martedì 11 dicembre 2018

Gli Incappucciati




I papute , chi erano ed esistevano una volta anche a Chiaiano?               

Domanda  fattami  da un giovane studente di Chiaiano,  mentre si stava discutendo di storia delle chiese parrocchiali del nostro amato Quartiere, Chiaiano,  e quale funzione sociale delle stesse,  avevano permesso la nascita dei rispettivi insediamenti abitativi di persone  sui territori, noti  fin dall’antichità, come casali  di Chiaiano e Polvica, poiché erano solo zone agricole produttive di  rigogliosa e squisita frutta, quali Mele, Noci, Pesche e le ciliegie,  ma non di uva per ottenere degli  ottimi ed eccellenti vini.
Immantinente risposi alla incuriosita richiesta, chiarendo affermativamente, ma precisando che la zona agricola e boschiva di Chiaiano fino al 1806 era rappresentata e divisa in due Casali  differenti, ma ugualmente importanti, quali : Chiaiano e Polvica, perchè facevano parte del Demanio  del Regno di Napoli.
Tali Casali erano in territori dislocati, lontano dalla città di Napoli, ma confinanti tra di loro, ed erano nati, come era d’uopo a quell’epoca ,  attorno  soprattutto alle riconosciute chiese parrocchiali ed alle relative concreghe annesse, che nacquero come quella di Polvica, con la devozione  del santo  patrono, “ San Nicola di Bari “, mentre quella di Chiaiano con la devozione del suo patrono “ San Giovanni Battista”.
Il casale più antico è accertato era quello di Polvica come si legge nel Dizionario ragionato del regio archivio diocesano di Napoli, infatti  era gia noto e registrato, (dopo la fine  del glorioso  Impero Romano d’Occidente dell’ultimo imperatore, Romolo Augustolo, datata  476 d.C ) ed anche,  dopo, quando l’Italia Meridionale fu dominata dall’impero d’Oriente ed  ai tempi dell’imperatore,  Alessio Commeno, circa nell’anno 1100 e Polvica, era già conosciuta ed era denominata Polleca . poi Pollica ed infine  riconosciuta come:  il casale di Polvica.
Questa trascrizione, quindi, fa  dedurre che Polvica, come casale, era stato già creato  in età romana , come lo testimonia, pure la lapide del sarcofago romano, rinvenuto  durante il restauro  della Chiesa di San Nicola, negli anni  ’50 del secolo scorso, ed attualmente si può ancora ammirare, perché  custodita e murata nella parete della scala di accesso che porta al campanile ed al vano, un tempo, dell’organo che sovrasta l’entrata.
 
Chiesa di San Nicola di Bari  in  Polvica



Epigrafe roamana trovata nel Restauro della Chiesa di Polvica





Tale epigrafe su un marmo salmastro, fu murata ed attualmente si può  ammirare  nell'accesso alle scale, che portano al campanile, e si legge a malapena  quanto segue:


D M
POMPONIAE L F
SATVRNINAE ET
BLAESIANO F EIVS
ET PLOCAMO MARITO
LIBERTIS LIBERTABVSQ
ET [E]IS QVOS A PLOCAMO
MANUMITTI
VOLVIT


«(Sacrum) D(is) M(anibus) Pomponiae L(iciniae) f(iliae) Saturninae et Blaesiano f(ilio) eius et Plocamo marito libertis libertasbusq[ue] et [e]is quos a Plocamo manumitti volvit»


La traduzione interpretativa dal latino di
(G. D’ISANTO, Scheda n. 8 in G. CAMODECA (a cura di), in «Puteoli Studi di Storia antica» VI (1982), pp. 153-156, fig. 7.)
«(Sacro) agli dei Mani di Pomponia Saturnina, figlia di Licinia. E a Plocamo suo marito e a suo figlio Blesiano, ai liberti e alle liberte la cui mano­missione ella concede a Plocamo»



Negli anni poi del 1700, esattamente nel 1740,  fu creata una confraternita, un’associazione di fedeli di vera civiltà cristiana con finalità di carità e di sentito culto alla Madonna, con la denominazione di “Congrega dell’Immacolata Sempre Vergine” eretta nella stessa chiesa parrocchiale  di San Nicola del Casale di Pollica,  (come si legge nell’atto  originale, della Regola della Congrega dell’Immacolata su citata, presentato al re Carlo III  di Borbone,  registrato nel Regio archivio di Napoli il 13 luglio 1753.
Dopo tale premessa storica, entriamo  nella descrizione del Termine      “ Paputo ” e  spieghiamo cosa centra con il borgo di Polvica di Chiaiano, così spero di dare una risposta esaustiva allo Studente incuriosito.
I “papute” erano personaggi, conosciuti durante la mia infanzia, che incutevano paura, infatti, si era solito, vederli  durante i Funerali di qualche personaggio deceduto del casale, però  iscritto  e facente parte alla Congrega  dei Confratelli dell’Immacolata Concezione, sita come, innanzi detto,  nella Chiesa parrocchiale di San Nicola di Polvica  in Chiaiano.

I Confratelli di una Congrega - detti anche " Paputi "







I Confratelli in realtà erano membri  laici di una Confraternita o Arciconfraternita, una sorte di una associazione che sorgevano per vere e proprie esigenze della popolazione  più povera e si occupavano principalmente nel dare una cristiana  sepoltura a chi non poteva permettersela.
Questi confratelli nostrani , detti “ Paputi ” , precedevano i funerali dei confratelli deceduti, vestiti da Incappucciati , cioè vestiti con un camicione bianco e con un  cappuccio di colore celeste-azzurro, ( i colori delle vesta  della Madonna Immacolata), e sfilavano in processione ricordando la passione e la morte di Cristo, e portando inneggiando, come un vessillo, una croce di legno colorata di nero, rappresentando quella in cui fu crocefisso Gesù, e nel procedere intonavano litanie in coro e con canti ispirati alla passione del cristo ed alla sua resurrezione.
Il termine “ Paputo/i”  deriva etimologicamente dalla parola greca  (Pappos –ou) che significa = nonno, avo  e con lo stesso significato fu riproposto anche  in latino ( Pappus –i) uomo vecchio – nonno . – mentre nella lingua Napoletana, Paputo sta  a   significare: incappucciato, chi non vuole farsi riconoscere come un anonimo penitente che apparteneva ad una sorta di setta quasi  segreta.
Il capo  di questa associazione cristiana, detta Confraternita, era “ O Priore” che era il responsabile primario dell’organizzazione di questi fedeli, che di solito perseguivano finalità di carità e di culto.  Il Priore era solitamente colui che ed aveva  il compito di controllare il lavoro, che svolgeva l'amministrazione della confraternita e presenziava e controllava che tutto procedesse bene durante l'esumazioni nelle cappelle cimiteriali della stessa, (generalmente le cappelle si trovavano sotto la sala  della Congrega, che era annessa alla Chiesa parrocchiale di riferimento) e partecipava di diritto agli incontri in curia per le decisioni diocesane.
Haime, negli anni  di fine ’50 ed inizio ’60  del Novecento per volontà del sacerdote dell’Epoca della parrocchia di Polvica, un certo Don Angelo Ferrillo, proveniente dalla vicina Calvizzano, con idee di grandezza, nell’ambito del restauro della stessa  Chiesa,  sconvolse l’intero monumentale edificio, facendo incorporare i locali della Congrega e distruggendo tutto ciò che era in esso contenuto, ( quadri ,  scanni e mobili vari, ritenuti vetusti ed inutilizzabili),  e nello spazio ricavato, vi impiantò la nuova sacrestia, mentre i locali sottostanti, che erano adibiti a cappelle di  sotterramento delle salme dei confratelli, fu creato un salone per un parrocchiale cinematografo e dopo un poco, anche aule per l’insegnamento della scuola elementare, data la carenza, di quel periodo, di edifici scolastici adeguati alla generazione dei bambini del dopoguerra.
Il primo , Priore, della Congrega dell’Immacolata Concezione di Polvica, fu Bernardo De Cristofaro nel lontano 1740 , come è riportato nella regola  della Confraternita  presentata per ottenerne la formale autorizzazione reale , e registrato come atto notarile nell’archivio regio di Napoli il 13 luglio 1753. L’ultimo Priore della Confraternita fu , Gaetano Pennino, ricordato professionalmente come un grande maestro di stucco di pareti e facciate di palazzi e Chiese dell’epoca.
Qualche interessante norma della Regola della Congrega era che ci si poteva farne parte essendo frequentatori della parrocchia ed aver compiuto  almeno 15 anni d’età, per l’effettiva iscrizione essere presentato da un già confratello,  che garantiva l’onesta e la certezza del culto cristiano del novizio.
Altra norma non derogabile era la tassa di entratura di ciascun confratello, che era così disciplinata ed  era tassativa da versare al tesoriere. ( quelli di età da 15 a 25 anni  era di 5 carlini, quelli da 26 a 30 anni  era di 8 carlini, quelli  da 31 a 40 anni  era di 10 carlini, mentre da 40 in sù non meno di 15 carlini.

 
il Carlino  - Moneta usata al tempo di Re Carlo III Di Borbone



 Una tassa, infine, di appartenenza  alla Confraternita,   era richiesta ed era in questo modo stabilita dal Priore e dal consiglio degli assistenti   protempore, in base all’età, alle disponibilità  economiche ed alla salute del confratello, ed era versata ogni domenica da ciascun adepto nella misura di una      " Cinquina ", che serviva alla comgregazione per assolvere ai vari compiti della stessa ed ad assolvere ai debiti contratti per gli interramenti e per l’esumazioni e per la fabbrica delle cappelle da farsi nel Cimitero dopo l’editto di Saint Cloud, emanato da Napoleone Bonaparte il 12 giugno 1804.,  

Moneta di rame il " Cinquina" utilizzata ai tempi del Regno di Napoli

martedì 30 ottobre 2018

I casali di Napoli



I Casali di Napoli

Cosa sono ed erano i cosiddetti “ Casali “ e  cosa hanno a che fare con la città di Napoli  per essere ricordati nel famoso detto:    
 “ cammina Napoli e 36 casali” o “Gira pe’  Napule e pe’  36 casale”
Tale antico detto stava a significare una persona che va in giro  per tutta Napoli e sui 36 casali. 

 
Mappa dei casali attorno a Napoli









 Il termine "Casale" deriva dal latino medievale e sta ad indicare un gruppo di case rurali, un villaggio di case coloniche rustiche formatosi, in zone di campagna dedite alla coltivazione di cereali     
 (grano, patate),  ed alla produzione di olio e vini. 
 Il termine casale fu usato, anche, come elemento di toponimi famosi e tuttora esistenti come città importanti in tutto il territorio italiano, le più note sono:
Casal Monferrato (in provincia di Alessandria);
Casal Pusterlengo (in provincia di Lodi);
Casal Grande (in provincia di Reggio Emilia);
Casal Bordino (in provincia di Chieti);
Casal di Principe (in provincia di Caserta);
Casal Nuovo (in provincia di Napoli);
Casal Buono (in provincia di Salerno);
Casal Velino (in provincia di Salerno);
  L’origine dei casali è molto antica si può far risalire attorno al 100 a. C. o addirittura all'epoca successiva alla seconda guerra punica, quando Roma espropriò il fertile AGER CAMPANUS e fece sorgere su tutta la pianura napoletana  numerose ville rustiche, dedite alla coltivazione di cereali e legumi ed in seguito anche alla piantagione di piante per  ottenere la produzione di frutta varia, olive, uva per ottenerne, poi, olio ed eccellente vino.
Il termine Casale, compare nel Mezzogiorno esattamente nell’XI secolo ed in seguito nel XIII come conseguenza dell’abolizione della servitù della gleba e l’introduzione del contratto dell’enfiteusi ( cioè quando il proprietario di un terreno agricolo, non desidera interessarsi direttamente e quindi lo cede ad altri il godimento, ottenendo come  contropartita l’obbligo di farsi pagare un canone e di apportarne eventuali migliorie dall'affittuario). Tale antica organizzazione prese corpo dalle forme di struttura di proprietà,  introdotte dalle comunità benedettine cistercensi, e consisteva in  una organizzazione del lavoro di tipo autarchico volto allo sfruttamento intensivo di grandi estensioni di terreni agricoli .

I casali insomma  erano delle case sparse. Villaggi di fondi rustici vicini alle mura della città, mentre quando erano insediamenti lontani erano detti “ oppida” o  “Castra”, in quanto dovevano in qualche misura  assicurare sia pure per tempi brevi, la difesa delle genti che li popolavano


Gli antichi romani chiamavano oppidum o castrum (plurale latino: Oppida  o  Castra) una città fortificata  priva di un confine sacro (il pomerio = delimitazione non costruita) proprio invece dell'urbe,  e vennero così individuati come “Oppida  o Castra” gli insediamenti cittadini fortificati, più grandi del semplice vicus, (borgo) ma non ancora abbastanza estesi per essere indicati come civitas (città) ).
 
Il numero dei casali non è stato mai fisso nel secoli, perché alcuni,(quelli più piccoli) scomparivano in quanto assorbiti da quelli più grandi, come avvenne per Arcus Pintus e villa Cantarelli, incorporati da Afragola; Porzanum e Lanzasinum da Arzano; Pollanella e S. Severinum  da Miano; Sirinum e S. Ciprianus da Barra; Balusanum e Turris Marani da Marano; Tertium da Ponticelli; Malitelllum e Carpignanum  Da Melito (Malitum); Grambanum e Capitanumad S. Jeogium, incorporati  da S. Giorgio a Cremano; Sola e Calastum  da Turris Octava che divenne poi Torre del Greco.



Il primo documento che parla di quantità di casali di pertinenza del territorio intorno a Napoli è un cedolare angioino riguardante la riscossione delle imposizioni fiscali dette collette (tale imposta era dovuta secondo il numero dei fuochi, cioè nuclei familiari, che risiedevano nell’insediamento rustico ed era  denominata per questo “ Focatico”) in cui sono registrati  43 casali secondo la trascrizione dello storico dell’epoca , il  Chiarito.

Si dovrà giungere infine a poter affermare che la definita  istituzione dei Casali, fu il 26 febbraio 1266 , dopo che l’esercito francese di Carlo d’Angiò, sconfitti gli Svevi nella battaglia di Benevento, ebbe la via libera per Napoli, e per ringraziare la cittadinanza per l´aiuto e la devozione che gli fu dimostrata, diede alla popolazione delle concessioni prima di partire per Palermo, (come è riportato nella fonte storica “ Liber donationum “). Una di queste concessioni fu quella di istituire i casali, che venivano detti anche “vichi” o “paghi”(dal Latino) nell’antica divisione ed organizzazione del territorio romano.

 infatti sia i vichi, che i Paghi, erano indicazioni antiche di un  territorio rurale, distante dal centro abitato della città.

( I Vichi , (dal latino Vicus) stava per «quartiere, borgata» e quindi «centro abitato, villaggio»]Tale termine è stato poi adoperato in riferimenti storici, come  elemento di parecchi toponimi ( Vico Equense , Vico Pisano, Vicovaro , Lago di Vico , ecc.).


I Paghi, (dal latino Pagus)  – erano nell’antico territorio di Roma (e anche nel territorio gallico), dei distretti campagnoli; il pago era considerata l’unità territoriale fino a quando mantenne il suo  solo carattere  rurale..)



Con l´avvento di Alfonso d´Aragona, il 28 febbraio 1443 il Re dispose un censimento a fini fiscali detto numerazione dei focolai. Da questo censimento vennero esonerati i casali, creati dagli angioino, evitando cosí di pagare “li 42 carlini a fuoco”, previsti dal censimento, godendo gli stessi privilegi, prerogative ed immunitá della cittá di Napoli.

Senza calcolare Torre del Greco, che nonostante rientrasse nel territorio di Napoli, non era considerata casale ma castello ben munito, i casali erano 36, e divisi in 4 zone: 8 lato mare, 10 entro terra, 10 nella montagna di Capodichino, e 8 appartenenti al monte Posillipo :

Quelli del lato mare – la costiera destra sotto il Vesuvio erano -

Torre Annunziata, Resina, Portici, San Sebastiano, San Giorgio a Cremano, Ponticelli, Varra di Serino, San Giovanni a Teduccio.

Quelli del lato terra – dell’entroterra -

Fraola, Casalnuovo, Casoria, San Pietro a Patierno, Fratta Maggiore, Arzano, Casavatore, Grumo, Casandrino, Melito.

Quelli del lato montagna di Capodichino –Lato Nord-Est

Marano, Mongano, Panecuocuolo, Secondigliano, Chiaiano, Calvizzano, Polvica, Piscinola, Marianella

Quelli del lato montagna di Posillipo –Lato Ovest

Antignano, Arenella, Vomero, Torricchio, Pianura, S. Strato, Ancarano, Villa Posillipo.


 


I nomi di certi casali si riconoscono anche oggi, e tra quelli che oggi sono quartiere di Napoli, troviamo:
Varra di Serino, che oggi é il quartiere Barra.
S. Strato, borgo di Posillipo con la sua chiesa dedicata al Santo sulle rovine di un vecchio tempio Romano, proprio nell´anno dell´istituzione dei casali, 1266.
Polvica o Pollica, la sua ubicazione é segnalata a occidente sul monte dei Camaldolesi, quindi è stato incorporato come pure i Camaldoli nel quartiere di Chiaiano.

Il Casale del Vomero invece, ci viene descritto come una contrada sulla collina di Napoli verso oriente, dove i Napoletani nel mese di ottobre concorrono in folle, per godere di quell´aria, della veduta, e del vago orizzonte. 
Piscinola, Piscinula sotto la corte Angioina, era conosciuta per la sua produzione di lino, canape, vino, e frutta.
Secondigliano, addirittura segnalato in provincia di terra di Lavoro, come casale, era conosciuto per la sua produzione di grano, legumi, canapa, e pregiatissimi lini. 

Pianura, villaggio con la popolazione dedita all´agricoltura ed al trasporto di piperno.
Torricchio, che oggi é il quartiere Materdei, Gaetano Nobile nella sua descrizione di Napoli, scrive che sino a cader del secolo XVI, questo luogo veniva chiamato il Torricchio, da una piccola Torre Baronale, che sorgeva dalla sommitá della contrada.
Tra i casali che sono diventati cittá autonome abbiamo Fraola e Mongano, che diventano Afragola e Mugnano, mentre Panecuocuolo era un villaggio, dove oggi sorge Villaricca
A. Summonte nella sua “Historia della Cittá e Regno di Napoli” descriveva cosí i casali di Napoli:
“Questi casali sono abbondantissimi di frutti, dei quali se ne gode tutto il tempo dell´anno, ancora sono fertilissimi di vini preziosi e delicati, di frumento, di lino finissimo, e canapa di gran qualitá, di bellissime sete, vettovaglie di ogni sorta, selve, nocellami, polli, uccelli,



In definitiva, i casali, appartennero interamente al cosiddetto “ Regio Demanio”, e godettero di esenzioni fiscali. Successivamente quando il regno di Napoli era sotto la dominazione spagnola ed i Viceré presero l'abitudine di vendere i casali demaniali per impinguare le casse dello stato iberico. Tale vessazione vicereale ( la vendita dei casali) creò numerose proteste, fino a che Carlo V sali al trono ed accordò nel 1536 lo " JUS PRAELATIONIS "(il diritto di prelazione), ovvero la facoltà dei casali  di riscattarsi; tuttavia, l'ordinanza ebbe un effetto deleterio sulle finanze locali e a molti casali mancò la possibilità economica di esercitare il riscatto; altri invece furono costretti a rivendersi per liberarsi dai debiti contratti.
 L'ordinanza di vendere i casali demaniali continuò fino  al 1637, quando vi furono tante  proteste armate, che esplosero definitivamente  unendosi, poi, alla storica  rivolta di Masaniello, da parte prima tra alcuni casali e poi in tutto il regno. Con l'abolizione del feudalesimo i casali divennero comuni autonomi, ma il legame con la città  di riferimento rimase inalterato, con la quale condivideva consumi ed osservava gli stessi obblighi giuridici e amministrativi, divenendo così l’istituzione territoriale detta “ Provincia”..

venerdì 7 settembre 2018

Debito Pubblico - 5 ^ puntata -



Debito Pubblico  - 5 ^ puntata
Siamo alla conclusione della conoscenza e della delucidazione del cosiddetto “ Debito Pubblico “ , delle preoccupazioni che suscita tra le persone che seguono le notizie di politica economica, cosa accadrà domani.


Speriamo con questa pratica delucidazione di essere riuscito nell’intento di averti fatto conoscere da dove deriva il termine “ Debito Pubblico”  e perchè  è diventato cosi alto,  perché se ne parla così tanto, oggigiorno, in modo quasi assillante e spaventevole, presago  di quale disastro economico.

“Questo vi volevo domandare , mio caro Professore Sasà “. Mi intimò con tono austero ed invitante quasi a volermi chiedere una soluzione   a questo problema apparentemente senza via d’uscita imminente, l’amico Tore Castagna.
Dopo una breve pausa e dopo aver sorseggiato un'ulteriore buona tazzina di caffè, proseguii la mia  spiegazione, rassicurando il mio carissimo amico Tore  dicendogli:
“I titoli di Stato sono da sempre considerati le forme di investimento finanziario col minore rischio finanziario, e quindi, anche,  se col minore rendimento che si ottiene (interessi), rispetto ad esempio alle azioni ( il dividendo non sempre attivo), e tutto questo per il fatto che la dichiarazione di insolvenza del debito pubblico ovvero il fallimento dello Stato emittente, è considerato, nel mondo moderno e nelle economie solide, un evento poco frequente, sebbene nell’ultimo decennio  si sono avute alcune eccezioni quali i casi  di  (Argentina, Islanda e Grecia)."

"Ora occupiamoci di cosa s’intende per Debito Primario o Debito Supremo di Uno Stato, Come preannunciato all'inizio della nostra conversazione". Prosegui continuando: "  Per debito primario o supremo,  detto anche - Debito internazionale -, è quel debito che si configura come il complesso dei prestiti esteri accesi allo scopo di  colmare un disavanzo, delle partite di beni e servizi acquistati e quelli venduti  presso  paesi esteri,  e non si riesce  ad onorare il risultante debito, neanche con compensazioni, sia monetarie che finanziarie, (cioè un paese che  manca dei mezzi di pagamento  accettati dal paese creditore.)"

“E’  ‘na materia accussì cumplicata, ca  ‘e vote ‘nce capische cchiù niente, pure pecchè, simme trasute nell’Era  della globalizzazione, dove tutte è cagnate ed Je nun ‘nce raccapizze niente”. MI interruppe il caro Tore Castagna,
“Non ti preoccupare, non ti affliggere, desidero solo dirti per finire questa nostra conversazione, cosa è Lo Spread, I Btp italiani ed i Bund tedeschi.”


Cosi ripresi e continuai .” Diciamo subito che il riferimento del funzionamento attuale dei mercati finanziari ha una sua  regola, che stabilisce che il rischio dei titoli di credito di un qualsiasi Stato, ( nella misura della sua affidabilità da parte dello stesso, nell’onorare principalmente sempre i suoi debiti contratti),  è quasi nullo, e per la qual cosa quello Stato è ritenuto molto solido.
Data questa premessa, (esempio la Germania  i suoi  Titoli di debito pubblico sono considerati  privi di rischio, in quanto ancorati ad un’economia, quella tedesca, che nell’ambito dell’area dell’Euro è nota come la più forte e quella che oggettivamente. sta meglio". 


BTP e BUND , quindi, sono entrambi titoli dello Stato e precisamente : il  Btp, acronimo di "Buono del Tesoro Poliennale" è un titolo a tasso fisso emesso dallo Stato italiano ed ha una durata variabile che può andare dai 3 ai 30 anni, mentre il Bund è invece l’omologo titolo di credito tedesco, come il BTP italiano, ugualmente a tasso fisso emesso della Germania su varie scadenze a più anni.
 “Ma cosa è esattamente lo Spread “,  carissimo  professore Sasà, che ci importa a noi dei titoli tedeschi, già tenimme ‘ e guaie nuoste ?”  quasi arrabbiato mi redarguì il buon Tore Castagna.
Facciamo ancora una volta chiarezza e precisiamo : 
“Lo spread . (negli anni 80 e 90 era il divario tra i Btp a tasso fisso  e i Cct a tasso variale ancorati al rendimento delle cedole dei bot  a 6 mesi ), attualmente è, inteso come, la differenza tra il tasso di rendimento di un Btp e di un Bund su una scadenza di 10 anni. In altri termini è il differenziale tra il rendimento del titolo decennale italiano e quello tedesco.
Quanto maggiore è lo spread, tanto più alto è il rischio che il mercato percepisce associato al Btp italiano. In altre parole si hanno maggiori i dubbi quando lo spread sale sulla capacità dello Stato italiano di rimborsare regolarmente i propri debiti. Per cui uno spread alto, ampio, sta a significare che il mercato ha paura e che richiede rendimenti più alti per investire su titoli dello Stato italiano. (cioè i btp italiani devono avere un tasso d'interesse più alto e questi interessi pesano sulle nostre spese).


Ora, occupiamoci del rendimento del titolo, non è il semplice guadagno degli interessi  annuali delle 2 cedole semestrali, ma  si deve aggiungere o diminuire anche la differenza che si guadagna o si perde quando il titolo è venduto prima della scadenza e quindi rimborsato al valore del titolo del capitale di quel momento sul mercato. inizialmente pagato inferiore del valore nominale od alla  pari .
(Rendimento titolo è dato dalla formula (Interessi + (valore rimborso - prezzo acquisto)) /prezzo acquisto.


In definitiva  il Debito Pubblico Italiano  alla data del 31 maggio 2018  
( fonte  Banca D’Italia)

 COMPOSIZIONE DEI TITOLI DI STATO
in circolazione al 31 MAGGIO 2018
Tipologia titolo
mln. €uro
%
BOT
112.752,28
5,73%
BOT Flessibili
0
0%
CCTeu
133.108,24
6,76%
CTZ
43.626,51
2,22%
BTP
1.403.832,38
71,32%
BTP €i (rivalutato)
158.629,56
8,06%
BTP Italia (rivalutato)
74.201,40
3,77%
BTP atipici
313,664
0,02%
Estero in €uro
39.589,44
2,01%
di cui Titoli Ispa
8.620,81
0,44%
Estero in valuta
2.208,37
0,11%
Totale
1.968.261,84
100%
Vita Media del Debito
6,87
N.B. Il debito estero è valorizzato dopo operazioni di swap sulla valuta.
BOT 5,73% 0,00% CCTeu 6,76% CTZ 2,22% BTP 71,34% BTP €i (rivalutato) 8,06% BTP Italia (rivalutato) 3,77% Estero in €uro 2,01% Estero in valuta 0,11% BOT 5,73% CCTeu 6,76% CTZ 2,22% BTP 71,34% BTP €i (rivalutato) 8,06% BTP Italia (rivalutato) 3,77% Estero in €uro 2,01% Estero in valuta 0,11%

"Allora avimme fernute! agge capite e nun agge capite, ma grazie 'o stesse. e, comme a sempe, site stato chiare, semplice e grazie assaje. buona giornata mio carissimo professore Sasà !".


























































lunedì 3 settembre 2018

Debito Pubblico - 4 Puntata



DEBITO PUBBLICO – 4^ puntata


Continuo, allora, carissimo Tore, : ripresi a descrivere come si era giunti a questa tale massa di Debito Pubblico.

Carissimo amico mio, professore Sasà,- m’interrogò  con tono quasi irriverente, il buon Tore Castagna,: “ mi state omettendo qualche importante informazione, io so per certo che negli anni del passato millennio (il 900) altri tipi di titoli di Stato furono emessi  per completezza della vostra esposizione esaustiva, forse non conosciuti dal popolo minuto dei risparmiatori, ma ugualmente accettati e sottoscritti dai facoltosi acquirenti del Debito Pubblico nostrano ( quali aziende di credito, agenti di cambio, società finanziare ( come i nascenti fondi d’investimenti) “.
“ Non volevo essere saccente e pedante, non desideravo omettere nulla”. Risposi immantinente, all’appunto fattomi e ripresi con tono deciso:     “ Non volevo fartela lunga, la descrizione degli avvenimenti di quel periodo,  la farò per sommi capi, infatti,  gli altri titoli del Debito Pubblico emessi in quegli anni furono necessari a seguito di eccezionali avvenimenti, come la nostra entrata nello SME e gli accordi degli stati europei della futura moneta unica europea.”
Se ben ricordi :
"(Lo SME - il Sistema Monetario Europeo - entrò in vigore il 13 marzo 1979e fu sottoscritto dai paesi membri dell'allora Comunità Europea    (di cui faceva parte anche l’Italia, ad eccezione della Gran Bretagna, che  aderì  nel 1990), che prevedeva un accordo per il mantenimento di una parità di cambio prefissata (stabilita dagli Accordi di cambio europei), che poteva oscillare entro una speciale fluttuazione e fu creata anche una moneta speciale di riferimento (una - unità di conto comune - (l'ECU),  (European Currency Unit) cioè ( Unità di conto Europeo).)".





Moneta da 5 ECU in argento coniata  nel 1993
In poche parole il Sistema monetario europeo era un progetto stabilito nel 1979 in cui la maggior parte delle nazioni della Comunità economica europea vincolavano le loro monete onde prevenire troppo ampie fluttuazioni reciproche per assorbire nel miglio modo possibile l’alto tasso di una incontrastata inflazione.
A partire dagli anni 1980, infatti,  l’ECU  conobbe un notevole sviluppo dei suoi usi privati monetari e finanziari (emissione di obbligazioni, depositi e crediti bancari, assegni di viaggio ecc.) penetrando anche nel settore commerciale quale moneta di fatturazione e di pagamento. Si ebbero così emissioni di Titoli di Stato in ECU, come i BTE, i CTE nonché mutui concessi in ECU .


Per completezza in quel  periodo di transizione lo Stato italiano  emise altri titoli di debito pubblico come elencati di seguito.:
buoni del tesoro in euroscudi (BTE): titoli simili di durata annuale emessi alla pari e rimborsati ad un prezzo sopra la pari composto dal tasso di interesse del titolo maggiorato o diminuito del tasso di cambio Lira-ECU. Sono stati emessi l'ultima volta nel 1993;
buoni del tesoro quadriennali (BTQ): titoli della durata di 4 anni, emessi negli anni settanta e ottantina,
certificati del tesoro in Euroscudi (CTE): titoli emessi in euroscudi (ECU) con scadenze tra i 4 e gli 8 anni.
certificati di credito con opzione (CTO): titoli con scadenza di 8 anni, con facoltà di rimborso anticipato al quarto. Sono stati emessi negli anni ottanta;
certificati del tesoro reali (CTR): titoli indicizzati all'andamento del deflattore del PIL emessi nel 1983 in unica emissione, sono di fatto antenati degli odierni BTP€i;
certificati a sconto (CTS): titoli il cui rendimento aveva una parte variabile (indicizzato alla metà del tasso dei Bot) e una parte fissa (con uno sconto prestabilito sul prezzo) emessi negli anni ottanta;
Con l’adozione dell’euro il 1° gennaio 1999 da parte dell’Unione economica e monetaria europea, l’ECU ha cessato di esistere. La conversione tra ECU ed euro è stata stabilita in base a un rapporto di 1 a 1.

Altro motivo essenziale e formativo nel cambiamento  dei costumi della mentalità popolare dei possesso materiale dei titoli, fu  l’abolizione e la stampa dei titoli stessi, a seguito di furti  e delle continue  falsificazioni        ( per cui  la consegna cartacea dei titoli all’acquirente sottoscrittore fu abolita – si era nel 1999- la fine del secolo). Era un metodo quello, un modo di vita,  come il recarsi in banca per la riscossione degli interessi, previo ” il famoso stacco della cedola semestrale allegata allo stesso titolo , per cui era in uso la frase: staccare la cedola”  =  per dire : andare ad incassare gli interessi.
 Oggigiorno i titoli sono tutti "dematerializzati" e rappresentati da iscrizioni contabili a favore: chi li acquista ha come prova d'acquisto e di possesso, rispettivamente, la ricevuta bancaria e l'estratto conto dei titoli registrati sul deposito titoli intestato all'acquirente. Ciò consente l'accredito diretto su conto corrente delle cedole e del capitale a scadenza. I bond ( i Btp) cartacei al portatore sono privi di valore legale.

Altra novità importante da ricordare , infine , in quegli anni, esattamente il 20 settembre del 1973 con il DPR n. 601 , (in forma sperimentale per vedere che effetto avrebbero ottenuto sulle sottoscrizioni del Debito Pubblico), che  recava la Disciplina delle agevolazioni tributarie, gli interessi sui titoli di stato, che fino a quel momento  erano esenti da imposte sul reddito.
Ai sensi dell'art. 1 del D.P.R. 19 settembre 1986 n. 556,[, infine, si giunse con questo decreto  alle Modifiche al regime delle esenzioni dalle imposte sul reddito, convertito con modificazioni nella Legge17 novembre 1986 n. 719,  sanciva  che gli interessi sui titoli emessi successivamente al 20 settembre 1986 erano assoggettati a una ritenuta erariale pari al:
6,25% per i titoli emessi prima del 31 agosto 1987
12,5% per i titoli emessi dopo tale data.


Un’ultima precisazione, per completare il quadro del Debito Pubblico alla fine del XX secolo ( il 1900 ), devo ricordare per la cronaca, che  nel 1994 fu fatta una legge, la numero  724 del 23 dicembre,  che concedeva con l’art. 35 la facoltà  anche agli enti pubblici territoriali (quali Comuni, Province, Regioni e altri)  di finanziare opere pubbliche mediante l'emissione di obbligazioni di scopo, per investimenti specifici, completamente esenti da imposte e detraibili. Tali buoni erano garantiti dalle entrate fiscali e dal demanio di proprietà degli enti locali, avevano durata non inferiore a cinque anni, e vincolavano gli enti locali a investire il capitale raccolto per i capitoli di spesa deliberati con l'emissione. Questi titoli presero il nome di buoni obbligazionari comunali (BOC), o provinciali (BOP) o regionali (BOR). Ma non ebbero un grande successo anche per la incompleta attuazione del diritto di beneficiare di entrate sufficienti e certe delle obbligazioni contratte da  questi Enti Pubblici Territoriali.







 La prossima puntata, l'ultima, sarà l'analisi dell'attuale situazione e la pecisazione del Debito Pubblico Primario. cioè Supremo - dello Spread.
- perciò non mancare di venire ad informarti . ti piacerà sapere.......