giovedì 11 giugno 2020

Le parole inglese utilizzate nel linguaggio ordinario italiano




Le parole inglese utilizzate durante la Pandemia”Corona virus”

Iniziamo col dire che la nostra bella lingua italiana , in questi ultimi tempi si sta imbastardendo ed utilizza spesso vocaboli o frasi della lingua inglese in modo da apparire eccentrici ed  all'avanguardia, nella conoscenza del  moderno linguaggio internazionale di uso recente, specie durante questa mondiale Pandemia del Corona virus.

 Parole Inglesi           =   Traduce in Italiano.

Screening                 = Esame condotto a 
                                     tappeto su una 
                                     popolazione per
                                     individuare i sintoni
                                     di una mallatia prima 
                                     del suo sviluppo.
Termoscanner           = Termometro
Termocamere            = Telecamere applicate
                                       ai letti
Hub                            = Trasporto in ambulanze
                                        con telecamere
Tablet                         = Tavoletta per scrivere
Device                       = Trovata , stratagema
Videotutor l                 = Insegnamento
                                      effettuato a mezzo  del
                                       video
E-learning                   = L’erudizione  avvenuta
                                          tramite il video
Smart working             = Lavoro o attività svolta
                                          da casa
E-commerce               =  Commercio effettuato
                                        da casa  a causa
                                        della pandemia
Eurofund                    = Titolo del tesoro emesso
                                       in Euro, creato per 
                                       concedere fondi  da 
                                       destinare dopo gli
                                       effetti disastrosi del
                                       coronavirus
Task force                 =  Unità operativa
Bike sharing              =  Parco di Biciclette di
                                     proprietà comunale
                                   da poter utilizzare per
                                    muoversi, in citttà,
                                    messo a disposizione
                                   per evitare inquinamento
Car sharing              =  Parco di auto elettriche 
                                    da poter utilizzare
                                    fittandole con modica 
                                    spesa .
Contactless            = E' il sistema di pagamento 
                                  che permette di effettuare
                                  acquisti tramite carte
                                  bancarie. vari dispositivi 
                                  elettronici, come telefoni 
                                   mobili
 Digital                     = Insieme delle  tecnologie
                                    digitali                                     
 Burnout                   = L'insieme di sintomi da 
                                    stress che comportano 
                                    rischi per la salute 
 Webinar                  = E' un evento pubblico
                                    o meglio un  pubblico
                                    seminario,che avviene
                                    in rete online
Undertourism           = E' la rivincita o meglio
                                   la nea tendenza di fare
                                   le vacanze o viaggi
                                   turistici,finora ignorati
                                   perchè sottovalutati o
                                   sconosciuti,perchè vicini 
Overtourism            = Turismo di massa 
                                  o meglio turismo presso
                                   luoghi turistici super
                                   affollati richiestissimi. 

L'imbarbarimento linguistico. infine, è risultato evidente con il termine,  purtroppo, conosciuto è diventato familiare, dopo la scoppio della Pandemia del Corona virus : "Lockdown "
Il significato prevalente è dato dal fatto che nella lingua inglese e l'unioner di due termini - Lock e Down - che traducono  "isollamento" e "blocco" quindi usati uniti , stanno per " blindare o bloccare" ,
In occasione del corona virus " lockdown" sta a definire le misure emergenziali da adottare dalle autorità preposte, per far rispettare alle persone della località infettata, per salvaguardare, in primo luogo, la loro salute ed evitare contatti tra di esse 

lunedì 20 aprile 2020



Terza Puntata

Ancora dibattimento processuale

Piazza del Plebiscito a Napoli
(

Dopo l’edotta arringa di Antonio Gramsci, mi fu consegnato una nota dal Giudice a latere Paolo Emilio Imbriani, in cui mi si informava che tra gli spalti c’era una rappresentanza della città di Genova, (che trovandosi per motivi sportivi in città per festeggiare il gemellaggio per il ritorno nella massima divisione delle competizioni agonistiche del giuoco del calcio), desiderava voler testimoniare contro l’odiato re Vittorio Emanuele II, poiché anch’essi si stavano prodigando per far rimuovere un’altra sua statua nella loro città, in quanto per i genovesi il suo ricordo, rappresentato anche se da un monumento, è un'offesa a quanti si ribellarono alla cosiddetta causa dell’unità e furono uccisi e trucidati nel 8 aprile del 1849 e di essi non si ha nessun ricordo, neanche sui libri di storia.

Questi genovesi si presentarono come militanti dell’ARGE Associazione Repubblica di Genova) e testimoniarono che si stavano battendo,


Statua di Vittorio Emanuele II
a Genova in piazza Corvetto

  per dare lo sfratto dal centro della Piazza Corvetto di Genova alla statua equestre del Primo Re d’Italia, con una richiesta avanzata alla Regione , alla Provincia ed al Comune firmata da migliaia e migliaia di cittadini liguri. Tale richiesta era mossa dal fatto che Genova non può ricordarsi ogni giorno di Vittorio Emanuele II, la cui arroganza fu capace di uccidere con una dura repressione i patrioti liguri,











Targa commemorativa
 in ricordo dei cittadini crudelmente uccisi a Gevova 8 aprile 1849
Per volontà di Vittorio Emabuele II di savoia



















che si batterono a centinaia per la loro autonomia e non desideravano affatto far parte del regno piemontese, tanto che lo stesso definì (I genovesi? 
Una razza vile di canaglie), mentre vorrebbe ricordare quelle povere vittime massacrate l’8 aprile del 1849 con una lapide con tutti i nomi e cognomi per simboleggiare attraverso i secoli, che la forza, l’autorità non unisce, affratella, invece, il dialogo, la cooperazione e lo spirito di non sopraffazione di un popolo o di una razza sull’altra.
Terminata la testimonianza della delegazione dei Genoani presenti nella piazza, tra la folla che assisteva a quell’improvvisato processo si commentò con un’indignata convinzione con frasi di questo genere a viva voce: “ Ma chistu Savoia ere veramente ‘nu piezze ‘e fetente, ( Vittorio Emanuele II) comm’ aimme fatte a suppurtà’ a ‘sta specie ‘e rignanti e tutte ‘a razzimme llora! So’ state mariule, hanne fatte accidere ‘a tante giuvene nuoste pe’ ghì a fa guerre, ca ‘nce ‘nteressavene! S’è sapute ca vulessene turnà ‘n’ata vota a Napule, da do se ne partettene doppe ‘o Referendum do 2 giugno do 1946! Ma chiste so’ pazze! Nun ‘e vulimme manche comma turiste!” Qualcuno si permise di contrastare che i Savoia, che sarebbero venuti a Napoli, sono il figlio (Vittorio Emanuele IV ) e il nipote (Emanuele Filiberto) dell’ultimo Re Umberto II (il cosiddetto re di maggio) e che nulla avevano a che fare con I Savoia, che avevano effettivamente regnato per circa 100 anni dal 1860 al 1946). Ottenuto il silenzio della folla mi permisi di leggere alcune considerazioni di un eminente giornalista napoletano, che pur accettando malvolentieri il rientro dal forzato esilio, voluto dalla maggioranza di centro destra del signor Berlusconi e dall’avallo della legge promulgata dal Presidente della Repubblica Ciampi, non si può assolutamente dimenticare che, gli antenati di questi discendenti Savoia, furono degli invasori, dei saccheggiatori, dei massacratori e degli annientatori della nostra memoria storica e delle nostre radici, verità che
sono ancora oggi opportunamente nascoste, per ciò non devono essere ricevuti con onori e cerimonie riservate al loro vecchio lignaggio, ma essere accolti soltanto come privati cittadini della Repubblica Italiana.
Prima di far proseguire il dibattimento con le deposizioni d'altri testimoni a favore e contro, mi permisi di esprimere un mio pensiero sull’opportunità dei vari pregi del popolo di Napoli, a proposito dell’Ospitalità, “ Noi napoletani siamo persone molto accoglienti. Abbiamo ereditato dai Greci il senso della sacralità dell’ospite. Esprimiamo la nostra cordialità sia verso i potenti, che verso le persone comuni. Aiutiamo tutti e sentiamo il forestiero come una persona di famiglia. Lo rispettiamo senza, però, sottometterci.”
Le testimonianze d’ascoltare erano tante, allora, decidemmo d’accordo col Giudice a latere Paolo Emilio Imbriani di aggiornare la seduta all’indomani mattina verso le dieci tempo permettendo invitando tutti i presenti e così si procedette.
L’indomani era una meravigliosa giornata di primavera con un venticello marino, che attutiva i caldi raggi del sole, per cui assistere al prosieguo del processo risultava cosa abbastanza piacevole ed interessante.

Vollero testimoniare per conto dell’accusa alcuni eminenti studiosi e storici come L’onorevole Francesco Saverio Nitti,

  
On. Francesco Saverio Nitti




che pur non risultante un filo Borbone, iniziò col dire: “prendo la parola per dimostrare che spesso dalle apparenze e dalle errate convinzioni, bisogna stare molto attenti per poi emettere giudizi affrettati ed ingiusti. Gli avvenimenti storici vanno letti dall’angolazione prettamente economica, che è sempre poi quella, che muove il mondo. E come sempre ci troviamo al solito interrogativo “Cui Prodest”.
Non si può alcunché discutere che il Reame dei Borboni, nel 1860 ero lo stato più ricco di tutta la penisola, tenuto conto della quantità di circolante e del rapporto di conversione
Lira – Oro di 1 : 1 e non era secondo a nessuno in Italia per innovazioni industriali, commerciali, medico sociali, agricolo-manifatturiere. Insomma era uno stato all’avanguardia in Italia e in Europa. Non sto inventando nulla, ci sono documenti e scritti, che dicono ciò che sto affermando, le riserve del Banco di Napoli e quelle del Banco di Sicilia erano, di gran lunga, le più cospicue di tutti gli altri stati d’Italia messi insieme.
Il potere d’acquisto del Ducato (Moneta d’oro circolante a quel tempo nel regno delle Due Sicilie) valeva 4 volte e ½ la Lira (Moneta d’oro circolante nel regno di Sardegna).
La tassazione dei Borboni era permanente ricondotta alla fondiaria, a quella del registro, a quella sul lotto, alla posta e naturalmente quella delle tasse indirette che comprendevano i tabacchi, le carte da gioco, la dogana, la polvere da sparo per la caccia ed il sale.
La tassazione dei Savoia era insopportabile anzi se ne inventavano una al giorno, come quella sulla manomorta, sulla successione, sulla donazione, sui mutui, sulle adozioni, sull’emancipazioni, nonché quella sulle spese per la salute (ora si sarebbe chiamata tickets su farmaci, sulle analisi). Quindi ad onor del vero a conti fatti I sudditi del reame borbonico pagavano ogni anno a Francischiello 14 lire pro Capite, mentre i sudditi dei Savoia (piemontesi, liguri, sardi) almeno il doppio.
Tutto questo che sto dicendo è stato per un secolo e più tenuto nascosto e si è mistificato la realtà, perciò la verità, che coloro che credettero in buona fede, come il sottoscritto, alla favola dell’unità, fu scientemente coartata con protervia e acrimonia da quelli che machiavellicamente se ne servirono per gli interessi propri, occultando e facendo scomparire documenti contabili.”
On save’, avite viste sto ‘n’ata vota cca, stammatine! So ccose veramente ‘mpurtante, ca s’hanne sapè’! agge fatte venì’ pure a ‘sta amica mia, ca è ‘ngnurante, ‘a puverelle nun è jute maje ‘a scola, ma è assale ‘nteliggente e tene tanta curiosità ‘e conoscere ‘a storia e ‘a verità.” Il buon don Saverio sorridendo rispose: Avite fatte buone, cheste so cose ca s’hanne sapè’ e s’anne dicere pure all’ati ggente, nun s’hanne tenè’ nascoste!|

Mo stammece zitte! O si no, nun se capisce niente!.”
Anche se non fu un grande oratore, comunque fu un gran principe del foro, e per la sua onestà, umiltà e preparazione giuridica, fu scelto come primo presidente della nascente Repubblica Italiana, prima provvisorio durante i lavori dell'Assemblea Costituente e poi definitivo dopo l’approvazione della Costituzione repubblicana dal 1 gennaio 1948, italiana, fu invitato a rendere comprensibile il suo autorevole pensiero.
Penso che si era capito, si sta parlando


Il Primo Presidente della Repubblica
            Avv. Prof:.
Enrico De Nicola



                             


                                                
dell’Avv. Professore Enrico De Nicola, che subito esordì affermando :
“ Ho vissuto in prima persona il trapasso dalla Monarchia alla Repubblica e mi dovete credere ho dovuto sudare sette camice per convincere il vecchio re Vittorio Emanuele III, a lasciare il trono dopo l’impatto formale della sconfitta a seguito dello sbarco degli alleati in Sicilia, convincendolo a lasciare la corona senza abdicazione e nello stesso tempo agevolare il passaggio del potere dalle sue mani mediante la creazione dell’istituzione della figura del Luogotenente, che sarebbe stato affidato al figlio Umberto II di Savoia.” “Dopo il Referendum popolare e la proclamazione della Repubblica, fui eletto Presidente, avrei potuto farmi promotore di far procedere a cancellare ogni traccia del passato sistema monarchico, come si era soliti fare in queste occasioni, abbattendo statue, monumenti, cambiando nomi a piazze, a strade, ad istituzioni, che portavano nomi dei Savoia; non lo proposi, perché il passato è storia e come tale va studiata, analizzata, criticata, ma non si può cancellare, rimane impressa nella memoria delle genti, è la cultura di un popolo. Lo fecero i primi regnanti sabaudi è fu un grave errore, perciò non sono sicuro che abbattendo nell’ottava nicchia del palazzo di questa splendida piazza la statua di Vittorio Emanuele II , rendiamo un buon servizio alla storia di questa città e lasciamo tutto come sta e pensiamo solo a non ripetere gli stessi errori e perdoniamoli, ormai sono morti, quelli che ci hanno fatto del male.”

“Ha parlate, parlate, ma c’accucchiate, se puteve risparmià, nun m’ha convinte pe’ niente e allora, pecché se sta facenne ‘stu pruciesse! Eppure ere ‘nu personaggio importante ‘stu De Nicola, agge sapute ca rifiutaje ‘o stipendie da capo do’ stato, a chell’epoca erene 12 milione ‘e lire all'anne ('n'operaie pigliave 10mila lire 'o mese) ere modesto, umile e nun apprufittaje d’ ‘a carica pe’ se accuncià’ ‘e fatte suoje, comma fanne mo’!” Donna Concettà rivolta poi a Don Saverio ‘o pensiunate. continuò esclamando tutta scocciata “ Chisti Savoia ‘nce hanne fatte sule guaje, senza penzà po’ ‘a fatica,. ca nun nce ne stà’, manche pe’ chille c’hanne studiate! ‘Nu giovene, si vo' magnà o si vo’ criarse ‘na famiglia, comma fa ad accaterese ‘e mobbele? Comme fa a fittarese ‘nu quartine? se ne addà ‘ì’ sule fore!”
Don Saverie le rispose tutto agitate: “ e
hanne emigrà’, però s’hanne mettere l’anema ‘npace, ca si vonne turnà a Napule, ‘nce tornene viecchie e rimbambite, pe’ venì’ sule a murì!. Comme facettere ‘e nonne nuoste doppe l’unità d’Italia, ca jettene in America, in Australia, in Argentina, in Brasile, e 'a' maggioranze ‘e llore non è cchiù turnate. Doppe l’urdeme guerra speravame ca l’emigrazione fosse fernute, invece, fecettere ‘a stessa ccosa, facettere ‘o stesse ‘e valigge ‘e cartone e se ne i

jettere in Germanie, in Belgie, in Francia, in Svizzera, in Inghilterra, insomma aro ‘nce steve ‘nu poche ‘e fatiche, pe’ nun murì’ ‘e famme, là si ieve. Onna Cunce’ ! pure mo’! è ‘a stessa cosa! “ “ ‘Nce contene chiacchere una continuazione, accuminciajene ‘e rignante piemuntese, po’ so venute ‘e guvernante da ripubbliche, Democristiane, Libberale, Sucialisti, pe’ fine ‘e Cumuniste, ‘a storia nun è cagnate, appene s’assettene ‘ncoppa a chelli seggie a cumannà', se scordene do passate e de’ prubbleme da' povera ggenta e penzene sule ‘e fatte llore!”
Ascoltando questi insigni persononaggi, che avevano preso parte al dibattimento, mi convincevo che siamo stati un popolo, che ha subito più di tutti, (senza andare troppo in là con le generazioni) spesso invasioni militari straniere, alle quali anche se ci si opponeva in modo valoroso, ugualmente  si era costretto a subire decine di migliaia di morti, mortificazioni e sopprusi di ogni genere. In molti casi per sfuggire all’angherie dei sopraffattori e per non sottomettersi alle loro imposizioni, in moltissimi preferirono emigrare per terre assai lontane.






Quanto prima ci sarà un'altra puntata prima del verdetto

giovedì 25 aprile 2019

IL CARCIOFO , e le sue foglie



La cosca , il simbolo di riferimento (il  carciofo)


Il carciofo è come una società segreta ( una Cosca )


 


L’ortaggio a cui fanno riferimento le associazioni malavitose, è   
 “ Il \carciofo”.
Se pensiamo al termine Siciliano di “ Cosca” che risale al tardo latino, per identificare la costola della foglia, o meglio l’insieme di foglie , che stanno a proteggere il nucleo, la parte più importante del carciofo.
Quindi le cosche mafiose fanno riferimento all’insieme di foglie del carciofo, che formano varie cerchie, quelle più esterne proteggono dalla vista d quelle più interne, in modo da mantenere la segretezza, come lo è Cosa Nostra, appunto una società segreta.
 Le foglie (cosche) esterne, cioè i delinquenti di strada, sono considerati carne da macello, che vanno a riscuotere il pizzo ed eseguono a loro volta i lavori di bassa macelleria e passano la maggior parte della loro vita in galera o fuggendo dai killer rivali.
Le foglie esterne a loro volta, impediscono la vista del nucleo centrale per cui non si riesce ad inoltrarsi  verso l’interno ed impediscono di arrivare al “cuore” del cosca, ai capi di  Cosa Nostra, che rimane  segretissimo e la cui conoscenza e visibilità è ristretta a pochissime persone.
Questa struttura finalizzata al mantenimento della segretezza serve non solo a proteggere i propri membri dalla legge, ma anche a nascondere ciò che ha sempre garantito la crescita ed il prosperare dell’organizzazione, cioè i legami con il potere politico, economico e uomini delle istituzioni.
Dunque l’ortaggio, il  carciofo, è  come “ Cosa nostra” è  una società segreta, come per esempio lo furono la carboneria e la massoneria.

 
La cosca / la parte più interna del Carciofo)

domenica 21 aprile 2019

'A Pastiera napoletana



La Pastiera Napoletana



La pastiera è il dolce per eccellenza pasquale, ed è realizzata nelle case napoletane da una ricetta che si tramanda da madre in figlia esclusivamente il giovedì o il venerdì santo, per essere pronta per gustarla a fine pranzo della domenica del giorno della santa Pasqua, accompagnata da un buon limoncello, liquore fatto anchesso in modo artigianale.
La tradizione prevede un rito particolare, in occasione di questa ricorrenza, consistente nel modo seguente: prima di iniziare il cosiddetto ”Pranzo Pasquale”, il capo famiglia o il più vecchio dei commensali impartisce una formale benedizione, un rituale, che si fa con un rametto d'ulivo, simboleggiante la pace, bagnato nell'acqua benedetta, ritirati precedentemente la Domenica delle Palme nella Chiesa territoriale di appartenenza, e solo dopo si passa alla degustazione delle varie portate dei cibi preparati per la festa di Pasqua, compreso il dolce finale ( la Pastiera).

  La pastiera napoletana. è, quindi una squisita leccornia, definita una specialità o meglio una squisitezza , per cui qualsiasi dolce pasquale impallidisce  al suo confronto per la sua fragranza e dolcezza.

La sua nascita è legata ad un’antica leggenda di Origini pagane.

Il mito della Pastiera Napoletana, era noto già dall’epoca romana o forse addirittura greca, quando, secondo la leggenda, sj celebrava un misterioso culto, durante il quale la popolazione locale delle cosiddette Fratrie, ( i primi agglomerati di famiglie residenti sulla nascitura “Neapolis”), portava alla sirena Partenope i  7 (sette) doni più preziosi che possedevano per ringraziarla per le sue esibizioni canori. .

 La leggenda , Infatti, narra che :

Parthenope, la sirena greca, che sulle sponde del Golfo di Napoli aveva fissato  la sua definitiva dimora per la mitezza del clima e della meravigliosa visione della bellezza della sua costa,  ad ogni primavera, appariva stesa  sull’isolotto di  Megaride al popolo di “Neapolis” e lo allietava con la sua voce incantatrice, con canti d'amore e di gioia di vivere,


La sirena Partenope nel golfo di Napoli













Il canto della Sirena era così soave e generoso di emozioni che i “ Neapolitani” la vollero ringraziare per questo prezioso dono, offrendole quanto di più prezioso essi possedevano.
I sette doni di ringraziamento per le melodiose prestazioni canore della sirena,  come  propiaziatrice  di un futuro pieno  di amore  e di una persistente gioia di vivere, erano portati da Sette fra le più belle giovani della Città, in rappresentanza delle sette principali "fratrie", alla bellissima Parthenope.
 




La Sirena Parthenope, felice di questi 7 doni, li portò al cospetto degli Dei per mostrare loro la Generosità e l'Amore del popolo napoletano e questi, inebriati essi stessi dal canto soave della Sirena, mescolarono i doni e crearono la Pastiera


Sicuramente vorrete conoscere quali furono i 7 (Sette) doni che mescolati diedero vita alla famosa Pastiera Napoletana. e sono poi divenuti i suoi principali ingredienti, nonché sono il simbolo di ciò che sa offrire il popolo napoletano, l’amore,la gioia di vivere, grazie alla prodigalità della natura  e saperlo dividere con chiunque.   
I suoi ingredienti fondamentali, quindi, per aversi una buona Pastiera napoletana, di  questa specialità di Napoli,  sono:
 latte, ricotta di pecora,uova, chicchi di grano,  frutta candita,e scorza d’arancia e di limone, acqua di fiori d’arancio, spezie, varie in polvere. Il tutto da sormontare con le striscioline di frolla e poi da cuocere in forno, con spolverata di zucchero a velo finale., che  simboleggiano :
la farina, ( la forza e l'abbondanza della campagna);
la ricotta, (l’omaggio dei pastori e delle pecore che pascolavano libere nei campi);
le uova, (il simbolo di vita che sempre si rinnova);
il grano tenero, bollito nel latte (come simbolo dorato della vita germogliante e rafforzato dal primo alimento della vita);
l'acqua di fiori d'arancio,( l'omaggio più profumato della Terra);
le spezie, ( l’omaggio dei popoli più diversi, che a Neapolis sempre trovano accoglienza);
lo zucchero, (per esprimere la dolcezza che il canto di Parthenope, ora la canzone napoletana) racchiude e che dona all'Universo.


La decorazione, infine, sulla pastiera  quella ufficiale, quasi come fosse la firma della città di Napoli, sta nel mettere  delle  striscioline di frolla, che sormontano l’impasto trasversalmente e devono essere complessivamente in numero di sette  (quattro in senso verticale e tre in quello orizzontale  formando una grata  a croce greca, che rappresenta la planimetria della città di “Neapolis”, così come ancora oggi si presenta con i tre Decumani e con i Cardini che li attraversano in senso trasversale; rappresentando così, in maniera simbolica, l'offerta alla Sirena Parthenope e agli Dei, dell'intera Città stessa, come sublime e collettivo atto di devozione.





La Pastiera Napoletana nella sua forma ufficiale









Mappa di neapolis  ( antica Napoli Greca) ,la firma sulla Pastiera,




La pastiera napoletana è in definitiva un dono divino, che solo Napoli, da quel tempo lontano e per sempre nei secoli avvenire, ha il privilegio di riprodurre tale squisitezza dolciaria da condividere anche con il Mondo intero.
!
E, come e da sempre risaputo, alle origini della Storia o leggenda c'è sempre un fondo di verità dei popoli.





sabato 23 febbraio 2019

Le varie "CLeopatra" della storia



 Le varie  "CLeopatra"  della storia

Soluzione del Quiz di Sasà “O Prufessore” del 22 febbraio 2019.

 
Cleopatra VII thea Filopatorre



Cleopatra, la regina egiziana più nota della storia,  fu Cleopatra VII  meglio nota come Cleopatra Thea Philopatore, che nacque ad Alessandria d'Egitto nel 69 a.C. era la figlia del faraone Tolomeo XII e alla morte del padre, avvenuta nel 51 a.C., viene costretta  a sposare il fratello dodicenne Tolomeo XIII, come era uso della Dinastia Tolemaica, con il quale ascese al trono divenendo Regina.
Il fratello però, durante il terzo anno di regno, incoraggiato anche dai suoi consiglieri, uno dei quali pare fosse il suo amante, esiliò la giovane sorella , Cleopatra,  che trovò rifugio in Siria.

La storia annovera ben 8 (otto) Cleopatra, tutte della dinastia  dei Tolomeidi    egiziani, di cui 7 furono regine del Regno d’Egitto, mentre  l’ultima, Cleopatra VIII , che è ricordata come Cleopatra Selena, fu ugualmente una regina, ma di Numidia e Mauretania, quando  sposò, per volere di Ottaviano, Giuba II che era il Re di tali territori.
Le altre 7 Cleopatra, regine d’Egitto  furono:


 
Cleopatra  I  Regina d'Egitto sposa di Tolomeo V









 
Cleopatra I  - nota come Cleopatra Thea Epifanie-




Cleopatra I, figlia di Antioco III il Grande e Laodice III, nota come Cleopatra  Thea Epifanie, della stirpe Seleucide , che sposando Tolomeo V Epifane entrò a far parte della dinastia dei Tolomei e fu per questo Regina d’Egitto) (ebbe tre figli – Tolomeo VI Filometore – Cleopatra II Filometore e Tolomeo VIII Filometore. Alla morte del marito avvenua il 181 a.C., Cleopatra Thea Epifanie, governò il regno d'Egitto con il figlio Tolomeo VI Filomentore, per volontà di un trattato di amicizia che sanciva legami protettivi al potere dei nuovi Signori di Roma.  (nacque il 215 a.C. e morì il 173 a.C.

Cleopatra II - nota come Cleopatra Filometore Soteira






Cleopatra II,
Cleopatra II, era Figlia di Tolomeo Ve di Cleopatra I, ricordata come Cleopatra Filometore Soteira, sposò  il fratello Tolomeo VI  ed alla morte dello stesso, continuò a regnare con il figlio Tolomeo VII, Neo filopatore dal 145 a.C al 132 a.C.; – poi dal  131 a.C. - 127 a.C. continuò a regnare sposando l’altro suo fratello Tolomeo VIII,  noto come  Evergete – ed infine regnò dal 124 a.C.-116 a.C.(con Tolomeo VIII e con sua figlia Cleopatra III Evergete) .
Ebbe 5 figli (col primo marito, Tolomeo VII,  col Secondo marito, Tolomeo VIII Evergete, i figli Tolomeo Eupatore,  Cleopatra Thea , Cleopatra III Evergete e Tolomeo  Menfite) 
 (nacque il 185 a.C.  e morì il 101 a.C.)



 
Cleopatra III - nota come Cleopatra Evergete Filomotore Soteira







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Cleopatra III - nota come Cleopatra Evergete Filomotore Soteira

  Cleopatra III,


Cleopatra III, figlia di Tolomeo VI Filometore e Cleopatra II, nota come Cleopatra Evergete Filometore Soteira, sposò lo zio  Tolomeo VIII, e regnò l'Egitto dal 127 a.C. fino alla sua morte, sia col marito, Tolomeo VIII e prima ancora con la madre Cleopatra II e poi con i propri figli Tolomeo IX e Tolomeo X.
Cleopatra III ebbe 5 figli – Tolomeo IX – Tolomeo X – Cleopatra Trifena – Cleopatra IV e Cleopatra Selena . (nacque il 160 a,c.  e morì il 101 a.C. )



 






Clreopatra IV - nota come Cleopatra di Antiochia



Cleopatra IV, Figlia di Tolomeo VIII e Cleopatra III, nota come Cleopatra di Antiochia, sposò il fratello Tolomeo IX Latiro cacciata dalla madre  Cleopatra III , sposò inseguito il Re di Siria e di Antiochia Amtioco IX (ebbe un solo figlio – Antioco X).
(nacque il 138 a,c.  e morì il 112 a.C. )

 
Cleopatra V  - Nota come Cleopatra Selene

Cleopatra V, Figlia di Tolomeo VIII e di sua sorella Cleopatra III, .nota come Cleopatra Selene, sposò come da rito tolemaico il fratello Tolomeo IX e fu regina d’Egitto.
Dal loro matrimonio nacquero una figlia, Berenice III e due figli, Tolomeo XII ed un altro, chiamato anch'esso Tolomeo.
Dopo la morte di Tolomeo IX che si era rifugiato a Cipro e per pacificare i contrasti con la madre Cleopatra III  si risposò con Antioco VII che era Re della Siria,ed era vedovo della sorella Cleopatra Trifena . In seguito come regina della Siria  fu sposa ancora di altri due re, succedutosi a regnare per la loro uccisione. Quindi fu sposa dei sovrani Siriani, Antioco IX, e del suo nipote Antioco X , figlio di Cleopatra IV e Antioco IX).
 Cleopatra V , detta Selene, con il matrimonio con Antioco X , infine ebbe due  figli Antioco XIII e Seluco VII.
(nacque il  95 a.C e morì il  57 a.C. )   

Cleopatra VI  - nota come Cleopatra Trifena


Cleopatra VI, Figlia naturale di Tolomeo IX, nota come Cleopatra Trifena, sposò il fratellastro Tolomeo XII intorno all’80 a.C., che fu poi cacciato nel 58 a.C., e da quel momento fu elevata Regina d’Egitto.
 Ebbe una sola figlia , Berenice IV . con la quale condivise la reggenza del regno fino alla sua morte., accudì dopo l’esilio del marito, i 4 figli illegittimi dello stesso,( CleopatraVII, Arsinoe IV, Tolomeo XIII e Tolomeo XIV
(nacque il 100 a.C e morì il  57 a.C. )

Cleopatra VII - nota come Cleopatra Tea Neotera Filopatore
Cleopatra VII  con il viso di Elisabetta Taylor

CLEOPATRA VII, figlia del faraone Tolomeo XII Aulete e di una donna sconosciuta. Alcuni storici considerarono Cleopatra figlia dell'omonima Cleopatra VI Trifena, sorella e unica moglie conosciuta di Tolomeo XII, era  nota come “Cleopatra Tea Neotera Filopatore e dal 34 a.C.con il titolo aggiuntivo di Nea Iside, fu famosa come la Grande Cleopatra. che tutti ricordano.
  Fu l’ultima regina della dinastia tolemaica, perché alla morte del padre,Tolomeo XII, (51 a. C.) e in conformità del testamento da lui lasciato, salì al trono in età di 17 o 18 anni, come la maggiore dei quattro figli illegittimi, avendo associato nel potere il meno giovane dei fratelli, Tolomeo XIII, fanciullo di circa dieci anni.
(nacque il 100 a.C e morì il  57 a.C. )

Cleopatra VII, con l’arrivo di Cesare nella guerra contro il triumviro Pompeo, che dopo aver sconfitto  gli egiziani, uccise anche  il giovane faraone Tolomeo e fu riconosciuta come Regina d’Egitto e, secondo la tradizione in uso, ebbe ufficialmente 3 mariti ( Tolomeo XIII e Tolomeo XIV , suoi fratelli, mentre  suo marito effettivamente fu solo Marco Antonio, con cui procreò 3 (tre) figli, (una coppia di gemelli, Alessandro Helios – Cleopatra Selene, e Tolomeo Filadelfo).  Il quarto figlio lo ebbe con il suo primo amante principale , Caio Giulio Cesare, è fu il suo primo parto, noto come Tolomeo Cesare, detto Cesarione.






















Per non correre rischi, il Princeps, Ottaviano Augusto, fece uccidere dapprima Cesarione, dodicenne figlio di Cesare, poi quasi certamente anche Alessandro Helios e Tolomeo Filadelfo, figli di Marco Antonio, scomparsi nel nulla a Roma ancora ragazzini.
Andò meglio alla gemella di Alessandro, Cleopatra Selene, della quale si occupò Ottavia, seconda moglie di Antonio.

Cleopatra VII, non fu mai di fatto sovrana unica dell'Egitto, avendo consecutivamente regnato insieme al padre (Tolomeo XII Aulete), al fratello (Tolomeo XIII Teo Filopatore), al fratello-marito (Tolomeo XIV) e al figlio (Tolomeo XV Cesare).


Dei quattro figli di Cleopatra solo la femmina riuscì a condurre un’esistenza relativamente normale, mentre i maschi furono accomunati da un tragico destino.
La causa della loro disgrazia fu Ottaviano Augusto, genio politico ma uomo infido, ipocrita e meschino, pronto a tutto pur di non mettere in pericolo il proprio potere.
Per non correre rischi, il "Princeps" fece uccidere dapprima Cesarione, dodicenne figlio di Cesare, poi quasi certamente anche Alessandro Helios e Tolomeo Filadelfo, figli di Marco Antonio, scomparsi nel nulla a Roma ancora ragazzini.

Si riporta per discendenza della dinastia Tolomeica anche :

 
Cleopatra VIII - nota come Cleopatra Selene II





Cleopatra VIII, figlia di Cleopatra VII e di Marco Antonio, nota come Cleopatra Selena II, che  era gemella di Alessandro e come gli altri fratelli alla morte dei genitori, fu  affidata ed adottata da Ottavia, seconda moglie di Marco Antonio, fu dunque l’ultima donna dei Tolomei a regnare.
Soltanto Cleopatra Selene, non ebbe una morte violenta come i suoi fratelli,  ma fu scelta da Ottaviano Augusto per darla in sposa come segno di magnificenza al re della  vicina  terra di Numidia.
Divenuta adulta, quindi Cleopatra VIII,  Ottaviano la dette in sposa a Giuba II, re d Numidia, il che rese di conseguenza la giovane donna, regina di Numidia e Mauretania.
Dal matrimonio nacquero forse tre figli, ma si ha certezza assoluta solo della sorte del figlio Tolomeo, che regnò sulla Mauretania fino al 40 d.C., quando venne  ucciso da Caligola, che pose così fine alla lunga e gloriosa dinastia tolemaica.