venerdì 9 gennaio 2026

Buon giorno – Buon Venerdì 9 Gennaio 2026

 

Buon giorno – Buon Venerdì 9 Gennaio 2026

--- San Marcellino – Sant’Agata – San Casimiro ---

 

Prima di inviarvi il mio solito augurale saluto quotidiano, desidero innanzitutto ringraziarvi per il vostro affetto nell’augurarmi che nel nuovo anno possa  superare anche l’ennesimo controllo elettronico della mia salute, (insomma gli esami, come scrisse il Grande Eduardo, non finiscono mai).

Stamane anche, se è una bella nuova giornata di sole, è piuttosto ventosa con il classicco clima invernale,

 La puntualità è un valore necessariose osservato  diligentemente, in quanto è sinonimo d’efficienza, e produce un buona organizzazione nel saper svolgere il proprio compito al servizio della collettività di appartenenza.

Svolgere il proprio lavoro con rigorosa esattezza è vivere la vita, che ci consente e permette di esistere su questo nostro meraviglioso pianeta, la Terra

Dopo questa constatazione della realtà, posterò come al solito una mia curiosità storica, carissime lettrici e amici lettori, per continuare la storia dei mestieri napoletani soppressi. anche per il nuovo modo di approvigionarsi dei prodotti ortofrutticoli,

Dalle curiosità storiche di Sasà ‘o Professore

'O Favare

‘O Favare è il Venditore di sole " fave ".

‘O Favare è il tipico venditore “ ‘co ‘o puoste”, (posto fisso nei pressi di un angolo di strada), dove ‘o favare pone il suo negozio ambulante (una volta un carrettino a mano o una carriola, ora con un auto-furgoncino) con la possibilità remota di riuscire a vendere tutta la sua cesta piena di questi saporitissimi baccelli ('e fave), per il via vai continuo dei viandanti .

'E fave vengono consumate con avidità, specie se accompagnate da pancetta di maiale e pane fresco, e riescono a saziare.

’O Favare lo si potrà incontrare, ancora adesso, durante il periodo pasquale e fino alla fine di aprile ad ogni angolo delle strade principali, e nei pressi di stazioni di bus, di metrò e funicolari.

Per invogliare all’acquisto delle fave ’O favare ogni tanto gridava:

“ Tenghe ‘a Fava Fresca- “

“ So ‘fave tennere , so’ chelle ‘e ciardine! “

(Ho la fava fresca.Sono fave tenere, sono quelle di giardino!).

Oltre alla vendita delle fave crude, perché, gustate fresche, rappresentano il frutto del periodo pasquale e della primavera.

'E fave, durante tutto l’anno, si possono acquistare secche presso “ ‘o Vrennajuole”  (venditore di biade, carrube e mangimi), per poi gustarle cotte, una vera leccornia, dal sapore, come se fossero piselli.

Poiché occorre molto tempo per aversi una buona cottura delle fave secche, che sono molto dure, si è coniato all’uopo il proverbio:

“ ‘A Nàve cammine e ‘a Fàve se còce “

(Mentre la nave naviga, la fava nella pentola si cuoce)

Modi dire che : Non importa che il tempo passa, importante è che gli affari comunque si concretizzano.

“ ‘A Nàve cammine e ‘a Fàve se còce “

è anche Il proverbio in italiano, che sta a significare (La nave cammina e le fave si cuociono) e fa riferimento ad un periodo particolare della storia di Napoli: quello dell’emigrazione verso l’America agli inizi del secolo scorso, il 1900. Le fave erano un alimento buono da mangiare durante la traversata, poiché secche, molto dure, non perdevano il valore nutritivo e si potevano facilmente conservare. L’unico problema era la cottura, che era molto lunga, data la durezza dei baccelli (le fave). Poiché anche la traversata era lunga, le fave avevano tutto il tempo per cuocersi alla perfezione. In più, per la cottura si utilizzava la stessa quantità di energia, che permetteva alla nave, la lunga navigazione oceanica, quindi, lo stesso tempo, che la nave impiegava per percorrere la sua rotta. consentiva, anche, alle fave di cuocersi.

Quindi attualmente il detto è utilizzato per caratterizzare quelle situazioni, in cui tutto fila liscio e le persone ricevono benefici senza alcuno sforzo.

 

Ricordo un contadino della mia  Chiaiano, (quartiere dI Napoli) :  Nduniuccio E Rint O Camp ‘e Miez O Furne”, (Andreuccio di dentro il campo di mezzo forno), l’attaule piazza Margherita , che ogni pomeriggio girava per il rione col suo “Ape” pieno di fave freschissime del suo terreno, per venderle gridava ; fave fresche so’ ‘e ciardine fave.. fave!. Quante ne ho mangiate.

 

A proposito chi non conosce cosa sia l ”APE”, lo descrivo per far capire che era: un motocarro, cioè un veicolo a tre ruote prodotto dalla Piaggio a partire dal 1948, nato da un'idea dell'ingegnere Corradino D'Ascanio, come evoluzione della Vespa, progettato per piccoli trasporti commerciali ed è diventato un simbolo del design italiano, simile a un triciclo con un cassone posteriore. diventando unmezzo di trasporto per artigiani, commercianti e agricoltori per spostare prodoti dai campi ai mercati o per piccole consegne nelle città, soprattutto dopo la guerra.

Le foto sottostanti sono:

le fave classiche con il baccello

le fave secche

il favaio.

il motocarro Ape





 

2 commenti:

  1. la prossima curiosità descrivere come nascque il polo industrialee campano delle auto.

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  2. Buonissime le fave, sempre molto gradita la lettura

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