venerdì 18 ottobre 2024

Le Porte di Napoli

40* (quarantesima) puntata delle curiosità storiche di Sasà ‘o professore

 Il Centro storico della Città di Napoli era racchiuso, come in una fortezza con mura inaccessibili, se non attraverso delle grandi aperture ben difese:”le note Porte Di Napoli”. La maggior parte delle porte furono distrutte a partire dall'inizio del XVIII° secolo, per volere di Carlo III°durante un riassetto urbanistico della città, fino agli inizi del XX secolo. In quest'ultimo periodo vennero abbattute soprattutto le porte lungo la linea di costa, di cui rimane tuttavia la denominazione nella toponomastica. Le porte erano originariamente ben 26, attualmente esistenti sono solo 4, ed erano le famose porte di accesso alla città. aventi una funzione pratica per permettere il controllo di stranieri, specie come eserciti o bande armate sconosciute.                       Le 4 esistenti sono:                                                                                         1) Porta San Gennaro - Situata presso piazza Cavour, era menzionata già nel 928, ma venne spostata nel 1537 per volere di Don Pedro di Toledo. Nella parte alta della porta è posta un'edicola votiva realizzata seguito della peste del 1656, con il dipinto Madonna e santi, che implorano la fine della peste, opera di Mattia Preti, mentre, ai piedi dell'opera, si conserva il busto di San Gaetano.Il nome della Porta di S.Gennaro, fu così nomata, perché da essa si esce per andare alla chiesa di S. Gennaro alle Catacombe, ovvero perché non era lungi dalla chiesetta di S. Gennaro Spogliamorti. Vi è dipinta la peste di Napoli, con la statuetta di san Gennaro in atteggiamento di benedire, col motto "Divo Januario - apotropaco - sospes Neapolis"


   

                                                                                                                      2) Porta Nolana - Situata in piazza Nolana, la porta risale al XV secolo
ed è così chiamata, poiché da essa partiva una strada che raggiungeva Nola. In stile rinascimetale, la facciata interna è caratterizzata da un rilievo raffigurante Ferrante I° d’Aragona a cavallo, mentre nella facciata esterna è posto un busto di San Gaetano del XVI secolo. La Porta Nolana a Napoli è un'antica porta situata in piazza Nolana ed è inglobata tra due torri di piperno, dette Torre della Fede (o Cara Fè) a sud e Torre della Speranza a nord. La porta fu eretta nel XV secolo da Giuliano da Maiano per sostituire quella di Forcella (altrimenti detta del Cannavaro) edificata in epoca precedente nelle vicinanze della Basilica dell'Annunziata. Fu chiamata così perché dalla porta partiva una via che si dirigeva verso il borgo antico della odierna  Nola . 


 

                                                                                                                       3) Porta Capuana - Così denominata per la sua vicinanza a Castel Capuano, venne realizzata per volere di Ferrante I° d'Aragona nel 1484, sostituendone una precedente, a seguito dell'ampliamento delle mura. È caratterizzata da un arco in marmo, disegnato da Giuliano Maiano eaventi riccamente ornato da bassorilievi, avente ai lati due torri (che simboleggiano l'Onore e la Virtù). A Porta Capuana sono passati sia Carlo VIII °di Francia ,che Carlo di Borbone. Un cronista di Napoli nel 1847 fornisce una descrizione dell'attività della città in questi termini. Porta Capuana è il teatro universale, è la Cosmopoli del popolo napoletano.. <Qui non vi è né notte né giorno». Nel Seicento Mattia Preti affrescò all’interno di una parete della porta una nicchia con alcuni patroni della città, quali ( San Michele Arcangelo oltre a Gennaro, Agnello e Rocco i quali in procinto di pregare la Vergine Maria per scacciare la peste del 1656. L'affresco, però, negli anni, esattamente nel 1837, fu sostituito da un affresco rappresentante l'Immacolata, realizzato da Gennaro Maldarelli. 


 

4) Port'Alba - Situata in piazza Dante, è così denominata dal viceré, che le fece erigere nel 1625, Antonio Álvarez de Toledo, duca d'Alba, venne rifatta nel 1797; sulla sommità è posta una statua raffigurante San Geatano, proveniente da porta dello Spirito Gianmaria Santonicola, mentre nel 1656 venne decorata con alcuni affreschi, andati perduti, realizzati da Mattia Preti.La porta fu eretta, a seguito che le popolazioni, che risiedevano in quella zona, praticavano varchi abusivi per evitare un lungo giro fino alla porta più vicina. Ciò costrinse le autorità ad intervenire erigendo questa porta. Essa fu teatro di violenti scontri durante i moti di Masaniello: fortificata con cannoni, fu espugnata ugualmente dal popolo inferocito. Fu affrescata (con affreschi ora distrutti) e vi si salvò in cima la statua di San Gaetano nel 1781. Port'Alba fu rifatta nel 1797. È decorata con tre stemmi: di Spagna, del viceré e della città di Napoli.
 
 
 

 
Le Porte distrutte, invece, sono esattamente 22, generalmente abbattute per l'allargamento della cinta muraria o per ammodernamento della città, soprattutto le 7, quelle come Porta dello Sperone del Sale, Porta di Mezzo, Porta Sant’Andrea, Porta della arina del Vino, Porta del Molo Piccolo, Porta della Calce, Portici Osservatorio Socialea delle Pulci, perché erano lungo la linea costiera del golfo. Molte Porte furono abbattute per far accedere al Centro storico agevolmente senza fare lunghi camminamenti, come ad esempio                                                                                                         : 5) Porta di Costantinopoli - Originariamente posta nei pressi del conservatorio di San Pietro a Majella, fu edificata nel X secolo e conosciuta con il nome di Porta Donnorso o Orsitana. Successivamente, fu spostata prima dagli Angioini, che le diedero il nome di porta Sant'Antonello, poi da Don Pedro, che la spostò nei pressi di via Santa Maria di Costantinopoli, da cui trasse il nome. Fu abbattuta nel 1852.
6) Porta Carbonara - Situata nei pressi di largo Donnaregina, era chiamata anche porta Santa Sofia o porta Pusterla ed era già attestata in epoca tardo antica. Venne abbattuta nel 1537 per volere di Don Pedro di Toledo per l'allargamento della cinta muraria.
7) Porta del Carmine - Costruita per volere di Ferrante d'Aragona nel 1484, era situata tra via Sopramuro e il castello del Carmine: questa porta tuttavia ne sostituiva una precedente, chiamata Portanova, che a sua volta ne aveva sostituita una greca chiamata porta di Mare. Fu demolita nel 1862 o nel 1864; era anche denominata porta del Mercato.
8) Porta Medina - Situata a Montesanto, venne costruita nel 1640, andando a sostituire un'apertura realizzata abusivamente nel 1597. Venne demolita nel 1873. A ricordo della sua memoria è posta una targa su un palazzo nei pressi della stazione di Montesanto.
9) Porta dello Spirito Santo - Edificata nel XIII secolo con il nome di porta Cumana, fu spostata e ricostruita nel 1536 nei pressi di piazza del Gesù Nuovo, assumendo la denominazione di porta Reale, per poi essere chiamata porta dello Spirito Santo a seguito della costruzione dell'omonima basilica nel 1562; venne abbattuta nel 1775. È raramente attestata anche con i nomi di porta dell'Olio e porta Toledo.
10) Porta di Massa - Era situata nei pressi del porto dove attraccavano le imbarcazioni mercantili provenienti da Massa Lubrense, da cui ne deriva la denominazione[.
11) Porta della Conceria - Situata nei pressi di piazza del Mercato, deve il suo nome alla presenza, nelle sue vicinanze, di una Bottega Stella maris dedita alla concia delle pelli.
12) Porta di Santa Maria a Parete - Posizionata lungo la linea di costa, era situata nei pressi di una strada non più esistente, ossia via Santa Maria a Parete al Mercato.
13) Porta della Mandra - Prendeva il nome da una strada non più esistente, via del Mandrone, dove, con ogni probabilità, sbarcavano le mandrie destinate al macello. Era posizionata lungo la linea costiera.
14) Porta del Pesce - Situata in prossimità del borgo Orefici, prende il nome dal luogo in cui veniva scaricato il pesce.
15) Porta Caputo - Prende il nome da una famiglia di origine amalfitana che aveva trovato fortuna a Napoli e che probabilmente possedeva un proprio molo per il commercio. Era posizionata lungo la linea costiera.
16) Porta d'Olivares - Fu edificata lungo la costa nel XVI secolo per volere di Arrigo Gusman, conte d'Olivares, arricchitosi grazie al commercio.
17) Porta dei Tornieri - Era situata nei pressi dell'incrocio tra via Duomo con via Marina. Si conserva l'arco in piperno, utilizzato come ingresso di un'attività commerciale.
18) Porta Posillipo - Porta d'accesso al villaggio di Posillipo, era ubicata nei pressi di via Manzoni, vicino alla stazione della funicolare di Mergellina.
19) Porta Pertuccia - Venne edificata nel XIV secolo: successivamente fu spostata a seguito dell'estensione della cinta muraria e denominata porta Santo Spirito. Demolita nel 1563, venne ricostruita durante un nuovo ampliamento delle mura assumendo il nome di porta di Chiaia o Pertuccia, per poi essere definitivamente abbattuta nel 1782.
20) Porta dello Sperone del Sale - Era posizionata lungo la linea costiera.                                                                                                         21) Porta di Mezzo - Era posizionata lungo la linea costiera.                  22) Porta Sant'Andrea - Era posizionata lungo la linea costi                    23) Porta della Marina del Vino - Era posizionata lungo la linea costiera.                                                                                                         24) Porta del Molo Piccolo - Era posizionata lungo la linea costiera.       25) Porta della Calce - Era posizionata lungo la linea costiera.                 26) Porta delle Pulci - Era posizionata lungo la linea costiera


lunedì 12 agosto 2024

i Comuni della Citta Metropolitana di Napoli

<b>b>La provincia di Napoli è stata una provincia italiana, all'interno della regione Campania, esistita fino al 2014, quando è stata soppressa per far posto alla città metropolitana di Napoli. Era l'erede dell'omonima provincia già esistente nel Regno di Napoli e nel Regno delle Due Sicilie, fondata nel 1806. Attaulmente la ciita metropolitana di napoli, ex provincia di Napoli, comprende ben 92 Comuni, e sono: “In ordine Alfabetico”b> • Acerra, Afragola, Agerola, Anacapri, Arzano, • Bacoli, Barano d'Ischia, Boscoreale, Boscotrecase, Brusciano, • • Caivano, Calvizzano, Camposano, Capri, Carbonara di Nola, Cardito, Casalnuovo di Napoli, Casamarciano, CasamicciolaTerme, Casandrino,Casavatore, Casola di Napoli, Casoria, Castellammare di Stabia, Castello di Cizterna, Cercola, Cicciano, Cimitile, Comiziano, Crispano. • • Ercolano, • • Forio, Frattamaggiore, Frattaminore, • • Giugliano in Campania,Gragnano,Grumo Nevano, • • Ischia, • Lacco Ameno, Lettere, Liveri, • Marano di Napoli, Mariglianella, Marigliano, Massa Lubrense, Massa di Somma, Melito di Napoli, Meta, Monte di Procida, Mugnano di Napoli, • • Napoli, Nola, • Ottaviano • • Palma Campania, Piano di Sorrento, Pimonte, Poggiomarino, Pollena Trocchia, Pomigliano d'Arco, Pompei, Portici, Pozzuoli, Procida, • • Qualiano, Quarto, • Roccarainola, • • San Gennaro Vesuviano, San Giorgio a Cremano, San Giuseppe Vesuviano, San Paolo Bel Sito, San Sebastiano al Vesuvio, San Vitaliano, Sant'Agnello, Sant'Anastasia, Sant'Antimo, Sant'Antonio Abate, Santa Maria la Carità, Saviano, Scisciano, Serrara Fontana, • Somma Vesuviana,Sorrento, Striano, Terzigno,Torre Annunziata,Torre del Greco,Trecase, Tufino, Vico Equense,Villaricca, Visciano, Volla.

lunedì 15 luglio 2024

Quarta parte della seconda puntata del processo di piaza del Plebiscito

 

Quarta parte della seconda puntata del processo di piaza del Plebiscito

 

Terminate le arringhe della difesa si udirono voci tra la folla, intanto, che gremiva la piazza con espressioni di questo genere :

 

Comma hanne parlate belle! On Save’!  So tutte Avvucate, me pareve ‘e assistere a ‘nu vere pruciesse! Pecchè ’a vonne luvà ‘a statua ‘e chiste Re Vittorio Emanuele II, a me nun me pare ca ha fatte male a coccherune, vuje ca site jute a scola e cunusciute tanti ccose, spiegateme pecchè se sta a fa ‘stu pruciesse?

 

Don Saverio il pensionato replicò :”Onna Cuncè! Manche je ‘nce capisce niente, ma si se sta facenne ‘stu pruciesse, cocchecosa ‘nce addà stà 'a sotta; se so' scummedate tutte ‘sta ggente ‘mpurtante, Sinneche da ajere, Avvocate ’mpurtante, gente ca sape ‘a storia veramente, no chella, ca ‘nce hanne ‘mpapucchiate a nuje, pirciò , stamme a sentì e verimme comme va a ferni!”

 

Onna Rosa, ‘a baccalaiola, s’introdusse nella discussione dicendo:” On Saverie parle bbuone, Isse ‘e pensiunate! Nun tene niente ‘a fa! Po’ aspetta!, ma nuje femmine tenimme ‘o che fa’, ‘nce avimme ritirà a casa, avimme priparà a cena pe’ stasera, chi ‘o sente a mariteme quante arrive e vo’ magnà’!, Le diche nun agge priparate niente, pecchè so’ state a sentì' ‘o pruciesse a piazza Plebbiscite!” Cuncettì! , me stonghe ‘nu poche e po’ me ne vache!, Comme va a fernì’ mo faje sapè tu! Statte bbona!

Intanto il dibattimento continuò, viene chiamato ad esporre il presidente del collegio dell’accusa, che era rappresentato dall’illustre avvocato, Gaetano Salvemini, ex parlamentare socialista dell’inizio di fine Secolo Ottocento, nonché libertario e rivoluzionario repubblicano, che nel prendere la parola inizio a dire :   Ci troviamo davanti ad un’ingiustizia storica, che da buon meridionalista, desidero, che si ricorra ai ripari; Primo, perché, rimuovendo la statua dell’usurpatore del Regno delle Due Sìcilie, Il cosiddetto Padre della Patria, Vittorio Emanuele II di Savoia, rendiamo giustizia ai tanti morti di guerre, che si sono immolati per la grandezza di Napoli e per i principi quantomeno onorevoli e importanti, come la Libertà, la Giustizia, l’Uguaglianza, che non esistevano nel quotidiano comportamento del personaggio in discussione, che nella sua triste esperienza di Re non seppe mai coniugare, perché fece continuare i privilegi della Nobiltà, della Chiesa, che accumularono ingenti patrimoni immobiliari ed immensi latifondi, a danno dei lavoratori, dei contadini e di tutti coloro, che si battevano per questi sacrosanti diritti.

 

Al suo posto propongo che sia collocata una statua di un vero eroe napoletano degli ultimi tempi, (lontano dai Borboni e dai Savoia) il Prof. Antonino Tarsia in Curia, che capeggiando il popolo nei tristi giorni delle famose,


“Quattro Giornate di Napoli” liberò la città dal vessatorio giogo tedesco del suo comandante colonnello Schol e dalle barbarie nazifasciste, che opprimevano la città nel fine settembre del 1943, (dal 27 al 30 settembre del 1943) dopo che, via radio, si seppe della proclamazione dell’armistizio di Cassibile, firmato 8 settembre dal generale Castellano, per conto del governo italiano presieduto da Badoglio, e dal generale Bedel Smith, per conto del comandante delle truppe alleate Angloamericane, generale Eisenhower. Non solo seppe coordinare gli insorti, ma insieme al capitano Stimolo, riuscì a far liberare coloro che erano stati razziati e fatti prigionieri per rappresaglia, (perché rei non essersi presentati spontaneamente per andare a lavorare in Germania), ed erano tenuti nello stadio del Vomero (l’attuale stadio Collana) mentre appena dopo la cacciata dei Tedeschi fu chiamato a ben ragione stadio della Liberazione.

Un Eroe di tale grandezza venne dimenticato velocemente ed il suo nome esiste nella toponomastica cittadina, però relegato in una viuzza dietro il Castello dell’Ovo, perché non se ne poteva fare a meno.

 

Non finì la sua arringa che anche se non napoletano, volle prendere la parola e continuare l’accusa il noto studioso della questione Meridionale

 


l’On. Antonio Gramsci,

    

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On. Antonio Gramsci

                                                  

 

 che esordì affermando: “ che i Savoia, ed in primo luogo Vittorio Emanuele II , altro che liberatore, fu un Regnante feroce, che mise a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare col marchio di Briganti. Alla luce di tutto ciò che accadde all’indomani del 1860, per mera colpa di questo sovrano, non si può parlare di padre della patria, ma piuttosto di un invasore, come non c’erano stati precedentemente, che annettendo, spoliando, in una parola, distruggendo tutto ciò che era patrimonio e ricchezza di un paese florido e gioioso di vivere, costrinse un popolo, che non desiderava per niente essere liberato, ne annesso, come poi è stato scritto, con un farsesco plebiscito popolare, avallato e legalizzato da scrutatori camorristi, come Tore ‘e Criscienzo e Totonne ‘e Porta ‘ e massa.
L’accusa di Gramsci stava facendo scivolare il dibattimento verso l’ipotesi che la dinastia dei Savoia non era stato altro, che un male inaccettabile, che aveva causato tantissimi morti prima e dopo l’annessione, nel nome di quella Unità d’Italia, e proseguito con la Prima guerra Mondiale, quando intere classi di giovani (i famosi ragazzi del 1899) prevalentemente provenienti dal Sud Italia, perirono per conquistare la Venezia Giulia ed il Trentino al grido di Avanti Savoia.
A volere tutto ciò fu il Sovrano Vittorio Emanuele III, figlio di'Umberto I, nipote di Vittorio Emanuel II, il cosiddetto Re soldato, che con l’avventuriero Benito Mussolini, c'indusse ad allearci con il dittatore Nazista Hitler, per coronare il sogno di diventare Imperatore. Anch’egli per inusitate manie di potere fece uccidere migliaia e migliaia di'esseri umani, utilizzando armi come il gas nelle impari conquiste dell’Eritrea e della Somalia, dell’Albania.

Terza parte della seconda puntata del Processo di Piazza del Blebiscito

 

TERZA PARTE DELLA SECONDA PUNTATA DEL PROCESSO FANTASTICI DELLE STUATUE DI PIAZZA DEL PLEBISCITO

 

Dopo aver fatto zittire il pubblico, che, (man mano che passava il tempo), andava riempiendo gli spalti e l’intera piazza, perché curioso di conoscere, (come sarebbe andata a finire la vicenda della rimozione della Statua), procedetti a far iniziare il dibattimento, facendo leggere, in primo luogo, il motivo di quella solenne assise al Giudice a latere, il dott. Avv. Paolo Emilio Imbriani, che era stato sindaco di Napoli e Senatore del Regno d’Italia

La richiesta dell’esposto, consegnatomi dalla regina Maria Sofia di Baviera, ultima Sovrana del Regno di Napoli, affinché si procedesse alla rimozione dell'Ottava Statua dal Frontale di Palazzo Reale, giacché il Re rappresentato, Vittorio Emanuele II, non poteva considerarsi come Re di Napoli, mentre al suo posto era più giusto collocarvi una statua dell’ultimo Re di Napoli, Francesco II di Borbone.
L’esposto fu commentato rumorosamente, con frasi di questo genere:
Gesù! Maje nisciune ‘nce aveve fatte case! Teninne tante prubbleme, guarde ‘nu poche ‘nce avimme ‘nteressà ‘e luvà ‘na statua e metterne ‘n’ata!”
Qualcuno gridando affermava
“ E’ proprie ‘na strunzata, ma stammece zitte e vedimme comme va a fernì ?”

A destra dei banconi della Presidenza c’era il collegio della Difesa, formato da avvocati di chiara fama e soprattutto simpatizzanti del Regno unitario d’Italia dei monarchi Savoia. Avevano rivestito cariche istituzionali, come Andrea Colonna e suo figlio Giuseppe, che grazie alla loro fede monarchica e all’amicizia del conte Camillo Benso di Cavour, furono i primi due Sindaci della città di Napoli, dal Settembre del 1860 al 7/5/1864, poi seguito in tale incarico, dal Conte Guglielmo Capitelli, (che fu Sindaco di Napoli dal 17/4/1868 al 24/9/1870), il Duca di Sandonato, Gennaro Sambiase Sanseverino,(Sindaco da12/7/1876 - 27/4/1878),
Infine dall’Avv. Comm. Nicola Amore (che fu il Sindaco del Risanamento nel periodo che va dal 18 settembre del 1883 al 18 novembre del 1889).

Ognuno di essi volle prendere la parola per osannare l vari regnanti di Casa Savoia, iniziando col dire, se possiamo definirci, noi Napoletani, Fratelli d’Italia, lo dobbiamo esclusivamente al Re Savoia Vittorio Emanuele II, che a pieno titolo si poté fregiare della corona di Re d’Italia, perché con sagacia, seppe costruire l’Unità dell’intera Nazione, grazie anche all’abilità dei suoi Ministri, Massimo D’Azeglio e Camillo Benso di Cavour, quest’ultimo, poi, stratega incomparabile, riuscì ad ottenere l’appoggio diretto dei francesi ed indiretto degl’inglesi nella realizzazione dell’Impresa, avvalendosi soprattutto del condottiero Giuseppe Garibaldi, il generalissimo, che liberò Napoli e l’intero regno delle Due Sicilie dalla dominazione borbonica, che tanti lutti aveva procurato alle sue genti. Non si può non ricordare le stragi, le fucilazioni e le decapitazioni dei martiri della Repubblica napoletana del 1799, le repressioni dei morti del 1820 e del 1821, nonché le barricate e le barbarie subite dagli insorti per ottenere la costituzione nel Maggio 1848, divenute famose, come l’espressione “si nun 'a fernite, facce succedere ‘o Quarantotto”

 



Tutto ciò fa sì che la statua dell’ottava nicchia del frontale spetta a Vittorio Emanuele II , che a giusto titolo fu definito il Re Galantuomo ed alla sua morte “ il Padre della Patria “

 

 

La statua fu voluta dal figlio Umberto I,




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Umberto I di Savoia , Re d'Italia

                             

Descrizione: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/7/7f/Queen_Margharitha_di_Savoia.jpg/200px-Queen_Margharitha_di_Savoia.jpg

Margherita di Savoia, R

                                                                                                                                                      

 

che insieme alla moglie (la regina Margherita per la quale la Pizzeria Brandi, dedicò la sua fortunata pizza tricolore, con pomodoro, mozzarella e basilico, da cui poi ha preso il nome “ La Pizza Margherita) soggiornò nella nostra città spesso, perché n’era innamorato e si prodigò tanto per alleviare le sofferenze della povera gente durante le nefaste vicende del Colera del 1874 e col suo volere si dette vita al cosiddetto Risanamento Napoli, che consistette nello smembramento della città di inutili vicoli malsani, che sfociavano in sozzi palazzi e casupole per depositi, utilizzate invece per dormitori ed abitazioni, che prive di servizi igienici, s’impregnavano di un fetore insopportabile. (Erano per lo più situati questi dormitori nelle vicinanze del porto ( i cosiddetti Fondaci in napoletano ‘e Funnache ).

 



Re Umberto I, amante dell’arte, abbellì la città arricchendola d'imponenti Statue di marmo e di bronzo di personaggi famosi, sia per imprese storiche o, che si erano distinti in opere pubbliche e sociali, che fece erigere su imponenti piedistalli da illustri scultori dell’epoca e collocare in ogni spazio e nelle varie piazze importanti della città.

domenica 14 luglio 2024

SECONDA PARTE DELLA SECONDA PUNTATA,

 

SECONDA PARTE DELLA SECONDA PUNTATA,

 

Nelle file della giuria,  notai gli ex Senatori e Deputati d'appartenenza Savoiarda:



come, il senatore, filosofo, Benedetto Croce, che era stato uno storico di elevata cultura, e c’erano anche i Ministri della pubblica istruzione dei primi governi del regno d’Italia, come Francesco de Sanctis, Ruggero Borghi, quest’ultimo era stato un ottimo filologo e professore di storia antica e moderna in varie Università Italiane, e vi erano tanti altri illustri napoletani, i giornalisti scrittori:


Eduardo Scarfoglio, Matilde Serao, i poeti Salvatore di Giacomo, Ferdinando Russo, Raffaele Viviani e tanti musicisti illustri, che avevano fatto conoscere Napoli con le loro melodie e canzoni in tutto il mondo. C’era la crema, il fior fiore dei migliori napoletani, mischiati al popolino più vero, quello dei vicoli, dei rioni, (On Saverio ‘o putecare), (On Rafele ‘o cusetore), (Onna Rosa ‘a baccalajola), (Onna Cuncetta ‘a sanzara),.           Un po’ preso alla sprovvista, un po’ timoroso di presiedere un cotanto dibattimento, mi feci prendere dal panico, però, lusingato per essere stato scelto a svolgere tale incarico, (vuoi per le mie conoscenze storiche della città partenopea, vuoi per l'intraprendenza personale a parlare in ogni modo e dovunque della storia di Napoli, quando capitava l’occasione o quando qualcuno mi chiedesse di farlo. Accettai e così.