli.
Quarta Puntata –
il continuo del dibattimento del fantastico Processo, svolto a piazza del Plebiscito.
L’indomani era una meravigliosa
giornata di primavera con un venticello marino, che attutiva i caldi raggi del
sole, per cui assistere al prosieguo del processo risultava cosa abbastanza
piacevole ed interessante.
Vollero
testimoniare per conto dell’accusa alcuni eminenti studiosi e storici come
L’onorevole Francesco Saverio Nittiche pur non risultante un filo Borbone,
iniziò col dire: “prendo la parola per dimostrare che spesso dalle apparenze
e dalle errate convinzioni, bisogna stare molto attenti per poi emettere
giudizi affrettati ed ingiusti. Gli avvenimenti storici vanno letti
dall’angolazione prettamente economica, che è sempre poi quella, che muove il
mondo. E come sempre ci troviamo al solito interrogativo “Cui Prodest”.
Non si può alcunché discutere che il Reame dei Borboni, nel 1860 ero lo stato
più ricco di tutta la penisola, tenuto conto della quantità di circolante e del
rapporto di conversione
Lira – Oro di 1 : 1 e non era secondo a nessuno in Italia per innovazioni
industriali, commerciali, medico sociali, agricolo-manifatturiere. Insomma era
uno stato all’avanguardia in Italia e in Europa. Non sto inventando nulla, ci
sono documenti e scritti, che dicono ciò che sto affermando, le riserve del
Banco di Napoli e quelle del Banco di Sicilia erano, di gran lunga, le più
cospicue di tutti gli altri stati d’Italia messi insieme.
Il potere d’acquisto del Ducato (Moneta d’oro circolante a quel tempo nel regno
delle Due Sicilie) valeva 4 volte e ½ la Lira (Moneta d’oro circolante nel
regno di Sardegna).
La tassazione dei Borboni era permanente ricondotta alla fondiaria, a quella
del registro, a quella sul lotto, alla posta e naturalmente quella delle tasse
indirette che comprendevano i tabacchi, le carte da gioco, la dogana, la
polvere da sparo per la caccia ed il sale.
La tassazione dei Savoia era insopportabile anzi se ne inventavano una al
giorno, come quella sulla manomorta, sulla successione, sulla donazione, sui
mutui, sulle adozioni, sull’emancipazioni, nonché quella sulle spese per la
salute (ora si sarebbe chiamata tickets su farmaci, sulle analisi). Quindi ad
onor del vero a conti fatti I sudditi del reame borbonico pagavano ogni anno a
Francischiello 14 lire pro Capite, mentre i sudditi dei Savoia (piemontesi,
liguri, sardi) almeno il doppio.
Tutto questo che sto dicendo è stato per un secolo e più tenuto nascosto e si è
mistificato la realtà, perciò la verità, che coloro che credettero in buona
fede, come il sottoscritto, alla favola dell’unità, fu scientemente coartata
con protervia e acrimonia da quelli che machiavellicamente se ne servirono per
gli interessi propri, occultando e facendo scomparire documenti contabili.”
On save’, avite viste sto ‘n’ata vota cca, stammatine! So ccose veramente
‘mpurtante, ca s’hanne sapè’! agge fatte venì’ pure a ‘sta amica mia, ca è
‘ngnurante, ‘a puverelle nun è jute maje ‘a scola, ma è assale ‘nteliggente e
tene tanta curiosità ‘e conoscere ‘a storia e ‘a verità.” Il buon don
Saverio sorridendo rispose: Avite fatte buone, cheste so cose ca s’hanne
sapè’ e s’anne dicere pure all’ati ggente, nun s’hanne tenè’ nascoste!|
Mo stammece
zitte! O si no, nun se capisce niente!.”
Anche se non fu un grande oratore, comunque fu un gran principe del foro, e per
la sua onestà, umiltà e preparazione giuridica, fu scelto come primo presidente
della nascente Repubblica Italiana, prima provvisorio durante i lavori
dell'Assemblea Costituente e poi definitivo dopo l’approvazione della
Costituzione repubblicana dal 1 gennaio 1948, italiana, fu invitato a rendere
comprensibile il suo autorevole pensiero.
Penso che si era capito, si sta parlando
dell’Avv.
Professore Enrico De Nicola, che subito esordì affermando :
“ Ho vissuto in prima persona il trapasso dalla Monarchia alla Repubblica e
mi dovete credere ho dovuto sudare sette camice per convincere il vecchio re




la prossima puntata èurre è interessante , vi piacerà . buona domenica
RispondiEliminaBuongiorno Professore buona domenica, la leggo sempre con piacere
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