Debito Pubblico - 5 ^ puntata Siamo alla conclusione della conoscenza e della delucidazione del cosiddetto “ Debito Pubblico “ , delle preoccupazioni che suscita tra le persone che seguono le notizie di politica economica, cosa accadrà domani. Speriamo con questa pratica delucidazione di essere riuscito nell’intento di averti fatto conoscere da dove deriva il termine “ Debito Pubblico” e perchè è diventato cosi alto, perché se ne parla così tanto, oggigiorno, in modo quasi assillante e spaventevole, presago di quale disastro economico. “Questo vi volevo domandare , mio caro Professore Sasà “. Mi intimò con tono austero ed invitante quasi a volermi chiedere una soluzione a questo problema apparentemente senza via d’uscita imminente, l’amico Tore Castagna. Dopo una breve pausa e dopo aver sorseggiato un'ulteriore buona tazzina di caffè, proseguii la mia spiegazione, rassicurando il mio carissimo amico Tore dicendogli: “I titoli di Stato sono da sempre considerati le forme di investimento finanziario col minore rischio finanziario, e quindi, anche, se col minore rendimento che si ottiene (interessi), rispetto ad esempio alle azioni ( il dividendo non sempre attivo), e tutto questo per il fatto che la dichiarazione di insolvenza del debito pubblico ovvero il fallimento dello Stato emittente, è considerato, nel mondo moderno e nelle economie solide, un evento poco frequente, sebbene nell’ultimo decennio si sono avute alcune eccezioni quali i casi di (Argentina, Islanda e Grecia)." "Ora occupiamoci di cosa s’intende per Debito Primario o Debito Supremo di Uno Stato, Come preannunciato all'inizio della nostra conversazione". Prosegui continuando: " Per debito primario o supremo, detto anche - Debito internazionale -, è quel debito che si configura come il complesso dei prestiti esteri accesi allo scopo di colmare un disavanzo, delle partite di beni e servizi acquistati e quelli venduti presso paesi esteri, e non si riesce ad onorare il risultante debito, neanche con compensazioni, sia monetarie che finanziarie, (cioè un paese che manca dei mezzi di pagamento accettati dal paese creditore.)" “E’ ‘na materia accussì cumplicata, ca ‘e vote ‘nce capische cchiù niente, pure pecchè, simme trasute nell’Era della globalizzazione, dove tutte è cagnate ed Je nun ‘nce raccapizze niente”. MI interruppe il caro Tore Castagna, “Non ti preoccupare, non ti affliggere, desidero solo dirti per finire questa nostra conversazione, cosa è Lo Spread, I Btp italiani ed i Bund tedeschi.” Cosi ripresi e continuai .” Diciamo subito che il riferimento del funzionamento attuale dei mercati finanziari ha una sua regola, che stabilisce che il rischio dei titoli di credito di un qualsiasi Stato, ( nella misura della sua affidabilità da parte dello stesso, nell’onorare principalmente sempre i suoi debiti contratti), è quasi nullo, e per la qual cosa quello Stato è ritenuto molto solido. Data questa premessa, (esempio la Germania i suoi Titoli di debito pubblico sono considerati privi di rischio, in quanto ancorati ad un’economia, quella tedesca, che nell’ambito dell’area dell’Euro è nota come la più forte e quella che oggettivamente. sta meglio". BTP e BUND , quindi, sono entrambi titoli dello Stato e precisamente : il Btp, acronimo di "Buono del Tesoro Poliennale" è un titolo a tasso fisso emesso dallo Stato italiano ed ha una durata variabile che può andare dai 3 ai 30 anni, mentre il Bund è invece l’omologo titolo di credito tedesco, come il BTP italiano, ugualmente a tasso fisso emesso della Germania su varie scadenze a più anni. “Ma cosa è esattamente lo Spread “, carissimo professore Sasà, che ci importa a noi dei titoli tedeschi, già tenimme ‘ e guaie nuoste ?” quasi arrabbiato mi redarguì il buon Tore Castagna. Facciamo ancora una volta chiarezza e precisiamo : “Lo spread . (negli anni 80 e 90 era il divario tra i Btp a tasso fisso e i Cct a tasso variale ancorati al rendimento delle cedole dei bot a 6 mesi ), attualmente è, inteso come, la differenza tra il tasso di rendimento di un Btp e di un Bund su una scadenza di 10 anni. In altri termini è il differenziale tra il rendimento del titolo decennale italiano e quello tedesco. Quanto maggiore è lo spread, tanto più alto è il rischio che il mercato percepisce associato al Btp italiano. In altre parole si hanno maggiori i dubbi quando lo spread sale sulla capacità dello Stato italiano di rimborsare regolarmente i propri debiti. Per cui uno spread alto, ampio, sta a significare che il mercato ha paura e che richiede rendimenti più alti per investire su titoli dello Stato italiano. (cioè i btp italiani devono avere un tasso d'interesse più alto e questi interessi pesano sulle nostre spese). Ora, occupiamoci del rendimento del titolo, non è il semplice guadagno degli interessi annuali delle 2 cedole semestrali, ma si deve aggiungere o diminuire anche la differenza che si guadagna o si perde quando il titolo è venduto prima della scadenza e quindi rimborsato al valore del titolo del capitale di quel momento sul mercato. inizialmente pagato inferiore del valore nominale od alla pari . (Rendimento titolo è dato dalla formula (Interessi + (valore rimborso - prezzo acquisto)) /prezzo acquisto. In definitiva il Debito Pubblico Italiano alla data del 31 maggio 2018 ( fonte Banca D’Italia)
BOT 5,73% 0,00% CCTeu 6,76% CTZ 2,22% BTP 71,34% BTP €i (rivalutato) 8,06% BTP Italia (rivalutato) 3,77% Estero in €uro 2,01% Estero in valuta 0,11% BOT 5,73% CCTeu 6,76% CTZ 2,22% BTP 71,34% BTP €i (rivalutato) 8,06% BTP Italia (rivalutato) 3,77% Estero in €uro 2,01% Estero in valuta 0,11% "Allora avimme fernute! agge capite e nun agge capite, ma grazie 'o stesse. e, comme a sempe, site stato chiare, semplice e grazie assaje. buona giornata mio carissimo professore Sasà !". | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Curiosità storiche e mitologiche. Posti e luoghi di Napoli. Mestieri antichi napoeltani. Poesie in Napoletano. Racconti dialogici tra i due alter-ego dell'autore del blog: Sasà (lo scansafatiche, l'es) e il professore (il saggio, il super-io) sullo sfondo di una Napoli con le sue bellezze e contraddizioni.
venerdì 7 settembre 2018
Debito Pubblico - 5 ^ puntata -
lunedì 3 settembre 2018
Debito Pubblico - 4 Puntata
DEBITO PUBBLICO – 4^ puntata
Continuo, allora, carissimo Tore, : ripresi a descrivere come si era giunti a questa tale massa di Debito Pubblico.
Carissimo amico mio, professore Sasà,- m’interrogò con tono quasi irriverente, il buon Tore Castagna,: “ mi state omettendo qualche importante informazione, io so per certo che negli anni del passato millennio (il 900) altri tipi di titoli di Stato furono emessi per completezza della vostra esposizione esaustiva, forse non conosciuti dal popolo minuto dei risparmiatori, ma ugualmente accettati e sottoscritti dai facoltosi acquirenti del Debito Pubblico nostrano ( quali aziende di credito, agenti di cambio, società finanziare ( come i nascenti fondi d’investimenti) “.
“ Non volevo essere saccente e pedante, non desideravo omettere nulla”. Risposi immantinente, all’appunto fattomi e ripresi con tono deciso: “ Non volevo fartela lunga, la descrizione degli avvenimenti di quel periodo, la farò per sommi capi, infatti, gli altri titoli del Debito Pubblico emessi in quegli anni furono necessari a seguito di eccezionali avvenimenti, come la nostra entrata nello SME e gli accordi degli stati europei della futura moneta unica europea.”
Se ben ricordi :
Se ben ricordi :
"(Lo SME - il Sistema Monetario Europeo - entrò in vigore il 13 marzo 1979e fu sottoscritto dai paesi membri dell'allora Comunità Europea (di cui faceva parte anche l’Italia, ad eccezione della Gran Bretagna, che aderì nel 1990), che prevedeva un accordo per il mantenimento di una parità di cambio prefissata (stabilita dagli Accordi di cambio europei), che poteva oscillare entro una speciale fluttuazione e fu creata anche una moneta speciale di riferimento (una - unità di conto comune - (l'ECU), (European Currency Unit) cioè ( Unità di conto Europeo).)".
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| Moneta da 5 ECU in argento coniata nel 1993 |
In poche parole il Sistema monetario europeo era un progetto stabilito nel 1979 in cui la maggior parte delle nazioni della Comunità economica europea vincolavano le loro monete onde prevenire troppo ampie fluttuazioni reciproche per assorbire nel miglio modo possibile l’alto tasso di una incontrastata inflazione.
A partire dagli anni 1980, infatti, l’ECU conobbe un notevole sviluppo dei suoi usi privati monetari e finanziari (emissione di obbligazioni, depositi e crediti bancari, assegni di viaggio ecc.) penetrando anche nel settore commerciale quale moneta di fatturazione e di pagamento. Si ebbero così emissioni di Titoli di Stato in ECU, come i BTE, i CTE nonché mutui concessi in ECU .
Per completezza in quel periodo di transizione lo Stato italiano emise altri titoli di debito pubblico come elencati di seguito.:
buoni del tesoro in euroscudi (BTE): titoli simili di durata annuale emessi alla pari e rimborsati ad un prezzo sopra la pari composto dal tasso di interesse del titolo maggiorato o diminuito del tasso di cambio Lira-ECU. Sono stati emessi l'ultima volta nel 1993;
buoni del tesoro quadriennali (BTQ): titoli della durata di 4 anni, emessi negli anni settanta e ottantina,
certificati del tesoro in Euroscudi (CTE): titoli emessi in euroscudi (ECU) con scadenze tra i 4 e gli 8 anni.
certificati di credito con opzione (CTO): titoli con scadenza di 8 anni, con facoltà di rimborso anticipato al quarto. Sono stati emessi negli anni ottanta;
certificati del tesoro reali (CTR): titoli indicizzati all'andamento del deflattore del PIL emessi nel 1983 in unica emissione, sono di fatto antenati degli odierni BTP€i;
certificati a sconto (CTS): titoli il cui rendimento aveva una parte variabile (indicizzato alla metà del tasso dei Bot) e una parte fissa (con uno sconto prestabilito sul prezzo) emessi negli anni ottanta;
Con l’adozione dell’euro il 1° gennaio 1999 da parte dell’Unione economica e monetaria europea, l’ECU ha cessato di esistere. La conversione tra ECU ed euro è stata stabilita in base a un rapporto di 1 a 1.
Altro motivo essenziale e formativo nel cambiamento dei costumi della mentalità popolare dei possesso materiale dei titoli, fu l’abolizione e la stampa dei titoli stessi, a seguito di furti e delle continue falsificazioni ( per cui la consegna cartacea dei titoli all’acquirente sottoscrittore fu abolita – si era nel 1999- la fine del secolo). Era un metodo quello, un modo di vita, come il recarsi in banca per la riscossione degli interessi, previo ” il famoso stacco della cedola semestrale allegata allo stesso titolo , per cui era in uso la frase: staccare la cedola” = per dire : andare ad incassare gli interessi.
Oggigiorno i titoli sono tutti "dematerializzati" e rappresentati da iscrizioni contabili a favore: chi li acquista ha come prova d'acquisto e di possesso, rispettivamente, la ricevuta bancaria e l'estratto conto dei titoli registrati sul deposito titoli intestato all'acquirente. Ciò consente l'accredito diretto su conto corrente delle cedole e del capitale a scadenza. I bond ( i Btp) cartacei al portatore sono privi di valore legale.
Altra novità importante da ricordare , infine , in quegli anni, esattamente il 20 settembre del 1973 con il DPR n. 601 , (in forma sperimentale per vedere che effetto avrebbero ottenuto sulle sottoscrizioni del Debito Pubblico), che recava la Disciplina delle agevolazioni tributarie, gli interessi sui titoli di stato, che fino a quel momento erano esenti da imposte sul reddito.
Ai sensi dell'art. 1 del D.P.R. 19 settembre 1986 n. 556,[, infine, si giunse con questo decreto alle Modifiche al regime delle esenzioni dalle imposte sul reddito, convertito con modificazioni nella Legge17 novembre 1986 n. 719, sanciva che gli interessi sui titoli emessi successivamente al 20 settembre 1986 erano assoggettati a una ritenuta erariale pari al:
6,25% per i titoli emessi prima del 31 agosto 1987
12,5% per i titoli emessi dopo tale data.
Un’ultima precisazione, per completare il quadro del Debito Pubblico alla fine del XX secolo ( il 1900 ), devo ricordare per la cronaca, che nel 1994 fu fatta una legge, la numero 724 del 23 dicembre, che concedeva con l’art. 35 la facoltà anche agli enti pubblici territoriali (quali Comuni, Province, Regioni e altri) di finanziare opere pubbliche mediante l'emissione di obbligazioni di scopo, per investimenti specifici, completamente esenti da imposte e detraibili. Tali buoni erano garantiti dalle entrate fiscali e dal demanio di proprietà degli enti locali, avevano durata non inferiore a cinque anni, e vincolavano gli enti locali a investire il capitale raccolto per i capitoli di spesa deliberati con l'emissione. Questi titoli presero il nome di buoni obbligazionari comunali (BOC), o provinciali (BOP) o regionali (BOR). Ma non ebbero un grande successo anche per la incompleta attuazione del diritto di beneficiare di entrate sufficienti e certe delle obbligazioni contratte da questi Enti Pubblici Territoriali.
La prossima puntata, l'ultima, sarà l'analisi dell'attuale situazione e la pecisazione del Debito Pubblico Primario. cioè Supremo - dello Spread.
- perciò non mancare di venire ad informarti . ti piacerà sapere.......
mercoledì 22 agosto 2018
Il Debito Pubblico - 2^ puntata -
Debito Pubblico – 2^ puntata
Va bene, ho capito, la cosa ti interessa allora passiamo a descrivere dettagliatamente cosa è il Debito Pubblico e come è rappresentato formalmente:
"il cosiddetto - Debito Pubblico inizialmente era formato da quei titoli che quasi tutti conoscono o ne hanno sentito parlare, e furono e sono i “BOT” cioè (Buoni Ordinari del Tesoro)
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| BOT ( Buono Ordinario Del Tesoro al Portatore) |
rappresentante tecnicamente come è detto - Debito Fluttuante - , cioè lo stato vi ricorre quando ha necessità di dover far fronte a momentanee deficienze di cassa, dovute ai diversi flussi (perciò è detto fluttuante) delle entrate e delle uscite che non coincidono. Per essere sicuri del loro successo e del loro rimborso certo del valore nominale, furono emessi e, come lo sono tutto ora, con una durata da uno a due mesi, a 6 mesi ed a un massimo di 12 mesi (un anno), ed il loro interesse è dato dal differenziale che oscilla tra il valore di acquisto ed il valore nominale del titolo rimborsato. ( esempio un BOT acquistato a 96,25, a 97,25 o a 95,50 con riferimento al mese e rimborsato a 100. era pari ad un interesse corrisposto anticipatamente nelle seguenti misure – si era negli anni ’50 – ’60 – ’70 del 1900:
I Bot da 1 a 2 mesi in ragione di L. 2,75%;
I Bot da 3 a 4 mesi in ragione di L. 3,25%;
I Bot da 5 a 6 mesi in ragione di L. 3,75%;
I Bot da 7 a 9 mesi in ragione di L. 4,25%;
I Bot da 10 a 12 mesi in ragione di L. 4,50%;
I BOT erano e sono emessi tuttora dalla Banca d’Italia per conto del Tesoreria dello Stato con un asta pubblica, a cui possono partecipare solo aziende di credito ed alcuni enti autorizzati, Queste speciali aziende di credito aggiudicatarie di un quantitativo di Bot, dopo la quota che serve da vincolare a riserva dei depositi della loro clientela di risparmiatori, possono, il restante residuo aggiudicato , rivenderlo a facoltosi risparmiatori con un sopraprezzo di una piccola percentuale.
Il costo dei BOT è considerato una spesa prevista (valore d’acquisto più gli interessi) nel Bilancio Statale Annuale, diverso dal cosiddetto “Debito Consolidato” che a sua volta si distingue in Redimibile ed in Irredimibile, ed è uno speciale “ Debito Pubblico”.
“Del Debito Pubblico, quindi, fanno parte anche quella speciale categoria di debiti chiamati - Debito Consolidato - ”
"Professore Sasà, perdonate, spiegatevi meglio, cosa significa Debito Consolidato?” Si affrettò a chiedermi il mio amico interlocutore, Tore Castagna, quasi, quasi spazientito , non riusciva più a seguirmi.
Fattomi coraggio allora con molta calma ripresi il mio dire.
“ Il Debito Consolidato , mio caro amico, a differenza di quello - Fluttuante - quello dei BOT, pur facente parte lo stesso dei debiti per far fronte ai disavanzi del Bilancio Statale, è costruito di prestiti sottoscritti a lunga scadenza, che sono diventati durevoli e trovano solo una sistemazione definitiva nello stesso Bilancio Ordinario Statale, sia per il pagamento degli interessi, che per il rimborso programmato del capitale in scadenza.
Chiariamo subito, se gli interessi di questi prestiti lo Stato s’impegna a pagarli comunque, mentre il rimborso del capitale è stabilito all’atto della sottoscrizione, nelle forme ed in epoche diverse a lunga scadenza, ed è detto perciò Debito Consolidato Redimibile.
Lo stesso Debito Consolidato Irredimibile, quando lo stato non assume nessuno obbligo di restituzione del capitale nominale, ma si riserva di farlo successivamente, ma garantisce il puntuale pagamento degli interessi, che vengono regolarmente iscritti nel Bilancio e s’identificano nel costituire una rendita perpetua. ( Sono i famosi Titoli di Credito obbligazionari dello stato, noti come la “ Rendita Italiana 5%”).
“Professore Sasà , per capire meglio il significato di queste astruse parole Debito Consolidato Redimibile , Irredimibile, per favore, come sono stati accettati queste modalità di rimborso dai sottoscrittori e quale era la convenienza per chi voleva investire i propri risparmi, invece di tenerli sicuri sul proprio deposito di conto corrente bancario o sul un deposito postale?”. Il mio interlocutore, mi chiese, infine, quasi con convinzione, il perché il popolo dei risparmiatori doveva rischiare e quali erano le promesse di un sicuro guadagno con incentivazioni varie. Quale fu in sintesi l’evoluzione storica del Debito Pubblico nel tempo fino ai nostri giorni.
“ La tua richiesta è proprio, come si dice, una “ Bella Domanda”, ed io ti risponderò , per quel che so e ricordo, immantinente”ripresi a delucidare sull’argomento.
“Come ti ho accennato nel preambolo siamo arrivati a questa cifra, prima immaginabile, di Debito Pubblico da rimborsare, perché i prestiti si dovettero contrarre per fronteggiare prima di tutto la rinascita del paese, dopo la proclamazione della Repubblica e fare opere strutturali di prima necessità come strade, scuole, una rete ferroviaria più efficiente, incrementare l’industria in ogni settore per rendere la vita più vivibile che si andava adeguando ai tempi.
(Tra i vari prestiti di quelli richiesti negli ultimi anni del passato regime fascista prima dell’avvento della Repubblica Italiana , furono creati ed emessi, per la prima volta, (nel !941 con scadenza 1971) i noti titoli obbligazionari dello Stato, i “ CCT” (titoli speciali con scadenza, ammortizzabile di vari tagli, in 30 anni al tasso del 5% pagabile in rate semestrali posticipate al 1° gennaio ed al 1° luglio di ciascun anno), per far fronte a speciali spese straordinarie e furono denominati, non più Buoni del Tesoro. Ma furono detti «Certificati di Credito del Tesoro, per il finanziamento di opere di bonifica integrale»
Emessi dal Ministero del Tesoro, ma autorizzati con Decreto del Capo del Governo (era Benito Mussolini) il 12 luglio 1941).
Passiamo, ora, a fare una carrellata della intensa storia del Debito Pubblico, come si è evoluto dagli anni del dopo guerra ai nostri giorni.
"I primi Titoli di credito che rappresentarono Il Debito Pubblico della Repubblica Italiana, oltre ai classici BOT, furono prestiti a lunga e media scadenza e furono denominati BTN 5% (Buoni Del Tesoro Novennali) che furono emessi a partire dagli anni ’50, ’60 e ’70 del Novecento per far fronte a spese straordinarie per opere strutturali ed offrivano un rendimento alquanto alto con un tasso fisso annuale, pari al tasso pagabile per I bot annuali, che maturava semestrale ed era rappresentato da due cedole per ogni anno della durata del titolo.
Per incentivare la sottoscrizione dei BTN era previsto l’aggiunta di un premio, che concorreva, per ciascuna serie di 1 miliardo di lire, ad un sorteggio per un totale di 58 premi per complessive L. 2.400.000 a semestre. Altra agevolazione e privilegio era che sia l’interesse, che i premi erano esenti da ogni imposta presente e futura. Tali nuovi tipo di Buoni si potevano sottoscrivere al portatore o nominativi".
Per incentivare la sottoscrizione dei BTN era previsto l’aggiunta di un premio, che concorreva, per ciascuna serie di 1 miliardo di lire, ad un sorteggio per un totale di 58 premi per complessive L. 2.400.000 a semestre. Altra agevolazione e privilegio era che sia l’interesse, che i premi erano esenti da ogni imposta presente e futura. Tali nuovi tipo di Buoni si potevano sottoscrivere al portatore o nominativi".
Non è finita così la descrizione del Debito Pubblico !
Ne vuoi sapere di più , se non ti annoi,
ci saranno altre punatate e
conoscerai ancora tante novità
domenica 19 agosto 2018
Il Debito Pubblico - 1^ puntata
Il Debito Pubblico
Scopriamo un poco, cosa sia, in parole povere, il Debito Pubblico
- BTP, i CCT, CCT in ECU, CTZ, lo SPREAD, i BUND TEDESCHI, nonché il famigerato ”Debito Primario” detto “Debito Supremo”.
Una mattina qualsiasi nel portarmi, come ogni tanto a Piazza Municipio, ho incontrato il mio solito collega (interlocutore delle mie riflessioni e delle tante curiosità senza una rispostaimmediata), Tore Castagna, e dopo aver degustato con lui un ottimo caffè al solito bar, (ubicato nell’angolo di via Cervantes), mi rivolse una serie di domande tecniche di economia politica, con cui si era bombardati ogni santo giorno, quando si accendeva la televisione per sentire le varie notizie del telegiornale o delle news economiche provenienti da tutto il mondo.
Mi chiese: “Carissimo professore Sasà, voi, che sapete tanto di storia antica, volete darmi qualche delucidazione anche della storia moderna, circa l’attuazione della cosiddetta Economia moderna dello Stato. Volete spiegarmi con parole semplici e farmi capire, perché si parla di Spread, di Debito Supremo, dei Bond Tedeschi, ma cosa sono e chi li tiene e quali effetti producono sul nostro costo della vita quotidiana?”
Fui colpito da tale richiesta dettagliata, precisa, forse pensai, vuol saggiare la mia conoscenza in materia, ma fattomi coraggio con calma e sicurezza, gli risposi: “ Mio caro Castagna, una volta eri ferratissimo sull’argomento e ne sapevi più di me, ora ti sorprendono forse questi termini stranieri che non si usavano e non esistevano ai tempi tuoi.
Ti farò un resoconto preciso, anche se dovrò concentrarmi e, forse sarò un po’ prolisso, per spiegare al meglio i termini tecnici anche se stranieri con parole semplici”, Risposi al mio amico interlocutore.
Anche se conosci Il termine “ Debito Pubblico “ cioè chi come lo Stato , una volta il Re o chi aveva il potere su una Nazione, per sopperire ad una spesa straordinaria, che non riusciva a compensare con l’entrate fiscali fissate e previste con leggi ordinarie annuali, note come il Bilancio dello stato o come si chiama adesso DEF ( Documento di economica e finanza, avente la durata triennale), contrae con il pubblico sia interno , che straniero un prestito per acquisire entrate straordinarie diverse da quelle ordinarie quali le entrate fiscali, (le tasse, sia Dirette - Irpef, Irap, - che Indirette,- l’Iva, l’accise che sono inglobate nel prezzo di alcuni beni di largo consumo).
Quindi il Debito Pubblico non è altro, che un prestito, che lo Stato stipula con il popolo risparmiatore, mediante la tipica forma , una pubblica sottoscrizione , proponendo titoli speciali, come se fossero carta moneta, garantita dal patrimonio reale dello Stato, come il Demanio pubblico – cioè Immobili pubblici, isole, spiagge etc.- (Un tempo era il re o il sovrano che garantiva tale prestito con il patrimonio personale o con i beni della famiglia reale, oppure concedeva la riscossione di qualche gabella o dazio speciale a suoi amici creditori – nobili fidati - (che erano i cosiddetti Esattori – Gabellieri), che, con l’aggiunta di vari oneri a loro piacimento potevano così essere soddisfatti del capitale prestato e degli interessi).
Per le grandi opere pubbliche od aiuti allo sviluppo industriale od alla realizzazione di reti pubbliche per l’approvvigionarsi del gas e della luce elettrica o la costruzione di scuole, strade ed autostrade, si ricorreva a speciali enti finanziari, garantiti dalla Stato come . Crediop , Icipu, Cassa Depositi e Prestiti, che finanziavano tali opere strutturali con prestiti e mutui a lunga scadenza, senza toccare il bilancio annuale dello stato.
Sia il Crediop, Icipu e la Cassa Depositi e Prestiti erano, quindi, istituti di credito finanziari a tutti gli effetti, principalmente i primi due, che erano finanziati da un consorzio di varie banche d’interesse nazionale e da vari enti come l’Ina, l’inps e l’Italcasse (enti che gestivano una grande massa di liquidità accumulata da versamenti provenienti dai privati per tutelarsi dai rischi o provenienti del mondo del lavoro per assicurarsi poi il futuro), mentre la Cassa Depositi e Prestiti la sua principale fonte di raccolta di risorse finanziarie era costituita da tutto il risparmio postale italiano sia sotto forma di libretti postali al portatore o nominativi o dai cosiddetti “ buoni fruttiferi postali”.
“Caro Tore, poiché la spiegazione è molto lunga , fermiamoci un attimo e non mi dire che non ho risposto a tutti i tuoi quesiti, occorreva questo preambolo per essere come sempre chiaro, semplice ed esaustivo, anche perché non devo superare nessuno esame. anche se a prima vista posso passare un po’ prolisso “. Replicai al mio interlocutore, che dava qualche segno di insofferenza.
IL carissimo Tore Castagna, era molto attento alla mia delucidazione e chiarezza nell’esposizione della complessa
materia di ciò che era il famoso Debito Pubblico e sue conseguenze sulla vita quotidiana nostrana, tanto che m’intimò di andare avanti e che avevo fatto bene a fare questo preambolo, altrimenti non si sarebbe capito niente, dopo, se non, solo astrusi termini tecnici finanziari utilizzati dagli addetti ai lavori.
Ripresi a dire : La riuscita di un debito, cioè di un prestito che lo stato richiede, si fonda principalmente sulla fiducia dei risparmiatori ripongono in esso. Stato che nel nostro paese è rappresentato formalmente dalla Banca d’Italia, (la banca delle banche) che ha pure la funzione di Tesoreria della Stato - la cosiddetta Cassa dello stato) , che, gestisce il quantitativo di debito, mantenendo e garantendo gli impegni assunti all’atto della sottoscrizione
Appunto questi prestiti (chiamati poi Debito Pubblico) avvengono mediante pubbliche sottoscrizioni governate e gestite dall’Istituto d’Emissione (quando, infatti, per le variegate spese statali non bastava più l’incasso delle sole entrate fiscale, ricorreva per sopperire a tale disavanzo in prima istanza alle cosiddette opportune anticipazioni di cassa dello stesso Ente (Banca d’Italia), che tamponavano i tempi di acquisizione delle stesse entrate, ( le Tasse, le imposte varie) ed in secondo luogo, dopo l’esaurimento delle anticipazioni), si ricorreva, con apposite leggi, a far emettere sottoscrizioni pubbliche di prestiti a lunga scadenza..
Il pagamento di una spesa, infatti, spesso non coincide con entrate certe da esigere come nell’esempio che ogni mese lo stato deve procedere al pagamento degli stipendi vari agli statali, mentre le entrale (le tasse sono incassate in vari periodi dell’anno e spesso non coincidono con le spese certe ed improrogabili).
“Mi piace, come spiegate semplicemente questa materia che ai più può sembrare complicata ed inspiegabile. Grazie , professore Sasà”. Mi interruppe, Tore Castagna,ed esclamò: “ ma come mai nessuno controllava o controlla questo aumento indiscriminato del Debito pubblico che è arrivato a cifre per noi impensabili e che, come si va dicendo, lasceremo un debito da pagare alle generazioni future, costringendole fin dalla nascita
a vivere da debitori, sperando senza sottostare a forme di schiavitù di intransigenti creditori ( nostrani o stranieri)”.
Caro Tore Castagna, in Italia il Debito Pubblico è aumentato notevolmente a seguito di varie politiche riformatrici, e dall’inflazione galoppante in conseguenza degli anni settanta e a dover fare sacrifici, senza colpa alcuna, per vivere una vita dignitosa. Negli anni ottanta, l’inflazione si sviluppò per sostenere l’espansione della spesa pubblica a sostegno dell’attività imprenditoriale ed all’occupazione, nonché, dalla volontà politica dello stesso stato di accollarsi della copertura di disavanzi di vari enti territoriali che gestivano beni primari ( elettricità, acquedotti, trasporti) e quelli degli enti mutualistici INAM, ENPADEP, INADEL, CPDEL) ed incrementando fondi di dotazione di enti pubblici ecoomici a partecipazione statale.(IMI , IRI , ENI)Facciamo un momento di pausa o meglio di riflessione, mi interruppe il mio amico Tore Castagna, ma ditemi : “professore, in tutto questo bailamme, chi ci guadagnò effettivamente e s’arricchì, mica la povera gente.?"
“La povera gente assolutamente no !” gli risposi con fermezza, "A stento la povera gente iniziava a vivere decorosamente in quei fatidici anni ’70 e 80 del Novecento, (dopo gli anni dell’esaltante periodo del “Boom Economico"), lavorando sodo per procurarsi qualche innovativa comodità moderna, ipotecando il proprio futuro firmando cambiali e pagherò, quindi difficilmente si poteva permettere di fare risparmi da investire”.
CONTINUA LA NARRAZIONE E LA SPIEGAZIONE
DEL DEBITO PUBBLICO CON ALTRE PUNTATE PER INCORAGGIARE A PROSEGUIRE LASCIATE UN COMMENTO, GRAZIE.
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