domenica 5 aprile 2026

Buon giorno Buona Domenica 5 aprile 2026

 

Buon giorno Buona Domenica 5 aprile 2026

--- San Vincenzo – Sant’ Irene – Sant’ Alberto ---

“La santa Pasqua”

 

Oggi ricorre oltre la festività della santa Pasqua, anche l’onomastico dei Vincenzo, nome utilizzato, perchè  imposto, specie nel napoletano, per omaggiare San Vincenzo Ferreri, il santo, che a Napoli è considerato uno dei 50 protettori della città.

Chi porta tale nome, Vincenzo, detto anche con vari diminutivi: come Enzo, Enzuccio, Enzino, Vicenzino, Enzuccenielle, Cenzino, Cenzucce, è considerato una persona affabile, sempre disponibile, come il santo protettore, San Vincenzo, il santo monaco, che faceva miracoli con una semplicità impressionabile, già in vita.

.Intanto attualmente abbiamo bisogno di pace e gioia di vivere per continuare la nostra esistenza su questo nostro meraviglioso pianeta, la Terra,

Dopo aver augurato buona Pasqua ai tanti amici lettori e buon onomastico agli amici con il nome Vincenzo, anche oggi, posterò un’altra mia curiosità di uno speciale prodotto campagnolo dal gusto squisito.

Dalle curiosità storiche di Sasà ‘o Professore

I Piselli “Santa Croce” di Marano:

I famosi piselli, qualità “Santa Croce” di Marano

un tempo,  assieme alle ciliegie della Recca, erano il prodotto tipico di Marano. Se ne producevano decine di migliaia di quintali all’anno. Oggi, si vedono solo su qualche fazzoletto di terra, che, degradando dalla collinetta della Recca, scende fino a Castello Monteleone.

I piselli della qualità “Santa Croce, prendono il nome della località, il borgo Santa Croce, che domina la collina dei Camaldoli fino alla conca di Quarto, da sempre ricercatissimi dai buongustai per la forma ultrafine e per il sapore dolcissimo.

.I piselli “Santa Coce” di Marano erano precocissimi e invadevano i mercati di tutta Italia fin dal giorno di San Giuseppe e sparivano quando le altre qualità ancora non erano giunte a maturazione. Era, quindi, il primo prodotto dell’annata.

La produzione, fiorente fino a una decina di anni fa, è crollata, da quando le industrie conserviere si sono rivolte ad un prodotto più “grosso”, o all’estero per gli acquisti.

Era il tempo in cui a Marano più della metà dei suoi ventiseimila ettari di terreni era seminata a piselli, l’oro “Verde”, che produceva ricchezza fin dalla metà di marzo. Allora,infatti,  i carri delle varie masserie produttive facevano la spola incessantemente tra Marano e la stazione ferroviaria di Napoli, per spedire tonnellate di  piselli “Santa Croce” alle più importanti industrie conserviere del Nord.

A quell’epoca i migliori piselli in assoluto erano quelli prodotti dal massaro, Castrese Carandente, ed Il suo segreto consisteva nel seminare i piselli “Santa Croce” tra le piante di una particolare qualità di prugne bianche, che solo lui aveva...

Ora il motivo per cui ogni anno il bilancio agricolo di Marano si chiude sempre in modo più drammatico. ecco perché in un contesto del genere appare scontata la scelta dei giovani di abbandonare i campi agricoli.

A proposito dimenticato la nota espresione sui piselli, diventata un modo di dire, quando si vuole dilazionare un pagamento, che è: A PPESIELLE PAVAMMO oppure A PPESIELLE NE PARLAMMO. Letteralmente significa- al tempo dei piselli pagheremo, oppure ne parleremo. Locuzione con la quale si tenta di rimandare la soluzione dei debiti o dei problemi a momenti migliori.

La locuzione fu detta la prima volta da un contadino, che voleva dire: pagherò i miei debiti al tempo della raccolta dei piselli, quando farò i primi guadagni della stagione;

 

2 commenti:

  1. Auguri per la santa pasqua ed ai vincenzo, per i miei cari lettori ci dsaranno altre curiosità storiche che vi postrò prossimamdente-

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  2. Buongiorno, buona domenica , buona Pasqua, Professore, sempre un piacere leggerla

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