– Buon Venerdì 27 Febbraio 2026
--- San Giuliano – San Gabriele –
San Gregorio ---
Carissimi e, affezionati amicche ed amici che leggete i miei Post sulla storia, vi
informo che: non sono uno scrittore di commedie storiche. ma, mi ha lusingato
per i complimenti, ma la verità di quello veramente sucesso non si è mai
conosciuto, e quindi mi ha sempre intrigato e perciò mi sono documenrato e sono
venuto a conoscenza di tanti fatti, che sono successi a Napoli.
Oggi vi posterò il seguito con la narrazione fantastico
Processo, come con gli interventi di prestigiosi
prtsonaggi del processo, con specifiche arringhe di difesa e d’accusa, perchè
tutto sommato sono fatti, che sono successi veramente.
Dopo avervi
salutato e augurato buon giorno,
Iniziò il
continuo dopo la prima puntata del mio
fantastico processo, e vi invitò a leggere il dibattimento ,che si sarebbe
tenuto nello spazio di piazza del Plebiscito.
Vi furono, tante testimonianze di personaggi, che difendevano o
accusavano, perché doveva essere spostata e trasferita l’Ottava statua fatta
costruire su palazzo Reale di Piazza del Plebiscito.
Dalle curiosità storiche di Sasà ‘o Professorre
Il processo di piazza del plebiscito 2^ puntata
Puntata delle curiosità storiche di Sasà ‘o
Professorre
Il processo di piazza del plebiscito 2^ puntata
“Il Dibattimento fuori Palazzo Reale nella piazza”.
Uscendo dall’androne di Palazzo reale verso la
grandiosa piazza del Plebiscito, quasi come mi era capitato spesso nella mia
vita reale, quella di partecipare ed assistere a grandi manifestazioni
pubbliche con grandissimi oratori in occasione d'elezioni politiche e di
scioperi generali per rivendicazioni sociali ed economiche, quasi come per
incanto, intravidi apparire verso l’emiciclo del colonnato all’altezza delle
statue a cavallo di Carlo III° e Ferdinando IV°, un grande palco montato, come
una sorta di “Aula di Tribunale” all’aperto, con banconi per i giudici, tavole
e sedie a destra ed a manca per l’accusa e per la difesa, e sotto il palco in
mezzo a delle transenne, la giuria, che sedeva su tre fila di scanni, circa 50
(cinquanta) persone mischiate tra donne ed uomini, che rappresentavano il
popolo in ogni sua scala sociale senza alcuna distinzione, erano presenti
Benestanti, Indigenti, Imprenditori, Dirigenti, Operai, Impiegati, Professori,
Intellettuali, Professionisti, ex Senatori e Deputati, Ex Ministri, Poeti,
Musicisti, insomma c’erano tutte le categorie sociali del vero popolo
napoletano, ai lati su gradinate di legno a forma di anfiteatro, sedevano tanta
gente incuriosita per assistere ad un inusitato spettacolo.
Sul palco in piedi a presiedere momentaneamente
l'improvvisato tribunale, c’era l’ultimo Sindaco del Regno di Napoli, (Don
Giuseppe Pignone del Carretto, il noto principe d'Alessandria, nonchè marchese
di Oriolo, che, insieme Don Liborio Romano, l’ultimo Ministro degli interni
all’epoca di Re Francischiello), andò a consegnare le chiavi della città al
generale Garibaldi a Salerno, dopo la fuga del Re Borbone il 7 settembre del
1860), che mi chiamò e mi invitò ad insediarmi come “Giudice-Moderatore” di
quel fantastico processo.
Nelle file della giuria notai gli ex Senatori e
deputati d'appartenenza Savoiarda, come il filosofo Benedetto Croce, che era
stato uno storico di elevata cultura, c’erano i Ministri della pubblica
istruzione dei primi governi del regno d’Italia, come Francesco de Sanctis,
Ruggero Borghi, quest’ultimo era stato un ottimo filologo e professore di
storia antica e moderna in varie Università Italiane e vi erano tanti altri
illustri napoletani, i giornalisti scrittori come:
(Eduardo Scarfoglio, Matilde Serao, i poeti Salvatore
di Giacomo, Ferdinando Russo, Raffaele Viviani) e tanti musicisti illustri, che
avevano fatto conoscere Napoli con le loro melodie e canzoni in tutto il mondo.
C’era la crema, il fior fiore dei migliori napoletani, mischiati al popolino
più vero, quello dei vicoli, dei rioni, On Saverio ‘o putecare, ‘On Rafele ‘o
cusetore, Onna Rosa ‘a baccalajola, Onna Cuncetta ‘a sanzara. Un po’ preso alla
sprovvista, un po’ timoroso di presiedere un cotanto dibattimento, mi feci
prendere dal panico, però, lusingato per essere stato scelto a svolgere tale
incarico, (vuoi per le mie conoscenze storiche della città partenopea, vuoi per
l'intraprendenza personale a parlare in ogni modo e dovunque della storia di
Napoli, quando capitava l’occasione o quando qualcuno mi chiedesse di farlo.
Accettai e così.
Dopo aver fatto zittire il pubblico, che, (man mano
che passava il tempo) andava riempiendo gli spalti e l’intera piazza, perché
curioso di conoscere come sarebbe andata a finire la vicenda della rimozione
della Statua), procedetti a far iniziare il dibattimento, facendo leggere, in
primo luogo, il motivo di quella solenne assise al Giudice a latere, il dott.
Avv. Paolo Emilio Imbriani.
La richiesta dell’esposto, consegnatomi dalla regina
Maria Sofia di Baviera, ultima Sovrana del Regno di Napoli, affinché si
procedesse alla rimozione dell'Ottava Statua dal Frontale di Palazzo Reale,
giacché il Re rappresentato, Vittorio Emanuele II, non poteva considerarsi come
re di Napoli, mentre al suo posto era più giusto collocarvi una statua
dell’ultimo Re di Napoli, Francesco II di Borbone.
L’esposto fu commentato rumorosamente, con frasi di
questo genere:
” Gesù! Maje nisciune ‘nce aveve fatte case! Teninne
tante prubbleme, guarde ‘nu poche ‘nce avimme ‘nteressà ‘e luvà ‘na statua e
metterne ‘n’ata!”
Qualcuno gridando affermava
“ E’ proprie ‘na strunzata, ma stammece zitte e
vedimme comme va a fernì ?”
A destra dei banconi della Presidenza c’era il
collegio della Difesa, formato da avvocati di chiara fama e soprattutto
simpatizzanti del Regno unitario d’Italia dei monarchi Savoia. Avevano
rivestito cariche istituzionali, come Andrea Colonna e suo figlio Giuseppe, che
grazie alla loro fede monarchica e all’amicizia del conte Camillo Benso di
Cavour, furono i primi due sindaci della città di Napoli, dal Settembre del
1860 al 7/5/1864, il Conte Guglielmo Capitelli, (che fu Sindaco di Napoli dal 17/4/1868
al 24/9/1870), il Duca di Sandonato,Gennaro Sambiase Sanseverino,(Sindaco
da12/7/1876 - 27/4/1878),
Infine
l’Avv. Comm. Nicola Amore, (che fu il Sindaco del
Risanamento nel periodo che va dal 18 settembre del 1883 al 18 novembre del
1889).
Ognuno di essi volle prendere la parola per osannare l
vari regnanti di Casa Savoia, iniziando col dire, se possiamo definirci, noi
Napoletani, Fratelli d’Italia, lo dobbiamo esclusivamente al Re Savoia Vittorio
Emanuele II, che a pieno titolo si poté fregiare della corona di Re d’Italia,
perché con sagacia, seppe costruire l’Unità dell’intera Nazione, grazie anche
all’abilità dei suoi Ministri, Massimo D’Azeglio e Camillo Benso di Cavour,
quest’ultimo, poi, stratega incomparabile, riuscì ad ottenere l’appoggio diretto
dei francesi ed indiretto degl’inglesi nella realizzazione dell’Impresa,
avvalendosi soprattutto del condottiero Giuseppe Garibaldi, il generalissimo,
che liberò Napoli e l’intero regno delle Due Sicilie dalla dominazione
borbonica, che tanti lutti aveva procurato alle sue genti. Non si può non
ricordare le stragi, le fucilazioni e le decapitazioni dei martiri della
Repubblica napoletana del 1799, le repressioni dei morti del 1820 e del 1821,
nonché le barricate e le barbarie subite dagli insorti per ottenere la
costituzione nel Maggio 1848, divenute famose, come l’espressione “si nun 'a
fernite, facce succedere ‘o Quarantotto”
Tutto ciò fa sì che la statua dell’ottava nicchia del
frontale spetta a Vittorio Emanuele II , che a giusto titolo fu definito il Re
Galantuomo ed alla sua morte “ il Padre della Patria “
La statua fu voluta dal figlio Umberto I, che insieme
alla moglie (la regina Margherita per la quale la Pizzeria Brandi, dedicò la
sua fortunata pizza tricolore, con pomodoro, mozzarella e basilico, da cui poi
ha preso il nome “ La Pizza Margherita”) soggiornò nella nostra città spesso,
perché n’era innamorato e si prodigò tanto per alleviare le sofferenze della
povera gente durante le nefaste vicende del Colera del 1874 e col suo volere si
dette vita al cosiddetto Risanamento Napoli, che consistette nello smembramento
della città di inutili vicoli malsani, che sfociavano in sozzi palazzi e
casupole per depositi, utilizzate invece per dormitori ed abitazioni, che prive
di servizi igienici, s’impregnavano di un fetore insopportabile. (Erano per lo
più situati questi dormitori nelle vicinanze del porto ( i cosiddetti Fondaci
in napoletano ‘e Funnache ).
Re Umberto I, amante dell’arte, abbellì la città
arricchendola d'imponenti Statue di marmo e di bronzo di personaggi famosi, sia
per imprese storiche o, che si erano distinti in opere pubbliche e sociali, che
fece erigere su imponenti piedistalli da illustri scultori dell’epoca e
collocare in ogni spazio e nelle varie piazze importanti della città.
Terminate le arringhe della difesa si udirono voci tra
la folla, intanto, che gremiva la piazza con espressioni di questo genere :
“ Comma hanne
parlate belle! On Save’! So tutte Avvucate, me pareve ‘e assistere a ‘nu vere
pruciesse! Pecchè ’a vonne luvà ‘a statua ‘e chiste Re Vittorio Emanuele II, a
me nun me pare ca ha fatte male a coccherune, vuje ca site jute a scola e
cunusciute tanti ccose, spiegateme pecché se sta a fa ‘stu pruciesse?”
Don Saverio il pensionato replicò :”Onna Cuncè! Manche je ‘nce capisce niente,
ma si se sta facenne ‘stu pruciesse, cocchecosa ‘nce addà stà 'a sotta; se so'
scummedate tutte ‘sta ggente ‘mpurtante, Sinneche da ajere, Avvocate
’mpurtante, gente ca sape ‘a storia veramente, no chella, ca ‘nce hanne
‘mpapucchiate a nuje, pirciò , stamme a sentì e verimme comme va a ferni!”
Onna Rosa, ‘a baccalaiola, s’introdusse nella
discussione dicendo:” On Saverie parle
bbuone, Isse ‘e pensiunate! Nun tene niente ‘a fa! Po’ aspetta!, ma nuje
femmine tenimme ‘o che fa’, ‘nce avimme ritirà a casa, avimme priparà a cena
pe’ stasera, chi ‘o sente a mariteme quante arrive e vo’ magnà’!, Le diche nun
agge priparate niente, pecchè so’ state a sentì' ‘o pruciesse a piazza
Plebbiscite!” Cuncettì! , me stonghe ‘nu poche e po’ me ne vache!, Comme va a
fernì’ mo faje sapè tu! Statte bbona!
Le immagini sottostanti sono:
Piazza del plebiscito
la foto dell’ultimo Sindaco del Regno di Napoli, (Don
Giuseppe Pignone del Carretto, il noto principe d'Alessandria, nonché marchese
di Oriolo,
La foto di Don Liborio Romano, l’ultimo Ministro degli
interni all’epoca di Re Francischiello
La foto del filosofo, Benedetto Croce, che era stato
uno storico di elevata cultura,
Le fote dei Ministri della pubblica istruzione, come
Francesco de Sanctis, Ruggero Borghi, quest’ultimo era stato un ottimo filologo
e professore di storia.
la statua del sindaco del Risanmento di n
Napoli, Nicola D’Amore.
la foto di un fondaco (‘o Funneche)
Uscendo dall’androne di Palazzo reale verso la
grandiosa piazza del Plebiscito, quasi come mi era capitato spesso nella mia
vita reale, quella di partecipare ed assistere a grandi manifestazioni
pubbliche con grandissimi oratori in occasione d'elezioni politiche e di
scioperi generali per rivendicazioni sociali ed economiche, quasi come per
incanto, intravidi apparire verso l’emiciclo del colonnato all’altezza delle
statue a cavallo di Carlo III° e Ferdinando IV°, un grande palco montato, come
una sorta di “Aula di Tribunale” all’aperto, con banconi per i giudici, tavole
e sedie a destra ed a manca per l’accusa e per la difesa, e sotto il palco in
mezzo a delle transenne, la giuria, che sedeva su tre fila di scanni, circa 50
(cinquanta) persone mischiate tra donne ed uomini, che rappresentavano il
popolo in ogni sua scala sociale senza alcuna distinzione, erano presenti
Benestanti, Indigenti, Imprenditori, Dirigenti, Operai, Impiegati, Professori,
Intellettuali, Professionisti, ex Senatori e Deputati, Ex Ministri, Poeti,
Musicisti, insomma c’erano tutte le categorie sociali del vero popolo
napoletano, ai lati su gradinate di legno a forma di anfiteatro, sedevano tanta
gente incuriosita per assistere ad un inusitato spettacolo.
Sul palco in piedi a presiedere momentaneamente
l'improvvisato tribunale, c’era l’ultimo Sindaco del Regno di Napoli, (Don
Giuseppe Pignone del Carretto, il noto principe d'Alessandria, nonchè marchese
di Oriolo, che, insieme Don Liborio Romano, l’ultimo Ministro degli interni
all’epoca di Re Francischiello), andò a consegnare le chiavi della città al
generale Garibaldi a Salerno, dopo la fuga del Re Borbone il 7 settembre del
1860), che mi chiamò e mi invitò ad insediarmi come “Giudice-Moderatore” di
quel fantastico processo.
Nelle file della giuria notai gli ex Senatori e
deputati d'appartenenza Savoiarda, come il filosofo Benedetto Croce, che era
stato uno storico di elevata cultura, c’erano i Ministri della pubblica
istruzione dei primi governi del regno d’Italia, come Francesco de Sanctis,
Ruggero Borghi, quest’ultimo era stato un ottimo filologo e professore di
storia antica e moderna in varie Università Italiane e vi erano tanti altri
illustri napoletani, i giornalisti scrittori come:
(Eduardo Scarfoglio, Matilde Serao, i poeti Salvatore
di Giacomo, Ferdinando Russo, Raffaele Viviani) e tanti musicisti illustri, che
avevano fatto conoscere Napoli con le loro melodie e canzoni in tutto il mondo.
C’era la crema, il fior fiore dei migliori napoletani, mischiati al popolino
più vero, quello dei vicoli, dei rioni, On Saverio ‘o putecare, ‘On Rafele ‘o
cusetore, Onna Rosa ‘a baccalajola, Onna Cuncetta ‘a sanzara. Un po’ preso alla
sprovvista, un po’ timoroso di presiedere un cotanto dibattimento, mi feci
prendere dal panico, però, lusingato per essere stato scelto a svolgere tale
incarico, (vuoi per le mie conoscenze storiche della città partenopea, vuoi per
l'intraprendenza personale a parlare in ogni modo e dovunque della storia di
Napoli, quando capitava l’occasione o quando qualcuno mi chiedesse di farlo.
Accettai e così.
Dopo aver fatto zittire il pubblico, che, (man mano
che passava il tempo) andava riempiendo gli spalti e l’intera piazza, perché
curioso di conoscere come sarebbe andata a finire la vicenda della rimozione
della Statua), procedetti a far iniziare il dibattimento, facendo leggere, in
primo luogo, il motivo di quella solenne assise al Giudice a latere, il dott.
Avv. Paolo Emilio Imbriani.
La richiesta dell’esposto, consegnatomi dalla regina
Maria Sofia di Baviera, ultima Sovrana del Regno di Napoli, affinché si
procedesse alla rimozione dell'Ottava Statua dal Frontale di Palazzo Reale,
giacché il Re rappresentato, Vittorio Emanuele II, non poteva considerarsi come
re di Napoli, mentre al suo posto era più giusto collocarvi una statua
dell’ultimo Re di Napoli, Francesco II di Borbone.
L’esposto fu commentato rumorosamente, con frasi di
questo genere:
” Gesù! Maje nisciune ‘nce aveve fatte case! Teninne
tante prubbleme, guarde ‘nu poche ‘nce avimme ‘nteressà ‘e luvà ‘na statua e
metterne ‘n’ata!”
Qualcuno gridando affermava
“ E’ proprie ‘na strunzata, ma stammece zitte e
vedimme comme va a fernì ?”
A destra dei banconi della Presidenza c’era il
collegio della Difesa, formato da avvocati di chiara fama e soprattutto
simpatizzanti del Regno unitario d’Italia dei monarchi Savoia. Avevano
rivestito cariche istituzionali, come Andrea Colonna e suo figlio Giuseppe, che
grazie alla loro fede monarchica e all’amicizia del conte Camillo Benso di
Cavour, furono i primi due sindaci della città di Napoli, dal Settembre del
1860 al 7/5/1864, il Conte Guglielmo Capitelli, (che fu Sindaco di Napoli dal 17/4/1868
al 24/9/1870), il Duca di Sandonato,Gennaro Sambiase Sanseverino,(Sindaco
da12/7/1876 - 27/4/1878),
Infine
l’Avv. Comm. Nicola Amore, (che fu il Sindaco del
Risanamento nel periodo che va dal 18 settembre del 1883 al 18 novembre del
1889).
Ognuno di essi volle prendere la parola per osannare l
vari regnanti di Casa Savoia, iniziando col dire, se possiamo definirci, noi
Napoletani, Fratelli d’Italia, lo dobbiamo esclusivamente al Re Savoia Vittorio
Emanuele II, che a pieno titolo si poté fregiare della corona di Re d’Italia,
perché con sagacia, seppe costruire l’Unità dell’intera Nazione, grazie anche
all’abilità dei suoi Ministri, Massimo D’Azeglio e Camillo Benso di Cavour,
quest’ultimo, poi, stratega incomparabile, riuscì ad ottenere l’appoggio diretto
dei francesi ed indiretto degl’inglesi nella realizzazione dell’Impresa,
avvalendosi soprattutto del condottiero Giuseppe Garibaldi, il generalissimo,
che liberò Napoli e l’intero regno delle Due Sicilie dalla dominazione
borbonica, che tanti lutti aveva procurato alle sue genti. Non si può non
ricordare le stragi, le fucilazioni e le decapitazioni dei martiri della
Repubblica napoletana del 1799, le repressioni dei morti del 1820 e del 1821,
nonché le barricate e le barbarie subite dagli insorti per ottenere la
costituzione nel Maggio 1848, divenute famose, come l’espressione “si nun 'a
fernite, facce succedere ‘o Quarantotto”
Tutto ciò fa sì che la statua dell’ottava nicchia del
frontale spetta a Vittorio Emanuele II , che a giusto titolo fu definito il Re
Galantuomo ed alla sua morte “ il Padre della Patria “
La statua fu voluta dal figlio Umberto I, che insieme
alla moglie (la regina Margherita per la quale la Pizzeria Brandi, dedicò la
sua fortunata pizza tricolore, con pomodoro, mozzarella e basilico, da cui poi
ha preso il nome “ La Pizza Margherita”) soggiornò nella nostra città spesso,
perché n’era innamorato e si prodigò tanto per alleviare le sofferenze della
povera gente durante le nefaste vicende del Colera del 1874 e col suo volere si
dette vita al cosiddetto Risanamento Napoli, che consistette nello smembramento
della città di inutili vicoli malsani, che sfociavano in sozzi palazzi e
casupole per depositi, utilizzate invece per dormitori ed abitazioni, che prive
di servizi igienici, s’impregnavano di un fetore insopportabile. (Erano per lo
più situati questi dormitori nelle vicinanze del porto ( i cosiddetti Fondaci
in napoletano ‘e Funnache ).
Re Umberto I, amante dell’arte, abbellì la città
arricchendola d'imponenti Statue di marmo e di bronzo di personaggi famosi, sia
per imprese storiche o, che si erano distinti in opere pubbliche e sociali, che
fece erigere su imponenti piedistalli da illustri scultori dell’epoca e
collocare in ogni spazio e nelle varie piazze importanti della città.
Terminate le arringhe della difesa si udirono voci tra
la folla, intanto, che gremiva la piazza con espressioni di questo genere :
“ Comma hanne
parlate belle! On Save’! So tutte Avvucate, me pareve ‘e assistere a ‘nu vere
pruciesse! Pecchè ’a vonne luvà ‘a statua ‘e chiste Re Vittorio Emanuele II, a
me nun me pare ca ha fatte male a coccherune, vuje ca site jute a scola e
cunusciute tanti ccose, spiegateme pecché se sta a fa ‘stu pruciesse?”
Don Saverio il pensionato replicò :”Onna Cuncè! Manche je ‘nce capisce niente,
ma si se sta facenne ‘stu pruciesse, cocchecosa ‘nce addà stà 'a sotta; se so'
scummedate tutte ‘sta ggente ‘mpurtante, Sinneche da ajere, Avvocate
’mpurtante, gente ca sape ‘a storia veramente, no chella, ca ‘nce hanne
‘mpapucchiate a nuje, pirciò , stamme a sentì e verimme comme va a ferni!”
Onna Rosa, ‘a baccalaiola, s’introdusse nella
discussione dicendo:” On Saverie parle
bbuone, Isse ‘e pensiunate! Nun tene niente ‘a fa! Po’ aspetta!, ma nuje
femmine tenimme ‘o che fa’, ‘nce avimme ritirà a casa, avimme priparà a cena
pe’ stasera, chi ‘o sente a mariteme quante arrive e vo’ magnà’!, Le diche nun
agge priparate niente, pecchè so’ state a sentì' ‘o pruciesse a piazza
Plebbiscite!” Cuncettì! , me stonghe ‘nu poche e po’ me ne vache!, Comme va a
fernì’ mo faje sapè tu! Statte bbona!
! pure mo’! è ‘a stessa cosa! “ “ ‘Nce contene
chiacchere una continuazione, accuminciajene ‘e rignante piemuntese, po’ so
venute ‘e guvernante da’ repubblica, Democristiane, Libberale, Sucialisti, pe’
fine ‘e Cumuniste, ‘a storia nun è cagnate, appene s’assettene ‘ncoppa a chelli
seggie a cumannà', se scordene do’ passate e de’ prubbleme da' povera ggenta e
penzene sule ‘e fatte llore!”
Ascoltando questi insigni persononaggi, che avevano
preso parte al dibattimento, mi convincevo che siamo stati un popolo, che ha
subito più di tutti, (senza andare troppo in là con le generazioni) spesso
invasioni militari straniere, alle quali anche, se ci si opponeva in modo valoroso,
ugualmente si era costretto a subire decine di migliaia di morti,
mortificazioni e sopprusi di ogni genere. In molti casi per sfuggire
all’angherie dei sopraffattori e per non sottomettersi alle loro imposizioni,
in moltissimi preferirono emigrare per terre assai lontane.
Quanto prima ci sarà un'altra puntata prima del
verdetto
Le
immgini sottostanti: la Piazza del plebiscito
La foto di Antonio Gramsci