lunedì 11 agosto 2014

lu carrature o chitarra abruzzese

Spaghetti alla Chitarra con sugo d'agnello




Il carratore ( lu carrature) 
detta pure Chitarra abbruzzese



Il carratore ( lu carrature) 
detta pure Chitarra abbruzzese




Con il Carratore,  la cosiddetta Chitarra abruzzese  
è lo strumento con cui  si preparano i  famosi : 
 " Maccheroni Carrati "o meglio gli arcinoti 
" Spaghetti alla Chitarra ".
Per avere l’impasto di base per questi tipo speciale di pasta occorrono in primo luogo : farina di grano duro,
 uova e sale (qualcuno aggiunge anche un cucchiaio di olio d’oliva).
 Dopo aver lavorato bene la pasta si tira la sfoglia ben liscia e compatta e, con l’aiuto del matterello, si passa attraverso il telaio del carraturo o “chitarra".
Secondo la regola, gli spaghetti ottenuti devono essere "sottili come un capello, leggeri come una piuma e profumati come un fiore".
Questo piatto, a base di uova e farina, è tipico non solo di Penne, ma di tutto l'Abruzzo. 
Il nome, i maccheroni carrati, ha origini francesi, infatti,  prendono il nome dallo strumento con il quale una volta venivano tagliati, il Carratore o lu Carratore.,
 Infatti il carratore prende il nome dal verbo "carrer" francese, che significa squadrare..
Lo strumento carratore era sostanzialmente composto da una serie di corde metalliche, con al di sotto un recipiente per accogliere la pasta, sulle quali venivano adagiate le strisce di pasta sfoglia che, premute con l'aiuto del mattarello, venivano tagliate in striscioline sottili. La forma dello strumento ricorda anche la cassa armonica di una chitarra, ed ecco da dove deriva il secondo nome maccheroni o spaghetti alla chitarra.
 

Fatto l'impasto con farina di grano duro ed acqua, più uova in sfoglie – le “péttole” nel dialetto regionale – che vengono adagiate sulla cosiddetta “chitarra” o “maccarunàre”, il singolare attrezzo costituito da un telaio di legno di faggio ricoperto da sottili fili d’acciaio, tesi proprio come le corde di uno strumento musicale e posti a distanza di circa un millimetro l’uno dall’altro. Con l’aiuto del matterello, pressato sulla sfoglia, la pasta penetra tra i fili della chitarra e viene tagliata in striscioline dalla sezione quadrata, spesse e porose.


la pasta uscita dai fili della chitarra 
si presenta tagliata in striscioline
quadrate, spesse e porose.

 




Spaghetti alla Chitarra con sugo d'agnello

lunedì 4 agosto 2014

Le Peschiole di Vairano Patenora


Le peschiole appena colte e posate su un vassoio


Cosa sono le le peschiole, è la prima volta che ne senti parlare!
Se ti capita  di  assaggiarle la prima volta, non riesci a capire di cosa si tratta.
Va be! ti svelo il mistero o meglio il segreto come sono arrivate a noi:

le peschiole appena lavate e cotte






Non sono una particolare varietà di olive, anche se ne hanno la forma, il colore e la dimensione. 


Le peschiole come sono vendute in vasetti


Sono una varietà di pesche-nettarine, raccolte prima che inizi il processo di maturazione, quando nei minuscoli frutti non c’è ancora il nocciolo.
Dopo la raccolta, vengono lavorate con un sistema esclusivo mai rivelato a nessuno e conservate con grande cura, passione e attenzione. 
La conservazione avviene in agrodolce, al naturale, senza uso di conservanti o altri elementi chimici, secondo una speciale e segreta ricetta che rende questo prodotto unico, croccante, delicato e molto gustoso.
Sono pesche sott’aceto, un aceto di prim’ordine, quello che si ricava dalla pregiata uva, Asprinia dell’Agro Aversano”;
 ne risulta una deliziosa sinfonia di fragranza e gusto, dove il perfetto equilibrio fra dolce e salato ne fanno un boccone prelibato anche per i buongustai più raffinati.
Rappresentano una vera eccellenza naturale a prova di qualità. Le prime ed uniche pesche nane della storia in agrodolce, superiori ad altri tradizionali sottaceti, protette da un marchio nazionale brevettato. 

 L’inventore,agronomo Salvatore Parente,
aveva ordinato degli alberelli di pesche, ma al momento di raccogliere la frutta si rese conto che l’incrocio non era riuscito bene, allora facendo frutto della sua esperienza decise di lavorare e conservare le nettarine quando venivano diradate come qualsiasi altro ortaggio. 

Queste gustose e prelibate nettarine, nel 1991 hanno vinto l’Oscar Aida 1° premio al Cibus come uno dei prodotti più innovativi dell’anno e sono conosciute in gran parte d’Italia e all’estero.


venerdì 1 agosto 2014

le sacre reliquie di Cristo

Le sacre reliquie della Passione di  Gesù Cristo.


Le reliquie più ricercate erano indubbiamente quelle relative alla Passione ed alla Crocifissione di Gesù Cristo, intorno alle quali fiorirono numerose leggende, tra cui quella, molto diffusa, secondo la quale S. Elena , madre dell’imperatore Costantino il Grande , recatasi a Gerusalemme nel 323 d.C., rinvenne, nascoste in un anfratto roccioso nei pressi della città, la croce di Gesù e quelle di Disma e Gesta, i due ladroni che vennero crocifissi assieme al Figlio di Dio sul Golgota. 
 La reliquia venne successivamente collocata in Santa Croce di Gerusalemme, ove è attualmente custodita ed è possibile ammirarla. Nel corso dei secoli, tuttavia, il numero delle reliquie della crocifissione aumentò progressivamente e quantunque Gesù si fosse immolato su una sola croce ed i chiodi con cui gli trafissero i polsi ed i piedi fossero stati tre o al massimo quattro, già nel XII secolo, in Europa, esposte nelle varie chiese e cattedrali, era possibile ammirare una decina di croci e non meno di ventisette chiodi!!

 I principali reperti archeologici che sono giunte fino a noi, riguardano le famosissime reliquie della passione di Gesù Cristo di Nazareth e se ne possono annoverare tantissimi, ma quelli che si ritengono i più veriteri ed originali sono:

" la 1^ Reliquia"
   La sacra Sindone

 
La Sacra Sindone di Torino









La Sindonedi Torino, nota anche come Sacra o Santa Sindone, è un lenzuolo di lino conservato nel Duomo di Torino., e si ritiene, quello usato per avvolgerne il corpo di Gesù dopo la crocifissione nel sepolcro.



Il termine "sindone" deriva dal greco σινδών (sindon), che indicava un ampio tessuto, come un lenzuolo, e ove specificato poteva essere di lino di buona qualità o tessuto d'India.



Anticamente "sindone" era legato al culto dei morti o alla loro sepoltura, ma oggi il termine è ormai diventato sinonimo del lenzuolo funebre di Gesù.
 Le esposizioni pubbliche della Sindone sono chiamate Ostensioni (dal latino ostendere, "mostrare").
La Sindonearrivò a Chambery  che la porto dal Medioriente il cavaliere della contea di Savoia, Goffredo di Charny , nel 1353 dopo varie vicissitudini Margherita di Charny, figlia di Goffredo II, , verso il 1515venuta in possesso del lenzuolo sacro lo vendette . nel 1535al Ducato di Savoia nella persona del duca Carlo III.Dopo diciotto anni la Sindone lasciò Chambéry ed esattamente nel 1560 Emanuele Filiberto, successore di Carlo III, dopo aver trasferito la capitale del ducato da Chambéry a Torino decide di portarvi anche la Sindone.
Un’ipotesi dopo la verifica certificata  con la tecnica radiometrica del Carbonio 14 eseguita nel 1988  si diffuse che fosse una copia fatta  da Leonardo da Vinci. 
Infatti il maestro toscano amasse comparire, nelle proprie opere, celato sotto forme diverse, ed in questo caso la somiglianza fra il volto di Leonardo e quella dell’uomo della sindone sarebbe troppo forte per non pensare che sia stato lui stesso, per la prima volta



"2 Reliquia  " 
la lancia di Longino

la lancia di Longino
la lancia di Longino




 La lancia conosciuta come Heilige Lance (Lancia Sacra) non è altro che la lancia di Longino ed esposta nella Weltliche Schatzkammer (la Stanza del Tesoro) del palazzo dell’Hofburg a Vienna. La lancia sarebbe giunta nelle mani di Maurizio, comandante di un distaccamento dell’esercito romano noto come la Legione Tebana. fatto uccidere dall’imperatore Diocleziano, perché difese i cristiani, per cui è nota pure come la lancia di san Maurizio.

. La Lancia di Longino passò a Costanzo Cloro e quindi a Costantino il Grande, il quale,  la brandì in occasione della celebre battaglia di Ponte Milvio, durante la quale, nel 312 d.C., sbaragliò le truppe di Massenzio (278 c. – 312) riportando una schiacciante vittoria

Nel medioevo,  in verità, numerose furono le reliquie identificate con la lancia di Longino.

Gli imperatori del Sacro Romano Impero, ad esempio, da Ottone Iin poi, avevano fra le proprie insegne la cosiddetta Sacra Lancia (o Lancia del Destino), e presto arrivarono ad identificarla con quella. Nella punta di questa Lancia sacra fu incorporato un chiodo di ferro che sarebbe uno di quelli usati per crocifiggere Gesù.
Ancora oggi essa è custodita a Vienna.
Un’altra reliquia della punta della lancia di Longino raccolta dal re di Francia san Luigifu conservata con altre reliquie attribuite a Gesù, come la corona di spine ed un frammento della Vera Croce, nella Sainte-Chapelle di Parigi fino alla Rivoluzione francese, quando furono disperse dai rivoluzionari. .
 La Lancia di Longino (Heilige Lance), in seguito, passò da Carlo Magno (742 – Aquisgrana 814) agli imperatori Sassoni, tra cui Ottone I il Grande (912 – Memleben 973), agli Hohenstaufen, nella persona di Federico Barbarossa (1115 c. – 1190) ed infine agli Asburgo, che la collocarono nella Stanza del Tesoro del palazzo dell’Hofburg a Vienna. 
Una volta posta all’Hofburg, venne aperta una fenditura nella lama della lancia, all’interno della quale venne introdotto un chiodo ritenuto essere uno di quelli impiegati per crocifiggere Gesù. Nel 1909 Adolf Hitler (Braunau, Alta Austria, 1889 – Berlino 1945), allora ventenne, si recò in visita al palazzo dell’Hofburg per ammirare il tesoro degli Asburgo, esposto nella Stanza del Tesoro. L’attenzione del futuro dittatore venne attirata dalla Lancia di Longino e ne rimase talmente affascinato, quasi stregato, che sostò a lungo di fronte alla teca di cristallo che la custodiva.
La scritta incisa sulla lancia di Longino è: “ lancea et clavus domini” ( lancia e chiodo del Signore) fu fatta imprimere dal Re , Carlo IV, imperatore germanico del sacro impero romano della casa di Lussemburgo ed il papa dell’epoca, Innocenzo VI,   ne certificò l’autenticità e ne decretò  la venerazione come
 “ la Lancia della Passione”.



"3 Reliquia  "
 IL Santo Graal

 
 

Il sacro Graal


La coppa reliquia è nota come  Il Graal  o Santo Graal

Il termine graal designa in francese antico una coppa o un piatto e probabilmente deriva dal latino medievale gradalis, con il significato di "piatto", o dal greco κρατήρ (kratr "vaso").

 In particolare secondo la tradizione medievale il sacro Graal è la coppa con la quale Gesù celebrò l'Ultima Cena e nella quale Giuseppe d'Arimatearaccolse il sangue di Cristo dopo la sua crocifissione. Proprio per aver raccolto il sangue di Gesù, tale oggetto sarebbe dotato di misteriosi poteri mistico-magici.

Gli antichi racconti sul Graal sarebbero stati imperniati sulla figura di Percival e  Secondo una recente interpretazione, il sacro Graal deriverebbe da "sang real", ovvero il sangue della discendenza di Gesù, sposato con Maria Maddalena. La Maddalena, assieme ad altre donne citate nei vangeli, dopo la crocifissione sarebbe fuggita dalla Palestina su una barca per approdare in Provenza assieme al figlio avuto da Gesù.

Da questo pargolo illustre  deriverebbe la stirpe dei Franchi, che non sarebbero stati altro che i discendenti della tribù ebraica di Beniamino nella diaspora.

I primi re dei Franchi, i Merovingi, per la loro facoltà di guarire gli infermi con il solo tocco delle mani, come il Gesù dei vangeli,  avrebbero avuto l'appellativo di re taumaturghi, ovvero guaritori,.

Tanti furono i calici che si identificano  come quello conservato da giuseppe d’arimatea, ma tra quelli sopravvissuti fino ad oggi e creduti essere il Graal, uno si trova a Genova, nella cattedrale di san Lorenzo. E’ una  coppa esagonale ed è conosciuta come il sacro catino.

Un secondo Graal, secondo una versione di una cronaca spagnola  è

Il santo Cáliz della Cattedrale di Valencia.

Questo calice identificato con il Graal è il santo cáliz, una coppa di agataconservata nella cattedrale di Valencia. Essa è posta su un supporto medievale e la base è formata da una coppa rovesciata di calcedonio. Sopra vi è incisa un'iscrizione araba. Il primo riferimento certo al calice spagnolo è del 1399, quando fu dato dal monastero di San Juan de la Peña al re Martino I di Aragona in cambio di una coppa d'oro. Secondo la leggenda il calice di Valencia sarebbe stato portato a Roma da San Pietro.



mercoledì 30 luglio 2014

la leoncina





Nel vorticoso inceder dell’universo

un dì, forse, chi sa, per puro caso

lo sguardo mio, intento all’oprar noioso, fu preso

da un fiore, sbocciato in una primavera tiepidosa.



Quel fiore acerbo non  più rividi nella calda estate,

se non  alla fine nella mia stagione autunnale,

quando divenne rigoglioso e di esperienza dotto,

lasciandomi sbigottito ed un po’ esterefatto.



La stagione invernale ormai è giunta copiosa

e la neve, intanto, imbianca la  mia scarna chioma

mentre ammiro, come allora, quel bocciolo in fiore

che lo sguardo mi rubò in quella calda primavera.

 

Vive, orsù, in un mondo pieno di contraddizioni,

dove impera sovrana solo l’inquietitudine,

e sol la speranza vigile, correggerà ogni sorpruso

e  stanne sicura, sistemerà tutto per il verso suo. 




lunedì 14 luglio 2014

La pesca Tabacchiera




Pesca Tabacchiera o Saturnina


Con “tabacchiera” o “saturnina” si indica una rara varietà di pesche, la cui produzione è tipica delle pendici dell’Etna, originaria in particolare delle Valli del Simeto e dell'Alcantara. Il nome è dovuto alla forma, schiacciata sui due lati, che ricorda proprio quella di una tabacchiera o del noto pianeta del sistema solare. Sono molte le particolarità ed i pregi di questo frutto, purtroppo di limitata diffusione. E’ una pescadi taglia medio piccola, ha polpa bianca molto dolce e morbida. I tratti caratteristici sono il nocciolo molto piccolo - più di quello di un'albicocca- ed il profumo intenso tipico dei frutti appena colti e non sottoposti a trattamenti.

Dove si trova


Per quanto buono e ricercato questo frutto è davvero una rarità. Non temete: trovare le pesche tabacchiere è difficile ma non impossibile! Nonostante questa cultura abbia origine sulle pendici dell’Etna, oggi la si coltiva, a livello amatoriale, anche in alcune parti dell’Italia del Nord, soprattutto in Romagna. La sua area di produzione tradizionale comprende i Comuni di Adrano, Biancavilla, Bronte, Maniace, Mojo Alcantara e Roccella Veldemone. Vi avverto però: quando la si trova al supermercato o dal fruttivendolo di fiducia, dopo la sorpresa, la prima variante che attira l’attenzione è il prezzo, giustificato, ma decisamente più alto della media. La distribuzione della pesca tabacchiera non è semplice. E’ innanzitutto un prodotto di nicchia, poco conosciuto la cui richiesta di mercato è bassa e la produzione di conseguenza limitata. Può conservarsi per soli 2 o 3 giorni dopo la raccolta. Infine, la forma caratteristica mal si adatta agli imballaggi tradizionali per le pesche. In ogni caso sfido chiunque l’abbia assaggiata a dire che non ne vale la pena...

Storia


La peschicoltura si diffuse sulle pendici dell’Etna ad iniziò 800 quando si conclusero i privilegi feudali, grazie all’approvazione della Costituzione del 1812. Fino a quel momento ai conduttori dei latifondi non era mai stata permessa la coltivazione arborea. Fu poi la riforma agraria del 1950 a dare la svolta definitiva all’economia siciliana sostituendo le colture annuali con quelle perenni. Ed ecco che sulle pendici dell’Etna, vicini dei famosissimi pistacchi di Bronte, incominciano a crescere altri prelibati frutti, come le pesche saturnine. Furono gli amministratori di una delle proprietà storiche della zona, la Duceadi Maniace, ad essere particolarmente attivi nell’opera di sperimentazione di nuovi cultivar di frutta e a scoprire nella pesca tabacchiera una delle più adatte al microclima etneo. La zona, già nota per essere stata donata nel 1799 da Ferdinando di Borbone all’ammiraglio inglese Orazio Nelson, come ricompensa dell’aiuto fornito per stroncare la rivoluzione di Napoli, si rivelò subito vocata alla frutticultura. Grazie ai suoi terreni ben drenati, l’abbondanza d’acqua e l’escursione termica del territorio le pesche risultarono buonissime e conquistarono subito il favore degli abitanti locali. Da diversi anni questa prelibatezza siciliana è diventata presidio Slow Food, con l’obiettivo di aiutarne la difficoltosa commercializzazione e preservarla dalle contaminazioni dell’agricoltura moderna.

mercoledì 2 luglio 2014

Grotta di cocceo

Interno del tunnel della Grotta del Cocceio


·La  Grotta di Cocceio 

 La grotta di Cocceio è una galleria sotterranea, scavata sotto il monte Grillo, che collegava Cuma con la sponda occidentale del lago d'Averno. 


Cartina dell zona Cuma - Campi Flegrei (Comune di Bacoli)






Fu costruita nello stesso periodo alla famosa "Crypta romana" per permettere un’agevole comunicazione fra il porto di Cuma ed il Portus Julius, situato nel bacino lacustre Averno-Lucrino,


Facciata dell'ingresso della grotta di Cocceo 
 conosciuta pure come (grotta della pace)
sulla sponda occidentale del Lago di Averno.




La Grotta di Cocceio percorre sotto  il Monte Grillo con un percorso rettilineo di circa 1 km ed è ampia 5-6 metri, è ben illuminata ed aerata tramite sei pozzi tagliati e scavati anch'essi nella volta della galleria. 
L'uscita stava in prossimità  di Cuma, doveva essere ubicata vicino all'infiteatro della città, in parte crollata durante la seconda guerra mondiale per l’esplosione di ordigni bellici, qui depositati, è attualmente inagibile, ma se ne prevede il restauro in un futuro, speriamo, prossimo.










Galleria parallela alla grotta del Cocceio per l'acqua









Parallelamente alla galleria carrabile correva una seconda galleria, con una sezione di un paio di metri, che portava l’acqua dall’acquedotto del Serino alle installazioni militari flegree, fino alla piscina mirabilis di Miseno.


 
il tunnel della grotta del Cocceio

venerdì 27 giugno 2014

bandiera della costa rica

bandiera ufficiale di Stato della Repubblica di Costarica


Costa Rica
Superfice: 50.900 Km2
Abitanti: circa 4.000.000
Capitale: San Josè
Costituzione:
Articolo 1 : Il Costa Rica è una Repubblica democratica. libera e indipendente.
Articolo 76 : Spagnolo è la lingua ufficiale della nazione.
Bandiera:
La bandiera attuale, fu introdotta nel settembre di 1848.

È formata da cinque strisce orizzontali. I colori rappresentano rispettivamente:
AZZURRO: il cielo che copre il Costa Rica come un manto protettivo, meta dell'essere umano quando cerca nobili ideali e pensa all'eternità.
BIANCO: la pace che si vive in Costa Rica e la purezza dei suoi ideali.
ROSSO: l'energia, la prodezza ed il distacco con cui i costaricensi difendono principi e ideali, e la cultura democratica.

 
Stemma impresso sulla bandiera della repubblica della Costarica



Scudo o stemma della Repubblica della Costa Rica
Nel 1906, quando tutti gli elementi di guerra (cannoni, fucili ecc.) furono tolti e nel 1964, quando furono aggiunte due stelle con la creazione di due nuove province (Limon & Puntarenas) oltre alle cinque già presenti: Alajuela, Cartago, Guanacaste, Heredia, e San José, I due rami di mirto rappresentano la pace.      Le sette stelle rappresentano le sette province.              Le tre vette rappresentano le catene montuose, che formano una valle e dividono il paese in due parti.           I due mari rappresentano l'Oceano Atlantico e l'Oceano Pacifico con le navi che simboleggiano gli scambi culturali e commerciali del Costa Rica nel mondo. Il sole che sorge la prosperità e  piccoli cerchi su ambo i  lati della cornice i chicchi di caffè.




Bandiera ufficiale civile della Costa Rica