Buon giorno Buon Giovedi 2 aprile 2026
San Francesco da Paola–Sant’Abbondio–sant’Arnolfo
Come promesso, vi posterò, carissimi lettori e lettrici il dolce per antonomasia del peiodo pasquale, come la Pastiera.che si gusta a Napoli e non solo.
Dalle curiosità storiche di Sasà ‘O Professore
|
La Pastiera Napoletana |
|
|
La pastiera è il dolce per eccellenza pasquale, ed è realizzata nelle case napoletane da una ricetta che si tramanda da madre in figlia esclusivamente il giovedì o il venerdì santo, per essere pronta per gustarla a fine pranzo della domenica del giorno della santa Pasqua, accompagnata da un buon limoncello, liquore fatto anche esso in modo artigianale. La tradizione prevede un rito particolare, in occasione di questa ricorrenza, consistente nel modo seguente: prima di iniziare il cosiddetto ”Pranzo Pasquale”, il capo famiglia o il più vecchio dei commensali impartisce una formale benedizione, un rituale, che si fa con un rametto d'ulivo, simboleggiante la pace, bagnato nell'acqua benedetta, ritirati precedentemente la Domenica delle Palme nella Chiesa territoriale di appartenenza, e solo dopo si passa alla degustazione delle varie portate dei cibi preparati per la festa di Pasqua, compreso il dolce finale ( la Pastiera).
La pastiera napoletana. è, quindi una squisita leccornia, definita una specialità o meglio una squisitezza , per cui qualsiasi dolce pasquale impallidisce al suo confronto per la sua fragranza e dolcezza. La sua nascita è legata ad un’antica leggenda di Origini pagane.
Il mito della Pastiera Napoletana, era noto già dall’epoca romana o forse addirittura greca, quando, secondo la leggenda, sj celebrava un misterioso culto, durante il quale la popolazione locale delle cosiddette Fratrie,
( i primi agglomerati di famiglie residenti sulla nascitura “Neapolis”), portava alla sirena Partenope i 7 (sette) doni più preziosi che possedevano per ringraziarla per le sue esibizioni canori. .
La leggenda , Infatti, narra che :Parthenope, la sirena greca, che sulle sponde del Golfo di Napoli aveva fissato la sua definitiva dimora per la mitezza del clima e della meravigliosa visione della bellezza della sua costa, ad ogni primavera, appariva stesa sull’isolotto di Megaride al popolo di “Neapolis” e lo allietava con la sua voce incantatrice, con canti d'amore e di gioia di vivere, Il canto della Sirena era così soave e generoso di emozioni che i “ Neapolitani” la vollero ringraziare per questo prezioso dono, offrendole quanto di più prezioso essi possedevano.
I sette doni di ringraziamento per le melodiose prestazioni canore della sirena, come propiaziatrice di un futuro pieno di amore e di una persistente gioia di vivere, erano portati da Sette fra le più belle giovani della Città, in rappresentanza delle sette principali "fratrie", alla bellissima Parthenope.
La Sirena Parthenope, felice di questi 7 doni, li portò al cospetto degli Dei per mostrare loro la Generosità e l'Amore del popolo napoletano e questi, inebriati essi stessi dal canto soave della Sirena, mescolarono i doni e crearono la Pastiera
Sicuramente vorrete conoscere quali furono i 7 (Sette) doni, che mescolati diedero vita alla famosa Pastiera Napoletana. e sono poi divenuti i suoi principali ingredienti, nonché sono il simbolo di ciò, che sa offrire il popolo napoletano, l’amore,la gioia di vivere, grazie alla prodigalità della natura e saperlo dividere con chiunque.
I suoi ingredienti fondamentali, quindi, per aversi una buona Pastiera napoletana, di questa specialità di Napoli, sono: latte, ricotta di pecora,uova, chicchi di grano, frutta candita,e scorza d’arancia e di limone, acqua di fiori d’arancio, spezie, varie in polvere. Il tutto da sormontare con le striscioline di frolla e poi da cuocere in forno, con spolverata di zucchero a velo finale., che simboleggiano :
la farina, (la forza e l'abbondanza della campagna);
la ricotta, (l’omaggio dei pastori e delle pecore che pascolavano libere nei campi);
le uova, (il simbolo di vita che sempre si rinnova);
il grano tenero, bollito nel latte (come simbolo dorato della vita germogliante e rafforzato dal primo alimento della vita);
l'acqua di fiori d'arancio,( l'omaggio più profumato della Terra);
le spezie, (l’omaggio dei popoli più diversi, che a Neapolis sempre trovano accoglienza);
lo zucchero, (per esprimere la dolcezza che il canto di Parthenope, (ora è la canzone napoletana) racchiude e che dona all'Universo. La decorazione, infine, sulla pastiera, quela ufficiale, quasi come fosse la firma della città di Napoli, sta nel mettere delle striscioline di pasta frolla, che sormontano l’impasto trasversalmente e devono essere complessivamente in numero di 7(sette)
(quattro in senso verticale e tre in quello orizzontale, formando una grata a croce greca, che rappresenta la planimetria della città di “Neapolis”, così come ancora oggi si presenta con i 3 (tre) Decumani e con i cardini, che li attraversano in senso orizzontale,rappresentando cosi in maniera simbolica, l’offerta alla Sirena Parthenope agli Dei, dell’intera città stessa
La pastiera napoletana è in definitiva un dono divino, che solo Napoli, da quel tempo lontano e per sempre nei secoli avvenire, ha il privilegio di riprodurre tale squisitezza dolciaria da condividere anche con il Mondo intero.
E, come e da sempre risaputo, alle origini della Storia o leggenda c'è sempre un fondo di verità dei popoli
Le immagini sono:
La pasiera Napoletana nella sua forma ufficiale
La mappa di Neapolis (antica Napoli greca), che rappresenta la firma sulla pastiera
La sirena Partenope nel golgo di Napoli



Nessun commento:
Posta un commento