mercoledì 29 dicembre 2021

la cravatta

La Cravatta
La cravatta è un accessorio fondamentale dell' abbigliamento maschile ed a volte anche di alcune vestizioni femminile.
                                                                                                    La cravatta non è altro che una striscia di tessuto che viene annodata attorno al colletto della camicia, lasciandone scendere l'estremità più lunga sul torace, coprendo la bottonatura della sottostante camicia.
La cravatta è da sempre il simbolo dell’eleganza maschile, è considerato un vero e proprio emblema di stile e raffinatezza, ed è tra gli accessori del guardaroba dei maschi più amati in assoluto. Un tempo la si vedeva addosso ad uomini d’affari dallo stile rigoroso e la si indossava esclusivamente nelle occasioni formali, oggi invece la cravatta viene utilizzata sia nel quotidiano che nel tempo libero e viene sfoggiata con faciltà anche con i look più casual. 
Reinventata in mille versioni diverse dai vari fashion brand, la cravatta è una vera icona di stile e, nonostante le sue origini risalgano a molto lontano, è un accessorio sempre moderno capace di conquistare anche i più giovani. La sua origine è incerta anche se qualcuno sospetta che le prime cravatte esistevano già ai tempi degli antichi Egizi, quando, durante i riti funebri, piccoli lembi di stoffa colorata venivano annodati al collo dei defunti.

Agli inizi del Seicento sono stati i militari croati a contribuire alla sua diffusione, ma ci ha pensato poi Re Luigi XIV a sancire definitivamente la nascita di questo accessorio.

A quanto pare infatti, durante la guerra dei 30 anni, i foulard portati al collo dalle truppe Croate non sono passati inosservati dai soldati dell’esercito francese che sono rimasti talmente affascinati da questo particolare accessorio da volerlo introdurre anche nel loro paese.

Il Re Sole, infine,  decretò il grande successo della cravatta, istituendo persino una nuova professione, quella del “cravattaio” che aveva il compito di annodare in modo impeccabile la cravatta del sovrano.

Ma questa non è l’unica curiosità che riguarda questo accessorio così iconico.

Qualche altra curiosità sulla cravatta per esempio:

                                   cravatta Windsor




Il nodo Windsor, anche chiamato nodo Scappino, Windsor pieno o Doppio Windsor, è il nodo per cravatta delle grandi occasioni.  Questo particolare modo per fare il nodo alla cravatta deve il nome al duca Edoardo di Windsor, futuro re Edoardo VIII del Regno Unito. Questo nodo prende la sua popolarità attorno agli anni trenta, quando Edoardo di Windsor, caratterizzato dall’eleganza che faceva tendenza nella moda maschile dell’epoca. La storia però precisa che Edoardo non inventò questo nodo, bensì il nodo Windsor sembra stato creato, molto più probabilmente, dal sarto dei Savoia, Domenico Scappino, da questo, appunto, Nodo scappino (Noto pure in napoletano = "Nodo schiappino").

Il Windsor è un nodo triangolare, simmetrico e spesso che funziona molto bene delle camicie con colletti alla francese o ben aperti, visto che prende molto spazio. È il nodo perfetto per le grandi occasioni, da realizzare quindi con cravatte eleganti e non troppo spesse (la seta è la scelta migliore).

Nodo realizzato su colletti aperti, come i colli inglesi od i colli italiani, per via del suo volume importante tale nodo ( Windsor) deve necessariamente essere realizzato in maniera perfetta, 

in modo da nascondere l’ultimo bottone della camicia cadendo esattamente al centro del collo.    

Il nodo Windsor (a scappino) in definitiva è un nodo semplice, ma la sua realizzazione comporta un nodo grande, triangolare e simmetrico

 Alcune curiosità da conoscere infine sulla cravatta:

  ° Un senatore della Repubblica Italiana non può entrare   nell'emiciclo del Senato senza indossare la cravatta.

   ° Dal luglio 2007  a causa della calura eccessiva con apposita legge, la ministra, Livia Turco, emise un circolare,  tuttora vigente, che esonera i dipendenti pubblici e privati dal mettere la cravatta.


Da rammentare che tra le eccellenze napoletane, la Marinella fabbrica cravatte, forse rimasta ancora operante a Napoli, nata nel 1914. La Marinella cravatte, conosciuta in tutto il mondo,  produce capi di tale abbigliamento che sono utilizzate in occasione di cerimonie ufficiali per fare un figurone. con queste rinomate cravatte. Attualmente il cravattificio è gestito dall'ultima generazione  della famiglia Marinella,il nipote del capostipite, Aurelio Marinella, il famoso Maurizio Marinella, attività artigianale ormai ininterrottamente, produttrice di cravatte da108 anni.

lunedì 14 giugno 2021

Lo Scoglio di Frisio


 

 La canzone macchivelllistica di Armando Gil  : "  E' Allora " dove si parla del Ristorante " Lo scoglio di Frisio "

 


 

Dopo aver descritto  i locali dove erano rinchiusi i pazienti contagiati durante le pandemie di peste e di tifo petecchiale, a Napoli,  denominati  lazzaretti, cioè recinti o saloni circoscritti, utilizzando sotterranei , come quello sotto la chiesa di Santa Maria della Pace a Via Tribunali, ma si utilizzavano spazi e fortificazioni, come quello su isolotti, il più famoso era quello, collocato sullo scoglio del Chiuppino, che si trovava nei pressi della strada ponte di collegamento dall’arenile di Bagnoli all’isola di Nisida. Il golfo di Napoli un tempo era pieno di scogli e promontori che ne hanno fatto una veduta panoramica unica, famosa come le sue canzoni  che  sono conosciute e cantate in tutto il mondo.                    Ma cosa è uno scoglio da far rivivere tante emozioni e fantasie ?

Uno scoglio è una porzione di roccia, che emerge dalle acque del mare, normalmente nelle vicinanze di una costa rocciosa alta detta falesia, ma quelli di Napoli sono particolari , speciali, , come quelli noti . lo scoglio del Chiuppino, lo scoglio di Megaride, gli scoglie della Gaiola..

Un altro scoglio di Napoli, altrettanto famoso, ora ingabbiato in una villa Posillipina, reso celebre anche da una briosa canzone macchiettistica, che celebra lo Scoglio di Frisio e i suoi fasti, dal titolo  “- E allora –“ , che fu scritta nel 1926 da Armando Gill, nome d'arte di Michele Testa, considerato il primo cantautore italiano, in cui è citato una ridente ristorante rinomato sul mare, noto appunto: “ Lo Scoglio di Frisio"

Cosa era esattamente la località " lo scoglio di Frissio "?

 

 

 

                                                                                                                    

                 Come  era nell'Ottocento la taverna " lo Scoglio di Frisio " 

                                     situata sulla costa del mare di Posillipo                                   

 

 

 

Lo soglio del Frisio, vito dal mare a Posillipo

 

 

Dipinto di un pranzo nella nota taverna " lo Scoglio di Frisio " –

 

 

 Il lungo salone del ristorante  "lo Scoglio di Frisio"
come era nel Novecento

 

 

                                                                                          Lo scoglio di Frisio                                                                                                                                                                 Oggi fa parte del condominio della villa Pavoncelli,                                                                      che un tempo apparteneva ai Conti Frisio

 

Lo scoglio di Frisio, (oggi fa parte di un condominio di villa Pavoncelli, un tempo dimora del Duca di Frisjo) si erge sulla costa di Posillipo, poco lontano da Palazzo Donn’Anna, ed era situato nella parte bassa della villa gentilizia, che nell’Ottocento era la dimora preferita del Duca di Frisio. Lo scoglio di Frisio era quindi un famosissimo e omonimo locale lungo e stretto costruito su un tavolato a picco sul mare, da cui arrivavano gli odori di un mare (allora) pulito.

Nel Novecento il lungo locale fu trasformato in un ristorante di lusso e la sua terrazza, aperta d’estate e coperta d’inverno, accoglieva i numerosi avventori, spesso anche stranieri famosi, come Richard Wagner. Giosuè Carducci, Gabriele D’Annunzio.

 Il proprietario della taverna era don Vincenzo Musella, detto ’O pacchianiello, ed allietava il pranzo  il più famoso posteggiatore di tutti i tempi,  ’O Zingariello, che cantando interpretava le belle melodie di Napoli con tanta passione, che Wagner poi, volle portarselo in Germania con lui. Il Menù completo aristorante , il Frìsio costava duiciento lire, di quell’epoca, ed era a base di frutti mare freschissimi, come  Gabriele D’Annunzio sul registro degli ospiti illustri sentenziò e scrisse: “Al par di Saffo m’inabisserò sullo Scoglio di Frisio lanciandomi dall’alto di una fumante caldaia di vermicelli alle vongole

Oggi c’è un ristorante con lo stesso nome, ma … ‘a museca è cagnata!