venerdì 23 gennaio 2026

Buon giorno – Buon Venerdì 23 Gennaio 2026 --- Sant’Emerenziana – San Clemente – Sant’Andrea.

 

Buon giorno – Buon Venerdì 23 Gennaio 2026

--- Sant’Emerenziana – San Clemente – Sant’Andrea.

 

Non è cosa facile vivere un‘esistenza, piena di valori essenziali, come l’amicizia, la giustizia, l’uguaglianza di genere e di colore degli esseri umani, senza discriminazioni, e aiutarsi reciprocamente stando in pace e cercare di raggiungere un po’ di Felicità. mentre si sta vivendo un così triste momento, con conflitti, che non terminano, procurando solo morti di innocenti., Conflitti perseguiti da menti bacate con  idee nazionaliste, sovraniste e imperialiste.

Sono rimasto contento che la mia riflessione giornalera ha interessato  i miei lettori, tra cui compagni di vecchia data, che  mi conoscevano, da quando praticavo nel tempo libero un forte interessamento alla politica, con l’intento di aiutare i meno fortunati.

Intanto dopo la forte delusione nell’assistere per  TV alla gara di calcio - torneo  (UEFA Champions League)Tra le squadre di Copenaghen e di Napoli, si è perso  l’entusiasmo e il godimento di vivere una gara di calcio, per non pensare al così triste momento con conflitti, che procurano solo morti di innocenti, perseguiti da menti bacate con  idee nazionaliste sovraniste e imperialiste per avere la egemonia su altri paesi.  Sarebbe bello vivere momenti di serenità, come assistere ad una gara di calcio, che consente l’esaltazione dello sport, come svago, necessario per tutti gli esseri umani, di stare in pace e cercare di raggiungere un po’ di Felicità. con l’amicizia e la giustizia, senza disuguaglianze di genere e di colore.

Dalle curiosità storiche di Sasà ‘o Professore, vi posterò quella dal titolo emblematico “Disoccupati Organizzati”. che si verificò a Napoli negli anni settanta dello scorso millennio

La Disoccupazione Organi<zata a Napoli

Tra agosto e settembre del 1973 scoppiò il colera a Napoli. e dopo quell’evento nefasto, che fu definita come  “la malattia della plebe”, perché attaccava i sobborghi delle città-porto, aree densamente popolate e in media prive delle infrastrutture sociali fondamentali. L’epidemia del colera, solo a Napoli, si contarono circa mille ricoveri e un imprecisato numero di vittime: dalle 12 alle 24. Oggi diremmo che il batterio del colera fu, tutto sommato, assai meno pericoloso del “Virus del Covid-19. del 2020”. Inevitabilmente il Vibrione colpìva prima alla testa, poi allo stomaco, riportando alla mente collettiva i drammi dell’antico male, che si credeva definitivamente superato a colpi di sviluppo economico, come quando l’epidemia, l’ultima volta nel 1837, devastò la città (quando Giacomo Leoparti fuggi per ripararsi a Torre del Greco).

 Il colera, del anni settanta, si affermò come la malattia della “rivoluzione commerciale”. poiché produsse meccanismi di separazione e di autodeterminazione, a seguito dei nuovi fondi e della riforma del collocamento, che tenderanno sempre più a far coincidere assistenza e lavoro fittizio. Anche il lavoro, sotto forma di assistenza, diventa un mezzo redditizio per sopravvivere e andare avanti. A Napoli, poi, prevalse pure il fenomeno del sottosviluppo, che non l’ha mai definitivamente abbandonato, facendola diventare la più grande città proletaria d’Italia.

Le istituzioni locali non esitarono a coprire decenni di malgoverno, corruzione, clientelismo, mancanza di progettualità, ingaggiando una ricerca affannosa dei veri colpevoli.

Furono smantellati migliaia di “Cozzicari”, venditori ambulanti della «Cara còzzeca», come scrisse Eduardo De Filippo in una poesia, che ricorda con ironia e amarezza quella storia.

Centinaia di persone persero la loro principale fonte di sussistenza, cominciando a lottare per una vita dignitosa. L’assistenza alle povera gente, così, venne regolata e amministrata centralmente, senza permettere più che il controllo sull’assistenza sfugga a chi l’elargisce, così da produrre meccanismi di separazione e di autodeterminazione.

Con questo nuovo sistema di sperimentazione sociale, Napoli diventa inconsapevolmente uno dei tanti laboratori istituzionali sociali per il lavoro. Nello stesso periodo andavano esplicitandosi i primi effetti della ristrutturazione capitalistica.

Napoli, al tempo, arrecava ancora i segni della industrialismo a tappe forzate del Mezzogiorno.

Le statistiche la davano, come la quarta città industriale d’Italia, anche se la maggioranza della forza lavoro era occupata nel terziario povero della città. Le prime ad andare in crisi furono le fabbriche del calzaturiero e la produzione dei guanti. Nel 1975, secondo alcune stime, il 12,5% del totale dei disoccupati italiani viveva a Napoli, così come lo era oltre il 20% della disoccupazione giovanile. Fu proprio in quell’anno, che il fiume delle lotte dei proletari, espulsi dalla attività economica del lavoro, si ingrossò, incontrando le sollevazioni operaie, la loro tradizione, la loro prassi organizzativa. Gli operai espulsi, partecipavano ai presidi fuori le fabbriche a rischio chiusura.

Infatti questi stessi operai aderivano ai blocchi proletari spontanei diffusi in città. Fu in quel contesto, proprio in quell’anno, che a vicolo Cinquesanti, nel centralissimo quartiere San Lorenzo, di Napoli, nacque il primo comitato di lotta dei «Disoccupati Organizzati».

La prima lista fu quella di “Banchi Nuovi.Disoccupati”, ma politicamente organizzati. era ritenuta un’eresia, uno scherzo della storia del lavoro.

Era un’anomalia plebea da arrestare, perché pretendeva di minare la dogmatica certezza, fondata nella contradizione occupato-disoccupato: «classe operaia», come espressione di un «esercito industriale di riserva» e quindi come segno di debolezza.

Le chiusure iniziali vennero proprio dalle organizzazioni della sinistra tradizionale: dal Pci, dalla Cgil e da tutti coloro, che pensavano che la coscienza di classe fosse inseparabile dal fumo delle ciminiere. Blocchi stradali, cortei, occupazioni delle sedi del collocamento e delle istituzioni locali: fu lo spartito di questo primo ciclo di lotte. Il nascente movimento dei «disoccupati organizzati», a dispetto della sua articolata composizione interna, risultava in questa prima fase egemonizzato dai tratti del movimento operaio e sindacale. La richiesta fondamentale era il lavoro, un lavoro stabile. Fu costuita anche una platea Sociale da soci provenienti da diversi gruppi storici di disoccupati organizzati –ANCIFAP– (Associazione Nazionale Centro IRI per la Formazione e l'Addestramento Professionale) - per i Restauri e Movimenti, che, grazie ad un finanziamento Statale, operavano nel campo del decoro urbano, pulizia arenili, contrasto inquinamento ambientale, contrasto disagio minorile, cura del patrimonio, pronto intervento, pulizia aree esterne ed a verde degli Istituti Scolastici, piccola manutenzione sedi Municipalità, tutela impianti sportivi e parchi del Comune di Napoli. ottenebono un compenso assistenziale. Compenso Assistenziale, che fu il precursore del Reddito di cittadinanza, introdotto nel 2019, insieme alla pensione di cittadinanza, che aiutò chi si trova in difficoltà a trovare lavoro, permettendo così di soddiafare le esigenze personali e quelle della sua famiglia.

Il Reddito e la pensione di cittadinanza ha inoltre l'obiettivo di migliorare l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, aumentare l'occupazione e contrastare la povertà e le disuguaglianze.

l Reddito di cittadinanza ha mostrato alcuni limiti sia nella fase di realizzazione, soprattutto per la mancanza di controlli preventivi sul possesso dei requisiti da parte dei richiedenti, che hanno prestato il fianco ai numerosi detrattori.

 



 

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