Buon Giorno Buon Venrtdì 8 Maggio 2026
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-– San Acacio – Sant’Ulrica – San Vittore ---
Sperando che l’incontro tra il papa, Leone XiV e il segretario di stato USA, sia l’auspicio, che possa creare i presupposti per far giungere facilmente la pace e la fine dei tanti conflitti, che fano trepidare gli esseri umani di questo nostro meraviglioso pianeta.
Vivere serenamente, come meglio ci aggrada, con il sentimento più bello, l’Amicizia, che consente di vivere questa nostra esistenza con rispetto, lealtà, giustizia e tanta solidarietà con i meno fortunati, come pure rispettando la natura e l’ambiente, che ci circonda, evitando di lamentarci o imprecando quando si verifica l’imprevisto e l’improbabile.
Stamane intanto vi posterò una mia curiosità storica, come si evince da scritti del passato, riguardante appunto il sentimento gratificante, che è l’amicizia.
Dalle curiosità storiche mitologiche
IL mito dell’amicizia
L’AMARANTO LA PIANTA DELL’AMICIZIA
L’Amaranto non è solo un colore dei fiori di una pianta, ma da sempre, come dicevano i Greci, rappresenta un mito intramontabile, che raffigura il sentimento dell’amicizia, che si fonda sulla stima reciproca degli esseri viventi, specie quando è veramente sentita e nulla riesce a farla affievolire, né a farla appassire.
L’amicizia, per questo, è ritenuta una dell’esperienza fondamentale dell’umanità ed è stata elevata ad una sorta di santificazione in ogni epoca da tutte le religioni, che si sono succedute.
In quella greca l’amicizia era portata ad esempio, come quella rappresentante, che esisteva fra Oreste e Pilade, i cugini, che, vivendo insieme fin da bambini, furono abituati ad avere uguali interessi, a godere delle stesse sensazioni del piacere ed a sentire identico affetto per il prossimo, vivendo quasi come in una perfetta simbiosi.
In quella romana, l’amicizia era considerata un rapporto molto pratico della vita e fu enfatizzata con il concetto di solidarietà fra individui, che furono definiti “Sodales”, valeva a dire accomunati da uno stesso scopo pratico da raggiungere e perciò s'impegnavano tutti uniti in campagne di conquista.
In concreto l’amicizia fu rappresentata e quindi la simboleggiarono con i fiori di amaranto, che ritenevano una sorta di talismano contro l’invidia e le avversità della vita.
Nel medio Evo, con l’amaranto di solito, si ornava il capo con ghirlande e si cingeva le vesti con grandi inserti di questo vivo fiore, sperando così ottenere l’altrui benevolenza ed una protezione duratura del benessere fisico.
Il mito dell’Amaranto nasce dal fatto che per raggiungere lo scopo della vera amicizia occorre che ci fossero, secondo Aristotele, tre presupposti:
1) Quando si hanno gli stessi godimenti sul piacere …..comune;
2) Quando esiste un interesse reciproco;
3) Quando si basa sulla bontà reciproca.
La percezione dell’amicizia diventa sentimento e logica di vita, come detto da Aristosseno, e dopo di lui Cicerone (De off. 3.45), ed infine Diodoro Siculo (10.4), e altri, intorno al 4 ° secolo a.C., nella famosa storia narrata negli scritti: “di Pizia e del suo amico Damone, entrambi seguaci del filosofo Pitagora “.
La storia racconta che un giorno Pizia recatosi a Siracusa, (a quella epoca regno della Magna Grecia, dove imperava il Tiranno Dionisio), fu ingiustamente accusato di aver partecipato ad un complotto a causa delle sue idee per abbattere il sovrano (il Tiranno Dionisio). Scoperto, fu deciso che doveva essere punito per questo infame crimine alla pena di morte. Questo il fatto ma la storia diventa emozionante ed è ricordata come : “la storia di Damone e Pizia”, grandi amici, che vivevano mettendo in comune ogni loro avere e condividendo il pensiero filosofico pitagorico della reciproca assistenza, fu messa in evidenza il giorno in cui fu scoperto l’attentato contro Dionisio, e per questo motivo Pizia fu accusato di aver partecipato alla congiura. Non potendo provare la sua innocenza, Pizia accettò la condanna, ma prima di essere giustiziato, chiese di poter tornare alla propria casa per l’ultima volta, per risolvere i suoi affari e congedarsi definitivamente dalla propria famiglia.
Il tiranno Dionisio in un primo momento rifiutò la proposta pensando che una volta rilasciato libero, Pizia non sarebbe più tornato e lui fosse stato ritenuto uno stolto ed un credulone.
Allora Pizia chiamò il suo amico, Damone, e gli chiese di prendere il suo posto in prigione in attesa della esecuzione della condanna, mentre si recava dalla sua famiglia per salutarla. Dioniso, a quel punto, accettò la proposta dello scambio e concesse a Pizia un periodo di tempo per sistemare le sue cose. Dionisio allora fece imprigionare Damone al posto di Pizia, che avrebbe pagato con la sua vita se l'amico Pizia non si fosse presentato il giorno stabilito per l’esecuzione. Arrivato il giorno fatale e avvicinatasi l’ora stabilita, nessuno aveva notizie del condannato, Pizia, e mentre la gente dubitava, Damone non smise di credere nella lealtà dell’amico. Pizia, infatti, arrivò all’ultimo momento e, abbracciato il compagno, che era pronto ad avviarsi verso il patibolo, e si scusò per il ritardo, opera di un involontario contrattempo, dovuto al sequestro della sua nave da parte di feroci pirati, che dopo averlo catturato e sequestrato la sua nave, lo buttarono in mare senza pietà. Riavutosi nelle acque gelide del mare Egeo lungo la costa siracusana, a nuoto raggiunse la riva con gran fatica, sperando in cuor suo di giungere in tempo per mantenere il suo impegno e la parola data. Il tiranno Dionisio, stupito e colpito dalla fiducia riposta da due amici e dalla loro lealtà, si sentì autorizzato a graziare Pizia e liberare il suo amico Damone, tenuto in ostaggio, e nello stesso tempo li nominò sue persone di massima fiducia ed onorabilità e li elevò a suoi consulenti. Chiese Infine di essere ammesso al loro speciale sodalizio, come terzo membro nella loro relazione.
Così, come la vicenda di Damone e Pizia insegna, l’amicizia sincera non si spegne con il trascorrere del tempo, sfida ogni difficoltà, supera ciascun ostacolo senza paura ed affronta con serenità le prove a cui la vita ogni giorno la sottopone. L’amicizia educa il cuore dell’uomo a saper convivere.
I custodi dell’amicizia vera sono i giovani.
In una società che insegue valori sempre più effimeri, abbagliata dalla materialità dilagante, questa narrazione aiuta a scoprire l’essenza della vita, ciò che la rende davvero degna di essere vissuta. Non per altro Aristotele riconosceva l’amicizia come «il sentimento più necessario per vivere».
L'Amaranto è un’erbacea annuale, originaria dell’America latina dell’Africa centrale e dell’Asia meridionale ; Appartiene al genere Amaranthus , alcune delle quali sono commestibili e sono coltivate per l’alimentazione in molte regioni del centro equatoriale. Ha un arbusto eretto, e fusti molto ramificati, che raggiunge i 90-100 cm d'altezza; le grandi foglie, ovali o lanceolate, sono di colore verde scuro, opaco, ma il colore più bello dell'amaranto si trova in alcune varietà, famoso è il colore rossastro o porpora, che rimane tale per tutta l’estate, fino ai primi freddi autunnali. L’amaranto produce particolari infiorescenze allungate, pendule, piumose, di colore rosso, arancio o giallo, contenenti numerosissimi piccoli semi scuri. Queste piante si possono coltivare in giardino, come bordure, ma sono anche molto adatte ad essere poste a dimora in contenitore, per meglio rappresentare il suo aspetto pendulo delle infiorescenze. Le infiorescenze della pianta dell'amaranto sono utilizzate come fiori recisi e anche essiccate.
Le immagini sottostanti sono:
1)La Pianta dell’amaranto
2) Manifesto del film "Damone e Pizia" che rappresentanp i giovasni ….dell'amicizia e della lealtà
3) ii colore Amaranto

grazie per i vostri commenti che leggete i miei post , vi comunico che ve ne postetrò altri sua mitologivi, o relativi a monumenti di napoli e varie curiosità storiche.
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