domenica 18 gennaio 2026

Buon giorno Buona Domenica 18 Gennaio 2026

Buon giorno Buona Domenica 18 Gennaio 2026

--- Santa Liberata –- Santa Prisca

 

Per evitare la malattia influenzale, ormai diventata annuale, nella stagione invernale, poiché i virus dell'influenza cambiano spesso, è necessario  e importante vaccinarsi, perché è  indicata per tutti i soggetti, per non sentirsi raffreddato e inabili e privi di forze.

 Il vecchio detto è tuttora valido : "prevenire è meglio che curare" in questo particolare momento,  poiché una grandissima percentuale di persone nel nostro territorio italiano, anziani, giovani e persino bambini, sono attaccatti da questo fastidioso malanno.

 E’ consigliata, quindi  vaccinarsi, poiché i virus dell'influenza cambiano, per questo motivo la vaccinazione va ripetuta ogni anno, per prevenire un contagio di questi germi patogeni, come pure è consigliato utilizzare anche la fastidiosa mascherina, da tenere sul viso, per evitare di infettarsi. in quanto non si è ancora a conoscenza, come avviene la trasmissione del contagi.

Dopo questo salutare invito a vaccinarsi, posterò come al solito, una curiosità storica di un mestiere particolare napoletano,  a cui tengo tanto, perché è svolto nel mio paese natio, Chiaiano e nel vicino comune di Marano, perché occorre tanta abilità per ottenere un frutto eccelso, che matura alla fine della stagione primaverile.

Dalle curiosità storiche degli antichi mestieri napoletani di Sasà ‘o Professore

'O Cerasare

'O Cerasare non è altro che il Ciliegiaio, il.coltivatore, il raccoglitore ed il venditore di ciliegie.

Per coltivare e produrre le ciliegie occorre innanzitutto un'esperienza decennale, bisogna sapere su quale terreno piantare l'albero del ciliegio, perché occorre un terreno umido e calcareo, formatosi su accumulo di zone tufacee e senza argilla.

In secondo luogo saperle cogliere all'atto della loro maturazione senza distruggere le gemma del fiore, che dovrà generare il nuovo frutto l'anno seguente, per cui necessita fare la raccolta ('a Coveta) con una mano da esperto raccoglitore, che non si può inventare all'occorrenza.

La vendita, anch'essa importante, sta nel presentare le ciliege con il gambo verde (indica la freschezza) in cestini, selezionando la 1^ scelta senza mischiare con le più piccole (‘a cuppatura), di scarso valore e diversa pezzatura.

A proposito la migliore qualità di ciliegia, è " Arecca", che viene coltivata alle falde della collina dei Camaldoli nel versante di Chiaiano e di Marano nell'ormai famosa zona, nota come “'ncopp' 'o Russillo."

La ciliegia “ Arecca” prende il nome dalla collinetta maranese dove l'albero cresce fin dal XVI secolo.

Il mese della sua maturazione ottimale, quando raggiunge il bel colore rosa-pallido e diventa un frutto duro, carnoso e bianco, è Giugno. Si racconta che l'albero fu importato dall'amante del re di Spagna, Caterina Manriquez, quando fu cacciata da Madrid, a seguito della scoperta della sua tresca, ad opera della regina, e fu spedita a Marano col titolo di principessa. Caterina Manriquez, per non dimenticare la sua terra, portò con sé una dozzina di alberelli di ciliegio, quella della qualità “Arecca”. Caterina a Marano, si stabili con il marito nel castello di Scilla nei pressi di via Recca e da li governava tutte le zone di campagna e le masserie anness, e da perfetta padrona dava disposizioni ai coloni, che erano alle sue dipendenze, come piantare nuovi alberi da frutta e ortaggi vari, che aveva portato con se dalla Spagna. Nella nuova dimora di Marano, Caterina, quando si sposò, volle far piantare gli alberelli di quei frutto prelibato, la ciliegia, che aveva portato dalla terra natia spagnola e lo nomò “ricca” con il nome della famiglia del colono, Gaspare Ricca, che l’aveva prodotto per primo, e per tale eccellenza di frutto, o come dice uno storico locale è detta (ciliegia regale), da cui deriva recale (ciliegia rica), ed infine per deformazione fonetica e labiale la qualità di tale ciliegia, è divenuta, poi : la ciliegia Arecca. Il prodotto, la ciliegia Arecca, incrementò a Marano, anche, il mestiere dei “Cestari”, i quali per dividerlo per qualità, lo sistemavano dopo la raccolta nelle "Varriate", ceste rettangolari che potevano contenere fino a venti chili di ciliegie (le sporte). Poi vennero altre ceste più pratiche, chiamate "Cerasare", anch'esse rettangolari e ciligire ognuna da quindici chili netti. Le ciliege più pregiate erano messe nel "cestino", che era usato per regalare le ciliegie primizie alla propria fidanzata. Altro mestiere fu impegnato per le ciliegie, è fu quello degli “Scalari”, che crearono e si dettero da fare per fornire una scala pratica funzionale per raccogliere tale specialità le ciliegie senza sciuparle e lasciare sui rami i germogli futuri fino alla cima dell'albero.

La scala inventata, che permetteva di salire sull'albero di ciliegio, che può raggiungere anche i venti metri di altezza in sicurezza, era "lo Scalillo", che allora si usava ed ancora oggi si usa. Lo scalillo, è prodotto da sempre a Marano, è un scala lunga e stretta, formata da un minimo di dieci ed un massimo di trenta scalini, distanti tra loro cinquanta centimetri. Ogni piolo dello scalillo è largo trenta centimetri e presenta al centro un'intaccatura nella quale il raccoglitore, appoggiando il ginocchio, resta libero di usare entrambe le mani senza perdere l'equilibrio.

Dimenticavo ogni anno Nel quartiere di Chiaiano , si effettua nel mese di giugno “la Sagra della Ciliegia”.





 

 

 

 

 

 

2 commenti:

  1. E' sempre beòòp gustare una cililiegia. anche sotto lo spirito in inverno. ci saranno altre curiosità non vi farò mai annoiare. credetemi.

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  2. Grazie Professore per queste belle letture

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