Buon giorno – Buon Mercoledì 7 Gennaio 2026
--- San Raimondo – San Luciano – San Crispino ---
Con la giornata dell’Epifania, ogni festa vola via.
Quindi il periodo festivo natalizio finisce e il giorno dopo riprendono tutte le attività produttive, riparte il lavoro, che si svolge continuamente durante l’anno con l’impegno dovuto per sentirsi un protagonista attivo nel vivere la realtà.
Anche la scuola riprende la sua attività per impartire con lo studio le conoscenze per realizzare quei valori necessari per vivere al meglio il presente, in modo di essere utile a se stessi e alla comunità di appartenenza.
La ripresa di tutte le attività consente di realizzare quei valori fondamentali per vivere questa nostra esistenza..
Fiduciosi che sapremo realizzare anche i sentimenti e i valori, come l’amore e l’amicizia, per vivere questa nostra esistenza, auguro un buon anno 2026 per tutti, sperando che sia soprattutto quello della pace e godere di tanta serenità e gioia e, perché no, anche un po’ di felicità.
Dopo questa considerazione sulla realtà da vivere, posterò ugualmente una mia curiosità storica per continuare a descrivervi, carissime lettrici e amici lettori, gli antichi mestieri napoletani soppressi, che sicuramente apprezzerete
Dalle curiosità storiche di Sasà ‘o Professore
'O Franfelliccare
’O Franfelliccare è lo zuccherinaio. é Il venditore ambulante di bastoncini di zucchero caramellato, che a Napoli si chiamano "Franfellicche" ( termine che deriverebbe dal francese Franfeluche = bolla d’aria) o come dice qualcuno, derivante dal greco (Pompholux = Bolla d’aria).
’O Franfelliccare esponeva queste leccornie in una cesta ricurva, che portava per mano o appesa al collo e lo si poteva incontrare nei luoghi, dove i genitori portavano a spasso i loro bimbi o nelle vicinanze di scuole d’asilo od elementari.
‘O Franfellicche, altro non era, che la vecchia caramella napoletana, avente come ingrediente principale
la melassa, (uno sciroppo. ricavato, come sottoprodotto, della lavorazione delle barbabietole o della canna da zucchero),,che, scaldata in un pentolone, e quando raggiungeva una buona consistenza, veniva versata su un marmo ben levigato, preventivamente cosparso di un sottile strato d'olio, per non farla attaccare.
Quindi veniva lavorata fino a che non si riusciva a formare un rotolo sottile, che, appeso ad un gancio, a contatto con l’aria la pasta di melassa solidificava e diventava bianca come il latte.
‘O franfelliccare con arte, poi, tagliuzzava il rotolo ricavandone bastoncini caramellati (‘e franfellicche) (delizia e piacere dei bambini napoletani di un tempo).
Spesso, Napoli, era paragonata a un Franfellicche e come si diceva in una canzone è :
‘i quant’è bbella Napule,
me pare ‘nu franfellicche,
ognuno va e l’allicche,
arronza e se ne va.
Un detto originale, infine, riguardante tale termine, è riferito è l’espressione “Zùcate ‘o franfellicco”? A spiegarcelo è il libro ". 2500 modi di dire napoletani", commentati dal grande Raffaele Bracale, uno dei principali linglisti storici della Napoletanietà.
Letteralmente significa “succhiati il bastoncino di zucchero”. 'O franfellicco, che era quel bastoncino di zucchero tipico napoletano, che si trovava in grandi quantità sulle bancarelle durante le feste patronali.
Il Detto significa quando si commenta una gradevole situazione, in cui si trovi qualcuno che, per essergli occorsi tutti favorevoli accadimenti, non gli resti che beatamente goderli gustandosi golosamente il franfellicco, che indica il gustoso bastoncino cilindrico di zucchero filato variamente insaporito, da leccare passeggiando. Talvolta però la locuzione è usata in senso completamente opposto, e cioè quando si voglia dire a qualcuno: ti è andata male, ora non ti resta che succhiare il franfellicco, usato – in modo – eufemistico, in luogo di una parte anatomica maschile. Con questo secondo senso, più spesso, si adopera anche l’espressione “zucate ‘o limone” (succhiati il limone) con evidente riferimento al gusto acre dell’agrume che richiama la spiacevolezza della situazione andata male.
C’era poi, anche la frase napoletana "E mò nun te n'accattà tutte franfellicche" che stava a significare: "E adesso non comprarti tutte queste sciocchezze o cose inutili!", un modo per dire a qualcuno, come un invito alla concretezza o a non sciupare il compenso ricevuto acquistando “'e franfellicche”, specie quando ti regalavano qualche monetina per un servizio prestato
e ti raccomandavano “E mò nun te n'accattà tutte franfellicche!
Le foto sottostanti sono:
1) Vari tipi di franfellicche esposti;
2) tipo di franfellicchi


la ptossima curiosità nnon sarà sugli antichi mestieri napoleano soppressi ,,silla storia della lingua napoletana.
RispondiElimina