venerdì 4 marzo 2016

Preparare una tavola secondo il bon ton


Soluzione del quiz di Sasà del 3 Marzo 2016.




Preparare una tavola secondo il bon ton





I piatti si dispongono ad uguale distanza l'uno dall'altro ed il loro numero varia a seconda delle portate del menu e lo stesso vale per le posate. La loro posizione é comunque fissa:

A= tovagliolo  B= sottopiatto  C= tazza da brodo o piatto per minestre
D= piatto da pane con coltello per il burro
E= bicchiere acqua  F= calice vino bianco  G= calice vino rosso
H= forchetta pesce  I= forchetta pasto  J= forchetta insalata
K= coltello di servizio  L= coltello pesce
M= cucchiaio da brodo  N= cucchiaio dessert e forchetta torta

In definitiva occorrono:
3 bicchieri di varia foggia ; 2 piatti ( uno per il pane ed il relativo coltello per l’imburramento, e l’altro per il brodo o piatto per minestre); nonché un sottopiatto; un solo tovagliolo;
8 posate ( 3 forchette – 2 coltelli – 1 cucchiaio  - 1 cucchiaino per dessert – 1 forchettina per torta ).




martedì 16 febbraio 2016

Una madonna abusiva con Altare realizzato dal «re dei funerali»

Il giorno 23 gennaio 2016 come  era previsto dalla Legge, la autorità locale  il Comune di Marano ha fatto rimuovere il manufatto elevando un sequestro ed una ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi. 




La statua della madonna Abusiva
(quella di S. Maria della Cintura) 
 con altare  realizzata dal «re dei funerali».



La storia della statua della Madonna abusiva,(quella di S. Maria della Cintura) , cominciò circa un anno fa, siamo nel 2015, quando il Comune di Marano, presieduto da una giunta di Destra retta dal sindaco  Angelo Liccardo, affidò  la cura dei giardinetti davanti al cimitero  locale, in zona Vallesana, alla ditta Cesarano, ditta, che svolge l'attività di pompe funebri. 
La ditta affidataria, però, non si limitò a piantare nello spazio assegnato, alberelli, fiori ed annaffiare l’erba, ma decise di fare le cose in grande: e presentò domanda di erigere una cappella votiva, che fu regolarmente accettata dall’ufficio tecnico comunale.
L’adottare un’aiuola, non prevedeva la realizzazione  di un’opera edile su una base in cemento e in marmo e pertanto non fu ritenuta  in linea con le normative in materia di edilizia e di urbanistica.
In effetti, fu  costruita un’ edicola votiva ed una statua della Madonna della Cintura, uguale a quella venerata nella chiesetta lì d’appresso.

L’iniziativa fu posta sotto sequestro dai vigili urbani di Marano. ma i titolari dell’agenzia funebre, intenzionati a realizzare l'opera in un'area pubblica a loro affidata (per 12 mesi) disatteserono  le indicazioni del Comando dei Vigili, del Comune  e continuarono nel loro intento e procedettero al completamento della struttura,  consistente in un’edicola votiva eretta in onore  della Madonna ed ai suoi piedi in formato maxi  fu piazzata una lapide in marmo, in ricordo  a Ciro Giovanni Cesarano, il padre della ditta affidataria..

Dopo vari ricorsi all’autorità  giudiziaria si è finalmente proceduto alla,

 Rimozione della statua della Madonna 'abusiva', ed il sindaco Angelo Liccardo: ha dichiarato «La legalità prima di tutto»


 
Madonna ABUSIVA con Altarino Votivo a MARANO








 

venerdì 12 febbraio 2016

Il 28 marzo del 1943 cosa accadde a Napoli,

Lo sfregio permanente del Maschio Angioino


 
Il Maschio Angioino deturpato





Esistono varie storie che si sono raccontate quando si ammira lo squarcio sulla facciata di Piazza Municipio del Maschio Angioino di Napoli.
 Si descrive dettagliatamente di una cannonata inflitta si pensa intorno al 1345 dall'assalto dell’esercito di Luigi I di Ungheria per impossessarsi del regno di Napoli.
Si è perfino arrivati ad affermare che lo sfregio al castello angioino sia stata opera di Carlo VIII di Francia durante il saccheggio della città del 1494.
La verità dello squarcio sulla facciata del Maschio Angioino, (Castello voluto dal Re, Carlo I D'Angiò, poi divenuta sede dei vari regni, che si sono succeduti nel tempo, come quello Aragonese ed infine quello dei Borboni fino al 1860), risale niente di meno che durante l'ultimo periodo bellico (la II^ guerra mondiale.
Non fu una cannonata, quindi, né un assalto impetuoso del popolo napoletano, rivoltosi contro qualche dispotico regnante durante l'epopea vicereale spagnola ma quella “ferita”, ancora tuttora visibile sulla facciata del lato est del famoso castello, (noto anche come, Castel Nuovo, che si erge sulla spianata dell'attuale Piazza del Municipio), fu prodotta da schegge di lamiere e pezzi infuocati procurate da una terribile esplosione  di una nave, che, in quel periodo, ormeggiata nel porto di Napoli, adibita al trasporto di rifornimenti bellici in procinto di ripartire, dopo essere stata riparata dopo aver subito un attacco aereo in Tunisia.

Era il 28 marzo del 1943, è una di quelle tragedie che è ben ricordata dai superstiti di Napoli, quale una delle pagine più dolorose della storia della nostra città. Viene citata come il  giorno dell’esplosione della famosa motonave da guerra, Caterina Costa, ormeggiata da qualche giorno nel porto, carica di materiale bellico destinato alle truppe italiane sul fronte africano







 Non e mai stato chiarito chi procurò lo scoppio della grande motonave da guerra, in un primo momento si pensò nelle prime ore del pomeriggio  ad un incendio, forse casuale, forse doloso.

danni porto napoli
 Le freccie indicano la posizione 
dove si trovava  ormeggiata la nave
" Caterina Costa " il 28 marzo !943

 La possibilità di un possibile scoppio, inizialmente fu  sottovalutato, poi la situazione  precipitò, anche perché gestita male, gravi leggerezze, ritardi nei soccorsi, e totale incapacità nel dirigere le operazioni di spegnimento o  di eventuale allontanamento  della nave dal porto.

 La nave, divenne così una santabarbara galleggiante, ancorata al porto, tra gli inutili tentativi di spegnere le fiamme, fino a quando: alle 17.39 l’incendio raggiunge la stiva numero due, quella degli esplosivi, e la "Caterina Costa" saltò in aria.

 
La Motonave " Caterina Costa"



La nave apparteneva all’armatore genovese Giacomo Costa, ma nel corso della seconda guerra mondiale , fu requisita dalla regia Marina ed adibita al trasporto di rifornimenti bellici sulla tratta per il nord-Africa, e quel tragico 28 marzo 1943, si trovava ormeggiata nel porto di Napoli, dopo essere stata riparata in seguito ad un attacco aereo in Tunisia.
 La motonave, Caterina Costa, era stata caricata con decine di carrarmati, quasi 8000 quintali di carburante e oltre 1500 tonnellate di munizioni.



La deflagrazione dello scoppio, avvenuto solo dopo che il terribile incendio risultato indomabile, raggiunse la stiva numero due, quella contenente gli esplosivi,

 L’intero molo, dove era ormeggiata la nave, sprofondò e Napoli fu come se fosse letteralmente bombardata di lamiere roventi. .

La zona del rione San’Erasmo fu quasi rasa al suolo, lamiere e pezzi infuocati raggiunsero mezza città causando incendi e distruzione; un carrarmato atterrò sul tetto di un palazzo di via Atri e neanche il Vomero e Capodimonte scamparono alla furia dell’esplosione.



Altri pezzi di nave abbatterono due fabbricati al Ponte della Maddalena, la torretta di un carrarmato si incastrò in una delle pareti del teatro San Carlo, neppure il massiccio castello de il Maschio Angioino fu risparmiato, ne è la testimonianza una delle sue facciate è ancora oggi visibile dal danno provocato dall’esplosione

 
Lo sfregio permanente del Maschio Angioino



 Furono coinvolte persino le zone cittadine del Lavinaio, piazza Garibaldi, il Borgo Loreto, la Sanità, piazza Carlo III, i Quartieri Spagnoli, fino a raggiungere le zone alte come il Vomero, la collina dei Camaldoli  che furono investiti dalla pioggia di schegge e detriti.

Gli scampati testimoniano e raccontano di aver visto, con i propri occhi, persone senza testa correre in strada, poveri sventurati sorpresi dall’esplosione e rimasti decapitati dalle lamiere, i cui corpi straziati percorsero ancora qualche metro prima di stramazzare al suolo.

Le vittime accertate furono seicento mentre i feriti se ne contarono circa un migliaio, e furono segnati  in  quella terribile giornata per tutta la vita.




Una tragedia che quel terribile 28 marzo del 1943, fermò il tempo, ne fu testimone indelebile il famoso Orologio Quattrocentesco, incastonato all’interno dell’Arco, che collega il campanile della chiesa  di Sant’Eligio, la più antica testimonianza angioina della città, con l’edificio vicino, che si può ammirare a ridosso di piazza Mercato.

Orologio Quattrocentesco, incastonato all’interno dell’Arco, che collega 
il campanile della chiesa  di Sant’Eligio





 Il quartiere Mercato, vicino al molo dell’esplosione  fu devastato dalla raffica di spezzoni incendiari e, nel momento esatto dello scoppio della nave, l’Orologio smise di funzionare. Per cinquant’anni l’Arco di Sant’Eligio, con le sue lancette ferme, ha voluto ricordare, a chiunque alzasse lo sguardo, quella ferita forse mai del tutto rimarginata. Solo nel 1993 l’Orologio, restaurato grazie all’impegno dell’associazione culturale Nea Ghenesis e della Parrocchia di Sant’Eligio Maggiore, è stato rimesso in funzione, tornando a scandire il tempo della nostra città.





martedì 9 febbraio 2016

Bandiere con bande celeste e bianco

Le bandiere che utilizzano i colori celeste e bianco
 sono  tre:

Le bandiere delle Repubbliche 
di San Marino, di Guatemala e dell’Argentina.







Repubblica di San Marino


La bandiera della Serenissima Repubblica di San Marino, adottata il 6 aprile 1862,  è composta da due bande orizzontali di uguali dimensioni: quella superiore è bianca e quella inferiore è celeste. Al centro della bandiera è presente lo stemma nazionale. Lo stemma mostra uno scudo (che presenta tre torri su tre vette) fiancheggiato da una ghirlanda. Sopra lo scudo è presente una corona e sotto è presente un nastro che reca la parola LIBERTAS






Repubblica di Guatemala


La bandiera del Guatemala è un bicolore in tre bande verticali, di uguali dimensioni: la centrale è bianca e le laterali celesti.
Tradizionalmente il celeste simboleggia gli oceani Pacifico e Atlantico, il bianco la purezza dei valori della nazione ( la pace). guatemalteca pone le bande in verticale piuttosto che in orizzontale come il disegno originale.
La banda centrale , quella bianca è caricata dell'emblema con il quetzal, l'uccello simbolo di libertà dei Maya, e la data del 15 settembre 1821 che ricorda l'indipendenza dell'America centraledalla Spagna. Sono presenti anche due fucili e due spade incrociate, per rammentare la disponibilità del Guatemala a difendersi con la guerra, ma insieme si notano due rami di ulivo a significare che il paese predilige comunque la pace.







Repubblica dell'Argentina
La bandiera dell'Argentina consiste di tre bande orizzontali di uguali dimensioni. Le due bande esterne sono azzurre e quella centrale è bianca, con al centro il Sol de Mayo. Si racconta che la vera origine dei colori della bandiera argentina derivano dai colori delle vesti della Madonna, nelle rappresentazioni tradizionale dei due veli bianco e celeste.

martedì 19 gennaio 2016

La Madonna di Vallesana di Marano di Napoli

La Madonna di Vallesana di Marano di Napoli


Madonna di vallesana di Marano di Napoli



Madonna di Vallesana di Marano di Napoli
( nota come Maria S:S. della Cintura)

La Madonna di Vallesana, conosciuta anche come Maria S.S. della Cintura, che si celebra e fa parte della festa del lunedì dell’Angelo di Marano di Napoli.
Festa che   inizia la mattina con la processione  della statua della Madonna che viene portata in solenne percorso, su un carro artistico, per le strade del centro storico partenza  dalla chiesetta di Vallesana, dove la statua è custodita, e ritorno. alla fine nello stesso punto di partenza. Una tradizione lunga ben tre secoli, che inizia nel 1639 con l’arrivo a Marano dei frati Agostiniani. Furono proprio loro, infatti, ad aggiungere all’effige della Madonna di Vallesana la cintura nera simbolo del loro ordine
Sono oltre 300 anni insomma che il lunedì di pasquetta, il popolo maranese si riunisce per celebrare e onorare la Madonna di Vallesana, dando vita a una delle feste popolari più importanti della tradizione. Quando quindi nel dopoguerra fu istituita la Pasquetta ai maranesi non restò altro da fare che rimandare le scampagnate al martedì. 


 Furto sacrilego nella Chiesa di Poggio Vallesana
 
Statua attuale di santa Maria della Cintura 

 del Santuario di Vallesana ( Marano di Napoli)



il 19 gennaio 2016.fu scoperto il saccheggio della piccola  chiesa della Madonna della Cintura di Vallesana. perpetrato durante la notte, dopo aver praticato un foro dal contiguo cimitero di Marano.nella navata laterale.  della chiesetta. Tra i vari oggetti trafugati di valore, c'è o il bambino Gesù, che la madonna portava   all'inpiedi sulla mano sinistra, la cintura  del saio che la stessa portava sospesa nella mano destra.  .


La Madonna di Vallesana ( Marano di Napoli)
Santa Maria della Cintura  col Bambino Gesù
Come era prima del furto del 19 gennaio 2016



Il giorno 23 gennaio 2016 come  era previsto dalla Legge, la autorità locale  il Comune di Marano ha fatto rimuovere il manufatto elevando un sequestro ed una ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi.


La statua di madonna (quella di S. Maria della Cintura)  abusiva,  realizzata dal «re dei funerali».

La statua di madonna (quella di S. Maria della Cintura) " Abusiva"


La storia della statua della Madonna abusiva, cominciò circa un anno fa, siamo nel 2015, quando il Comune di Marano, è presieduto da una giunta di Destra retta dal sindaco  Angelo Liccardo, che affida  la cura dei giardinetti davanti al cimitero  locale, in zona Vallesana, alla ditta Cesarano. ditta, che svolge l'attività di pompe funebri.  La ditta affidataria, però, non si limita a piantare nello spazio assegnato, alberelli, fiori ed annaffiare l’erba, ma decide di fare le cose in grande: e presenta domanda di erigere una cappella votiva, che è regolarmente accettata dall’ufficio tecnico comunale.

L’adottare un’aiuola, non prevedeva la realizzazione  di un’opera edile su una base in cemento e in marmo e pertanto non  in linea con le normative in materia di edilizia e di urbanistica.
In effetti, fu  costruita un’ edicola votiva ed una statua della Madonna della Cintura, uguale a quella venerata nella chiesetta lì d’appresso.

L’iniziativa fu posta sotto sequestro dai vigili urbani di Marano. ma i titolari dell’agenzia funebre, intenzionati a realizzare l'opera in un'area pubblica a loro affidata (per 12 mesi) disattese  le indicazioni del Comando dei Vigili, del Comune  e continuarono nel loro intento e procedettero al completamento della struttura  consistente un’edicola votiva eretta in onore  della Madonna ed ai suoi piedi in formato maxi  fu piazzata una lapide in marmo, in ricordo  a Ciro Giovanni Cesarano, il padre della ditta affidataria..

Dopo vari ricorsi all’autorità  giudiziaria si finalmente proceduto alla,
 Rimozione della statua della Madonna 'abusiva', ed il sindaco Angelo Liccardo: ha dichiarato «La legalità prima di tutto»
 




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lunedì 21 dicembre 2015

Bandiera di Cipro

 La Bandiera della Repubblica di Cipro



Bandiera ufficiale della Repubblica di Cipro 

Il 16 agosto 1960 il Trattato di Zurigo e Londra consentiva la nascita a Cipro di una repubblica presidenziale libera e indipendente ed  il 20 settembre 1960 fa il suo ingresso all’ O:N.U,
 La repubblica di Cipro infine entra a far parte dell’Unione Europea dal 1° maggio 2004.


L'attuale bandiera cipriota fu adottata il 16 agosto 1960 quando fu redatta una costituzione per Cipro, che diventò ufficialmente uno Stato indipendente.
La bandiera fu progettata dall'insegnante d'arte turco-cipriota Ismet Güney.
La bandiera di Cipro presenta al centro la sagoma dell'isola di Cipro, con sotto due ramoscelli d'ulivo, simbolo della pace, su uno sfondo totalmente bianco, altro simbolo di pace. I rami di ulivo stanno a significare la pace raggiunta tra i turchi e i greci. La sagoma dell'isola è color rame, che rappresenta una delle risorse economiche principali grazie ai numerosi giacimenti presenti nel territorio.
Fu scelta dal presidente Makarios che fu anche  il rimo presidente di Cipro libera ed indipendente. che la scelse, perchè sembrava la più neutrale e portatrice di speranza di pace: il bianco simbolo di pace e l'assenza dei colori delle bandiere greca e turca pesarono probailmente sulla scelta. Tuttavia questa bandiera è sentita più che altro dai ciprioti di origine greca, mentre ha poco seguito nella zona turca.
 

lunedì 7 dicembre 2015









'O Nucillo
(Distillato  da Giulia Vitiello anno 2019)











'O Siconde Nucillo
( Dessert  da Giulia Vitiello anno 2019)















domenica 29 novembre 2015

SCIALATIELLE ZUCCHINE FUNGHI E GAMBERETTI

Gli Scialatielle

Gli "scialatielli " sono un formato di pasta fresca usato nella cucina campana, tipici di Amalfi dove sono nati nel 1978 (presentati ad un concorso culinario, e vinsero il premio entremetier dell'anno); il loro nome derivi da due parole della lingua napoletana "scialare" (godere) e "tiella" (padella).
Sono listarelle più corte degli spaghetti, più larghe e di sezione rettangolare piuttosto irregolare. Sono tradizionalmente fatti a mano con farina, acqua e/o latte, formaggio grattugiato, basilico fresco tritato e sale, ma vengono anche venduti come formato di produzione industriale.
Sono riconosciuti come " PAT " prodotto agroalimentare tradizionale della regione Campania.

Una ricetta rinomata  preparata con gli scialatielli è:



SCIALATIELLE  ZUCCHINE  FUNGHI E GAMBERETTI


Scialatielle zucchine, funghi e gamberetti( (primo piatto)




Non è difficile preparare gli
Scialatielle zucchine, funghi e gamberetti( (primo piatto)





Il Grado di difficoltà è : basso-medio
Tempo di preparazione: 25 min. circa

Occorrono questi ingredienti per 4 persone:
350 gr. di scialatielli freschi
7/8 funghi champignon freschi
2 zucchine
200 gr. di gamberetti sgusciati surgelati
6/7 cucchiai di olio extravergine di oliva
1 spicchio d'aglio
sale e prezzemolo q.b.

Come èrocedere alla Preparazione
In un tegame far soffriggere lo spicchio d'aglio nell'olio extravergine d'oliva, eliminarlo appena dorato; aggiungere i funghi champignon e le zucchine affettati sottilmente e lasciar cuocere per 10/15 minuti circa a fuoco medio aggiungendo dell'acqua ed, alla fine, aggiungere i gamberetti surgelati, lasciare cuocere per altri 6/7 minuti rigirando di tanto in tanto, aggiungere del sale e del prezzemolo. Nel frattempo, a parte, cuocere in abbondante acqua salata gli scialatielli, scolarli al dente e versarli nel tegame con il composto di funghi, zucchine e gamberetti, rigirare facendo amalgamare bene il tutto e servire nei piatti.


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Come preparare gli scalatielle in casa
 




Li ho mangiati oggi, è una vera squisitezza