venerdì 27 aprile 2012

il mito della sibilla Cumana


 La sibilla Cumana ( nota come Amaltea)

La Sibilla Cumana ( nota come Amaltea)





 Dopo i tanti racconti pervenuti a noi attraverso grandi scrittori sia greci, che latini, tra i quali spiccano, Omero e Virgilio, nelle loro grandi opere, come: Iliade, Odissea, ed Eneide,  necessita far chiarezza per definire chi era la “Sibilla Cumana “, un mito o una leggenda.
Si diceva nell’antichità che esistevano circa nove Sibille, credendo che ogni qual volta  che si verificasse un tragico avvenimento, era già stato predetto o vaticinato da una invasata sacerdotessa del Dio Apollo. Queste Sibille erano sparse un po’ dovunque in tutta l’area di insediamento umano,  che affacciava sul mediterraneo.  Tra le più note erano citate la Deifica, la Libica, la Samia, l’Ellespontica, la Frigia, la Persica, la Eritrea, la Tiburtina, tutte più o meno sacerdotesse  vergini consacrate ai riti sacrali al dio Apollo, che secondo gli antichi, deteneva il potere di conoscere il "Futuro" ed annunziarlo ai mortali per mezzo di queste sue predilette vestali.
La più  importante di tutte è, forse, quella  nostrana “l’italica Sibilla Cumana", originaria dell’Eritrea, nota pure come Deifobe, Erofile, Demifele o Amaltea, che visse circa 1000 anni durante 10 generazioni, per questo girovagò lungo tutta la costa mediterranea, finché non si stabilì definitivamente a Cuma in un anfratto scuro, divenendo così  la "Vergine Nera",  sacerdotessa di Apollo dove emetteva Vaticini,  su precise richieste di conoscere il futuro.
A Cuma a testimoniare la sua presenza vi è un cunicolo buio a forma piramidale, detto appunto “ l’Antro della Sibilla”, dove se interpellata  la "Vergine scura", emetteva profezie  spesso incompremsibili, che erano vergate su foglie di palma.


L'Antro della Sibilla Cumana



Il leggendario "Antro della Sibilla", fu interamente scavato nel tufo dalle popolazioni  delle prime colonie greche dei Calcidesi ed Euboiesi, con tradizioni cretesi- micenee, ed a prima vista affascina, impressiona e fa paura, per l’alone di mistero che in esso si respira.
L’intero complesso archeologico di Cuma, comprende, oltre all’Antro della Sibilla, resti del tempio d'Apollo, che era collegato ad esso attraverso un cunicolo, ed anche resti del tempio di Giove, nonché vestigia romane, come la  piazza del foro, il Capitolium, il tempio di Demetra, l’anfiteatro e resti di edifici termali risalenti a circa VIII  secolo a. C..


Cunicolo che collegava l'Antro della Sibilla con il Tempio d'Apollo





Resti del Tempio di Apollo  a Cuma





Cuma  (Parco archeologico - Tempio dedicata a Demetra)



Il Capitolium del Foro di Cuma


Arcate dei complessi termali romani di Cuma

resti del Tempio di Apollo  a Cuma




resti del Tempio di Giove a Cuma


Solo nel 1932 si arrivò ad identificare la dromos , situata nei pressi del Lago Averno , vicino Napoli ( forse il luogo più suggestivo  di tutta la zona flegrea e da questo lago Enea e Ulisse scesero negli Inferi).
Nel 1925,  A. Maiuri  credette di riconoscere erroneamente lo speco oracolare in una galleria, da lui scoperta, che attraversava il monte di Cuma (la cosiddetta Crypta romana).


il Lago d'Averno, nei pressi di Cuma
sulle sue sponde si riteneva vi fosse l'ingesso all'Ade(gl'Inferi)



la Pseudo - grotta della Sibilla sul Lavo d'Averno


 
  Il mitico “Antro”  fu scoperto, infine, lontano dal lago nella parte alta di Cuma, nei pressi del tempio del Dio Apollo, e si determinò che si trattava  realmente  della residenza, dove era vissuta Amaltea, la leggendaria Sibilla di  Cuma.

L’Antro della Sibilla di Cuma, non è altro che una grotta a forma trapezoidale, databile intorno all' IV secolo a.C. quasi un corridoio, che misura ben 131 m. , è illuminato da 6 fenditure e termina in una grande nicchia a volta, dove seduta su un arcaico trono di pietra,  la divina Amantea pronunciava le sue profezie.
Entrata attuale dell'Antrio della Sibilla Cumana


 L’ultimo ambiente dell'Antro è un vestibolo rettangolare con tre celle a croce, 
dove si vuole che la Sibilla vaticinasse i suoi oracoli.



La sala interna dell'Antro, dove la Sibilla cumana  prediceva il futuro




Tutta la zona circostante Cuma ha, un non so che di misterioso e tetra atmosfera, vuoi per i fenomeni vulcanici, che si susseguivano lì intorno, come le fumarole della solfatara, l'aria mefitica, che era impregnata nel civettuolo laghetto d'Averno, dove non passava sul suo specchio d'acqua nessun  volatile, vuoi per quel fenomeno noto, come il Bradisismo, che si assisteva in quella vulcanica terra  dei Campi Flegrei.
I più accreditati scienziati hanno precisato che le cause del Bradisismo si devono ricercare nei profondi strati sotterranei di roccia porosa.
"L'acqua che vi è intrappolata viene surriscaldato dall'attività vulcanica e genera pressioni enormi. Quando la pressione raggiunge i massimi valori, il suolo si solleva (bradisismo negativo); quando la pressione diminuisce si abbassa lentamente (bradisismo positivo). E' stato così scientificamente provato un fenomeno che per gli antichi era oggetto di culto pensando che tale fenomeno fosse causato da divinità. Tutt'oggi costatiamo gli effetti prodotti dall'attività vulcanica e' stata infatti, registrata un'ultima inversione delle oscillazioni bradisismiche nel 1840. A prova di ciò il tempio di Serapide si sta innalzando di qualche millimetro le ripercussioni di tali fenomeni si rovesciano sulla cittadina che è stata spostata verso l'entroterra di alcuni chilometri dove oggi sorge la nuova cittadina di Monteruscello. Sono stati istituiti particolari centri di ricerca dove viene esaminato attimo per attimo questo affascinante processo naturale per portare alla luce i lati ancora oscuri alla scienza "

Dopo questa breve e  doverosa digressione sulla terra che  circonda Cuma, ricca di una particolare fenomologia, ecco a raccontare della mitica leggenda che parla della Nostra Sibilla cumana, Amaltea. La sua nascita avvenne in una grotta del monte Corico, (porto turco non distante dall'attuale Silifke) e fin dalla nascita manifestò il dono della profezia, tanto che ancora adolescente si mise a vaticinare in versi. I suoi genitori , il padre Teodoro e la madre un nota ninfa,  timorosi e devoti al Dio Apollo, la consacrarono  contro la sua volontà, a Lui, facendola diventare una delle sue più celebri sacerdotesse. Una delle prime profezie che la rese subito famosa, come quella che vaticinò che sarebbe morta, uccisa da una freccia dal suo stesso Dio Apollo, a cui era stata consacrata. Visse nove generazioni di vite d'uomo, ognuna di 110 anni, quindi circa 10 secoli.
 La figura della Sibilla, pur essendone stata accertata l'esistenza in epoca storica, rimane, ancora oggi, misteriosa ed affascinante. Molto probabilmente si trattava di una donna epilettica, infatti questa malattia veniva considerata nell'antichità "morbo sacro" e coloro che ne erano affetti erano temuti e rispettati .
Il mito racconta che il Dio Apollo, invaghitosi di Lei, come dono, le offrì la possibilità di poter realizzare ogni suo desiderio. La minuta sacerdotessa accettò l’offerta e chiese di voler vivere tanti anni, quanti erano i granelli di sabbia, che poteva racchiudere nel proprio pugno della mano. La realizzazione del dono divino, infatti, si attuò, tanto che Amantea, diventò una longeva vecchina rinsecchita, che non volle più farsi vedere in pubblico, anche se nella realtà  v’erano più di una vestale, che alimentavano l’alone di mistero della longevità della  Sibilla Cumana, sostituendosi a lei spesso al suo posto nel buio Antro, ingannando così generazioni e generazioni.  
 I suoi vaticini erano incomprensibili a prima vista, perché profferiti con un linguaggio  locale, un misto greco latino del tipo Osco-Sabellicoe se riportati, vergati su fogli di palma, occorreva per decifrarli una interpretazione fatta dai soli sacerdoti custodi dei templi sacri, conoscitori del credo  religioso pagano.

Il Mito della sibilla cumana, infine, come racconta la storia riportata degli storici romani,  Plinio e Marrone, fa cenno ad una vecchia profetessa, che un giorno  recatosi a Roma con nove libri oracolari, scritti di proprio pugno per offrirli  al Re Tarquinio il Superbo per farseli acquistare. Questi ritenuto troppo oneroso il prezzo richiesto, rifiutò l’offerta. La vecchia Oracolista, offesa, dopo averne distrutto tre,  rioffrì al Superbo Sovrano, richiedendo per i sei libri rimasti lo stesso prezzo. Nemmeno per i sei libri rimasti Tarquinio era propenso ad acquistarli, tanto che  la  profetessa venditrice degli oracoli, arrabbiata, ne bruciò alti tre per cui  intimò al Re di Roma, che se avesse almeno voluto gli ultimi tre libri,  con fare minaccioso  desiderava in cambio lo stesso prezzo iniziale,  come aveva richiesto per tutti i nove.  Tarquino cedette infine, convinto dai suoi sacerdoti, che erano libri importanti ritenuti sacri, scritti dalla profetessa, ma che l’erano stati dettati dallo stesso Dio Apollo, per dare istruzioni utili  per fronteggiare crisi future. Dopo averli acquistati, il sovrano li fece sistemare in un contenitore di pietra nascondendoli nei sotterranei del tempio Capitolino. Le accorte precauzioni nulla poterono, però, durante la guerra civile del ’83 a.C. e andarono distrutti. L’imperatore Augusto, ritenendoli utili al suo potere da suoi sacerdoti, inviò  ambasciatori fidati a Cuma ed ottenne una nuova  lista di un migliaio di versi profetici vergati dalla Sibilla e questa volta vennero depositati nel ricostruito "Tempio Capitolino" e servirono a sancire il suo potere divino, derivante dalla famiglia Giulia  e della sua discendenza, di cui faceva anch’egli parte.                       
La sibilla Cumana tanto era nota ai suoi contemporanei, che ebbe l’onore di essere effigiata  su alcune monete di bronzo. Sono state ritrovale alcune monete, indicate  con il nome di denari, due in particolare come vedesi nella fotosottostante:


Denari Romani con effigi della sibilla Cumana Anno 69 a.C.



 La prima moneta , specificata come soldo, pesa 3,90 gr. ed ha un diametro di 18 mm, mentre la seconda pesa 3,94 gr. ed ha un diametro di 19 mm. Sul diritto delle monete è raffigurata la testa della Sibilla, riprodotta con i capelli raccolti sulle tempie e sulla nuca, segno evidente del suo "stato di virgo". 
L'espressione del volto è serena ed è possibile intravedere un piccolo simbolo, in corrispondenza della nuca,.
Un tipico elemento sibillino, delle due monete è il ramo di alloro, che appare nel primo denaro ed  è appena visibile, mentre nella seconda è molto più evidente e rappresenta la funzione di profetessa della Sibilla. 
 Un particolare che differenzia le due monete è il cordoncino, che avvolge i capelli della profetessa, che su una, sta sulla fronte e ricade sul collo dividendosi in due nastri accompagnati da una ciocca di capelli. Sul rovescio delle monete è raffigurato il tripode, con sopra un'anfora tra due stelle, simbolo del dio Apollo, che sta ad indicare il rapporto tra la divinità e la Sibilla.
Un pittura parietale scoperta, durante gli scavi di Ercolano è quella che ritrae Apollo e la Sibilla, (conservata attualmente nel Museo Nazionale di Napoli), è dominata da atteggiamenti antitetici come quello manifestato  dall’umiltà della Sibilla rispetto alla divinità


 Raffigurazione parietale trovata negli scavi di Ercolano
Della Sibilla Cumana e del Dio Apollo 


Guardando poi le monete e la raffigurazione della pittura si notano caratteristiche comuni, delle quali la principale è l’aspetto giovanile della Sibilla Cumana. 
La data di composizione dell’opera di Ercolano, sta a rappresentare un’importante testimonianza della Sibilla nella cultura del mondo antico e della sua effettiva esistenza. Guardando attentamente, infine, il quadro  si nota la figura di Amantea separata dal dio da una colonna posta al centro, emblema questa della diversa natura, mortale della Sibilla  e divina quella  del Dio


La Sibilla Cumanaè uno dei più curiosi e misteriosi personaggi raccontati in versi dalla letteratura antica e rinascimentale,  quale semimitica figura legata per lo più al  culto del Dio Apollo e dalle sue origini arcaiche legate all'antica dea madre, come si evince dal suo nome greco, la mitica Amaltea . 

La Sibilla Cumana, come lei stessa aveva profetizzato, morì uccisa toccando il pezzetto di argilla che fermava una missiva ricevuta dai suoi conterranei di Eritrea, che la invitavano a ritornare  nella sua città natia, in questo modo l’incantesimo della sua longevità fini.
 Negli ultimi tempi era divenuta piccola e rinsecchita tanto da apparire come una cicala e per questo fu rinchiusa in una gabbietta e fu appesa nel tempio di Apollo a Cuma. Visse con quelle sembianze ancora per tre secoli, dove come dice lo scrittore Petronio, era schernita dai fanciulli, che l’andavano a visitare, ed ella invocava la morte, cosa che non le era ancora concessa, tanto che Plutarco dirà di lei, che le restò solo la voce, che neanche dopo la morte smetterà di vaticinare.
E’ inquietante avventurarsi nella dimora di questa donna “ il famoso Antro della Sibilla", che le leggende narrano ancora viva, ancora nell'attesa della sua fine.



Dipinto di Michelangelo della sibilla Cumana




venerdì 16 marzo 2012

Eduardo De FIlippo commenta l'EDITTO BULGARO di Berlusconi.wmv

Il Coro a Bocca Chiusa

 di Pernacchia

La pernacchia, termine femminile dello spernecchiamento, che è un'azione pubblica compiuta a elogio di un determinato personaggio, solitamente e più frequentemente un  Politico, quando afferma stupidaggini e falsità,
La pernacchia è realizzata mediante suoni provenienti dalla bocca, emessi in tono particolarmente esaltato, al massimo grado di sonorità e con l'inevitabile aggiunta di pernacchiette supplementari. L'origine del termine risale all'adozione del termine pernacchia , che indicava sia una troia pubblica, sia il suono imitativo di un peto sonoro. Tuttavia lo spernacchiamento ha uno spettro d'azione più vasto e spesso è utilizzato come commento ad affermazioni retoriche e/o categoriche da parte dello spernacchiando.
Il termine maschile, 'o Pernacchio, può essere uno sberleffo debole o forte, lungo o corto, massiccio ed un po' solerte.
 Il termine femminile, la pernacchia, invece, è  molle , tumida e uno sberleffo prolungato, che parte dal cuore e diventa un sibilo sonoro per affermare un grande dissenso, o uno sfottò preciso  per dire : "tu si 'a schifezza, d'a schifezza, d'a schifezza 'e ll'uommene", come la definì lo scittore napoletano, Marotta, nel suo capolavoro: l'oro di Napoli.
Per essere più preciso ecco a voi lo spernacchiamenti del Coro inventato da Renzo arbore.Buon divertimento: 




lunedì 12 marzo 2012

Cosa è il sistro

 IL SISTRO



Sistro Egiziano



Sistri riprodotti da Dipinti trovati a Pompei





Sistro utilizzato in palestina  dai pastori


 . Il sistro è uno strumento che fa parte della famiglia degli idiofoni. E’ costituito da un supporto o telaio sul quale sono inseriti degli oggetti scorrevoli come anelli, dischi o sbarrette, che vengono messi in movimento in modo indiretto tramite il suonatore che per mezzo di un manico scuote lo strumento, provocando così la percussione reciproca degli oggetti fra loro e di tutti contro il telaio.


I Sistri sono sonagli muniti di dischi di metallo infilati su una o più bacchette. Il suono viene prodotto attraverso lo scuotimento dello strumento. Con il Sistro viene sovente raffigurata Hathor, dea egiziana della musica, della danza e dell´amore. Una leggenda antica egiziana narra che il Sistro aveva il potere di scacciare il male e le forze negative.
 Un Sistro  moderno attuale è il sonaglio, che si dona ai bimbi quando sono ancora nella culla per acquietarli o per distrarli.
Sonaglio per neanati per acquietarli

 
Il Sistro appartiene agli strumenti detti " Idiofoni", come lo scacciapensieri, il campanaccio, il triangolo, il gong.
 Glistrumenti musicali idiofoni hanno, il suono che è prodotto con la vibrazione del corpo stesso dello strumento, senza l'utilizzo di corde o membrane e senza che sia una colonna d'aria a essere fatta vibrare.



Idiofoni sono  "gli scacciapensieri siciliani"


Idiofoni sono  "I CAMPANACCI" di chamonix


Idiofoni sono  "I TRIANGOLI"
 
Idiofoni sono i " Gong "orientali

domenica 4 marzo 2012

A Napoli le sarde non hanno mercato?

 

 Perchè a Napoli le sarde non  hanno mercato?

Le sarde  o sardine

 

alici dette pure acciughe

 

 Stiamo parlando di pesce azzurro, sapete  quei pesci, che hanno la colorazione dorsale blu scuro, alcune volte è presente anche un po' di verde mentre la parte vrentrale è argentea.

Sono i pesci che sono pescati nei nostri mari e per questo motivo sono alquanto economici e facevano parte  una volta  solo delle mense dei più poveri.

  Rientrano tra questi pesci, i più noti,  come l'aguglia, l'alaccia, l'alice, il ciceniello, il pesce sciabola, la sardina, lo sgombro,  Inoltre possono essere considerati azzurri per la loro colorazione, anche molti pesci che, per dimensioni e forme, non hanno nulla in comune con "gli azzurri" più conosciuti. Tra questi troviamo l'alalunga, l'alletterato, il biso, la lampuga, la palamita, il pesce spada e il tonno. Il pesce azzuro sotto l'aspetto nutritivo è caratterizzato da grazzi  insaturi , in particolare quelli noti come "omega  3 e da quelli che fanno bene al cuore ed alle artiere.

 Di questa prerogativa sono privi i grassi degli animali di terra, più ricchi di composti "saturi" che, al contrario, se consumati in eccesso, possono facilitare l'insorgenza di alcune malattie, spesso favorite da una vita sedentaria e da una dieta poco equilibrata, ricca di calorie e colesterolo. Quest'ultimo, invece, è contenuto solo in modeste quantità, salvo poche eccezioni, nei prodotti ittici. Il pesce fresco (riconoscibile dall'occhio vivo, la pelle brillante e le branchie rosse), è capace di fornire un buon alimento per una ottima dieta.

giovedì 1 marzo 2012

le monete metalliche

 Breve storia delle Monete metalliche



La coniazione delle monete metalliche è stata sempre una prerogativa dei regnanti di uno stato, dato che facevano imprimere spesso la loro effige nel Diritto della Moneta
LA PRIMA MONETA trovata con l'effige di un Sovrano

 La prima moneta rinvenuta, che mostri l'effigie di un Sovrano è stata rinvenuta nel IV° sec a.C e fu coniata da RE Mithrapata della regione della Lycia con il simbolo della triscele posto dietro la testa


Monete con effige di Triscele




La Triscele (Triskele o Triskell, conosciuta anche con il nome grecizzato di Triskelion, in araldica Triquetra, sebbene con significato più particolare, a volte erroneamente Trinacria) è una raffigurazione di un essere con tre gambe (dal greco τρισκελής), più generalmente tre spirali intrecciate, o per estensione qualsiasi altro simbolo con tre pretuberanze ed una triplice simmetria rotazionale. La figura dà il nome anche al simbolo. La storia dell'antica Triquetra è articolata e complessa e per alcuni versi ancora avvolta nel mistero poiché si ricollega alla mitologia. Secondo alcuni studiosi si tratta di un simbolo indoario, secondo altri celtico (Triskele).


Simbolo della Sicilia (detto pure Trinacria), Bandiera Regione Sicilia

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 Monete italiane coniate nel dopoguerra

Le prime monete coniate ed utilizzate nei primi anni de dopoguera dal 1946 al 1950 furono fatte con un Metallo speciale detto“ ITALMA” ( una lega di Alluminio e Magnesio) avevano anche circonferenza di media grandezza per monete  spicciole, cosiddette per la circolazione dei decimali, ma possedevano una propria lucentezza e furono bene accettate dalla cittadinanza.
  Ne furono coniate  solo di  4 tipi, perché si era in un periodo transitorio sui passava dal sistema millesimale, utilizzato dal vecchio Regno  d’Italia a quello decimale adottato dalla nuova forma Istituzionale  “ La Repubblica Italiana , dopo la proclamazione del Referendum del 2 Giugno 1946 e da una prudente politica economica , in quanto  era in atto una forte svalutazione  della Lira  dopo la disastrosa guerra. La principale particolarità di queste monete, è che Sul “Diritto” è impressa  la parola solo  “Italia” nella prima emissione anziché la dizione “Repubblica Italiana 
 (specie quelle coniate nel 1946)“, perché il decreto di emissione portava la firma  di re Umberto II, che  era datato 8 maggio1946. quando il monarca  era a tutti gli effetti il capo dello stato. Quindi si coniò queste prime monete adattando le prove di conio già effettuate, dato il periodo transitorio, in attesa della proclamazione ufficiale della Repubblica Italiana. 
 
Sul diritto, inoltre, invece di avere la classica effige del Monarca  o del suo governante, avevano queste prime 4 monete  le seguenti effigi:
Moneta da 1 Lira del 1950



   
Da   1 lira, sul diritto c'era una donna, che
                 simboleggiava l’Italia con in testa   una corona
                 di spighe e nella parte del rovesco 

                 era effiggiata un'arancia con ramo;

Moneta da 2 Lira del 1948

 da   2 lire,   sul diritto c'era effiggiato un contadino, 
                   che ara la terra con un aratro, mentre
                   sul rovescio c'era una spiga di grano;



Moneta da 5 Lire anno 1949
 Moneta da   5 lire anno 1949


da   5 lire,Sul diritto c'è una donna, che simboleggia la libertà con una fiaccola in mano, mentre nel rovescioè impresso    un                                       grappolo d'uva
 




Moneta da 10 lire anno 1948







la 10 lire,   era effigiata  con il mitico cavallo alato, Pegaso



Sul “ rovescio delle 4 monete, invece delle classiche effigi di commemorazioni di qualche avvenimento, c’erano impresse  i prodotti tipici della nostra agricoltura, a significare  che la nazione Italia era  prevalentemente un paese agricolo.






martedì 28 febbraio 2012

'A Banca 'O Sciùlio

‘A BANCA ‘O SCIULIO "

: Storia della Banca del Principe Gugliemo Ruffo di Scilla


Ritratto del Principe Guglielmo Ruffo di Scilla
‘O Banc’ ‘o Sciùlio  = (la banca dello scivolo) non era altro che un tipo di banca, classificate poi in "Banche usura", che sorsero e proliferarono specie a Napoli, ( se ne contarono circa 60) ed in tutta la Campania specie nel Nolano, con una follia finanziaria  di facili guadagni senza dover rischiare in investimenti produttivi.

 A Napoli,una  di queste, banche usura, fu la Banca di Scilla,  fondata dal Principe Guglielmo Ruffo di Scilla e  fu additata e definita dopo il suo fallimento per errati investimenti, come  “ la banca ‘o sciùlio”.
La sede principale e le numerose agenzie, che sorsero numerose a Napoli erano ubicate   generalmente nei dintorni di Via Toledo, che promettevano un tasso di interesse esorbitante, piuttosto elevato, che oscillava in media dal 15 al 30  per cento.
La detta banca di Scilla ( ‘o banc’o sciùlio) riuscendo a  mantenere la promessa iniziale di tassi particolarmente elevati, e per attirare ingenti capitali praticava oltre  a tassi elevati, all’inizio restituiva il denaro ricevuto in deposito in biglietti di carta, con  monete d’oro. Adottando questo sistema di accaparramento delle provviste, però,  non avendo previsto una svalutazione enorme tra le monete d’oro e da i biglietti di banca, e non riuscendo  poi a fronteggiare l'emoraggia di richieste di restituzione dei depositi ricevuti, a causa di una campagna di stampa promossa dal Governo nazionale e dai banchieri filogovernativi che andavano  diffondendo sospetti di insolvibilitàdi detta banca.
La efficace campagna di stampa riuscì ad impaurire gli investitori, che in un baleno chiesero i lori capitali e così si ebbe il tracollo di tutta quella attività finanziara,  anche perchè si ebbe una pesante perdita nel mercato dell'olio e del grano, prodotti su cui si era investito speculando e non sapendo coprirsi da eventuali rischi..
La banca di Scilla,  fallì miseramente e quindi le sue operazioni finanziarie furono  considerate solo una grande truffa.
Il suo fondatore, il principe Guglielmo Ruffo di Scilla, fu dichiarato  quindi fallito e molti investitori  persero il loro danaro, che avevano investito nella banca  di Scilla. L’arguzia napoletana  dopo  la brutta esperienza da quel momento sancì e dichiarò, la banca del Principe Ruffo di Scilla,  la banca dello Sciulio, lo scivolo  o meglio come la banca di una sonora caduta , di un cattivo investimento,  parafrasando e storpiando infine,  la parola "Scilla" in  " Sciulio", il passo fu breve.
Riflessione non sempre le promesse di grandi e facili guadagni sono vere. Meglio accontentarsi del poco ma sicuro.( Meditate genti, meditate genti)