Buon giorno Buon Lunedì 6 aprile 2026
--- San Prudenzio – San Celestino – Santa Galla ---
Invece di utilizzare le poche risorse finanziarie a risolvere gli annpsi problemi ( come la ssanità o la chiusura di molte attività produttive si vuole utilizzarle per aumentare le spese militari, che produrranno solo distruzioni di opere di edifici abitativi e l’eliminazione degli esseri umani da questo meraviglioso nostro pianeta. come sta avvenendo per gli attuali conflittti.
Intanto stamane nell’ augurato buona Pasquetta, (0 meglio “Lunedì in Albis2), alle tante carissime amiche e ai tanti amici, che leggono le mie curiosità, ne posterò un’altra per farvi conoscere l’origine dell’altro speciale prodotto campagnolo di Marano, dal sapore inconfondibile e piacevole al palato.
Dalle curiosità storiche di Sasà ‘o Professore
La famosa ciliegia "Arecca" di Marano:
(un tempo, assieme ai piselli erano i prodotti tipici di Marano.
La ciliegia "Arecca"
Del dominio dei nobili delle terre del Casale o meglio del “Comune Di Marano” che l’acquistarono durante l’Occupazione Spagnola, ora interessiamoci della famosa Ciliegia "Arecca" uno dei orodotti agricoli maranesi e della sua prima produttrice.Caterina Manriquez.
Ma chi era esattamente Caterina Manriquez, la prima produttrice della famosa Ciliegia Arecca coltivata sulle collina dei Camaldoli nei versanti di Marano e di Chiaiano. .
Caterina Manriquez, denominata la Reginella di Marano, ufficialmente poteva fregiarsi del titolo di principessa, poiché l’era stato conferito dal re spagnolo dell’epoca , Filippo IV d’Asburgo, dopo che la fece allontanare dalla corte di Madrid, per volontà della Regina, la sua prima moglie, Elisabetta di Francia, che aveva scoperto la tresca amorosa, che intratteneva con lui.
Re Filippo IV di Spagna, per non contrariare sua moglie, la regina Elisabetta, fu dunque costretto a spedire la bella Caterina presso la famiglia di lei a Marano, proveniente da Salerno dove risiedeva nel feudo di Cirella, inizialmente assegnato. Il padre di Caterina, Don Antonio Manriquez, nominato marchese di Cirella , accolse la figlia a ben volere, perchè pensava di usarla per imparentarsi con altri nobili feudatari, e, cosi poteva, come era in uso a quel tempo, espandersi territorialmente e contare di più nel nuovo mondo nobiliare del Regno Napoletano.
Il buon Don Antonio Manriquez, partecipava ad accaparrare quanti più città o casali del regno di Napoli, messi in vendita dal Vicerè, il conte di Monterrey per ringraziarsi il potere insaziabile del Regno spagnolo .
Caterina raggiunse via mare Salerno e dopo un breve soggiorno, conobbe Il barone Serbellone e venne a vivere con lui nel casale di Marano , che il padre, Don Antonio Manriquez le aveva acquistato nel 1630 tra i vari casali del demanio reale di Napoli, messi in vendita.
Caterina a Marano, si stabili con il marito nel castello di Scilla nei pressi di via recca e da li governava tutte le zone di campagna e le masserie annesse e da perfetta padrona dava disposizioni ai coloni, che erano alle sue dipendenze, come piantare nuovi alberi da frutta e ortaggi vari, che aveva portato con se dalla Spagna.
La bella Caterina portava, infatti, nel cuore, coi sogni giovanili, anche il ricordo delle albe e dei tramonti di fuoco, che l'avevano incantata, fin da bambina, nel lontano territorio collinoso madrileno, con i profumi intensi dei mirti, ed il sapore inconfondibile dei deliziosi frutti assaggiati, come le fragranti ed inconfondibili ciliegie rosa-pallide.
Si racconta che si era portato o aveva importato al suo seguito, quando lasciò la terra spagnola, alcuni alberelli di ciliegio, che fece piantare nelle campagne della Collina di Marano, la sua nuova residenza.
Nella nuova dimora la sposina volle dopo aver fatto piantare gli alberelli di quei frutto prelibato, la ciliegia , che aveva portato dalla terra natia spagnola e lo nomò ricca con il nome della famiglia del colono, Gaspare Ricca, che aveva prodotto per primo tale eccellenza di frutto o come dice lo storico locale ( ciliegia regale, da cui deriva recale ed infine recca)
Per deformazione fonetica e labiale la qualità di tale ciliegia è divenuta, poi : la ciliegia Arecca.
Il prodotto, la ciliegia Arecca, incrementò a Marano anche il mestiere dei cestari, i quali per dividerlo per qualità, lo sistemavano dopo la raccolta nelle "Varriate", ceste rettangolari che potevano contenere fino a venti chili di ciliegie (le sporte). Poi vennero altre ceste più pratiche, chiamate "Cerasare", anch'esse rettangolari e da quindici chili netti. Le più pregiate erano messe nel "cestino", che era usato per regalare le ciliegie primizie alla propria fidanzata
Altro
mestiere fu impegnato per le ciliegie è fu quello degli scalari,
che crearono e si dettero da fare per fornire una scala pratica funzionale per raccogliere tale
specialità le ciliegie senza sciuparle e lasciare sui rami i germogli futuri
fino alla cima dell'albero.
La scala
inventata, che permetteva di salire sull'albero di ciliegio, che può
raggiungere anche i venti metri di altezza in sicurezza, era "lo
Scalillo", che allora si usava ed ancora oggi si usa. Lo
scalillo, è prodotto da sempre a Marano,
è un scala lunga e stretta, formata da un minimo di dieci ed un massimo
di trenta scalini, distanti tra loro cinquanta centimetri. Ogni piolo dello
scalillo è largo trenta centimetri e presenta al centro un'intaccatura nella
quale il raccoglitore, appoggiando il ginocchio, resta libero di usare entrambe
le mani senza perdere l'equilibrio.
Le immagini sottosttanti sono:
Lo scalillo per raccogliere le ciligie
Le ciligie la Arecca
Il re di spagna Filippo IV






SE la curiosità è interessante e piacevole , lasciate un commrnto e proseguirò con altre piacevoli curiosità storiche. grazie , buona pasquetta
RispondiEliminaBuona Pasquetta, molto interessante la storia d''e cerase a Marano
RispondiEliminacata speranza ci saranno altre interessanti curiosità , basta aver pazienza e le leggerai quanti orima- a rusentirci
Elimina