mercoledì 26 novembre 2025

Buon giorno – Buon Mercoledì 26 Novembre 2025

 






Buon giorno – Buon Mercoledì 26 Novembre 2025

--- San Leonardo – San Corrado – San Silicio ---

 

Un tempaccio così, ieri, quasi in tutte le zone della città metropolitana di Napoli, anche dopo l’allerta meteo, ed era stata  prevista la chiusura dei parchi cittadini, del pontile nord di Bagnoli e le spiagge pubbliche, nonché le scuole di ogni ordine e grado.

Oltre a queste chiusure, si consigliava pure di evitare di stare in locali interrati o a piano terra e di prestare attenzione a possibili pericoli causati dal vento, come alberi. che avrebbero potuto cadere, soprattutto

per mancanza di una fattiva manutenzione stradale, la non pulizia alle fogne e alle relative caditoie dei marciapiedi, in questo modo si potrebbero evitare gli effetti negativi previsti, utilizzando il personale, che riceve il noto sussidio, quando manca il lavoro per la  cessazione di attività industriali, per non precisati vari motivi. assumendoli nei comuni e nelle città metropolitane, e nello stesso tempo si darebbe un’opportunità di lavoro dignitoso e utile alla collettività.

n questo modo oltre a  saper affrontare gli effetti negativi del cambiamento improvviso climatico. si risolverebbe la mancanza di lavoro nell’industria, quando non serve più, che necessitava, per produrre prodotti  per i bisogni esistenziali. causa la mutata evoluzione della vita.  

Se tutto ciò avvenisse molti decessi e il futuro non apparirebbe meno imprevedibile, ma più roseo e sereno.  

 oggi, però ugualmente continuerò, care amiche e cari amici, a farvi leggere un’altra mia curiosità storica, su alcuni mestieri napoletani, ormai scomparsi, che ci facevano gustare  prodotti, noti come passare il tempo, che aiutavano a vivere gioiosamente la realtà serena di un tempo

Dalle curiosità storiche di Sasà ‘o Professore, sui mestieri scomparsi.

‘O Nucellare

‘O Nucellare = in italiano “Nocciaiuolo” o “Nocellaio”. ‘O Nucellare era un venditore ambulante, un tempo di sesso femminile, che, a tarda sera, girava davanti a bettole ed osterie per offrire le “ nocelle “(le nocciole).

Nella lingua napoletana “'e nucelle” erano note come: (’e Nucelle ‘e San Giuvanne) (nocciole di San Giovanni), mentre, in quella toscaneggiante, son dette (Avellane), perché provenienti dalla zona di Palma Campania, di Avella, e di Nola.

’A nucella, quella nostrana ha il frutto racchiuso in un involucro legnoso, detto guscio a forma di calice verde sgargiante, che spesso (sei volte su dieci) è privo della mandorla) e sono chiamate belle di fuori, ma dentro senz’anima. ed è diversa da quella americana,(‘e nucelle amricane),(che è solo una bacca con semi ed è nota come arachide). Oggi ‘o nucellare va per vicoli e si mette (‘o Pendone), cioè agli angoli delle strade con il suo "Vampietto" (sorta di carrettino con scansie con scomparti, dove sono messi in bella mostra tutti prodotti crudi o cotti), come, ‘e nucelle (nocciole), e ciceri, (ceci) e’ semmiente (fiori di zucca), fave secche e mandorle, denominate (‘o spassatiempe), mentre una volta, ora non più, li offriva con un grosso paniere a forma oblunga ed ovale sotto braccio.

Se cotte sotto cenere ‘e nucelle insieme alle noci sono note come “ ‘e Ciocele”

Le Ciocele, (un misto di nocelle e noci cotte), quando sono portate in tavola durante i pranzi delle festività natalizie o pasquali per essere consumate, occorre dell’aiuto dello schiaccianoci per aprirle dal guscio legnoso)

L’invito a comprare ‘e nucelle (nocciole) era:

“Spassateve ‘o tiempe! “

Nucelle ‘nfurnate, cicere, fave e semmiente ‘nfurnate, accattate!

Tengh’ e nuvelle pe’ chi vo’ rusecà?”

“Hanne fattte ‘o cule russe, ‘o cule russe ‘sti nuvelle!

Comme so bone, So’ bone tustate!”

 

Le immagini sottostanti sono:

1) ‘e Nucelle (le nocciole avellane)

2) ‘e Nucelle americane (le arachidi

3) ‘e Ciocele (misto di noci e nocciole cotte)

4) ‘o Vampietto (carrettino, avente con scomparti in bella mostra i …..prodotti de’ ‘o Spassatiempe)

 

 


martedì 25 novembre 2025

Buon giorno – Buon Martedì 25 Novembre 2025

 

Buon giorno – Buon Martedì 25 Novembre 2025

--- San Caterina d’Alessandria–Santa Beatrice–San Mercurio ---

 

Stamane è la ricorrenza annuale della “ Giornata Internazionale Contro la Violenza Sulle Donne”, mi auguro che tali delittuosi avvenimenti violenti, come il femminicidio, o come “Lo stalking”, (cioè atti persecutori) non avvenissero più in futuro, Iniziando  a far capire, e a considerare la donna (specie ai giovani maschietti) non più come una preda, un oggetto, il sesso debole, un essere da sottomettere, ma facendo primeggiare la giusta parità tra i generi, ma una persona, da rispettare, avendo gli stessi diritti, come li ha l’uomo, essendo entrambi elementi facente parte dell’umanità.

Viva le donne, in tutti i sensi, perché sono fondamentale per aversi una società e l’esistenza della vita. Non desidero dilungarmi sull’argomento, sarei, però, arcicontento, quando sarebbero eliminati, per sempre: Disuguaglianza di genere. Antirazzismo, Anti negazionismo., cioè le strategie che includono leggi, che fomentano odio razziale o etnico, e regni solo la pace, la serenità e l’amore fra tutte le persone di questo nostro mondo, che lo compongono.

Nel partecipare coscientemente alla ricorrenza annuale della “ Giornata Internazionale Contro la Violenza Sulle Donne, m’auguro nella realtà, che non avvengono più “Femminicidi”,  atti persecutori. Intanto, anche oggi, continuerò, care amiche e cari amici, a farvi leggere un’altra mia curiosità storica, su alcuni mestieri napoletani, ormai scomparsi, che ci hanno permesso di riposare confortevolmente  e comodamente, per essere  pronti l’indomani a vivere una nuova giornata.

Dalle curiosità storiche di Sasà ‘o Professore, sui mestieri scomparsi.

'O Materazzare

 ‘O Materazzare non è altro che Il Materassaio.

Mestiere svolto da chi riempiva un sacco (da stendere per quanto era esteso il letto) ripieno in un prima momento di foglie di granoturco (‘e sbreglie), o di fibre vegetali (‘o crine), che erano alquanto soffici, ma rumorosi nel muoversi sopra, ed infine morbidi e caldi, quando il ripieno era di cirri di lana o di piume di struzzo, piume di uccelli vari o di bambagia.

Divenuto un prodotto industriale, attualmente,

'o materazzo viene fabbricato con un tipo di lattice, che rappreso diventa una spugna soffice ed elastica mista a molle di acciaio, che è così confortevole per la schiena, riuscendo a far soppiantare tutti gli altri vecchi tipi di materassi.

‘O Matarazzare (il materassaio) era anche definito come chi una volta all’anno,( chiamato a domicilio negli anni, che vanno dal 40 al 60 del novecento), veniva ad allargare la lana dei materassi ammassatasi per renderla nuovamente soffice con uno strumento, detto (’o Scardasse), per cui questo nostro artigiano era noto anche con il termine “ Scardassiere”.

Il materasso, attualmente è una scelta adeguata rispetto alle esigenze fisiche della persona, che lo utilizza. Quindi un materasso è scelto per sostenere un bambino, un ragazzo, o una coppia di adulti, che deve garantire prestazioni anche per il peso, che deve sostenere.

L’ultimo tipo di materasso, anche se ti permette di avere i piedi alzati o anche il dorso e la testa sollevati, non è confortevole, né comodo, come i materassi di lana  di un tempo.

Le immagini sottostanti sono

lo scardasso (il cardalana)

il materesso moderno

il Materassaio di un tempo






 

lunedì 24 novembre 2025

Buon giorno – Buon Lunedì 24 Novembre 2025

 




Buon giorno – Buon Lunedì 24 Novembre 2025

--- Sant’Andrea – Santa Flora – Santa Firmina ---

 

La vituperata Burocrazia è necessaria e valida da non sottovalutare, specie per evitare truffe, involontarie ingiustizie, favorendo non solo i cosiddetti, furbetti di quartiere, ma anche associazioni malavitose, quando riescono a corrompere gli addetti a svolgere il compito di verifica degli elementi sostanziali, come la legittimità, prevista dai regolamenti, e quindi non è esercitata.

La Burocrazia, quando è svolta efficientemente, contiene da parte di chi la deve esercitare, competenza, specifica preparazione specializzata e il segreto d’ufficio.

Intanto, ieri 23/11/2025, sono andato a votare per esercitare il mio dovere di cittadino, rispetttoso delle norme, che regolano le consultazioni elettorali, (diritto acquisito da quando è in vigore la nostra Costituzione Repubblicana, ottenuta dalle lotte partigiane volontarie della maggioranza degli italiani.

Dopo questa mia affermazione sulla necessità della “Burocrazia” nella realtà,  continuerò, care amiche e cari amici, a farvi leggere una ulteriore mia curiosità storica, su alcuni mestieri napoletani, ormai scomparsi, che ci hanno permesso di alimentarci, senza procurare danni fisici e malori indesiderati, con prodotti naturali facilmente reperibili.

Dalle curiosità storiche di Sasà ‘o Professore, sui mestieri scomparsi.

'O Menestare

 ‘O Menestare appartiene alla famiglia degli ortolani, ed era un verduraio ambulante occasionale.                  ‘O Menestare era il classico venditore stagionale di verdure da poter utilizzare per alcune minestre tipiche, che sono consumate nel periodo invernale.                Le più famose minestre, che oggi consumano in genere i napoletani sono :                                              ‘A Menesta Semplice = data dalla lessatura unica di verdure come: “Il tutto poi condito con brodo di pollo ed una buona spruzzata di parmigiano grattugiato;

‘A Menesta ‘Mmaretata = la più nota, si consuma generalmente la vigilia di Natale e spesso anche a Pasqua ed è composta oltre alle verdure della minestra semplice, dall’aggiunta nel classico brodo di pollo (meglio se di gallina) da pezzi di pollo, pezzi di carne, da croste di parmigiano e dalla salsiccia forte per rendere il tutto più gustoso..

Anticamente (‘o Menestare) forniva altri prodotti dell’orto, che spesso coltivava nel suo orticello, che facevano parte della dieta dei napoletani, che si basava, su zuppe di foglie di ortaggi prima dell’avvento dei maccheroni, come :

‘o Cavulisciore ’e cappuccia,
‘e Vruocchele ‘e foglie,
‘e Foglie ‘e scarulelle,
‘e Turzelle de cimme ‘e rape
).

Questi ortaggi insieme con un bell’osso di prosciutto, a carne fresca di maiale, a croste di parmigiano o di caciocavallo secco, a cotiche di prosciutto, a guanciale di maiale, a salsicce fresche, con aggiunta di pepe, sale e peperoncino piccante erano gli ingredienti essenziali, che servivano per dare vita al vecchio

Pignate Mmareta da cui è derivata “ A Menesta Mmaretata. cucinata ancora nel Napoletano.

Mangiare  minestre fa bene alla salute, non fa ingrassare, e ti sazia .

 

Le immaggini sottostanti :

solo verdure viere per fare le zuppa di vedura

domenica 23 novembre 2025

Buon giorno – Buona Domenica 23 Novembre 2025



 

Buon giorno – Buona Domenica 23 Novembre 2025

--- San Clemente – Santa Lucrezia – San Severino ---

 

Lo squilibrio, tra le morti e le nascite, alcuni parlamentari leghisti proponevano anni addietro un bonus per i nuovi matrimoni di soli generi diversi, (uomo e donna) prima solo con il rito religioso e poi esteso a tutti, per risolvere il problema, data la deficienza delle nascite rapportata ai decessi, poiché una delle cause principali è l’eccessivo costo per l’assistenza e il mantenimento dei figli durante la loro crescita per permettere loro una dignitosa e sana esistenza.Tale proposta non fu mai accettat,a, perché contraria al principio, che il matrimonio attuale, come afferma e riconosce l’articolo n.16 della “Dichiarazione universale dei diritti umani”, quando sancisce che, Uomini e Donne, in età adatta, hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione, ma è l’unione di due esseri anche dello stesso genere, come poi ha previsto la legge n. 76/2016 in vigore da giugno 2016. Tale norma istituisce le cosiddette “Unioni Civili “, che prevedono un regime patrimoniale comune, diritti e doveri tra le parti e sono una formazione sociale tra persone, sia etero sessuali, che dello stesso genere, e sono dette per questo motivo “parti dell’unione civile”, ma non “marito” e “moglie” o “coniugi”.

Dopo questa conoscenza della realtà , ugualmente continuerò, care amiche e cari amici, a farvi leggere una mia curiosità storica, su alcuni mestieri napoletani, ormai scomparsi, che ci hanno permesso di alimentarci anche con cibi conservati a lungo senza deperirsi,   ,

Dalle curiosità storiche di Sasà ‘o Professore, sui mestieri scomparsi.

 

A Nevajola

Nel primo dopoguerra i frigoriferi non erano presenti nelle case degli italiani e i napoletani, che avevano l’esigenza di conservare alimenti deperibili, dovevano ricorrere necessariamente a delle ghiacciaie, (contenitori, dove veniva stipato del ghiaccio, cosparso di sale), che ne rallentava lo scioglimento. Questo metodo di conservazione degli alimenti era utilizzato dai ceti più abbienti, mentre i più poveri erano costretti a procurarsi il ghiaccio acquistandolo da venditori ambulanti, detti ” e Nevajole “, che vendevano blocchi di neve ghiacciata.

Il loro mestiere era collegato principalmente all’Acquaiolo, detto pure acquafrescaio, che necessitava del loro prodotto, la neve, per la vendita dei loro prodotti, nel caratteristico chioschetto detto

(‘A Banca ‘e ll’acqua).

(‘A Banca ‘e ll’acque) era una sorta di chioschetto, dove specie durante l’estate, che offriva sempre sempre i prodotti offerti, freschi o ghiacciati.

La materia prima, quindi, era la neve, che veniva raccolta durante l’inverno copiosamente sul monte Faito o sullependice del Vesuvio, e quindi ammassata in grotte sotterranee (‘e Nevere) dove ghiacciava, per poi venderla in estate.

Le nevaiole appartenevano alla classe più povera della società napoletana, che inventò quest’attività, che risultò poi molto redditizia, per quanto parecchio logorante.

Queste professioniste del ghiaccio, grazie ai loro mariti o compagni di vita, e vari collaboratori, che si recavano in montagna durante l’inverno, in seguito a grosse nevicate, ricavando grandi quantità di neve, che stipavano in fosse sotterranee al fine di mantenere una temperatura bassa e farla mantenere fino al periodo più caldo.

In primavera i nevaioli, mariti delle Nevaiole, tornavano in montagna e prelevavano e tagliavano il ghiaccio con delle seghe. I pezzi tagliati avevano una forma allungata e squadrata e di spessore adeguato al fine di evitare che, durante il trasporto sui carretti, si sciogliesse.

Dopo un lungo e tortuoso viaggio il ghiaccio arrivato a destinazione veniva pulito dalle impurità acquisite durante il trasporto e venduto sia a cittadini che ai gestori di attività commerciali. Tale ghiaccio era conservato nelle ghiacciaie e poi immesso in grandi botticelle foderate di sughero con un vano nella parte inferiore, dove erano alloggiati blocchi di ghiaccio, che rendevano l’acqua o la bibita, fresca o ghiacciata, perché raffreddata dal ghiaccio, proveniente dalla neve ammassata durante le nevicate invernali. La neve ghiacciata faceva sì che l’acquefrescaio potesse assicurare agli avventori alla domanda: ” Acquajuò! L’acqua è fresca?“……. Con la risposta.” Manche ‘a neva”. Tale modo di dire è divenuto da parte d’ogni commerciante l’elogio per la mercanzia da loro venduta, dichiarando che è la migliore ed il non plus ultra. Un’altra terminologia, collegata alla raccolta della neve, è la sua sistemazione e copertura, il taglio del ghiaccio, il trasporto e la vendita erano operazioni fatte con grande fretta al fine di massimizzare il guadagno, diventata nota nel dire: “Ten’ ‘a nev’ int’ a sacca”. Il detto significa “Ha la neve nelle tasche”, utilizzato quando si vuole indicare qualcuno che ha fretta di lasciare un luogo oppure non ha piacere ad intrattenersi con i suoi interlocutori.