domenica 28 dicembre 2025

Buon giorno – Buona Domenica 28 dicembre 2025

 

Buon giorno – Buona Domenica 28 dicembre 2025

--- San Gaspare – Santa Caterina Volpicelli di Napoli –

 

Una vera amicizia è un toccasana per una serena e speranzosa esistenza, che fa desiderare un mondo migliore, senza invidia, né gelosie, che rendono la vita a volte insopportabile. Auguriamoci che. Il nuovo anno , il 2026, sia solo pieno di amore, amicizia e serenità, senza differenzazioni di genere, di colore, di disuguaglianze economiche, ma soprattutto che si arrivi alla Pace in quei paesi continuamente in guerra per far prevalere il proprio dominio e la sopraffazione.

Anche se il 2025 non è stato un anno bello, ma bruttissimo per la dipartita di persone amiche o di parentele acquisite, si deve andare avanti per  esistere su questo meraviglioso nostro mondo, anche per consentire alle prossime generazioni  di vivere e conoscere le nostre esperienze vissute.

Dopo questo mio consueto saluto quotidiano, vi postero una mia curiosità storica, vissuta direttamente in gioventù, per aver conosciuto un aedo eccezionale della mia epoca.

Dalle curiosità storiche di Sasà ‘O Professore

'O Gliuommerare

 ‘O Gliuommerare è il compositore di piccoli componimenti poetici, senza senso compiuto, che si snodavano con la stessa scorrevole facilità di un gomitolo di filo.

“‘E.Gliuommere“non erano che Filastrocche, che “‘E Gliummerare“ improvvisavano durante le feste o per omaggiare qualche personalità.

Si potrebbero definire dei giullari con licenza poetica molto in voga, già, nei secoli XIV e XV , (uno dei più famosi “Gliummerare”, fu il nostro poeta insigne “Jacopo Sannazaro”.

Negli anni del dopoguerra fino agli anni settanta ‘Nu Gliummerare”, o meglio un cantastorie d’altri tempi, fu “GEGE’ ‘E GIUGLIANE” al secolo Eugenio Pragliola, nativo di Giugliano, che, senza saperlo, componeva e cantava “Monorimi “ (ossia componimenti di tipo giullaresco di carattere satirico), che erano composti da versi eterometrici, con i quali si ripeteva una medesima rima accompagnato dalla fisarmonica, che portava sempre con sé, che, emettendo una musichetta, a mo' di sfottò, per dire che era sempre la stessa musica, anche se i tempi (i suonatori) cambiavano, faceva da preludio e da stacco alle varie strofe.

Viveva del ricavato abbastanza copioso della questua, che faceva dopo la sua esibizione con il cappello, che il pubblico gli donava senza esitazione per il ringraziamento per i momenti, di distrazione e d’ilarità, ricevuti.

Il suo pubblico era fatto per lo più di lavoratori, studenti, massaie, gente, che dalla periferia dell’entroterra dei Comuni limitrofi a Napoli, ogni giorno si recava in città o da essa se ne ritornava, prendendo posto su un tram, su un pulman o sul tram provinciale (‘o Vapuncielle), che collegava Napoli (piazzale antistante la Pretura a Porta Capuana) con Melito, Secondigliano Giugliano o dai Tram, che partivano da Piazza Dante verso Chiaiano, Mugnano, Marano, Villaricca fino a Giugliano.

A prima vista ed al primo sentore le sue filastrocche      ('e Gliuommere) potevano sembrare quasi tutte uguale, ma, poi, ci si accorgeva che non era così, perché Eugenie era un’artista, sapeva fare la rima con tutto ciò, che vedeva o che gli capitava all’improvviso davanti, nonché sapeva fare della satira con rima degli ultimissimi avvenimenti politici o spettacolari.

Fortunatamente sono stato un suo esterrefatto ascoltatore o meglio un suo fans, tanto che ricordo con tanto amore quei versi, che mi sono rimasti impressi nella mente e, che, quando mi è capitato per quel che ricordavo, li ho ripetuti ad amici per fargli omaggio, come ad un gran mattatore o meglio ad un Aedo della sua epoca e forse della mia gioventù.

Una delle tante rime che diceva, spesso nel finale delle sue prestazioni, era, per ottenere il compenso, (per ordine do’ Prefette, “Si Nun Tenite Sorde, Accetto Pure ‘E Sigarette”, o quella famosa dell’epoca.

“ ‘A America Votte ‘E Razze, ‘A Russia  Se Ncazze, E Nuye Stamme ‘Nto ‘Mbarazze”.

sabato 27 dicembre 2025

Buon giorno – Buon Sabato 27 dicembre 2025

Buon giorno – Buon Sabato  27 dicembre 2025

--- San Fabiola – San Teodoro – San Teofane ---

 

Tra giorni finisce un altro anno,  un periodo speciale , particolare, pieno di paure angosciose vicende, ma anche di effimere gioie sportive , come la conquista della squadra di calcio del Napoli del 4° Scudetto, e della Supercoppa italianaa dopo 10 anni Intanto, è stato messo in risalto che è bello vivere, anche soffrire per poi gioire.

.La vera amicizia, però, è un corroborante, che ti aiuta a vivere e crea i presupposti di un'esistenza gioiosa con soddisfazioni necessarie, che ti riempono il cuore di tanta serenità.

Dopo questo augurale saluto, come promesso ieri, vi postero una curiosità prettamente napoletana, il suo simbolo per eccellenza, Il cavallo Sfrenato:

Dalle curiosità storiche di Sasà ‘O Professore:

 Il cavallo è uno dei simboli di Napoli ?

 

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 il Cavallo, questo simbolo ricorrente apparve sulle aste delle bandiere di Gioacchino Murat, sui sigilli cartacei dei ”Borbone” ed infine è diventato il simbolo ufficiale, sullo stendardo  della “Provincia di Napoli”.

 La storia inizia,  quando lo storico greco-sileliota, Diodoro Siculo, nella Bibliotecha Historica, libro 5°, descrivendo Nettuno,  lo raffigura come celebre e provetto domatore di cavalli. In questa opera universale sulla origine del mondo, lo storico Diodoro, narra che gli antichi ritenevano che le immense  acque del mare erano adunate nel più basso meandro del nostro globo, anzi secondo il sistema greco : a meglio manifestare l’effetto prodotto dall’infimo elemento, lo vollero espresso sotto la forma di cavallo sfrenato, simbolo che credettero più idoneo a rappresentare l’attività e la naturale incostanza di tali acque.
 Nettuno, per tutto ciò, fu ritenuto dio tutelare delle mura delle città e delle fondamenta, al quale simulacro si offriva il sacrificio qualora la terra tremava forzata dal potere distruttivo del nume. 

 Alcuni archeologi, invece, identificarono il cavallo, come simbolo di  Napoli, nella statua equestre posta alle spalle del tempio di Apollo, eretto in onore del dio solare nel largo tra la casa dei Fabii e la casa di Melacoma, illustre atleta, (nell’odierna Piazza Riario Sforza, dove ora c’è la guglia di San Gennaro), 

Per tutto il Medioevo in tale slargo c’era la statua di un cavallo sfrenato di bronzo che, si dice, fosse stata scolpita dal mago Virgilio, che si ergeva su di un piedistallo di marmo cipollazzo a rappresentare forse uno dei corsieri del cocchio apollineo.

Invece la credenza popolare vuole che Virgilio, poeta e mago, avesse fatto costruire il cavallo sotto una certa costellazione in modo da far guarire tutte le malattie di questi animali. Infatti gli aurighi costringevano i suddetti animali a fare tre volte il giro del simulacro equestre pieni di fiducia ad ottenere la guarigione, cosa che talvolta fortuitamente avveniva. 

 Infatti, in quello slargo erano portati animali malati ornati di ghirlande di fiori e cavallini (simbolo del grano e della fertilità) che, per guarire, dovevano girare tre volte intorno alla statua del cavallo.

 La statua, infine alla fine del Medio-Evo per volere della Chiesa, fu fusa, perché tali riti di guarigione erano ritenuti pagani, dalle autorità ecclesiastiche.

Nel  1253 si racconta che Corrado IV° imperatore svevo, dopo la conquista della città, per le gravi perdite subite per piegare la difesa del popolo napoletano, accecato dalla ira, pur concedendo il perdono e l’incolumità a tutti gli sconfitti, si sfogò facendo abbattere la torre maestra ed ordinando all’arcivescovo della città, Mario Carafa, di distruggere la maestosa statua in bronzo di un cavallo sfrenato, il simbolo del valore indomito del popolo di Napoli


 Il corpo del cavallo bronzeo, infatti,  si dice, servì per forgiare le campane del Duomo. C’è chi racconta che, quando suonano, tendendo l’orecchio si sente il nitrito del cavallo di Virgilio
La testa bronzea del famoso cavallo di epoca incerta, si trova ora nel Museo Nazionale. La copia, ai tempi dei Borbone, quando fu rimosso l’originale, si può vedere in fondo al cortile del palazzo di Diomede Carafa, a Spaccanapoli
La testa unita al collo ed alle briglie sottratta fortunatamente alla fusione per farne le campane della Cattedrale, vennero in possesso del primo Conte di Maddaloni, Don Diomede Carafa, che la sistemò su di un piedistallo nel cortile del suo palazzo in via Nilo. Nel 1809 questo preziosissimo reperto venne trasferito nel Real Museo Borbonico dove trovasi attualmente, lasciando nel cortile del palazzo Carafa una copia in terracotta per non perderne memoria.

Sulla base del piedistallo della testa del cavallo, si leggeva questa scritta:

Quale sia stata la nobiltà e la grandezza del corpo

La testa superstite mostra

Un barbaro m’impose il morso

La superstizione e l’avidità mi fecero morire

Il rimpianto dei buoni accresce il mio valore

Qui vedi la testa

Le campane del Duomo conservano il mio corpo

Con me perì lo stemma della città

Sappiano gli amatori di queste arti

Che si deve a Francesco Carafa

…………….Questo corpo qualunque esso sia.

Il cavallo sfrenato, indomito, era diventato a tal punto il simbolo dello spirito di indipendenza dei napoletani, che quando Corrado IV, nel 1253, riesce dopo un anno di assedio ad entrare in città, fa mettere per sfregio un morso alla statua del cavallo. 
Oggi questa meraviglia ellenica la si può ammirare all’ uscita della Stazione Museo linea 1 della Metropolitana di Napoli. Stazione disegnata da Gae Aulenti nel 1999 ed inaugurata nel 2001. Sorretto da un supporto aereo in metallo illuminato a giorno dalla luce dei lucernai, “ a’ capa e’ Napule” (così è conosciuta tale testa di cavallo) colpisce per la sua straordinaria grandezza e bellezza fatta di tensione, nervosismo, purezza e classicità delle linee. 

La  Provincia di Napoli ha come emblema il cavallo rampante, che  è raffigurato sul suo Stendardo?

Pochi sanno che l’emblema della Provincia di Napoli è il cavallo rampante, ma da dove  è stato copiato? Dalla Ferrari o da Baracca? Da nessuno dei due, ma dalla sua unica fonte :  la storia napolitana.
Il cavallo rampante insieme alla triscele, sono i simboli dell’ex Regno delle Due Sicilie e precisamente la triscele rappresenta la Sicilia e il cavallo rappresenta il napoletano,

Come oggi le grandi città sono divise in municipalità, così in passato Napoli era divisa in ‘Sedili’o ‘Seggi’, ognuno dei quali aveva un suo stemma identificativo, e il Seggio del Nilo aveva un cavallo rampante nero in campo d’orato e poi vi era una maestosa statua in bronzo di un cavallo sfrenato che simboleggiava il Seggio di Capuana e quindi l’impetuosità di Napoli.


Ed ora è svelata anche una curiosità sul calcio Napoli , a proposito del cavallo rampante emblema di Napoli

Il primo stemma del calcio Napoli, nel 1926, era costituito da un ovale con al centro un cavallo bianco poggiato su un pallone da calcio e contornato dalle iniziali della denominazione di allora della società partenopea: "A.C.N." (Associazione Calcio Napoli), il tutto su sfondo celeste.
Fu lo stemma della società partenopea per un solo anno: infatti, complice probabilmente la pochezza espressa dalla squadra nella stagione d'esordio, il club adottò uno stemma di forma circolare con una N color oro su sfondo azzurro e corona esterna color oro.In conseguenza dell'ultimo posto conseguito dal Napoli nella sua prima stagione.
Nell'ultima partita di quel primo anno giocato in seria A, i tifosi decisero di sostituire il cavallo con l'asino, a seguito, si dice, che  all’ennesima sconfitta rimediata dalla squadra napoletana tra le mura amiche si levò la voce anonima d’uno spettatore, peraltro tifoso azzurro da quel momento diventato anonimamente famoso, che esclamò:”Ato ca cavallo sfrenato, chisto me pare ‘o ciuccio ‘e Fechella!” (Altro che cavallo sfrenato, questo mi sembra l’asino di Fichella!); da quel momento l’emblema del Napoli calcio non fu piú il cavallo rampante e sfrenato, ma l’umile paziente laborioso asinello, segnato dalle tante piaghe procuategli dal basto.








 

 

venerdì 26 dicembre 2025

Buon giorno – Buon Venerdì 26 dicembre 2025

Buon giorno – Buon Venerdì 26 dicembre 2025

--- Santo Stefano – San Zosimo – San Dionigi ---

 

Oggi si ricorda Santo Stefano, come era solito dirsi, è. “ ‘A Primma Festa”, dopo Natale. Quest'anno fortunatamente a casa mia con la mia cosorte l’ho vissuto , dopo aver festeggiato un buon natale pranzando con i miei cari, più stretti, la famigliola di mio figlio e del nipotino, (la mia gioia, che mi ha deliziato esibendosi a suonare sulla tastiera elettronica, oltre i brani di Bac e Betowen, anche la canzone napoletana, ‘o Sole mie, facendomi ricordare la mia gioventù quando ascoltavo mio padre  suonare con il mandolino, coi i suoi amici, che lo venivano a trovare, che rendevano l’atmosfera natalizia gioiosa e festosa.  

Riesco, però, a sopportare anche gli acciacchi dell’età con qualche purtroppo vicissitudine salutare).

 Intanto auguro di vivere questo scorcio di anno nel migliore modo possibile, e che l'anno nuovo, il 2026, sia veramente un anno di pave, fi amore, di amicizia, di tanta serenità

Dopo questo mio consueto saluto affettuo, carissime amiche ed amici, che leggete ed apprezzate le mie curiosità storiche. oggi non ve ne posterò nessuna, perché sono stato impegnato a ricevere uno dei miei fratelli e il nipote affezionato, figlio di mia sorella Maria, che sono venuti a casa per farmi gli auguri di questo particolare periodo.   

Prometto però, che lo farò domani con una interessantissima curiosità storica della città df Napoli.

 

giovedì 25 dicembre 2025

Buon giorno - Buon Giovedì 25 dicembre 2025

 

Buon giorno - Buon Giovedì 25 dicembre 2025                    --- Santo Natale – Sant'Eugenia – Sant’Anastasia ---

 Quest'anno è stata una buona vigilia, dopo dopo il controllo del defribillatore, che mi funzione bene e quindi ho potuto gustare il tradidizionale pranzo a base di pesce, senza giocare però a Tombola come di consueto, perchè s’era fatto tardi e dopo lo scambio dei doni, posti sotto l’albero, siamo andati, stanchi, tutti a nonna,  dopo una giornata impegnata  a preparare il pranzo. Oggi intanto che è Natale, spero di ascoltare l’esibizione del mio nipotino, che.- suona con bravura  la tastiera elettronica, oltre brani di Bach e Bethoven, anche qualche bella canzone  napoletana, che per me sarebbe una delizia particolare, constatando che buon sangue non mente, (quello della stirpe dei Vacca musicista, contitinua), com lo era il suo trisnonno Antonio, provetto violinista, il bisnonno Vincenzo, Liutaio e suonatore di qualsiasi strumento, mentre al posto di suo nonno Salvatore, il fratello Angelo. suonatore di mandalino, chitarra e basso elettrici.

La tombola forse la giocheremo oggi in modo che la tradizione natalizia sia rispettatata, poichè nonno Salvatore, conosce tutti gli epiteti relativi ai numeri estratti, uno alla volta dal Panariello.

Buona Natale a voi tuti amici e parenti, che mi leggerete, possa essere veramente la rinascita di un futuro migliore nel raggiungere per tutti gli obbiettivi prefissati e vivere l’esistenza sempre in santa pace.

Dopo questo  speranzoso augurio natalizio, vi posterò , carissimi amici lettori e carissime amiche lettrici, una delle tante curiosità storiche, interessante  di quando si viveva serenamente, senza ipocrisia ed egoismi   

Dalle curiosità storiche di Sasà ‘o Ptofessore.

'O Cagnacavalle


‘O Cagnacavalle fu un mestiere d’altri tempi e fu esercitato fino all’avvento dell’unità d’Italia soprattutto a Napoli dalle donne, per strada agli angoli dei vicoli delle principali vie cittadine. ( i cosiddetti- “’e Pendune ‘o viche)
O Cagnacavalle non era altro che il cambiavalute di monete, che su banchetti trasportabili, che poggiavano su quattro rotelle esercitava il benemerito servizio di cambiare monete d’oro od argento in quelle di rame, che rappresentava le monete spicciole di piccolo taglio (generalmente si cambiavano quelle d’oro o d’argento in quelle di rame avente il minimo valore).
Il nome di Cagnacavallo, così bizzarro deriva dall’effige di un cavallo rampante, simbolo della città di Napoli, (attualmente si può notare sulla facciata del palazzo della Provincia a Piazza Matteotti), che era impresso sui tagli delle monete di rame.
Stemma della Provincia di Napoli ( il Cavallo rampante)

Il Cagnacavallo, aveva una funzione sociale, svolgeva un compito quasi istituzionale, permettendo specie alla povera gente di saper contabilizzare e spendere il poco denaro a sua disposizione. (attualmente tale compito è svolto dalla Banca d’Italia, dall’Aziende di Credito e dai Cambiavalute autorizzati).
Tale mestiere esisteva, perché la valuta ufficiale o meglio le monete in circolazione, erano distinte in tre tipi di metallo:
Monete di Rame - quelle di piccolo taglio e di minimo ………………………valore;
Monete d’Argento - quelle di medio taglio e di gran ………………………..valore;
Monete d’Oro - quelle di valore massimo e le più …………………..pregiate, venivano generalmente …………………..coniate con l’effige del regnante o del …………………..governatore del periodo.

Le monete, che circolavano nel Regno di Napoli ed in quello delle Due Sicilie, utilizzate per effettuare pagamenti, assolvere le più svariate obbligazioni e per fare scambi commerciali e contrattazioni di ogni genere erano:
“ ‘O Ducate, ‘A Piastra, ‘O Tarì ,‘O Carline, ‘O Turnese, ‘O Grane ( ‘o Rane) , ‘O Cavalle, ‘O Sorde (‘o calle).
……
‘O Ducate = Era una moneta di un'importanza sia storica, che fondamentale circolante nel Regno delle Due Sicilie, in quanto rappresentava l’unità di riferimento per tutte le altre monete. Era coniata sia in oro, sia in argento.

Quella d’oro. Fu emessa per la prima volta da Ruggiero II, il normanno, nel 1130.
Il suo valore intrinseco d’oro aveva titolo 906,25 °/oo equivaleva a circa 1 grammo d’oro,
Le monete coniate in Ducati d’oro furono ::
2 Ducati d’oro (denominato Zecchino Napoletano) da 20 mm e dal peso di grammi 2,93
4 Ducati d’oro (denominato Doppia Napoletana) da 24 mm e dal peso di grammi 5,86
6 Ducati d’oro (denominato Oncia Napoletana) da 27 mm e dal peso di grammi 8,80
15 Ducati d’oro (denominato Quintupla Napoletana) da 29 mm e dal peso di grammi 18,93
30 Ducati d’oro ( denominato Decupla Napoletana) da 35 mm e dal peso di grammi 37,87
Le monete d’oro erano usate non solo nel Regno delle Due Sicilie, ma in ogni stato, poiché avevano potere liberatorio per il fatto che il valore intrinseco (il valore dell’oro contenuto nella moneta (la caratura) era all’incirca oro 900/920 °/oo ) era uguale alle altre monete d’oro circolanti negli altri stati, per questo erano da tutti riconosciute ed accettate.
Quindi un Ducato d’oro equivaleva pressappoco ad:
Un Fiorino austriaco, uno Zecchino della Repubblica veneta, un Franco d’oro Francese, un Ruspone del Granducato di Toscana, un Sovrano di Fiandra, una Sovrana del regno degli Asburgo Lorena, una Corona dell’Impero Austriaco, una Doppia dello Stato pontificio, uno Scudo pontificio ed una Sterlina inglese.
Tra le monete d’oro da ricordare il Carlino d’oro fatto coniare da Carlo I d’Angiò nel 1266, in occasione della conquista del regno di Napoli ed equivaleva a 14 Carlini d’argento.
Quella d’argento ( Ducato d’Argento) fu coniata dal Re Ferdinando IV , quando rientrò nel suo Regno dopo la disfatta napoleonica nel mese di giugno del 1815 e divenne moneta di riferimento per tutte le altre monete del medesimo metallo.
Il Ducato d’argento aveva come titolo argento 833 °/oo , di esse se n'emisero da:
- 1 Ducato d’argento (denominato la 100 Grana) da 38 mm e dal peso di g.mi 22,94
-1/2 Ducato d’argento (denominato la 50 Grana) da 32 mm e dal peso di g.mi 11,47
Altre monete d’argento furono:

All’avvento di Carlo di Borbone al Trono di Napoli, nel 1734, l’unità monetaria di base fu il carlino, una massa di argento e una piccola percentuale di rame.

  O Carlino -moneta prettamente d’argento ed
                      equivaleva alla 10^ parte del Ducato,e era.
     …………..cambiata con monete di rame d valore  di ………………10 Grana ‘   ( Detta anche " Pupillare ")

- A Piastra - moneta prettamente d’argento ed
                         equivaleva a 12 Carlini d’Argento, era
 ………………..cambiata con monete di rame di valore di …………………120 Grana.
Durante la Repubblica Napoletana del 1799, fu coniata col ritorno dei Borboni e fu ritirata dalla circolazione, e poi fusa e furono coniate con lo stesso metallo monete, ma di minor peso e valore, denominate
- ½ Piastra - moneta d’argento ed equivaleva a 6 Carlini ………………..d’Argento ed era cambiata con monete di ………………..rame del valore di 60 Grana.
- ‘O Tarì -    moneta d’argento ed equivaleva a 2 Carlini ……………….d’Argento, era cambiata con monete di ……………….rame del valore di 20 Grana.

Il Tarì aveva una caratteristica particolare non aveva emblemi ed era utilizzata dai Principi Maomettani della Costa africana.
Le Monete, che circolavano maggiormente per gli scambi e per le contrattazioni ed utilizzate dalla popolazione più povera erano quelle di rame, come :
Il Tornese ( moneta di rame circolante nel regno di Napoli)

‘O Turnese - moneta di rame, fu coniata per la prima volta in Francia a Tours  (Tournes) e circolava con tagli da : 2 Cavalli, 3 Cavalli (detto anche ½ Tornese, 4 Cavalli, 6 Cavalli,8 Cavalli, 9 Cavalli e 10 Cavalli.

E’ la Moneta più nota anche perché è spesso utilizzata in letteratura e fu citata nella famosissima canzone Napoletana, scritta da Salvatore di Giacomo

‘E Spingule Francese”, dove con un tornese si poteva ottenere una spilla di nutrice.
 ‘O Cavallo - moneta di rame, fu introdotto nel Regno delle Due Sicilie nel 1581, dopo che era stato utilizzata durante le crociate.
 Era un sottomultiplo della Moneta (‘O Sordo) ed
  equivaleva  alla sua dodicesima parte.
‘O Sordo - moneta di rame, era una moneta intermedia ed equivaleva  alla 12^ parte della moneta (Grano)
 ed era denominata anche Callo.. in circolazione
 v’erano monete da 1,2,3, 4, 6 e 9 Calli.

 ‘O Grano - moneta di rame, era una moneta molto utilizzata e di riferimento equivaleva alla 10^ parte
del Carlino (moneta d’argento).
Con l’unità d’Italia, il mestiere del Cagnacavallo sparì anche perché la monetazione, con la legge 788 del 24 agosto 1862, fu adottata col sistema centesimale e le coniazioni delle monete, sia d’oro, che d’argento, e infine quelle di rame divennero tutte con il nome di Lira Italiana. La Meza Lira, i 4 sordi,  i 2 sorde e 1 sordo

La lira italiana circolante durante la repubblica italiana
Tale coniazione dopo la fine del Regno d’Italia e la nascita della Repubblica Italiana fu adottata utilizzando il sistema decimale, e furono monete in lire da  1 – 5- 10 -20- 50 – 100 – 200 – 500 e 1000  che cesserà definitivamente ad avere corso legale il 1 Marzo 2002 con l’introduzione dell’Euro.

L'euro è la moneta europea attualmente circolante in tutta europa