Buon giorno – Buon Martedì 3 Marzo 2026
--- Santa Cunegonda -- San Marino – San Federico –
Dopo aver
letto l’immaginario Strano Processo tenuto e svolto nella Piazza del Plebiscito
a Napoli - ….
Sesta Puntata
Scritto dal mio amico, collega
Sasà ‘o professore.
Mi sono visto
fermare-------- ?
Sono Tore Castagna, pensionato, come il mio ex collega Sasà ‘O professore
Avevo appena concluso di sbrigare
una pratica di tasse comunali presso gli sportelli degli uffici di Via
Partenope a Napoli, e siccome era una bellissima giornata calda della
cosiddetta estate di San Martino, decisi di portarmi a Piazza Municipio, per
incassare un vecchio mandato presso la Banca d’Italia, facendomi una lunga e
salutare passeggiata.
Dopo aver percorso Via Santa Lucia, intravedendo ogni tanto il mare tra i
palazzi, situati parallelamente la costa, salendo pian pianino e tagliando,
poi, Via Cesario Console,
Mancavo da diversi anni dal quel
fantastico e magnifico complesso architettonico, (voluto dai Viceré di
Spagna, abbellito dalla Dinastia Borbonica ed arricchito, infine, dalle
grandiose Statue dei Re di Napoli, (capostipiti delle dinastie reali), che
furono fatte scolpire e poste in delle grandi nicchie sulla facciata
dell’immenso Palazzo reale dal re d’Italia, il savoiardo Umberto I°.) ed
ero pronto a rimirare ed apprezzare e godermi il tutto senza fretta.
Questa premessa era d’obbligo per ciò, che racconterò, poi, che mi è capitato.
Andiamo con ordine, mi fermai un po’ lungo le aiuole esistenti sul marciapiede,
che delimitano Via Cesario Console dal resto della strada, e così mi misi ad
ammirare la statua di bronzo di Caio Giulio Cesare Ottaviano Augusto (100 –
44a.C). e lo Stelo recentemente collocato sulla zona verde, solo nel
2004 (in ricordo del marinaio italiano ucciso dalle truppe naziste durante l’occupazione
tedesca nell’ultima guerra (nel settembre 1944), nei pressi dell’Università
Federico II°, in Via Umberto I (strada meglio conosciuta come il
Rettifilo).
Affacciatomi
alla balaustra sulla sottostante Via Ammiraglio Ferdinando Acton,
scorgevo il molo Siglio (noto ai napoletani come il Molo Beverello),
dove sono ormeggiati i vaporetti, che collegano la città di Napoli (solcando
le acque del suo naturale golfo) con le famose isole (Capri, Ischia e
Procida).
Girando lo sguardo poi, verso Palazzo Reale intravidi il Giardino Pensile attiguo, (voluto e predisposto dal re, Gioacchino Murat, durante il suo regno e fatto arricchire, in seguito, con piante esotiche dal Re, Ferdinando II° di Borbone).
Giardino Pensile, che fu danneggiato da un incendio nel 1837 e successivamente restaurato nel 1838 per mano dell’architetto Gaetano Genovese, che l’ampliò senza stravolgerlo dall’originale, ottenendo l’ammirazione, dopo un secolo e mezzo, dai presidenti di tutto il mondo, in occasione del G 7 (poi divenuto G8 per la presenza della delegazione sovietica invitata a quell’Assise mondiale) tenuto a Napoli nel luglio del 1994.
Rivolgendomi quindi, la parola, m'intimò con tono imperioso con un marcato accento piemontese
“Vi stavo aspettando, vi ho lasciato fare tutti i comodi vostri, non volevo disturbarvi, dato che stavate ammirando la magnifica statua di Augusto e lo Stelo (in ricordo del marinaio ucciso), nonché lo splendido panorama, che si gusta da quest’angolo del palazzo.”
“Per carità non me ne volete! Anch’io ho letto del Processo, a parte che la sentenza finale non mi è piaciuta, ma vi anticipo che ricorrerò alla Corte Suprema di Giustizia dell’Aia per essere riconosciuto il mio diritto di risiedere in questa celebrazione rassegna dei Re di Napoli, perché è implicito che il re d’Italia e anche re di Napoli! Ne sentirete delle belle sulla questione !”.
Anche se,
(senze ‘a sciabola, comm' ere strano, ere tale e quale a 'nu tappo, comm' ‘o
nipote, (Vittorio Emanuele III°), ma, po’ guardannele buone, fra
me pensai : (si è Isso, è proprie ‘o Re
Vittorio Emanuele II°, chille da spada (ma, che va truvamme mò, ‘a me ?)
(Avevene ragione chell’ati statue dint' a ‘sta piazza, nun ‘nce azzecche
proprie!). Infusomi coraggio gli risposi: “Maistà! Scusateme, non
v’aveve ricunusciute, nun sacce comme ve l’agge dicere, primme ‘e tutte, è 'nu
grande onore, che me conciudite a potervi risponnere?”
Immantinente il mio fantastico interlocutore riprese a dire:“Non ha importanza, sono un liberale democratico, sono stato sempre vicino al popolo . Mi potete rivolgere la parola liberamente, anzi fatemi conoscere come la pensate su quello, che ha scritto il vostro amico, quello pseudo scrittore da strapazzo, che si fa chiamare Sasà ‘o professore, mica ha mai insegnato?”
Continuò il suo dire inveendo : “’Fategli sapere, appena lo vedete, che non sono rimasto a Napoli (con la Sede del mio regno dopo l’annessione del 1861), perché avevo da completare ancora l’unità d’Italia (con la conquista di Roma), che mi è riuscita solo dopo la presa di Porta Pia (il 20 settembre del 1870), e grazie al patriota sindaco di Napoli dell’epoca, (Paolo Emilio Imbriani), tale impresa fu ricordata e celebrata anche presso di Voi, cambiando nome alla vostra vetusta Via Toledo in Via Roma”
“Ditegli anche che senza la presenza della mia statua, come si potrà raccontare la storiella conosciuta ormai dappertutto (delle statue, che pare che dicano tra di loro :“chi ha pisciato cca ‘nterra”.(La storiella parla che una mattina la statua di Carlo V, con il dito indice rivolto verso il basso, pare che dica chi avesse urinato per terra. Carlo III di Borbone, la statua successiva, in tono pensoso pare che stia pronunciando : “non so, non me sono proprio accorto, pensavo altro, dobbiamo però indagare”; quella, poi; collocata nella nicchia successiva, la statua di re Gioacchino Murat pare che sussurri, invece, io non sono stato, tenendo la mano posata sul petto e soggiunge non so chi è stato.(come per dire lo giuro). Il finale della storiella è sintetizzato con la statua di Vittorio Emanuele II, che con la spada sguainata sta sul punto, come se stesse affermando, (non voglio sapere niente ….basta! Chi ha orinato per terra è uno scostumato, uno screanzato per ciò che ha fatto! Tagliammece. ‘o pesce, accussì nun ‘o fa’ cchiù”).
“Maistà!
Avete perfettamente ragione, non si può cambiare la storia, né le sue
tradizioni, lo vedrò in settimana l’amico mio! “ “ Dovete sapere, che siamo
entrambi in pensione, non ci frequentiamo spesso e c’incontriamo solo raramente
in occasione d'appuntamenti speciali, quale può essere una votazione di qualche
organismo, che ci deve rappresentare presso la nostra amministrazione. “
“Permettetemi,
però, di dissentire il vostro non gradimento della sentenza pronunciata in
questa piazza, che vi penalizza, perché, in fin dei conti, è stato il popolo,
che vi ha condannato, che ha sancito (la rimozione della vostra statua) e non
il mio amico!
A me sembra
che le accuse addebitatevi sono sacrosante per ciò che avete fatto o permesso
per questa meravigliosa città. Da quando, governavate Voi, Napoli fu relegata
come una delle ultime province d’Italia.
Napoli, non
più capitale, finì nel dimenticatoio, da tutti evitata, come una città sporca e
pestilenziale, tanto che non venne nemmeno indicata più nei tour classici italiani,
sia a turisti nostrani, che stranieri, perché ritenuta zona di sporcizia, piena
di malattie e di rifiuti di ogni genere ! “
Per tutta risposta Incalzò il reale interlocutore:“Ho capito siete un repubblicano, un sovversivo anarchic, a cui non piace l’autorità costituita dalla monarchia del mio casato, titolo nobiliare conseguito dal coraggio dei suoi più illustri rappresentanti con meritate onorificenze e dalla volontà divina.”
La mia risposta fu pronta e respingente: “Maistà! Non incominciate a classificare le persone senza conoscerle con qualifiche offensive! Non sono né repubblicano, né anarcoide! Sono solo uno, che ha imparato a leggere bene la storia, anzi la vera storia, non quella fatta scrivere da pennivendoli al servizio dei vincitori, come quella che c'è stata propinata a scuola fin dalla tenera età, impapognandoci di vostre grandi gesta eroiche, che non avete mai fatto”.
“Nun parlammme, po’, dei Plebisciti d’Annessione, che come tutti i Referendum di quell’epoca, furono solo una farsa, anche perché non partecipò tutto il popolo alla consultazione e, da quanto ho letto, non fu una libera scelta volontaria, ma quasi un’imposizione sotto il controllo di soldataglia ungherese al comando del vostro pseudo generale Garibaldi, e a Napoli fu svolto sotto il controllo di scrutatori camorristi, che fungevano da forza dell’ordine pubblico”.
Continuai e gli feci notare e ricordare: “San Gennaro, nemmeno lui, fu entusiasta. Dagli annali del Vescovado di Napoli risulta che, alla vostra prima venuta a Napoli, coincisa con una fugace visita nella cattedrale, il sangue del Santo patrono (come Male Auspicio) non si liquefece. Napoli, che è il paese del sole per antonomasia, quando arrivaste Voi, ci fu ‘o pate pate ‘e l’acqua, perché anche la natura era dispiaciuta per la vostra usurpazione del regno al povero Re Fancischiello (Francesco II° di Borbone), Maistà, (vostro cugino)!”
“Siete
proprio uno sfrontato” (replicò Vittorio Emanuele II), “Vi state
dimenticando che siete al cospetto di un Re, che merita rispetto, per ciò che
ha fatto, che è stato capace di sfidare ed affrontare il Papa e di mettere fine
al potere temporale della Chiesa. Ha organizzato uno stato (quell’Italiano) dal
nulla. Vi state comportando da impertinente ad accusarmi, (voi della
generazione di fine novecento)! Che ne sapete come si viveva ai miei tempi? Ho
dovuto fare salti mortali per destreggiarmi tra i ricchi regnanti d'Europa
dell’Ottocento “.
“Per chi
non mi conosce, è vero, passo come un sanguinario avventuriero assetato di
conquiste di territori, nella realtà a me piaceva la vita di campagna all’aria
aperta.”
Dal tono di
come stava pigliando piega la conversazione contro-replicai un po’ stupito da
tanta alterigia: “Avete finito Maestà! Non vi volevo assolutamente mancare
di rispetto, ma l’avete voluto voi!” “Non mi sarei preso l’ardire di
giudicarvi, anzi m'incuriosisce una cosa, una volta che m’avete interperlato!
“Perché mi
avete aspettato? La verità v’infastidisce! Siete suscettibile! Non siate
turbato! Tutto sommato vi è andata bene. La vita vi ha donato tante
soddisfazioni, siete stato Re, vi hanno servito e riverito, vi hanno osannato,
avete avuto molte belle donne a vostro diletto, avete fatto una vita senza
stenti, né preoccupazioni.
La
sorte vi è stata molto benevola, specie se si dà credito alle dicerie, che
circolavano gia nel ’800, che non siete il vero erede al trono di casa Savoia,
il vero figlio del Re, Carlo Alberto, che morì, ancora in fascia, in un
incendio con tutta la sua nutrice”.”
“(Si
raccontava che siete un bimbo d’origine popolana, che foste sostituito
all’infante reale, e siete figlio di un macellaio fiorentino della campagna
toscana, tale Tanaca. E’ difficile credere, in effetti, che Voi di bassa
statura, tracagnotto e sanguigno, potevate essere figlio di un padre (Re Carlo
Alberto) magro, longilineo, alto 2 metri e 4 cm. ed avete evidenti disparità
somatiche con i vostri genitori)”.
Inviperito e
scocciato Vittorio Emanuele II° esclamò : “Ma dove avete trovato scritte queste corbellerie?:
Non vi vergognate di ripeterle e farle credere come vere!
Mio figlio (
Re Umberto I) pose una mia imponente statua su questa facciata della grande a
ben ragione, grandiosa Reggia,;
1° Perché
sono il Primo Re della dinastia Savoia del Regno Unito d’Italia. “
2° Durante
il mio regno, tutta la penisola dal nord al sud dello Stivale è divenuta terra
italiana senza usurpare niente, perché era l’auspicio che tutti i suoi
abitanti, che vi risiedevano.
3° Ero l’unico Re di uno stato d’Europa, che faceva osservare una costituzione
liberal-democratica e parlamentare, grazie al cosiddetto Statuto Albertino,
concesso da mio padre (Re Carlo Alberto) e che non abolii, anzi continuai a
farlo osservare, che sanciva dei valori universali riconosciuti a tutti i
cittadini, quali,
(la
giustizia, la libertà), uguali per tutti in osservanza e rispetto della legge.
“
“Maistà! (Mi dovete scusare, perdonate!) (A me piace la verità!) I fatti non
andarono proprio così! Foste proclamato primo re d’Italia, è vero! La completa
unificazione però, avvenne, si può dire, solo dopo la vostra morte con la
conquista e la liberazione di Trieste e Trento nel 1918. Avete affermato che si
era tutti uguali durante il vostro regno, niente affatto! Non aboliste la
nobiltà e poi c’era tutta la questione meridionale, che, (forse è meglio non
parlarne), la avete così aggravata che stiamo andando verso il terzo millennio,
ed è ancora irrisolta“
Arrabbiatissimo Vittorio Emanuele II, replicò:
“State
farneticando! Che ne sapete com’era ridotto il Sud? Era popolato da una massa
d'ignoranti, sfaccendati senza iniziative, dediti solo al lavoro rurale e
subordinato, creato dal latifondo nobile ecclesiastico dall’antica
organizzazione del potere dei Regimi Vicereali Spagnoli e poi acuita
dall’oscurantismo acquiescente di quello borbonico. Fatemi il piacere su certe
cose, che non avete vissuto direttamente, Zittite! Evitate di aprire la bocca a
vanvera solo per dire sciocchezze, che ripetete, apprese dai denigratori di
Casa Savoia ed in special modo della mia onorata persona”
La mia replica fu immediata ed esplicita:
“Maistà! Mi state offendendo! Non sono un pappagallo, che ripete cose dette
da altri! Vogliamo parlarne e va bene, diciamocela tutta, la verità! L’avete
voluto voi! La questione Meridionale non si può trattare con faciloneria e con
due sole parole; ignoranza, assistenza, che i meridionali sono acefali, senza
voglia di darsi da fare, un popolo d’inetti, dei fannulloni e basta!”
“Ci avete colonizzato con la scusa dell’Unità d’Italia e poi, ridotti a
vostri quasi schiavi. A nostro danno avete condotto una fallimentare politica
economica (sotto la vostra egida e continuata poi, dai vostri successori,
quelli della vostra dinastia sabauda;) come lo spostamento dell'asse economico
al Nord, che causò l'emigrazione di milioni di meridionali, (fenomeno
assolutamente sconosciuto prima dell'Unità). Non parliamo poi, della barbara
repressione della resistenza antiunitaria, bollata con l'appellativo di
"brigantaggio"; di una politica fiscale oppressiva con le "tasse
dei poveri" (come quella sul macinato); degli stati d'assedio (più di
dieci in quaranta anni e le leggi speciali. Ci avete rubato ogni nostra
organizzazione industriale, che era all’avanguardia per quei tempi. IL Sud (da
Napoli in giù) era un laboratorio di un popolo in continua evoluzione, che
sapeva creare. Era il paese, che produceva prodotti finiti in ogni settore, con
un’industria ritenuta moderna per quei tempi. Erano in funzione i migliori cantieri
navali, capaci di allestire grandiosi navi e officine meccaniche, che
producevano motori che facevano funzionare locomotive sia a
carboni, che elettrici per trainare e far muovere lunghi convogli: Non si può,
infine dimenticare che solo al sud c’era la migliore tessitura della seta e del
cotone, ( ricercatissima, perché ineguagliabile).(basti ricordare Gli Opifici
di San Leucio a Caserta).
Vogliamo
parlare, infine, (della industria agro alimentare), si confezionavano ed
esportavano i miglior prodotti della terra e poi, esisteva un commercio
marittimo, di primo ordine, che faceva accumulare valuta pregiata e tanto
denaro circolante da far invidia a qualsiasi stato europeo dell’epoca. Insomma
eravamo una nazione indipendente e ricca senza sottomissione economica a
qualche stato dominante ed il popolo amava il suo Re fino a quando non siete
arrivato Voi, preceduto da quell’avventuriero di Garibaldi.”.
Quasi
scocciato il sovrano rintuzzò: “Mi state condannando un’altra volta, mi
state definendo un ladro ed un usurpatore di territori, un restauratore di
privilegi di latifondi rurali ed di quelli immobiliari a danno dei lavoratori
sia della campagna, che delle città popolose del Sud.”
“Maistà!
Non me ne volete! E’ quello che pensano tutte le genti del meridione di Voi!”
Con un tono più pacato ripresi : “ Vi posso assicurare che, anche se siete
stato condannato e che, pure. se è stata emessa una sentenza, non se ne farà
niente! Occorrerebbe solo una rivoluzione od un terremoto, perché si procedesse
ad attuare l’esecuzione del provvedimento e poi, dopo quasi (centocinquanta
anni) chi oserebbe cambiare la storia. Dormite sonni tranquilli! Maistà! A
Napoli specie in questi ultimi tempi nessuno sarebbe capace di prendersi la
briga di cambiare collocazione alla vostra statua! Ve lo dico per certezza !
(Né il Sindaco della città; né il presidente della Provincia, né il Presidente
della Regione, e nemmeno quello della Repubblica)
“Figuratevi
Maistà! Che da mesi, da quando abbiamo avuto la sfortuna di avere una femmina,
come Sindaco, non si riesce a togliere i rifiuti (‘a munnezza) dalle strade,
per ciò, chi si permetterebbe di togliere la vostra gigantesca sembianza dalla
nicchia di Palazzo Reale, in cui siete rappresentato.
State
tranquillo!, Non accadrà nulla! Vi devo salutare, ora, devo andare altrimenti
si farò tardi e troverò la banca chiusa, a risentirci e ne riparleremo”
A quel punto
la sembianza di Vittorio Emanuele II, quasi come per incanto, sembrò risalire
nella nicchia e dire: “Grazie, grazie tante, mi avete rassicurato! Allora
potrò stare tranquillo, la storiella si potrà sempre raccontare con tutti i
suoi personaggi fantastici ( Carlo v – Carlo III –Murat –Vittorio Emanuele II),
quella che spero non si dovrà mai dimenticare e poter dire “ Chi ha pisciato
cca ‘nterra ed io farò la mia parte).







cisarà un seguito con i vari re du Savoia. Se la puntat è piaciuta perchè interessante, lasciate un commento , grazie
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