domenica 15 marzo 2026

Buon giorno Buona Domenica 15 marzo 2026

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--- San Zaccaria – Santa Luisa -- Sant’Artemide ---

 

Sesta puntata  l’esilio di Umberto II° di Savoia

La ratifica dei risultati definitivi fu pronunciata dalla Corte di Cassazione con una maggioranza assoluta dei due terzi rigettando i vari ricorsi e stabilendo che: per maggioranza degli elettori votanti, si doveva intendere maggioranza dei voti validi, e così fu ufficializzata  la nascita definitiva  della Repubblica Italiana.

In Esilio "Era convinto, Umberto, che il suo allontanamento dall’amata Patria, si doveva ritenere un segnale significativo, come suo personale apporto alla pacificazione  del popolo,  e poi col suo ritorno,  avrebbe contribuirto fattivamente alla ricostruzione dopo gli avvenuti disastri della guerra.”
 Risposi poi alle altre domande informando il mio amico interlocutore che: "Umberto di Savoia, dopo aver perso il titolo di Re ed il potere, nell’esilio di Cascais in Portogallo assunse il titolo onorifico di “Conte di Sarre”, come già in precedenza, aveva fatto il suo antenato bisnonno, Carlo Alberto, quando abdicò a favore del figlio Vittorio Emanuele II.  Per ciò che riguardò l’abdicazione, Umberto non ci pensò mai, anzi era convinto che con l’aiuto del movimento monarchico nazionale italiano, che era stato presente sia nella costituente, che poi nel Parlamento repubblicano, di tornare nella sua patria". Speranza che perse dopo le fatidiche norme, approvate dall'Assemblea Costituente, che sancirono  al Capoverso della XIII disposizione finale e transitoria, in appendice alla nuova Carta Costituzionale,  che prevedevano il divieto ai membri ed ai discendenti di Casa Savoia di ricoprire uffici pubblici, né assumere cariche elettive. Infine agli ex re sabaudi, alle consorti ed ai loro discendenti maschi, si vietò l’ingresso ed il soggiorno nel territorio nazionale.
Fu un grave colpo per l’esule sabaudo e come risposta al divieto, per prima cosa, chiamò la casa, dove dimorò, poi, fino alla sua morte, “Villa Italia”, che divenne il suo unico rifugio, lontano dalle mondanità dell’epoca, ricevendo solo visite di connazionali a lui fedeli”.
Mio caro professor Sasà, se non sbaglio tale anacronistiche, norme sono state poi abrogate! Mi sapete dire, quando?” Interloquì il caro Castagna, al mio dire e come sempre gli risposi :
Si dovettero aspettare parecchi anni, e per non farla lunga, posso informarti che solo alla moglie di Umberto II, l’ultima regina d’Italia, Maria Josè, dopo la morte diell'ultimo  Re  Savoia, Umberto II, avvenuta il 18 marzo 1983, fu permesso, grazie ad un collegio di giuristi di Padova, nel 1987 di poter ritornare in Italia". (Il suo ritorno avvenne esattamente il 1° marzo del 1988 per partecipare ed assistere ad un convegno storico, dedicato alla figura di Sant’Anselmo nella città d'Aosta).
"Dopo la morte di Maria Josè, avvenuta il 27 gennaio 2001 a Ginevra, si deliberò infine, dopo vari rinvii, alla abolizione del divieto di poter far rientrare sul suolo italiano anche tutti i discendenti maschi  del  Re Savoia".

Le norme della proibizione hanno cessato i loro effetti con l’articolo unico della legge costituzionale n. 1 del 23 ottobre 2002 , come pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 26 del 26 ottobre 2002,
che recita così”:
“Il testo dei commi primo e secondo della XIII-disposizione transitoria e finale della Costituzione, i cui effetti si esauriranno a decorrere dalla data d'entrata in vigore della presente legge è il seguente:
"XIII. - I membri e i discendenti di Casa Savoia non possono ricoprire cariche elettive.
Agli ex re di Casa Savoia, alle relative consorti e ai loro
discendenti maschi sono vietati l'ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale.".

“Si dovettero attendere quasi 60 anni per porre fine al divieto dell’esilio dei discendenti maschi degli ultimi re del casato dei Savoia? Erano così pericolosi? Facevano tanta paura? Me lo spiegate, professò! Non sono monarchico e so che anche voi non lo siete, ma in tutti questi anni, quali motivi di contrasto allo “Stato Repubblicano” furono procurati dagli ultimi reali d’Italia? Perché tanto rancore e livore nei loro confronti?  Mi pare, se ho letto bene la storia,  e spero di non sbagliare proprio Re Umberto e la regina Maria Josè non avevano simpatie con il regime fascista e si erano adoperati, sia ufficialmente sia segretamente, per abbatterlo?”
 “Non so cosa dirti! Non so risponderti, mio caro Tore Castagna, anche perché si può dire, è storia recente!”.
Risposi, alla precisa domanda postami, intanto ripresi a dire:
“ Re Umberto, a Cascais, anche sollecitato dai connazionali di fede monarchica, che erano pure presenti in parlamento ed al Senato della Repubblica, si ritirò a vita privata e si dette a collezionare cimeli sabaudi e si mise a scrivere un vasto volume sulla medaglistica  coniata dal suo casato, che è un’opera unica nel suo genere. Caro mio Castagna, nel suo esilio, Umberto II si adoperò ad aiutare indiscriminatamente e sostenne gli italiani, che n'avevano necessità tramite i suoi rappresentanti in Italia. Rispondeva a chiunque gli scriveva e riceveva decine di migliaia di persone, che desideravano incontrarlo e conoscerlo direttamente senza mai negarsi. Osservava e richiedeva, che si osservasse una rigorosa etichetta, fu un vero gentiluomo, e veramente un uomo di alto lignaggio.”
Allora volete dirmi, professò, che non meritava l’esilio definitivo per come si comportò dopo la proclamazione della nascita della Repubblica italiana?”
M’interruppe il mio contradditore amico ed  io prosegui la mia enunciazione dei fatti, come li avevo appreso da quel poco, che trapelava dalla stampa amica dell’ultimo Re d’Italia, Umberto II, il re di maggio.
Visse in piena solitudine nella sua dimora a Cascais, nella villa nascosta tra pini secolari, di fronte all’Oceano Atlantico, che denominò, come già detto “ Villa Italia “.
(Villa Italia, fu il regno incontrastato in esilio di re Umberto II e fu un centro turistico rinomato, fu un luogo simbolico, finché  visse l’ex monarca sabaudo e poi quando lo stesso non ci fu più, fu abbandonata  al degrado assoluto, fino a quando nel 1985 gli eredi  la vendettero ad una catena alberghiera, che la trasformò in un primo  momento in un atelier di moda e infine fu trasformata in una albergo di lusso, come lo è tuttora).
“L’Italia fu, per lui, la sua unica ossessione e mi parve di aver letto su una rivista o su giornale dell’epoca, che è spirato pronunciando per ultimo la parola “Italia”. “Che cosa sapete in merito Professò? Non mi sono mai incuriosito, poi di sapere, come sono vissuti, Umberto II e la sua famiglia senza soldi, né appannaggi, dopo la proclamazione della Repubblica, che fine fece il cospicuo patrimonio, appartenuto alla famiglia reale dei Savoia? Patrimonio, per quel che ho saputo, fu confiscato dalla Repubblica all’atto dell’entrata in vigore della Costituzione, in base alla disposizione transitoria del 3 e 4 punto, dove era sancito che i beni dell’ex famiglia reale sabauda, che si trovavano sul territorio nazionale erano avocati allo Stato italiano, ed infine tutti gli atti inerenti a trasferimento di beni degli ex Savoia erano da considerare nulli dopo  il referendum del 2 giugno 1946. Sapete dirmi qualcosa in merito, Professò’, se si, me lo dite?  Vorrei conoscere come facessero a vivere e chi li aiutò?“
Gli risposi con la dovuta cautela : "Mio caro, Castagna, in verità, hai fatto una domanda, molto complicata, perché implica una serie di concause, compromessi, per il fatto che in quei momenti accaddero molti fatti incidentalmente, che spinsero a prendere decisioni affrettate ed inequivocabili, che forse in altri contesti non sarebbero state prese". "Andiamo con ordine, intanto, in ogni caso spero d'essere chiaro nella mia esposizione dei fatti" ( Fatti storici riportati, rileggendo qua e là sui vari giornali dell’epoca e poi su qualche libro, come quello scritto da Luciano Regolo, "il re signore", e sui portali  "Cartantica.it " e "Cronologia della storia d'Italia " di Leonardo .it, sistemati  in modo esatto, rispettando i tempi del loro accadimento,  e dalle poche voci, che si apprendevano dai resoconti della radio).  "Fatti commentati, poi, in famiglia e si può rispondere, che  gli ultimi reali d’Italia in carica, Umberto II° e Maria Josè, nonché quelli già in esilio, Vittorio Emanuele III° e sua Moglie Elena, non fecero “ ‘e Poze da’ Famme” ( Non sentirono i morsi della fame) anzi vissero sì la loro vita lontano dalla Patria, ma non si fecero mancare niente, anzi come dicevano alcuni, vissero  in un esilio dorato.
"Furono aiutati da amici di Nobili casati e dai parenti reali belgi di Maria Josè nei primi momenti, e poi, da aiuti ricevuti dal Vaticano".
(Aiuto consistente in un cospicuo prestito in contanti di vari milioni di Lire dell’epoca,  concesso nell’ultima visita a Umberto II° dal Papa Pacelli, Pio XII° la sera del 7 giugno 1946. Prestito, che fu elargito, per provvedere alle prime necessità dell’esilio, e fu consegnato in un pacchetto dallo stesso pontefice al Ministro della casa reale, marchese Falcone Lucifero con questo messaggio: -  Lo consegni al re. La provvidenza pensa che sarà molto utile -).
 Come contropartita, Re Umberto II°, a garanzia del prestito accordato, fece trasferire, a sua volta, dal Quirinale in Vaticano, a titolo di deposito, varie casse dell’intera collezione di porcellane sabaude, giustificando il trasloco con l’intento per meglio preservarla. Il prestito, in seguito, fu regolarmente restituito ed estinto senza interessi di sorta, dopo che Umberto II°, (divenuto coerede del padre, Vittorio Emanuele III°, alla  morte  del quale avvenuta il 27 dicembre 1947),  intascò la sua quota, parte dell’ingente somma, (parecchi miliardi) accumulata su un conto esistente in Gran Bretagna a Londra, quale corrispettivo di un’assicurazione spettante al proprio genitore. (Polizza assicurativa, stipulata  50 anni prima presso I Lloyds di Londra da suo nonno,  il Re Umberto I°, in caso di morte dopo il primo attenato subito a Napoli. Evento verificatosi con l’uccisione di Umberto I°, a seguito dei colpi d’arma da fuoco sparatogli dal regicida Bresci a Monza il 29 luglio del 1900).
 L’indennizzo dell’assicurazione, poiché non fu  mai incassato da Vittorio Emanuele III°, rimase giacente in  un deposito acceso presso l’ Hambros Bank di Londra, denominato “Fondo Sabaudo” ed il suo valore in soldi lievitò annualmente, perché  buona parte fu reinvestito regolarmente in azioni  del “Prestito della Vittoria ” ed all’atto della sua liquidazione risultò ammontante di circa 3 miliardi di Lire lordi.  

La disponibilità della somma, previa il pagamento delle tasse di successione previste ed i diritti di custodia, spettanti sia al Governo Inglese e sia alla banca tenutaria del deposito, avvenne nell’anno 1951, dopo che il giudice britannico Wyn Parry  riconobbe le ragioni edotte (nella controversia per lo svincolo del conto) dagli eredi dei Savoia, rappresentati esplicitamente dai legali  dei : ( i figli di Mafalda di Savoia  -  i principi Maurizio ed Errico d’Assia - il primo anche tutore dei fratelli minori  Ottone ed Elisabetta -, la contessa Jolanda Calvi di Bergolo, Giovanna  di Savoia vedova di Boris di Sassonia, la principessa Maria Borbone ed anche se non presenti, perché in esilio, l’ex re Umberto II° di Savoia e la  ex regina madre Elena di Montenegro) contro lo stato italiano  e permise la svincolo del cosiddetto Conto “Fondo sabaudo “ senteziando  anche che, la causa intentata dallo stato repubblicano italiano, era  non giustificabile anzi “ Priva di fondamento giuridico e con intento persecutorio”.
“Professò? Scusate! Se la passarono proprio bene, allora quasi da nababbi! Se putettere accattà, pure, ‘na villa, è overe! Re Umberto forze ringraziaje ‘o ciele, pecchè accussì fuje cchiù libbere, senza essere cchiù priggiuniere  e vivere rispettanne l’etichette, ‘o prutecolle?  Senza cchiù vestì sempre in alta uniforme, con medaglie, fregi? Diciteme, professò, come passave po’ ‘e jurnate?”

 

Perdonate la lungaggine della puntata. ci sarà il continuo con altre vicene dopo l'esilio di Unberto II di savoia che posterò somani. sprero tanto che sia interessante per voi, come lo fu per il sottoscritto.






 

2 commenti:

  1. vci sarà ancoea un'altra puntat con la secinda parte dell'esilio. lasciate un commento- grazie

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