Vincenzo
Vacca
Nacque
a Napoli il 5 febbraio 1910, nell’appartamento dei suoi genitori, Antonio Vacca
e Maria Siciliani, ubicato in Via Mercato del grano, nei pressi di piazza
Municipio. Dopo la morte della madre, Maria Siciliani, avente appena l’età di
sette anni, fu rinchiuso, per volere dello zio Luigi Vacca, nell’albergo dei
poveri di Piazza Carlo III, dove rimase per ben due anni, come il tempo
occorrente per fare il militare, (come lui giustificava nei suoi racconti
personali). Il tremendo tempo trascorso
di sofferenza e privazioni di quel periodo spesso lo ricordava raccontando che
lì apprese i primi rudimenti scolastici, le grandi passeggiate lungo via Foria
fino al Museo senza mai arrivare o vedere Piazza Dante, e la sua prestazione,
quando era stato utilizzato per l’estrazione ufficiale settimanale, per il
gioco del lotto, dei cinque numeri, che erano tondini di metallo, (posti in
un’esatta urna, che ne conteneva 90^). Dopo la parentesi del Reclusorio, visse
l’adolescenza con la Nonna, Pasqualina Durante, nel borgo, Casale di Posillipo,
con il cugino-zio Giuseppe Rumolo, (fratello minore del marito di zia Rosa
Siciliani). Dopo l’esperienza del
Reclusorio, Vincenzo Vacca visse con la nonna la sua adolescenza posillipina
serenamente e con gioia riuscendo a conseguire la licenza elementare e durante
l’estate iniziò a imparare qualche mestiere. Tra i tanti fu attratto da quello della
musica, tanto che la sua diletta nonna, lo portò al negozio di strumenti
musicali, De Falco, di Via San Sebastiano, al centro di Napoli, suo conoscente,
per soddisfare le inclinazioni del ragazzo, forse per l’ascendenza del padre
Antonio, che era musicista. Il negozio musicale del De Falco vendeva vari
strumenti a corde classici napoletani, specialmente mandolini, chitarre,
violini, contrabassi, ma anche pianoforti, armonium e fisarmoniche. Tale
negozio musicale comprendeva anche un mini-laboratorio su un sovrastante
stanzone, al quale si accedeva con una scala interna, in esso si facevano
riparazioni e costruzioni, su richieste, degli stessi strumenti a corda da eccellenti maestri liutai, dai
quali il giovane, Vincenzo, entusiasta, imparò con grande predisposizione e
abilità la loro arte, quella del liutaio ebanista.
Morta
la Nonna, Durante Pasqualina, il1/6/1928, il giovane Vincenzino, per stare nei
pressi del negozio del De falco, dove lavorava e si guadagnava da vivere, cercò
una nuova sistemazione abitativa. Portando con sé, come ricordo della nonna,
Pasqualina, un quadro della Madonna, che aveva degli occhi particolari, che
parevano guardassero ovunque uno si metteva (ora il quadro lo possiede Vacca
Renato, come ricordo del padre Vincenzo) e ‘nu cumuncino, un piccolo comò di
legno, dove erano sistemati, qualche abito, il necessario intimo di ricambio e
le foto di famiglia e un vocabolario d'italiano, comprato dal Marito, Siciliani
Luigi, quando era maresciallo, dei carabinieri a Bologna. La nuova sistemazione
abitativa, Vincenzo, l’ebbe prendendo una camera dallo Zio Luigi, che a
quell’epoca svolgeva come attività esistenziale, il Fittacamere. Le camere in locazione temporanea erano situate
nei pressi della Posta Centrale di
Napoli. Il giovane Vincenzo, con il
modesto salario, che riceveva dal proprietario del negozio di strumenti
musicali, con l’aggiunta della sua quota della pensione, che riceveva come
orfano di guerra del padre, si sistemò, così, presso una camera dello zio
Luigi, pagando una retta mensile, che comprendeva, oltre al fitto della camera
anche il vitto per mangiare e cenare presso la famiglia dello stesso. La vita, intanto, procedeva senza sosta
alcuna, finché un bel giorno Vincenzo, dopo varie cotte amorose senza successo,
conobbe una giovane donna, Rusciano Teresa, che era andata nel negozio di
strumenti, De Falco, per acquistare delle corde di violino per suo padre,
Giovanni Rusciano, (musicista violinista per passione), che si dilettava a
suonare tale strumento nella sua Osteria, esistente nel borgo di Polvica di
Chiaiano. Giovanni Rusciano, era un ottimo sensale di prodotti fruttiferi
alimentari e si dilettava a suonare con il violino partecipando a varie
cerimonie religiose, come matrimoni, messe cantate, novene e ricorrenze
particolari, nella locale chiesa di San Nicola, di Chiaiano, dove viveva e
risiedeva con la sua famiglia. Giovanni Rusciano, diventato il suocero di Vacca Vincenzo, all'epoca era conosciuto pure, con il nomignolo, O
Prufessore Asse 'e Coppe, ed
era anche famoso con l'incarico di capo indiscusso dei Muschilli, movimento
politico nascente italiano di Chiaiano, rappresentante la sinistra, che riusciva a riunire la maggioranza dei giovani del
contado chiaianese con la musica, insegnando, a chi teneva orecchio, a suonare
il mandolino o il violino con il famoso metodo dei numeri, come il sistema
"Bontempi" attuale.
Giovanni Rusciano, alias “'O Prufessore Asse 'e Coppe”, quindi
sapeva di politica, perché spesso andava e veniva nella città di Napoli per
esercitare il suo mestiere, dove s'informava e trasmetteva, poi, ai suoi
allievi i grandi ideali di libertà, di giustizia. Nello stesso tempo con semplici discorsi
convincenti, inculcava un senso di speranza ai lavoratori, frequentatori della
sua cantina, specie ai giovani, un avvenire migliore e di non disperarsi, perché
ci sarebbe stato sicuramente un cambiamento ai soprusi dei notabili e alle
angarie dei padroni terrieri locali dell’epoca.
Principi, che dopo la sua morte,
alla nascita della Repubblica Italiana, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale,
furono ripresi, adottati e proposti dai suoi concittadini del borgo di Polvica,
e infine continuati da un suo discendente, che divenne con forza e con
coraggioso impegno, negli anni settanta fino alla fine del secolo, la bandiera
del grande partito di Sinistra, quello dei Comunisti Italiani. Il suocero di
Vincenzo Vacca, Giovanni Rusciano, era sposato
con Martino Camilla, originaria di Marano di Napoli, che aveva conosciuto nelle
sue incursioni campagnole con la quale procreò ben sette figli, Pasqualino,
Castrese, Matilde, Teresa, Giuseppe e Giovannina. Vacca Vincenzo, quindi innamorato perdutamente di Teresa, figlia di Giovanni
Rusciano dopo un breve fidanzamento con lei, la sposò nel 1932, trasferendosi
definitivamente nel paese natio di Lei, esattamente nella borgata di Polvica
del Comune, Chiaiano e Uniti, nel palazzo in via Barone, al 19^.
L’abitazione
era composta di due camere al primo piano a sinistra del palazzo, che spaziava
su una terrazza, dove il suocero Giovanni Rusciano, noto come “ (‘O Prufessore
Asse ‘E Coppe) ”, come regalo di nozze, aveva fatto piantare nel cortile
sottostante il palazzo, delle piante d’uva, una bianca, A Falanghina, e una nera, A Piede 'E Palummo. Gli stralci di tali piante d’uva,
crescendo i rami con un folto fogliame, dopo qualche anno poterono arrivare
fino su all’appartamento, in modo che oltre a fare da copertura del terrazzo,
si riusciva a raccogliere e assaggiare i chicchi delle pigne di uva, maturati
nel mese della raccolta. Il matrimonio
tra Vincenzo Vacca e Teresa Rusciano fu possibile, poiché sia i mobili,
acquistati e pagati, per arredare la novella casa e l’intera cerimonia nuziale,
non era altro che il ricavato di una somma vinta e riscossa dopo l’uscita del
terno al lotto, che il giovane Vincenzo, aveva giocato con i numeri, ricavati
dalla data di morte di sua nonna Pasqualina, (1.6.928), riportati sulla lapide
della tomba. La vincita del terno al lotto, forse, era avvenuta per volere della
nonna, per farlo sistemare e sposare, come, Vincenzo, andava affermando nei
suoi ripetuti racconti.
L’unione
di Vincenzo Vacca e Rusciano Teresa, durò tutta la vita, finché visse Teresa,
dal 1932 al 1965, da quando crearono la famiglia Vacca, senza interruzione nel
tempo, procreando così ben 6 (sei) figli, Maria, Camilla, Antonio, Salvatore,
Angelo e Renato. Ognuno di questi figli, fu un personaggio speciale per
l’impegno protratto verso un’arte o una professione di pubblica utilità, tanto
da essere ammirati, come qualcosa di unico e interessante, tanto da essere additati
per la loro bravura, come delle apprezzate eccellenze. Questi
ultimi discendenti della famiglia Vacca - Rusciano, erano e sono considerati
personaggi speciali per il loro impegno sociale, svolto durante la loro epoca. Morendo la moglie Teresa Rusciano nel 1965,
Vincenzo si dedicò completamente alla sua famiglia, aiutato dalla figlia
Camilla, per ciò che riguardava il governo della casa di proprietà, e intanto
continuava a lavorare all’Ospedale “Vincenzo Monaldi”. Quando i tre figli maschi, lasciarono
momentaneamente l’abitazione, Salvatore a fare il Soldato, Renato il servizio
di leva come Marinaio, mentre Angelo facendo il musicista, andava suonando in località,
lontano da Napoli, Vincenzo Vacca si sentì, così, solo e abbandonato. Per questo motivo, tramite le suore
dell’Ospedale dove lavoravo, che lo vedevano triste e sconsolato, fu invogliato
a risposarsi con una signorina di una certa età, che frequentava solitamente la
loro chiesetta dell’ospedale, ed era anch’essa dipendente dello stesso
nosocomio, con la qualifica di lavatrice e conservatrice del vestiario
infermieristico. Dopo un breve
fidanzamento con la donna religiosa singola, senza ottenere il consenso dei
figli maschi, ma con quello delle figlie femmine, nel 1970, il vedovo Vincenzo,
si risposò con l'anziana signorina del quartiere Camaldoli, Matino Raffaelina,
e andò ad abitare con la nuova sposa a Nazareth, borgo Camaldolese, insieme
alla sua sorella per stare in compagnia e sistemarsi. Dopo vari litigi con la cognata, sorella
della nuova sposa, per motivi di gelosia,
mentre lei era rimasta una singola, Vincenza Vacca, fu costretto a lasciare la
casa di Nazareth con la sua nuova sposa,
Matino Raffaelina, a trasferirsi in una nuova abitazione, all’inizio di Marano di Napoli. Si riconciliò, poi, con i figli maschi, poiché
due dei quali, Renato e Angelo, nel frattempo si erano sposati, mentre il più
grande Salvatore, ancora singolo, stava
lavorando a Brescia, come impiegato amministrativo nella sede della Banca
d’Italia. Con il volere della fidanzata,
anche Salvatore acconsentì, alla nuova sistemazione del padre.