venerdì 19 novembre 2010

UMBERTO II - il Re di Maggio


Storia  di CASA Savoia       - Umberto II  -
Seconda parte -  il Periodo Napoletano




“Professò, nun ve fermate cchiù, ve ne prego!” il buon  Castagna, m’implorò di continuare, perché era tutto intento a conoscere le dettagliate vicende, che portarono il principe Umberto a diventare il futuro Re d’Italia. “ Va bene, riprendiamo, allora,stavamo dicendo la giovane coppia reale dei principi di Piemonte, Umberto e Maria Josè si trasferirono a Napoli con il consenso favorevole del Re, Vittorio Emanuele III, esattamente il 4 Novembre 1931.



“Dopo aver preso parte alla sfilata celebrativa del 4 novembre, (in ricordo della vittoria della 1^ guerra mondiale), che si tenne nello stupendo ed ampio piazzale, antistante la Reggia Reale, (l’attuale Piazza del Plebiscito), si ritirarono, dopo il celebrativo cerimoniale, nelle ampie sale del seicentesco palazzo reale borbonico e lì degustarono i prodotti tipici locali a base di pesce, e consumando un ricco dessert  assistettero  poi ad un caratteristico concerto musicale eseguito da eccellenti suonatori di chitarre e mandolini, che al loro apparire intonarono, in loro onore, oltre alla marcia reale, la canzone “ O sole mio”  cantato da un anonimo posteggiatore..




Piazza del Plebiscito di Napoli



La prima giornata napoletana fu un impatto meraviglioso, che, i futuri coniugi reali ebbero con la città, che conservarono, poi, per tutta la vita nei loro cuori, in contrapposizione a com'erano stati trattati in modo scostante ed ipocrita durante il loro trascorso soggiorno in quel di Torino.





Facciata del  Duomo di  Napoli




Il protocollo, dopo la solenne cerimonia religiosa, proseguì con un ricevimento, offerto dal Sindaco dell’epoca, (il podestà Giovanni De Reseis, Duca di Bovino)




Podestà Giovanni de Reseis
Duca di Bovino



a Palazzo San Giacomo alla presenza di tutte le autorità politiche e religiose ed infine la giornata terminò con un serata di gala al Teatro San Carlo.
“Professò ! Ai giovani sovrani, sono sicuro, rimasero contenti e commossi per tanto entusiasmo profuso nei loro confronti, è vero? Non vado errato, se ricordo bene, ho letto da qualche parte che si affezionarono alla nostra città”. Risposi immediatamente al mio interlocutore ansioso, riprendendo a dire.”Anche se tanto affetto ed entusiasmo, dal sapore prettamente partenopeo, fu apprezzato immensamente dalla coppia principesca, non andò come si potesse pensare a priori, come una scelta volontaria, ma fu solo una coincidenza del destino e poi………..”


“ Scusate, professò, allora mi volete dire che negli anni trenta, Napoli, vide la sua sfarzosa reggia rivivere i fasti del periodo seicentesco dei Vicerè spagnoli, come reggia adibita a casa reale, con il soggiorno dei Principi di Piemonte.? “ M’interruppe il buon Castagna e poi m’invitò a non fare pause lunghe nel descrivere i fatti, perché, anche se non aveva quella mattina nulla di importante da fare, si stava comunque, facendo tardi e non desiderava arrivare tardi a pranzo, era ospite a casa di parenti. Allora ripresi “ Dopo alcuni giorni, esattamente un mese, Umberto e Maria Josè lasciarono la sontuosa Reggia di Piazza del Plebiscito, che  utilizzarono, poi, solo in occasione di ricevimenti ufficiali e si trasferirono stabilmente per il loro soggiorno napoletano nella panoramica “Villa Rosebery” sulla collina di Posillipo, che affacciava sul golfo di Napoli ed era dotata di una spiaggia privata, cinta da una muraglia di massi, che la protegge da occhi indiscreti e da flussi invadenti del mare antistante.


Fu un soggiorno nella città partenopea, vissuto dalla coppia dei Principi ereditari con una benevola rassegnazione, che durò fino al 28 ottobre del 1942, quando Umberto di Savoia  fu  nominato  Maresciallo d'italia in occasione dell'anniversario della Marcia su Roma. In quello stesso periodo si traferì definitivamente  con tutta la famiglia.


“Di chi era quella villa? Mica gli sposi reali stavano in fitto!” Mi domandò in tono inquisitorio il mio buon interlocutore Castagna ed io precisai e lo feci edotto su tutto ciò che sapevo della villa e perché fu abitata dai Principi Reali.  Incominciai col dire: “ Villa Rosebery, adibita a residenza di villeggiatura e ristrutturata con eleganti appartamenti in stile neoclassico dagl’architetti gemelli Stefano e Luigi Gasse agli inizi del 1800.

 




Villa Rosebery a Posillipo




La Villa si chiamò “La Brasiliana”, quando ospitò  Donna Januaria di Braganza, (figlia dell'Imperatore del Brasile - Pietro I), consorte del conte d’Aquila, (Luigi di Borbone, zio del Re Francesco II -noto come Francischiello, ammiraglio della Marina del regno di Napoli,   fino al 1860).



Luigi di Borbone - Conte d'Aquila



Gennara Januaria di Braganza



Il conte Luigi di Borbone abbellì la tenuta e l’intero complesso della villa facendovi costruire anche un porticciolo per potervi meglio approdare dal mare.
Durante l’esilio a Parigi del conte Luigi di Borbone, dopo la caduta del regno delle Due Sicilie, la villa fu venduta al banchiere francese Gustavo Delahante, che nel 1907 la rivendette definitivamente all’importante uomo politico inglese, Archibald Philip Primrose, quinto conte di Rosebery .
Conte Philip di Rosebery
Conte Philip di Rosebery



Lo statista inglese, Lord Rosebery, elevò la villa a dimora di riposo, dopo le sue estenuanti attività politiche da Primo Ministro Inglese, facendola diventare un’oasi di pace e di tranquillità.
 Nel 1909, rimasto solo, a causa delle troppe spese per la manutenzione, la donò all’ambasciata britannica e la splendida villa divenne sede diplomatica e villeggiatura privilegiata di rappresentanti politici del regno britannico.
In occasione della venuta a Napoli di Umberto e Maria Josè, la villa che era stata donata  nel 1932 allo stato Italiano, diventò  da quel momento la residenza abituale di tutta la famiglia Reale, che vi trascorreva annualmente la stagione estiva.
Villa Rosebery ebbe un'importanza fondamentale per la giovane coppia del Principi ereditari di Casa Savoia, in essa la bella principessa Maria Josè diede alla luce nel 1934 la prima figlia, con immensa gioia dei nonni paterni, che sfatava i tanti pettegolezzi sulla non capacità di procreazione di Umberto. La bimba fu battezzata “Maria Pia” e tale nome fu dato anche alla villa e rimase tale fino all’arrivo degli alleati, che la requisirono e ripristinarono l’antico nome di “Villa Rosebery”.
Dopo la proclamazione della Repubblica Italiana con l’entrata in vigore della costituzione italiana il 1° gennaio 1948, la villa fu concessa all’Accademia Aeronautica, e solo dal 1952  è divenuta una delle residenze in dotazione al Presidente della “Repubblica Italiana”.  (Le altre residenze sono:  Il palazzo del Quirinale a Roma, dove risiede abitualmente; la tenuta di Castelporziano e la tenuta di Capocotta,  ubicate nei pressi di Roma).



Tenuta di castelporziano






Tenuta di capocotta





 A Villa Rosebery, Maria Josè diede alla luce anche altri due figli , Vittorio Emanuele IV , (12 febbraio 1937 l’erede al trono e Maria Gabriella (24 febbraio 1940) mentre l’ultima figlia Maria Beatrice, la partorì a Roma il 2 febbraio 1943.




I figli di Umberto II e Maria Josè, nati a Villa Rosebery
Maria Pia. Vittorio Emanuele IV , Gabriella


La famiglia di Umberto II Savoia e di Maria Josè con i figli
Maria Beatrice, Vittorrio Emanuele IV, Maria Gabriella, Maria Pia









“Perdonate, professore! È ‘nu luoghe storiche allora, e vuoie comme facite a sapè tutte 'sti cose, mica l’avite maje visitate? L’avite visto ‘a villa a dinte?”
Dopo la mia breve descrizione storica della tenuta Villa Rosebery m’interrogò il buon Tore castagna ed io gli risposi : “ Devi sapere, mio carissimo amico”, continuai : “quella villa mi ricorda la mia adolescenza. Era l’anno 1957 e proprio, lì vicino, andavo a fare i bagni ai primi di giugno, la località era conosciuta come  " 'a terra 'e Sabatiello". Ora che ricordo bene, per mezzo di un amico, che conosceva il guardiano della tenuta agricola di Villa Rosebery, che ci permetteva di penetrare nella zona agricola ed da lì attraverso un cancelletto si scendeva su una piccola insenatura difesa da un costone di tufo, che si spandeva come una mezzaluna sul mare azzurro di Posillipo, proprio a fianco della tenuta presidenziale.(la zona, nota come ‘a terra ‘e Sabatiello).
Su un lato della discesa, che portava a mare, v’era una casupola di pescatori, dove ci spogliavamo, che conteneva  nient’altro  che vari attrezzi per la pesca, quattro remi e vari scalmi.
Giù nella peschiera, delimitata dall’ampia scogliera, c’erano due barchette a remi, fissate ad una corda legata ad un masso, affondato in mare, come fosse un‘ancora. Sul Costone a mezzaluna c’erano tante cozze, come fossero una coperta nera, che con  il risucchio del mare parevano parlare e lamentarsi, aprendo e chiudendo le due valve. In quell'amena rada imparai a nuotare ed a rendermi conto cosa fosse l’effetto dell’alta e bassa marea, a conoscere i granchi, i cosiddetti range fellone e gli  scunciglie (le dolabelle) e cannelicchie.
 Il pomeriggio poi, scendeva una bella ragazzina a prendere il sole, che mi faceva girare le cervella e battere fortemente il cuore, tanto era bella e abbronzata, che  ho ancora un dolce ricordo  nelle mie sbiadite rimembranze. Gli appartamenti e la villa vera e propria non lo mai visitata, anche, perché a quell'epoca  era zona militare ed era occupata dall’accademia dell’Aeronautica Militare.
Villa Rosebery  (vista dal mare)


 Villa Rosebery, in ogni modo, rimane  un posto importante per la storia d’Italia, tra le sue stanze fu firmato il 9 maggio1946 l’atto di abdicazione di Vittorio Emanuele III a favore del figlio Umberto (già Luogotenente del Regno, con poteri  sovrani dal 1944) alla presenza del notaio di Casa Reale, Nicola Angrisano, con studio a Napoli in via san Carlo 4, e non come prevedevano le prerogative delle attribuzioni del capo del governo, (in quel momento era il democristiano On. Alcide De Gasperi) se ne fece a meno a causa di una forte opposizione di molte forze politiche, che volevano l’abdicazione dopo i risultati del Referendum. 




 I risultati Ufficiali del Referendum del  2 giugno 1946










QUANTO PRIMA CI SARA'  IL  CONTINUO,
E' GRADITO UN COMMENTO, PER ESSERE INCITATO A PROSEGUIRE

 

sabato 30 ottobre 2010

UMBERTO II - il Re di Maggio

Prosieguo della narrazione  storica dell'immaginario incontro con Vittorio Emanuele II


Membri di Casa Savoia              Re Umberto II ( prima parte)
    


Appena m'intravide seduto nello stesso bar a Piazza Municipio, il Buon Castagna, mi salutò caldamente affermando: ”Buon giorno, Professore Sasà, ieri, quando ci siamo lasciati, mi congedaste dicendomi che avreste continuato a raccontarmi la storia sui Savoia un altro giorno, perché la questione era lunga ed occorrevano molte ore, e, poiché s’era fatto tardi,  ci salutammo.” Continuò, poi Invitandomi: “Ora, però, che ci siamo rivisti, perché non mi compiaceste riprendendo da dove abbiamo lasciato e parlarmi dell’ultimo vero Re d’Italia?  Sono ansioso di ascoltare, nessuno ne vuol più parlare, è una cosa chiusa, finita, così si va dicendo! “
“Mio carissimo Castagna, ti stavo aspettando e come al solito ogni mattina, quando posso, mi faccio questa capatina a Piazza Municipio, vuoi per rimembrare i tempi andati, quando entrambi eravamo costretti, nostro malgrado, venirci ogni mattina a fare il nostro dovere come lavoratori, vuoi come adesso per incontrare qualche caro amico, come te, e scambiare con lui qualche riflessione sulla realtà, che abbiamo vissuto o che ci accingiamo ad essere protagonista”. Fu la mia risposta di saluto all’esortazione fattomi dal mio interlocutore.
Umberto II di Savoia
 il Re di Maggio
Ripresi a dire: “ Vuoi conoscere chi è stato ufficialmente l’ultimo Re d’Italia, o meglio quello che fu definito il Re di maggio!”. Va bene, te lo dico immantinente:




“ L’ultimo Re d’Italia è stato Umberto II di Savoia, la sua storia fin dalla nascita è stata una sorta di compromesso, molti volevano decidere di lui (il padre, il Re Vittorio Emanuele III, la madre, la regina Elena di Montenegro, perfino la nonna, la regina Madre Margherita di Savoia) ”
“Professò, raccontate, non vi fermate, mi stuzzica molto sapere certe cose, non immaginavo che la vita di "Umberto II" mi potesse interessare. Cosa gli capitò, la madre, la regina Elena, dove lo partorì?” Ripresi a dire: “Mio carissimo Castagna, anche se la nascita di "Umberto II", non era la primogenitura della coppia reale, era lo stesso attesissima, perchè, la regina Elena, la madre, infatti aveva dato alla luce già due figlie (Iolanda (1901), Mafalda (1902) e dopo di Lui , generò Giovanna (1907) e Maria Francesca (1914) . Umberto, l’erede maschio, il delfino, nacque esattamente il 15 settembre 1904.
La gioia fu tale, che il padre Vittorio Emanuele III, telegrafò nottetempo, che era nato Umberto II di Savoia, alla Madre, la regina Margherita, che, entusiasta per la notizia e felice del nome imposto al Piccolo in ricordo dal marito Umberto I, gli consigliò di nominarlo, principe non di Roma, come avrebbe voluto Lui, ma di Piemonte, per non fare apparire il tradizionale titolo nobiliare, che spettava all’erede al trono, un affronto al Vaticano, dato i non buoni rapporti intrattenuti con sua Santità il Papa, (che aveva scomunicato i regnanti di Casa Savoia dopo i fatti della Breccia di Porta Pia (1870). Si procedette così a nominarlo con Decreto Reale, Principe di Piemonte, giustificando che la nascita del principe ereditario era avvenuta In Piemonte nel castello di Racconigi. Era stato imposto anche a Lui, Vittorio Emanuele III, quando nacque a Napoli (1869), e fu nominato erede al trono d’Italia, il titolo di Principe di Napoli e per ricordare l’evento gli fu intitolata una galleria a Napoli, (la famosa Galleria Principe di Napoli)

Galleria Principe di Napoli , ingresso su via Museo


Galleria Principe di Napoli  - Interno






 Il buon Castagna osservò: “ Quella che si trova al museo, forse per distinguerla dalla più grande quella di fronte al teatro San Carlo, la Galleria UmbertoI.(quella fu dedicata al padre)
Esattamente ripresi: “ Furono intestati anche ad Umberto II, come Principe di Piemonte, vari uffici pubblici  in tante città, come pure a Napoli, esiste, infatti, l’ospedale Principe di Piemonte, attualmente rinominato e noto  come ospedale Monadi.



Ospedale Principe di Piemonte - Attualmente noto come Ospedale Monaldi


Continuando a parlare della vita adolescenziale di "Umberto II" ebbi a dire: “ Fu un giovanotto ubbidiente e rispettoso, cresciuto sotto l’egida educazione di tipo militare, prevista per tutti gli eredi di casa Savoia, che dovevano diventare Re. Non frequentò nessuna scuola pubblica ed ebbe vari precettori, che riuscirono a forgiarlo con un carattere dominato dall’ossequio all’autorità ed alla gerarchia, sapendo fortemente sfoggiare un rigido autocontrollo.

Umberto II vestito da piccolo corazziere





Il principale precettore d'Umberto II, fu l’ammiraglio Bonaldi Attilio, che lo istruì con una educazione militare molto severa, tanto che  appena divenne maggiorenne preferì discostarsi dai suoi insegnamenti e dal suo metodo austero educativo,  che riteneva mal formativo e punitivo. Tale disappunto fu manifestato dal principe Umberto, quando rifiutò di partecipare alle esequie dello stesso.
Intanto anche se avesse voluto diventare un uomo di scienza ed un buon giurista, il suo destino era tracciato, doveva diventare come tutti i Savoia, un re Soldato e perciò fu avviato alla carriera militare e, ad appena ventunenne, fu nominato nel 1925 generale dell’esercito .
Trascorse generalmente la propria gioventù spensieratamente a Torino nel grandioso Palazzo reale e preferiva passare le sue giornate, quando non aveva impegni di rappresentanza istituzionali, in caserma come un qualsiasi ufficiale vivendo con i suoi commilitoni, poiché rifiutava l’ambiente di corte, che riteneva troppo freddo e formale.  .
Politicamente era considerato un liberal-conservatore e contrariamente ai suoi parenti (tutta la dinastia Savoia) era un credente osservante della religione cattolica.
“Scusate Professor Sasà!” M’interruppe il buon Castagna: “Re Umberto era uno, che non teneva grilli per la testa, ere ‘nu brave giuvinotte, ossequioso del padre e della madre, è overe?  Come mai era in contrasto con Benito Mussolini? E’ vero che non correva buon sangue tra i due?  Ho letto da qualche parte che Mussolini non nutriva particolari simpatie verso di Lui, perciò relegò il Principe di Piemonte, Umberto di Savoia, ad avere una funzione del tutto marginale al potere decisionale del governo e del Regno”.
“Mio caro, le tue domande meritano un'esauriente risposta, anche, se gli interrogativi, che hai posto sono molteplici e poi pensando alla situazione politica dell’epoca e poi alle vicende personali e private  specificatamente del Principe Umberto, occorrono spiegazioni plausibili.” Ripresi a dire: “Comunque andiamo con ordine, devi sapere che nessuno, anche se appartenente alla famiglia reale, poteva contraddire il Duce (Benito Mussolini), tanto che fu usata un’ azione di demonizzazione  per annientare la ingombrante figura dell’erede al trono, facendolo passare come presunto omosessuale  (come si evince da un dossier fatto predisporre, fin dagli anni venti dall’OVRA, sul conto di Umberto di Savoia, che era vigilato e controllato in  ogni  sua azione, nel quale si ingigantivano calunnie e voci strane e nello stesso tempo contraddicendosi l’une con le altre). Rapporti che parlavano d’innumerevoli avventure con donne di tutti i ceti sociali, oppure dell’impossibilità fisica da parte del giovane, Umberto di Savoia di poter procreare e pertanto si concedeva spesso e volentieri ad avere tresche con giovani camerieri antifascisti e soldati).
Tali insinuazioni diffamatorie, redatte ufficiosamente dai
  Servizi segreti del regime fascista, furono utilizzate da Mussolini, quando proclamò la repubblica di Salò, per fare propaganda contro il Regno del sud e del suo legittimo sovrano, mentre da certa cronaca rosa furono rintuzzate ed enfatizzate (specie nel secondo dopoguerra) con le voci popolari, dell’amicizia, che il principe aveva con la cantante Milly.

 La Cantante Milly (alias Carla Emilia Mignone)









A questo punto l’amico Castagna m'interruppe con questi interrogativi: “Come la prese, professor Sasà, il principe Umberto a queste dicerie? Si turbava o tirava avanti senza curarsene troppo? “
 Fui, così, costretto, a procedere nel raccontare,  a parlare di Maria Josè, la futura sposa di Umberto di Savoia  e risposi







 .:  “Mio caro Castagna, Umberto era un bellissimo uomo, era alto, ben formato, (tutto l’opposto del padre Vittorio Emanuele III, ( come suol dirsi, aveva pigliate d ‘ ‘a mamma, ‘a riggina Elena di Montenegro, ch’era ‘na piezza ‘e stannaccona) pareva un modello, un figurino e aveva un portamento veramente regale da fare invidia; piaceva alle donne ed era ammirato dagli uomini. Il Re, il padre Vittorio Emanuele III, per fugare ogni pettegolezzo decise di dargli una moglie, e la scelta cadde su Maria Josè, principessa del Belgio, ed  Umberto, non opponendosi, convolò a giuste nozze con lei in forma magna nella cappella palatina del Quirinale l’8 gennaio del 1930).

Matrimonio di Umberto II e
  Maria Josè del Belgio





“Fu un matrimonio felice, o un’accoppiata sbagliata? “
Mi domandò a quel punto, il buon Castagna.
“Spiegatemi bene! professò: “ Fu un matrimonio d’amore o un matrimonio combinato e voluto per ragioni di stato?”
 “Lo vuoi proprio sapere e va bene gli risposi: “ te lo dico, così acquieti la tua sete di tanta curiosità morbosa.  Innanzi tutto devi sapere che per la legge Salica, che è un complesso di norme consuetudinarie sulla primogenitura maschile dei nobili, che esclude la successione femminile, e pertanto conformemente pure alle norme previste dalle Regie Patenti di Casa Savoia, il matrimonio dei principi ereditari sabaudi deve avvenire con una propria pari, perché lo impone la famosa legge della successione ereditaria detta Omogamica, perciò gli sposi devono essere entrambi membri di case sovrane.”
I due risedettero nel palazzo Reale di Torino ed apparivano solitamente in pubblico come una coppia felice, ma nella realtà erano distanti tra loro, sia per fondamentali differenze caratteriali, che per formazioni educative  diverse ricevute  dai propri genitori. Umberto era di carattere riservato ed introverso, religioso, amava il rispetto dell’etichetta, era ubbidiente e rispettoso dell’autorità paterna; Maria Josè al contrario, era molto espansiva, non formale,  era una accanita fumatrice e bevitrice e non accettava il sottostare alle regole imposte dal suo rango reale, richiesto dalla locale nobiltà.
Si vedevano insieme solitamente negli impegni, di carattere prettamente dinastici o politici nei quali erano richiesti il loro intervento, altrimenti vivevano la quotidianità seguendo ognuno la propria inclinazione, l’uno trascorrendo la mattinata e buona parte del pomeriggio da ufficiale dell’esercito in caserma e l’altra seguendo corsi per la formazione di crocerossina od impegnandosi in attività caritatevoli. Nel Palazzo reale torinese la coppia non si trovò a proprio agio e considerando quell'ambiente ipocrita ed ostile, a causa anche dei maldicevoli pettegolezzi sul comportamento di Umberto. Il re, Vittorio Emanuele III, decise così di trasferire il principe ereditario e la sua sposa a Napoli, città molto leale alla monarchia e per tale motivo riteneva una permanenza ideale per far trascorre gli anni per un migliore affiatamento ai futuri reali d’Italia.






Questa è' una prima parte della narrazione  della storia di Umberto II di Savoia, quanto prima ci sarà il continuo.
Sarebbe stato troppo pesante leggerlo tutto, intanto è gradito un commento se è ritenuto interessante-

 

venerdì 24 settembre 2010

Vittorio Emanuele III

PIazza Municipiio nel 1912





Narrazione storica dopo l'incontro immaginario con Vittorio Emanuele II

 Nembri  di   Casa Savoia             Vittorio Emanuele III



PIazza mucipio con il mon. a Vitt. Em. II e la banca d?italia anno 1980



“Carissimo Castagna, beviamoci, intanto, una tazzina di caffè (o meglio diciamola alla napoletana) (surziammece ‘na bella tazzulella ‘e cafè), comodamente seduti a questo tavolino, qui a Piazza del Municipio ed approfittiamo che è una bellissima giornata settembrina napoletana, e guardando il maestoso castello del Maschio Angioino, mi viene in mente un aneddoto storico, che mi raccontava sempre mio padre, quando veniva in macchina con me la mattina accompagnandomi, mentre mi recavo al lavoro in Via Cervantes, per stare un po’ con me. ” Aneddoto da Lui vissuto nell’estate del 1917, insieme a suo padre (mio nonno Antonio), quest’ultimo durante una breve licenza  militare ordinaria, prima di partire definitivamente per il fronte nella grande guerra (quella del 1915/1918), così ripresi a raccontare i fatti di casa Savoia, da dove li avevo interrotto.


Piazza municipio con veduta della Banca d'Italia anno  2000



Raccontai per la cronaca l’aneddoto : “Lui (mio padre) aveva sette anni, e mio nonno, Antonio, vestito da militare proprio sotto le finestre della Banca d’Italia dal lato di Piazza Municipio, (a quell’epoca c’era un giardinetto ed una panca) consumò una coppetta di gelato, che il padre gli aveva acquistato presso un ambulante gelataio, che li sostava”. L’episodio non avrebbe alcuna rilevanza narrativa, se non il fatto che il povero uomo (mio nonno) invitò il proprio figlioletto a non dire, quando sarebbero saliti su dai parenti, dove si trovavano altri bimbi, che, il suo papà gli aveva comprato il gelato, perché, non poteva comprarne degli altri da portare anche a loro, non avendo altri soldini. Il ragazzo (mio padre), come giunse su dai suoi cuginetti, spifferò il tutto e mio nonno, invece di sgridarlo si fece una gran risata con la moglie Maria. Da quel giorno mio padre, non rivedette più il proprio genitore, (mio nonno), perché fu ritenuto disperso al fronte e mai più ritornò, e visse la sua esistenza da orfano di guerra senza avere il conforto dell’assistenza e la guida paterna”. Il buon Castagna mi contrappose con tono autoritario:“ che 'nce azzeccà tutto questo con casa Savoia, mica la tua schiatta è d’origine nobile?”
“ No! Ma se tutto ciò avvenne, lo fu grazie a Vittorio Emanuele III di Savoia, Il re Soldato, il Duce supremo e comandante in capo dell’Esercito Italiano


il re Vittorio Emanuele III di Savoia




immantinente replicai: “Se, non lo sai, te lo dico io! Nei suoi 46 anni di regno dette il proprio consenso a fare guerre in ogni continente, iniziando già dal 1911 con la guerra Italo/Turco, per conquistare la Libia (le immense regioni desertiche della Tripolitania e della Cirenaica) e nell’occupare alcune isole del Dodecanneso nel mare Egeo.” 




Continuai affermando: “Non c’è lo con Casa Savoia, né con Vittorio Emanuele III”., Incalzai poi, affermando: “ eppure sono nato durante il suo regno, fortunatamente, però, quando era agli sgoccioli" . 
 "Insieme a te vorrei sapere, (che ritengo una persona riflessiva, onesta e giusta), ed analizzare la vita di quest’uomo, che da quando diventò Re, a me sembrò, che né abbia combinato tante, (‘nu cuofene come diciamo dalle nostre parti). Le malefatte furono tante, a parte le guerre, ma, se pensiamo ai tradimenti ed agli spergiuri, stravolse trattati internazionali controfirmati con diversi stati, ed impose leggi razziali verso cittadini d'estrazione religiosa diversa dalla cattolica (come gli ebrei).”
“Carissimo, mio Sasà ‘o professore”, rispose il mio interlocutore, (Tore Castagna): “Ti contraddico! Il buon Re Vittorio Emanuele III durante tutto il suo lungo regnare non fu solo un guerrafondaio, ma ebbe un atteggiamento politico rivolto, specie all’inizio, alla creazione della pace sociale. Attivò una legislazione, che superò l’ardente contrasto tra il capitale ed il lavoro. Ebbe come punto di forza della sua visione politica, quella di portare le classi popolari ad un alto livello intellettuale, morale ed economico, assicurando un’istruzione a tutti i cittadini”.


Continuò affermando: “ Nel periodo che va dal 1900 ed 1921 (non va dimenticato) promulgò leggi, come la tutela degli emigranti; la tutela del lavoro, istituì alcuni diritti fondamentali, specie per le donne lavoratrici e per i minori;  fece adottare le misure contro la malaria; istituì l’Ufficio del Lavoro; quello per la realizzazione dell’Edilizia di Case Popolari; istituì, infine, l’assicurazione a garanzia degli infortuni sul lavoro.  Promulgò l’obbligo del riposo settimanale, l’istituzione della Cassa nazionale delle assicurazioni sociali, quella per la maternità e l’assistenza a favore dei colpiti da disoccupazione involontaria, la mutualità scolastica e la meritoria Opera Nazionale Combattenti. “ 



Per tutte queste leggi, da Lui fortemente volute ed ispirate, fu ritenuto come un Re Socialista, pronto e attento alle esigenze di progresso del Paese.

Contribuì finanziariamente alla fondazione a Milano della prima Clinica di Medicina per il Lavoro d’Europa e di uno dei primi istituti per lo studio e la cura del cancro”.

 “Va bene tutto ciò! “ Interloquii: “ come lo spieghi, allora, che non tutto il popolo era con lui? Nel marzo del 1912 ci fu un attentato alla sua persona, in Piazza del Pantheon a Roma e fortunatamente andò a vuoto. Fu un attentato a colpi di pistola per opera del ventenne muratore romano anarchico, Antonio D’alba, che fu prontamente arrestato e velocemente processato e condannato a 30 anni di galera in isolamento. Morì in un manicomio giudiziario, non potendo essere giustiziato, perché le nuove norme non prevedevano la pena capitale per il solo fatto che il suo gesto non ebbe le funeste conseguenze (il regicidio). Ci fu anche un altro attentato, nell’estate del 1941, durante una visita sul territorio appena conquistato, l’Albania, finito presto nel dimenticatoio per non pregiudicare l’alone di notorietà del piccolo Re, divenuto, non per sue grandi gesta eroiche militari, oltre a Re d’Italia ed Imperatore dell’Eritrea e della Somalia, anche Re d’Albania. “


“Allora non era tutto oro quello che luccicava” m’interruppe, il buon Castagna, “ la sua altezzosa ed austera regalità era solo una copertura istituzionale formale, come lo sono tutte i Re e le Regine di questo mondo, poiché giustamente il potere di governare un paese è delegato a un presidente del Consiglio eletto direttamente o indirettamente dal popolo con elezioni indette periodicamente sancite da costituzioni. “
“In realtà in ogni paese civile così è esercitato il potere” ripresi a dire: “A quell’epoca, però, la nomina dei Capo dei governi e dei Ministri era esclusiva prerogativa del regnante, tanto che, i guai della nostra Nazione si possono facilmente addebitare a Lui, nel nostro caso Vittorio Emanuele III.  Con pavido, ombroso  e caparbio comportamento manifestò, la non grande personalità, specie, come durante la marcia su Roma delle squadracce fasciste. “

“Allora Professore Sasà, volete affermare che era un inetto,  che si faceva consigliare malamente dai suoi autorevoli collaboratoti della corona”  mi contestò il caro Castagna e mi rintuzzò che, se, si piegò e accettò la dittatura fascista dell’Onorevole Mussolini, fu per ben determinati motivi, specie tre, (come riportò lo storico Renzo De felice nella sua storiografia del fascismo), che  si possono racchiudere in :
* La debolezza del governo in carica presieduto
   dall’onorevole Luigi facta;
* La paura dell’atteggiamento filofascista del Cugino,
   il Duca d’Aosta, che l'avrebbe potuto spodestare;
 * Le incertezze dei vertici militari nel contrastare la    
    marcia su Roma, giustificando come una inutile 
    guerra civile interna.
“Non sono giustifiche plausibili, anche perché era noto a tutti che le preoccupazioni erano fuori luogo, sul fatto che, le forze militari dell’esercito di stanza nella capitale, erano di gran lunga come quantità superiori dell’orda fascista che risultava mal equipaggiata ed ordinata”.
“Caro Castagna! Tengo a precisare che ho letto che il piccolo Re, tentò, ligio allo Statuto Albertino, di dare una parvenza costituzionale parlamentare, dando l’incarico di  formare (dopo le dimissioni di Luigi Facta), un nuovo governo liberal-fascista, presieduto dal Duo (Salandra – Mussolini). Ipotesi prontamente bocciata dai fascisti e così si piegò a concedere l’investitura governativa al solo Mussolini.”.
“Scusate, Professor Sasà",  interloquì il buon Castagna, allora così si giustifica la resa a Mussolini o siete convinto che da parte di sua maestà c’era un preciso tornaconto, perché, Lui, custode della oligarchia monarchica e dei privilegi nobiliari,  si mostrò riluttante ad ogni esigenza libertaria  e si distinse nell’adottare una netta tendenza antidemocratica, anticomunista, antisocialista, antipopolare e perfino anticlericale dopo l’8 settembre”
La sporca guerra subita per volontà fascista, (Caro Castagna) lo tramanda come anch’egli un re tentenna, come il suo avo Carlo Alberto di Savoia, volendo in cuor suo sbarazzarsi del Duce, ma, non ne era capace, né  possedeva l’autorità”. “Era, volete dirmi, un re fantoccio” riprese il buon Castagna” che, non contava niente, doveva solo apporre la firma di Re¸ (quale prima autorità  della Nazione)  ai documenti importanti, specifico, alle leggi, ai decreti, ai trattati internazionali diciamo alle questioni  non solo formali e burocratiche, ma pure sostanziali senza potersi opporre”.
“Caro Castagna, non andò tutto così !” Gli risposi con garbo, e continuai “ Dopo le sconfitte per le battaglie della difesa dei territori conquistati in terra d’Africa, si convinse che fosse giunto il momento di rompersi dello squadrista fascista ed approfittando del voto contrario del Gran Consiglio del Fascismo del 25 Luglio 1943 alla sua disastrosa politica, l'indomani nel riceverlo a palazzo Chigi, lo fece arrestare e contemporaneamente nominò nuovo capo del Governo il generale Pietro Badoglio,
Gen. Pietro Badoglio


che il 3 settembre firma un armistizio con gli Alleati (reso noto solo l'8 Settembre, dopo che il 7 settembre fu fatto annunciare da radio Algeri dal generale  Eisenhower  con la minaccia di un bombardamento sulla capitale qualora non si procedesse alla proclamazione). L'esercito si ritrova allo sbando sotto i colpi delle numerose unità tedesche, inviate in Italia all'indomani della caduta di Mussolini.”
“Era finito il fascismo, allora Professò !”  Istintivamente esultò il Castagna e proseguì tutto eccitato:
”Come le sapete tutte queste cose, se non eravate ancora nato, l’avete letto da qualche parte, perché mi ricordo a scuola non ce l’hanno fatto studiare, i nostri libri di storia si fermavano alla guerra del !915/1918.”
Gli contestai allora velocemente dicendogli :“Tu, come fai a non conoscere questo tipo di storia abbastanza recente. Sono passati appena 50 0 60 anni fa.  A me, mio padre, trovava sempre il modo di raccontarmela  e descrivermela, perché vissuta da lui con tutta la famiglia direttamente in quel periodo. L’ultima guerra, l’Italia l’ha vissuta in tutto il territorio dalle alpi fino in Sicilia, non solo con l’esercito, con la marina e con l’aeronautica, ma  con tutto il popolo, nessuno escluso. Le popolazioni vissero e sopportarono privazioni, umiliazioni e bombardamenti senza alcuna colpa solo a causa di cervellotiche ambizioni del potere fascista, colluso con Casa Savoia.
La mia stessa nascita avvenne in un ricovero antiaereo, nella selva di Chiaiano, una cava dismessa, sfruttata per ricavarne la pietra di tufo,  nell’estate del 1943.  Non ti dico in che condizioni precarie e con quanta miseria indescrivibile ed impensabile, senza comodità, né refrigerio alimentare. In poche parole si viveva accampati alla men peggio con una gran paura soltanto. Si va dicendo questa è la guerra! Ma se la facessero chi l’ha voluta e non il popolo che vuole vivere lavorando in santa pace, senza voler conquistare né terre, né ricchezze..
Dopo il cosiddetto armistizio della fine della guerra dell' 8 settembre del 1943,per un pò cessarono i bombardamenti e le paure.
(A proposito la parola Armistizio, oltre a significare tregua senza combattimenti
 fra due eserciti in lotta, segna però, specificatamente la data precisa della fine del conflitto, e può essere corto o lungo, a secondo il tempo stabilito. In quello lungo invece fu anche prevista la resa incondizionata di uno dei contraenti e la fine completa delle ostilità. “Professò non ve fermate!”  Mi pregò il mio interlocutore : “ pure si ‘o sacce comm’ è ghiuta a fernì, ma ‘o voglie sentì a vuoie, ‘o sapite raccuntà bbuone, me piace e ve sentì!
“Grazie del complimento allora eccoti accontentato”:
 “L’Italia a mezzo del generale Giuseppe Castellani la sera del 3 settembre firmò nella piana di Cassibile nei pressi di Siracusa, per conto di Badoglio  (rappresentante del governo italiano) “ l’Armistizio Corto” e fu controfirmato dal generale Walter Bedell Smith (futuro direttore della CIA) a nome di Eisenhower, che rappresentava l’esercito delle Truppe alleate Anglo-Americane.
“Ca brutta fine ca fecetteme! Prufesso’” m’interruppe il buon Castagna e poi continuai  “ Dopo la proclamazione dell’armistizio e prima che Roma fosse dichiarata una città aperta, il mattino successivo Vittorio Emanuele III, il re,  con al seguito la regina, il principe ereditario,  con Badoglio, due ministri del Governo e alcuni generali dello stato maggiore se ne fuggì da Roma  verso il Sud Italia per mettersi in salvo sotto la protezione dell'esercito Alleato.
La carovana fuggiasca reale, giunta ad Ortona s’imbarcò per Brindisi, dove fu anche fissata la nuova sede del governo. Vittorio Emanuele III, il Re, assicuratosi la protezione dell’esercito americano, il 13 ottobre dichiarò guerra alla Germania e senza abdicare, affidò al figlio Umberto il compito di governare quella parte della nazione, che si trovava sotto il controllo alleato, (praticamente il sud Italia).

Umberto di Savoia, Principe di Piemonte 


 Intanto al Nord Italia i tedeschi, liberato Mussolini l’11 settembre del 1943, lo indussero ad allestire sul lago di Garda un nuovo governo sotto la loro protezione e gli fecero proclamare “ la Repubblica Sociale Italiana “.
Repubblica Sociale Italiana


Lo stemma dello Stato è formato da uno scudo sannitico dai colori nazionali interzati in palo, sormontato da un’aquila, col bianco caricato del Fascio Repubblicano.




Nel giugno del 1944 VittorioEmanuele III , screditato per l’appoggio fornito alla dittatura fascista, appena, dopo la liberazione di Roma, fu costretto dai  partiti antifascisti  a nominare il figlio, Umberto II di  Savoia, Luogotenente generale del Regno, nomina  caldeggiata dall’Ex Presidente della Camera “ Enrico De Nicola “ per evitare l’immediata abdicazione e la fine della monarchia.                         
Umberto di Savoia, dopo la nomina, firmò il decreto legislativo luogotenenziale 151/1944, che stabiliva che «dopo la liberazione del territorio nazionale, le forme istituzionali» sarebbero state «scelte dal popolo italiano, che a tal fine» avrebbe eletto «a suffragio universale, diretto e segreto, un'Assemblea Costituente per deliberare la nuova Costituzione dello Stato» dando per la prima volta il voto alle donne.
Intanto l’offensiva Alleata e l’insurrezione generale del paese,(iniziata da Napoli con le 4 giornate, dove il grande eroismo dei napoletani, compreso i suoi scugnizzi, scacciò  l’orda nazista liberando la città) il 25 Aprile del 1945, guidata dal Comitato Nazionale di Liberazione sconfissero l’esercito germanico costringendolo alla resa dichiarando la fine della guerra.


Le procedure di resa 

A Caserta il 28 aprile  del 1945, in un salone di quel palazzo che era stata la Reggia dei Borbone, il Capo di S.M. William Morgan de Rimeer con i vice Lemnitzer, americano, e Airey, britannico, e locali rappresentanti della Marina (Parker) e dell'Aeronautica (Cabel) ricevette alle ore 18:00 Schweinitz e Wenner, ai quali chiese di presentare le credenziali: il primo disse che la sua delega era condizionata al modo di intendere la resa da parte di Vietinghoff, mentre il secondo, privo di limitazioni da parte di Wolff, aggiunse che aveva anche la delega di Graziani.

Nel salone di palazzo Borbone, (la Reggia di Caserta), a sinistra i delegati tedeschi, 
di fronte l'estensore del verbale delle tre firme e l'interprete tedesco, 
a destra il Generale Morgan e
 alle sue spalle anche il Generale Kislenko (con gli stivali)



La Luogotenenza durò fino al 9 maggio 1946, quando in vista delle elezioni il re, Vittorio Emanuele III, fu indotto dai suoi consiglieri all' abdicazione e Umberto II di Savoia fu proclamato Re d’Italia e tenne il trono meno di un mese, poiché il Referendum del 2 giugno, a maggioranza sancì la vittoria Della Forma Repubblicana dello Stato Italiano e la sconfitta della Monarchia ponendo fine al Regno d’Italia.
“Dopo l’abdicazione che fine fece Vittorio Emanuele III , professore?” mi invocò di precisargli il buon Castagna.  Gli risposi : “non fece una bella fine, dopo la svolta di Salerno si rintanò  a Napoli  sulla collina di Posillipo nella villa Rosebery e la mattina era solito mettersi sugli scogli antistante la villa a pescare, subendo lo sfotto dei pescatori napoletani, che lo sbeffeggiavano dicendogli , Vittò’ finarmente t’ ‘a si luvata chella curona ‘e merda ‘a capa” ( Vittorio, finalmente te la sei tolta quella corona di cacca dalla testa!)
 Dopo l’esito del Referendum nel “ giugno 1946” esiliò definitivamente ad Alessandria d’Egitto, ospite del re Faruk ( regnante a quell’epoca  del territorio egiziano). dove morì il 28 dicembre 1947 con il titolo di Conte di Pollenzo,  esattamente 4 giorni prima dell’entrata in vigore  della Costituzione repubblicanail 1° gennaio 1948   
“Scusate l’mpertinenza, Professore Sasà, perché  Vittorio assunse il titolo di  Conte di Pollenzo?”  Mi domandò il buon Castagna.
La risposta fu immediata per soddisfare la sua curiosità e gli spiegai :
“ il titolo di Conte di Pollenzo  faceva riferimento ad un Feudo acquistato da casa Savoia nel ‘700 ,nei pressi  di Bra nel Piemonte, dove Carlo Alberto vi aveva fatto costruire uno splendido castello ed in esso Vittorio Emanuele III, era solito soggiornare, quando era re, e vi custodiva la sua celebre raccolta numismatica. Del resto c'era stato già un precedente dello stesso bisnonno, Carlo Alberto, che, quando abdicò dopo la battaglia di Novara a favore del figlio Vittorio Emanuele II, assunse il nome di Conte di Sarre, anch'essa una residenza reale”





 

Ci sarà un capitolo su Umberto II di Savoia, se quello su Vittorio Emanuele III è stato interessante, attendo un commento per proseguire







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giovedì 10 giugno 2010

Dopo l'incontro con Vittorio Emanuele II


Narrazione storica dopo l'incontro immaginario con 
Vittorio Emanuele II
( del mio amico Tore Castagna)



 Chi Furono  i Savoia   - Umberto I


Finalmente, sei arrivato! Ti stavo aspettando, me ne stavo andando! Da quando hai telefonato: chiedendomi di aspettarti qui davanti alla Banca d’Italia, a Piazza Municipio, poiché saresti giunto di lì a poco, mentre in realtà sono passate alcune ore!”

 
Piazza municipio come era nel 1912






Piazza municipio come era fino al 2000








 
Piazza municipio come sarà 
dopo il  2015 a segui to degli scavi del metrò




Hai incontrato qualcuno durante il tragitto, o ti sei fermato a mirare qualche altro antico monumento, come al tuo solito?”
“Caro Sasà” rispose il mio carissimo amico ed ex collega di lavoro, Castagna Tore: “ la verità è che, dopo aver immaginato d’aver incontrato Vittorio Emanuele II, che mi chiedeva di te, e voleva sapere come mai ti era passato per la mente di scrivere quelle notizie storiche, che denigravano la sua imponente figura, come padre della Patria e quale uno dei principali fondatori della nazione Italia!"
Gli controreplicai: “Veramente! Fammi sapere ti ha parlato di me e come ha vissuto il dibattimento del mio immaginario processo?”
Prima di rispondermi, passò a giustificare il suo ritardo, adducendo che, dopo aver attraversato Piazza del Plebiscito, fu attratto a mirare Piazza Trieste e Trento, crocevia di tre importanti assi viari, che, prima della dinastia dei Savoia, si chiamava Piazza San Ferdinando, attualmente, è nota come la “ Piazza del Carciofo “, per il fatto che al centro della piazza c’è una vasta vasca circolare, in cui cade dell’acqua, che zampilla da gettiti vari, che fuori escono dalla corolla di una gigantesca “Carcioffola“, ideata e costruita dall’ingegner Fedele Comiti, e che fu voluta negli anni ’50 del XX secolo dall’allora “Sindaco di Napoli”, Achille Lauro, di tendenza monarchica, dopo aver eliminato delle altissime palme, che tanto refrigerio donavano durante la calura estiva ai viandanti con la loro ombra.



Piazza Trieste e Trento - già Piazza San Ferdinando
 piazza della Carcioffola




Ingresso Principale della Galleria Umberto I - in Via San Carlo


Il suo itinerario proseguì imboccando Via San Carlo e salendo i gradini della grandiosa "Galleria Umberto I", ed a passo svelto l’attraversò per fare prima. La galleria, un’opera imponente, che è definita una delle più belle dell’ingegneria in ferro e vetro, di moda nel periodo di fine Ottocento, come lo dimostra altre simili opere, come la Torre Eiffel a Parigi, la Stazione ferroviaria di Milano, il Teatro Goldoni di Livorno.







Interni Galleria Umberto I di Napoli





Umberto I di Savoia - Re d'Italia

La galleria di Napoli, costruita per volere governativo dopo il colera del 1884 e lo sventramento, (passato poi alla storia come “ il Risanamento di Napoli” al tempo del mitico Sindaco napoletano “ Nicola d’Amore”),

 
Il sindaco di Napoli, Nicola Amore, quello del risanamento



che era piena di una miriade di vicoli malsani, che circondavano l’insieme di palazzi, casupole e malfamate taverne esistenti nella zona.
Il caro amico, Castagna continuò a dire: “è stata una dolce passeggiata senza correre, anche se, c’era uno scocciatore come te che mi aspettava”. “Sappi che il Sovrano Sabaudo, Vittorio Emanuele II, era furibondo nei tuoi confronti e m'intimava che, quando ti avrei incontrato, saresti dovuto andare a rileggere la storia, perché non era andata tutta come l’avevi descritta”. “Il tuo resoconto è frutto di pregiudizi antimonarchici, essendo tu nato e vissuto durante la Repubblica democratica italiana.”
Gli risposi un poco risentito: “Ti ha fatto intendere che sono uno storico sovversivo all’autorità costituita d’ogni tempo, anche dell’attuale, perché non sono propenso ad accettare decisioni, che ritengo, nefande ed ingiuste, (come le guerre), perché prive della preventiva condivisione del popolo, che, a ben ragione, dovrebbe essere il vero sovrano (come è sancito nelle Costituzioni democratiche dei paesi civili che, poi, nella realtà non conta mai nulla).”
“Giacché ci siamo, andiamo a sederci da qualche parte e chiariamo bene la questione, fermiamoci un momento ci prendiamo un caffè e discutiamone”.
La mia asserzione spiegai: “Non sono prevenuto, prima di tutto, commento i fatti della storia nel loro verso giusto, così come appaiano, senza mettere, né levare!”
“Come te lo spieghi, che la Dinastia dei Savoia fu cacciata dalla nazione Italia con ignominia senza appello nel lontano 2 giugno1946 con un vero democratico, Referendum!”
“Se non lo sai, te lo dico io: per una serie d’avvenimenti iniziati, già dopo la morte di Vittorio Emanuele II, avvenuta il 9 gennaio del 1878. Gli succedette il figlio Umberto, già riconosciuto principe ereditario.





Divenuto Re del regno d'Italia, come Umberto I, e Re di Savoia come Umberto IV, regnò (dal 1878 al 29 luglio 1900), continuando a governare con la stessa autorità paterna il giovane territorio italiano unito, praticando una dura politica di conservatorismo dei privilegi riservati alla sola nobiltà ed all’aristocrazia. Permise azioni, che soffocavano manifestazioni di protesta, verificatesi come a Milano (il massacro, operato del generale Cesare Bava Beccarsi, degli operai, guidati dai socialisti durante i moti popolari, contro l’iniqua tassa sul macinato)
Barricate a Milano, rivolta comtro la tassa sul macinato 

Generale Cesare Bava Beccaris




                                                                                                                                                                                     

od in Sicilia (con la proclamazione dello stato d’assedio, a seguito della Rivolta dei Fasci siciliani).
 
Fucilazione degli oprai del Fasci Siciliani 1893




 Durante il suo breve regno, Umberto I, comportandosi dispoticamente, fu vittima di due diversi attentati, il primo a Napoli, il 17 novembre 1878, per merito dell’anarchico repubblicano lucano, Giovanni Passannante,





Giovanni Passannante
          


                                                                                                                                            che gli procurò solo una leggera ferita ad un braccio, sferratagli con un coltello. 
Dopo quell'attentato, si assicurò con i "LLOYD di Londra" in caso di Morte e tale polizza assicurativa ebbe un ruolo su alcuni sviluppi della dinastia del Savoia, che scopriremo in seguito. L’altro, quello fatale, avvenne, infine, per opera di un altro anarchico insurrezionale repubblicano,


Gaetano Bresci




il pratese Gaetano Bresci, che gli sparò a bruciapelo quattro colpi di pistola, mentre stava presenziando ad una cerimonia di premiazione di un concorso ginnico sportivo, che si teneva nella città di Monza. La sua morte, avvenuta il 29 luglio 1900, destò gran commozione in tutto il paese e nel mondo, poiché era ritenuto un Re Buono, per via del suo atteggiamento umanitario, dimostrato nel fronteggiare la grave epidemia di colera a Napoli del 1884 prodigandosi personalmente nei soccorsi, pronunciando la frase 
“ a Pordenone si fa festa, a Napoli si muore, vado a Napoli.” (epigrafe ricordata con una lapida di marmo commemorativa sullo spazio antistante il Ponte della Sanità sul Corso Amedeo di Savoia, a Napoli) .
 

Lapide per ricordare Re Umberto I di Savoia col frase:
                            " a Pordenone si fa festa, a Napoli si muore, vado a Napoli "



Il caro amico Castagna, dopo aver ascoltato il mio riferimento storico di fine Ottocento, annuendo mi fece intendere che condivideva le mie convinzioni, per ciò, che i Monarca rappresentavano, non essendo espressione e scelta diretta della volontà del popolo amministrato, e sono, per lo più, despoti arroganti senza controllo, né limiti, agendo spesso col loro impudente arbitrio.
Senza fermarmi, continuai la narrazione degli avvenimenti succeduti con l’avvento del nuovo sovrano. Morto Umberto I, gli successe l’unico figlio, Vittorio Emanuele III, che era stato già nominato principe di Napoli fin dalla nascita, perché nato in questa città, il 11 novembre 1869, e nel frattempo era stato designato erede al trono del regno d’Italia.





 Vittorio Emanuele III , Re D'Italia


Vittorio Emanuele III di statura bassa e mingherlina, frutto della consanguineità dei suoi genitori, che erano cugini di primo grado. Pur essendo un po’ bruttino e di gracile costituzione, era dotato d’ingegno vivace e di una grande cultura umanistica integrata da conoscenze scientifiche di primo ordine e da studi sul diritto civile amministrativo, costituzionale ed internazionale. Aveva come hobby lo studio della numismatica, cui dedicava la maggior parte del suo tempo libero, inducendolo a scrivere una magistrale opera sull’argomento “ Corpus Nummorum Italicorum”. Salì al trono, nei primi giorni d’agosto del 1900, dopo aver giurato fedeltà l' 11 dello stesso mese sullo statuto Albertino nell’aula del Senato davanti all’allora Presidente del governo, Giuseppe Saracco.
Vittorio Emanuele III - detto Sciabulella
                                                

Vittorio Emanuele III, meglio noto a Napoli, come "sciabulella ", per la piccola sciabola, che indossava, quando vestiva da militare e voleva apparire un Re soldato, mentre passava in rassegna le truppe schierate nelle manifestazioni ufficiali.
“Ti ringrazio per la dettagliata narrazione di storia, che ti confesso non conoscevo, anche perché non ci tenevo ad approfondirla”, mi interruppe il caro Castagna, ma dimmi, "che ci azzecca con la cacciata dei Savoia ed il Referendum del 2 giugno del 1946 con la proclamazione della Repubblica?”
Se non fosse stata fatta questa premessa storica degli avvenimenti”. Continuai a dire: “ il mio ragionamento, come chiarimento dello sviluppo degli eventi, non avrebbe senso e le memorie storiche rimarrebbero annebbiate di non so che di misterioso ed inesplicabile”

Andiamo con ordine, però, altrimenti perdo il filo.Eravamo rimasti a quando Vittorio Emanuele III fu incoronato Re e pur non essendo amante delle arti marziali, fu costretto dagli avvenimenti e da una politica d’espansione ad intraprendere continuamente a fare guerre od a far partecipare l’esercito italiano in ogni continente, quello asiatico, africano, come guerre in terra di Russia,  come la guerra in albania e alla Grecia  solo con lo scopo di dare prestigio al novello stato dei Savoia.



Continua con altre puntate fino ai nostri giorni 
con casa Savoia
é gradito un commento se interessante .