Buon Giorno – Buon Lunedì 17 Novembre 2025
--- Sant’Elisabetta --- Sant’Alfio --- San Zaccheo ---
Il detto: "Se crede essere ‘nu Dio e je no": Si dice a chi si comporta come un dio, pensando di essere infallibile, onnipotente, e che solo lui sa fare tutto. denigrando con quell'ironia tutta partenopea, perfino il proprio partener, sottolineando l'idea, che solo lui è capace di risolvere ogni problema, senza bisogno di altri.
Tale detto è pronunciato quando c’è “intollerabilità della convivenza” ed è usato in circostanze particolari e fa si che di mina in modo considerevole il rapporto tra i coniugi. le cause principali dell’incompatibilità di carattere, sono causato dal contrasto fra differenti culture, e dal distacco psicologico. quando c’è un esasperato spirito di autonomia dei coniugi o magari la presenza di fatti oggettivi, che giustificano un’eventuale separazione, con la conseguenza definitiva del divorzio. In questo modo non si verificherebbero, atti di violenza, che finiscono spesso in femminicidio.
Un toccasana, però, efficace è il saper sopportare tali circostanze e come si suole dire, fare finta di non capire alle parole dette nei momenti di sconforto, è si va avanti, poiché sono problemi superabili e giustificabili. Evitare comunque il continui litigi e il ferirsi e saper accettare la vita con un po d’ironia che riesce spesso e sempre ad appianare tutto.
Dopo questa riflessione sui comportamenti di un coppia, continuerò, iniziando la nuova settimana a descrivervi ancora, amiche ed amici, un’altra mia curiosità storica su un antico mestiere napoletano scomparso, che era in voga dal periodo Greco e poi,in quello Romano, quando c’era l’usanza, che la sepoltura dei cadaveri avvenisse in aree fuori le mura della città (extra moenia), dove si approntavano appositi cimiteri per depositarvi le salme.
Dalle curiosità storiche di Sasà ‘o Professore, sui
mestieri scomparsi.
Chi erano gli Spogliamuorti?
Furono una sorta di Commercianti dell’usato,
che
utilizzava dopo una prima cernita gli indumenti, che ricavavano dopo aver
spogliato i cadaveri di coloro, che morivano senza parenti, per lo più
poveri ed indigenti negli ospedali, ubicati generalmente nei pressi della famosa porta San Gennaro a Napoli.
Porta San
Gennaro era la cosiddetta porta, che gli abitanti della città attraversavano
almeno una volta nella vita, poiché era quella, che conduceva alla sepoltura.
Per evitare
contagi e lo svilupparsi di malattie con diffuse epidemie durante il periodo
greco e poi,in quello romano era in voga l’usanza, che la sepoltura dei
cadaveri avvenisse in aree fuori le mura della città (extra moenia), dove si
approntavano appositi cimiteri per depositarvi le salme.
Queste aree erano individuate sotto la collina di Capodimonte, dopo aver
attraversato la Valle dei Vergini, all’interno di cave tufacee, scavate per
ricavarne pietre per edificare case e palazzi. ( è Famoso il monumentale
Cimitero delle Fontanelle)
Il mestiere de
(lo spogliamorti), era tramandato da padre e figlio, ed era gestito dalla
“Comunità Ebraica” di via Anticaglia, nel vicolo oggi detto, del Limoncello,
mentre anticamente era noto, come il vico del Giudei o anche degli
Spogliamorti, perché lungo le sue pareti strette erano appese e vendute le
vesti di coloro, che morivano negli ospedali li attorno. Era un fiorente
mercato, perché permetteva alla poverissima gente poter acquistare con
pochissimo danaro abiti per coprirsi decentemente ed infine ripararsi dal
freddo nei mesi invernali. Tutto ciò durò fino al periodo Normanno – Svevo,
giacché nel 1541, durante la dominazione spagnola, per volere del Re spagnolo,
Ferdinando il Cattolico, e di conseguenza in tutto il suo regno, gli ebrei
furono espulsi dalla zona adiacente porta San Gennaro e sparsi un po’
dappertutto al di fuori della città, alcuni ripararono sulle alture del
Monterone, presso il monastero di San Marcellino e Pietro, poi rinominato dei
santi, San Marcellino e Festo,
Solo nel
1740 e per un breve periodo vi ritornarono fino al 1747, perché richiamati dai
Re Borboni, che vollero ringraziarseli per averli finanziati nella guerra per
la conquista del regno di Napoli e vi si stabilirono definitivamente nel 1831
per l’interessamento della nota famiglia di banchieri tedeschi “i Rothschild”,
perché ebrei e che si erano trasferiti a Napoli ed avevano aperto la prima
filiale della loro banca in Italia, che poi divenne “il Banco di Napoli”. (che
attualmente fa parte del gruppo “ Intesa San Paolo).
I Rothschild
ebbero un ruolo importante nella storia di Napoli, perché avevano elargito un
cospicuo prestito al re Ferdinando I di borbone per la riconquista del suo
regno dopo la caduta napoleonica nel 1821 e poi per aver finanziato Garibaldi e
il suo esercito nel prosieguo dei
combattimenti fino al Volturno.
Le immagini sottostanti sono:
Porta San Gennaro a Foria Ingresso del Cimitero monumentale delle Fontanelle Interno cimitero delle fontanelle Via Anticaglia (ex Vico degli spogliamuorte)



se la narrazione dei mestieri scomparsi piacre , ne parlerò di altro e poi continuerò con altre curiosità, che a me son piaciute scovare
RispondiEliminaSempre interessante Professore
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