Buon giorno – Buon Sabato 27 dicembre 2025
--- San Fabiola – San Teodoro – San Teofane ---
Tra giorni finisce un altro anno, un periodo speciale , particolare, pieno di
paure angosciose vicende, ma anche di effimere gioie sportive , come la
conquista della squadra di calcio del Napoli del 4° Scudetto, e della Supercoppa
italianaa dopo 10 anni Intanto, è stato messo in risalto che è bello vivere,
anche soffrire per poi gioire.
.La vera amicizia, però, è un corroborante, che ti
aiuta a vivere e crea i presupposti di un'esistenza gioiosa con soddisfazioni
necessarie, che ti riempono il cuore di tanta serenità.
Dopo
questo augurale saluto, come promesso ieri, vi postero una curiosità
prettamente napoletana, il suo simbolo per eccellenza, Il cavallo Sfrenato:
Dalle
curiosità storiche di Sasà ‘O Professore:
Il cavallo è uno dei simboli di Napoli ?
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il Cavallo, questo simbolo ricorrente apparve
sulle aste delle bandiere di Gioacchino Murat, sui sigilli cartacei dei ”Borbone”
ed infine è diventato il simbolo ufficiale, sullo stendardo della “Provincia di Napoli”.
La storia inizia, quando lo storico greco-sileliota, Diodoro
Siculo, nella Bibliotecha Historica, libro 5°, descrivendo Nettuno, lo raffigura come celebre e provetto domatore
di cavalli. In questa opera universale sulla origine del mondo, lo storico
Diodoro, narra che gli antichi ritenevano che le immense acque del mare erano adunate nel più basso
meandro del nostro globo, anzi secondo il sistema greco : a meglio manifestare
l’effetto prodotto dall’infimo elemento, lo vollero espresso sotto la forma di
cavallo sfrenato, simbolo che credettero più idoneo a rappresentare l’attività
e la naturale incostanza di tali acque.
Nettuno, per tutto ciò, fu ritenuto dio tutelare delle mura delle
città e delle fondamenta, al quale simulacro si offriva il sacrificio qualora
la terra tremava forzata dal potere distruttivo del nume.
Alcuni archeologi, invece, identificarono il cavallo,
come simbolo di Napoli, nella statua equestre posta alle spalle del
tempio di Apollo, eretto in onore del dio solare nel largo tra la casa dei
Fabii e la casa di Melacoma, illustre atleta, (nell’odierna Piazza Riario
Sforza, dove ora c’è la guglia di San Gennaro),
Per tutto il
Medioevo in tale slargo c’era la statua di un cavallo sfrenato di bronzo che,
si dice, fosse stata scolpita dal mago Virgilio, che si ergeva su di un piedistallo
di marmo cipollazzo a rappresentare forse uno dei corsieri del cocchio
apollineo.
Invece la credenza popolare vuole che Virgilio, poeta e mago, avesse fatto
costruire il cavallo sotto una certa costellazione in modo da far guarire tutte
le malattie di questi animali. Infatti gli aurighi costringevano i suddetti
animali a fare tre volte il giro del simulacro equestre pieni di fiducia ad
ottenere la guarigione, cosa che talvolta fortuitamente avveniva.
Infatti, in quello slargo erano portati animali malati ornati di ghirlande di
fiori e cavallini (simbolo del grano e della fertilità) che, per guarire,
dovevano girare tre volte intorno alla statua del cavallo.
La
statua, infine alla fine del Medio-Evo per volere della Chiesa, fu fusa, perché
tali riti di guarigione erano ritenuti pagani, dalle autorità ecclesiastiche.
Nel 1253 si racconta che Corrado IV° imperatore svevo, dopo la
conquista della città, per le gravi perdite subite per piegare la difesa del
popolo napoletano, accecato dalla ira, pur concedendo il perdono e l’incolumità
a tutti gli sconfitti, si sfogò facendo abbattere la torre maestra ed ordinando
all’arcivescovo della città, Mario Carafa, di distruggere la maestosa
statua in bronzo di un cavallo sfrenato, il simbolo del valore indomito del
popolo di Napoli
Il corpo del cavallo
bronzeo, infatti, si dice, servì per forgiare le campane del Duomo. C’è
chi racconta che, quando suonano, tendendo l’orecchio si sente il nitrito del
cavallo di Virgilio
La testa
bronzea del famoso cavallo di epoca incerta, si trova ora nel Museo Nazionale.
La copia, ai tempi dei Borbone, quando fu rimosso l’originale, si può vedere in
fondo al cortile del palazzo di Diomede Carafa, a Spaccanapoli
La testa unita al collo ed alle briglie
sottratta fortunatamente alla fusione per farne le campane della Cattedrale,
vennero in possesso del primo Conte di Maddaloni, Don Diomede Carafa, che la
sistemò su di un piedistallo nel cortile del suo palazzo in via Nilo. Nel 1809
questo preziosissimo reperto venne trasferito nel Real Museo Borbonico dove
trovasi attualmente, lasciando nel cortile del palazzo Carafa una copia in
terracotta per non perderne memoria.
Sulla base del piedistallo della testa del cavallo, si
leggeva questa scritta:
Quale sia
stata la nobiltà e la grandezza del corpo
La testa
superstite mostra
Un barbaro
m’impose il morso
La
superstizione e l’avidità mi fecero morire
Il rimpianto
dei buoni accresce il mio valore
Qui vedi la
testa
Le campane
del Duomo conservano il mio corpo
Con me perì
lo stemma della città
Sappiano gli
amatori di queste arti
Che si deve
a Francesco Carafa
…………….Questo corpo qualunque esso
sia.
Il cavallo sfrenato, indomito, era diventato a tal
punto il simbolo dello spirito di indipendenza dei napoletani, che quando
Corrado IV, nel 1253, riesce dopo un anno di assedio ad entrare in città, fa
mettere per sfregio un morso alla statua del cavallo.
Oggi questa
meraviglia ellenica la si può ammirare all’ uscita della Stazione Museo linea 1
della Metropolitana di Napoli. Stazione disegnata da Gae Aulenti nel 1999 ed
inaugurata nel 2001. Sorretto da un supporto aereo in metallo illuminato a
giorno dalla luce dei lucernai, “ a’ capa e’ Napule” (così è conosciuta tale
testa di cavallo) colpisce per la sua straordinaria grandezza e bellezza
fatta di tensione, nervosismo, purezza e classicità delle linee.
La Provincia di Napoli ha come emblema
il cavallo rampante, che è raffigurato sul suo Stendardo?
Pochi sanno che l’emblema della
Provincia di Napoli è il cavallo rampante, ma da dove è stato copiato?
Dalla Ferrari o da Baracca? Da nessuno dei due, ma dalla sua unica fonte
: la storia napolitana.
Il cavallo rampante insieme alla triscele, sono i simboli dell’ex Regno delle
Due Sicilie e precisamente la triscele rappresenta la Sicilia e il cavallo
rappresenta il napoletano,
Come oggi le grandi città sono
divise in municipalità, così in passato Napoli era divisa in ‘Sedili’o ‘Seggi’,
ognuno dei quali aveva un suo stemma identificativo, e il Seggio del Nilo aveva
un cavallo rampante nero in campo d’orato e poi vi era una maestosa statua in
bronzo di un cavallo sfrenato che simboleggiava il Seggio di Capuana e quindi
l’impetuosità di Napoli.
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Ed ora è svelata anche una curiosità sul calcio Napoli , a proposito del
cavallo rampante emblema di Napoli
Il primo
stemma del calcio Napoli, nel 1926, era costituito da un ovale con
al centro un cavallo bianco poggiato su un pallone da calcio e contornato
dalle iniziali della denominazione di allora della società partenopea:
"A.C.N." (Associazione Calcio Napoli), il tutto su sfondo
celeste.
Fu lo stemma della società partenopea per un solo anno: infatti, complice
probabilmente la pochezza espressa dalla squadra nella stagione d'esordio, il
club adottò uno stemma di forma circolare con una N color oro su sfondo
azzurro e corona esterna color oro.In conseguenza dell'ultimo posto
conseguito dal Napoli nella sua prima stagione.
Nell'ultima partita di quel primo anno giocato in seria A, i tifosi
decisero di sostituire il cavallo con l'asino, a seguito, si dice,
che all’ennesima sconfitta rimediata dalla squadra napoletana tra le
mura amiche si levò la voce anonima d’uno spettatore, peraltro tifoso azzurro
da quel momento diventato anonimamente famoso, che esclamò:”Ato ca cavallo
sfrenato, chisto me pare ‘o ciuccio ‘e Fechella!” (Altro che cavallo
sfrenato, questo mi sembra l’asino di Fichella!); da quel momento l’emblema
del Napoli calcio non fu piú il cavallo rampante e sfrenato, ma l’umile
paziente laborioso asinello, segnato dalle tante piaghe procuategli dal
basto.

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