martedì 22 agosto 2023

Storia dell'anello dei Vacca - Quarta pntata

Il seguito della storia  dell'anello dei Vacca- Quarta puntata -

 

 

I sei discendenti di Vacca Vincenzo e Rusciano Teresa.                                 

Le figlie donne – Maria e Camilla

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 Maria Vacca. Nacque a Napoli, nel borgo di Polvica del Comune Chiaiano, in via Barone 19^, il 1° febbraio 1934^. Negli anni cinquanta del Novecento fu la prima insegnante elementare del suo quartiere di Napoli, Chiaiano-Polvica, ora noto come 8* municipalità di Napoli, per questo motivo fu un’eccellenza, per cui si dette da fare a insegnare a quasi tutta la gioventù dell’epoca, ma anche alle tante persone anziane ignoranti, l’importanza degli elementi scolastici per percorrersi strada e valere nella vita. Dopo alcune esperienze amorose senza successo, conobbe il giovane Alfano luigi in una festa di amici e dopo un lungo fidanzamento lo sposò e abitò nella casa sopraelevata, fatta costruire dai suoi genitori, con l’identica superfice e stanze della casa materna.                                                                                                  Dal matrimonio con Luigi Alfano procreò tre figli, Vincenzo, Concettina (Tina) e Teresa, continuando nello stesso tempo a insegnare.                                                                                              Maria Vacca, fu quindi un'insegnante elementare con successo, anche se tale professione, inizialmente la svolse come docente incaricata nelle scuole elementari del suo quartiere, Chiaiano, negli anni 1955/1965.  Vincendo, poi, il concorso regionale della Campania per le scuole elementari, andò a insegnare prima nel comune di Visciano nell’avellinese e negli ultimi anni in quello di Qualiano, dove si pensionò nel 1994.  L'encomiabile maestrina elementare, Maria Vacca, ci ha lasciato definitivamente il 7.4.2022 alla veneranda età di 88^ anni nella sua ultima dimora, nella sua casa, a Giugliano di Napoli. Tale abitazione giuglianese, la volle il marito, Luigi Alfano, che la realizzò, su un suolo acquistato con il ricavato della vendita di quella a Chiaiano, In via Santa Maria a Cubito 594, facendo costruire un edificio di due piani per tenere insieme i suoi tre figli, che nel frattempo si erano sposati, che si sistemarono al piano sopraelevato e nei due appartamenti superiori del palazzo.  Per la verità, la casa di Chiaiano, fu venduta, anche, se la madre l’aveva fatta edificare come una sopraelevazione abusiva, senza la licenza edilizia, sul solaio acquistato della propria abitazione al secondo piano.  La sopraelevata casa abusiva di Chiaiano, poiché era stata legalizzata dopo una vicenda giudiziaria, avendo pagato i relativi oneri comunali e una tassa per la condonazione, fu possibile la sua vendita.

Camilla Vacca. Nacque, anch’essa, a Napoli nel Borgo Polvica del comune di Chiaiano, in via Barone 19, l‘8 dicembre 1936^ e non potendo usufruire degli studi superiori, coma la sorella Maria, perché la sua famiglia, con poche risorse, all’epoca, non se lo poteva permettere, imponendole di imparare un mestiere, quella della sarta, andando da giovinetta come allieva da brave cucitrici di vestiti presso donne locali.    Ben presto si cimentò a imparare il sistema del taglio per cucito, frequentando una scuola di tale specialità, che si teneva nel vicino comune di Mugnano di Napoli, conseguendo in breve tempo un certificato di tale sistema per cucire. Perfezionò tale qualità, ricevendo l’abilitazione ufficiale, presso il centro sartoriale napoletano, ubicato in via Tarsia, nei pressi di Piazza Dante.          Conobbe in quel centro una brava sarta, che la volle a cucire nel suo atelier nel quartiere della Pignasecca, dove, dopo un anno quasi, divenne una sarta finita, cioè era capace di confezionare vestiti da donna, cappotti, pantaloni, tayer, casacche premaman, rilevando tali modelli dai famosi “Figurini” che erano pubblicati su riviste specializzate. Fu una sarta eccellente, ebbe molte allieve ed era nota non solo nel suo quartiere, Chiaiano, con una clientela anche nei comuni della periferia nord di Napoli e nella stessa città capoluogo.  Camilla Vacca, dopo un lungo fidanzamento con il giovane, Napolano Giovanni, suo coevo locale, conosciuto un giovane del quartiere di Secondigliano se ne innamorò con grande affetto e lo sposò per accasarsi definitivamente. All’inizio andò ad abitare con una parente, prima in un palazzo sulla via Santa Maria a Cubito vicino al cinema Felix di Chiaiano, finché non fitto una propria abitazione in un edificio di nuova costruzione all’inizio del Corso Campano.   Intanto il marito Antonio De luca, esercitando il mestiere di falegname di mobili da cucina, riuscì, dopo un tirocinio proficuo da infermiere presso l’Ospedale Monaldi, occuparsi come dipendente fisso con un ottimo stipendio presso lo stesso nosocomio. Camilla Vacca, unendo i guadagni della sua attività di sarta e quelli dello stipendio sicuro del marito, acquistò un appartamento in un nuovo palazzo costruito sulla strada provinciale, Santa Maria a Cubito vicino alla stazione della metropolitana di Chiaiano.  Con il marito, De luca Antonio, Camilla Vacca procreò due figli: Anna e Ciro e morì il 3 giugno 1981, a causa del male incurabile, come la madre Teresa, un tumore al seno.

 

 

lunedì 21 agosto 2023

Il seguito della storia dell'anello dei Vacca- terza puntata -

 

  La terza figlia di Antonio Vacca e Maria Siciliani

Vacca Francesca - Nacque anche Lei a Napoli, il 1913 del 16 dicembre, come gli altri due figli di Antonio Vacca e Maria Siciliani, nell’appartamento, ubicato in Via Mercato dei grani, nei pressi di piazza Municipio. Dopo la morte della madre, Maria Siciliani, nel 1917, fu rinchiusa coma la sorella Clementina nell’orfanotrofio femminile nel convento di suore, situato nel complesso monumentale della Chiesa di Santa Chiara, dallo zio, Luigi Vacca.  Franceschina, così era chiamata, fin dalla tenera età, divenuta signorina, conosciuto il fratello del cognato, Armando Canzanella, Roberto Canzanella, un bellissimo giovanotto e se ne innamorò, intensamente. Come la sorella Clementina, Francesca sposò, quindi, un Canzanella, appena ventenne e procreò subito due figli con l’aitante consorte Roberto, Antonio e Bruno.    Dopo la nascita del suo secondo figlio, Franceschina, dovette portarsi a vivere con i suoi due figli presso la casa del fratello Vincenzo nel Borgo di Polvica nel quartiere Chiaiano, poiché il marito, Roberto, fu costretto a partire per il fronte, richiamato alle armi, come bersagliere, per partecipare alla seconda guerra mondiale quella del 1940.                    Dopo l’armistizio, le varie organizzazioni soldatesche statali si sciolsero e i loro addetti, cioè i vari soldati, alpini, bersaglieri, artiglieri, carristi di leva cercarono, indossando vestiti di civili, messi a loro disposizione da antifascisti, di fuggire e ritornare ai loro paesi natii. Roberto Canzanella, lasciando la sua compagine militare e con altri commilitoni, come lui, sbandati, svestitosi dei panni militari cercò di ritornare a Napoli con la speranza di riabbracciare la moglie e i figli.    Durante il percorso di ritorno conobbe un commilitone napoletano, un certo, Nicola Smeraglia, anche lui, un militare sbandato, era un soldato alpino, che voleva ritornare nella zona periferica di Napoli, Chiaiano. S’incamminò con il nuovo amico Smeraglia, avendo appreso che sua Moglie e i suoi figlioletti, si erano anche loro trasferiti da quelle parti.  Entrambi, i nostri sbandati reduci di guerra, con fatica superando vari disagi arrivarono finalmente alla località periferica di Napoli, Polvica, borgo di Chiaiano, dove avrebbe ritrovato i loro cari parenti, Roberto, la moglie e i suoi figli e Nicola Smeraglia la sua famiglia. Dopo la fuga dal fronte con l’amico chiaianese, Nicola, conosciuto dopo l’armistizio, Roberto raggiunse in questo modo la moglie e i due figlioletti, che risiedevano anch’essi in quella stessa località, Polvica, borgo del quartiere Chiaiano, presso il cognato, Vincenzo Vacca. 

A Chiaiano, infine Roberto si sistemò provvisoriamente in una stanza, insomma un basso, che stava in via Barone, che gli procurò e gli mise a disposizione il suo come lui amico fuggiasco, Nicola Smeraglia, ancora scapolo immedesimandosi nelle sue esigenze coniugali. Tale stanza faceva parte di alcuni locali del bar, gestito dalla nota famiglia Smeraglia, del suo amico quasi fraterno Nicola. Dopo vari mesi di ambientamento nel paesino di Polvica, borgo del Comune Chiaiano e Uniti, Roberto trovò un’occupazione prima provvisoria e poi definitiva, con l’aiuto del cognato Vincenzo Vacca, che all'epoca già lavorava nell’ospedale della tubercolosi "Principe di Piemonte", poi rinominato, Ospedale Vincenzo Monaldi, nel quartiere Santa Croce. Fu così assunto presso il noto nosocomio, essendo anche reduce di guerra e avendo un mestiere che serviva in quel momento per la ristrutturazione delle strutture ospedaliere.  Dopo un po’, essendo un provetto imbianchino di stanze, si prodigò con abilità a ristrutturare il vecchio tubercolosario.  Sistematosi con il nuovo lavoro, Roberto Canzanella, prese, così, alloggio al primo piano del palazzo n. 1 nel vicoletto Croce di Polvica con la moglie Francesca Vacca e i due figli, Antonio e Bruno.  Francesca Vacca e Roberto Canzanella, acquisita la nuova sistemazione abitativa, procrearono altri 3^ figli, durante il loro soggiorno a Polvica, borgo di Chiaiano, questa volta di sesso femminile, Maria, Imma e Luciana.  La numerosa nuova famigliola, Canzanella-Vacca, vincendo un concorso di case popolari, indetto dall’INPS, da assegnare in località Porta Piccola, si trasferì colà, in via Bosco di Capodimonte numero 73D, al piano terra, comprensivo anche di un piccolo giardino, del nuovo palazzo costruito, per alloggiarvi i vincitori del bando di alloggi popolari.  Francesca e Roberto, subirono anche la dolorosa perdita della loro figlia, Maria, che morì nel partorire una nascitura senza vita in un ospedale a Como, dove risiedeva con il marito, finanziere che era stato traferito, appena dopo il loro matrimonio.  Francesca, infine, dopo aver visto, sposati e sistemati i suoi quattro figli, Antonio, Bruno, Imma e Luciana, rimasta vedova, dopo la morte del suo amato marito, volle rimanere con la figlia Luciana nella stessa abitazione, che i fratelli e la sorella Imma, le concessero benevolmente. La travagliata esistenza di Francesca Vacca terminò a casa della figlia Imma, nelle sue braccia nel Agosto del 1996 dopo le tante vissute tragedie, sopportate fin da piccola, lasciando un vuoto incolmabile ai suoi figli, e ai suoi nipoti, che le volevano un gran bene. .       

domenica 20 agosto 2023

Seguito della storia vera dell'anello d'oro dei Vacca

 

Vincenzo Vacca

Nacque a Napoli il 5 febbraio 1910, nell’appartamento dei suoi genitori, Antonio Vacca e Maria Siciliani, ubicato in Via Mercato del grano, nei pressi di piazza Municipio. Dopo la morte della madre, Maria Siciliani, avente appena l’età di sette anni, fu rinchiuso, per volere dello zio Luigi Vacca, nell’albergo dei poveri di Piazza Carlo III, dove rimase per ben due anni, come il tempo occorrente per fare il militare, (come lui giustificava nei suoi racconti personali).  Il tremendo tempo trascorso di sofferenza e privazioni di quel periodo spesso lo ricordava raccontando che lì apprese i primi rudimenti scolastici, le grandi passeggiate lungo via Foria fino al Museo senza mai arrivare o vedere Piazza Dante, e la sua prestazione, quando era stato utilizzato per l’estrazione ufficiale settimanale, per il gioco del lotto, dei cinque numeri, che erano tondini di metallo, (posti in un’esatta urna, che ne conteneva 90^). Dopo la parentesi del Reclusorio, visse l’adolescenza con la Nonna, Pasqualina Durante, nel borgo, Casale di Posillipo, con il cugino-zio Giuseppe Rumolo, (fratello minore del marito di zia Rosa Siciliani).  Dopo l’esperienza del Reclusorio, Vincenzo Vacca visse con la nonna la sua adolescenza posillipina serenamente e con gioia riuscendo a conseguire la licenza elementare e durante l’estate iniziò a imparare qualche mestiere.  Tra i tanti fu attratto da quello della musica, tanto che la sua diletta nonna, lo portò al negozio di strumenti musicali, De Falco, di Via San Sebastiano, al centro di Napoli, suo conoscente, per soddisfare le inclinazioni del ragazzo, forse per l’ascendenza del padre Antonio, che era musicista.                                                                             Il negozio musicale del De Falco vendeva vari strumenti a corde classici napoletani, specialmente mandolini, chitarre, violini, contrabassi, ma anche pianoforti, armonium e fisarmoniche. Tale negozio musicale comprendeva anche un mini-laboratorio su un sovrastante stanzone, al quale si accedeva con una scala interna, in esso si facevano riparazioni e costruzioni, su richieste, degli stessi strumenti  a corda da eccellenti maestri liutai, dai quali il giovane, Vincenzo, entusiasta, imparò con grande predisposizione e abilità la loro arte, quella del liutaio ebanista.

 

        

Morta la Nonna, Durante Pasqualina, il1/6/1928, il giovane Vincenzino, per stare nei pressi del negozio del De falco, dove lavorava e si guadagnava da vivere, cercò una nuova sistemazione abitativa. Portando con sé, come ricordo della nonna, Pasqualina, un quadro della Madonna, che aveva degli occhi particolari, che parevano guardassero ovunque uno si metteva (ora il quadro lo possiede Vacca Renato, come ricordo del padre Vincenzo) e ‘nu cumuncino, un piccolo comò di legno, dove erano sistemati, qualche abito, il necessario intimo di ricambio e le foto di famiglia e un vocabolario d'italiano, comprato dal Marito, Siciliani Luigi, quando era maresciallo, dei carabinieri a Bologna. La nuova sistemazione abitativa, Vincenzo, l’ebbe prendendo una camera dallo Zio Luigi, che a quell’epoca svolgeva come attività esistenziale, il Fittacamere. Le camere in locazione temporanea erano situate nei pressi  della Posta Centrale di Napoli.  Il giovane Vincenzo, con il modesto salario, che riceveva dal proprietario del negozio di strumenti musicali, con l’aggiunta della sua quota della pensione, che riceveva come orfano di guerra del padre, si sistemò, così, presso una camera dello zio Luigi, pagando una retta mensile, che comprendeva, oltre al fitto della camera anche il vitto per mangiare e cenare presso la famiglia dello stesso.  La vita, intanto, procedeva senza sosta alcuna, finché un bel giorno Vincenzo, dopo varie cotte amorose senza successo, conobbe una giovane donna, Rusciano Teresa, che era andata nel negozio di strumenti, De Falco, per acquistare delle corde di violino per suo padre, Giovanni Rusciano, (musicista violinista per passione), che si dilettava a suonare tale strumento nella sua Osteria, esistente nel borgo di Polvica di Chiaiano. Giovanni Rusciano, era un ottimo sensale di prodotti fruttiferi alimentari e si dilettava a suonare con il violino partecipando a varie cerimonie religiose, come matrimoni, messe cantate, novene e ricorrenze particolari, nella locale chiesa di San Nicola, di Chiaiano, dove viveva e risiedeva con la sua famiglia.  Giovanni Rusciano, diventato il suocero di Vacca Vincenzo, all'epoca era conosciuto pure, con il nomignolo, O Prufessore Asse 'e Coppe, ed era anche famoso con l'incarico di capo indiscusso dei Muschilli, movimento politico nascente italiano di Chiaiano, rappresentante la sinistra, che riusciva a riunire la maggioranza dei giovani del contado chiaianese con la musica, insegnando, a chi teneva orecchio, a suonare il mandolino o il violino con il famoso metodo dei numeri, come il sistema "Bontempi" attuale.

Giovanni Rusciano, alias “'O Prufessore Asse 'e Coppe”, quindi sapeva di politica, perché spesso andava e veniva nella città di Napoli per esercitare il suo mestiere, dove s'informava e trasmetteva, poi, ai suoi allievi i grandi ideali di libertà, di giustizia.  Nello stesso tempo con semplici discorsi convincenti, inculcava un senso di speranza ai lavoratori, frequentatori della sua cantina, specie ai giovani, un avvenire migliore e di non disperarsi, perché ci sarebbe stato sicuramente un cambiamento ai soprusi dei notabili e alle angarie dei padroni terrieri locali dell’epoca.  

Principi, che dopo la sua morte, alla nascita della Repubblica Italiana, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, furono ripresi, adottati e proposti dai suoi concittadini del borgo di Polvica, e infine continuati da un suo discendente, che divenne con forza e con coraggioso impegno, negli anni settanta fino alla fine del secolo, la bandiera del grande partito di Sinistra, quello dei Comunisti Italiani. Il suocero di Vincenzo Vacca, Giovanni Rusciano, era sposato con Martino Camilla, originaria di Marano di Napoli, che aveva conosciuto nelle sue incursioni campagnole con la quale procreò ben sette figli, Pasqualino, Castrese, Matilde, Teresa, Giuseppe e Giovannina.   Vacca Vincenzo, quindi innamorato perdutamente di Teresa, figlia di Giovanni Rusciano dopo un breve fidanzamento con lei,  la sposò nel 1932, trasferendosi definitivamente nel paese natio di Lei, esattamente nella borgata di Polvica del Comune, Chiaiano e Uniti, nel palazzo in via Barone, al 19^.

L’abitazione era composta di due camere al primo piano a sinistra del palazzo, che spaziava su una terrazza, dove il suocero Giovanni Rusciano, noto come “ (‘O Prufessore Asse ‘E Coppe) ”, come regalo di nozze, aveva fatto piantare nel cortile sottostante il palazzo, delle piante d’uva, una bianca, A Falanghina, e una nera, A Piede 'E Palummo.        Gli stralci di tali piante d’uva, crescendo i rami con un folto fogliame, dopo qualche anno poterono arrivare fino su all’appartamento, in modo che oltre a fare da copertura del terrazzo, si riusciva a raccogliere e assaggiare i chicchi delle pigne di uva, maturati nel mese della raccolta.   Il matrimonio tra Vincenzo Vacca e Teresa Rusciano fu possibile, poiché sia i mobili, acquistati e pagati, per arredare la novella casa e l’intera cerimonia nuziale, non era altro che il ricavato di una somma vinta e riscossa dopo l’uscita del terno al lotto, che il giovane Vincenzo, aveva giocato con i numeri, ricavati dalla data di morte di sua nonna Pasqualina, (1.6.928), riportati sulla lapide della tomba.  La vincita del terno al lotto, forse, era avvenuta per volere della nonna, per farlo sistemare e sposare, come, Vincenzo, andava affermando nei suoi ripetuti racconti.  

L’unione di Vincenzo Vacca e Rusciano Teresa, durò tutta la vita, finché visse Teresa, dal 1932 al 1965, da quando crearono la famiglia Vacca, senza interruzione nel tempo, procreando così ben 6 (sei) figli, Maria, Camilla, Antonio, Salvatore, Angelo e Renato. Ognuno di questi figli, fu un personaggio speciale per l’impegno protratto verso un’arte o una professione di pubblica utilità, tanto da essere ammirati, come qualcosa di unico e interessante, tanto da essere additati per la loro bravura, come delle apprezzate eccellenze.   Questi  ultimi discendenti della famiglia Vacca - Rusciano, erano e sono considerati personaggi speciali per il loro impegno sociale, svolto durante la loro epoca.                Morendo la moglie Teresa Rusciano nel 1965, Vincenzo si dedicò completamente alla sua famiglia, aiutato dalla figlia Camilla, per ciò che riguardava il governo della casa di proprietà, e intanto continuava a lavorare all’Ospedale “Vincenzo Monaldi”.  Quando i tre figli maschi, lasciarono momentaneamente l’abitazione, Salvatore a fare il Soldato, Renato il servizio di leva come Marinaio, mentre Angelo facendo il musicista, andava suonando in località, lontano da Napoli, Vincenzo Vacca si sentì, così, solo e abbandonato.  Per questo motivo, tramite le suore dell’Ospedale dove lavoravo, che lo vedevano triste e sconsolato, fu invogliato a risposarsi con una signorina di una certa età, che frequentava solitamente la loro chiesetta dell’ospedale, ed era anch’essa dipendente dello stesso nosocomio, con la qualifica di lavatrice e conservatrice del vestiario infermieristico.  Dopo un breve fidanzamento con la donna religiosa singola, senza ottenere il consenso dei figli maschi, ma con quello delle figlie femmine, nel 1970, il vedovo Vincenzo, si risposò con l'anziana signorina del quartiere Camaldoli, Matino Raffaelina, e andò ad abitare con la nuova sposa a Nazareth, borgo Camaldolese, insieme alla sua sorella per stare in compagnia e sistemarsi.   Dopo vari litigi con la cognata, sorella della nuova sposa,  per motivi di gelosia, mentre lei era rimasta una singola, Vincenza Vacca, fu costretto a lasciare la casa di Nazareth con la sua nuova  sposa, Matino Raffaelina, a trasferirsi in una nuova abitazione,  all’inizio di Marano di Napoli.  Si riconciliò, poi, con i figli maschi, poiché due dei quali, Renato e Angelo, nel frattempo si erano sposati, mentre il più grande Salvatore, ancora singolo,  stava lavorando a Brescia, come impiegato amministrativo nella sede della Banca d’Italia.  Con il volere della fidanzata, anche Salvatore acconsentì, alla nuova sistemazione del padre.        

sabato 19 agosto 2023

L'anello d'oro dei Vacca

L’anello dei Vacca – una storia vera.

Iniziamo a dire che, il Cognome “Vacca”, etimologicamente deriva dal Latino, è rappresenta il nome di una famiglia, di un casato, cui appartiene un individuo, e sta a indicare generalmente, il mestiere o l’attività collegata, nell’allevare un tipo di bestiame, come vaccaro, o il nome dell’animale, che si cura, come esempio “la mucca”, detta pure la vacca, come quello di genere femminile, mentre con il termine “ toro” è indicato il maschio.  Altri esempi, come la gallina, la femmina e il maschio è detto gallo e via dicendo. Usualmente tale cognome era imposto nel passato agli emigranti, provenienti dai paesi ebraici-palestinesi, utilizzando per tale individuazione, il nome di un animale o di una città per distinguerli dagli aborigeni.  Ora veniamo a parlare della famiglia “ dei Vacca di Napoli”, quando accadde l'intricata vera storia dell’anello d’oro, come si sviluppò e quando avvenne nel lontano 1930.                                             La storia fa riferimento a un semplice anello d’oro, donato da Maria Siciliani al proprio fidanzato, Antonio Vacca, diventato, poi, suo sposo nei primi anni del Novecento.  Maria Siciliani conobbe Antonio Vacca, a una festa di parenti, dove si esibiva come musicista, suonando con bravura il violino e dirigendo un complessino musicale, di soli strumenti a plettro e ad archi.  Antonio Vacca svolgeva comunemente il mestiere di barbiere, che esercitava nel proprio negozio paterno, situato a Napoli nella traversa, che porta da Via Toledo verso la chiesa di Santa  Anna dei Lombardi, prima di arrivare a piazza Carità.

 

 

 

 

 

 

 

 

I primi Protagonisti, con l’incarico di Capostipiti della famiglia dei “Vacca “ che risiedettero a Napoli della  storia, “l’Anello dei Vacca”, furono Antonio Vacca  e Maria Siciliani:

Antonio Vacca, * nato a Napoli il 27,01,1889.                                .           Fu Dichiarato morto il 29,06,1916, perché disperso sul fronte nella Prima guerra mondiale del 1915/18.                                                                                   Attività svolta: Barbiere ed era un ottimo musicista di Violino.                                  I suoi genitori erano: Vacca Raffaele e Cafarelli Francesca.                                                            Aveva due fratelli: Vacca Luigi e Vacca Vincenzo.  ==========================================================  Maria Siciliani. * nata a Imola il 29,07,1887.                                                Morì a Napoli il 12,07,1917. Dopo aver  appreso la notizia della morte del caro marito, Antonio Vacca, disperso in guerra. si ammalò e si spense definitivamente, lasciando i propri tre figli. in balia dei suoi parenti più prossimi.                                                                                 Attività svolta, era casalinga, mentre i suoi genitori erano: il Maresciallo di pubblica sicurezza, Siciliani Luigi e la maestrina, Durante Pasqualina, e aveva una sola sorella, Rosa Siciliani.   –==========================================================  I due giovani, Antonio Vacca e Maria Siciliani, si sposarono il 1906 ed ebbero tre figli, due femminucce ed un maschietto. Clementina, che nacque il 1907, mentre Vincenzo il 1910 e infine Francesca il 1913.   Dopo la morte di Maria Siciliani, il fratello del marito, Vacca Luigi, noto come un personaggio senza scrupoli di sorte, considerato un guappo d’altri tempi, si adoperò per farsi designare “Tutore dei tre figli della sfortunata famigliola, Vacca-Siciliani", poiché era fratello minore di “Antonio Vacca”. Dei tre orfanelli, Clementina, Vincenzo e la piccolissima Francesca, e non volendo occuparsene direttamente, come se fossero i propri figli, li fece rinchiudere: le femminucce nell'Orfanotrofio delle suore del Chiostro in Santa Chiara, mentre Vincenzo, il maschietto, nell’albergo dei poveri, il noto, “Reclusorio di Carlo III”. Intanto, Luigi vacca, si appropriò di tutti gli averi della famigliola, del fratello Vacca Antonio, tra il quale, un anello d’oro del fratello, conservato da sua moglie, Maria Siciliani, che glielo aveva donato quando si sposarono, e lui lo portava, prima di partire per il fronte, al dito mignolo.    

L’arrogante Luigi Vacca, dopo averlo trovato, tra le cose care di sua cognata, Maria Siciliani, se lo mise al dito, affermando che era il ricordo del suo amato fratello.  Trovati anche degli orecchini, che generalmente la moglie del fratello, Maria Siciliani, portava ai lobi orecchiali e li donò alla figlia Carmela, che li mostrava con orgoglio e spregiudicatezza, come ricordo della zia. Inquadriamo meglio il personaggio, Luigi Vacca, che nacque a Napoli, il 1882, ed era figlio di Vacca Raffaele e Caffarelli Francesca.   Luigi Vacca era coniugato con D’Errico Rosa, con la quale ebbe 3^ figli, Carmela, Raffaele e Vincenzo.   Luigi Vacca, insomma era il fratello minore di Antonio, ma era soprattutto un pregiudicato, entrava e usciva da prigione per i suoi continui litigi, perché voleva imporre la sua volontà con spregiudicatezza sugli altri. Una volta, infatti, dopo essere diventato, “cionco” in carcere per le sue condanne per i continui litigi rissosi, cioè paralizzato degli arti inferiori, stando coricato nel suo letto per il suo modo arrogante e cinico, sparò, persino, al proprio genero, quando era fidanzato della figlia, Carmela, perché seppe che aveva abusato di lei e lo costrinse, poi, a sposarla senza battere ciglio.   Si vantava con orgoglio e spavalderia, pregiandosi di aver beffato i medici, (addetti a selezionare i giovani reclutanti per mandarli al fronte nella prima guerra mondiale), ad accettare la sua falsa capacità, di essere sordo e muto, senza mai esserlo stato, riuscendo a sopportare varie sevizie, tra le quali, anche un cerino, acceso tra le dita dei piedi, senza emettere nessun lamento o grida. Con questo suo stratagemma, riuscì a farsi esonerare per la non idoneità a fare il soldato.   Luigi Vacca morì a Napoli, il 14 aprile 1940.                                                          La Mamma di Maria Siciliani, Durante Pasqualina, intanto, si era prodigata con tutte le sue forze, dopo la morte della figlia Maria, per far togliere la patria potestà al Vacca Luigi, dei suoi nipoti, Clementina, Vincenzo e Franceschina, e vi riuscì dopo circa un anno di riunioni, e dibattimenti, finché convinse le autorità competenti, che il riconoscimento della “Patria Potestà” spettava a Lei e non al fratello di Antonio, che era un noto pregiudicato.   Dopo aver ricevuto l’ufficialità di tale atto (il riconoscimento della Patria Potestà), Durante Pasqualina andò a riprendersi i tre nipotini Vacca, della figlia Maria Siciliani, rinchiusi dallo zio, Luigi Vacca, nei vari orfanotrofi cittadini e se li portò nella sua casa, sita nel casale di Posillipo, vicino ai parenti, della figlia Rosa Siciliani, e ai cuginetti, figli di Rosa, che si era, intanto, anche lei sposata, e aveva formato, la sua famiglia con i Rumolo.

A questo punto della storia descriviamo la vita dei tre orfani, Clementina, Vincenzo, Franceschina, della famiglia capostipite dei Vacca Napoletani, iniziata da Vacca Antonio e Maria Siciliani.

Vacca Clementina

Nacque a Napoli, l'. 1 dicembre.1907, nell’appartamento in fitto dei suoi genitori, Antonio Vacca e Maria Siciliani, situato in Via Mercato dei grani, nei pressi di piazza Municipio. Dopo la morte della madre, Maria Siciliani, nel 1917, fu rinchiusa nell’orfanotrofio femminile del convento delle suore, situato nel complesso monumentale della Chiesa di Santa Chiara, dallo zio, Luigi Vacca, insieme alla sorellina Franceschina.  Dopo circa due anni di ospizio, Clementina fu ripresa dalla nonna, Pasqualina Durante, che era divenuta nel frattempo, “titolare della Patria Potestà dei suoi tre nipoti”, dopo una battaglia legale contro il cognato della figlia Maria, (il pregiudicato Luigi Vacca).  Visse l’adolescenza con lei a Posillipo, finché non conobbe il giovane, Armando Canzanella.  Dopo un breve fidanzamento col giovane Armando, che lavorava in un negozio del padre, Roberto Canzanella e vendeva vari prodotti per tinteggiare appartamenti nel rione di Fuorigrotta, e occasionalmente esercitava tale mestiere d'imbianchino di appartamenti.  Intanto per dare inizio alla sua nuova vita, Clementina sposò Armando e andò ad abitare con lui nei pressi della Casa della Nunziata a Napoli, poiché nel frattempo, era diventato dipendente operaio, con l'incarico di tutto fare nella manutenzione nel famoso Orfanotrofio.  Procreò durante il suo breve matrimonio col Canzanella Armando, due figli, Roberto e Mario, ma la sua esistenza fu relativamente felice e duratura, poiché contrasse una malattia, la tisi, che la condusse alla morte il 22.12.1940, lasciando il giovane consorte, Armando, e i due piccoli figli nel più grande sconforto.  Dopo la morte della cara moglie, Clementina Vacca, per tener viva la famigliola, il vedovo Armando, si risposò con una sua cugina, la signorina Canzanella Anna Maria e non avendo con lei nessuna prole, adottò, perché voluta dalla nuova moglie, una bimba della Nunziata.           Armando Canzanella, infine morì 1981, lasciando come sua erede la figlia adottiva con il consenso dei due ormai ben sistemati figli, Roberto responsabile tecnico del noto orfanotrofio della Nunziata, mentre Mario, nel frattempo era diventato “Capo servizio del Deposito Filo-tranviario”, noto come il "Garittone" di Capodimonte.